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Duchamp, Magritte, Dalì. I rivoluzionari del 900 Capolavori dall’Israel Museum di Gerusalemme
di , numero 45, gennaio/giugno 2018, Letture e Recensioni

Duchamp, Magritte, Dalì. I rivoluzionari del 900 Capolavori dall’Israel Museum di Gerusalemme

Una mostra da non perdere per il valore internazionale degli artisti presenti, figure che hanno rivoluzionato nel Novecento lo sguardo sull’arte ed il loro successivo modo di raccontarlo.
Duchamp, Magritte, Dalì, Ernst, Tanguy, Man Ray, Calder, Picabia, artisti diversi, ma di una creatività geniale e straordinaria, vi aspettano a Palazzo Albergati e al successivo catalogo di oltre duecento opere esposte, tutte provenienti dall’Israel Museum di Gerusalemme. Confermano la rottura col passato e suggeriscono sguardi irriverenti con gradevole ironia, volti al presente.
Tra i capolavori: Le Chateau de Pyrenees (1959) di Magritte, Surrealist Essay (1934) di Dalí, L.H.O.O.Q. (1919/1964_ rivisitazione provocatoria di Monna Lisa) di Duchamp, o la bicicletta, con L’aria di Parigi nell’ampolla di vetro di Man Ray, il suo ritratto, il ferro da stiro con i chiodi. ecc…
L’allestimento rende partecipi di questo mondo nuovo: realizzato dal grande architetto Oscar Tusquets Blanca, ha ricostruito a Palazzo Albergati la celebre sala di Mae West di Dalì, la stanza-installazione (Viso di Mae West come appartamento di Salvador Dalí), una suggestiva rivisitazione dello spazio con i giochi di luce, finte prospettive, accostamenti di sogno, enigmi e finzione, topos dell’anima di Dalì. Altrettanto significativa, in omaggio all’evento l’installazione 1,200 Sacks of Coal ideata da Duchamp per l’Exposition Internationale du Surréalisme del 1938.

La mostra è suddivisa in Cinque Sezioni:
Accostamenti meravigliosi// Desiderio: musa e abuso// L’automatismo e la sua evoluzione// Biomorfismo e metamorfosi// Illusione e paesaggio onirico.

Prima sezione: Accostamenti sorprendenti
Nei collage, nei montaggi e negli oggetti dadaisti e surrealisti, i frammenti del mondo quotidiano diventano parte di accostamenti seduttivi, al primo approccio disorientano l’osservatore. Poi lasciano emergere il potenziale poetico. I Dada, cavalcando l’onda dello sviluppo tecnologico (radio, cinema, industria e stampa illustrata ), hanno diffuso le loro strategie di scomposizione di oggetti, immagini e poi ricomposizione secondo Il caso, l’umorismo e i giochi di parole (da Max Ernst, a Man Ray e Marcel Duchamp; alcuni entreranno poi a far parte del movimento surrealista, ma anche Morandi e Jean Mirò). Duchamp aveva iniziato impegno innovativo prima della guerra, precursore poi dell’oggetto surrealista, sigillato da potenti metafore poetiche: “bello come l’incontro casuale tra una macchina da cucire e un ombrello su un tavolo operatorio”. (André Breton)

Seconda sezione: Automatismo e subconscio
Il Surrealismo esplora gli aspetti più oscuri della mente: il sogno, la malattia mentale, l’inconscio come nuova linfa alla poesia e alle arti visive. Scrittori e artisti hanno adottato tecniche “automatiche” per eludere il controllo cosciente e accedere al subconscio, alla libertà di immaginazione come nell’infanzia, nei sogni e… forse… nella follia. Ecco i “disegni automatici” di Jean Arp e André Masson, i lavori semi automatici di Joan Miró, i frottages (sfregamenti) e grattages (raschiamenti) di Max Ernst. Man Ray e altri fotografi sviluppano tecniche come la solarizzazione, i fotogrammi e gli effetti casuali per produrre opere intrise di mistero e ambiguità. Negli anni della seconda guerra mondiale, molti esponenti del movimento, sono costretti all’esilio negli USA: l’automatismo è diventato forza trainante per gli artisti della scuola newyorkese.

Terza sezione: Biomorfismo e metamorfosi
La tendenza surrealista a preferire forme ambigue e organiche, si riflette nel biomorfismo: nascono dipinti, sculture ispirati all’acqua, all’ anatomia, astronomia e botanica. Territori ibridi tra l’arte figurativa e quella astratta. Arp semplifica le forme della natura riducendole alla loro essenza astratta, in grado di esprimere l’energia vitale dell’essere. I dipinti di Yves Tanguy, fondono figure animali, vegetali e umane con formazioni rocciose dando vita a paesaggi evanescenti. Durante e dopo la seconda guerra mondiale queste vedute si fanno sempre più desertiche e sofferte, restituendo una convincente angoscia dell’Europa di quegli anni. Il surrealismo attribuisce un grande valore alla magia, alla trasformazione e ai processi di ibridazione, alle suggestionati metamorfosi. La metamorfosi consente di accedere al regno della meraviglia: i miti delle culture native americane e oceaniche ne forniscono modelli . Ad essi si aggiunge il fascino per l’alchimia e i fenomeni occulti, il tutto riporta l’artista al tentativo di recuperare un’armonia mitica e spirituale con la natura che era andata perduta… Victor Brauner approfondisce i temi e nel concentrarsi principalmente sulla figurazione – umana, animale, o mitologica che sia – crea un complesso vocabolario di forme simboliche.

Quarta sezione: Desiderio musa e abuso
Si arriva al tema del desiderio: desiderio di analizzare fantasie, paure e inibizioni inconsce, con l’intento di liberare la libido, che si trasforma in una forza rivoluzionaria, in strumento di ribellione contro la censura politica e sociale.
Verso la fine degli anni venti, il tema del desiderio diventa una sorta di ossessione a più dimensioni (sono i tempi della teoria freudiane sulla sessualità). La donna, percepita come fonte di ispirazione, rappresenta allo stesso tempo una promessa e un simbolo di potere. anche la femme-enfant (la donna bambina) appare attraente, ingenua e seducente. I surrealisti hanno una concezione patriarcale del gentil sesso: “Ciò che importa è essere padroni di noi stessi, delle donne e dell’amore” (Manifesto surrealista, 1924). Non sfuggono alle suggestioni del Marchese de Sade, del XVIII secolo.
Il corpo femminile diviene protagonista di dipinti, montaggi, foto e collage surrealisti: l’immagine femminile viene sfigurata. André Breton considera la reazione fisica all’arte un piacere erotico: un’ebbrezza che si riverbera in Dali, Man Ray e Marcel Duchamp, con il suo alter ego femminile Rose Sélavy. Il tutto è confermato da Woman and Birds, di Joan Miró, Woman in Front of the Sea di Pablo Picasso.

Quinta sezione: Il paesaggio onirico
Immaginazione e sogno hanno un potere inebriante per i surrealisti. I loro paesaggi onirici evocano una sensazione di mistero, sfidano la percezione della realtà attraverso l’accostamento di oggetti scollegati tra loro, paesaggi in cui tempo e spazio sono distorti, il reale è mescolato al fantastico. “La combinazione di questi due stati, sogno e realtà, [genera] una Realtà Assoluta chiamata Surrealtà”. (André Breton, Manifesto surrealista del 1924). La dimensione onirica rappresenta un territorio libero dalla ragione. Ecco paesaggi urbani senza tempo che, attraverso la manipolazione della prospettiva, trasmettono un senso di inquietudine come in Giorgio de Chirico, accanto alle invenzioni poetiche di René Magritte creatore di metafore visive; e a Salvador Dalí capace di creare illusioni in bilico tra realtà e fantasia. Nasce il fotomontaggio, La fusione di molteplici scene all’interno di una singola foto. Herbert Bayer sfida l’osservatore a mettere in discussione i concetti di gravità e spazio. Gli occhi possono esprimere voyeurismo e al tempo stesso potere della visione interiore.
Il cinema è l’elemento per eccellenza in grado di rendere al meglio il confine tra realtà e visione onirica, ci vengono presentate varie sequenze. Gli artisti ne hanno fatto ampio uso, come della fotografia (Magritte. Dora Maar, Man Rey, Dalì).
Dadaismo e il Surrealismo vengono svelandosi, in mostra, non secondo teorie, ma per accostamenti “meravigliosi”, ready made, fotomontaggi, metamorfosi, paesaggi onirici.
Dadaismo e il Surrealismo: datati un secolo, (dalla devastazione della prima guerra mondiale, nasceva il Dadaismo nel 1916 al Cabaret Voltaire di Zurigo, Spronato a performance contro la guerra; nel 1919 nasceva a Parigi Il Surrealismo, volto a una rivoluzione dello spirito, alla ricerca di una realtà nuova. Ispirati dall’esplorazione dell’inconscio), si confermano un accattivante, provocatorio punto fermo nella cultura.
Una mostra che apprezzerete, uscendone con un sorriso, che si ripeterà ogni volta che la ricorderete e si confermerà sfogliando il catalogo: si celebrano artisti che hanno adottato tecniche adeguate alle ideologie maturate, compresa la psicanalisi, che veniva applicata all’arte e alla vita, per sfidare la tradizione, e proiettarsi verso il nostro secolo, come per gioco…
La mostra è accompagnata da un catalogo a 235 pagine a colori, con saggi di Werner Spies, Dawn Ades e Adina Kamien-Kazhdan, è pubblicato da Skira in collaborazione col Gruppo Arthemisia e l’Israel Museum di Gerusalemme.
Bologna, Palazzo Albergati, fino all’11 febbraio 2018

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