Bibliomanie

Angelo Sebastiani, Simbologia ed esoterismo della natura
di , numero 22, luglio/settembre 2010, Letture e Recensioni

Le idee possono venire dai luoghi più disparati e insoliti; sembrano non esserci ostacoli alle potenzialità generative del pensiero, e così anche un libro di ricerca, erudizione, compilazione come quest’ultimo di Angelo Sebastiani, apparentemente indirizzato ad un pubblico scelto di lettori con particolari esigenze documentarie, può diventare il punto di partenza per nuove e impensabili scoperte, provocare un incendio di creatività per la mente non indolente.
Il grande libro della natura, come si sa, non è scritto solo di segni e cifre matematiche, ma anche, pur non escludendo questi segni disegnati dalla rivoluzione galileiana, della miriade di caratteri e significati che l’uomo è stato in grado di incidervi proiettandovi la sua fantasia, la sua angoscia, il suo senso della morte o del destino. Il libro di Sebastiani ha il grande merito di affrontare questi orizzonti quasi dimenticati con animo disposto all’ascolto e con passione interrogativa. L’argomento della piante e della natura dischiude così una molteplicità di dimensioni gnoseologiche ed ermeneutiche che sono tante quante sono le forme vegetali; e la riflessione sull’enigma e sul nascondersi della natura, ammonimento di Eraclito, diviene così una sfida della mente curiosa e vigile. Dopo aver letto Simbologia ed esoterismo della natura di Angelo Sebastiani vien voglia di andare in un parco o in un bosco ad osservare le piante da un’altra prospettiva, quella delle conoscenze recondite che gli uomini si sono tramandati nel tempo, immersi in una natura sovrabbondante e poi totale e poi rara, fonte di misteri e apparizioni, genitrice di medicamenti o di veleni fulminanti, consolante ammaliatrice o landa desolata.
Il procedimento compositivo dell’autore è quello di partire dalla definizione generica, universale di una pianta, così come farebbe un trattato di botanica, per poi addentrarsi nella classificazione del particolare, della sua storia mitologica. Artemide, ad esempio, la Grande madre asiatica, è ricordata come la madre di tutte le erbe, e la pianta che porta il suo nome, vale a dire l’Artemisia, protegge il parto delle donne e ne sollecita il ciclo fisiologico regolare; inoltre allontana i demoni e vanifica il malocchio. Con un piccolo salto immaginativo si entra nel vortice della magia e delle potenze medicamentose a cui le piante sono da sempre associate. Ci sono le erbe magiche, le erbe miracolose, gli elisir di lunga vita distillati dopo lunghi esperimenti da sapienti ignoti nelle grotte del tempo, ma si trova anche il regesto scientifico del notomista che nell’inverno freddo del suo laboratorio è fedele alla legge del singula enumerare et omnia circumspicere. C’è un fiore di felce che fiorisce solo un attimo, come il Rayon vert di Rohmer, alla mezzanotte nelle selve care a Diana e chi ha la fortuna di coglierne la luce, il bagliore particolare, troverà tutta la sua vita beneficiata. Altro tema di interesse, la sociologia dell’agrifoglio che, in antico, i romani portavano in processione durante i Saturnali, prima del Solstizio d’Inverno, in quanto considerato un amuleto per tenere a distanza i malefici oppure donavano agli sposi in segno di augurio e di simpatia. L’agrifoglio, detto anche pungitopo, era inoltre usato per conservare le derrate alimentari di carne preda dei topi nelle stive profonde e oscure delle vecchie navi.
Il testo di Angelo Sebastiani, che, per altro, ha una posizione di rilievo all’interno della Massoneria italiana e in questo campo ha fatto studi fondamentali, è insomma una festa del sapere associato alle piante e alle loro virtù; un testo che vien quasi di consigliare anche agli amanti del romanzesco, della narrativa a corto di suggestioni, perché certamente nel suo fervore immaginoso e informativo potranno rintracciare le vie perdute di quell’autentica umana semenza, per dirla con l’Alighieri, che oggi appaiono sempre più rare.