Bibliomanie

indice del numero 19
ottobre/dicembre2009

Breve ma veridica storia della Rai
di , Saggi e Studi

Forse in virtù della sua vocazione mediatica che non esaurisce in sé il contenuto del messaggio, la storia della Rai può essere riguardata come la storia di uno degli istituti più rappresentativi della nostra identità collettiva, il punto di incontro di tante riflessioni più particolari, di tanti sguardi sulla realtà che ormai stazionano nella memoria pubblica o, almeno, sono suo potente referente immaginale. La Rai, Radio televisione italiana, inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive”: erano le undici di mattina del 3 gennaio 1954 quando la televisione italiana nacque ufficialmente. A pronunciare l’annuncio in diretta dai nuovissimi studi del Centro di produzione di Corso Sempione a Milano fu Fulvia Colombo. La televisione allora trasmetteva in bianco e nero e la qualità del segnale non era entusiasmante, pagava un canone che si aggirava attorno alle diciotto mila lire. Il suo successo tra la gente fu subito folgorante e nel giro di quattro anni gli abbonati superarono ampiamente il milione. Il gradimento sarebbe stato anche maggiore se la rete dei trasmettitori che distribuiva il segnale video fosse stata più efficiente, ma la particolare conformazione orografica italiana con la sua prevalenza di picchi e avvallamenti costringeva a lasciare in ombra non poche zone del nostro territorio. Ad ogni modo già nel ’58 vennero “illuminati”, come si diceva in termini tecnici, oltre il 95% degli italiani; la quasi to... continua a leggere

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In Darfur. Intervista a Lorenzo Angeloni
di , , Note e Riflessioni

D. da dove nasce l’esigenza di raccontare questa esperienza attraverso la forma narrativa del romanzo? R. La decisione di scrivere sulle vicende della crisi del Darfur ha da subito preso la forma del romanzo. Una decisione nata nel corso dell’ultimo anno della mia permanenza in Sudan, il 2007, quando le vicende di quella regione avevano già preso una piega negativa e, temo, irreversibile. Avevo fino a quel momento dedicato larga parte delle mie energie alla trattazione di quella crisi, cercando di capirla innanzitutto, partecipando poi agli sforzi della Comunità internazionale per arginare l’emergenza e per trovare una soluzione politica. Avevo accumulato “materiale” di tutti i tipi in argomento: i rapporti inviati al Ministero degli Esteri e quelli stilati insieme ai colleghi dell’Unione europea; gli appunti presi durante i colloqui con i principali attori coinvolti nella crisi; le impressioni riportate durante le svariate missioni compiute in Darfur dalla fine del 2003 all’inizio del 2007; le testimonianze degli sfollati, ascoltate e riascoltate così tante volte da diventare parte integrante della mia vita, non solo professionale. Il libro si è presentato come un banco di prova per testare fino a che punto le cose mi erano chiare. E forse il vero perché di questa forma narrativa ( e non un saggio o un reportage) è proprio questo: la competenza accumulata non era sufficiente a “svelare” alcuni misteri di quella crisi. E ... continua a leggere

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