Bibliomanie

B. Pascal, Pensieri
di , numero 1, aprile/giugno 2005, Letture e Recensioni

Ci fu un uomo che, a dodici anni, con alcune aste e cerchi, aveva creato le matematiche; che a sedici, aveva fatto il più dotto trattato sulle coniche mai visto dall’antichità in poi; [...] che, all’età in cui gli altri uomini cominciano appena a nascere, finito di percorrere il cerchio delle scienze umane, si accorse del loro nulla e volse i suoi pensieri verso la religione; che da quel momento fino alla morte, sopraggiunta nel suo trentanovesimo anno, sempre infermo e sofferente, fissò la lingua che parlarono Bossuet e Racine, diede il modello dello scherno più perfetto come del ragionamento più forte;infine, che nei brevi intervalli del suo male risolse, per astrazione, uno dei più astrusi problemi della geometria, e gettò sulla carta dei pensieri presi tanto da Dio quanto dall’uomo:questo genio sgomentante si chiamava Pascal. ... continua a leggere

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G. Calvino, La carne, lo spirito e l’amore
di , numero 1, aprile/giugno 2005, Letture e Recensioni

Tra latino e francese, la speculazione medievale e la meditazione umanistica si uniscono con nuovi accenti, che sono quelli di un Cinquecento drammatico e conflittuale, segnato da condanne ed esilii. Nell’ambito di una grande tradizione tematica in cui si configura l’esperienza più intensa dell’inquietum cor cristiano, spicca per molte ragioni, ora più ora meno evidenti, la severa figura di Giovanni Calvino, con la lucidità tagliente ed infuocata dei suoi trattati e dei suoi commenti. Nella spiritualità inquieta ed agonistica del riformatore, l’ansia della salvazione si fonde con la rude certezza di una fede inconcussa, anche quando vi si insinua, per dirla con Jean Delumeau, una nevrosi ossessiva e collettiva da senso di colpa, il cupo sentimento dell’abbandono, della solitudine senza riscatto. E tuttavia non viene neppure meno il mondo degli affetti, il conforto di un calore umano, biblico e insieme moderno. ... continua a leggere

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Il ritorno dei Carmina Burana
di , numero 1, aprile/giugno 2005, Letture e Recensioni

Ben più che per il loro indubbio valore letterario, i Carmina Burana – la più vasta raccolta di canti medioevali a noi pervenuta – sono ancor noti a molti grazie alla suggestiva, trascinante rielaborazione musicale che ne ha compiuto, negli anni trenta, il musicista tedesco Carl Orff. L’erculeo, esemplare lavoro storico-filologico di un valente studioso, Edoardo Bianchini, mette ora a nostra disposizione il primo volume (Canti morali e satirici) di una magistrale edizione critica con testo a fronte (Milano, BUR, 2003) di questa incomparabile crestomazia: in verità, si tratta di una ‘fatica’ intellettuale di livello straordinario, che offre, tra l’altro, cesellate versioni italiane e rigorosi, doviziosissimi apparati scientifici. ... continua a leggere

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L’ultimo cavaliere
di , numero 2, luglio/settembre 2005, Letture e Recensioni

La differenza tra una berlina listata a lutto e una qualsiasi altra berlina svedese non è certamente adeguata a mostrare tutta l’intima commozione per la morte di un erede al trono, ma i funerali hanno le loro regole, purché si decida di rispettarle. Quell’anno anche il tempo, quell’amabile cielo grigio del settentrione d’Europa, si era parato a dolore. ... continua a leggere

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Febbraio odoroso
di , numero 2, luglio/settembre 2005, Letture e Recensioni

Avevo ormai deciso: ma che paura! Non so quale spirito coraggioso, che in realtà non mi apparteneva, mi avesse precedentemente fatto prendere la decisione di mettermi con un ragazzo, che non amavo, ma che mi pareva la salvezza dall’inquietudine e dalla tristezza che si erano impadronite di me. Nella mia famiglia non stavo bene. Un lugubre carattere, sempre piagnucoloso, aveva poco a poco modificato la voglia di vivere e lo stato d’animo della bambina che ero. ... continua a leggere

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Un oggetto rettangolare
di , numero 2, luglio/settembre 2005, Letture e Recensioni

Takeo Mifune conosceva tutto il mondo ma a Pechino e Shangai, in parte degli Stati Uniti (California, Illinois e area tra Boston e Richmond), e particolarmente in Europa dove aveva anche il cuore, si muoveva a occhi chiusi. E questo era importante per i grandi affari del gruppo societario giapponese Mifune-Hoshi. ... continua a leggere

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Cardinale Ildefonso Schuster, Scritti su la Chiesa orante, la Vergine Maria e la vita monastica
di , numero 2, luglio/settembre 2005, Letture e Recensioni

La sera del 30 agosto 1954, nella quiete notturna del Seminario Teologico di Venegono Inferiore, moriva santamente, dopo una vita interamente spesa fino all’ultimo respiro, il Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, Arcivescovo di Milano dal 1929. L’Arcivescovo vi era arrivato, non senza lo stupore dei seminaristi e dei professori, per passarvi qualche giorno di riposo e di ristoro. “Non aveva mai fatto una vacanza e i venticinque anni di episcopato lo avevano ormai consumato”. ... continua a leggere

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B. Marabini e D. Salcoacci, Indefiniti approdi
di , numero 2, luglio/settembre 2005, Letture e Recensioni

Già il titolo del libro suggerisce, da solo, un’ambientazione marina. Il racconto è, infatti, un vero e proprio viaggio tra le sensazioni, le emozioni e i pensieri di un personaggio che sceglie come luogo di vacanza un’isola, un angolo di terra e roccia perduto nel mezzo del Mediterraneo. ... continua a leggere

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Primo Levi, Se questo è un uomo e Il sistema periodico
di , numero 2, luglio/settembre 2005, Letture e Recensioni

Perciò questo mio libro, in fatto di particolari atroci, non aggiunge nulla a quanto è ormai noto ai lettori di tutto il mondo sull’inquietante argomento dei campi di distruzione. Esso non è stato scritto allo scopo di formulare nuovi capi di accusa; potrà piuttosto fornire documenti per uno studio pacato di alcuni aspetti dell’animo umano. Uno degli aspetti più interessanti dell’opera di Primo Levi consiste in quella sua strepitosa capacità, che corrisponde ad una preliminare esigenza chiarificatrice, di fare cronaca in un certo senso senza farla, senza cioè rispettare un ordine cronologico, un rapporto di causa-effetto. ... continua a leggere

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R. Kipling Il risciò fantasma e altri racconti dell’arcano
di , numero 2, luglio/settembre 2005, Letture e Recensioni

Forse aveva davvero ragione Renato Serra quando diceva che Kipling è l’autore che meglio di altri sa trarsi d’impaccio nel momento più difficile di un romanzo, l’incipit. Basterebbe leggere quello con cui disinvoltamente dà il la a quel breve e meraviglioso racconto che è Il risciò fantasma che assieme ad altri costituisce il volumetto con cui nel 1888 esordì: “Uno dei pochi vantaggi dell’India sull’Inghilterra è la facilità nel fare conoscenza”, frase, questa che la dice lunga sulla profonda consapevolezza che il suo giovane autore aveva di ciò che l’impero britannico sarebbe stato per il mondo, ma anche su ciò che esso avrebbe rappresentato per l’immaginario collettivo. ... continua a leggere

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Sergio Romano Guida alla politica estera italiana
di , numero 2, luglio/settembre 2005, Letture e Recensioni

Nel giugno 2004 il presidente americano George W. Bush, nella sua ultima visita in Italia, ha dovuto affrontare ancora una volta, naturalmente a distanza di sicurezza, le manifestazioni di protesta di parte dell’opinione pubblica italiana, da sempre contraria alla guerra, e soprattutto contraria alla nuova aberrazione logica della cosiddetta “guerra preventiva”. Eppure, nonostante le manifestazioni di piazza, le denunce degli intellettuali e le esternazioni, a volte brusche, di alcuni uomini politici, il governo italiano si è schierato da sùbito ed incondizionatamente con gli Stati Uniti nella guerra in Afghanistan e in Iraq. ... continua a leggere

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Ernest Hemingway I quarantanove racconti
di , numero 2, luglio/settembre 2005, Letture e Recensioni

Ogni stagione ha la sua lettura. Ecco una verità sulla quale non ci sarà mai da discutere. Come ogni teorema che si rispetti una simile affermazione necessita però di corollari, di approfondimenti. Credo infatti che la suddivisione in stagioni sia un po’ troppo sommaria; sono solo quattro, ma soprattutto sono troppo brevi: i libri da leggere sono molti di più. Meglio dunque dire che ogni mese ha la sua lettura. Certo non si risolve il problema del tempo, quello per leggere è sempre troppo poco, ma almeno si raggiunge un ordine con il quale è più facile procedere. Prendiamo, ad esempio, settembre. Per me è il mese di Simenon e più precisamente di Maigret. ... continua a leggere

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Riccardo Pane, L’Oriente Cristiano 2) La Chiesa Armena
di , numero 3, ottobre/dicembre 2005, Letture e Recensioni

Spesso la nostra conoscenza delle realtà confessionali diverse dalla Chiesa Cattolica è approssimativa e alquanto superficiale: con troppa disinvoltura diamo il titolo di Chiesa a comunità che in realtà non lo sono. Infatti “… una Chiesa è pienamente identificabile come tale là dove si trovano radunati tutti gli elementi sacri necessari ed irrinunciabili; e cioè: la successione apostolica, i sacramenti e la Sacra Scrittura. Quando qualcuno di questi elementi manca o è lacunosamente presente, la realtà ecclesiale esteriore risulta alterata in proporzione della manchevolezza che si riscontra.” ... continua a leggere

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Maurizio Clementi, Versi per l’età oscura, 1995-2005
di , numero 3, ottobre/dicembre 2005, Letture e Recensioni

“Appeso alla sottile trama bianca…” Dieci anni sono, nella loro perfettibile misura, una quantità considerevole di tempo, una gran manciata di giorni… In una interpretazione proustiana dell’esistenza, Maurizio Clementi come demiurgo si è preso il gusto di rimestare tra gli eventi, e di risistemare le poesie, che testimoniano di essi, secondo un ordine ricostruito, un canzoniere. Così ci dice nella prefazione: in effetti le poesie proposte in questo libretto provengono da raccolte e pubblicazioni diverse, ma piuttosto che il criterio cronologico è stato assunto quello tematico. ... continua a leggere

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Beppe Fenoglio, Epigrammi
di , numero 3, ottobre/dicembre 2005, Letture e Recensioni

“Fenglese” è il termine che gli studiosi che si sono occupati dell’inglese di Fenoglio hanno coniato per definire quell’idioletto che egli usa per i propri romanzi, sottolineandone l’arbitrarietà delle scelte lessicali e grammaticali. Un modo spiritoso forse, come non manca di sottolineare Dante Isella, ma che non potrebbe avere altra caratterizzazione che quella della libertà di scoprire una lingua favolosa nella quale lo scrittore di Alba si immerge “come un pesce si immerge nell’acqua”. ... continua a leggere

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Daniele Mencarelli, Guardia alta
di , numero 3, ottobre/dicembre 2005, Letture e Recensioni

Presso ‘La vita felice’, piccola e benemerita casa editrice milanese che dedica ancora collane ai giovani poeti (con la sapiente supervisione di Milo De Angelis) è uscito nel maggio scorso un libretto di poesie dal titolo Guardia alta di Daniele Mencarelli. ... continua a leggere

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Hans Tuzzi, Il maestro della testa sfondata
di , numero 3, ottobre/dicembre 2005, Letture e Recensioni

In un articolo comparso sul Corriere della sera il 14 dicembre del 1996 dal titolo Novecento a scuola, Pier Vincenzo Mengaldo affermava di avere scoperto in gioventù gli autori allora suoi contemporanei fuori dalle aule in quella “civilissima istituzione delle bancarelle dell’usato”. Al di là delle conclusioni a cui arriva lo studioso, ciò che in questa breve battuta mi colpisce è la straordinaria consapevolezza che Mengaldo, lettore appassionato, dimostra di possedere di fronte all’oggetto del proprio interesse. ... continua a leggere

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Georges Simenon, Memorie intime
di , numero 3, ottobre/dicembre 2005, Letture e Recensioni

Al ritmo di quattro uscite all’anno, la casa editrice Adelphi sta completando dal 1993 la pubblicazione in Italia delle opere di Simenon, 76 romanzi e 26 racconti dedicati alle inchieste di Maigret. L’uscita più recente è Maigret e la giovane morta, ma altri due titoli non di serie poliziesca sono apparsi nel 2005 (L’orologiaio di Everton e Luci nella notte) ed è annunciata La casa sul canale. ... continua a leggere

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Tobias Wolff, Quell’anno a scuola
di , numero 3, ottobre/dicembre 2005, Letture e Recensioni

Lo ammetto. Non amo questa nuova collana dell’Einaudi e non sono fra quelli che fanno la fila per acquistare le ultime novità. Fatto un debito conto riesco a leggere un libro e un autore solo dopo un certo tempo, solo dopo un certo numero di anni. E molto spesso il tempo che lascio passare permette a un autore di scomparire o di morire. In entrambi i casi comunque la faccenda si fa molto più stimolante o molto più seria. ... continua a leggere

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Ètienne Gilson, Biofilosofia da Aristotele a Darwin e ritorno
di , numero 3, ottobre/dicembre 2005, Letture e Recensioni

Fin quando gli opposti pensamenti di un Hegel e di un Kierkegaard promettevano all’uomo la presenza nel mondo dell’Assoluto, l’esito positivo dell’esistenza sembrava garantito. Oggi, dopo che l’Idea hegeliana e il Singolo kierkegaardiano si sono consumati a vicenda, l’uomo è ridotto alla sua miseria essenziale, è ritornato nell’angosciosa attesa come nel momento della caduta nel primo peccato. […] La filosofia divincolatasi dai morbidi cuscini dei sistemi, vive con l’asperità della lotta nella “fede” per l’esistenza e punta diritta sull’essere. ... continua a leggere

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Cesare Vasoli, Le filosofie del Rinascimento
di , numero 3, ottobre/dicembre 2005, Letture e Recensioni

Si intitola “Le filosofie del Rinascimento”, ma non è un volume di taglio prettamente filosofico, perché in esso rientrano anche le filologie, gli indirizzi storiografici, i nuovi approcci al divino, i modi rivoluzionari d’intendere la natura di quell’età da cui, ormai per antonomasia, si fa partire la modernità. ... continua a leggere

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L. Chines, M. Guerra, Petrarca
di , numero 3, ottobre/dicembre 2005, Letture e Recensioni

Accade sovente che, a conclusione di una lettura, resti il sapore di qualche frase, di qualche riflessione, che rappresenta, per così dire, il frutto più dolce, o la parola segreta che ha rischiarato il tutto. Preclare lucem sub nubibus invenisti. Sic nempe poeticis inest veritas figmentis, tenuissimis rimulis adeunda ... continua a leggere

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La liturgia della Chiesa di Milano
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Letture e Recensioni

Sulla base di alcuni volumi ultimamente usciti, si vuole qui appuntare l’attenzione sull’ antico Rito Liturgico che ancora oggi è proprio dell’Archidiocesi di Milano e di alcune Parrocchie nelle Diocesi di Bergamo, Novara, Como, Pavia e Lugano nella Confederazione Elvetica. Il “caso Ambrosiano” è l’unico all’interno della famiglia dei Riti Liturgici Latini. ... continua a leggere

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Mavis Gallant, Al di là del ponte
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Letture e Recensioni

Netta Asher manda avanti un albergo nel sud della Francia e si guadagna da uno dei suoi ospiti il soprannome di “moglie musulmana”, per via della tolleranza con cui tratta il marito, uomo molto attraente e sempre circondato di donne. La prima cosa che ci viene detta di lei è che non osa contrariare suo padre, l’ultima la domanda che rivolge a se stessa mentre attraversa Place Massèna al braccio del marito, ritornato dall’America dopo anni ... continua a leggere

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Rosetta Loy, L’estate di Le Touquet
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Letture e Recensioni

L’estate di Le Touquet ( 1982), romanzo di quasi esordio della scrittrice Rosetta Loy, esce in una nuova edizione per la collana scrittori contemporanei della BUR. Come nelle prove più mature Cioccolata da Hanselmann (1995) e il recente Nero è l’albero dei ricordi, azzurra l’aria (2004), anche in questa prova giovanile Rosetta Loy unisce alla scrittura dei sentimenti la scrittura dell’impegno civile e politico. Segno che il forte interesse storico era già precocemente presente come cifra stilistica dell’autrice fin dagli esordi letterari. ... continua a leggere

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Tiziano Scarpa Groppi d’amore nella scuraglia
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Letture e Recensioni

Nel panorama moderno delle lettere italiane, desolante come una landa sahariana e arido da togliere ogni speranza, talvolta compare una piccola vena sorgiva autentica e arricchente, che rallegra. Il piccolo libro di Tiziano Scarpa Groppi d’amore nella scuraglia, edito da Einaudi nel giugno di quest’anno, mi sembra un libro di questa natura. Scritto in una lingua totalmente inventata ma comprensibilissima, costruita su un modello di dialetto meridionale franco, una specie di siciliano popolare da Cielo d’Alcamo di notevole rigore stilistico e linguistico, il testo è un poemetto narrativo, che racconta le disavventure di Scatorchio e il suo amore per la bella Sirocchia, insidiata dal rivale Cicerchio. ... continua a leggere

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London Pronto soccorso per scrittori esordienti
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Letture e Recensioni

Che vita! Cercatore d’oro nel Klondike, ricchissimo e poverissimo, timido ed esibizionista, socialista e nietzschiano, operaio, lavapiatti e scrittore infaticabile. Nessuno può permettersi di vantare un curriculum vitae quale quello di London in cui gli estremi dell’esistenza si sono toccati e scontrati, in cui hanno convissuto gioia sfrenata e disperazione rabbiosa. In poco meno di quindici anni di attività frenetica riuscì a guadagnare una cifra che si aggira attorno al milione di dollari e a dissiparla. Fra il 1900 e il 1920 egli fu lo scrittore più letto al mondo. E poi? Cosa rimane oggi di questo campione d’incassi, crociato della vocazione letteraria più genuina e spudorato mesteriante? ... continua a leggere

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Plutarco, Consigli d’amore. Sull’amore, Consigli agli sposi, Racconti d’amore
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Letture e Recensioni

Se è da considerare vera l’affermazione per cui l’autore classico è quello che parla e scrive per noi, ricerchiamo pure quei fondamenti che ci costituiscono ab origine e ci identificano, facciamo pure un tuffo nel passato, secondo quanto scrive Gilda Tentorio nell’Introduzione al volumetto con gli scritti plutarchei sui Consigli d’amore, e troveremo «lo sguardo di un autore antico attento alle iridescenze della passione che si riverberano sulla vita» ... continua a leggere

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I classici in confidenza
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Letture e Recensioni

I grandi classici, spogliati di qualunque timore reverenziale e proposti come chiave per pensare. Qui. Adesso. Oggi. Classici come libri amichevoli: per aprire le porte della conoscenza del mondo e di noi stessi. Sfogliare questi libri sarà come entrare in una grande stanza piena di strumenti per scegliere quello che più ci serve. ... continua a leggere

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A.A.V.V. Autentici falsi d’autore
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Letture e Recensioni

Si dà conto qui di un sogno realizzato: il sogno del lettore ideale di poter riscrivere i libri che più ha amato, di mettersi al posto del suo autore, addirittura di proseguire la sua opera. È quello che più spesso è concesso ai registi teatrali o cinematografici, con le loro rivisitazioni, i liberi adattamenti; più difficile e raro farlo con la scrittura. ... continua a leggere

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Fine di un uomo nero
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Letture e Recensioni

Quando Jack Zaccagna e l’aiutante Bob Frusta estrassero i coltelli dai foderi di cuoio, Mohamed Mbami urlava e sanguinava da molto tempo. Dai grandi capezzoli bruni strappati da tenaglie roventi, il sangue scorreva a fiotti senza arrestarsi, mentre una coppia di morse strette a due lembi di quadricipiti divelti mostrava la bianchezza del femore. I becchi taglienti di due morsetti lasciati in terra stringevano invece grossi pezzi di carne insanguinata ... continua a leggere

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Il sogno della macchina
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Letture e Recensioni

I titoli di testa scorrono sull’immagine di una grande tela da pittore, inizialmente vuota. Un pennello entra in campo e lentamente, pazientemente incide la superficie bianca, tracciandovi molte sottili linee spezzate, che si rincorrono e si congiungono a disegnare un labirinto. ... continua a leggere

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W. F. Hermans La casa vuota
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Letture e Recensioni

“Da nessuna parte c’era polvere. Finché in una casa non c’è polvere, la casa vive, così come un corpo non è morto finché traspira”. La vera protagonista di questo breve romanzo, scritto da Hermans nel 1950, è una villetta vuota su un ideale confine di scontro tra alleati e tedeschi, no man’s land residuale nella seconda guerra mondiale. Spazio liminare che preserva, se non un senso di ordine e umanità, almeno una spazio asettico e alieno dalla barbarie. ... continua a leggere

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Giovanni Raboni, La poesia che si fa. Cronaca e storia del Novecento poetico italiano 1959-2004
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Letture e Recensioni

Capita sovente di incontrare l’uomo prima ancora del poeta rovistando fra minute ed epistolari. È il caso di Montale, il quale rivela la sua umanissima tensione artistica in quel vedersi “albero bruciato dallo scirocco anzi tempo” e nel coraggio con cui dichiara all’amico Svevo di avere un “temperamento polarizzato nel senso della lirica e della critica”. ... continua a leggere

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Salvatore di Giacomo, Gli sfregi di Napoli
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Letture e Recensioni

Gli sfregi di Napoli, antologia di testi digiacomiani (narrativi, giornalistici e poetici), si aggiunge idealmente al volume Salvatore di Giacomo, Poesie, pubblicato per i tipi di Rizzoli e curato con la solita acribia da Davide Monda, e fa del 2005 un anno straordinario per un autore che, al di fuori della cultura ufficiale napoletana, non ha mai attinto ad un largo bacino d’utenza nazionale, ma che l’attaccamento e la circospetta fedeltà dei propri lettori hanno da subito indicato come una perla letteraria, preziosa proprio perché res paucis. ... continua a leggere

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E. Musiani, Circoli e salotti femminili nell’Ottocento. Le donne bolognesi tra politica e sociabilità
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Letture e Recensioni

Premettiamo, in primis et ante omnia, che il tema affrontato in questa ricerca è, a parer nostro, importante quanto insidioso, appassionante quanto complesso e sfuggente, giacché richiede allo storiografo - pena il fallimento dell’intrapresa - la capacità di spaziare abilmente dalla storia politica a quella sociale, dalle idee alle mentalità, dal costume alle letterature ed alle arti figurative: in una parola, esige inesorabile dallo studioso un ingegno davvero multiforme! ... continua a leggere

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A. Maranini Emblemi d’amore da Petrarca ai Gesuiti
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Letture e Recensioni

In questo primo volume della collana Abissi, labirinti e metamorfosi, fondata e diretta da Keir Elam e Davide Monda, Anna Maranini – studiosa apprezzata a livello internazionale che, da tempo, indaga la civiltà dell’Umanesimo neolatino – conduce una disamina accurata e puntuale della poesia emblematica d’amore che, nel Rinascimento, fiorisce come prodotto maturo della sensibilità europea: «nella tradizione dell’Occidente la metafora del vedere le parole ha di fatto indicato una nuova Gestalt di apprensione, una reazione di simultaneità che ha luogo nello spazio concettuale della dianoia» ... continua a leggere

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Il Giardino delle Esperidi
di , , numero 5, aprile/giugno 2006, Letture e Recensioni

Pur non appartenendo ad alcun genere (o canone) letterario codificato, la sceneggiatura può essere considerata una tecnica narrativa autonoma; ma bisogna pur sempre tener presente, nell’accostarsi ad essa, che (come rileva Pasolini in un importante saggio del 1965) “…l’elemento strutturale primo” di tale tecnica “è il riferimento integrativo ad un opera cinematografica” fatta o da farsi.[ ... continua a leggere

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Sala d’attesa
di , numero 5, aprile/giugno 2006, Letture e Recensioni

“Sala d’attesa”, dice il cartello accanto alla porta. Entro. Il sedile al contatto mi sembra del tutto estraneo alla forma del mio corpo, nonostante l’aspetto dichiari un intento anatomico. È scomodo, e anonimo come il resto dell’arredo. Il disagio si attenua al pensiero che non resterò qui a lungo. Mi accorgo che la donna che mi siede di fronte mi sta fissando, lo sguardo, allo stesso tempo, rivolto altrove, oltre. ... continua a leggere

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Parolaplurale-Sessantaquattro poeti italiani tra due secoli
di , numero 5, aprile/giugno 2006, Letture e Recensioni

E di numeri non si può non parlare, per questa “antologia ragionata”: 1.177 pagine, 64 poeti, 8 curatori; un indice sterminato, una infinita bibliografia. Il ventaglio degli anni considerati va dal 1975 al 2005: l’arco di tempo in cui i sessantaquattro poeti antologizzati hanno pubblicato le prime opere significative. ... continua a leggere

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Seamus Heaney, Attraversamenti
di , numero 5, aprile/giugno 2006, Letture e Recensioni

In un’intervista televisiva a Ezra Pound, Pasolini rivelava all’anziano poeta di vederlo non come un innovatore, ma come un uomo che in fondo ad un pozzo era intento a trarre fuori materiale primigenio, ricordi e passato per trasformarli in poesia. Ricordo bene l’espressione per nulla sorpresa di Pound che senza fare cenni col capo approvava impassibilmente la definizione. ... continua a leggere

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Dario Biocca Silone, La doppia vita di un italiano
di , numero 5, aprile/giugno 2006, Letture e Recensioni

Della «doppia vita» di Ignazio Silone, Dario Biocca – dopo che il Novecento l’ha consegnata nell’aspetto della mendacia colposa – prova a illuminare, accanto al lato “rosso” della militanza comunista il lato dell’ombra, ciò che la vita rende appunto «doppia», il dialogo clandestino condotto dallo scrittore con la «polizia fascista». ... continua a leggere

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Salvatore di Giacomo, Poesie
di , numero 5, aprile/giugno 2006, Letture e Recensioni

Secondo un aneddoto narrato dallo stesso poeta, Di Giacomo abbandonò gli studi di medicina dopo aver visto, in una piovosa mattina d’autunno, cadere, lungo le scale della morgue, un groviglio osceno ed immondo di «membra umane», «teste mozze», «gambe sanguinanti». Orrori non meno atroci vide, forse, negli anni a venire, compiendo, nella veste di fotografo e cronista di nera, una sorta di catabasi agli inferi metropolitani, di oscura calata nel fondo lurido, promiscuo, e insieme brulicante di una vita ostinata e feroce (nella «scarrafunera», nel nido di scarafaggi, come lo chiama nei sonetti giovanili di ‘O fúnneco verde), del «ventre di Napoli». ... continua a leggere

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Le vie del tabacco sono finite
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Letture e Recensioni

Tutto merito di un tabacco Geudertheimer, scuro, essiccato ad aria, se adesso sta lì ad esporre i suoi teoremi sulle ONG di natura aconfessionale, su quanto siano benedette, in senso «aconfessionale», su quanto certe persone comunissime e sempliciotte a prima vista, vicini di casa che infestano la tua domenica mattina post-sbornia tosando con comodo il giardino e fischiettando malamente qualche vecchio refrain, si stiano facendo veramente un mazzo così all’altro capo del mondo, in luoghi ameni dove ti mancano parole atte a dipingere il paesaggio ... continua a leggere

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Paul A. Boghossian, Paura di conoscere. Contro il relativismo e il costruttivismo
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Letture e Recensioni

Oggi, l’invadenza del pensiero debole e il relativismo – forma politically correct di tolleranza del pensiero – confermano sul piano estetico il classico adagio de gustibus non disputandum est, che poi declinano in senso etico come de moribus non disputandum est; ma è accettabile che si spingano a sostenere che de modis sciendi non disputandum est? ... continua a leggere

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N. Chomsky, America, il nuovo tiranno
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Letture e Recensioni

Da decenni, oramai, Noam Chomsky associa all’attività di linguista quella di politologo, costituendo una delle voci critiche che con più vigore e lucidità hanno denunciato i fini imperialistici sottesi alla tattica geopolitica degli Stati Uniti. America: il nuovo tiranno raccoglie i dialoghi occorsi fra il docente del Massachusetts Institute of Technology ed un intervistatore davvero d’eccezione, David Barsamian, fondatore di «Alternative Radio» nonché autore d’importanti saggi di politica internazionale. ... continua a leggere

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Antonio Di Benedetto, L’uomo del silenzio
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Letture e Recensioni

Voler scrivere, con tutte le proprie forze, non desiderare altro che iniziare un romanzo; e non riuscirci, per il rumore. In questa modernissima paralisi sta l’originalità del romanzo, appena tradotto in Italia, dell’argentino Antonio Di Benedetto. Nato nel 1922, giornalista e direttore del giornale “Los Andes” di Mendoza, scrittore lungo gli anni sessanta di racconti fantastici (Mundo animal) e di romanzi che vengono considerati dalla critica anticipatori del nouveau roman e del racconto ‘esistenzialista’, apprezzato da Borges e da Cortázar, Di Benedetto fu arrestato dalla Junta militar nel ’76 ... continua a leggere

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M. Dondi, La resistenza tra unità e conflitto
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Letture e Recensioni

Quando si affrontano problemi storici non è forse ortodosso spostare il punto di vista dell’analisi nell’ambito della scienza fisica, ma si leggano queste parole: “…a scale minori di quelle di Planck, sia spaziali sia temporali, l’incertezza quantistica rende la trama del cosmo così irregolare e spiegazzata che non è più possibile servirsi dei normali concetti di spazio e di tempo.” ... continua a leggere

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E. Boncinelli, L’anima della tecnica
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Letture e Recensioni

Dai pezzi sbalzati e aguzzi di carcasse ossute d’animale, con cui all’alba dell’uomo si producevano utensili, per giungere alle sofisticatissime macchine volanti che volteggiano - giusta l’iconologia kubrickiana - per gli spazi ampi e desolati della vastità siderea al ritmo di Strauss, la tecnica ha trovato un ruolo di primo piano nel nostro pensare di esseri viventi. ... continua a leggere

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La perturbante. Das Unheimliche nella scrittura delle donne, a cura di Eleonora Chiti, Monica Farnetti, Uta Treder Morlacchi
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Letture e Recensioni

Nella definizione classica della psicoanalisi, il perturbante è «qualcosa di familiare che si nasconde in casa». Da questa premessa le autrici sono partite per effettuare una ricognizione critica delle scritture femminili, attraverso l’analisi di una differenza di genere ravvisata anche nella letteratura di “genere”, come quella fantastica. Il rovesciamento simbolico del perturbante avviene introiettando l’elemento e confondendolo profondamente con la struttura “generante” della scrittura. In quest’ottica il perturbante è costituito dalla sessualità femminile, dall’oscura potenzialità creativa delle donne. ... continua a leggere

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M.de Riquer, Don Chisciotte e Cervantes
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Letture e Recensioni

Decano della filologia romanza e della critica letteraria spagnole, insigne membro della Real Academia Española de Letras, cervantista di fama internazionale, autore – fra l’altro – delle monumentali Historia de la literatura universal (Barcellona, Noguer, 1957-1959) e Historia de la literatura catalana (Barcellona, Ariel, 1964-1966), nonché di vari studi sulla letteratura medievale, fra cui spiccano Los trovadores (Barcellona, Planeta, 1975) e Aproximació al Tirant lo Blanc (Barcellona, Quaderns Crema, 1990), Martín de Riquer si è cimentato, alle soglie dei novant’anni, nella rielaborazione dei suoi più significativi studi cervantini, condotti in quasi mezzo secolo di ricerca e finalmente raccolti nel recente Para leer a Cervantes, edito in Spagna nel 2003 da Acantilado. ... continua a leggere

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Max Loreau, Opera da camera. Nell’erompere del momento e Il mattino di Orfeo
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Letture e Recensioni

A distanza di quindici anni dalla scomparsa dello scrittore belga Max Loreau, la sua opera di poesia e di pensiero attende ancora di essere tradotta e introdotta in Italia. Si tratta di un lascito cospicuo, che comprende più di una quindicina di volumi (per non parlare dei saggi sparsi, ripresi in raccolte postume: è recentissima, presso le edizioni A.M.L.-Labor di Bruxelles, la pubblicazione di un’ultima, ricca raccolta di testi di teoria della pittura e di poetica dal titolo Les Ateliers de Max Loreau). ... continua a leggere

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M. Brennan, La visitatrice
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Letture e Recensioni

In uno studio sulla poetica dello spazio nella letteratura italiana e non, la casa senza dubbio rappresenta un terreno di necessaria esplorazione. Tanto più se a rapportarsi con l’immagine della casa sono scrittrici; ovvero donne che all’interno delle mura domestiche hanno trovato nel contempo la protezione e l’esilio, la rottura e la tradizione e su questo doppio binario hanno intessuto le maglie del proprio discorso. Immaginando, allora, una ricognizione novecentesca dei rapporti tra scrittura femminile e spazio domestico, il romanzo breve di Maeve Brennan, La visitatrice, tradotto a giugno scorso da Ada Arduini per la Bur, non può non figurare. ... continua a leggere

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Giovanni Greco – Davide Monda, Flagelli d’Italia. Criminali, prostitute e vittime nella storia contemporanea
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Letture e Recensioni

Cesare Lombroso, agli inizi del Novecento, formulando la famosa - e famigerata… - teoria dell’uomo delinquente, che implicava inter alia una sorta di predestinazione al crimine, contribuì certo sensibilmente ad alimentare un’ostilità insana quanto infondata verso la delinquenza, avversione che si rivelò poi, per molti versi, suggestione bella e buona. ... continua a leggere

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Baldine Saint Girons, Il sublime
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Letture e Recensioni

Nel rendere conto dell’ultimo lavoro di Baldine Saint Girons, converrà cominciare dalle conclusioni, nelle quali viene esplicitamente dichiarata la posta in gioco della “filosofia del sublime” che l’autrice è venuta elaborando a partire dalla pubblicazione della sua fondamentale monografia Fiat lux. Une philosophie du sublime, apparsa nel 1993 (trad. it. Palermo, Aesthetica, 1999). ... continua a leggere

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Il gene fatale
di , numero 7, ottobre/dicembre 2006, Letture e Recensioni

Il gene fatale entrò nel DNA della mia famiglia in un’afosa notte di un secolo fa, allorché la mia bisavola donò il suo fiore più prezioso all’uomo che l’aveva poc’anzi sedotta dal proscenio del teatro di paese. Ignorava tuttavia che da quel palcoscenico egli non sarebbe più sceso, se non per acconciare barba e capelli nella sua bottega scalcinata, ogniqualvolta almeno i fumi dell’alcool gli avessero consentito di distinguere questa da quelli. ... continua a leggere

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Ogni notte, ogni giorno
di , numero 7, ottobre/dicembre 2006, Letture e Recensioni

Ha freddo. È sicura di essere ancora viva, avverte il proprio corpo. O piuttosto le tumefazioni dolenti, l’umidità delle lacerazioni. La sedia metallica aggrava le sensazioni. La luce della lampada le ferisce il viso, fa male anche quella. Per un breve raggio illumina il pavimento di linoleum verdastro. Lo hanno pulito. ... continua a leggere

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Sara Lorenzetti, Voi sarete… il mio tutto. Un epistolario amoroso di Caterina Franceschi
di , numero 7, ottobre/dicembre 2006, Letture e Recensioni

Caterina Franceschi (1803-1887), di nascita umbra, si trasferisce a Macerata con la famiglia di estrazione piccolo-borghese. La giovane donna, cieca da un occhio, diviene una brillante intellettuale e sposa Michele Ferrucci, suo precettore e famoso studioso di epistolografia. Con lui gira buona parte dell’Italia ed insieme partecipano alle vicende risorgimentali. ... continua a leggere

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I diari di Luciano Anceschi. 50 anni de “Il Verri”
di , numero 7, ottobre/dicembre 2006, Letture e Recensioni

Sono ormai passati cinquant’anni dalla fondazione della rivista «il verri». Correva l’anno 1956, e Luciano Anceschi, professore di Estestica presso l’ateneo bolognese, dava vita ad un’impresa culturale tra le più importanti del panorama nazionale. Attorno alla rivista si raccolsero, per diversi anni, molte delle menti più brillanti della cultura e della letteratura sperimentale. ... continua a leggere

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Yves Chiron, Pio XI. Il papa dei Patti lateranensi e dell’opposizione ai totalitarismi
di , numero 7, ottobre/dicembre 2006, Letture e Recensioni

Esce finalmente la traduzione italiana, curata da Enrica Zairo Merlo, del testo francese di Yves Chiron dal titolo Pie XI (1857-1939). Il volume è prezioso strumento per lo studio della figura di Achille Ratti, che fu eletto Papa dopo la morte del genovese Benedetto XV. ... continua a leggere

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M.G. Muzzarelli e L. Re (a cura di), Il cibo e le donne nella cultura e nella storia
di , numero 7, ottobre/dicembre 2006, Letture e Recensioni

«Intorno alla tavola si pone in scena il potere, si svolgono transazioni, si stabiliscono alleanze, si compongono dissidi» – scrive Elisabetta Graziosi in uno dei saggi raccolti nel volume Il cibo e le donne nella cultura e nella storia. Prospettive interdisciplinari, a cura di Maria Giuseppina Muzzarelli e Lucia Re, Bologna, Clueb editore, 2006. ... continua a leggere

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Mi manca l’aria, dio che nostalgia
di , numero 8, gennaio/marzo2007, Letture e Recensioni

«Io dico che è meglio scendere. Mi sono rotta.» L’ha detto a voce alta, come s’intona un annuncio all’aeroporto. Secca, senza espressione. Ha arrotato la erre. L’autobus è affollato di gente che rientra dal lavoro. Qualcuno le avrà tastato il sedere? ... continua a leggere

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Il mago
di , numero 8, gennaio/marzo2007, Letture e Recensioni

Il nostro è sempre stato un tranquillo paese della Padania. Gente onesta, perlopiù, contadini armati di belle braccia. In campagna non si ha tanto tempo ... continua a leggere

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Ciò che il bruco dice sofferenza e fine, noi tutti chiamiamo farfalla
di , numero 8, gennaio/marzo2007, Letture e Recensioni

Luca E. era rimasto di stucco. Aveva sentito il nome di G.G., aveva recepito che, in qualche modo, il vicedirettore gli proponeva di intervistarlo. Era felice, non solo perché si era nutrito dei suoi romanzi fin da adolescente, né perché lo considerava uno dei pochi scrittori capaci ancora di stupire ... continua a leggere

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La clessidra
di , numero 8, gennaio/marzo2007, Letture e Recensioni

Valentino ha comperato una clessidra e ora, attento, la osserva sul tavolo davanti a sé. La sabbia è ferma, tutta ammonticchiata nella metà inferiore ... continua a leggere

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Zhang Ailing, La storia del giogo d’oro
di , numero 8, gennaio/marzo2007, Letture e Recensioni

Shanghai, trent’anni fa, una sera di luna… Forse non siamo neppure riusciti a vederla, quella luna di trent’anni fa. I giovani di sicuro se la immaginano così, quella luna di trent’anni fa: un alone rosso–giallastro grande come una moneta di rame, la perla di una lacrima ormai sbiadita dal tempo, caduta su un foglio di carta da lettera di Duoyun Xuan. ... continua a leggere

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Benedetta Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne
di , numero 8, gennaio/marzo2007, Letture e Recensioni

Un vecchio adagio sostiene che una donna, per essere considerata la metà di un uomo, deve valerne il doppio, soggiungendo tuttavia che, per fortuna, la cosa è estremamente facile. ... continua a leggere

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Il teatro di Shakespeare. Tragedie, Saggio introduttivo di Harold Bloom, Introduzione e bibliografia di Fernando Cioni, Traduzione di Gabriele Baldini
di , numero 8, gennaio/marzo2007, Letture e Recensioni

Nella traduzione di Gabriele Baldini (1919-1969), saggista e traduttore nonché autore del famoso Manualetto shakespeariano, vengono raccolte in questo volume tutte le tragedie di Shakespeare, introdotte da un brillante saggio del grande studioso americano Harold Bloom. ... continua a leggere

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Giorgio Melchiori, Shakespeare. Genesi e struttura delle opere
di , numero 8, gennaio/marzo2007, Letture e Recensioni

Un’opera monumentale a commento di un’altra opera monumentale: le quaranta opere teatrali di William Shakespeare. Giorgio Melchiori, anglista, studioso e traduttore, è stato anche il curatore dei nove volumi dei Meridiani shekespeariani (Teatro completo di Shakespeare, Mondadori, Milano, 1976-91). ... continua a leggere

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Giovanni Colombo, Spiritualità sacerdotale. Lettera a un presbitero e due saggi sulla direzione spirituale
di , numero 8, gennaio/marzo2007, Letture e Recensioni

L’editrice Glossa di Milano propone un testo prezioso e “forte” dal punto di vista teologico per chiunque si senta perplesso e sgomento in quest’epoca nella quale, non di rado, la cristianità appare piuttosto confusa, e persino certe Facoltà teologiche vanno perdendosi dietro al pensiero “teologicamente corretto”. ... continua a leggere

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Maeve Brennan Il principio dell’amore e altri racconti
di , numero 8, gennaio/marzo2007, Letture e Recensioni

Women do it better. C’è uno specifico sguardo femminile che sa trasformare la descrizione in disincanto. Che si posa sulle persone come fossero cose e viceversa e nel metterle insieme, nell’insistere sull’ analogia rende in modo lucido il disagio della situazione. Ne sono la prova i sei racconti della raccolta Il principio dell’amore ... continua a leggere

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Marco Vannini La morte dell’anima
di , numero 8, gennaio/marzo2007, Letture e Recensioni

Circa un ventennio fa James Hillman, scrivendo Re-visione della psicologia, sosteneva che «parlando di Dei come siamo venuti facendo in tutto questo libro, potremmo dare l’impressione di non saper più distinguere tra religione e psicologia. Poiché il movimento della nostra psicologizzazione archetipica è sempre diretto verso i miti e gli Dei ... continua a leggere

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Giovanni Lindo Ferretti Reduce
di , numero 8, gennaio/marzo2007, Letture e Recensioni

Da tempo, forse da molto tempo Reduce di Giovanni Lindo Ferretti, il poeta dei CCCP–Fedeli alla linea, dei CSI ed ora dei PGR, chiedeva – sebbene da poco più di qualche mese in libreria – d’essere conosciuto. Anzi, d’essere letto. Anche al di là del mestiere di chi scrive sui libri, al di là della critica letteraria ... continua a leggere

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Marocco
di , numero 9, aprile/giugno 2007, Letture e Recensioni

Sono pronto da ore. La casa piegata ai miei voleri lo è anch’essa. Nelle stanze si respira un’aria d’ordine più che di partenza, di attesa più che d’abbandono, come se tutto fosse approntato per facilitarne una convalescenza a venire. Dopo tanto non partire attutisco l’impatto applicando sistemi difensivi adeguati. ... continua a leggere

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Il cortile
di , numero 9, aprile/giugno 2007, Letture e Recensioni

Il vasto palazzone ubicato nella prima periferia della città, rivestito in pietra vista, solido e ben costruito, presentava una particolarità molto allettante per i suoi abitanti, in maggioranza giovani impiegati e operai: un grande cortile completamente recintato e chiuso da un alto cancello di ferro, perciò le mamme dei tanti bambini che lo frequentavano potevano tranquillamente tenerli sotto il loro attento controllo, mentre attendevano alle faccende domestiche. ... continua a leggere

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I giorni
di , numero 9, aprile/giugno 2007, Letture e Recensioni

Dopo un lungo andare Sal ritornò, tornò sui proprî passi, fece ritorno contandoli uno ad uno, si soffermò su alcuni, i più rilevanti, forse i più pesanti, cercò di capire, qualcuno era stato più difficile, duro come il molibdeno ... continua a leggere

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Matteo Veronesi (a cura di), Luigi Orsini tra letteratura musica e arte
di , numero 9, aprile/giugno 2007, Letture e Recensioni

“L’anima romagnola (…) è lo specchio vivo del paese”. Così scriveva nel 1900 l’imolese Luigi Orsini, intellettuale poliedrico, poeta, romanziere, traduttore, conferenziere, librettista vissuto tra il 1973 e il 1954, in onore del quale nell’ottobre 2004 si è tenuto appunto a Imola un seminario di studi. ... continua a leggere

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Charles Simmons, Acqua di mare
di , numero 9, aprile/giugno 2007, Letture e Recensioni

“Nell’estate del 1963 io mi innamorai e mio padre morì annegato”. Credo che nelle scuole di scrittura questo incipit possa essere preso come modello di sintesi narrativa, di corto circuito sorprendente, di unità fràstica assolutamente densa di rimandi. ... continua a leggere

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Nuovo Planetario Italiano. Geografia e antologia della letteratura della migrazione in Italia e in Europa, a cura di Armando Gnisci
di , numero 9, aprile/giugno 2007, Letture e Recensioni

Finalmente esce un bilancio critico sulla situazione della letteratura italiana e creola in Italia ed Europa. Il merito va al Prof. Gnisci, che da molti anni si occupa del fenomeno in collaborazione con validi ed appassionati studiosi, molti dei quali anche autori. Le origini di questo fenomeno sono però abbastanza recenti, solo nel 1990 sono stati editi i primi due libri scritti da immigrati in lingua italiana, con l’aiuto di scrittori madrelingua, anche se già dalla fine degli anni Ottanta ... continua a leggere

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Maurizio Bettini, Luigi Spina, Il mito delle sirene
di , numero 9, aprile/giugno 2007, Letture e Recensioni

“Torniamo a riassumerci sempre in un mito antico” ci aveva avvertito Elias Canetti nei suoi aforismi: il mito è nelle nostre midolla, lo respiriamo oltre che sognarlo e ad esso conformiamo le nostre opere ... continua a leggere

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René Crevel, Babilonia
di , numero 9, aprile/giugno 2007, Letture e Recensioni

Un intellettuale che riserva parecchie sorprese, René Crevel. Surrealista della prima ora, firmò con Breton il Manifesto del 1924; frequentava i salotti letterari di Parigi e partecipava alle sedute ipnotiche del gruppo ... continua a leggere

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Gianmaria Zamagni, La teologia delle religioni di Hans Küng
di , numero 9, aprile/giugno 2007, Letture e Recensioni

Il volume costituisce uno sguardo, circoscritto quanto chiaro, sull’itinerario intellettuale di Hans Küng, con una particolare attenzione per quel fil rouge che conduce il teologo di Sursee dal tema della salvezza dei non cristiani – da lui trattato nel 1964 – al secondo Parlamento delle religioni mondiali ... continua a leggere

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Piero Boitani, Sulle orme di Ulisse
di , numero 9, aprile/giugno 2007, Letture e Recensioni

Scrive Aristotele nella Poetica: «Il migliore fra tutti è il riconoscimento che nasce dalla vicenda stessa, perché il colpo giunge attraverso uno sviluppo naturale dei fatti». Questo passo (evocato nel libro di Boitani) ci illumina sull’intero obiettivo di questo avvincente volume ... continua a leggere

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Chiara Cretella Annunciazione in metropolitana
di , numero 10, luglio/settembre 2007, Letture e Recensioni

Vale per questo romanzo, l’inconfutabile massima di Bachtin, ovvero il testo è “il luogo in cui s’incrociano, convergono e divergono molteplici punti di vista”. Conta davvero poco che la favola, seppure ben calibrata, sappia prendere il lettore, conta la molteplicità delle stimolazioni sensoriali, provenienti dai diversi aspetti del romanzo: romanzo nel senso di “romance” in quanto c’è sicuramente un andamento romanzato ma anche “novel” in quanto traspare qua e là chiaro riferimento all’humus politico nostrano, (il padre della protagonista è il classico democristiano inguaiato tra tangenti e tradimenti, l’amica della protagonista rigorosamente lesbica e femminista e quindi liberata, lo sfondo trasudante il tipico italico trend da anni 2000). ... continua a leggere

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Costanza Savini, La voce delle cose
di , numero 10, luglio/settembre 2007, Letture e Recensioni

Il romanzo comincia ponendo le coordinate temporali entro cui si svolge la narrazione. È la vicenda di Nina, ultima nata della famiglia Del Meis, sfollata a Costermano sulle rive del Garda, tra il 1942 e il ’45 ... continua a leggere

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Cristina Campo Caro Bul, lettere a Leone Traverso
di , numero 10, luglio/settembre 2007, Letture e Recensioni

Con l’uscita di Caro Bul, Lettere a Leone Traverso sono ormai cinque gli epistolari in commercio di Cristina Campo, di contro ai soli tre volumi adelphiani dei suoi saggi critici, delle sue poesie, delle sue traduzioni. E’ con un sentimento ambivalente che ci si avvicina a una scrittura privata ... continua a leggere

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Ustica
di , numero 11, ottobre/dicembre 2007, Letture e Recensioni

Sono rimasto in fondo al mare…3600 metri di profondità…per otto anni…Ma ero nato per volare. Un lungo sonno sepolto da un muro di silenzio, da un segreto, da una volontà ignota, ma precisa ... continua a leggere

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Maurice de Guérin, Quaderno verde
di , numero 11, ottobre/dicembre 2007, Letture e Recensioni

Nell’ambito di una disciplina non di rado capricciosa, qual è la critica letteraria, mi sia concesso l’arbitrio (del resto non solo mio) di definire una categoria classificatoria e interpretativa al contempo: quella dei “poeti giovani”. Giovani perché venuti meno prematuramente alla scrittura per scelta, è il caso di Rimbaud, o per necessità, come Catullo, Villon e, appunto, Maurice de Guérin (1810-1839). ... continua a leggere

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Luciano Anselmi, Gli anemoni dello scrittore
di , numero 11, ottobre/dicembre 2007, Letture e Recensioni

Nato a Fano nel 1934, Anselmi si trasferisce, appena ventenne, a Roma, dove collabora a «La Giustizia», quotidiano del partito Socialista Democratico, divenendone in seguito redattore e pubblicandovi recensioni letterarie, articoli di costume e culturali in genere ... continua a leggere

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Buoi dei miracoli
di , numero 12, gennaio/marzo 2008, Letture e Recensioni

Al primogenito del Rosso un febbrone gli aveva chissà come paralizzate tutte e due le gambe. Il massimo che il ragazzo riusciva a fare era sollevarsi su due stampelle di cerro e trascinarsi fino alla finestra per guardare la cima del monte lontano e l’aia e il porcile di sotto dove la madre lavorava la mattina. Il Rosso stava alla vigna e tutti i giorni tornava a casa con la stessa speranza: di vedere una buona volta il ragazzo in piedi. ... continua a leggere

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Castigo
di , numero 12, gennaio/marzo 2008, Letture e Recensioni

A quell’ora della notte, era quasi l’alba di un nuovo giorno, lampare come stelle splendevano lontano, quasi nascendo dall’orizzonte marino, e sostavano calme nel cupo silenzio dell’inverno. Il tremolio delle onde moriva a riva e le luci lontane danzavano, ogni cosa intorno schiariva. A piedi nudi, con i calzoni di tela arrotolati fin sotto le ginocchia, Gaston passeggiava frangendo le creste bianche dell’acqua marina. Affossava nella sabbia bagnata e con rapidi strappi sottraeva il piede alla sepoltura. ... continua a leggere

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Ipazia
di , numero 12, gennaio/marzo 2008, Letture e Recensioni

Mi dissero pagana, martire pagana. Né martire, né pagana. Chiamatemi curiosa. Curiosa del cielo, infatti studiai le stelle e i loro moti; curiosa del mondo e delle sue leggi, così studiai la fisica, un poco, e la matematica: grazie ai numeri il mio animo saliva e quindi fui curiosa dello spirito, dell’anima profonda del mondo e dell’uomo. Di ogni uomo: anche di coloro che di me fecero scempio. ... continua a leggere

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Max Loreau, Opera da camera. Nell’erompere del momento e Il mattino di Orfeo
di , numero 12, gennaio/marzo 2008, Letture e Recensioni

A distanza di quindici anni dalla scomparsa dello scrittore belga Max Loreau, la sua opera di poesia e di pensiero attende ancora di essere tradotta e introdotta in Italia. Si tratta di un lascito cospicuo, che comprende più di una quindicina di volumi ... continua a leggere

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Annemarie Schwarzenbach, La gabbia dei falconi
di , numero 12, gennaio/marzo 2008, Letture e Recensioni

Annemarie Schwarzenbach è una creatura singolare. Attraverso le sue pagine, racconta la sua inesauribile voglia di sapere, capire o meglio comprendere la vita, il tutto con un’intensità tale da farci sentire una specie di richiamo, un urlo di libertà emergere dalle sue parole ... continua a leggere

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Giovanni Greco (a cura di), Bologna massonica. Le radici, il consolidamento, la trasformazione
di , numero 12, gennaio/marzo 2008, Letture e Recensioni

Questo volume fresco di stampa – pensato e mirabilmente orchestrato da Giovanni Greco, storiografo noto a livello internazionale specie per le pionieristiche, fondamentali ricerche consacrate alla marginalità in età contemporanea – offre una ricca, varia e vasta raccolta di studi su alcune rilevanti questioni – molte delle quali ancora aperte – che attengono alla massoneria nel suo sviluppo storico, in Italia e a Bologna in particolare ... continua a leggere

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Howard P. Lovecraft, Il caso di Charles Dexter Ward
di , numero 12, gennaio/marzo 2008, Letture e Recensioni

Incatenato sotto l’egida della letteratura di genere, Lovecraft, a 70 anni dalla sua morte, continua ad affascinare. Lo sguardo che posa sul mondo è attento a scovare l’antiquato, salvo poi magistralmente coniugarlo al moderno ed alla scienza. Il Caso di Charles Dexter Ward ci trasporta nell’amata e arcaica Providence ... continua a leggere

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Andrea Tagliapietra, La forza del pudore
di , numero 12, gennaio/marzo 2008, Letture e Recensioni

Anche alla sensibilità del lettore meno avvertito, per caso imbattutosi nella Forza del pudore di Andrea Tagliapietra, verrebbe da pensare – per rovesciamento di titolo – all’attualità storica, culturale, ma di segno opposto, della debolezza del pudore ... continua a leggere

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Goliarda Sapienza, L’arte della gioia
di , numero 12, gennaio/marzo 2008, Letture e Recensioni

Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira ... continua a leggere

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Maria Luisa Vezzali, lineamadre
di , numero 12, gennaio/marzo 2008, Letture e Recensioni

A un fenomeno di radiance, a una libera fioritura astrale si pensa dopo aver letto lineamadre (Donzelli, 2007) di Maria Luisa Vezzali. E sullo sfondo permanente di un tempo, di una temporalità in eterno boccio, rosario da erigere a cristallo della sua poesia ... continua a leggere

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Alessandro Vanoli, La Spagna delle tre culture. Ebrei, cristiani e musulmani tra storia e mito
di , numero 12, gennaio/marzo 2008, Letture e Recensioni

Fin dalle prime pagine del libro, Alessandro Vanoli mette in chiaro la ferma intenzione di esporre in maniera semplice e comprensibile un tema complesso e dibattuto come la difficile coesistenza, sul suolo di Spagna, di cristiani, ebrei e musulmani ... continua a leggere

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Philippe Jaccottet, La ciotola del pellegrino (Morandi)
di , numero 12, gennaio/marzo 2008, Letture e Recensioni

Si è riparlato di Giorgio Morandi, ultimamente a Bologna. Una conferenza di Marco Bazzocchi, l’esposizione eccezionale, solo per un giorno, di alcuni quadri di una collezione privata. Ma l’artista emiliano valica i confini ... continua a leggere

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Vito M. Bonito, Pascoli
di , numero 12, gennaio/marzo 2008, Letture e Recensioni

Ormai venti anni fa George Steiner auspicava «una società, una politica del primario che privilegi le percezioni immediate dei testi, delle opere d’arte e dei componimenti musicali. Il suo scopo è una forma di educazione, una definizione di valori che rimanga incontaminata, per quanto sia possibile, da ‘metatesti’ ... continua a leggere

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Davide Monda, Amore e altri despoti. Figure, temi e problemi nella civiltà letteraria europea dal Rinascimento
di , numero 12, gennaio/marzo 2008, Letture e Recensioni

Non è facile recensire l’opera di un amico; ma è anche più difficile tributarle l’obiettività che reclamano nel medesimo tempo il suo valore e l’autentica umiltà del suo cólto autore, soprattutto quando a quest’ultimo vi leghi un debito di riconoscenza oltre che una profonda sintonia spirituale ... continua a leggere

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Oltre il sole
di , numero 13, aprile/giugno 2008, Letture e Recensioni

Una volta ho visto un uomo perdere completamente la voce. Forse ho sentito anche qualche soffio di frase prima che le parole fossero respiro, ma non ricordo. Non feci caso all’aspetto della cosa tanto ero stranito nel vedere una persona diventare muta proprio sotto i miei occhi. Sembrava che lo avesse fatto volontariamente o forse sapeva che non poteva fare altrimenti. Lo trovai sulla strada del ritorno ... continua a leggere

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Il racconto della fossa
di , numero 13, aprile/giugno 2008, Letture e Recensioni

Quando lo zio voleva spaventare i suoi bambini, è questa la storia che iniziava a raccontare ... continua a leggere

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Poesie dentro… da “Solstizio d’inverno
di , numero 13, aprile/giugno 2008, Letture e Recensioni

Solstizio d’inverno: il sole si ferma pensoso, arresta in maniera misteriosa la propria corsa apparente. La sosta rappresenta di certo un tema ed un valore rilevante per un autore che aveva intitolato la prima, apprezzata raccolta poetica Uomini e fossili. Non si tarda a indovinare una curiositas ben precisa, uno sguardo fermo ed assai attento a quel che cola in un modello, a quanto può – o sa – cristallizzarsi ... continua a leggere

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Federica Guglielmini, Giungerà la meraviglia
di , numero 13, aprile/giugno 2008, Letture e Recensioni

La corte è riunita e i musici sono pronti a suonare. Ma le vibrazioni dei loro strumenti armoniosi si perdono nelle alte volte del salone del ricevimento, mentre, distratti, i convitati si abbandonano all’assordante e stonato frastuono della chiacchiera. Una dama, sola e incantata ... continua a leggere

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Barbara Frale, I templari
di , numero 13, aprile/giugno 2008, Letture e Recensioni

Quando si affronta un tema spinoso e discusso come la storia dell’ordine dei Templari, è necessario procedere con la massima cautela. La stessa Barbara Frale chiarisce, nell’introduzione al suo denso volume, come il lavoro dello storico differisca da quello del romanziere ... continua a leggere

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Adriano Marchetti, Scritture di passaggio
di , numero 13, aprile/giugno 2008, Letture e Recensioni

Un uomo che attraversi la geografia instabile delle humanae litterae senza un metodo è un uomo che rischia di perdersi, ma il metodo non è l’uomo ... continua a leggere

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Into the wild di Sean Penn
di , numero 13, aprile/giugno 2008, Letture e Recensioni

Interessante la scelta di Sean Penn per il suo ultimo film, forse perché basato su di una storia vera e tratto dall’omonimo bestseller (Jon Krakauer), ma l’ultima opera del regista appare particolarmente convincente ... continua a leggere

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G. B. Montini – P. Villa, Se tale sembra essere la volontà del Signore…
di , numero 13, aprile/giugno 2008, Letture e Recensioni

Sono trascorsi ormai trenta anni da quando, nel vespero della Trasfigurazione del Signore del 1978, si spegneva serenamente, nella quiete di Castel Gandolfo, Paolo VI ... continua a leggere

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Pierre de Labriolle, Attualità di Sant’Agostino
di , numero 13, aprile/giugno 2008, Letture e Recensioni

Teologo, filosofo, moralista, polemista infaticabile, proprio per la sua squisita sensibilità Sant’Agostino è rimasto il contemporaneo di tutte le generazioni. Chi non ricorda la meditazione della madre Monica e del figlio Agostino nella sobria dimora di Ostia, l’intima tenerezza di quei cuori legati da mutuo affetto che, a lungo separati dal «tumulto della carne» ... continua a leggere

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Il distacco
di , numero 14, luglio/settembre 2008, Letture e Recensioni

Non avrei mai immaginato di sentirmi costretto ad arrivare a questo punto. Non avrei mai pensato di potere provare un sentimento così forte per lei. È da più di mezz’ora che sono incollato a questa sedia. Come sempre io arrivo in anticipo. Lei anche questa volta è in ritardo. È ripreso a piovere ... continua a leggere

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Traghettatore
di , numero 14, luglio/settembre 2008, Letture e Recensioni

Italo stava ancora al fiume, ma di gente non ne passava più come prima. Il villaggio a nord era più grande adesso e per andare dall’altra parte c’era il ponte; più a sud invece le quattro case erano state abbandonate e a rimanere non c’erano che tre famiglie a lavorarsi la terra ... continua a leggere

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Il richiamo
di , numero 14, luglio/settembre 2008, Letture e Recensioni

La gente crede che la morte sia qualcosa che ci sta molto lontano, che si avvicina lentamente e che un giorno incrocia il nostro cammino. Non è così. La morte non è lontana, la morte è in mezzo a noi, ci sfiora ogni giorno, ci passa accanto per strada, nelle nostre case, nei nostri giardini. Poi un giorno ci abbraccia, e rien ne va plus ... continua a leggere

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I sogni smarriti
di , numero 14, luglio/settembre 2008, Letture e Recensioni

Vi sono desideri implacabili e imperiosi, che possiedono la forza di una vocazione: nascono in noi nell’infanzia o nella prima adolescenza e continuano a seguirci e ad attrarci irresistibilmente, crescendo e maturando, fino all’età adulta; e viene il giorno in cui esigono di essere finalmente calati nella realtà e portati a compimento ... continua a leggere

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Geno Pampaloni, Una valigia leggera
di , numero 14, luglio/settembre 2008, Letture e Recensioni

Si tratta di scritti composti lungo tutto l'arco di una carriera poco meno che sessantennale, gran parte pubblicata sui maggiori giornali e riviste letterarie, altra reperita nell'archivio privato dell'autore. Le curatrici li hanno disposti intorno ad alcuni assi tematici, che consentono principalmente di scrutare quell’atteggiamento di cordiale attenzione nei confronti del mondo ... continua a leggere

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Massimo Carlotto, Giuseppe Palumbo, Tomka. Il gitano di Guernica
di , numero 14, luglio/settembre 2008, Letture e Recensioni

La guerra spagnola fu genesi del sogno potenziale, generò fiducia nelle possibilità di libertà di pensiero e di vita, oltre modo intense e uniche. Ciò che in parte si dimostra è come l’evento - guerra coinvolga ogni cosa, da cui discende la scelta dei due autori di personaggi marginali rispetto alla vicenda stessa, se non altro insoliti ... continua a leggere

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Attilio Brilli, Il viaggio in Italia
di , numero 14, luglio/settembre 2008, Letture e Recensioni

Il viaggio in Italia, da solo o nell’ambito del più impegnativo grand tour, costituisce – com’è risaputo – un fenomeno culturale e sociale che vede le sue origini verso la fine del Cinquecento, per divenire poi un’abitudine consolidata e pressoché rituale delle classi dominanti nel corso dei secoli XVIII e XIX ... continua a leggere

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Janet Hobhouse, Le furie
di , numero 15, ottobre/dicembre 2008, Letture e Recensioni

Le Furie risucchia sangue e membra. Si tenta di mantenere un certo distacco, ma inutilmente, poiché ci si ritrova dentro parole, ricordi, esperienze della protagonista. Janet Hobhouse si racconta con una naturalezza e una capacità d’analisi che evidenziano debolezze e paure in modo saturo ... continua a leggere

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Benedetta Panieri, Antonio Pizzuto nel regno del tempo
di , numero 15, ottobre/dicembre 2008, Letture e Recensioni

Egli presuppone un lettore filologo che abbia tempo, come ebbe a dire Gianfranco Contini accompagnando per la salita questo Joyce italiano: «lo seguivamo a fatica in quell’aria troppo ossigenata». E Montale, icastico come sempre: «Pizzuto richiede una preparazione come chi si appresta ad andare dal prete a confessarsi, una preparazione ascetica» ... continua a leggere

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Acitrezza, 25 Agosto 2008
di , numero 16, gennaio/marzo 2009, Letture e Recensioni

Acitrezza, un pomeriggio di fine agosto, sedute al Caffè Solaire, io e Fiamma sorseggiamo una granita. Sì, proprio quella Acitrezza dove Verga ambientò I Malavoglia, da cui Visconti trasse lo splendido film La terra trema. Il piccolo paese di pescatori ci accoglie mezzo addormentato, come stordito dal caldo torrido che lo avvolge nel suo umido abbraccio. Sulle panchine della piccola piazza, proprio di fronte al porticciolo ... continua a leggere

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Le mani di Virginia
di , numero 16, gennaio/marzo 2009, Letture e Recensioni

Una vestaglia lunga. Di cotone spesso. Fantasia a quadri enormi. Verde inglese e crema. La cintura pende da un lato, allentata in vita, docile allo sguardo. Le sue gambe sono incrociate dolcemente. Una posa rilassata, riflessiva. Piccole rughe di saggezza sofferta su un viso giovane. È seduta su una sedia, davanti all’apertura della porta finestra. Le do le spalle, ma la vedo. Leggo il suo viso, mentre faccio intridere d’acqua il filtro del the ... continua a leggere

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Riflessi
di , numero 16, gennaio/marzo 2009, Letture e Recensioni

Una scintilla scocca nel buio, una pipa si accende tra gli arbusti, sbuffa, crea riflessi trasportati a valle dalle calme acque del fiume, nel silenzio della notte, nel silenzio dell’universo, nel silenzio della vita, azzeramento di pensieri sensazioni; solenne quiete, senso di appagamento ... continua a leggere

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Rolando Dondarini, Storia illustrata di Bologna
di , numero 16, gennaio/marzo 2009, Letture e Recensioni

«Tutti i paesaggi sono gli esiti attuali e provvisori del continuo sommarsi di matrici, impronte e mutamenti che ci giungono dal passato; da quello più lontano in cui si forgiarono i caratteri climatici e ambientali più persistenti, a quello storico, remoto e recente, durante il quale la presenza umana ha inciso sempre più profondamente lasciando multiformi tracce ed eredità». Così esordisce nella sua breve quanto intensa, eloquente premessa Rolando Dondarini, storiografo ben noto a livello internazionale ... continua a leggere

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Francesco Senatore, Medioevo: istruzioni per l’uso
di , numero 16, gennaio/marzo 2009, Letture e Recensioni

Il complesso di seriorità del nostro tempo si manifesta anzitutto come perdita di ingenuità (e ingenuitas, giusta l’etimo, è anche sempre “libertà”), il che vale tanto su un piano generale, nel senso che una ragione postkantiana non può che essere una ragione critica, ovvero conscia dei propri limiti gnoseologici, sia su un piano particolare, nel senso che lo sviluppo delle scienze moderne è avvenuto essenzialmente attraverso un processo di settorializzazione e di specializzazione dei saperi, ovvero tramite il disvelamento di metodologie specifiche per ogni disciplina. Il beneficio dell’ovvietà ormai non si concede nemmeno più alla conoscenza “amatoriale” ... continua a leggere

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Cornelio, Delitti d’autore, Star Comics, 2009, n. 7
di , numero 17, aprile/giugno 2009, Letture e Recensioni

Cornelio, Delitti d’autore (Star Comics, 2009) è la versione grafica del grande noirista nonché saggista Carlo Lucarelli. Ma è molto di più: una creatura la cui essenza e la cui credibilità hanno acquisito, nella finzione, autonomia letteraria, come del resto Carlo Lucarelli ha confermato: «All'inizio mi sembrava assurdo ritrovarmi come personaggio dentro a un fumetto. Poi mi sono reso conto che quello che veniva fuori, col proseguire del lavoro, era completamente diverso da me.» Del resto la sceneggiatura conta altri due nomi illustri nel panorama giallistico italiano: Mauro Smocovich, vera e propria enciclopedia del noir (tra le altre attività, è scrittore e curatore del DizioNoir) e Giuseppe di Bernardo, già disegnatore di Diabolik ... continua a leggere

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Per la Sinossi poetica di Davide Monda
di , numero 17, aprile/giugno 2009, Letture e Recensioni

«È ancora possibile la poesia?» Questo si chiedeva Eugenio Montale in una fredda serata di dicembre, di fronte all’elegante, sceltissima platea dell’Accademia di Svezia. Eravamo nel ’75, e il grigio diluvio tecnocratico in cui la nostra “civiltà” pareva inesorabilmente sprofondare non sembrava lasciare spazio a molte speranze ... continua a leggere

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Rolando Dondarini, Storia illustrata di Bologna
di , numero 17, aprile/giugno 2009, Letture e Recensioni

«Tutti i paesaggi sono gli esiti attuali e provvisori del continuo sommarsi di matrici, impronte e mutamenti che ci giungono dal passato; da quello più lontano in cui si forgiarono i caratteri climatici e ambientali più persistenti, a quello storico, remoto e recente, durante il quale la presenza umana ha inciso sempre più profondamente lasciando multiformi tracce ed eredità». Così esordisce nella sua breve quanto intensa, eloquente premessa Rolando Dondarini, storiografo ben noto a livello internazionale sia per i molti, pregevoli lavori sul Medioevo, sia per le originali, apprezzate e, per tanti versi, pionieristiche ricerche nell’àmbito di quella disciplina affatto decisiva – specie nei nostri tempi inquieti e imbarbariti, vieppiù lontani dalle ragioni e dai valori dell’autentica cultura… – che è la didattica delle scienze storiche ... continua a leggere

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Il rasoio nazionale. Breve storia della ghigliottina
di , numero 17, aprile/giugno 2009, Letture e Recensioni

Il rasoio nazionale. Breve storia della ghigliottina: questo il titolo dell’ultimo lavoro di Antonio Castronuovo, in uscita presso Stampa Alternativa a metà 2009. Dopo decenni di assenza del tema dall’editoria nazionale, vede la luce un lavoro che oltre a narrare gli eventi storici, ricostruisce la serie di polemiche che si sollevarono su questa terribile macchina di morte. Va corretta l’idea di chi pensa che la macchina fosse ideata dal dottor Joseph-Ignace Guillotin. Così non fu: Guillotin fu soltanto colui che propose di usare un meccanismo semplice per applicare la pena di morte ... continua a leggere

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Il potere mirabile di un grande amore di Davide Monda
di , numero 17, aprile/giugno 2009, Letture e Recensioni

È in uscito, per i tipi di Liguori, l’ultimo libro di Davide Monda: Il potere mirabile di un grande amore. Idee e sentimenti nella civiltà letteraria europea. Prendendo le mosse dalla letteratura della Roma imperiale per giungere fino a quella dell’Europa primonovecentesca, i saggi ivi ospitati s’interrogano su diversi volti decisivi e coinvolgenti dell’amore ... continua a leggere

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Recensire, istruzioni per l’uso di Massimo Onofri
di , numero 17, aprile/giugno 2009, Letture e Recensioni

Il critico che sia veramente tale… inventa ciò che già c’è, nel duplice senso dell’invenire latino: lo inventa cioè, nel senso che se lo trova davanti a un certo punto, ma per via d’una prepotente eppure controllatissima immaginazione. Un’immaginazione che è, sempre, e contemporaneamente, proliferazione di proposte, eccesso di sollecitazioni, ma anche rinuncia e sacrificio ... continua a leggere

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Speculum salutis. Un canzoniere di Federico Cinti
di , numero 17, aprile/giugno 2009, Letture e Recensioni

Federico Cinti ha una chiara vocazione poetica. Egli coniuga il candore del cuore con una notevole perizia tecnica, fatto non così frequente oggi. In questo canzoniere in tre momenti (speranza, disincanto, accettazione della realtà), modellato in primo luogo su Petrarca (con serietà e la necessaria ironia), egli racconta in sonetti il proprio amore per Giulia. Questo è senza dubbio il baricentro dell’opera: ma il tema, pur così totalmente coinvolgente, non esclude l’amore e il dolore dell’intera esistenza ... continua a leggere

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Lettera da Roma
di , numero 18, luglio/settembre 2009, Letture e Recensioni

Enrico mio carissimo, Che giornata di dramma e di gloria fu quella odierna! Te ne scrivo in preda a sentimenti contrastanti ma vivissimi, stupito e quasi incredulo io stesso per essere ancora vivo, e non so se prevalga scoramento o esaltazione, o dolore per i patimenti che questi occhi videro. Oggi fu dunque giorno di battaglia, e prima di ogni altra cosa mi preme farti certo che il tuo fratellone ben si portò alla pugna. Adesso è sera, e vergo queste righe malamente appoggiato al tavolo zoppo da una gamba ... continua a leggere

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Cristina Passetti, Verso la rivoluzione. Scienza e politica nel Regno di Napoli (1784-1794)
di , numero 18, luglio/settembre 2009, Letture e Recensioni

Se il nostro Settecento filosofico e letterario fu in genere caratterizzato da certo moderatismo e fu come rattenuto dall’autorevolezza del retaggio tradizionale, dalla mancanza di una proposta sociale moderna e, anzi, da un’eccessiva prossimità ideologica con il potere, tra le sue non numerosissime innovazioni culturali si può sicuramente includere, e come degno di nota, l’apporto intellettuale di alcuni riformatori meridionali, vissuti nel clima arretrato e conservatore del regno borbonico, tra Carlo III e Ferdinando IV ... continua a leggere

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A. Marchetti (a cura di) Moralisti francesi, classici e contemporanei
di , numero 18, luglio/settembre 2009, Letture e Recensioni

Discorde dai proclami dei filosofi “di professione”, ora impegnati a protrarre la tradizionale dicotomia fra epicureismo e stoicismo, ora intenti a emancipare «la ragion pratica» dalla pretesa, ad essa congenita, di sottostare ai condizionamenti dell’esperienza, per farne un sistema rigoroso, quando non l’oggetto di una scienza fondamentale; discorde, dunque, da questa sorta di presunzione speculativa, la voce del moralista ricorda piuttosto – variatis variandis – quella dell’epigrammista Marziale, laddove ... continua a leggere

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D. Monda (a cura di) Miserabili in prosa. Ottocento: da Hugo a D’Annunzio
di , numero 18, luglio/settembre 2009, Letture e Recensioni

Basato su una rigorosa filologia che trova la sua forza vitale nella storia delle idee – del cui «potere mirabile» Davide Monda ci ha già fornito tante prove – Miserabili in prosa. Ottocento è uno di quei volumi la cui appassionata lettura quasi costringe ad affermare: è un libro che mancava! E spinge a doverose considerazione che, solo all’apparenza, esulano dal compito di una semplice recensione ... continua a leggere

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Gilles Chaillet, Nella Roma dei Cesari
di , numero 18, luglio/settembre 2009, Letture e Recensioni

Nella Roma dei Cesari è una monumentale ricostruzione di quella che fu la Roma del IV secolo d.C., Roma caput mundi, ovvero la capitale di un Impero che già conosceva la minaccia barbarica e che nel 314 aveva appena visto allentarsi la tensione tra cristianesimo e paganesimo con l’Editto di Milano, promulgato da Costantino l’anno precedente, editto che concedeva, tra le altre cose, la libertà di culto ai cristiani ... continua a leggere

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Marino Magliani, La Tana degli Alberibelli
di , numero 18, luglio/settembre 2009, Letture e Recensioni

Jan Martin, un giovane olandese agente di un’agenzia europea antifrode, viene in Italia per indagare su fondi europei dirottati a fini di privata speculazione verso la costruzione di un porto turistico dalle dimensioni imponenti, forse il più importante del Mediterraneo. Jan agisce sotto copertura: lo scopo ufficiale della sua venuta, infatti, è un’attività da archeologo ... continua a leggere

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Tiziano Scarpa, Stabat Mater
di , numero 18, luglio/settembre 2009, Letture e Recensioni

Stabat Mater è una preghiera. In musica. Dolcissima ricerca d’amore di una figlia abbandonata. Cecilia ha sedici anni e una vita colma di vuoti infelici; orfana da sempre, figlia dell’Ospitale, inconsapevole di passato e futuro. Il suo vivere è declinato al presente di ogni giorno, la sua storia è oggi, nel succedersi delle piccole quotidianità, nella crescita maturata silente nell’anima. Il tempo è apparentemente statico ... continua a leggere

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Madrid e i libri
di , numero 19, ottobre/dicembre2009, Letture e Recensioni

A 25 anni, fresca di laurea, giovine e speranzosa alla ricerca di un lavoro vero, una di quelle che le statistiche danno per felicemente occupate nel giro di soli due anni, rifiutai almeno un paio di proposte interessanti vicino a casa per farmi esperienza nel campo dell’editoria in Spagna. E così mi sembrava non ci fosse nient’altro di meglio che un tirocinio Leonardo Da Vinci in una brillante casa editrice spagnola che nemmeno conoscevo. Presi un volo con destinazione Madrid. Olé! Quel giorno di inizio febbraio del ‘99, forbita e ben vestita, mi presentai all’indirizzo indicato nella lettera di accettazione: Calle Sevilla 29 ... continua a leggere

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Lorenzo Angeloni, In Darfur
di , numero 19, ottobre/dicembre2009, Letture e Recensioni

Non c’è pace per il Darfur, dove continuano soprusi, violazione dei diritti umani, stupri perpetrati ai danni di donne e bambini, su un popolo in condizioni sanitarie gravissime, costantemente in fuga alla ricerca di cibo e protezione.Le donne del Darfur sono da sempre le principali vittime del conflitto in atto nella regione sudanese. E doppiamente vittime. Alcune poco più che bambine, quando sopravvivono allo stupro non riescono a nasconderlo e vengono rifiutate dai mariti o dai padri, allontanate dalle comunità in cui sono nate, cresciute e hanno messo al mondo i loro figli. E nessuno può impedirlo ... continua a leggere

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Guido Oldani, Il cielo di lardo
di , numero 19, ottobre/dicembre2009, Letture e Recensioni

Una qualità ritmica non comune a disciplinare un lessico che si apre all’uso diretto e alla locuzione popolare, ma che stacca dalla convenzionalità e rigenera parole rare, varianti, arcaismi: ecco ciò che subito si mostra al lettore de Il cielo di lardo di Guido Oldani. Poi, proseguendo nella lettura, due sono i fatti che trattengono l’attenzione ... continua a leggere

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Norma Stramucci, Il cielo leggero
di , numero 19, ottobre/dicembre2009, Letture e Recensioni

Il quarto libro di poesie di Norma Stramucci, Il cielo leggero è la luminosa tessitura di una ferita familiare. Il dramma che l’attraversa è decantato attraverso il ricorso al mito classico, oppure attraverso la contrapposizione tra l’angelo (figura del bene, della leggerezza, ma anche figlio bambino) e una serie di animali che rappresentano le angosce, le inquietudini, le apprensioni della madre ferita nel corpo e nella psiche dopo l’incidente stradale del figlio ... continua a leggere

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Dialogo della luna e di Leopardi
di , numero 20, gennaio/marzo 2010, Letture e Recensioni

LEOPARDI: Tranquilla; perito perfino l’inganno estremo, nulla è più in grado di ferirmi. Nessuna cosa vale ormai i moti del mio stanco cuore. Rimugino su quando l’infelicità mi occupava per intero, e sapevo dall’oggi ciò che mi aspettava domani. L’infelicità mi riempiva talmente che non avevo voglia d’altro. A distanza di tempo, da quando essa mi lasciò di colpo, avverto un vuoto, e non ho più difese contro me stesso. Questa superficie di marmo che sono diventato mi disgusta; nondimeno mi ha donato un metodo. «Fuori dal metodo un pessimista può soffrire quanto vuole, ma non diviene pessimista per questo. Lo diviene in virtù del metodo. Così il pessimista può rivolgersi con diritto agli sventurati huius mundi habitatores solo se e in quanto s’è messo tra parentesi nel metodo. Anzi, egli può arrivare a dire: “il compito del pessimista è quello di indagare la verità definitiva”, e può aggiungere che di verità definitiva si può parlare solo secondo il metodo pessimista, e che sempre secondo questo metodo la verità si può indicare quasi con un dito» ... continua a leggere

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Arthur Rimbaud Illuminations trad. e commento di A. Marchetti
di , numero 20, gennaio/marzo 2010, Letture e Recensioni

In Adriano Marchetti, l’annosa frequentazione della letteratura francese pare prediligere quei luoghi di essa in cui gli istituti che la costituiscono – e in primis la lingua – generano e insieme patiscono l’urgenza di ridefinirsi, in un incontenibile empito di fondazione e di liquidazione. Gli autori del suo canone (Maurice de Guérin, Arthur Rimbaud, René Char, Max Loreau, Simone Weil, ma anche figure ibride, tra scrittura creativa e scrittura critica, come Jean Paulhan o Suzanne Lilar) lo dimostrano: l’audacia espressiva e sperimentativa, la fulminea simultaneità dell’evocazione, il superamento della distinzione tra denotazione e connotazione, «la materialità del testo, sonora e scritturale» come invenzione del «processo della propria formazione» sono i caratteri che sembrano orientarne la scelte ermeneutiche ... continua a leggere

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Maria Giuseppina Muzzarelli Un’italiana alla Corte di Francia
di , numero 20, gennaio/marzo 2010, Letture e Recensioni

Christine de Pizan, ovvero Cristina di Pizzano, è un'intellettuale vissuta fra il Tre e il Quattrocento alla Corte di Francia: ella trae il suo titolo di piccola nobiltà da una frazione di Monterenzio, a una ventina di chilometri da Bologna, da cui proveniva la famiglia del padre Tommaso, un eminente dottore dello Studio bolognese che volle dare alla figlia, cosa insolita a quei tempi, un'istruzione completa e che le trasmise la passione per i libri e per lo studio. Scrive Maria Giuseppina Muzzarelli nel suo bel saggio, Un'italiana alla Corte di Francia: “L'educazione impartitale dal padre è il marchio della differenza. È l'origine e il centro di questa storia” ... continua a leggere

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Bernabé, Alberto y Luján, Eugenio Introducción al griego micénico
di , numero 21, aprile/giungo 2010, Letture e Recensioni

Desde que se descifró el lineal B, varios han sido los estudiosos españoles (Ruipérez, Melena…) que han dedicado buena parte de sus esfuerzos al griego micénico. Sin embargo, no se había publicado ningún estudio en nuestra lengua que presentara de forma global las características gramaticales del griego micénico. Éste es, precisamente, el objetivo de este magnífico libro. La obra es, por lo tanto, un manual de griego micénico, en el que se hace una presentación lo suficientemente detallada para un estudiante de griego y ofrece los recursos bibliográficos adecuados para que, una vez adquiridos los rudimentos del micénico, el estudioso pueda profundizar en detalles concretos de este dialecto griego ... continua a leggere

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La crescita
di , numero 21, aprile/giungo 2010, Letture e Recensioni

Mia madre mi schiaffeggiava spesso. Facevo appena in tempo a cogliere l’immagine della sua mano − sospesa in alto, aperta e immobile sopra di me − che questa, fulminea, era già scesa a colpire la mia guancia. Io ne accompagnavo il movimento voltando la testa, ma, a quel punto, facevo sempre il medesimo errore: riportavo il capo in posizione centrale e così, quando giungeva il rovescio, nel frattempo già partito, le nocche trovavano l’altro lato del viso pronto da risbattere di là. Subito i miei occhi si riempivano di lacrime ... continua a leggere

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Beppe Sebaste Oggetti smarriti e altre apparizioni
di , numero 21, aprile/giungo 2010, Letture e Recensioni

«Si tratta di dare alle parole la stessa importanza che hanno nei sogni»: prendendo per buono questo avvertimento di Antonin Artaud, proviamo a interpretare l’ultimo libro di Beppe Sebaste, uscito come il precedente, Panchine, nella collana Contromano di Laterza, sorta di manuali di viaggio in bottiglia, circumnavigazioni intorno all’umanità. Cosa intende Sebaste per “oggetti smarriti”? ... continua a leggere

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Àdhara (Catabasi)
di , numero 22, luglio/settembre 2010, Letture e Recensioni

in principio dal libro sesto virgilii patris: mi ritrovai per una selva oscura, per una selva oscura, tra lacrime, lacrimae rerum, ma ora la marcia del viaggio rallenta, si ferma sulle coste di una terra qualunque. e dunque ecco una casa abbandonata, scolpita da un fuggiasco dopo il labirinto ... continua a leggere

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Giovanni Perich Gli amari impatti di Malanato
di , numero 22, luglio/settembre 2010, Letture e Recensioni

Permettetevi, per un libro come questo, di indugiare un po’ sulla soglia. Girare intorno al titolo, ad esempio, questo decasillabo sonoro, pieno di A e di liquide e di nasali che producono un lento planare, come un foglio di carta che voli da una finestra. La durezza del sostantivo “impatti” che fa da soggetto viene neutralizzata dai suoni che gli stanno intorno. E Malanato – di nome Mirco, su rievocazione di uno pseudonimo montaliano: ancora operano le allitterazioni – è un cognome bizzarro, evocativo, lento. Una tempesta in un bicchier d’acqua, una nevicata nella boccia di vetro ... continua a leggere

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I nomi delle cose
di , numero 23, ottobre/dicembre 2010, Letture e Recensioni

Emma arriva in reparto alle dieci. Ha una scarpina in seta azzurra, una maglia di cotone bianco, i jeans. L’abbinamento bianco e blu le è sempre piaciuto. Arrivata al terzo piano percorre un lungo corridoio e incontra il padre subito. Ciao papà. Lui la abbraccia un po’ sudaticcio col solito impaccio. La mamma arriva dopo. Ciao. Vado a prendere il nonno. Emma fa il corridoio all’indietro come un gambero, poi alza i tacchi e si volta. Già piange, come una cretina. Emma non sa se riuscirà mai a trattenere il pianto come la madre che ormai è controllata, allenata, pur mantenendo un musetto da cerbiatto. Emma piange voltata verso la vetrata ; la luce è una lama accecante. Immagina ... continua a leggere

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Daniele Mencarelli, Bambino Gesù
di , numero 23, ottobre/dicembre 2010, Letture e Recensioni

Di rado, leggendo poesie contemporanee capita di vivere un’esperienza di lettura così intensa e umanamente compiuta come leggendo i versi della raccolta Bambino Gesù di Daniele Mencarelli, raccolta che riassume la fatica di alcuni anni e che si innesta su un’esperienza di vita e di lavoro vissuta dall’autore nell’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” di Roma. La realtà, anzi il rispetto per il reale nei suoi lati più drammatici quindi più veri, rendono il libro un unicum nel panorama letterario corrente. Non ci sono manierismi di stile, pur essendo visibile un attento lavoro di calibratura nel lessico di registro medio, variato a tratti da espressioni popolari o termini tecnici, né estremismi nel trattamento di un verso spesso giambico, solenne negli accenti in modo da raccontare “l’epica della realtà quotidiana della morte e di Dio”, che potrebbe essere il sottotitolo del libro ... continua a leggere

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Un silenzio interiore. I ritratti di Henri Cartier-Besson
di , numero 23, ottobre/dicembre 2010, Letture e Recensioni

All’avvertito lettore d’Immaginario dal vero (Milano, Abscondita, 2005) di Henri Cartier-Bresson sembrerà inverosimile che la situazione psicologica, o meglio la coscienza fotografica profonda del genio di Chanteloup aggioghi una duplice condizione: il fotografo è un antropofago a caccia, la sua preda complice del cannibale. Lo scenario ideale entro al quale va compresa la fotografia di Cartier-Bresson è dunque elementare per limitatezza d’orizzonte: il predatore di realtà fotografa e il fotografato non è il qualunque, è invece l’unicità fotografabile del mondo. Una misteriosa legge fa del fotografato il fotografabile. L’esemplare osmosi fra l’atto o clic e la fissazione dell’oggetto nella memoria della macchina riflette una trasmissione sensuale, una migrazione di seme dal guardante nel guardato ... continua a leggere

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Adriano Marchetti, Simone Weil
di , numero 23, ottobre/dicembre 2010, Letture e Recensioni

La natura chimerica della scrittura biografica agisce su diversi livelli. L’ermeneutica del vissuto di un uomo, quando è tentata da un occhio esterno (magari lontano nello spazio e nel tempo), per il fatto stesso che questo ne abbia sussunto l’esemplarità di fondo, trasforma lo scrittore in un agiografo e l’individuo studiato in un personaggio, la cui tipicità soffoca quell’anelito di imprevedibilità che costituisce il cuore di ogni esistenza. Del resto l’approccio stesso dell’autore ai dati biografici non è mai, alla lettera, immediato, ma ... continua a leggere

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Alessandro Berselli, Non fare la cosa giusta
di , numero 23, ottobre/dicembre 2010, Letture e Recensioni

Rispetto al precedente romanzo Cattivo, in cui è evidente la dipendenza del protagonista dall’autore che l’ha creato, soprattutto nelle peculiarità che lo identificano come un ribelle, passionale ma nello stesso tempo freddo e razionale, in Non fare la cosa giusta Berselli apporta elementi di novità nella narrazione. Il protagonista ha una psicologia complessa, vive di vita propria in un romanzo in cui due storie, quella che conduce al crimine e quella che spiega come il narratore viene a conoscenza del fatto tragico, coincidono con i tempi del racconto. La prosa, quando è filtrata dalla necessità di riflettere sugli avvenimenti, ha un ritmo meno frenetico ed è sostenuta da un linguaggio necessariamente più analitico, che conferma la decisa evoluzione stilistica di questo autore ... continua a leggere

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Heptaplus. Quattordici esercizi di bibliomanzia
di , , numero 24, gennaio/marzo 2011, Letture e Recensioni

Il titolo e il sottotitolo, in apparenza arcani, di questo libro alludono, da un lato, all'idea rinascimentale della coscienza culturale come settimo giorno della creazione, dell'autocoscienza o coscienza riflessa come compimento ideale dell'universo, come vasto silenzio in cui la realtà e il pensiero vedono ed inverano se stessi nello specchio della riflessione; dall'altro, all'antica (ma anche moderna: D'Annunzio «estremo de' bibliomanti») arte della bibliomanzia, della conoscenza profonda, in certo modo profetica, che si ricava, o che ci si illude (ma quanto vitale e salutifera illusione) di ricavare, dallo scrutare e dall'auscultare, senza schemi preconcetti (e anzi concedendo al mistero, all'engima, all'imponderabile, ciò che a sé rivendicano nel percorso della vita, della conoscenza e della creazione), la selva di segni della scrittura e del testo ... continua a leggere

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Un canzoniere nel caos postmoderno. Lo Speculum Salutis di Federico Cinti
di , numero 24, gennaio/marzo 2011, Letture e Recensioni

Nel volume, mirabile di rigore e di audacia, sono versati 366 sonetti, opportunamente numerati e raggruppati in parti uguali nelle tre sezioni: “A Giulia”, “A Giulia che parte”, “A Giulia e Federico”. Il trittico non dissimula la ‘fonte’: versi e lire che hanno ritmato la poesia occidentale. Lo attestano le epigrafi, fungenti da vestibolo per ogni sonetto, esibendo non solo la vasta ‘biblioteca mentale’ dell’autore, ma anche il mosaico dei ‘giganti’ che lo sorreggono sulle spalle, e senza i quali non avrebbe potuto intravedere gli orizzonti ritagliati in questo, che definisce un canzoniere – ancora uno dei possibili, dopo quello di Petrarca ... continua a leggere

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Sorelle mai (2011) Marco Bellocchio. Una lettura a Bologna
di , numero 25, aprile/giugno 2011, Letture e Recensioni

Marco Bellocchio è venuto a Bologna per presentare il suo film, Sorelle Mai, un racconto di famiglia girato e ambientato a Bobbio, nel piacentino. Narra un pezzo di storia, tra reale e fantastica, della sua gens negli anni compresi tra il 1999 e il 2008. Figura sempre presente è la figlia, Elena, seguìta nel suo sviluppo somatico e mentale dai quattro ai tredici anni. Una bambina e una ragazzina piena di vita. Molto presenti, immote nel tempo che poco le cambia, anche le sorelle del regista, Letizia e Marisa. I personaggi inquieti sono Giorgio, pure lui realmente figlio di Marco, e Donatella Finocchiaro che recita, da brava attrice, la parte di Sara, sorella di Giorgio e madre di Elena. La figura del padre è assente. Viene rimpiazzata da un anziano amministratore-amico: Gianni (Gianni Schicchi) che appare bonario e pure tranquillo, ma alla fine si darà la morte per acqua mimando L’uomo in frac. È il sacrificio simbolico del padre che, come san Giuseppe, sembra putativo ... continua a leggere

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Maurizio Clementi Pompei dalla luna
di , numero 25, aprile/giugno 2011, Letture e Recensioni

Pompei dalla luna" segna un punto di non ritorno nell’opera di Maurizio Clementi, un punto di straordinaria maturazione. L’ennesima riprova, se ce ne fosse ancora bisogno, della vitalità della nostra poesia. Il poema, con testo inglese a fronte, è spunto di infinite riflessione, un testo che si lascia amare per la concentrazione, la fusione tra pensiero e spirito pulsante. Pompei è luogo dell'anima, in cui “Tutto riluce di un chiarore assordante”, luogo di riflessioni assolute, di contatto tra l'io e il cosmo che ci parla. In un certo senso, Pompei è metafora proprio della poesia ... continua a leggere

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Albano, Amanda è libera. Il ritorno dell’ode-canzonetta o dell’asclepiadeo minore
di , numero 25, aprile/giugno 2011, Letture e Recensioni

Tra le tante canzoni del sessantunesimo Festival di Sanremo, una in particolare s’impone per il testo, ed è Amanda è libera di Al Bano Carrisi, scritta insieme con Fabrizio Berlincioni e Alterisio Paoletti. E s’impone tanto per il contenuto, che affronta una tematica di bruciante attualità, vale a dire la vita e la morte di una ragazza di strada, la ventottenne nigeriana Doris Iuta, quanto per il fatto che lo schema metrico utilizzato è quello dell’ode-canzonetta o, se si tenta un’interpretazione più ardita, dell’asclepiadeo minore di stampo carducciano. L’impegno etico-civile, quindi, sembra coniugarsi, come è giusto che sia, a una ricerca d’ordine, nel caos multiforme che regna in questo tumultuoso inizio di terzo millennio ... continua a leggere

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Delphine de Vigan Gli effetti secondari dei sogni
di , numero 25, aprile/giugno 2011, Letture e Recensioni

Il titolo originale in francese di questo profondo, delicato e meraviglioso libro, è in realtà “Lou e No”, i nomi abbreviati delle due protagoniste. Racconta la storia di una ragazzina di tredici anni dotata di un'intelligenza straordinaria che frequenta un liceo parigino due classi più avanti, quindi poco inserita con i coetanei a causa anche della differenza d'età. Solo un compagno è attratto da lei e dalle sue capacità. Sarà il terzo protagonista della vicenda. Lou proviene da una famiglia in cui la madre è chiusa in un suo silenzio e dolore dopo aver perso una figlia di circa un anno. E' il padre che si occupa di lei e con il quale ha un rapporto sincero e solido ... continua a leggere

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Marino Magliani, La spiaggia dei cani romantici
di , numero 26, luglio/settembre 2011, Letture e Recensioni

I giorni si succedono nella banale mediocrità di un quotidiano disordine esistenziale, tra gli esuberanti ragazzi della sconfinata provincia argentina dei primi anni Ottanta che Magliani riesuma nelle prime pagine del suo ultimo libro, La spiaggia dei cani romantici, uscito agli inizi dell’anno presso la torinese Instar libri. Nel cuore della Pampa, in una cittadina chiamata Lincoln, un gruppo di ragazzi vive la sua disordinata giovinezza tra feste ... continua a leggere

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Neil Novello, Falò dei rosari
di , numero 26, luglio/settembre 2011, Letture e Recensioni

Sia io in te fiore di cerfoglio / se da sbozzata crisalide/ mi sarai chiave/ su per la squama del meleto.” Questo incipit, rubato alla poesia di Novello, vuole presentare al lettore materia e dettato, senso e campo semantico: leggiamo un lungo maternale che fa coabitare la madre col figlio, che dimostra l’impossibilità del taglio definitivo del cordone ombelicale. Rosario, va da sé, è termine polisemico: è roseto (rose e spine) ed è omaggio, preghiera, supplica; nel Falò de’ rosarî si consuma l’impossibilità dell’allontanamento ... continua a leggere

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Gozzano dopo cent’anni
di , , numero 26, luglio/settembre 2011, Letture e Recensioni

Gozzano e l’humanitas, Gozzano e il mistero, Gozzano mistico senza Dio, Gozzano e l’assenza, Gozzano e il tempo. Questi i motivi principali e coestensivi sondati in Gozzano dopo cent’anni (Nuova Provincia, Imola 2011), un’ ampia antologia – il cui titolo ricalca quello del noto e illuminante saggio montaliano del ’51, Gozzano dopo trent’anni – delle opere di Guido Gozzano che gli autori hanno curato in occasione del centenario dell’uscita dei Colloqui ... continua a leggere

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Qualche considerazione sulle Pensées di Montesquieu
di , numero 26, luglio/settembre 2011, Letture e Recensioni

Considerato il maggiore illuminista francese della prima metà del XVIII secolo insieme a Voltaire, Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu (1689-1755), fu un autore caratterizzato da vastissimi interessi. Testimonianza di questa vivace curiosità intellettuale ci è offerta non solo dalla ricca biblioteca personale e dalle opere che egli mandò alle stampe, ma anche dalle Pensées, imponente manoscritto – rimasto inedito durante la sua vita– che raccoglie osservazioni e note, prevalentemente brevi, al quale continuò a lavorare per tutto l’arco della propria parabola speculativa: il celebre Bordolese era infatti solito registrare su carta riflessioni che avrebbero poi potuto essere rielaborate nelle pagine dei testi destinati alla pubblicazione ... continua a leggere

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Identità e clausura
di , numero 51, giugno 2021, Letture e Recensioni

Identità e clausura

Nel lungo anno di pandemia e di clausura, in una quarta superiore avvezza a leggere romanzi del Novecento in versione integrale, è stata proposta una duplice lettura ed un confronto. I due racconti lunghi I beati anni del castigo di Fleur Jaeggy (Adelphi, 2015) e Un anno di scuola di Giani Stuparich (Quodlibet, 2017) stanno inscritti dentro a luoghi chiusi come un collegio, un’aula scolastica. Conficcati, potremmo dire, nei perimetro limitante e asfittico di un inizio/metà novecento che già sente o che sente ancora odore di guerra; serrati nei confini del corpo e del genere, essere donne, essere uomini. Al tempo stesso, specie nel romanzo della scrittrice Fleur Jaeggy, compare un cerchio radioso (cerchio nel cerchio) di sorellanza, di affinità, di legame tra pari che sembra offrire solidarietà e riparo; mentre in realtà soffoca e fa soffocare. Infine la chiusura, nei luoghi e nel modo di comportarsi, avviene in un tempo, quello dell’adolescenza, che per sua natura è smangiato, senza margini o confini netti, senza definizioni; le ragazze e i ragazzi si atteggiano, cercano modelli, ... continua a leggere

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Diario di un amore perduto
di , numero 51, giugno 2021, Letture e Recensioni

Diario di un amore perduto

Se c’è una cosa orrenda da imparare nella vita è come essere orfani. L’etimologia della parola orfano è viaggiatrice, attraversa il latino, poi il greco e arriva fino al sanscrito per risolversi nell’accezione finale di “fanciullo privo”. Si può essere privi di una guida, privi di un pezzo, di soggetto, di persona madre. Si può diventare orfani a qualsiasi età, in qualsiasi momento, persino il giorno del proprio compleanno. Come è accaduto a Eric-Emmanuel Schmitt, che nel 2017 ha perso la madre ritrovandosi immerso in un dolore straziante senza sapere come maneggiarlo. Schmitt è un autore, saggista, drammaturgo, sceneggiatore molto prolifico e molto rappresentato a teatro. Diario di un amore perduto ( edizioni e/o, 2021, traduzione di Alberto Bracci Testasecca) in effetti si può considerare come un invito a teatro, per uno spettacolo intimo, personale, confessione e racconto insieme che nasce da una domanda precisa: «Che fare quando non si può più fare niente?». Non volendo lasciar andare la madre, Schmitt decide di tenere questo journal, una stanza intima in cui poter parlare ancora con l... continua a leggere

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Raca
di , numero 27, ottobre/dicembre 2011, Letture e Recensioni

Il sole si mangiava le schiene ricurve sui campi intente a raccogliere l’orzo. Più in là i pastori seguivano con lo sguardo le pecore ordinate e dimesse. Mancava poco all’ora di cena, due cose in fretta e furia, un saluto a Sara e poi finalmente dalle sue pergamene. Gli piaceva il latino così dolce ed armonioso, l’aveva imparato di nascosto da suo padre perché era la lingua degli invasori. Una leggera brezza lo accompagnava nella stradicciola di casa dove sempre lo attendeva seduto il vecchio padre che non lavorava più e gli aveva affidato tutti i suoi averi. O meglio quello che era rimasto da quando … Ma che strano. Il padre stava con le braccia allargate, ancora possente come una statua e ai suoi piedi un miserabile cencioso. Che voleva da lui? Si era sparsa la voce che ormai il vecchio era rimbecillito da quando aveva dato parte dei suoi averi al figlio che se ne era andato ed ora tutti i reietti venivano lì a chiedere. Non si può rimproverare un vecchio, ma quante cose avrebbe voluto dirgli! Che cialtrone di padre! Non riconosceva e distingueva più nulla, nemmeno gli era riconoscente per essere rimasto lui solo a sostenerlo. Affrettò il passo con la rabbia nel cuore finché fu vicino a quell’individuo lercio più di un maiale; il viso era ancora nascosto dal lembo purpureo della veste del vecchio, ma le orecchie no, appuntite e aguzze. Erano le sue, erano di quel raca di suo fratello. Raca, solo un raca, niente di più su... continua a leggere

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CÔté Bach di Lucia Tancredi. La semanticità del messaggio musicale
di , numero 27, ottobre/dicembre 2011, Letture e Recensioni

La vicenda sulla quale si affabula in Côté Bach (ev 2009) è la storia di una rigenerazione, del tentativo di trasformare in altro uno stato stagnante dell’essere. Critico musicale, personaggio-protagonista che vive un momento di transito dall’irretimento nella sua logica inerziale dell’appagamento a una ingiunzione a disconoscersi, non è affatto casuale che resti senza nome fin quasi alla fine del racconto. Come segno che si ricompone nella propria recherche, Lucien è indotto a riconsiderare la propria esperienza e a tentare di affrancarla dallo scadimento nell’automatismo e da ciò che finora aveva creduto essere o interpretare: uno «specialista della rimozione», come egli stesso si definisce nella sua autopresentazione, in un esordio, dunque, per caratterizzazione diretta. Inaspettatamente, per caso, in una spaesante flânerie – e un prologo siffatto dà la misura del peculiare proustismo del libro (là dove Proust è palesemente presente nel romanzo fin da un titolarsi tutt’altro che occasionale), del nesso tra imprevedibilità e destino, della necessità del caso, della casualità dell’incontro “fortuito e inevitabile” che finisce per innescare un imperativo, nonché del risuonare della baudelairiana poetica dello choc, “figura segreta” dell’arte e folgorazione del flâneur che mentre vaga per le strade di Parigi riconosce qualcuno tra la folla incognita – Lucien si imbatte con Marie, la donna del suo choc, avverte la... continua a leggere

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Luis Sepùlveda Il mondo alla fine del mondo
di , numero 27, ottobre/dicembre 2011, Letture e Recensioni

Ho iniziato a leggere Il mondo alla fine del mondo. L’ho trovato per caso in cantina. È venuto fuori da un vecchio scatolone ingiallito color sabbia. È sottile, non avrà più di cento pagine, penso, e posso leggerlo in due giorni, tre. Soffio via la sottile patina di polvere che si solleva seguendo la zigrinatura. Sulla copertina c’è un porto con le barche in secca, coperte da teloni diafani come sudari. Un uomo nerovestito con cilindro e bastone passeggia solitario a riva, a qualche passo dalla linea di rilegatura. Tre bandiere rosse sventolano in lontananza sui pennoni. L’orizzonte è la ringhiera di un ponte tagliato da una piega. Il mare quasi non si vede, è in un angolo scuro a sinistra, immobile e piatto. Sotto il nome dell’autore c’è una piccola luna dai contorni sfocati, grande come la “o” di mondo. È inverno e la luce dei tramonti australi tinge d’azzurro la carta spessa e consumata. Le increspature spezzano le ali della civetta bianca di “Guanda” e innalzano dune sulla spiaggia. Due, tre giorni dopo Ho finito di leggere Il mondo alla fine del mondo. Centoventisette pagine di mari insidiosi, baleniere assassine, ecologisti guerrieri. L’autore è Luis Sepulveda, lo stesso scrittore de Il vecchio che leggeva romanzi d’amore. I due libri sono così simili, in quanto ad argomenti trattati, che si potrebbero considerare l’uno la continuazione dell’altro. In entram... continua a leggere

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Giacomo Sartori, Cielo nero
di , numero 27, ottobre/dicembre 2011, Letture e Recensioni

Tra l’autunno del 1943 e il gennaio del 1944 si consuma uno dei drammi più cupi del fascismo, il processo e la condanna a morte di Galeazzo Ciano, genero del duce, a i repubblichini di Salò non perdonano di essere uno dei promotori del voto con cui il Gran consiglio del fascismo il 25 luglio decise la destituzione di Mussolini. Da questo episodio, Sartori prende spunto per questa sua ultima opera, Cielo nero (Gaffi editore, 2011). Costruita su 32 scene o brevi capitoli, scandite a mo’ di diario in terza persona sulle giornate più significative della storia, si sviluppa intorno alla figura di Galeazzo Ciano, rinchiuso nel carcere degli Scalzi di Verona, in attesa del processo. Uomo dolorosamente sopravvissuto all’immenso potere di cui ha disposto fino a pochissimo tempo prima, vive giornate gravide di rimpianti, recriminazioni, speranze, in un incessante altalenare tra abissi di sconforto e momenti di improbabili progetti per un futuro che a volte è remoto e sfuggente, a volte incongruamente prossimo. La vicinanza della morte esalta i poli estremi di una personalità intimamente contraddittoria, istrionica, narcisista, vanesia e al tempo stesso capace di inaspettate sincerità, di trasparenze negli affetti familiari più cari, di ardite discese negli abissi più reconditi di se stesso. Il suo sentimento di amore-odio nei confronti del suocero si addensa sempre più in un astio viscerale ed irredimibile. Due donne tentano di salvarlo, la mogl... continua a leggere

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Il magico crocevia verso il delta del Mississipi. Robert Johnson, il musicista che scese a patto col demonio. Eudora Welty, Nozze sul Delta, minimum fax
di , numero 50, dicembre 2020, Letture e Recensioni

Il magico crocevia verso il delta del Mississipi. Robert Johnson, il musicista che scese a patto col demonio. Eudora Welty, <em>Nozze sul Delta</em>, minimum fax

A San Antonio, in Texas, fu picchiato dalla polizia, arrestato per vagabondaggio e sbattuto in galera, la sua chitarra sfasciata perché s’era messo in testa di suonarla per strada. Era il novembre del 1936 e Robert Johnson era giunto in città da poche ore. Il giorno dopo, nella stanza 414 del Gunter Hotel, avrebbe inciso una manciata di canzoni poi entrate nella storia. 16 brani giunti a noi. Il produttore Don Law gli chiese almeno due versioni per ogni canzone. Wikipedia lo definisce così: “Tra le massime leggende della musica blues, è considerato uno dei più grandi e influenti musicisti del ventesimo secolo”. Ma prima di Wikipedia altre leggende della musica lo avevano iscritto tra le stelle a cui ispirarsi, da Jimi Hendrix ai Rolling Stones. Lo scorso anno l’editore Chicago Review Press ha pubblicato Up Jumped the Devil – The Real Life of Robert Johnson, un libro che recensori e addetti ai lavori hanno subito celebrato come la biografia definitiva di Johnson, facendo luce su alcune leggende che lo circondavano. Sulla sua morte: il dove e il perché e, soprattutto il nome dell’uomo che... continua a leggere

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L’ombra che disgombra. Su L’ombra del mondo di Pietro Montorfani
di , numero 50, dicembre 2020, Letture e Recensioni

L’ombra che disgombra. Su <em>L’ombra del mondo</em> di Pietro Montorfani

L’ombra lunga della Torre di Siena segna l’ora amena dell’aperitivo, la meridiana in Piazza del Campo «dettava i ritmi lenti / al buon governo». Le età si incorporano, la geografia mostra talora un difetto di corrispondenza con il livello emozionale: dal noto e claustrale si evade e ad esso si fa ritorno, perché è lì depositato il senso di una continuità temporale, all’ombra, appunto, delle nostre origini e della percezione tutt’altro che simbolica del nostro essere stati. Se l’ombra (in noi, fuori di noi) è una luce digradata per l’interposizione di qualcosa di intrasparente con una sorgente luminosa, in quest’opera in versi di Pietro Montorfani il termine «ombra» va assunto per metonimia: ciò che la promuove, ciò che la esibisce. E per quello che essa è atta a rendere comprensibile. Ci si può chiedere quale sia la parola chiave dell’Ombra del mondo (Aragno, Torino 2020). Indubbiamente «Europa» (mot-clé e connotatore del testo), ma con altrettanta evidenza «ombra», non introdotte in un diario di viaggio, tanto per allontanare fin da subito l’idea, per altro a... continua a leggere

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Un erudito sulle tracce dei Prima nomina
di , numero 49, giugno 2020, Letture e Recensioni

Un erudito sulle tracce dei <em>Prima nomina</em>

Sui nomi divini è un libro desueto e potenzialmente prezioso: un’edizione commentata (i criteri ermeneutici sono dettagliati nella Nota al testo), una antologia, si dice in quarta, essenziale, volta a diradare un silenzio postumo troppo a lungo protrattosi, quasi una conseguenza inestinguibile, come una pena indelebile da scontare in séguito alla condanna che la censura ecclesiastica pronunciò sulla persona e sull’opera dell’autore, Arduino Suzzi. Appartato, fuori del dominio alienante del tempo e dell’opinione mondana, misconosciuto erudito vissuto tra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo, emblematico rappresentante, quindi, di quella early modernity, protomodernità ancora al crocevia – ancora per molti tratti sorprendentemente legata a forme medioevali e teologiche – verso cui oggi si avverte un qualche risveglio d’interesse. Il libro: Arduino Suzzi, Sui nomi divini. Passi scelti dalle Origini Hebraiche delle tre lingue e Dagli scritti esoterici. Preambolo di Andrea Vacchi Suzzi, Introduzione, cura e note di Matteo Veronesi, Edizioni... continua a leggere

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A. Agosti, G. De Luna, Juventus. storia di una passione italiana. Dalle origini ai giorni nostri, Utet, Milano 2019
di , numero 49, giugno 2020, Letture e Recensioni

A. Agosti, G. De Luna, <em>Juventus. storia di una passione italiana. Dalle origini ai giorni nostri</em>, Utet, Milano 2019

Giampaolo Ormezzano, una delle grandi firme del giornalismo italiano, nel 2008 narrava, riprendendo un testo di Oliviero Bhea, come la stampa sportiva si passata attraverso tre periodi differenti. Il primo contraddistinto dall’amore, il secondo dall’erotismo, il terzo dalla pornografia. Quest’ultimo riguarda gli ultimi anni in cui la stampa sportiva, come quella pornografica, si è rivolta soprattutto a un pubblico che vuole «vedere le cose che altri fanno bene, che noi vorremmo fare, che noi non possiamo fare: in uno stadio come in camera da letto». Il secondo, quello dell’erotismo, invece riguarda un periodo di passaggio tra pornografia e amore, che ha caratterizzato il primo periodo. Nei periodici e nei quotidiani di fine Ottocento e inizio del Novecento, i cronisti sportivi erano poco considerati, tanto da vivere ai margini delle redazioni. Solo l’amore e una grande passione li portavano a occuparsi di sport considerato «buono da mangiare e da bere, ma non valido per indurre tentazioni merceologiche». Se portiamo questo ragionamento dal giornalismo in ambito accademico, possiamo dire che gli storici che ... continua a leggere

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Giovanni Greco, Las fabricas del colegio invisible. Abecedario masonico
di , numero 28, gennaio/marzo 2012, Letture e Recensioni

Non solo in una Res publica delle scienze e delle lettere vieppiù soggetta a disfunzioni gravi quali lo specialismo, il disincanto e il sospetto, bensì nel macrocosmo laico e pluralista che abitiamo – o vorremmo abitare… – è ardua impresa descrivere e, a maggior ragione, patrocinare l’attualità della varia e vasta eredità consegnataci dalla Massoneria. Nondimeno, un cospicuo, policromo e affidabile manipolo di studiosi e pubblicisti ha posto l’accento sull’indubbia rilevanza di questa antica ed insigne Istituzione, che si segnala, inter alia, per l’originalità di pensiero e scrittura, la coerenza effettiva delle posizioni e la consonanza con i più seri e progressivi orientamenti culturali e civili d’Europa. L’ultimo volume di Giovanni Greco – storiografo di fama internazionale che non necessita certo di presentazioni, e che da molti anni rischiara e diffonde il retaggio latomistico d’Europa – fornisce un contributo rilevante in tal senso, tratteggiando in maniera innovativa e accattivante aspetti decisivi della Massoneria e della sua doviziosa eredità culturale, etica e spirituale. La presente traduzione, realizzata per tutti i paesi di lingua spagnola ma in primis per quelli dell’America latina, giunge dunque opportuna e tempestiva. Illustrando la positività e la forza dei princìpi massonici, l’autore è confortato dalla certezza che la maggiore e (probabilmente) miglior parte degli studiosi attivi nei due seco... continua a leggere

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Twilight. Filosofia della vulnerabilità di Monia Andreani
di , numero 28, gennaio/marzo 2012, Letture e Recensioni

Se dovessimo elaborare schematicamente una metafora del tipo “è diventato un vampiro” dopo aver letto Twilight. Filosofia della vulnerabilità di Monia Andreani ci troveremmo a dover incrementare l’intersezione del “veder come”, lo spazio delle caratteristiche comuni ai due termini (quello sotteso di uomo, perlomeno di un uomo, e quello di vampiro al maschile) del transfert con tutta una serie di attribuzioni analogiche che ineriscono a entrambi gli stati. Attributi, di ordine morale in questo caso, nessi significativi o intuitivi che autorizzano l’identificazione dei due termini differenziati: disposizione parassitaria, vocazione al dominio, istinto divoratore, vitalismo, femminilità perversa, una vulnerabilità differentemente esperita, immortalismo, incompiutezza, aprogettualità, pulsione di morte, ricerca di vincoli dispersi, icona eu-sociale. Per poi dover ridistribuire tali proprietà in sottoinsiemi che si riferiscano a un peculiare status di uomo e a una particolare stirpe di vampiro. Lavoro che la Andreani ha ampiamente svolto con l’apparentemente iperbolica trasposizione della figura del vampiro di ultima generazione a una postmodernità, per così dire, vampiromorfa, arrestata in moti non tendenziali: la condizione vampirica ne allegorizza la paralisi e allo stesso tempo adombra l’ipotesi per una solidarietà peculiare, diminuita del supporto di legami originari di parentela – un passaggio di stati che è alluso dalle foto di c... continua a leggere

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Franco Frabboni, Un ministro senza idee, senza rossori, senza sogni
di , numero 28, gennaio/marzo 2012, Letture e Recensioni

Franco Frabboni, pedagogista di rinomanza internazionale, ha presentato poche settimane fa il suo ultimo libro: Un ministro senza idee, senza rossori, senza sogni, edito da Pensa Multimedia. Il sottotitolo suggerisce che il volume raccoglie “una cascata di Editoriali anti/Gelmini” usciti “sull’Unità Emilia Romagna”. Nella filigrana del testo, si scorge la conoscenza sicura di testi fondanti la scienza pedagogica, di cui l’autore è esperto e interprete tra i più preparati in Italia, e non solo in Italia. Chi scrive queste righe non è uno specialista della materia, ma ha riconosciuto uno dei suoi maestri nel campo della didattica del greco e del latino in Edgar Morin, che a sua volta utilizza Montaigne nell’affermare che «una testa ben fatta è una testa atta a organizzare le conoscenze così da evitare la loro sterile accumulazione». Aggiungo, da antichista, che “intelligenza” in greco si dice synesis, cioè la capacità di mettere insieme fatti anche lontani e di individuarne i nessi. Viceversa, quella che non sa connettere nulla con nulla è una testa intronata tra spazi ventosi. E qui utilizzo T. S. Eliot, che è stato anche un eccellente classicista. Frabboni dunque rifiuta con sdegno la didattica propugnata dalla Gelmini, quella tesa all’accumulo di nozioni da verificare con test fatti di quiz adatti a scimmie addestrate più che a giovani, esseri umani dotati di cervello e pure di cuore. L’autore infatti auspica una ... continua a leggere

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Montesquieu, Breviario del cittadino e dell’uomo di Stato, (a cura di Domenico Felice)
di , numero 28, gennaio/marzo 2012, Letture e Recensioni

Lo Zeitgeist della nostra civiltà, distratta e consumistica, coniugato magari con scaltre strategie divulgative, come quella intrapresa all’inizio del decennio passato da Lou Marinoff, da un po’ sta suggerendo agli editori la necessità di liofilizzare i grandi pensatori del passato, condensandone la sostanza nella dimensione contenuta ed economicamente allettante del tascabile. Sembra davvero finito il tempo della filosofia, in quanto lento e disciplinato esercizio di perfezionamento intellettuale, e sembra invece giunto il tempo della consulenza filosofica, in quanto cura dell’inquietudine dominante attraverso la somministrazione guidata e omeopatica di concetti ansiolitici. Il che spiegherebbe il recente florilegio di riassunti, sintesi e snelli centoni – dalla collana breviari della Bompiani alle Pillole della Rizzoli – e parrebbe altresì rendere conto dell’operazione Parva Philosofica attuata dallo stampatore ETS. Eppure, se appena si scorre il catalogo dei titoli della Casa editrice toscana, si coglie immediatamente il senso di un progetto ben più severo, sostanziato di saggistica di pensiero, scritti originali e spesso integrali, introduzioni d’autore. Quanto poi al numero 27 del suddetto catalogo, il Breviario del cittadino e dell’uomo di Stato (e passiamo così dal generale al particolare), è il curatore stesso, Domenico Felice, a chiarire l’intenzione del proprio lavoro, collocandolo all’interno di una precisa tradizion... continua a leggere

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Il Diario della spedizione dei Mille di Ippolito Nievo
di , numero 28, gennaio/marzo 2012, Letture e Recensioni

Difficile che la dozzina di pagine che formano il vero e proprio Diario della spedizione dei Mille di Ippolito Nievo si possano ascrivere a pieno titolo alla “letteratura garibaldina” nell’accezione crociana della locuzione. Troppo sintetica la forma, troppo stringata la narrazione per superare lo stadio del semplice appunto, dell’annotazione stilata “tra un combattimento e un bivacco” come il primo esegeta dell’autore, Dino Mantovani, scrive in Il poeta soldato dell’altra sua opera “garibaldina”, gli Amori garibaldini racconto in versi della campagna dell’anno precedente. Questi sì, a buon diritto, possono per contro rientrare nel canone individuato da Croce, sia pure nell’eccezionalità della forma poetica prescelta, invece della più solida prosa, ritenuta dagli autori del canone garibaldino più consentanea alle vicende guerresche narrate. E, tuttavia, si tratta di un documento di indubbio interesse, e non solo perché capace di aggiungere qualche minimo tassello all’insieme delle informazioni sulla spedizione, ma anche perché idoneo a gettare luce ulteriore sulla conoscenza dei motivi ideologici, artistici e psicologici che informano di sé la produzione poetica dell’autore friulano. Quanto mai opportuna dunque la riedizione da parte di Mursia (Milano, 2010) del Diario, arricchito da un’illuminante prefazione - saggio di Beppe Benvenuto ed integrato dal Resoconto amministrativo della prima spedizione in Sicilia di Gio... continua a leggere

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L’attualità inattuale di un protagonista della civiltà moderna e contemporanea. Mappa minima per orientarsi in Montesquieu
di , , numero 28, gennaio/marzo 2012, Letture e Recensioni

Oramai ben oltre un secolo fa, uno studioso poliedrico e insieme sottile come Albert Sorel, dopo aver descritto con acume e dottrina impeccabili Montesquieu e la sua temperie, concludeva che la Francia, nel corso della sua ricca e feconda storia, aveva avuto, con ogni probabilità, filosofi «più sublimi e audaci» di Montesquieu, nonché scrittori più “classici” e acclamati di lui, ma non aveva potuto annoverare «un osservatore più intelligente delle società umane, un più saggio consigliere nei grandi affari pubblici, un uomo che avesse unito un senso così delicato delle passioni individuali a una penetrazione così perspicace delle istituzioni di Stato, e che avesse messo, insomma, un talento così raro di scrittore al servizio di un buon senso così perfetto». Padre nobile delle odierne istituzioni democratiche, Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu, è ovunque stimato ... continua a leggere

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Jules Vernes, Viaggio al centro della terra
di , numero 28, gennaio/marzo 2012, Letture e Recensioni

È morto Carlo Fruttero. Ho letto la notizia pochi giorni fa, un trafiletto sbrigativo su un sito internet di cui non ricordo il nome. Copertina lilla d’un vecchio libro allegato all’“Unità”, impilato sul comò. Times New Roman nero per il titolo, Viaggio al centro della Terra, bianco per l’autore, Jules Verne, e i traduttori, Carlo Fruttero e Franco Lucentini. Chi sostiene la teoria scientifica, relegata, ma non ancora totalmente esiliata nella pseudoscienza, secondo la quale tutto è interconnesso a livello atomico e basti il nostro pensiero insistente su un avvenimento a realizzarlo, potrebbe accusarmi velatamente di omicidio. Il giorno prima della mia distratta incursione nell’interlink avevo appena finito di leggere Viaggio al centro della Terra e mi ero domandato se i traduttori fossero ancora vivi, quanti anni avesse e chi fosse Fruttero. Quali che siano le cause, sembra giusto onorare e sfruttare il caso che ha teso un filo ideale tra sporadica lettura quotidiana e letteratura senza tempo, tentando una veloce analisi del romanzo basata sulla postilla al medesimo dei due traduttori. Le prime due parole, “un giorno…”, identificano subito l’impianto favolistico di fondo che rimanda automaticamente alla collaudata formula “c’era una volta…”, la cui universalità trova qui forza nell’indeterminazione iniziale dell’articolo “un” e nella vaghezza del termine “giorno”. Ma la data e l’ambientazione ci ri... continua a leggere

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Étienne de la Boétie, Discorso sulla servitù volontaria
di , numero 29, aprile/giugno 2012, Letture e Recensioni

No, non è un bene il comando di molti; uno sia il capo, uno il re. Il Discorso sulla Servitù Volontaria di Étienne de La Boètie (1530-1563) si apre con questa citazione omerica: l'Autore si riferisce in questo modo direttamente alla Politica di Aristotele, che nelle analisi delle diverse forme di governo utilizza tale verso; tuttavia egli rimanda alla tradizione non tanto al fine di allacciarsene bensì di discostarsene: il suo interesse, afferma poco sotto, non è quello di «discutere la questione tanto dibattuta se altre forme di regime politico siano preferibili alla monarchia». Vi è perciò una indiretta presa di distanza anche dal contemporaneo Principe di Machiavelli. Gli obiettivi che si vogliono raggiungere nel corso di questa lettura del Discorso sono, oltre quello di indicarne i temi principali, di mostrare come tale opera non può a rigore essere considerata antitetica o complementare all'opera del fiorentino, in quanto si muove su un livello differente, prettamente fondante, ed è proprio in virtù del suo specifico piano d'indagine che non può essere ridotta semplicemente all'uso storico e alle interpretazioni più comuni che di essa si sono fatti. L'analisi di La Boètie parte da un fatto: la condizione di migliaia di uomini che sopportano talvolta un tiranno solo, che ha il potere di danneggiarli unicamente in quanto essi vogliono s... continua a leggere

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Ratzinger, Flores d’Arcais e l’autotrascendimento del metodo. Paolo Flores d’Arcais Gesù. L’invenzione del Dio cristiano
di , numero 29, aprile/giugno 2012, Letture e Recensioni

Ha scritto Ernst Bloch che «il meglio della religione è la capacità di suscitare eresie». E decisamente eretico è un libello di Paolo Flores d'Arcais Gesù. L'invenzione del Dio cristiano, Add, Torino 2011, pp. 127, euro 5, scritto con l'impegnativo, se non velleitario, intento di contestare, o addirittura demolire, la monografia che Papa Ratzinger ha dedicato alla figura del Cristo. Forse Flores d'Arcais non ha pienamente compreso, o ha rigettato in partenza, la metodologia adottata dal Pontefice; il quale, nella prefazione, parla della necessità, di fronte al testo sacro, di un «autotrascendimento del metodo» (Selbsttranszendierung der Methode), ovvero di un approccio che muova dalla parola, dal testo, collocati sì nel loro contesto storico, considerati sì come «parola umana, in quanto umana» (das Menschenwort als menschliches), ma anche trascesi in vista di un senso ulteriore, di un valore superiore, assoluto, e considerati nei loro possibili, intrinsechi significati, che possono andare oltre quello immediato, e sfuggire, a volte, alla consapevolezza stessa degli autori. Non credo si possa parlare, come fa, quasi con violenza, Flores d'Arcais, di «falsificazioni storiche» di cui il Papa sarebbe stato colpevole. I problemi sollevati da Flores d'Arcais, del resto, non sono nuovi, e anzi circolano nella libellistica atea da quasi un secolo, e sono stati quasi tutti già posti, e in vario modo risolti, dall'esegesi. Cristo non si ... continua a leggere

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Francesca Nodari, Il pensiero incarnato in Emmanuel Levinas
di , numero 29, aprile/giugno 2012, Letture e Recensioni

È appena uscito un libro molto denso di Francesca Nodari. La giovane studiosa è direttore scientifico del Festival “Filosofi lungo l’Oglio” e collabora con la cattedra di Filosofia teoretica dell’Università di Milano-Bicocca. Alle origini del “pensiero incarnato” ci sono i Carnets de captivité che sono stati pubblicati nel 1909, diversi anni dopo la morte (1905-1995) del filosofo ebreo-lituano, che fu prigioniero di guerra dei nazisti. Contro gli attacchi operati dai vari spiritualismi, il corpo viene qui ampiamente rivalutato. Già il Leopardi delle Operette morali, d’altronde, aveva scritto: «anticamente la debolezza del corpo fu ignominiosa, anche nei secoli più civili. Ma tra noi già da lunghissimo tempo l’educazione non si degna di pensare al corpo, cosa troppo bassa e abbietta: pensa allo spirito; e appunto volendo coltivare lo spirito, rovina il corpo, senza avvedersi, che rovinando questo, rovina a vicenda anche lo spirito». L’autrice, nella Prefazione, cita lo Zarathustra di Nietzsche: «Io sono tutto corpo e nulla al di fuori di questo». E Platone, naturalmente, viene più volte confutato dal filosofo naturalizzato francese: Eros, per esempio, non è figlio di Poros e Penia, non nasce dalla mancanza, incarnata dalla madre, e non è fusione di due esseri, ma è la presenza di due persone distinte. Nell’eros è la dualità che diviene la gioia stessa. «Versus Platone, Levinas insiste nel sottolineare come nell... continua a leggere

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Truman Capote, La forma delle cose. Tutti i racconti
di , numero 29, aprile/giugno 2012, Letture e Recensioni

Ho incontrato Capote alla libreria Feltrinelli di Bologna. Guardava il reparto homevideo, appoggiato storto a uno scaffale di legno chiaro. Un omino minuto e pallido, coi capelli radi, gli occhiali tondi da ragioniere e una giacca che sembra una prefettizia nera senza la forbice di tessuto in fondo, raccolto come una goccia di pioggia scura nell'immobile provvisorietà della sua traiettoria. Mi fissava in silenzio dai suoi piccoli occhi spalancati cerchiati d'insonnia, piantati come biglie sopra le lucide guance di cera morbida. Lo prendo e me lo rigiro tra le mani, gli premo il pollice sul naso. Una mia mano è più alta di lui. Lo comprerei il libro, ma costa troppo. Abbandono Colazione da Tiffany e ripiego su un'altra copertina abbastanza triste e rabbiosa, da cui un altro Capote di carta, giovane essenziale da semplice maglietta bianca ti mette a disagio col suo sguardo da reduce malinconico. Così compro la Forma delle cose – tutti i racconti di Truman Capote. Appena a casa inizio a sfogliarlo e non mi piace, all' inizio. Probabilmente perchè è inverno e la luce riveste le pagine bianche di una sottile patina azzurro pallido come la scrittura di Werfel. Leggere è come guardare il telo slavato delle nuvole steso tra un tetto e l'altro, o i fili contorti di polvere che galleggiano in luminosi corridoi di calce, o in bolle di luce rosso cupo, chiazze nel buio intorno alla fiamma ubriaca di una candela. Passano i giorni, si diffonde... continua a leggere

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Giovanni Greco, Las fabricas del colegio invisible. Abecedario masonico
di , numero 29, aprile/giugno 2012, Letture e Recensioni

Non solo in una Res publica delle scienze e delle lettere vieppiù soggetta a disfunzioni gravi quali lo specialismo, il disincanto e il sospetto, bensì nel macrocosmo laico e pluralista che abitiamo – o vorremmo abitare… – è ardua impresa descrivere e, a maggior ragione, patrocinare l’attualità della varia e vasta eredità consegnataci dalla Massoneria. Nondimeno, un cospicuo, policromo e affidabile manipolo di studiosi e pubblicisti ha posto l’accento sull’indubbia rilevanza di questa antica ed insigne Istituzione, che si segnala, inter alia, per l’originalità di pensiero e scrittura, la coerenza effettiva delle posizioni e la consonanza con i più seri e progressivi orientamenti culturali e civili d’Europa. L’ultimo volume di Giovanni Greco – storiografo di fama internazionale che non necessita certo di presentazioni, e che da molti anni rischiara e diffonde il retaggio latomistico d’Europa – fornisce un contributo rilevante in tal senso, tratteggiando in maniera innovativa e accattivante aspetti decisivi della Massoneria e della sua doviziosa eredità culturale, etica e spirituale. La presente traduzione, realizzata per tutti i paesi di lingua spagnola ma in primis per quelli dell’America latina, giunge dunque opportuna e tempestiva. Illustrando la positività e la forza dei princìpi massonici, l’autore è confortato dalla certezza che la maggiore e (probabilmente) miglior parte degli studiosi attivi nei due seco... continua a leggere

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Un giorno questo dolore ti sarà utile. Dialogo con Roberto Faenza
di , numero 29, aprile/giugno 2012, Letture e Recensioni

Sono andato alla biblioteca Renzi della cineteca di Bologna, ove Roberto Faenza discuteva sul suo ultimo film, Un giorno questo dolore ti sarà utile. Era presente il direttore Gianluca Farinelli e la vedova di Renzo Renzi, eponimo della biblioteca. La sala era piena. Con il regista c’era Peter Cameron, l’autore del romanzo, pubblicato in Italia da Adelphi, e la produttrice indipendente Elda Ferri. Faenza ha detto che ammira chi è privo di furbizia, poiché tale carenza costituisce qualche cosa di bello e di strano in un mondo dominato dall’astuzia. Del romanzo, il regista ha amato l’ironia e la leggerezza. La vicenda dell’adolescente James lo ha riportato al suo primo lungometraggio, Escalation, nel quale spicca un ragazzo ribelle. Il nuovo film è ambientato a New York, una città cinematografica. Faenza ha ricordato il suo maggior maestro, Billy Wilder, non senza menzionare Kubrick. C’è nel cinema italiano, ha aggiunto, la vocazione a raccontare altri mondi. Come ha fatto Kafka scrivendo America dove pure non è mai andato. L’attore non famoso, come il ragazzo del film, Tony Regbo, è sempre meno sofisticato e più autentico della star, pomposa o perfezionista. Il libro è stato accostato a Il giovane Holden, ma ha poco da spartire con il romanzo di Salinger. Il giovane James, protagonista del film, cerca casa su Internet. Lo fanno anche Faenza e Cameron per provare a immaginare come starebbero nelle dimore in offerta. ... continua a leggere

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La vita agra di Luciano Bianciardi. Milano, location da miracolo economico
di , numero 30, luglio/settembre 2012, Letture e Recensioni

«Se riesco a campare (...) la vita è agra, lassù» Milano è quel lassù, nascente metropoli fotografata negli anni splendenti del boom. Ma non è l’immagine scintillante, illuminata dai bagliori del progresso, del benessere e della gioiosa evasione quella che troviamo nel romanzo capolavoro di Bianciardi, La vita agra. Scrostando la patina dorata, sbuca un’umanità ai margini, che scontava il prezzo di quel “miracolo” ingurgitando dosi massicce di solitudine, disillusione e amarezza. La vita agra, edito da Rizzoli nel 1962 e poi ripubblicato da Bompiani, è un romanzo attualissimo. Capace di svelare, nelle ombre di quella grande trasformazione della fine degli anni Cinquanta, la decadenza sociale, economica e culturale in cui si trova l’Italia oggi. La Milano del boom è la quintessenza di un’Italia in rovina che in quegli anni cominciava un irrimediabile declino. E come un faro che non si è mai spento, lo sguardo critico di Bianciardi su quella fase storica ci illumina sulla realtà presente per mostrarci nulla di buono, se non, forse, un’àncora di salvezza contro il totale disfacimento: la non omologazione. Storia amara, principalmente. Il protagonista, emigrato a Milano da un paesino della Maremma si aggirara tra le nebbie della città (è l’inverno 1961-62), e patisce un’esistenza solitaria nel rifiuto delle logiche consumistiche che Milano incarna, con le sue molteplici a... continua a leggere

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Simone Weil, L’Iliade o il poema della forza
di , numero 30, luglio/settembre 2012, Letture e Recensioni

L’Iliade. Nei banchi del liceo (un tempo anche alle medie) imparavi a conoscere l’asprezza di alcuni versi, l’atmosfera cupa, il presagio di morte. Alla fatidica domanda per scongiurare la noia di alcune mattinate, ‘ma tu quale dei tre poemi preferisci’, puntualmente la mettevi all’ultimo posto. Dopo l’Odissea e l’Eneide, si intende. Diciamoci la verità. Nessuno riusciva a competere con l’Ulisse, il farfallone, l’imbroglione che ti strizzava l’occhio e ti spingeva al di là del consentito. Il non plus ultra. L’Iliade proprio no. Poteva piacere a qualche saputello appassionato di guerre. Ma a noi incantava quel viaggio tra mille perigli, le sirene ammaliatrici, i popoli sconosciuti con abitudini alimentari a dir poco eccentriche. Invece Simone, una donna, ci ribalta la prospettiva, ci racconta la sua lettura dell’Iliade, dove intuisce tutta la violenza dell’epoca nella quale lei vive. Infatti L’Iliade o il poema della forza fu elaborato da S. Weil tra il 1936 e il 1939, un periodo in cui la storia aveva preso un suo corso vorticoso; uscirà tra il 1940 e il 1941 sui “Cahiers du Sud” a Marsiglia, in una zona della Francia che poteva ancora dar voce e offrire un riparo a chi non era allineato al governo collaborazionista di Vichy; è uno dei pochissimi testi pubblicati mentre Simone Weil era ancora in vita. I diversi totalitarismi che andavano delineandosi in quegli anni affondavano impietosi le loro radici in una storia appare... continua a leggere

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Lucia Tancredi, La vita privata di Giulia Schucht
di , numero 30, luglio/settembre 2012, Letture e Recensioni

È un romanzo che ha per protagonista la bellissima moglie di Antonio Gramsci, figura ineffabile di per sé e della quale alquanto inesplicabilmente nelle biografie gramsciane si sono perse le tracce. «Se non si fosse provveduto ad una repentina estinzione di Giulia ci sarebbero stati tutti gli elementi per scrivere un romanzo su di lei. Perché nessuno l’ha ancora fatto?». Lo fa Lucia Tancredi – forse riflettendo su questo suo interrogativo – nella sua ultima opera narrativa, La vita privata di Giulia Schucht (ev editrice 2012). Indipendentemente dal prologo, «oggi» (dove l’autrice annovera le ragioni, le sensazioni, gli imperativi anche di ordine morale sottesi al suo invaghimento nei confronti della Schucht) e dalla suggestiva conversazione con Antonio Gramsci jr che emblematicamente (si vedrà il perché) chiude il libro, i titoli dei capitoli vengono fin troppo sinteticamente designati con delle date, decise e tassative, che nel loro succedersi inappellabile somigliano alla scansione di una condanna (come a qualcosa di presentito, o addotto dal punto di vista del poi), la sanzione insita nel privilegio di amare un uomo non qualunque. Ma trasvalutando la veste strutturale, in ogni capitolo il tempo si dilata ondivagando tra analessi e prolessi, e senza attenersi rigorosamente alle coordinate temporali il racconto si snoda dall’anno in cui Giulia conobbe Antonio al sanatorio Serebriani Bor fino a quello della morte di Gramsci, nel 1937. Conco... continua a leggere

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Giulio Mozzi, La felicità terrena
di , numero 30, luglio/settembre 2012, Letture e Recensioni

Ci sono opere letterarie che, per il senso di inadeguatezza che suscitano in chi legge, non finiscono con la chiusura dell’ultima pagina. È un’inadeguatezza che non attiene tanto alla più o meno ampia disponibilità di chi legge di farsi pervadere da ciò che ha letto, quanto alla sensazione di difficoltà a cogliere tutto intero e tutto in una volta il significato dell’opera. Ben oltre la crosta dell’apparenza (la trama, ma non solo, ovviamente), le molteplici intenzioni di chi ha scritto si percepiscono per approfondimenti progressivi, e ad essi conseguono per chi legge altrettanti mutamenti di prospettiva, che inducono a riletture, rivisitazioni, ripensamenti a volte, e anche a nuove accensioni dell’immaginazione, in ragione di come si cresce, negli anni e con i libri. A questa categoria di libri appartiene di diritto una delle più considerevoli raccolte di racconti della nostra attuale narrativa, La felicità terrena, di Giulio Mozzi, che per merito di Laurana è ritornata da qualche mese in libreria. Già uscita da Einaudi nel 1996, e giunta allora nella cinquina dello Strega, riappare adesso con due racconti in più – Verde e oro e Gilda T. – e con uno in meno, Migrazione, ed arricchita da una postfazione dell’autore e da uno scritto di Carlo Dalcielo, eteronimo dello stesso Mozzi. È solo apparentemente singolare che un simile peso di intenzioni e di significati possa attribuirsi ad un insieme di racconti: l’intera produzione ... continua a leggere

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Max Loreau, Poesie/Poèmes, a cura di Adriano Marchetti
di , numero 31, ottobre/dicembre 2012, Letture e Recensioni

Per gli happy few che, in Italia, hanno il privilegio di conoscere e frequentare l’opera poetica, nonché filosofica, di Max Loreau, il volumetto curato da Adriano Marchetti costituisce un dono prezioso – e non solo per i lettori italiani: il volume, infatti, contiene la traduzione, con testo originale a fronte, di alcuni testi poetici che l’autore non diede mai alle stampe, e che, dunque, fino a oggi, sono rimasti inediti anche in francese. È lecito supporre che egli, con il rigore e l’intransigenza che contraddistinsero ogni sua scelta esistenziale e intellettuale, li reputasse troppo intimi e personali, o magari superati dai successivi sviluppi della propria ricerca poetica. I primi cinque componimenti della raccolta, non datati ma risalenti agli anni Sessanta, letti retrospettivamente, appaiono tuttavia come una sorta di preludio, per nulla episodico (checché ne pensasse l’autore medesimo), alla produzione del decennio successivo, che vide la pubblicazione, in rapida successione, di alcuni dei suoi testi creativi più importanti, ovvero Cri. Éclats et phases, le Nouvelles des êtres et des pas e i Chants de perpétuelle venue (rispettivamente nel 1973, 1976 e 1978, tutti apparsi presso Gallimard). Se in essi il tono dominante, le immagini, gli accenti e le cadenze del verso libero sono ancora quelli della poesia lirica novecentesca, e non si distinguono per originalità, il lettore avvertito non faticherà però a riconoscervi il primo n... continua a leggere

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Mino Milani, Dall’Impero alla Repubblica
di , numero 31, ottobre/dicembre 2012, Letture e Recensioni

Mino Milani è autore straordinariamente prolifico, e la sua produzione sconfinata svaria dalla narrativa per ragazzi (dal ciclo di Tommy River, pubblicato in primis sull’indimenticato Corriere dei piccoli, a I cavalieri della Tavola rotonda, a L’ultimo lupo), a quella per adulti (Fantasma d’amore, Romanzo militare - sul quale si veda Bibliomanie n. 26 Luglio/Settembre 2011 - L’uomo giusto, ecc.), fino alla saggistica storica, nella quale spiccano gli studi dedicati al periodo risorgimentale (La crociera del «Maddaloni». Vita e morte di Nino Bixio, Boezio. L'ultimo degli antichi, fino alla splendida Giuseppe Garibaldi. Biografia critica.). Dell’autore pavese Mursia propone adesso Dall’Impero alla Repubblica. 1470 anni di storia italiana, che nasce da un aggiornamento della Storia d’Italia a puntate, uscito tra il 1978 e 1980 su Storia illustrata. Con esso, Milani offre ai lettori una robusta sintesi delle vicende attraversate dal nostro paese, dalla caduta dell’Impero romano al 2 giugno 1946, data di nascita della repubblica. La storia di un popolo (e Milani inizia a parlare di popolo italiano, pur con tutte le avvertenze del caso, intorno all’anno Mille) è una narrazione scintillante di eventi, in cui è difficile individuare una sola trama. Soprattutto è difficile trovare la coerenza che dovrebbe caratterizzare qualunque storia ben raccontata. Milani tratta la storia da quello straordinario narratore che è, e dipana la trama dell... continua a leggere

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Mirco Dondi, I malriusciti
di , numero 31, ottobre/dicembre 2012, Letture e Recensioni

I malriusciti è un romanzo di formazione e di informazione. Il processo di postmaturazione di un gruppo di adolescenti è descritto in pagine incorniciate in una linea del tempo, talora utile talora un po’ forzata. Ma è il prezzo da pagare a uno storico di professione. Si tratta senza dubbio di un romanzo generazionale, ma affermarlo è tautologico. Chi non scrive di/ e secondo i canoni della/ generazione d’appartenenza? E la nostra, proprio perché generazione mancata, scippata, malriuscita, cerca di marcare quei territori che non ha avuto (o di cui ritiene, nel congenito vittimismo, di essere stata privata). È una recherche proustiana che esplora l’immaginifico, immaginando quell’immaginazione al potere gridata e adesso a tutti gli effetti in mano a quelli che ci hanno preceduto e che, precedendoci, nunc et semper staranno davanti a noi, potenti e invidiati. Non potendo cantare le occupazioni e i cortei, gli slogan e le bandiere, Dondi descrive i silenzi, le azioni mancate. È un sistema verbale imperfetto, nel senso di “non portato a compimento”. In questo senso più “non-riuscito” che “mal riuscito”. O meglio non siamo proprio usciti, siamo rimasti, anzi, come due dei protagonisti, tornati e rintanati nell’alveo materno del natio borgo selvaggio. E in questo sta il fallimento, segnato anche dal linguaggio. Se qualche eco delle parole e dell’ideologia dei Settanta(“gli anni della modernità”) risuona nelle prime pag... continua a leggere

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Giovanni Tesio, I più amati. Perché leggerli? Come leggerli?
di , numero 32, gennaio/aprile 2013, Letture e Recensioni

Una ben meditata sapienza ha concesso a Giovanni Tesio, docente universitario e critico di vaglia, la felicità di sintesi che pervade questo suo I più amati. Perché leggerli? Come leggerli? (Interlinea, 2012), libretto all'apparenza scarno, ma ricchissimo in realtà di suggestioni. Tesio prende le mosse dalla sua personale avventura di lettore, un'infanzia e un'adolescenza vissute in ambiente contadino, connotate dalla stupefazione per le scoperte che la lettura favorisce, stagioni della vita nelle quali già era dato intravedere i segni di una vocazione ("niente come la letteratura avrebbe potuto interessarmi così a fondo"), poi sviluppata nell'esercizio metodico degli studi. La cifra del libro è nascosta allora dentro le pieghe dello sghembo ed imperfetto ossimoro sprigionato dal contrasto tra semplicità e profondità. Solo un'esperienza di sistematico approfondimento consente, infatti, di cogliere il cuore dei più impegnativi problemi di teoria della letteratura con la disarmante limpidezza di scrittura che Tesio esibisce in questo testo, scandito su tre sezioni, dedicate alla lettura, alla letteratura e alla poesia. L'autore non si sottrae alle domande più impegnative che hanno appassionato chiunque si sia interessato, a vario titolo, alla letteratura. Per lui, la letteratura non salva la vita (e qui pare richiamare, quasi testualmente, quel "la letteratura non salva, mai" ritrovato tra gli ultimi appunti di Tondelli), però di essa offre... continua a leggere

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Milano fogna d’Italia. Assalto a un tempo devastato e vile di Giuseppe Genna
di , numero 32, gennaio/aprile 2013, Letture e Recensioni

“L’Italia è la fogna del mondo e Milano è la fogna d’Italia”. Giuseppe Genna è la voce narrante di una insolita autobiografia, Assalto a un tempo devastato e vile (Versione 3.0 Minimum Fax, 2010) che mescola invenzioni narrative, reportages giornalistici, scrittura saggistica, e che alterna vicende di vita quotidiana, ricordi di famiglia, momenti della storia d’Italia (in particolare gli anni ’60-’70) con diverse riflessioni sulla storia più recente che si inquadrano tra gli anni ’90 e fin oltre il 2000. Le considerazioni feroci e quasi nichiliste sul presente e sul passato tratteggiano una realtà fatta di periferie degradate, povertà e crollo della solidarietà e delle regole di convivenza. Ma soprattutto di “desertificazione etica e spirituale” che colpisce l’Italia e chi la abita. E’ nella città di Milano, soprattutto, che il disfacimento si compie più che in ogni altro luogo. Milano, di nuovo: non più location da miracolo economico (come per Bianciardi ne La vita agra), ma fogna d’Italia. Milano è anche il corrispettivo visivo dei drammi interiori del protagonista. Quando smette di guardarsi dentro e solleva lo sguardo, i suoi occhi impattano la città, deformata, fredda e inumana. Le riflessioni di Genna, seppur lucidissime, spesso si arrovellano e si intrecciano conferendo al romanzo una struttura imprevedibile e quasi caotica. E sono come ... continua a leggere

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Silvia Cuttin, Ci sarebbe bastato
di , numero 32, gennaio/aprile 2013, Letture e Recensioni

«In fondo, la mia vita è un ininterrotto ascoltare, dentro me stessa, gli altri» diceva Etty Hillesum in una pagina del suo Diario 1941-1943. Un’arte che deve imparare necessariamente chiunque inizi a tracciare i confini di un testo, ma in modo privilegiato chi decide di intraprendere il cammino rischioso di raccontare le vite di altri e, attraverso questi pochi prescelti, di una schiera infinita di con-sorti, persone che hanno ricevuto il fardello dello stesso destino. Di questa profonda capacità di mettersi in ricezione attiva delle voci altrui è testimonianza il libro di Silvia Cuttin, Ci sarebbe bastato. L’opera avrebbe avuto il materiale e il respiro per diventare una grande saga, e dal genere desume l’accorgimento di inserire in apertura l’albero genealogico intrecciato dei due clan ebrei, i Goldstein e il Lager, di cui riporta le vicende. Viene in mente, prima tra tutte, La famiglia Moskat di Singer, con quel suo irresistibile fluire tolstojano, quei personaggi indimenticabili, ma soprattutto la dovizia visionaria con cui evoca davanti agli occhi del lettore il fascino della cosiddetta Ostjudentum. Invece la Cuttin non imbocca questa via: costruisce un mosaico sapientemente spezzato, fatto di tessere che illuminano un istante, un episodio, un personaggio, franto e interrotto come a quel momento storico è toccato di diventare. Dei dodici cugini Lager nati tra il 1912 e il 1935 (tra i quali la madre dell’autrice), soltanto uno, Laci,... continua a leggere

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Silvia Cuttin, Ci sarebbe bastato
di , numero 33, maggio/agosto 2013, Letture e Recensioni

«In fondo, la mia vita è un ininterrotto ascoltare, dentro me stessa, gli altri» diceva Etty Hillesum in una pagina del suo Diario 1941-1943. Un’arte che deve imparare necessariamente chiunque inizi a tracciare i confini di un testo, ma in modo privilegiato chi decide di intraprendere il cammino rischioso di raccontare le vite di altri e, attraverso questi pochi prescelti, di una schiera infinita di con-sorti, persone che hanno ricevuto il fardello dello stesso destino. Di questa profonda capacità di mettersi in ricezione attiva delle voci altrui è testimonianza il libro di Silvia Cuttin, Ci sarebbe bastato. L’opera avrebbe avuto il materiale e il respiro per diventare una grande saga, e dal genere desume l’accorgimento di inserire in apertura l’albero genealogico intrecciato dei due clan ebrei, i Goldstein e il Lager, di cui riporta le vicende. Viene in mente, prima tra tutte, La famiglia Moskat di Singer, con quel suo irresistibile fluire tolstojano, quei personaggi indimenticabili, ma soprattutto la dovizia visionaria con cui evoca davanti agli occhi del lettore il fascino della cosiddetta Ostjudentum. Invece la Cuttin non imbocca questa via: costruisce un mosaico sapientemente spezzato, fatto di tessere che illuminano un istante, un episodio, un personaggio, franto e interrotto come a quel momento storico è toccato di diventare. Dei dodici cugini Lager nati tra il 1912 e il 1935 (tra i quali la madre dell’autrice), soltanto uno, Laci,... continua a leggere

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Ragionando di Meditate Emozioni
di , numero 33, maggio/agosto 2013, Letture e Recensioni

Leggendo e rileggendo questa silloge poetica di Sebastiano Fusco, si ha l’impressione d’immergersi in un’atmosfera rarefatta, d’inoltrarsi per un sentiero solitario e fresco, di percorrere una via secondaria, capace però di portare alla scoperta di un tesoro, inestimabile quanto obliato. Sorge, così, un microcosmo luminoso e immediato, fatto – essenzialmente – d’immagini quotidiane e genuine, una ricerca ponderata di “piccole cose”, da tenere fra le dita come fiori variopinti dopo una passeggiata primaverile, una parola piana e (talvolta) consolatrice, colma d’affetti buoni e di malcelata nostalgia, una collana di perle iridescenti e insolite. Un vero cammeo queste Meditate emozioni che Sebastiano Fusco raccoglie nel volume. Tra questi versi brevi si avverte bene, credo, il desiderio di rifuggire dalle forme lunghe della poesia italiana, di abbandonare – seppure in apparenza – le strutture poetiche e retoriche più complesse in favore di una precisa, univoca nel senso e nel significato, quasi un termine che determina. Allora, forse, si può parlare di un’illuminazione, di un lampo che squarcia le tenebre, quasi che la pagina bianca, vista come un negativo fotografico, lasci folgorare il lampo che irrompe nell’oscurità. E così la parola balza all’occhio, come una macchia di colore più intensa o meno intensa, si fa profumo ed essenza, tempo e luogo di vita propria e altrui. Sebastiano Fusco prende il lettore per... continua a leggere

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Il calvario degli emiliani. L’attacco al Podgora del giugno 1915
di , numero 33, maggio/agosto 2013, Letture e Recensioni

(…) Se ancor oggi lasciate Cormòns utilizzando la strada statale 56 che attraversa Capriva, Mossa e Lucinico, e guardate in direzione di Gorizia, oltre l’Isonzo, riuscirete a vedere poco o niente della città friulana. La visuale è quasi totalmente sbarrata da una collina, dall’elevazione modesta, fittamente coperta di una boscaglia composta per la maggior parte da castagni e da un inestricabile sottobosco di rovi. Quello che state osservando è più o meno lo stesso identico panorama che si presentava anche ai soldati del VI corpo d’armata italiano nel giugno 1915. Di lì a poco il bosco ceduo e d’alto fusto sarà spazzato via, rimarranno dei tronchi smozzicati. Il Podgora si erge quasi come un sipario a celare Gorizia, come se stesse nascondendo ai soldati italiani la città famosa nell’impero per il suo clima mite e ambita meta del turismo viennese e praghese. Per godere pienamente del panorama della città, bisogna salire sopra ... continua a leggere

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Gli occhi di Anna
di , numero 33, maggio/agosto 2013, Letture e Recensioni

“Non si può andare avanti così! Sono spenti, fissano il vuoto… e poi lei ride. Ride continuamente”. Spesso suo figlio si lasciava sfuggire l’amarezza dalla bocca, mentre facevo i compiti. “Papà, per favore, sto studiando algebra e non capisco nulla. Ti ci metti pure tu!”. Mi divertiva rimproverarlo per dirgli che c’ero anch’io e sentirlo balbettare qualche scusa. Quando usciva dalla stanza, nonna era tutta per me. Angela, una filippina minuta senza età, l’accudiva perché non camminava più ed era assente. Mi districavo allegramente nei meandri dei numeri quando nonna mi faceva compagnia: le formule astruse del quaderno parevano danzare leggere con lei vicino. Ridere. Questo era ciò che pensava mio padre: in realtà quelle virgole di labbra appena appena sollevate esprimevano una letizia nuova per me che mi faceva tanto bene. Ancora di più i suoi occhi erano un balsamo speciale: fingevo di scrivere ma fissavo quei due pezzi di cielo. Avrei voluto però che mi parlasse e mi raccontasse le favole di quando ero bambina, ma stava sempre zitta a fissare il vuoto ed io sembravo non esistere per lei. Un giorno mi attardai in cucina a riordinare e, quando scesi le scale, sentii una vocina squillante che diceva: “Oggi mi devi preparare per bene, angelo mio. Lo sai che voglio essere sempre pronta”. Incredula mi precipitai dentro la stanza, dove tutto procedeva come al solito: la filippina faceva da mangiare, nonna se ne stava ferma... continua a leggere

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Il Piacere (liberamente tratto dal romanzo di Gabriele D’Annunzio)
di , numero 33, maggio/agosto 2013, Letture e Recensioni

Sotto il grigio diluvio democratico odierno, che molte belle cose e rare sommerge miseramente, va anche a poco a poco scomparendo quella special classe di antica nobiltà italica, in cui era tenuta viva di generazione in generazione una certa tradizion familiare d’eletta cultura, d’eleganza e di arte. A questa classe, ch’io chiamerei serenissima perché rese appunto il suo più alto splendore nella Venezia del XIV secolo, appartenevano i Contarini. Il cognomen della casata pare trovare origine nella latinità tardo repubblicana, quando alcuni rappresentanti della gens Aurelii Cotta, esercitanti l’alto potere prefettizio nella regione del Reno, dettero vita alla stirpe dei “Cotta Rheni” o “Conti del Reno”. Tuttavia solo in epoca alto medievale troviamo tracce dell’antenato più remoto, tale Andrea Contarini, che nell’853 sottoscrisse il testamento di Orso Partecipazio, vescovo di Castello. Gli antichi cronisti riferiscono poi, con impressionante dovizia di particolari, della grande famiglia veneziana, divisa in diciotto rami, dai quali uscirono ben otto dogi e innumerevoli personalità di rilievo in ambito ecclesiastico, culturale, politico e militare. Nell’XI secolo Domenico Contarini, trentesimo doge della Serenissima, combatté gli Ungheresi riconquistando Zara. Da costui, in linea retta, derivò il ramo più antico, quello dei Contarini di San Silvestro, che nel 1275 regalò alla città il suo quarantasettesimo doge, Jacopo. Ma f... continua a leggere

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Autoritratto sobrio e, forse, inutile
di , numero 33, maggio/agosto 2013, Letture e Recensioni

1. A Davide piace ogni mare, perché è uomo libero (e ribelle). 2. A Davide piace camminare all’infinito, e camminando ha elaborato, fra il resto, tutto quello che ha scritto (forse male). 3. A Davide piace andare in bicicletta tutti i giorni di tutte le stagioni, perché senza le carezze e gli schiaffi della natura e delle cose non riesce a respirare. 4. A Davide piace parlar chiaro e far lezione, perché reputa di esser nato parlatore; è una sorta di macchina sensibile per l’insegnamento, per l’avvocatura e per altre attività analoghe. 5. A Davide piace regalare e offrire sempre, e se non dona, poi, resta un po’ male. 6. A Davide, oltre al mare, piacciono i fiumi, i laghi, i monti, le gemme, i fiori, i profumi (più che tutto), i suoni misurati, i legni e le tisane… perché vi riconosce simboli di purezza, di trasparenza e d’altra vita. 7. A Davide piace andare a letto tardi e alzarsi presto: vorrebbe vedere tutte le stelle e tutte le aurore. 8. A Davide piace l’arte in maniera assoluta, tormentosa, quasi tragica, poiché crede che tutto il nostro senso mortale abiti là. 9. A Davide piace oltremisura lavorare, ma gli piace più ancora perder tempo: solo gli otia lunghi, a suo vedere, promettono l’approdo a parti spirituali di qualche novità. 10. A Davide piace suonar la viola, il violino, il pianoforte, il flauto, ma specialmente il violoncello – che pera... continua a leggere

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New Realism. Alcune domande a Maurizio Ferraris autore di Manifesto del nuovo realismo
di , numero 29, aprile/giugno 2012, Letture e Recensioni

Il suo ultimo libro svolge una energica verifica del rapporto necessario tra realtà e pensiero rigoroso. Tuttavia, rispetto ad altri suoi lavori, Manifesto del nuovo realismo (Laterza, Roma-Bari 2012) mostra un certo margine di eccentricità, e ciò in virtù di un ragionare essenzialmente riflesso sulla evoluzione di una prospettiva filosofica che viene ripercorsa attraverso le varie declinazioni del metodo di ricerca che la sorveglia da vicino: quel realismo che ne costituisce il motivo ispiratore, unificatore e fondante. Una ricerca sterminata e dagli esiti fecondissimi, la sua, che con sistematicità si dilata dall’ontologia dell’opera d’arte al riconoscimento del primato della registrazione sulla comunicazione, dalla focalizzazione degli oggetti sociali alla formulazione per la quale lo spirito è materiale, cioè consiste nella risultanza della lettera e del suo valore documentale, dall’identificazione della verità delle nostre emozioni anche di fronte a oggetti finzionali alla delineazione realistica della finora alquanto sfuggente nozione di anima. Ora, «manifesto» rinvia a un programma teorico e a un criterio metodologico, poiché la parola rimanda a un documento programmatico nel quale vengono esplicitamente enunciati e motivati dei principi normativi. E forse in questo libro lei ha voluto spostare l’attenzione sul metodo (in quanto il programma è stato realizzato con la sua vastissima ricerca volta ad accertare ciò che è reale... continua a leggere

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Conversazione con Leonardo Caffo su Finalmente è la fine del mondo
di , numero 34, settembre/dicembre2013, Letture e Recensioni

Finalmente è la fine del mondo, una riflessione per superare quella «tautologia abissale che vede l’uomo degno perché uomo»… Per non sparire nel dominio delle morti, per compiere uno scatto in avanti: un nuovo profilo umano dovrà allora delinearsi trasvalutando pensiero, azioni e omissioni praticati con una irriflessività più o meno giustificata. L’uomo e la sua opera, nei termini espressi fino ad ora, entrano definitivamente in crisi, anzi stanno cooperando alla distruzione del mondo. «Finalmente» nel suo romanzo è anfibologico. Per il momento è come dire: infine, per ultimo, in relazione al tempo che qui ha termine. Romanzo filosofico di dissoluzione – benché nell’epilogo venga indicata una chance all’autodistruzione –, opera breve, serrata, volta alla ricerca delle ragioni che hanno determinato, «finalmente» – si vedrà il perché –, l’esaurirsi dell’esistente. Lei scrive, nella nota editoriale, che quest’opera è l’esito di lunghe riflessioni, ed è la stessa sensazione del lettore per quel che attiene all’intelligenza del testo. Che idea ha del mondo lei così giovane, dunque ancora immune da quel sentimento triste, frustrante e deleterio, che è la rassegnazione? : Ma … cominciamo col dire che io non sono uno scrittore. Al massimo, forse, un filosofo. Per cui il romanzo in questione per me ha la funzione di un lungo esperimento mentale – che è uno strumento con cui i filosofi hanno più... continua a leggere

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Il quinto di Scarlino
di , numero 34, settembre/dicembre2013, Letture e Recensioni

Maggio, 8. Primi simulacri di esercizi militari sulla piazza di Talamone… Concorso di maremmani intorno al Generale; si arruolano parecchi volontari, altri se ne annunciano da Piombino. (dal “Diario della spedizione dei Mille”, di Ippolito Nievo) 2 settembre 1849. Un fischio lungo, poi uno più breve. Matteo scrutò a destra e sinistra, fin dove l’occhio poteva penetrare il buio della notte sul lungo rettilineo che, flebilmente imbiancato dal chiarore lunare, tagliava netta la pineta in due. Poi, saltò fuori dai cespugli in cui si era seppellito. Stirò le membra aggranchiate per troppa immobilità, e attraversò la strada con la sua corsa dinoccolata da quindicenne. - O Matteo, son qui ! – Si indirizzò veloce verso il cespuglio da cui veniva la voce di Tommaso. Nel buio riuscì a malapena ad indovinarne la curva lenta della guancia allargata ancor più del solito da un sogghigno da cospiratore consumato. - Allora ? Hai visto qualcuno? – - Cinque minuti fa è passata una pattuglia di cavalleggeri. – - Quanti erano ? - - Due. - - Da che parte sono andati ? - - Di là. Verso Castiglione. - Si affacciarono entrambi sulla strada. La notte era ancora tiepida, l'estate declinava molto lentamente. La giornata era stata calda: i vapori delle gore morte e dei paduli stretti tra la pineta lungo il mare e le colline boscose s... continua a leggere

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Sergio Solmi “militante” a Bologna
di , numero 34, settembre/dicembre2013, Letture e Recensioni

Giovedì 17 ottobre, alle ore 18, presso l’Aula Magna della Fondazione “E. Malavasi” di Bologna, si presenterà un libro per più versi interessante. Si tratta, di fatto, del primo studio esaustivo sulla figura di Sergio Solmi. Ne è autore Antonio Giampietro (1980), dottore di ricerca in italianistica presso l’Università di Bari, poeta, cultore di letteratura francese e, attualmente, impegnato presso l’UNESCO a Parigi. Sergio Solmi critico militante. Un itinerario nella letteratura italiana del Novecento, edito da Stilo (2013), ha il dono non comune di essere scritto da uno “studioso testuale” – come l’avrebbe definito René Wellek. E non è un caso che ad Antonio Giampietro sia cara la figura di Renato Serra, l’insigne critico cesenate al quale egli ha dedicato alcuni approfondimenti d’indubbio valore. La capacità di scandagliare i testi, di leggere a fondo le riviste, di penetrare in una storia intellettuale affatto singolare come quella di Solmi – forse il primo, fra l’altro, a scoprire il genio di Montale – viene da una passione e un’acribia potente, da una devozione autentica di pensiero e sentimento. Giurista, saggista, filologo e poeta, Sergio Solmi (1899-1981) ha lavorato una vita presso la Banca Commerciale Italiana, ove fu sodale anzitutto di Raffaele Mattioli: tale affinità elettiva ha segnato la cultura italiana, quando essa veniva coltivata e promossa anche attraverso le magnifiche edizioni Ri... continua a leggere

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La Bellezza, una voce fuori campo. Impressioni e diversioni su La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino
di , numero 35, gennaio/aprile2014, Letture e Recensioni

«Dentro e fuori le intenzioni di…», ricordo di aver letto proprio a proposito di un regista cinematografico. Ed è la medesima impressione che si trae dalla babele dei giudizi desunti dalle note o recensioni all’ultimo film di Paolo Sorrentino, che oscillano tra perplessità non sempre adeguatamente motivate e adesioni quasi viscerali. Il che potrebbe far pensare alla circostanza di riconoscerci, o di rifiutare di farlo, in qualcuna delle situazioni illustrate, o allusivamente date, nel corso del film. Difficile rinvenire i principi unificatori dell’opera che ne organizzano e ne strutturano i molteplici temi. E riportare ordine in una materia ricchissima e quasi debordante, che tende a nebulizzarsi in segni promiscui e in continue interruzioni, e nella cui selva vi è il rischio di smarrire. Ma quale vantaggio recherebbe il rinvenimento del filo di una trama lineare, quando spesso l’arte si dà intenzionalmente per frammenti, altrettanto spesso quale figurazione dell’andare incespicante del soggetto nel flusso discontinuo e pulviscolare della postmodernità? Una solitudine esasperata e «sull’orlo della disperazione», dice Jep Gambardella, è il primo elemento che sembra caratterizzare sia La grande bellezza che il suo protagonista. Il cui esordio nella scena avviene quando una certa atmosfera, sfasata, straniante, è già stata stabilita. «Ero destinato alla sensibilità, ero destinato a diventare uno scrittore. Ero destinato a diventar... continua a leggere

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Ricordi di un amore
di , numero 35, gennaio/aprile2014, Letture e Recensioni

«Papà, mi racconti ancora la tua storia?» «Ancora? Ma sarà la decima volta che la ascolti!» mia figlia mi tira per la manica della giacca invitandomi a sedere sul divano accanto a lei. «Ti prego, mi piace tanto» continua con la sua vocina e quegli occhi da cerbiatta che ogni volta m’impediscono di dirle di no. «E va bene! Però questa volta comincerò da quella famosa estate…» Erano le due del pomeriggio di quel caldo ventitré giugno che aspettavo con ansia, e finalmente era arrivato il momento di partire. Quello era il giorno in cui avrei lasciato a casa i miei problemi e mi sarei portato dietro uno zaino pieno di allegria. Mi guardai allo specchio e cercai di sistemare i miei capelli ricci in modo che andassero tutti nella stessa direzione, anche se sapevo per certo che in ogni caso, per quanto avessi potuto provarci, non sarebbero mai stati fermi nel modo in cui li volevo io. Non c’era niente che mi piacesse di me. A partire dal mio nome. Per non parlare del il mio fisico, dei miei occhi castani, del mio sorriso fin troppo ampio per i miei gusti, delle terribili fossette che mi si formavano sulle guance quando sorridevo. Mia sorella Sara invece le adorava, ed io mi chiedevo sempre come facesse. «Gabriele, scendi! Dobbiamo andare!» sentii urlare da mia madre dal piano inferiore. Non risposi. Guardai per l’ultima volta la persona riflessa sulla superficie cristallina di fronte a me, poi m... continua a leggere

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L’amore è un trauma che mi aiuta a correre. Riflessioni su Caravaggio, assente di Gabriele Via
di , numero 35, gennaio/aprile2014, Letture e Recensioni

Se proprio tenete a sapere perché questo libro di Gabriele Via s’intitola Caravaggio, assente non ve lo dico. Dovete leggere il libro. Non farete fatica e anzi ne trarrete giovamento. Fisico. Non solo letterario. Così, il libro lo porterete con voi, dentro, setoso, in mente. Non avrete alcun bisogno di mettervi la cuffia per ascoltare musica, mentre fate lo jogging sotto i portici o su, su verso San Luca. L’avrete già in testa. Gabriele è un uomo forte, vola sul colle, fin su alla Basilica, come un uomo innamorato che non sente peso nelle gambe e ha la forza del cuore. È attento alla musica particolare, fatta di trame di parole, storie, evocazioni che ha messo sulla carta. Tutti i muscoli gli partono insieme, armoniosi. Vorrei anch’io. Mi allenerò, come lui. Da molti anni vivo a Roma, lontano da Bologna, dove sono arrivato da Milano negli anni della guerra. Ma la città è la mia città. Sono stato sotto i bombardamenti in una casa della periferia, al Ponte Vecchio, nei rifugi; correvo a raccogliere schegge tra i prati della Lunetta Gamberini, e morivo di gioia se trovavo le più grandi, ancora bollenti di scoppio. Gabriele, uno scrittore di fantasie e utopie intense, mi ha travolto con la sua Bologna e la sua storia d’amore. Una storia dentro tante altre storie, quella della sua famiglia e delle toponomastiche puntualmente indicate. Per lui la città è una grande geografia: nel centro storico e dovunque, da piazza a strade... continua a leggere

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Figlio di Daniele Mencarelli
di , numero 35, gennaio/aprile2014, Letture e Recensioni

Sicuramente la nota più appariscente di quest’ultima raccolta di Daniele Mencarelli, Figlio edita da Nottetempo in formato web, è la richiesta di compartecipazione totale al lettore, ancora più evidente che nella precedente raccolta, Bambino Gesù. Qui l’etica della condivisione con l’altro, nell’esperienza elementare ed universale della paternità, ma anche della maternità e della “figlità”, per così dire, diventa esperienza artistica, prima e talvolta anche al di là dell’alchimia dello lo stile. Questo vuol dire che il racconto scarno e secco della cosa in sé, dei patimenti per Nicolò e per l’altro bambino morto, dello strazio dei genitori, della sofferenza connaturata alla nascita dell’uomo (è questo il succo di tutta la raccolta) è così potente e vero di per sé che non ha bisogno della’artificio della poesia, che passa in secondo ordine. Non è un caso che le sezioni forse più riuscite siano quella intitolata Parentesi del male e quella finale, Viola. Nella prima il tono e il lessico da referto clinico, il dettaglio freddo, è ben più espressivo della metafora, insistita e in un certo senso obbligata, e dello stesso ermetismo cristiano alla Luzi di versi come “Ti sveglia muta sorpresa” oppure “Ad augurarsi nascita/ senza palpito di vita”. Nell’ultima, l’espressionismo alla Rebora delle poesie iniziali si fissa poi nella stupenda immagine finale della zattera a due piazze, sballottata tra i flutti... continua a leggere

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Letteratura e anzianità
di , numero 35, gennaio/aprile2014, Letture e Recensioni

“La memoria non è quello che voglio ricordare ma quello che non riesco a dimenticare” (A. Gatto), “Tutti i dolori sono sopportabili se li si fa entrare in una storia, o se si può raccontare una storia su di essi” (K. Blixen). Con questi esergo al suo romanzo, Una furtiva lacrima, Maristella Lippolis indica al lettore due dei temi irrinunciabili del libro: il carattere selettivo della memoria e la capacità consolatoria della scrittura. Collocato in una ben consolidata tradizione di narrativa femminile sul rapporto con la madre (penso a partire da Una morte dolcissima, di Simone De Beauvoir, a Sulla soglia di Gianna Manzini) e in una, relativamente recente, di testimonianza autobiografica sull’invecchiamento e sulla progressiva perdita – o guadagno esistenziale – di funzioni fisiche a causa dell’età, sostituite da un acuirsi di consapevolezza e coscienza di sé (da Il Taccuino d’oro di Doris Lessing a Càpita, di Gina Lagorio a Quaderno proibito di Alba De Cespedes a Tam tam di Vita Cosentino), il romanzo convince, e fa pensare. Costruito ad incastro (con punti di vista diversi, visualizzati anche dai diversi font tipografici) presenta al lettore curioso chiavi di lettura molteplici che dipanano il nesso ricordare-dimenticare su più livelli narrativi e tematici. Una madre affetta da Alzheimer non è uno scherzo per nessuno: “Cerca di ricordare. Quando l’avevi l’ultima volta?” chiede a sua volta Mary McCarthy in premessa ... continua a leggere

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Note di lettura per l’ultimo Ferraris
di , numero 37, settembre/dicembre 2014, Letture e Recensioni

È stato più volte fatto notare come le istanze del Nuovo Realismo si caratterizzino per un eccesso di complessità tale da non renderle circoscrivibili in una definizione sintetica. Anche a voler prescindere dalle varie posizioni che vanno sotto il comune denominatore del Nuovo Realismo, nella specifica prospettiva di Maurizio Ferraris ci troviamo di fronte ad assunti sempre più capillari ed esigenti che aprono a nuove coimplicazioni insieme a nuovi gradi di estensione dei predicati nuovorealisti. È il caso di Realismo positivo (ovvero l’antefatto di un’opera più vasta e sistematica, come viene anticipato nella nota editoriale), dove le intenzioni che muovono Ferraris riguardano il decorso dialettico e il conseguente accrescimento delle competenze proprie del carattere resistenziale della realtà, vale a dire dell’autonomia strutturale di quel vasto strato di esistenza che permane indocile e non sempre intelligibile a noi. La cognizione di esistenza in Realismo positivo continua pertanto a rispondere al paradigma della inemendabilità (secondo cui esiste un mondo «incontrato» e non finalisticamente organizzato per le nostre esigenze, in merito al quale nulla vincolano i nostri modelli mentali) e il realismo continua a dirsi antirealismo nel caso particolare della ontologia sociale (ricordiamolo: in qualità di «atto iscritto» e idiomatizzato, l’oggetto sociale reagisce alla teoria della... continua a leggere

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Ritorni e revenants. Qualche postilla minima a Misure del ritorno. Scrittori, critici e altri revenants, di Luciano Curreri
di , numero 37, settembre/dicembre 2014, Letture e Recensioni

Una generosa passione anima i saggi di Misure del ritorno. Scrittori, critici e altri revenants1, di Luciano Curreri. Si manifesta non tanto riguardo ad autori od opere particolarmente amate (legittima ovviamente, ma che di per sé non costituirebbe un apprezzabile segnale di originalità), quanto nei confronti dell'indagine in sé, della tensione a capire e a spiegare, a scrutare il mondo attraverso le lenti della letteratura, e soprattutto a leggere tramite esse la contemporaneità, che, per il solo fatto di esserci dentro, è, per chi tenta di interpretarla, di gran lunga il tempo meno facilmente decifrabile. La ricognizione di Curreri è scandita su otto capitoli, sviluppati attraverso un indice inverso dal settimo allo zero, in una esplorazione che ha certo un senso cronologico (prende le mosse da Salgari e termina, grosso modo, con Stajano), ma anche e soprattutto eminentemente soggettivo: man mano che si inoltra nella sua materia e ne percepisce le incandescenze e le occasioni di compromissioni emotive, il critico avverte il peso del coinvolgimento personale, che non solo non nasconde, ma enfatizza appunto nel capitolo zero, quasi una spiegazione di se stesso, dopo le implicite parziali rivelazioni dei saggi precedenti. Questo modo di procedere, certo non così consueto, rende ragione di quanto di sé l'autore abbia investito nel suo lavoro. Ancora: Curreri riesce a legare insieme i suoi saggi, che peraltro ben potrebbero avere vita autonoma, avanzand... continua a leggere

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Barbarie Barocca. Glosse imperfette per Digesto Massimo Sannelli
di , numero 37, settembre/dicembre 2014, Letture e Recensioni

«Un giorno ho cambiato tutti i segni del mio codice, perché era vano», Massimo Sannelli a un certo punto dice in Digesto. L’anno della svolta, dell’uscita dalla scena poetica, è all’incirca il 2010, quando Sannelli rompe con il suo stile di poeta ateo. Autore tutt’altro che disadorno, non ateo, non fingitore, prende atto della distanza dei suoi versi dalla sua autentica predisposizione: l’apparire in scena. «E il corpo è l’uomo», come dice il Tristano di Leopardi. Adesso un «corpo» appare pubblicamente – e apparire è agire, per Sannelli –, e questo significa essere anche «uomo», un uomo dello stile, con stile. Però, quando l’apparire sembrerà più liturgico (alla stregua di un sacerdote all’altare, di mago operante, di performer grotowskiano), Sannelli trasformerà l’esposizione sempre in una parodia, anche clownesca (qui a tratti il linguaggio è duro e materiale, in qualche caso francamente volgare); e quando la deriva comico-realistica sarà esagerata, Sannelli la riporterà nell’alveo liturgico – e lingua e sintassi cambieranno ritmo e suono. Di qui la difficoltà di inserire Digesto, e lo stesso Massimo autore, in qualsiasi ruolo. Ecco perché Sannelli insiste sul fatto che la scrittura è per lui, ora, solo un’«arte applicata»: il momento – ritmicamente ben forgiato, biograficamente accettato e non rifiutato – vale più della struttura, l’operatore vale più dell’opera. La struttura, ovviamente, vale s... continua a leggere

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Remo Bodei, La civetta e la talpa
di , numero 37, settembre/dicembre 2014, Letture e Recensioni

Remo Bodei ha accresciuto, ripensato e rielaborato il nucleo originario di questo volume che era apparso nel 1975, sempre presso il Mulino, con il titolo Sistema ed epoca in Hegel. L’introduzione, scritta dall’autore stesso, chiarisce che il libro "in termini quantitativi è stato però aumentato di oltre un terzo e, qualitativamente, ripensato e rielaborato" Da allora, sono passati trentanove anni, molti casi ed eventi epocali si sono avverati e il mondo è cambiato. Si sono avvicendati fatti politici, militari e culturali, mode di vario genere, e anche i gusti collettivi hanno subito una serie di mutazioni ... continua a leggere

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The second chance
di , numero 37, settembre/dicembre 2014, Letture e Recensioni

Tutti i nuovi inizi restituiscono il mondo da zero. Questo pomeriggio il sole è alto su Londra e splende in modo sconveniente; di solito preferisce starsene nascosto dietro alle nuvole, lasciando quel velo cupo sulla città. Oggi no. Oggi costringe i pallidi abitanti inglesi a indossare gli occhiali da sole ed abbassare i finestrini delle loro auto mentre sfrecciano sul Tower Bridge perché è tardi. Tardi per cosa, però, non si sa; è sempre tardi anche per non fare niente. È stato calcolato che ogni giorno il ponte è attraversato da circa quarantamila persone che non possono superare i trenta chilometri orari e che invece puntualmente lo fanno, e imprecano mentre suonano il clacson all’infinito contro quelli che rispettano le regole. Oltre a quest’incessante rumore, si diffondono nell’aria di Londra i rintocchi del Big Ben che segna le dodici, orario di pausa per la maggior parte dei lavoratori. Nel giro di una decina di minuti, l’afflusso di macchine e di gente aumenta notevolmente, riempiendo le strade già affollate della città. Gli uffici si svuotano, le persone che abitano vicino al loro posto di lavoro hanno il tempo di tornare a casa a pranzare con la loro famiglia, mentre quelli più lontani sfruttano le sale mense o i pub. Accendere le luci oggi non servirebbe perché è tutto ben illuminato, ma i londinesi lo fanno lo stesso perché non sono abituati e di luce non ce n’è mai abbastanza. P... continua a leggere

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Moltitudine
di , numero 37, settembre/dicembre 2014, Letture e Recensioni

Ho fatto un sogno. Facile dire: un sogno. Visioni, immagini, ritratti svolazzavano nella camera del mio cervello. Era una figurina, un viso, un fantasma, come sulla superficie mossa di un secchio pieno d’acqua. Erano due, una che si sdoppiava, dondolando, e una rideva mentre l’altra aveva il muso. Erano tre, perché alle prime due si sovrapponeva una più prepotente, più vivida, che poi trascolorava. Era un brulicame come di formiche che giravano intorno al loro formicaio e in un istante non si riusciva più a distinguerle. Allora sentivo pure una voce che declamava un antico haiku: "L'apparenza di questi volti nella folla Petali su un umido, nero ramo". Roba giapponese? eppure mi pareva di ricordare che questi versi li aveva scritti Ezra Pound, nel 1913. La data mi apriva una visione di numeri pulsanti neri sulla parete bianca della memoria. L'ultima sigaretta di Zeno! immancabilmente un'ultima data che ne diventava molte altre. Allora provato a girarmi, ma le immagini proliferavano, diventavano una parete di museo piena di ritratti senza cornice. Era forse lo stesso ritratto ripetuto molte volte? Fissavo i particolari, la curva della guancia, l'ombra della palpebra, per districarmi da quella moltitudine. Strano come moltitudine faccia rima con solitudine... Mi alzavo con un pensiero ossessivo e cercavo nella libreria un testo molto serio, il saggio del buon Toqueville, teorico a metà dell'ottocento della de... continua a leggere

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Romanzi a confronto
di , numero 38, gennaio/aprile 2015, Letture e Recensioni

Ho letto molte opere di Umberto Eco, diversi saggi e tutti i romanzi, di questi ultimi prediligo Il nome della rosa, Baudolino e L'isola del giorno prima. Opere che univano all'importanza storica eleganza di linguaggio e perfetta struttura narrativa. A queste consolidate qualità dell'autore, si imponeva il forte protagonismo della genialità, una prerogativa, poco o tanto, sempre presente sia nei saggi che nei romanzi, che si è a mio parere diluita nel Cimitero di Praga, fino a estinguersi del tutto nell'ultimo romanzo, Numero Zero, su cui vorrei esprimermi. Un giudizio severo il mio, forse anche troppo, e per meglio rafforzarne l'impulsività riporto il commento che mi è …. quando sono arrivata all'ultima pagina e chiuso il libro: “Poteva fare a meno di scriverlo!” Dopo di che mi frullarono per la testa due osservazioni, riguardanti sia autori celebrati che recensori (altrettanto celebrati). I primi, eternamente confortati dalla indistruttibile libertà di poter scrivere qualunque cosa passi per la loro “celebratissima” testa; i secondi, i recensori, ostacolati, o prudentemente dissuasi, dall'esprimere liberi giudizi poco lusinghieri riguardanti i paludati autori. Eccessi e limitazioni della libertà d'espressione nella difficile convivenza nel mondo opaco, tortuoso, del giornalismo e dell'Editoria, sempre più aziendale e sempre meno culturale. ... continua a leggere

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Mobilitazione totale. Maurizio Ferraris
di , numero 39, maggio/agosto 2015, Letture e Recensioni

C’è un racconto di Walter Benjamin, Telefono. Fa parte di Infanzia berlinese, il libro di ricordi postumi, e dice del suo stupore all’apparire del primo telefono fisso, quello che solitamente era collocato nei corridoi degli appartamenti, di come in qualche modo rappresentò «la consolazione alla solitudine», ma anche di come ogni squillo equivalesse a «un segnale d’allarme», a una pallida – rispetto a ciò che avviene oggi – minaccia di mobilitazione. Cosí concludeva Benjamin il suo ricordo: «e come il medium obbedisce alla voce che lo domina dal di fuori, cosí io mi arrendevo a quella qualsiasi prima intimazione, che il telefono mi recapitava» (trad. it. Einaudi 1982, pp. 19-21). Viene da chiedersi come avrebbe reagito al minimo richiamo di uno smartphone. Ad esempio alla domanda «dove sei?», quella che rivolgiamo e che ci sentiamo rivolgere a ogni segnale del nostro telefonino, che si avvicina – Ferraris scrive – a una «infrazione dell’habeas corpus» (p. 4), e che rende in estrema sintesi il carattere militare della «chiamata». Habeas corpus ad subiciendum, abbi il tuo corpo a disposizione, sentenza che rivendica quella individualità assoluta, contraltare umano e laico, imperium in imperio che l’entità presuntamente virtuale dell’impassibile macchina degli attuali media ha messo fortemente in discussione. Perché, a differenza di quanto avveniva con il telefono fisso sprovvisto di memoria, la «chiamata» che viene dal ... continua a leggere

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Follow your dreams. Il bosco interiore di Leonardo Caffo
di , numero 39, maggio/agosto 2015, Letture e Recensioni

“Crisi”: tale il concetto-chiave di questo libro, e insieme la temibile insidia a cui esso cerca di offrire una soluzione. «La crisi porta progresso», diceva Einstein, una delle autorità qui richiamate. La parola deriva infatti da kríno, “separare”, “distinguere”, “discernere”, designa allora un momento risolutivo che determina la dismissione di una maniera di essere per un passaggio radicale ad un’altra. Si ha la sensazione di vivere alla fine della storia, viviamo una crisi profonda che ci rende inclini all’astensione, all’adattamento, all’accettazione acritica del luogo comune. Insieme all’impressione di una esperienza incompleta, anonima, “qualunque”. È il mondo-Moloch, quello dell’urlo di Ginsberg: «Moloch che mi è entrato presto nell’anima!», «Moloch in cui io sono una coscienza senza un corpo!», «Moloch che col terrore mi ha tolto alla mia estasi naturale!» (Howl, tr. it. di L. Fontana). Ma abdicare a Moloch, sottoscrivendo lo stigma di soggetti neutralizzati, non è l’alternativa ideale per Leonardo Caffo, che stando a quanto afferma in Il bosco interiore. Per una vita non addomesticata in compagnia di Henry D. Thoreau (Sonda 2015), ha imparato molto presto a distinguere e a disobbedire. Il bosco è non-città ma non è totale isolamento o voglia dell’irrimediabilmente distante. Nel bosco non ci sono soltanto cose sotto altra luce, ci sono altre cose, sicuramente i presupposti per un cambio di prospett... continua a leggere

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Raccontare la scuola. Testi, autori, forme del secondo Novecento di Cinzia Ruozzi
di , numero 39, maggio/agosto 2015, Letture e Recensioni

Presentazione del libro presso il dipartimento di Italianistica di Unibo, il 26 maggio 2015. Sono intervenuti Mirella D’Ascenzo (Storia della scuola), Carlo Varotti (Letteratura italiana, Università di Parma), Giulio Iacoli (Letterature comparate, Università di Parma ), Magda Indiveri (liceo L. Galvani, Bologna) di cui si riporta la relazione. “Sono entrata per la prima volta in una scuola a cinque anni e non ne sono ancora uscita….” Non sto parlando di me, sto citando il libro di Miriam Coen Lettera di una professoressa. Parlo da insegnante, una che è fuori ma anche dentro queste storie abilmente cucite insieme da Cinzia Ruozzi, e dunque, come dice Starnone, continuo a non uscire dalle foto scolastiche. Parlo parole di altri ma parlo di me (“de me fabula narratur”), come sempre facciamo insegnando. Un destino. Faccio passare me – il cammello – nella cruna dell’ago della disciplina. In questa occasione sono l’insegnante che parla dell’insegnante che ha raccolto e sistematizzato storie di e su insegnanti. Un capogiro. Ma anche un’indicibile soddisfazione. Anch’io sono stata precaria, “errante”, ho redatto piani, ho riso di colleghi strani, mi sono arrabbiata, mi sono lamentata, ho espresso speranza e disincanto. Ho insegnato ai piccoli, agli ultimi, ai disabili, ai figli di “famiglie bene”. E nello scaffale virtuale che è questo libro, mi ritrovo e mi rileggo. Mi chiarisco. Stiamo b... continua a leggere

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Maria, verso Cartoceto. Dentro un orizzonte di colline
di , numero 39, maggio/agosto 2015, Letture e Recensioni

È scritto all’anagrafe e in ogni documento che mi appartiene: Maria, il nome che ho cancellato da questa Franca che rimane. Scomparso dalla mia firma. Un solo nome: due sillabe che mi pronunciano, che mi sottraggono al silenzio. Sono già molte per esistere. E anche la voce degli altri mi ha riconosciuto, mi ha chiamata Franca, semplicemente: si è fermata, come non ci fosse bisogno di dire ancora. Maria è il nome della madre di mia madre. Mi piace sentire l’eco di questa parola, la profondità che apre indietro, nelle generazioni, come un filo che ci si passa nel buio. In questa ripetizione mi sembra di riportarla in vita, di donarle ciò che le appartiene, che le è dovuto; ha a che fare con qualcosa che non ha fine, che sprofonda alle mie spalle, fino a ciò che non mi è visibile né conosciuto. Da me, oltre me, non so come e se continuerà. Lei è la madre di mia madre, di mia madre, di mia madre. Come scorrendo i grani di un rosario potrei ripeterlo ancora fino a renderla un’espressione muta, un’onda sonora che viene e ritorna nel silenzio. Maria è il nome che ogni donna porta. E davvero nelle nostre campagne marchigiane non c’era madre che non desse a sua figlia questo nome, come invocazione, come ringraziamento. Se non era il primo nome era il secondo, per custodirla. Ma chiamerò Maria, la madre di mia madre, anche nonna, con l’affetto intatto dell’infanzia, incorniciandola in quegli ... continua a leggere

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Mille modi per finire
di , numero 39, maggio/agosto 2015, Letture e Recensioni

Storie brevi, anche troppo, di un'estate lunga, anche troppo. 1 Ho rotto uno specchio: 7 anni di guai dice la saggezza popolare. Evviva! Niente di più bello. Un splendida notizia. Mi sento meglio, adesso posso ricominciare a sognare. Ieri alla visita di controllo, il medico mi aveva detto con aria affranta, che mi attendevano solo pochi mesi di vita. 2 La mia è una strada senza ombra. La prima volta che me ne sono resa conto non riuscivo a capire. Tutto intorno è assolutamente regolare: da un lato palazzi di 3 o 4, un grande parco pubblico dall’altro. Alberi di alto fusto costeggiano la via e le macchine sono parcheggiate da ambo le parti, senza ombra alcuna. Il sole, lo posso garantire procede da est a ovest, come in tutto il mondo. I pochi passanti che mi capita di incrociare però non hanno ombra, e io nemmeno. D’estate è un supplizio. Inutile costeggiare i muri delle case o passare sotto le sagome fronzute degli alberi. Niente ombra e di conseguenza nessun ristoro dal caldo. Sembra però, che tutti siano a conoscenza della stranezza e che si siano adattati. Mi pare di aver letto, molti anni fa, quando ero ancora in vita, che la prima cosa che si perde cambiando stato, è proprio l’ombra. Poi col passare del tempo, anche il corpo di disfa, gli occhi non vedono più nulla e le orecchie non odono più alcun rumore. Ma è ancora presto, troppo presto, prima che io stessa scompaia come gi... continua a leggere

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La bestia
di , numero 39, maggio/agosto 2015, Letture e Recensioni

La bestia ha occhi di velluto, iridi grandi, pupille vibranti, lo sguardo luminoso avvolge con dolcezza. Ho seguito gli occhi della bestia dal Ghana a un mare sconosciuto. Rive affollate, macerie, dolori e grida erano ovunque, da una città si alzavano due grandi case costruite come bottiglie rovesciate, vicino a queste, l'ultimo piano di una torre altissima ruotava su se stesso, un miracolo per me, ma tutto questo lo vedevo già vecchio, logoro e devastato da una recente rivoluzione. Eravamo a Tripoli, per una donna africana ero già alle soglie della vecchiaia, perciò di quel lungo viaggio avevo subito una stanchezza al limite della rinuncia, ma accanto a me ritrovavo nei momenti più disperati gli occhi di velluto, ed allora, paura e fame li sentivo svanire, dissolti dal suo sguardo. Trascorsi con lui alcuni giorni, rimarranno i più felici della mia vita. Oggi guardo un domani vuoto e buio, ho sempre freddo e attorno a me parlano una lingua sconosciuta. Il ricordo di quella sera è diventato l'ossessione del presente, un chiodo conficcato nella mente che impietoso mi fa rivivere ogni attimo. Una sequenza del vissuto che si ripete all'infinito, un Presente che non vuole cedere al Futuro. Crepuscolo. Partiamo con altri disperati, molti uomini, occhi febbrili, allucinati; le poche donne, tutte giovanissime, mi guardano come se vedessero il mio destino, poi si scostano, abbassando lo sguardo. La grande barca è sporca, emana odori a ... continua a leggere

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Il Libro dei Profeti: Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele. Introduzioni di Gianfranco Ravasi. Traduzione e note di Luigi Moraldi
di , numero 2, luglio/settembre 2005, Letture e Recensioni

Che significato può avere oggi rileggere i libri dei Profeti? Di significati, a questo riguardo, ce n’è un numero infinito come sono le vie che si addentrano tra gli abissi del cielo stellato; ma se uno vuole resistere al pur dolce naufragare o, per dirla con certa filosofia, alla deriva delle interpretazioni, allora l’eccellente proposta suggerita da Padre Ravasi potrebbe costituire un ottimo approccio, rinforzato, per giunta, nel solco della millenaria esegesi cristiana. Questa edizione presenta i libri dei quattro cosiddetti “profeti maggiori”, presenti all’interno della Bibbia, vale a dire: Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele; mentre i “minori” sono: Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Nahum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia. Innanzi tutto chi è il Profeta? Il Profeta è uno che è stato chiamato, è l’eletto di un’azione della grazia divina. Il Profeta è un uomo di Dio, è un visionario, è uno che vede la realtà delle cose e degli eventi e cerca di superarla, per coglierne il senso ultimo; egli è uno che intende trascendere la pura e semplice manifestazione delle cose e dei fatti ponendosi nella prospettiva illuminante offerta dallo stesso Dio, donata dalla sua grazia. Il Profeta è dunque il portavoce di Dio, “uno che annuncia le parole di Dio agli uomini” sosteneva Sant’Agostino, come Mosè, il Profeta per eccellenza. Quale portavoce il Profeta è necessariamente uomo del presente, coinvolto n... continua a leggere

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Giovanni Ragone, L’Editoria in Italia – Storia e scenari per il XXI secolo
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Letture e Recensioni

Interrogarsi sul problema e sugli scenari dell’editoria in Italia significa interrogarsi sulle possibili configurazioni sociali del nostro futuro. A convincerci della centralità della questione editoriale, in quella che potremmo definire l’argomentazione collettiva del futuro, è questo bel libro scritto e compilato da Giovanni Ragone, docente di Teoria dei Media all’Università di Urbino. C’è una relazione tra l’immaginazione sociale, la conformazione della mentalità collettiva, ed il modo in cui essa viene diffusa, testualizzata, concertata retoricamente nella rappresentazione dei grandi mediatori? La risposta è sì e, nel rintracciarne il decorso storico, il curatore si addentra nei labirinti speculativi della sofistica antica secondo la quale la parola è misura dell’uomo, ma anche nei paradigmi heideggeriani di una retorica concepita come modalità dell’esserci, in cui le parole, insomma, sono segni che denunciano la propria temporalità e contribuiscono ad interpretarla. Non si può del resto dimenticare che il fenomeno editoriale, mediale nel suo complesso, muove economie, interessi cui si lega la sussistenza di milioni di individui. Dunque, guardare all’editoria significa guardare dentro uno speculum privilegiato, dentro una specie di instrumentum opticum che piega la dimensione temporale, che interpreta ed orienta il futuro. Oggi la comunicazione editoriale vive in un ciclo industriale, o meglio, in un mercato che ... continua a leggere

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Voltaire, Rousseau, Kant, Sulla catastrofe. L’Illuminismo e la filosofia del disastro. Introduzione e cura di Andrea Tagliapietra. Traduzioni di Silvia Manzoni ed Elisa Tetamo. Con un saggio di Paola Giacomoni
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Letture e Recensioni

Nel nostro tempo, asfissiato da un turbinio pulviscolare d’iperattività editoriale che – spesse volte – toglie il respiro, non è troppo facile imbattersi in un testo bello, interessante, coinvolgente come Sulla catastrofe. L’illuminismo e la filosofia del disastro, magistralmente curato da Andrea Tagliapietra. In verità, Bruno Mondadori, senza tradire le aspettative dei numerosi lettori affezionati a cui – da tempo – offre un repertorio di saggistica invidiabile, ci propone qui un titolo relativo al concetto di catastrofe in àmbito illuministico degno di particolare attenzione, perché è capace d’istituire un ponte che giunge direttamente ai nostri giorni. I due anni, che pure intercorrono dalla prima presentazione di questo volume, non gli hanno sottratto freschezza ed attrattive: varrebbe davvero la pena di cercarlo o richiederlo in libreria, perché - a nostro giudizio, s’intende - sa stimolare con rara sapienza intelligenza ed immaginazione, conducendole verso una riflessione chiara, completa, autenticamente lucida. Già il grande matematico francese René Thom s’era occupato ex professo dell’argomento, elaborando una teoria divenuta di moda sulle pagine culturali a metà degli anni ’70: le catastrofi erano concepite come bruschi salti, come discontinuità che si possono presentare nell’evoluzione di un sistema. Se l’evoluzione generale di un sistema ci appare, dunque, come una successione di evoluzioni continue, l... continua a leggere

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Georges Didi-Huberman, Ninfa moderna. Saggio sul panneggio caduto
di , numero 7, ottobre/dicembre 2006, Letture e Recensioni

I libri belli sono come le belle donne: accendono l’immaginazione, l’accordano su mille sussurri, la ricolmano di inaspettate risonanze. Ninfa moderna di Georges Didi-Huberman è un bel libro stampato a Milano nel 2004 da Il Saggiatore nella collana La Cultura, storica raccolta di saggistica e intelligente catalogo del pensiero moderno. Sulla scorta dell’opera di Aby Warburg e della grande scuola di studi figurativi da lui rilanciata, ma non senza riferimenti a un volume su Leibnitz come La piega di Gilles Deleuze, il testo indaga la sopravvivenza di un elemento caratteristico dell’iconolgia classica che si spinge fino ai giorni nostri: il panneggio. Era il 1893 quando il giovane Warburg rimase affascinato e cominciò a studiare La nascita di Venere e La primavera di Botticelli. Il movimento dei capelli, le forme dei panneggi, la grazia dei personaggi femminili furono per lui occasione per dispiegare un profluvio di erudizione in cui riemergevano fonti letterarie e motivi visivi antichi come, ad esempio, il personaggio di Ninfa. Oltre ad essere una vera e propria costellazione dell’immaginario, dalle monete antiche fino al sigillo reale inglese del 1662, in un incrocio di genealogie e di corrispondenze, il motivo risaliva all’antro di Mnemosyne sviluppando una fantastica nebulosa di richiami e di sopravvivenze. Un testo come La rinascita del Paganesimo Antico di Aby Warburg, tradotto da Delio Cantimori, è impareggiabile testimonianza di ... continua a leggere

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Giuseppina Rossitto, A zonzo per pensieri
di , numero 15, ottobre/dicembre 2008, Letture e Recensioni

Che la parola nella sua complessità e polivalenza detenga la sovranità della coscienza umana lo avevano già capito, e forse anche imposto, i Greci; che la parola poetica sia capace non solo di interpretare, ma anche di ricreare la profondità del pensiero umano è acquisizione tardo ottocentesca e, ancor più, del secolo che si è appena chiuso. Nuove possibilità si aprono alla conoscenza umana all’aprirsi del novecento, nuovi paesaggi per la mente e nuovi enigmi sondano la nostra dimensione tanto che un semplice punto, un suono, una parola si apre sulla soglia, anzi dischiude, infinite dimensioni. Se si riflette sul lavoro di Giuseppina Rossitto, a Zonzo per pensieri, ci si trova entro questa prospettiva. Il lavoro dell’artista non è solo quello di riflettere servilmente la realtà del pensiero, i suoi sogni, le fantasie, ma quello sovrano di crearlo, inventarlo, aprirlo a nuove dimensioni. Chi sono, chi sei, chi siamo, chi siete? Difficile trovare risposte, facile cedere alla deriva delle interpretazioni, all’intelligenza del relativo, come anche alla potenza del gesto assoluto, apollineo, chiarificatore. Allora? Quando non ci sono risposte, quando non c’è la parola che ci salvi, c’è l’atto creativo dell’andare, l’arte del viandante, l’esplorare, l’andare a zonzo della mente con l’orecchio teso all’ascolto, come il Re di Italo Calvino, per riflettere sui nostri pregiudizi, palpare le nostre paure, inventare l’amor... continua a leggere

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Marta Franceschini, La valigia di Agafia
di , , numero 15, ottobre/dicembre 2008, Letture e Recensioni

Una valigia grande, quella di Agafia, che stiva tutta la sua vita e quando si apre rovescia sul lettore i suoi segreti. Come un libro. Quando la apro la prima volta è piena di voci liquide, di meritato incanto, di sospensione estiva. Come una radio lontana, le voci trasmesse dall’acqua sono prima dimesse, poi chiare, gorgoglianti, poi improvvisamente si addensano come una nuvola scura, si coagulano in una notizia tragica, una prima morte. Le morti, assurde, spietate, punteggiano la vita di Agafia, noi ancora non lo sappiamo, siamo colpiti da questo contrasto, da questa morte nella vita, da questa ombra che ci pare presagio. Alla riapertura la valigia è sorprendentemente piena di foglie, spinose foglie di tabacco, che rimandano a luoghi per noi assolutamente lontani e inimmaginabili. Saliva amara, mani annerite, foglie che pungono, polvere, aghi, sacchi. La fatica del vivere – uva trafugata nel grembiule della madre per nutrire i figli - che non sospettiamo nelle nostre realtà occidentali. Ci sporchiamo di quella polvere scura quasi grati che qualcuno ci informi, ci dica cosa succede di là, stupefatti quanto Agafia, che da parte sua non sa nulla della guerra in Afghanistan: sembra preistoria ed è l’85. Poi c’è la valigia regolamentare, quella del lungo viaggio in treno, cinquantasei ore, la Siberia addirittura! con i lavori degradanti, i lavandini ghiacciati, i coltelli, il bosco. Agafia st... continua a leggere

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Alessandro Berselli, Cattivo
di , numero 21, aprile/giungo 2010, Letture e Recensioni

Una delle caratteristiche principali della letteratura, ricordava un maestro indimenticato di Estetica come Luciano Anceschi, è quella di saper riflettere su se stessa, sui propri indirizzi e di ingenerare insomma un mondo che si apre alla specularità conoscitiva autoreferente, mentre al contempo si porta con l’immaginazione all’interno della storia e della vicenda romanzesca. Leggendo il nuovo romanzo di Alessandro Berselli, Cattivo, sembra che questo aspetto, potremmo dire meta-letterario, abbia altrettanta valenza di quello prettamente narrativo. Un po’ come uno Lawrence Sterne, però senza ironia (ma dov’è finita l’ironia, oggi?), Berselli, che è autore colto e dallo stile sorvegliatissimo, ama identificarsi coi suoi personaggi, ama dissolversi nella loro angoscia in una cupidigia che sembrerebbe non ammettere redenzione, ma allo stesso tempo ama guardarli dall’esterno, rifletterli, seguire le loro tracce sulle soglie della letteratura, strizzando l’occhio alla tradizione, alle modalità dell’estetica moderna, al cinema. Il risultato è uno stile estremamente lucido e misurato, visivo, razionale, da figlio del secolo dei Lumi potremmo dire, se non fosse che qui la ragione positiva e produttrice del migliore dei mondi possibili si trova come sublimata dall’erompere oscuro dell’odio e di un sentimento di solitudine e di alienazione. Il protagonista è il giovane Luca Parmeggiani. Frequenta il Liceo Linguistico, fa la quarta ... continua a leggere

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Marilù Oliva, Repetita
di , numero 21, aprile/giungo 2010, Letture e Recensioni

La letteratura è uno dei luoghi privilegiati, sosteneva Gadda, dove gettare un po’ di luce nel guazzabuglio del cuore umano; ben lo sa la psicologia analitica che lo considera quasi un assioma del suo metodo conoscitivo a cominciare da Freud fino al miglior interprete moderno dello junghismo, James Hillman. L’anima umana è forse il retaggio di un mare di storie, l’ars combinatoria di un multiforme cosmo di mitologemi, di immagini, di vibrazioni proiettate sul corpo pulsante, nebuloso di un grumo di elettroni nello spazio dell’esistere. Non so perché mi siano venute queste riflessioni dopo aver chiuso l’ultima pagina dell’ottimo romanzo di esordio di Marilù Oliva, Repetita, ma certo le storie forti, la catarsi che necessariamente esse inducono, la stessa autrice mi avranno guidato verso questa direzione. Si perché al fondo della follia di Lorenzo Cerè, il pluriomicida compulsivo e ossessionato, il protagonista del romanzo, c’è il problema di una ricerca, il bisogno di fare luce sul Male, sulla follia, sulla notte fredda, gelida delle nostre più recondite pulsioni. Alla base c’è una richiesta di redenzione, di chiarezza meridiana, di sapienza adamantina a lenire i morsi paurosi della sofferenza, del dolore. La storia è molto interessante: Lorenzo viene da un’infanzia terrificante di solitudine e di soprusi. Il passato lo tormenta sotto forma di dolorosissime emicranie, di nevrosi quando decide di sottoporsi a una cura psic... continua a leggere

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Angelo Sebastiani, Simbologia ed esoterismo della natura
di , numero 22, luglio/settembre 2010, Letture e Recensioni

Le idee possono venire dai luoghi più disparati e insoliti; sembrano non esserci ostacoli alle potenzialità generative del pensiero, e così anche un libro di ricerca, erudizione, compilazione come quest’ultimo di Angelo Sebastiani, apparentemente indirizzato ad un pubblico scelto di lettori con particolari esigenze documentarie, può diventare il punto di partenza per nuove e impensabili scoperte, provocare un incendio di creatività per la mente non indolente. Il grande libro della natura, come si sa, non è scritto solo di segni e cifre matematiche, ma anche, pur non escludendo questi segni disegnati dalla rivoluzione galileiana, della miriade di caratteri e significati che l’uomo è stato in grado di incidervi proiettandovi la sua fantasia, la sua angoscia, il suo senso della morte o del destino. Il libro di Sebastiani ha il grande merito di affrontare questi orizzonti quasi dimenticati con animo disposto all’ascolto e con passione interrogativa. L’argomento della piante e della natura dischiude così una molteplicità di dimensioni gnoseologiche ed ermeneutiche che sono tante quante sono le forme vegetali; e la riflessione sull’enigma e sul nascondersi della natura, ammonimento di Eraclito, diviene così una sfida della mente curiosa e vigile. Dopo aver letto Simbologia ed esoterismo della natura di Angelo Sebastiani vien voglia di andare in un parco o in un bosco ad osservare le piante da un’altra prospettiva, quella delle conoscenze r... continua a leggere

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Licia Giaquinto, La Ianara
di , numero 23, ottobre/dicembre 2010, Letture e Recensioni

Uno dei migliori romanzi che ha catturato l’interesse dei lettori lungo la stagione estiva appena trascorsa è certamente La Ianara di Licia Giaquinto, uscito da Adelphi. E' la storia di Adelina, una sguattera, un essere da tutti ignorato, una bambina cresciuta tra i monti dell'Irpinia il cui destino, come quello della madre e della nonna, è quello della Ianara, una specie di strega, una sciamana. Si tratta di quella figura tipica del sistema animistico caratteristico dell'Italia del Sud studiata dal grande antropologo De Martino, i cui poteri, negati ai cosiddetti individui normali, sono quelli della vita e della morte, dell’evocazione delle potenze misteriose e illusorie del bene e del male. Pur essendo fedele serva del suo padrone, cieca interprete dei suoi voleri, Adelina attraversa il giorno e la notte di un mondo in dissoluzione come uno scriba egizio dedito al suo lavoro nel silenzio di una immensa desolazione, e, nonostante tutt'attorno sia rovina, odio omicida, prevaricazione, funeste apparizioni, saprà condurci ad una sorta di catarsi, ad una sorta di redenzione, di albore, preludio di una nuova creazione, di una renovatio interiore. Il romanzo di Licia Giaquinto è una specie di sogno d'estate delicato e misterioso, traboccante di immagini preziose e desuete, di parole che nessuno di noi ormai pronuncia più, intrappolati come siamo nella fanghiglia dei vocabolari distratti o fumosi del presente. Un tuffo in un mondo sommerso, forse scomp... continua a leggere

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Marilù Oliva, Cent’anni di Marquez. Cent’anni di Mondo, prefazione Omero Ciai
di , numero 26, luglio/settembre 2011, Letture e Recensioni

Il mondo delle lettere è in gran fermento. Le tipologie espressive del passato, generi come il romanzo, il saggio critico, il poema epico, cioè quei modelli su cui si sono esercitate generazioni di giovani fin dalle origini della letteratura, davanti alla modernità e alla concorrenza di nuovi canali comunicativi, hanno denunciato la necessità di profonde modificazioni, per non dire il ripensamento radicale della loro forma. Oggi sembra prevalere quella che, a buon diritto, può essere definita, con parola desunta dall’ambito delle scienze biologiche, la contaminazione, o meglio la mescolanza di tipologie differenti all’interno della pagina letteraria, dell’espressione artistica. Quel polimorfismo insomma, per citare qualche esempio, che caratterizza la pagina di un Gadda, di Joyce, ma in fondo quella di tutti grandi della letteratura, da Dante a Roberto Longhi, Roland Barthes, o Raimondi, i cui scritti in definitiva presentano sempre una doppia valenza e si leggono vuoi come un viaggio dell’immaginazione, vuoi come espressione dell’intelligenza creatrice e ragionante. Se è così, di cosa parliamo quando parliamo di letteratura? Che cosa è il Letterario? Tutto, niente, quello che ci sta in mezzo: la lista della spesa, il menù dell’infima trattoria, Il Principe di Machiavelli, il bugiardino accanto al farmaco, il De remediis utriusque fortunae di Petrarca o La Vita Nuova di Dante Alighieri. Tutto fa narrazione e noi siamo i protagonisti ... continua a leggere

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Se una notte d’inverno c’è un lettore… Marilù Oliva, Fuego
di , numero 29, aprile/giugno 2012, Letture e Recensioni

Ho riletto Fuego recentemente. Fuori faceva un gran freddo; era venuta una bella nevicata. Avevo qualche linea di febbre e una gran voglia di riposare, ma non mi riusciva di dormire. Ho ripreso in mano il nuovo romanzo di Marilù Oliva, Fuego, e mi sono sistemato sul divano dentro un plaid caldo. Avevo letto il romanzo precedente della Oliva, Tu la pagaras, ambientato come questo nelle scuole e nelle sale da ballo di musica latino americana a Bologna, e mi era piaciuto, mi aveva lasciato una sensazione piacevole, di pienezza, come quando hai portato a termine un lavoro, o quando termini un buon testo letterario. Unita a ciò la convinzione di avere scoperto una scrittrice di talento, anche se con qualche ingenuità da sistemare. Non mi aspettavo che Fuego potesse superare quanto avevo già trovato nei primi due. Del resto, non è mai facile confermarsi nella scrittura e spesso la creatività ama riposare sugli allori, ma devo confessare che mi sono ricreduto. Marilù è proprio brava. Questo romanzo, continuazione del precedente, presenta al suo meglio un personaggio interessantissimo, Elisa Guerra, ossia la Guerrera, uno dei più seducenti e affascinanti che mi sia capitato di incontrare ultimamente nella grande foresta dell’immaginario letterario. Non è cosa da poco. Elisa è disoccupata, precaria come tante giovani che si possono incontrare in questi tempi di recessione, ma dire precaria è dire poco, perché precaria è s... continua a leggere

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I Malriusciti di Mirco Dondi
di , numero 31, ottobre/dicembre 2012, Letture e Recensioni

Anche se appare come una tendenza della narrativa italiana recente, per non dire un approdo dell’ editoria più avvertita, il romanzo storico non è un genere di agevole pratica per lo scrittore. Diversi sono i problemi di ordine operativo e stilistico che egli deve affrontare, a cominciare dalla verisimiglianza dei luoghi e delle situazioni, per finire con la rappresentazione dei personaggi e delle loro espressioni. In sostanza, non è sufficiente mettere i calzari per un racconto su Roma antica, come non basta il cartello della battaglia di Borodino, in Russia, o qualche parola di francese, per raccontare della tragedia di Napoleone. Occorre spirito di osservazione ed occorre un inusitato intuito del tempo perduto; occorre talento, occorrono capacità narrative, occorre genio linguistico per restituire lo spirito di un’epoca; occorre, per dirla con Petrarca, intuarsi nel momento, occorre dare del tu alle coscienze di uomini e destini che ormai vivono nella pura possibilità, nelle buie profondità della memoria; occorre distinguere e leggere e capire, con occhio lucido e rigoroso, il distacco e la distanza che ci separa da quelle forme, capire tutto ciò che manca e che sembra passato inesorabilmente. Di tutte queste occorrenze non sembra certo soffrire I malriusciti, romanzo d’esordio di Mirco Dondi, il quale ha stoffa di narratore sicuro e promettente, una novità nel panorama narrativo italiano, anche perché ha saputo scegliere un ... continua a leggere

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Michele Battini, Necessario illuminismo. Problemi di verità e problemi di potere
di , numero 48, dicembre 2019, Letture e Recensioni

Michele Battini, <em>Necessario illuminismo. Problemi di verità e problemi di potere</em>

La raccolta di saggi pubblicata da Michele Battini affronta apparentemente temi molto diversi tra loro: dalla riflessione storiografica di Arnaldo Momigliano nel secondo dopoguerra alla biografia intellettuale di Franco Venturi tra la fine degli anni Trenta e i primi anni Quaranta; dalla crisi epistemologica del marxismo – attraverso la ricognizione delle ricerche compiute tra la seconda metà degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta da Furio Diaz, Ernesto De Martino e Raniero Panzieri – agli studi di Luisa Mangoni, Claudio Pavone, Carlo Ginzburg e Adriano Prosperi. Fino al confronto con gli intellettuali, Walter Benjamin, Adorno, Horkheimer e Primo Levi che più si erano impegnati nella riflessione sulla catastrofe storica dei fascismi. In realtà l’eterogeneità e la complessità degli argomenti trattati nascondono la trama unitaria che lega i diversi contributi. Battini, infatti, ricostruisce la storia di una peculiare «tradizione intellettuale italiana» (p. X), i cui «saperi e metodi» (ibid.) erano maturati nel confronto tra storiografia, filologia, ricerca, critica delle fonti e dei testi. Una metodolog... continua a leggere

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SECRETUM. Il Codice L
di , numero 48, dicembre 2019, Letture e Recensioni

SECRETUM. Il Codice L

Verso la fine del XV sec. la Romagna è devastata da lotte intestine tra le famiglie più in vista per il controllo del territorio: la Regione rimane all’estremo margine nord dei territori controllati dalla Chiesa che necessita ora di una nuova forza militare per impedire il vacillare della frontiera. Per ristabilire il controllo sull’area, il pontefice Rodrigo Borgia (Alessandro VI, uno dei papi più libertini e dissoluti), siglò un’alleanza con il re di Francia Luigi XII d'Orleans. Grazie a questa nuova potenza bellica Cesare Borgia poté partire nel novembre 1499 per la riconquista della Romagna che sarà portata a termine nel 1502. Con il favore del popolo e la forza delle armi francesi Cesare espugnò una città dopo l’altra: Pesaro, Cesena, Rimini, e Forlì, governata da Caterina Sforza. All’inizio dell’estate del 1502 Cesare avvertì la chiara necessità di rafforzare le difese dei suoi domini con opere di ingegneria civile e militare: decise di assumere il migliore esperto conosciuto, Leonardo Da Vinci che lo accompagnerà nei suoi spostamenti. Leonardo lavorerà in Romagna per tutta l’estate so... continua a leggere

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Le donne alla periferia del mito. Elena di Sparta di Loreta Minutilli
di , numero 48, dicembre 2019, Letture e Recensioni

Le donne alla periferia del mito. <em>Elena di Sparta</em> di Loreta Minutilli

«Io ero la donna più bella del mondo, l’unica mia consapevolezza era il mio corpo, non sapevo fare nulla, il mio cervello quello di una mosca. Solo accudire forme straordinarie, null’altro». Così si racconta Elena dopo la maturità al culmine di una vita intensa, in cui ha lottato per far crescere un io diverso da quello in cui si trova incastrata fin dalla nascita. Un corpo da ammirare, da offrire agli uomini e poco altro. Il suo sogno: essere famosa e splendente per qualcosa di realizzato e non per quello che era. In questo modo Loreta Minutilli ci porta dentro questa auto narrazione di una delle poche donne entrate nei racconti mitici greci. Chi ha mai chiesto a Elena, la bellissima regina di Sparta, perché è fuggita con Paride, lasciando prole e marito? A chi è mai interessata la sua versione dei fatti, la sua visione del mondo, le sue emozioni, i suoi sentimenti, le sue parole? In questo romanzo l’io narrante è proprio Elena di Sparta, pronta a dar risposte a queste domande. La sua nascita è semidivina, figlia di Leda, regina di Sparta, ingannata dalla bellezza di un cigno, le mentite spoglie ... continua a leggere

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Il Rinascimento parla ebraico
di , numero 48, dicembre 2019, Letture e Recensioni

Il Rinascimento parla ebraico

Il Rinascimento parla ebraico è una mostra curata da Giulio Busi e Silvana Greco, profondi conoscitori della cultura ebraica, ed affronta uno dei periodi cruciali della storia italiana dall’ineguagliata creatività artistica, e dall’alto valore simbolico riconosciuto in tutta Europa. Il Rinascimento o i Rinascimenti sono stati decisivi per la formazione dell’identità italiana. La mostra svela quanto il dialogo culturale tra ebrei e cristiani ( in forte maggioranza) sia stato fecondo, in quel periodo, dialogo complesso non privo di ombre (intolleranza, contraddizioni, esclusione sociale e violenza ai danni del gruppo ebraico dalla maggioranza) ma possibile, con slanci, resistenze, contraddizioni e creatività. Emerge una lezione preziosa da raccogliere e offrire, al presente, ai cittadini di un’Europa sempre più multiculturale, intenta ad interrogarsi sulle proprie radici., nel dar voce alla società cristiana, con la fitta rete dei centri maggiori, delle corti, delle città e degli stati territoriali in competizione tra loro per il primato politico, ec... continua a leggere

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Il presente di Anceschi
di , numero 40, settembre/dicembre 2015, Letture e Recensioni

Il presente di Anceschi

Nell’ambito dei dibattiti curati dalla Casa dei Pensieri, per ricordare i vent’anni dalla morte del critico Luciano Anceschi, il 10 settembre si è tenuto a Bologna l’incontro . Sono intervenuti Fausto Curi, Carlo Gentili, Niva Lorenzini, Marco Macciantelli. Presiedeva Margherita Carlotti, della quale pubblichiamo il discorso introduttivo. Introdurre la complessa figura di Luciano Anceschi in pochi minuti sarebbe davvero complicato e soprattutto molto riduttivo, quindi prima di presentare gli ospiti che interverranno questa sera, dò il via a questo incontro raccontandovi la mia esperienza di giovane studiosa di filosofia e di come sono entrata in contatto con la figura di Luciano Anceschi vent’anni dopo la sua morte. Ciò è avvenuto appena iscrittami al corso di laurea in filosofia attraverso le lezioni di estetica del professor Lucio Vetri, ma soprattutto, due anni dopo, durante la redazione della mia tesi triennale in letteratura italiana contemporanea. Certamente il fatto di essere una st... continua a leggere

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L’amore ai tempi delle mostre
di , numero 40, settembre/dicembre 2015, Letture e Recensioni

L’amore ai tempi delle mostre

, precedute, qualche sala prima, da , aspettano gli innamorati a Milano. Sono circondate da altre cento opere, inserite nella mostra dedicata al grande artista, alle Gallerie d’Italia, in piazza della Scala (fino al 21 febbraio 2016). I capolavori sono messi a confronto in diverse versioni, accattivanti e di successo, e tutti i visitatori potranno baciarsi accanto all’opera icona di Hayez: bacio-abbraccio appassionato di un fuggitivo, forse alpino, e una tenera amante, in frusciante seta turchese o in mise candida e più pudica. Per gustare a pieno la visita, si può usufruire di un’innovativa videoguida su tablet, con contenuti multimediali. (Venezia 1791 – Milano 1882): nell’esposizione assumono particolare rilievo i temi autobiografici. Ce lo confermano i suoi autoritratti, autocelebrativi, ma realistici e rispettosi del passare degli anni, scanditi per decenni: da bohemien (nelle prime sale) a persona matura (negli spazi centr... continua a leggere

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Due Storie
di , numero 40, settembre/dicembre 2015, Letture e Recensioni

19 MARZO- festa del papà. Caro Antonio mio, mio caro figlio, non ti stupire della mia lettera né che io ti chiami in questo modo. È ora che tu sappia apertamente ciò che hai sempre sospettato, o magari immaginato. Hai l’età per sapere che lo zio debosciato, innominabile, ma che, almeno nel viso, ti somiglia tanto, è tuo padre. Mi tranquillizza la convinzione che la memoria di tua madre è salva perché, dopo più di dieci anni, la morte rende il ricordo di chiunque impermeabile a qualsiasi malignità e cattiveria; in più, la mia irreversibile situazione ti permette di liberarti, nello stesso tempo, di un dubbio ancora irrisolto e di qualunque impegno filiale nei miei confronti. È inutile che cerchi di abbellire la mia immagine raccontandoti favole sulla mia storia: tutto quello che ti hanno detto su di me è sordidamente vero. Sono proprio l’indegna persona che ti hanno descritto da sempre: non ho scusanti per quello che ho fatto. Ma vorrei almeno salvare ai tuoi occhi, ormai più che adulti, l’immagine del sentimento che esisteva tra tua madre e me. Il nostro rapporto, durato solo otto mesi e poi reso perpetuo dalla tua nascita, è stata l’unica cosa che in tutta la mia vita sono riuscito a non sporcare: tua madre era consenziente e ci siamo lasciati ancora innamorati, pensando che quella fosse l’unica cosa giusta da farsi. In seguito abbiamo continuato ad amarci fino alla sua morte, ma solo col pensiero, con i ricordi, con... continua a leggere

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Labile, antinomico limes. Su Lettera dalla Dacia di Matteo Veronesi
di , numero 40, settembre/dicembre 2015, Letture e Recensioni

«Quel sépulcral naufrage (tu / Le sais, écume, mais y baves) / Suprême une entre les épaves / Abolit le mât dévêtu», scrive Mallarmé in A la nue accablante tu. «Quale sepolcrale naufragio (tu / Lo sai, schiuma, ma la tua bava ci spargi) / Supremo, unico tra i relitti / Abolì l’albero spogliato». È la nave della poesia, e dell’esistenza, sorpresa nell’istante esatto in cui cessa di svanire sotto la superficie dell’essere e del dire, sotto il velo del significato. Perché Mallarmé? Perché in diverse occasioni Matteo Veronesi ha dichiarato che se c’è un poeta di cui non potrebbe davvero fare a meno, questi è Mallarmé. E il sonetto mallarmeano c’entra con la sua visione del mondo e della poesia, forse c’entra qualcosa con Lettera dalla Dacia. Inviata da Veronesi nell’agosto 2009 come lettera a una ristretta cerchia di amici, Lettera dalla Dacia venne poi diffusa in rete. Anche sotto questo profilo è un testo singolare: edito e inedito, pubblico e privato, nello stesso tempo. Si presenta insomma fin dall’inizio sotto il segno dell’antitesi, di una polarità equivalente. «Nel pensiero un filo acuto d’inverno»: qui ‘acuto’, se sta per ‘tagliente’, ‘pungente’, potrebbe inoltre avere valore elativo, nel trainare l’anima fino a una sorta di paradiso di ghiaccio. È quell’inverno allegorico emblematizzato dai Carpazi che schermano le cose fasciate dalla luce estiva, il diaframma «esile» ... continua a leggere

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Europa aveva paura
di , numero 41, gennaio/giugno 2016, Letture e Recensioni

Europa aveva paura. Sembravano passati secoli, da quando spensierata giocava sulla riva del mare. E davvero era senza pensieri, allora, dolce ridente, a intrecciare corone di rose e di viole con le compagne, a raccontare e ascoltare, a fissare quella distesa d’acqua salata che di sera si faceva colore del vino; e c’erano solo storie, allora, niente filosofia. Quel mare la proteggeva, era come il bordo di un vestito, la cimosa di un tappeto. Altre cugine, la solenne Asia ad esempio, vantavano antichità ed esperienza. Lei si sentiva piccola e giovane sempre, leggera che quasi il vento la portava in volo, piena di colori e di umori. “Europa!” - la chiamavano a sera dalla reggia. Perché lei sarebbe stata regina. Ma le interessavano infinitamente di più i battelli che portavano porpora, l’eco fragoroso di armi lontane, i canti. Non voleva mai ritirarsi nelle sue stanze, in quegli anni felici. Aspettava la notte per incontrare sua sorella, la Luna dal bianco viso, a lei affine. Qualcuno ridendo le aveva raccontato che il suo nome significava “dalla larga faccia”; e chi più della Luna, quando era piena, poteva dire di assomigliarle? Ma era anche l’ombra che l’attirava, l’oscurità. Forse aveva colto nel segno quell’altro indovino, l’ orientale, che dopo averla guardata – lei ancora fanciulla – si era scurito in volto, e le aveva detto che il suo regno era il luogo in cui il sole si coricava, l’occ... continua a leggere

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«Il ridicolo animale eretto» di Maurizio E. Serra
di , numero 41, gennaio/giugno 2016, Letture e Recensioni

«Il ridicolo animale eretto» di Maurizio E. Serra

Un’anti-vita di Svevo la si può ben intendere senza troppi sforzi: la sua è un’opera compatta, corrosiva, contorta, abbastanza breve, se commisurata alle odissee letterarie dell’epoca, di cui però non sono stati ancora analizzati tutti i recessi, i sotterfugi, gli ostracismi. Ma la sua vita? Anzitutto, esiste per un biografo? Oppure occorre ricercare soltanto nei libri un personaggio così lontano dall’immagine dell’homme de lettres? E se, al contrario, la vita fosse stata solo uno scartafaccio dell’opera, quanto ne resta che sia capace di turbare, sedurre, inquietare? Che dobbiamo scoprire ancora in uno scrittore che del rifiuto di apparire – o semplicemente di farsi notare – ha fatto il perno della sua vocazione, la misura della sua identità? La scelta fu dettata, per più motivi, dalle circostanze. Nato nel 1861, Svevo è il più vecchio dei tre grandi scrittori italiani della sua generazione: lo seguono D’Annunzio, nel 1863, e Pirandello, nel 1867. Ma, a differenza degli altri due, sarà accettato dal mondo letterario solo negli ultimi due o tre anni della sua vita – i «mille giorni»... continua a leggere

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Compos sui. Poesie nello stile del 1940 di Massimo Sannelli
di , numero 42, luglio/dicembre 2016, Letture e Recensioni

Compos sui. <em>Poesie nello stile del 1940</em> di Massimo Sannelli

Io ti offro un esilio luminoso oggi: una litania di undici colpi, precisa, non la morte, e una sequenza delicata, nessuna distruzione. Questo è un esilio dolce, come il seno: nella rete sei tu; sei prete e re, e veramente hai lo scudo, hai lo stile, hai Dio, non il suicidio, veramente. È il penultimo dei componimenti raccolti sotto il titolo di Poesie nello stile del 1940, e-book di cui riporto la nota di chiusura: «Queste poesie sono state scritte dal 6 luglio al 7 agosto 2016. I testi sono in endecasillabi, decasillabi, novenari, settenari». Quello qui riprodotto è ovviamente in endecasillabi, come dice il secondo verso. Il testo non ha rime o vere e proprie assonanze, ha un’aggiunta iniziale (rete : prete) e una pseudorima (seno : distruzione), una specie di assonanza inversa, non so come altrimenti chiamarla. A ben guardare le assonanze ci sono, ma non sporgono canonicamente a fine verso, sono interne ... continua a leggere

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Il nome e l’enigma. Nuovi tentativi di avvicinamento a Natura Morta di Paolo Ruffilli
di , numero 43, gennaio/giugno 2017, Letture e Recensioni

Il nome e l’enigma. Nuovi tentativi di avvicinamento a <em>Natura Morta</em> di Paolo Ruffilli

Passa la forma, muore si dissolve per sempre ci scompare. È la materia, dicono, che scorrendo resta: si trasforma cambia si deforma, senza cessare d’essere. Bernières, Calvados: 18 agosto (Diario di Normandia) Il soggettivismo non schiaccia mai Ruffilli, in poesia, anche se fino a un certo punto egli vi ha trasfuso molto di sé. Ecco, qual è questo punto? Il momento dell’abbandono della misura soggettiva per una riflessione versificata sull’altro da sé? Forse, La gioia e il lutto e Le stanze del cielo. Ma nel successivo Affari di cuore si incaricava di affrontare direttamente – e inevitabilmente con il coinvolgimento dell’esperienza personale – la fisiologia dell’amore, insieme a quello che negli Appunti per una ipotesi di poetica, a chiusura di Natura morta (Aragno 2012), egli definisce il «salto nel vuoto che l’amore pretende». Ricordate L’isola e il sogno? Dove, a differenza delle storie che erano affluite in Un’altra vita, non si dava la possibilità di un nuov... continua a leggere

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Livia Chandra Candiani, Bevendo il tè con i morti
di , numero 43, gennaio/giugno 2017, Letture e Recensioni

Livia Chandra Candiani, <em>Bevendo il tè con i morti</em>

Se la parola poetica condivide con la magia il potere del fare, la poietica, i versi di Livia Chandra Candiani sono qui a dimostrarlo. I morti che mai vediamo e che affidiamo normalmente all’invisibilità, al non luogo, all’inscritto (bara, cimitero, urna), nei versi di questa raccolta riedita da poco stanno sugli alberi, hanno la gonna rossa, siedono sui fili della luce, hanno risme di fogli. I morti che vivono. Basta questa affermazione e li vediamo, come inserti, tra le cose del mondo. Ma non è più il tempo dell’epifania, del miracolo. I morti non appaiono, stanno semplicemente, fanno azioni, rassettano la terra, hanno paura di vivere ma vivono. La noncuranza è la loro caratteristica, come se i loro occhi fossero rivolti all’interno. Come oggetti di cui condividono la vita, forse meno effimera di quella dei vivi. I vivi, attraverso la finestra della poesia, li vedono. Posano accanto, come gli angeli nel film berlinese di Wim Wenders. Il verso è pulito, asciutto, esso stesso si posa – come la luna leopardiana. È questo understatement che pervade la poesia di Livia, questo freddo, questa lettur... continua a leggere

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Paesaggi, ascolto, vita di Sebastiano Fusco
di , numero 44, luglio/dicembre 2017, Letture e Recensioni

Alla pubblicazione di una nuova raccolta poetica, oggi più che mai, si riaccende l’interrogativo sull’utilità – non voglio dire necessità – di fare versi, di strutturarli organicamente in una sequenza di senso compiuto e di proporli a un lettore: la dimensione lirica è una ricerca, uno scandaglio all’interno prima ancora che all’esterno di sé, la ricerca di un dialogo nell’epoca del solipsismo disperato, in un momento storico in cui le parole sono divenute quasi inutili frammenti del divenire incessante della realtà. Se la poesia aiuta a vivere (o a non morire), se l’espressione assoluta ha per sua natura il superamento dell’hic et nunc, del transeunte che ci confina nella dura materia di tutti i giorni, se l’arte spezza le catene verso un’altra dimensione, allora si può e si deve affermare risolutamente che il nuovo libro di Sebastiano Fusco assolve al compito che si è prefisso. Per addentrarsi un poco, ma senza il rischio di annoiare o di togliere il gusto della scoperta, nell’officina dell’autore, la lettura dei componimenti ha un che di rivelatore, di illuminante, come un occhio aperto a squarciare il buio della notte. Tale, infatti, è l’impressione che si ha a sfogliare le pagine: una pupilla nera, intensa, che anima di vita il candore nella pagina in un battere di ciglia. Allo stesso modo, l’effetto si rovescia, se si pensa il foglio come il negativo di una macchina fotografica analogica: le parole chi... continua a leggere

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I vicini scomodi di Roberto Matatia e Vita o Teatro? di Charlotte Salomon
di , numero 44, luglio/dicembre 2017, Letture e Recensioni

Lo scorso 5 maggio 2017 abbiamo presentato a Moniga del Garda, nell’ambito di “Primavera di Cultura a Moniga”, I vicini scomodi di Roberto Matatia, penultima tappa di tante altre città e diverse scuole. Desidero, in questa occasione, suggerire un accostamento, fra Camelia Matatia e Charlotte Salomon, dopo aver visto anche la mostra dedicata alla Salomon negli spazi del Palazzo Reale: Vita? o Teatro? Leben? Oder Teather?, Milano 30 marzo/25 giugno 2017. Sono due giovanissime ragazze ebree, una italiana, l’altra berlinese, che hanno concluso la loro vita nel campo di concentramento di Auschwitz nello stesso 1943, altre Anna Frank uccise ad Auschwitz. Si saranno incontrate? abbracciate? forti del loro amore per la vita? Di Camelia parlano le sue lettere (rielaborate dal cugino Roberto Matatia), in I vicini scomodi, dove emerge passo passo l’odissea della famiglia ebrea Matatia, dagli anni felici (a Riccione soggiornavano nella villa accanto a quella della famiglia Mussolini) al terrore, passando da umiliazioni e da speranze, fino agli arresti dei singoli componenti il nucleo famigliare, conclusi con la deportazione. La narrazione parte dall’incontro avvenuto, nel negozio di Faenza, tra lo stesso Roberto Matatia e Mario, amico, negli anni del fascismo, della giovanissima Camelia. Tra i due adolescenti, compagni di viaggio sulla corriera che portava da Savigno a Bologna, dove lei freq... continua a leggere

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Tempus Tacendi di Matteo Veronesi
di , numero 44, luglio/dicembre 2017, Letture e Recensioni

Luogo del poetico è spesso il suo stesso giustificarsi e porsi come problema: qual è il suo senso quando la poesia non vuole tradurre l’emozione di un’ora? Non sappiamo quanto ultimativa possa essere la conclusione cui perviene Matteo Veronesi in Tempus tacendi, nel cui esordio disegna una situazione quasi di scoramento che accomuna i poeti, per poi polarizzare l’attenzione su di sé. L’uso anaforico lievemente ridondante, nel Prologo, di un «noi» non maiestatico concorre a rendere la dispersione della stirpe dei «poeti perduti». I poeti saranno presenti al mondo soltanto quando saranno deceduti al mondo. Postulato il differimento della ricezione poetica, cosa sono l’esperienza e l’opera nel presente? Nella dimensione versificante il tempo-adesso vede il fare versi nel nome del silenzio, per se stessi, «per noi soli», per un circolo esclusivo, al limite per nessuno. Per ciò che piú non è, per ciò che non è al momento. Alla presenzialità dell’adesso, definito come «sacro vuoto», va consacrata, sacrificata, «la nostra pienezza». Un’altra età forse sarà ricettiva del «nostro giudizio indifferente» (i corsivi nel Prologo e nell’Epilogo sono dell’autore): siamo nel campo di quella altrove ostentata indifferenza come controideale anche estetico. Esemplarmente, dal profilo dell’esperienza, in Lettera dalla Dacia, del 2009; ardimentosa... continua a leggere

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A life: Lawrence Ferlighetti. Beat Generation, ribellione, poesia
di , numero 44, luglio/dicembre 2017, Letture e Recensioni

A life: Lawrence Ferlighetti. Beat Generation, ribellione, poesia

La mostra, curata da Luigi Di Corato, Giada Diano, Melania Gazzotti, mette in luce l'importanza della figura di Lawrence Ferlinghetti, americano di origini bresciane, poeta, pittore, editore e figura di primo piano nell’impegno culturale -sociale contro la guerra e la violenza, negli anni Cinquanta e Sessanta fino ad oggi, all'interno del movimento della Beat Generation. Beat, parola che in inglese ha molteplici significati: beat come beaten, sconfitto ma anche come radice della parola beatitude, beatitudine, nel vocabolario musicale, in particolare del jazz, beat come ritmo, battuta- fenomeno culturale, musicale e di costume. Ripercorrere la carriera di Ferlinghetti consente di rendere omaggio all'intero movimento letterario di quegli anni e al ruolo determinante di Lawrence nella diffusione dell'opera degli scrittori della Beat Generation, tramite la sua libreria e la casa editrice City Lights Bookstore, comprese le sue raccolte di poesia. La più venduta al mondo, A Coney Island of the Mind (1958). Il percorso espositivo racconta ... continua a leggere

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Postverità e altri enigmi di Maurizio Ferraris
di , numero 44, luglio/dicembre 2017, Letture e Recensioni

La parola post-verità, o post-truth, è entrata nell’uso in qualche vocabolario. Ma il lemma è riduzione del concetto, mentre l’analisi di Maurizio Ferraris in Postverità e altri enigmi (il Mulino, Bologna 2017) ci porta molto oltre il lemma da vocabolario. È ovvio: questo è un libro, non una definizione; è meno ovvio se si considerano le questioni implicate dal lemma affrontate in Postverità e altri enigmi. Il libro è una integrazione di L’imbecillità è una cosa seria, lo dice l’autore in una nota al Prologo. La postverità (con elisione del tratto d’unione, ad indicare la filiazione della postverità dal postmoderno filosofico) si radica in un fondo intemporale, come l’imbecillità, nella sua ambivalenza di incuranza verso i valori cognitivi (da questo lato, la postverità è l’esteriorizzazione dell’imbecillità) e carattere dell’umano, congenito, essere in-baculum, necessitante di bastone, dipendente da una tecnica disalienante nella misura in cui funge da specchio: «E se l’automa fosse lo specchio dell’anima?», si leggeva nella copertina di Anima e iPad. La tecnica quindi ci pone di fronte alla sola cosa che non ci può mentire, il volto della nostra anima. Corresponsabile di questo svelamento, la rete, fattore di rivelazione almeno in due sensi: mostra a noi stessi ciò che siamo, e, dal profilo dell’emergenza, manifesta la nostra sociodipendenza, la sogge... continua a leggere

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Stati d’animo. Una mostra
di , numero 45, gennaio/giugno 2018, Letture e Recensioni

Stati d’animo. Una mostra

La mostra Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni è realizzata come un viaggio, con sottofondo musicale, nei territori dello spirito. Affronta con uno sguardo originale le espressioni dell’arte Italiana fine Ottocento-inizi Novecento, a partire dal prologo con la Beata Beatrix di Dante Gabriel Rossetti che rimanda a bellezze sempre vagheggiate dai Pre-raffaeliti. Sono presenti autoritratti suggestivi: Segantini, ritratto con un pugnale alla gola mentre ci fissandoci con uno sguardo allucinato, Pelizza si impone autorevole, domina la scena. Accanto a loro svetta Asfissia_Dopo la festa di Angelo Morbelli, un dittico eloquente sui drammi di una coppia e le ambiguità della vita: padrona della scena la tavola imbandita, la tovaglia candida stropicciata, i resti dei festeggiamenti preannunciano il dramma che si consuma nella stanza accanto, cui giunge lo sguardo seguendo un corteo floreale steso sul pavimento. Il percorso i sviluppa con i fondamentali contributi del nostro paese ai temi affettivi, psichici e del subconscio: il paesaggio come stato d’animo... continua a leggere

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Duchamp, Magritte, Dalì. I rivoluzionari del 900 Capolavori dall’Israel Museum di Gerusalemme
di , numero 45, gennaio/giugno 2018, Letture e Recensioni

Duchamp, Magritte, Dalì. I rivoluzionari del 900 Capolavori dall’Israel Museum di Gerusalemme

Una mostra da non perdere per il valore internazionale degli artisti presenti, figure che hanno rivoluzionato nel Novecento lo sguardo sull’arte ed il loro successivo modo di raccontarlo. Duchamp, Magritte, Dalì, Ernst, Tanguy, Man Ray, Calder, Picabia, artisti diversi, ma di una creatività geniale e straordinaria, vi aspettano a Palazzo Albergati e al successivo catalogo di oltre duecento opere esposte, tutte provenienti dall’Israel Museum di Gerusalemme. Confermano la rottura col passato e suggeriscono sguardi irriverenti con gradevole ironia, volti al presente. Tra i capolavori: Le Chateau de Pyrenees (1959) di Magritte, Surrealist Essay (1934) di Dalí, L.H.O.O.Q. (1919/1964_ rivisitazione provocatoria di Monna Lisa) di Duchamp, o la bicicletta, con L’aria di Parigi nell’ampolla di vetro di Man Ray, il suo ritratto, il ferro da stiro con i chiodi. ecc… L’allestimento rende partecipi di questo mondo nuovo: realizzato dal grande architetto Oscar Tusquets Blanca, ha ricostruito a ... continua a leggere

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La verità chiama la tecnica. Postverità e altri enigmi di Maurizio Ferraris
di , numero 45, gennaio/giugno 2018, Letture e Recensioni

La parola post-verità, o post-truth, è entrata nell’uso in qualche vocabolario. Ma il lemma è riduzione del concetto, mentre l’analisi di Maurizio Ferraris in Postverità e altri enigmi (il Mulino, Bologna 2017) ci porta molto oltre il lemma da vocabolario. È ovvio: questo è un libro, non una definizione; è meno ovvio se si considerano le questioni implicate dal lemma affrontate in Postverità e altri enigmi. Il libro è una integrazione di L’imbecillità è una cosa seria, lo dice l’autore in una nota al Prologo. La postverità (con elisione del tratto d’unione, ad indicare la filiazione della postverità dal postmoderno filosofico) si radica in un fondo intemporale, come l’imbecillità, nella sua ambivalenza di incuranza verso i valori cognitivi (da questo lato, la postverità è l’esteriorizzazione dell’imbecillità) e carattere dell’umano, congenito, essere in-baculum, necessitante di bastone, dipendente da una tecnica disalienante nella misura in cui funge da specchio: «E se l’automa fosse lo specchio dell’anima?», si leggeva nella copertina di Anima e iPad. La tecnica quindi ci pone di fronte alla sola cosa che non ci può mentire, il volto della nostra anima. Corresponsabile di questo svelamento, la rete, fattore di rivelazione almeno in due sensi: mostra a noi stessi ciò che siamo, e, dal profilo dell’emergenza, manifesta la nostra sociodipendenza,... continua a leggere

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Alcune schede critiche
di , numero 45, gennaio/giugno 2018, Letture e Recensioni

Giorgio Manzi, Ultime notizie sull’evoluzione umana, Bologna, il Mulino, 2017, pp. 242, 16 euro. Il paleoantropologo Giorgio Manzi traccia nel volume un bilancio delle ultime scoperte scientifiche e delinea un rapido ma esaustivo quadro delle più recenti costruzioni teoriche circa il percorso evolutivo dell’uomo. L’Africa rimane la culla dell’evoluzione, un lunghissimo processo che separandosi dalla linea evolutiva dei primati antropomorfi ha condotto alla nostra specie, ma negli ultimi anni, grazie anche all’indagine paleogenetica, la ricerca si è affacciata su nuovi inattesi scenari che hanno tracciato un quadro molto più complesso di quello da tempo descritto e condiviso dalla maggioranza della comunità scientifica. Ci riferiamo ad esempio all’affermazione della specie Homo sapiens in Asia e in Europa, un tempo ritenuta aver soppiantato i Sapiens arcaici e l’Uomo di Neanderthal, mentre le recenti analisi molecolari hanno evidenziato un’avvenuta ibridazione nel Vicino Oriente e nell’area eurasiatica. Questa complessità di forme umane, confermata anche da nuove scoperte fossili in Caucaso e in Africa settentrionale, non fa che confermare la straordinarietà della condizione umana, sia nella sua specificità sia nel suo inserimento in natura a partire dal Pliocene. Manzi si mostra costante... continua a leggere

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Le spose sepolte di Marilù Oliva
di , numero 45, gennaio/giugno 2018, Letture e Recensioni

C'è un paese reale, Bedizzole, in provincia di Brescia, dove non esiste una via, una piazza o un vicolo che porti il nome di una donna. Per rimediare pare che la giunta comunale abbia istituito una commissione incaricata di trovare nomi di donne illustri, sostenendo che le denominazioni di piazze e strade contribuiscano a formare la cultura dei cittadini e che siano un potentissimo mezzo di educazione subliminale: tutti li leggono e li imparano e chi ne legge solo di maschili a lungo andare introietta l’idea che non ci siano donne degne di comparire sulle targhe stradali. C'è un paese immaginario, Monterocca, sull’Appennino bolognese, nel quale ogni luogo, monumento o istituzione è dedicato a una donna: via Maria Bellonci, viale Mia Martini, via Anna Magnani, via Gae Aulenti, via Isabella d'Este, fino alla locanda Margherita Hack e alla pasticceria Grazia Deledda. Una Città delle Donne non solo nella toponomastica, ma un luogo ideale governato prevalentemente dalle donne: una sindaca, una vice-sindaca, molte assessore. Il tema utopico della città delle donne è antico, risale a Cristina da Pizzano, nata in provincia di Bologna, vissuta alla corte del re di Francia, più nota col nome francesizzato di Christine de Pizan, che tra il 1404 e il 1405 aveva scritto Le livre de la Cité des Dames, La Città delle Dame, appunto, ambientato in un luogo governato come Monterocca da un manipolo di donne sagge. Comincia con una sfida volutamen... continua a leggere

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Automazione, cibernetica della mente, logonica attenzionale. Un dialogo con Francesco Forleo
di , numero 45, gennaio/giugno 2018, Letture e Recensioni

Dott. Forleo, il suo La cibernetica italiana della mente nella civiltà delle macchine (Prefazione di Luca Angelone, Universitas Studiorum, Mantova 2017) non può prescindere dalla sua esperienza diretta in importanti centri di ricerca e di sperimentazione. Quanto di questa esperienza è passato nel suo libro? Sarebbe semplice, e un po’ scontato, rispondere che, dopo averle abbastanza assimilate, ho provato a rinvenire la cesura e i punti di convergenza fra le teorie sulla modellazione della mente di Silvio Ceccato e le logiche della progettazione dei software che hanno guidato una buona parte degli esperimenti svolti sulla dinamica degli autoveicoli nella mia carriera in questo campo. Ciò è sicuramente vero, ed è suffragato da diverse evidenze, se pensiamo che ormai molti costruttori mettono sul mercato autoveicoli dotati dei più evoluti dispositivi cibernetici, come i sistemi di parcheggio automatico, il controllo della stabilità e gli apparati di frenatura assistita che riproducono in modo soddisfacente il comportamento di una mente umana. Il tentativo è sempre quello, ispirandoci a Norbert Wiener, di far compiere al veicolo, quando è pilotato da un dispositivo artificiale intelligente, quelle manovre che un essere umano dovrebbe o vorrebbe fare in vista di un fine, ad esempio riprendere il controllo in caso di una sbandata o modulare con freddezza una frenata disperata per evitare un ostacolo improvviso e imprevisto. Ma ... continua a leggere

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Dialogus de poësi. Dieci Inni alla Morte di Matteo Veronesi
di , numero doppio 46/47, luglio 2018/giugno 2019, Letture e Recensioni

Si può inneggiare alla morte? Personificandola come nel Settimo sigillo di Bergman? Vedendola come un’allegoria? Mi rivolgo a Matteo Veronesi, autore di Dieci Inni alla Morte (Nuova Provincia 2009, ora ripubblicato in Lotta di Classico con un progetto grafico di Massimo Sannelli). E perché decuplicare e non limitarsi alla singolarità di un solo Inno alla morte, come Ungaretti in Sentimento del tempo? E ancora: Novalis, quello degli Hymnen an die Nacht in morte dell’amata Sophie, nei quali la morte predisponeva a una rinascita spirituale. E dove l’autore esordiva definendo l’uomo «lo splendido intruso» nel mondo terreno del quale non è parte, straniero alla luce che è regno inespressivo delle apparenze e che mai ravviserà l’infinito. Ipotizzo che Novalis sia una figura magistrale per Veronesi. Dei Dieci Inni parliamo dieci anni dopo: come sempre, tout se tient… Una volta scrisse: «Come la musica delle stelle si rifletta sulla pagina al pari della loro luce muta, è cosa che non sono mai riuscito a dire». Se nella luce vacillano le evidenze, la notte dà profondità. Mi figuro una stanza immersa nel silenzio, che conosce «il fruscio delle carte». E il referente carta è quasi l’unico dato concreto, benché metonimico, rilevabile tra tutti i versi degli Inni, al di là della sovrabbondanza degli archetipi del mondo sensibile, sorpresi nel loro – Leop... continua a leggere

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elogIO della soliTUdine. Castelli di carta di Alberto Teodori
di , numero doppio 46/47, luglio 2018/giugno 2019, Letture e Recensioni

I castelli di carta sono il mondo, come già espresso da Alberto Teodori in Per non apparire, e forse anche in altri luoghi, vista la sua tendenza a ritestualizzare e rilanciare certo suo déjà écrit. Perché ripubblicare il pubblicato? Intanto, trapiantare il passato nel futuro riattualizza uno ieri non esaurito, e che non si vuole esaurire. Ma il vero motivo è che in un autore tout se tient. Dimentichiamo troppo spesso l’accesa sensibilità al tempo di un autore: se è un autore. I castelli di carta sono il mondo, d’accordo. Tuttavia, Sergio Quinzio scrive in prefazione, «castelli di carta sono anzitutto le nostre parole», anche quelle, Quinzio continua, attraverso cui Teodori tende a definire e insieme a dare spessore alla separatezza, a quel «cercare l’ombra di sé stessi» che sembra essere l’esclusivo principio ispiratore delle sue opere. Quinzio racconta che il giovane Teodori aveva tradotto Mallarmé usando lipogrammi in r. Il risultato furono versi «dolci e morbidi». Platone diceva che la rho dà l’idea del movimento (Cratilo). Sopprimerla potrebbe dare l’idea di una parmenidea immobilità, di una soppressione del divenire. Sarà un nesso indotto, costruito, ma quei versi privati della r sembrano trattenere qualche affinità con una esistenza quasi inerte, chiusa al mondo. Un volontario isolamento viene vissuto da Teodori senza concettualizzare il regressivo o ricorrere all... continua a leggere

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L’insonnia dello spirito: Emil Cioran e Petre ȚuȚea. Intervista a Ionut Marius Chelariu
di , numero doppio 46/47, luglio 2018/giugno 2019, Letture e Recensioni

<em>L’insonnia dello spirito</em>: Emil Cioran e Petre ȚuȚea. Intervista a Ionut Marius Chelariu

Cioran è un autore molto conosciuto in Italia. È considerato uno dei maggiori intellettuali del Novecento e uno dei maggiori prosatori in lingua francese, pur essendo di origine rumena. Di Petre Țuțea, invece, non ci sono testimonianze dirette. Potrebbe inquadrare la sua figura e spiegarci perché è così importante per la cultura rumena? In effetti, Cioran è conosciuto in Italia quasi come in Romania, o in Francia. Petre Țuțea (1902-1991), invece, suo amico sin dagli anni giovanili, è ancora troppo poco noto al di fuori dei confini della Romania. Bisogna pur dire che anche in Romania si è iniziato a conoscerlo solo dopo la fine del regime comunista, quindi a cominciare dal 1990. Per taluni aspetti, la vita di questo pensatore resta tuttora sconosciuta e non abbiamo una biografia esaustiva. Saggista, economista, politico e pensatore cristiano, Țuțea fece parte di quella generazione di menti brillanti della Romania interbellica, che comprendeva anche Eliade, Cioran, Noica e molti altri. Mircea Eliade, famoso storico delle religioni, lo considerava «il più grande annotatore della Romania», era ... continua a leggere

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La poesia in prosa di Libretto di transito di Franca Mancinelli
di , numero doppio 46/47, luglio 2018/giugno 2019, Letture e Recensioni

La poesia in prosa di <em>Libretto di transito</em> di Franca Mancinelli

La prosa di Libretto di transito (Mestre, 2018) è poesia che tende asintoticamente, perciò impercettibilmente, a diventare un vero e proprio romanzo laconico o sospeso allo stato embrionale; qualcosa al contempo di contratto eppure articolato abbastanza da non essere contenibile nella misura tipica del racconto. Plasticità o rilievo, per emergere, devono continuamente vincere la resistenza di una misteriosa bidimensionalità che è anche una reticenza, la quale attraversa le cose quasi cancellandole, oppure verificandone l’importanza, oppure ancora costringendole a diventare eventi o a non essere. Viene in mente la paradossalità tangibile del nastro di Möbius che richiama continuamente alle due dimensioni un oggetto dall’interno della sua stessa tridimensionalità. Il soggetto, anche quello in prima persona, è interno all’enunciazione, non ne straborda mai per esistere fuori e prima di essa, rendendosene indipendente come l’a priori della narrazione. Inoltre quando il periodo è costruito alla prima persona, nonostante esso sia sempre breve, il soggetto trova comunque il modo di mettersi a ... continua a leggere

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Alessandro Berselli Anche le scimmie cadono dagli alberi
di , numero 37, settembre/dicembre 2014, Letture e Recensioni

Il nuovo romanzo di Alessandro Berselli, Anche le scimmie cadono dagli alberi, (ed. Piemme Euro 14 ed. cartacea) è certamente un testo importante per le nostre lettere. S. e io l’abbiamo letto una prima volta quest’estate, in spiaggia, sotto l’ombrellone, bisbigliandocene le parti, quasi in un gioco segreto, ed è stata un’esperienza piacevolissima, perché la storia di Samuel Ferrari era capace di perforare il flusso noioso, caotico del rituale estivo con le sue architetture, le sue volte fresche e affascinanti. Poi l’ho riletto di recente, anche perché volevo raccontarlo, come rifugio della debordante melma delle piogge autunnali esperite davanti al televisore: uno spasso, perché lo sguardo dello scrittore, o, meglio, della sua voce narrante che coincide poi con quella del protagonista, è umoristico, caustico, non è mai immobile o faticoso di lamenti, commiserazioni, ma sa liberarsi di ogni impiccio con signorile eleganza, con la semplicità sentimentale, autentica, di un ragazzo che dica: ecco, questa è la mia vita, io sono questo. Consigliarlo oggi accanto a un liquore prestigioso, abbrancati a una comoda poltrona dopo i pranzi natalizi? Certamente. Ma vediamone il disegno di massima: Samuel Ferrari è un giovane di belle speranze, dalla personalità mercuriale, multiforme, metafora del nostro tempo interconnesso, multitasking. La sua libido mira in alto: carriera in una multinazionale, la poltrona del presidente e l... continua a leggere

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