Bibliomanie

indice del numero 45
gennaio/giugno 2018

Souvenirs de Paris, ovvero una passeggiata a Sandymount
di , 16 Agosto 2019, Saggi e Studi

<em>Souvenirs de Paris</em>, ovvero una passeggiata a Sandymount

Nella tarda mattinata del 16 giugno del 1904, dopo aver tenuto la propria lezione a scuola, Stephen Dedalus sta passeggiando sul litorale di Sandymount. I suoi pensieri sono attraversati da ricordi, che gli balenano nella memoria, e da vivide percezioni, che colpiscono i suoi sensi: la vista delle onde, della torre in lontananza e di una coppia di raccoglitori di telline, il rumore dei passi sugli «scricchiolanti marami e conchiglie» («cracking wrack and shells»), l’abbaiare di un cane, le «tanfate di fogna» che i rifiuti sparsi sulla spiaggia esalano («upward sewage breath»)... Quello che viene offerto al lettore di Ulysses nel terzo episodio (“Proteo”) è il primo, articolato esempio di monologo interiore dopo quelli frammentari di cui sono disseminati gli episodi precedenti: esso fissa il «flusso vitale di una coscienza in cui passato e futuro coincidono nel punto meridiano e focale di un eterno presente»n. E nel passato di Stephen c’è, tra l’altro, un soggiorno a Parigi come ... continua a leggere

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Il “Caso Pulci”
di , 29 Agosto 2019, Saggi e Studi

Primo concetto, a margine del caso: la disinvoltura comica ed epica di Pulci. Primo specimen, ad uso dell’investigatore: «Ma ben ­che nel giardino le triste aguria / apparisin di fuori non fu sentito / per la città né da’ baroni in curia» (La Morte di Orlando II 79, 1-3). Iniziamo da questa intenzione disinvolta, da leggere con la mede­sima disin­voltura. Per Pulci, non si tratta solo di divertire (l’antichis­simo delectare romano) il pubblico, ma di incarnare il più possibile il sentimento civile, inserendo nel racconto personaggi nuovi e curiosi: così nascono Morgante, Margutte e Asta­rotte. Se è così, El Famoso Morgante non deride la cavalleria per partito preso, ma serve ad un’intenzione quasi teatrale: il poeta vestirà i panni del cantastorie, che ravviva una materia già sedimentata e a rischio di banaliz­zazione (per intenderci: Andrea da Barberino e Feo Belcari, giusto per citare chi si rivolge ad una diversa tradizione e ad altri generi). Pulci coinvolge le auctoritates più solenni per sottrarre il libro al destino: «Chi negherebbe a Gallo già mai versi?» traduce Virgilio (Buc., X 3: «Neget quis carmina Gallo?»). Uno degli esempi possibili. Per il resto, Pulci riformula tutti i tópoi medievali, e racconta le necessità contemporanee con espressioni fortuna­te, a giudicare dal successo editoriale. E oggi? Molti ragi... continua a leggere

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Immagine, immaginazione e poesia nella speculazione di Gianvincenzo Gravina
di , 29 Agosto 2019, Saggi e Studi

Immagine, immaginazione e poesia nella speculazione di Gianvincenzo Gravina

Immagine e immaginazione in relazione ai concetti di «vero», «falso», «verosimile» Fra le varie incombenze di tipo culturale che Gianvincenzo Gravina (1664-1718) si trova a fronteggiare vi è quella riguardante l’affermazione dell’importante ruolo rivestito dall’immagine nel contesto della filosofia moderna. La gravosità del compito appare ancor più evidente se si considera il fatto che, nel corso della storia, l’immagine, intesa come categoria speculativa, era stata sottoposta ad un depotenziamento sia di tipo ontologico sia di tipo epistemologico. Il depotenziamento sul piano ontologico era stato dovuto a Platone, al quale va ascritta la teoria secondo la quale l’immagine apparterrebbe all’ordine del non essere; tale concezione, va specificato, risulta preponderante nel filosofo greco, nonostante, in altro contesto, lo stesso Platone ponesse la necessità di affermare una distinzione fra ciò che deve intendersi come buona immagine (eikon) e ciò che deve intendersi alla stregua del semplice e negativo simulacro di colui che imita ciò che appare (eidolon). D’altro canto... continua a leggere

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Per i Conti Suzzari, fra nobiltà  e memoria
di , , 14 Agosto 2019, Note e Riflessioni

Grazie al nitido, cristallino riflesso di uno spavaldo raggio di sole che, galante e inarrendevole corteggiatore, bacia la mano del Po, ove prende il nome di Zara, si rivela timidamente unpaesino che par quasi estraneo alla caducità connaturata all'humana condicio; beffandosi inconsapevole della falce del tempo, che corre e scorre come le acque del suo fiume, ègiunto ai giorni nostri col nome di Suzzara. È questa un’isola di antichi natali, tanto da dar nome a una delle più antiche famiglie patrizie di "Reggio dell'Emilia": i Suzzari. Fra le centinaia di case nobili annoverate nello scorrere dei secoli che hanno seguito il Duecento, lo stemma dei Suzzari può dirsi l’unico superstite di quasi novecento anni di storia, insieme con quello della famiglia dei marchesi Tacoli che, contrariamente ai Suzzari, ètuttora vivente. Trattasi diuno scudo troncato, innestato e merlato di cinque pezzi; due d’oro e tre di rosso. Benché il panorama della Nobiltà Reggiana fosse vasto e articolato, prima dell'Ottocento non risultano esservi studi di carattere privato o pubblico che illustrino adeguatamente l’argomento. Non vanno obliate, a ogni modo, le brevi note apparse su pubblicazioni varie e dettate anche da autori di qualche fama come Prospero Fantuzzi, Giuseppe Turri, Vittorio Spreti, Carlo Melloni, Prospero Ferrari, Emilio Nasalli Rocca di Corneliano, Antonio C... continua a leggere

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La «terza cibernetica». Nota a La cibernetica italiana della mente nella civiltà delle macchine di Francesco Forleo
di , 29 Agosto 2019, Note e Riflessioni

Scrivo questa recensione con un word processor e la tastiera contiene simboli. Oggi sembra scontato. Da un istante all’altro, lo schermo compone le immagini delle parole: le memorizzo con la vista e la macchina con una sequenza di byte. Sembra scontata anche la composizione immediata delle parole. Ora nasce un documento salvato-con-nome – questo file – e lo invierò a una persona molto lontana da qui. Ecco una straordinaria applicazione cibernetica. Come ci siamo arrivati? Nelle intenzioni dell’autore questo dovrebbe essere un lavoro divulgativo, ma non è proprio così: la trama dei tecnicismi ci mette alla prova, nello stesso tempo la trama mentale è accattivante. La cibernetica italiana della mente nella civiltà delle macchine (Prefazione di Luca Angelone, Universitas Studiorum, Mantova 2017) sottende una vasta competenza dovuta alla lunga esperienza di Francesco Forleo nei centri di sperimentazione e di ricerca. Quindi, senza residui di astrattezza, egli ripercorre l’evoluzione della cibernetica da un profilo storico, dallo stato nascente, interpretato dal greco kybernētikós, aggettivo di kybernétes, che indicava «pilota, nocchiero», alla accezione platonica di «arte del navigare» e a quella di «pneumatica» e di «costruzione di automi» di Erone di Alessandria: ed è significativo, Forleo scrive, «come l’idea di servomeccanismo fosse presente già agli albori della storia della natu... continua a leggere

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La sottil parladura di Francesco da Barberino
di , 29 Agosto 2019, Note e Riflessioni

La <em>sottil parladura</em> di Francesco da Barberino

L’opera che sono chiamato a trattare si colloca nella letteratura del primo Trecento italiano. Ovviamente è il tempo che ci è stato imposto di vedere con il predominio di Dante e dalla sua più che celebre Comedìa. Non voglio essere innocuo, culturalmente. I problemi sul campo sono grandissimi e sottili, come l’argomento di questo intervento. Il primo: perché non ci sono stati sforzi istituzionali apprezzabili per ricostruire il panorama storico-culturale in cui la Comedìa appare? L’Italia si è data alle esegesi critiche, limitate e improduttive, nella totale assenza di altre opere del Trecento: come se Dante fosse solo, come se ci fosse solo Dante. Un secondo quesito scende più in profondità: perché l’Italia ha trasformato un romanzo divulgativo – la Comedìa – nel campione unico di una cultura che si votava quasi del tutto alla ricerca, non alla fabula. Il falso ha sopraffatto il vero, la narrazione ha prevalso sulla filosofia o, per citare il titolo del convegno, l’affabulazione diabolica si è imposta sulla santa aff... continua a leggere

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Intorno e attraverso Il Dio nascosto e la possibilità di Auschwitz di Alberto Castaldini
di , 29 Agosto 2019, Note e Riflessioni

Intorno e attraverso <em>Il Dio nascosto e la possibilità di Auschwitz</em> di Alberto Castaldini

Dalle pagine de Il Dio nascosto e la possibilità di Auschwitz. Prospettive filosofiche e teologiche sull’Olocausto (Accademia Romena/Centro di Studi Transilvani, Cluj-Napoca 2016, pp. 370), a chiamarci a raccolta è un Dio fragile, talmente fragile da non esigere nemmeno una teodicea; un Dio, piuttosto, da “comprendere nella domanda” (pp. 291-299) così come si fa con l’uomo più debole. Sembrerà paradossale che un’indagine sul Deus absconditus, attenta alla tradizione apofatica e a quella ebraica (biblica, talmudica e cabalistica), ci parli invece di un Dio esposto, addirittura troppo esposto. Non solo patiens ma perfino “stanco” (p. 238). La tesi stessa attorno a cui ruota il libro di Alberto Castaldini è assai esposta e non manca di una certa fragilità, che andrà interrogata. Il libro sorprende per erudizione e vastità di implicazioni, tanto che in questa sede sarà possibile darne solo qualche cenno essenziale. Come ogni opera di ampio respiro è un libro che comprende molti altri libri, tra cui una sintesi efficace dei fondamenti della religiosità ebraica (pp. 133-154) ... continua a leggere

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Le spose sepolte di Marilù Oliva
di , 29 Agosto 2019, Letture e Recensioni

C'è un paese reale, Bedizzole, in provincia di Brescia, dove non esiste una via, una piazza o un vicolo che porti il nome di una donna. Per rimediare pare che la giunta comunale abbia istituito una commissione incaricata di trovare nomi di donne illustri, sostenendo che le denominazioni di piazze e strade contribuiscano a formare la cultura dei cittadini e che siano un potentissimo mezzo di educazione subliminale: tutti li leggono e li imparano e chi ne legge solo di maschili a lungo andare introietta l’idea che non ci siano donne degne di comparire sulle targhe stradali. C'è un paese immaginario, Monterocca, sull’Appennino bolognese, nel quale ogni luogo, monumento o istituzione è dedicato a una donna: via Maria Bellonci, viale Mia Martini, via Anna Magnani, via Gae Aulenti, via Isabella d'Este, fino alla locanda Margherita Hack e alla pasticceria Grazia Deledda. Una Città delle Donne non solo nella toponomastica, ma un luogo ideale governato prevalentemente dalle donne: una sindaca, una vice-sindaca, molte assessore. Il tema utopico della città delle donne è antico, risale a Cristina da Pizzano, nata in provincia di Bologna, vissuta alla corte del re di Francia, più nota col nome francesizzato di Christine de Pizan, che tra il 1404 e il 1405 aveva scritto Le livre de la Cité des Dames, La Città delle Dame, appunto, ambientato in un luogo governato come Monterocca da un manipolo di donne sagge. Comincia con una sfida volutamen... continua a leggere

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Alcune schede critiche
di , 29 Agosto 2019, Letture e Recensioni

Giorgio Manzi, Ultime notizie sull’evoluzione umana, Bologna, il Mulino, 2017, pp. 242, 16 euro. Il paleoantropologo Giorgio Manzi traccia nel volume un bilancio delle ultime scoperte scientifiche e delinea un rapido ma esaustivo quadro delle più recenti costruzioni teoriche circa il percorso evolutivo dell’uomo. L’Africa rimane la culla dell’evoluzione, un lunghissimo processo che separandosi dalla linea evolutiva dei primati antropomorfi ha condotto alla nostra specie, ma negli ultimi anni, grazie anche all’indagine paleogenetica, la ricerca si è affacciata su nuovi inattesi scenari che hanno tracciato un quadro molto più complesso di quello da tempo descritto e condiviso dalla maggioranza della comunità scientifica. Ci riferiamo ad esempio all’affermazione della specie Homo sapiens in Asia e in Europa, un tempo ritenuta aver soppiantato i Sapiens arcaici e l’Uomo di Neanderthal, mentre le recenti analisi molecolari hanno evidenziato un’avvenuta ibridazione nel Vicino Oriente e nell’area eurasiatica. Questa complessità di forme umane, confermata anche da nuove scoperte fossili in Caucaso e in Africa settentrionale, non fa che confermare la straordinarietà della condizione umana, sia nella sua specificità sia nel suo inserimento in natura a partire dal Pliocene. Manzi si mostra costante... continua a leggere

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La verità chiama la tecnica. Postverità e altri enigmi di Maurizio Ferraris
di , 29 Agosto 2019, Letture e Recensioni

La parola post-verità, o post-truth, è entrata nell’uso in qualche vocabolario. Ma il lemma è riduzione del concetto, mentre l’analisi di Maurizio Ferraris in Postverità e altri enigmi (il Mulino, Bologna 2017) ci porta molto oltre il lemma da vocabolario. È ovvio: questo è un libro, non una definizione; è meno ovvio se si considerano le questioni implicate dal lemma affrontate in Postverità e altri enigmi. Il libro è una integrazione di L’imbecillità è una cosa seria, lo dice l’autore in una nota al Prologo. La postverità (con elisione del tratto d’unione, ad indicare la filiazione della postverità dal postmoderno filosofico) si radica in un fondo intemporale, come l’imbecillità, nella sua ambivalenza di incuranza verso i valori cognitivi (da questo lato, la postverità è l’esteriorizzazione dell’imbecillità) e carattere dell’umano, congenito, essere in-baculum, necessitante di bastone, dipendente da una tecnica disalienante nella misura in cui funge da specchio: «E se l’automa fosse lo specchio dell’anima?», si leggeva nella copertina di Anima e iPad. La tecnica quindi ci pone di fronte alla sola cosa che non ci può mentire, il volto della nostra anima. Corresponsabile di questo svelamento, la rete, fattore di rivelazione almeno in due sensi: mostra a noi stessi ciò che siamo, e, dal profilo dell’emergenza, manifesta la nostra sociodipendenza,... continua a leggere

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Duchamp, Magritte, Dalì. I rivoluzionari del 900 Capolavori dall’Israel Museum di Gerusalemme
di , 29 Agosto 2019, Letture e Recensioni

Duchamp, Magritte, Dalì. I rivoluzionari del 900 Capolavori dall’Israel Museum di Gerusalemme

Una mostra da non perdere per il valore internazionale degli artisti presenti, figure che hanno rivoluzionato nel Novecento lo sguardo sull’arte ed il loro successivo modo di raccontarlo. Duchamp, Magritte, Dalì, Ernst, Tanguy, Man Ray, Calder, Picabia, artisti diversi, ma di una creatività geniale e straordinaria, vi aspettano a Palazzo Albergati e al successivo catalogo di oltre duecento opere esposte, tutte provenienti dall’Israel Museum di Gerusalemme. Confermano la rottura col passato e suggeriscono sguardi irriverenti con gradevole ironia, volti al presente. Tra i capolavori: Le Chateau de Pyrenees (1959) di Magritte, Surrealist Essay (1934) di Dalí, L.H.O.O.Q. (1919/1964_ rivisitazione provocatoria di Monna Lisa) di Duchamp, o la bicicletta, con L’aria di Parigi nell’ampolla di vetro di Man Ray, il suo ritratto, il ferro da stiro con i chiodi. ecc… L’allestimento rende partecipi di questo mondo nuovo: realizzato dal grande architetto Oscar Tusquets Blanca, ha ricostruito a ... continua a leggere

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Stati d’animo. Una mostra
di , 29 Agosto 2019, Letture e Recensioni

Stati d’animo. Una mostra

La mostra Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni è realizzata come un viaggio, con sottofondo musicale, nei territori dello spirito. Affronta con uno sguardo originale le espressioni dell’arte Italiana fine Ottocento-inizi Novecento, a partire dal prologo con la Beata Beatrix di Dante Gabriel Rossetti che rimanda a bellezze sempre vagheggiate dai Pre-raffaeliti. Sono presenti autoritratti suggestivi: Segantini, ritratto con un pugnale alla gola mentre ci fissandoci con uno sguardo allucinato, Pelizza si impone autorevole, domina la scena. Accanto a loro svetta Asfissia_Dopo la festa di Angelo Morbelli, un dittico eloquente sui drammi di una coppia e le ambiguità della vita: padrona della scena la tavola imbandita, la tovaglia candida stropicciata, i resti dei festeggiamenti preannunciano il dramma che si consuma nella stanza accanto, cui giunge lo sguardo seguendo un corteo floreale steso sul pavimento. Il percorso i sviluppa con i fondamentali contributi del nostro paese ai temi affettivi, psichici e del subconscio: il paesaggio come stato d’animo... continua a leggere

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