Bibliomanie

indice del numero 34
settembre/dicembre2013

Contro la feroce forza che fa nomarsi diritto. Verdi e il dispotismo: una proposta di lettura
di , Saggi e Studi

Non è certo impresa facile cercare di riconoscere nell’opera di Giuseppe Verdi – pur così consistente, così ricca di riflessioni di vario ordine – un tratto apparentemente di secondo piano come il rapporto dell’artista col dispotismo. Eppure, cercando di portare l’indagine non solo entro il corpus verdiano, ma anche nella sua biografia, il dato della ripugnanza verso il dispotismo si pone, come dire, trasversalmente. Si è dinanzi, de facto, a un filo sottile ma (quasi) costante che – nuovo filo d’Arianna possibile – costituisce un aspetto di non poco momento, di là dalle principali, note istanze dell’estetica e della drammaturgia del Nostro. Onde condurre in tal maniera l’analisi, pare anzitutto necessario possedere un contesto affidabile, che chiarisca, fra il resto, cosa s’intende per dispotismo e che sgombri, nel contempo, il campo da inutili tentazioni cronologiche, aprendolo così a uno sguardo più ampio, capace d’indagare oltre i limiti del tempo e dello spazio. A partire da queste coordinate, ci si potrà addentrare in una disamina della questione a più livelli (biografico, professionale e, soprattutto, morale), tenendo sempre presente come una straordinaria tensione etico-civile pervada l’opera di questo musicista, in grado di elaborare a tutto tondo la cultura romantica, imprimendole il sigillo – riconoscibile in quanto personalissimo – di una ricerca lucida e rig... continua a leggere

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Karl Eugen Gass, l’allievo prediletto di Ernst Robert Curtius
di , Saggi e Studi

Abbiamo cercato di prendere sul serio l’invito di Marianello Marianelli di offrire al lettore italiano la possibilità di conoscere da vicino la voce dell’allievo prediletto di Ernst Robert Curtius, Karl Eugen Gass da Kassel. Era nostra prima intenzione dedicarci esclusivamente alla decennale corrispondenza intercorsa fra l’allievo e il maestro, seguendo alla lettera la preziosa indicazione del germanista di San Miniato, ma ci siamo ben presto resi conto che era opportuno completare un quadro sempre più convincente con una serie di contributi ulteriori, che andavano a definire una personalità di primo rango, e che possedeva tutti i talenti per una splendida carriera scientifica, poi sacrificata alla guerra – per riprendere le stesse battute di Curtius. Ecco allora che, accanto alla vicenda epistolare, disponibile grazie alla straordinaria collaborazione della figlia di Gass, Bettina, è parso opportuno dare in questo stesso volume le riflessioni e gli appunti delle agende (1937-1944), del diario dei libri, degli anni romani (1938-1942), del diario di guerra (1942), nonché le lettere inviate alla moglie Ilse Riemenschneider (1942-1944), cinque parti contraddistinte da un dialogo interiore costante, filtrato attraverso i testi letti, i libri, trattati come persone care, luoghi di sogno che chiamano la vita per nome, nei giorni immoti degli anni bui, nei quali Gass non smette fino all’ultimo di donare una luce rara: il piacere di stupirsi ... continua a leggere

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Virgilio Malvezzi da Bologna all’Europa
di , Saggi e Studi

Il successo delle opere di Virgilio Malvezzi fu immediato e proseguì per tutto il secolo decimosettimo, in Italia e in Europa. Con il Romulo del 1629 – in cui egli si legava stilisticamente al neostoicismo lipsiano e teorizzava, sin dall’incipit, i cardini dello stile laconico: «mercenario colui che in molti fogli stringe pochi precetti […]. Rubba il tempo che non può restituire […]. Io scrivo a’ principi perché scrivo di principi. Trattenergli in dicerie è un peccare ne’ commodi pubblici. Si medicano i loro malori con le quinte essenze, non si nauseano co’ decotti» – il moraliste petroniano incontrava i gusti di un orizzonte d’attesa pronto ad accogliere la sua soluzione stilistica e ideologica. Particolarmente sensibile alle sue proposte fu la Spagna del Conte Duca d’Olivares. Già nel 1632 Quevedo, affascinato dal laconismo del Bolognese, traduceva El Romulo e dava alle stampe un «romanzo politico» di chiara ispirazione malvezziana: il Bruto. Di lì a breve tutti e quattro i «ritratti» bolognesi sarebbero stati tradotti in castigliano, suscitando l’entusiastica adesione dello stesso Balthasar Gracián: Sia il Romulo che il Tarquinio del marchese Virgilio Malvezzi – ebbe a scrivere l’autore dell’Oracolo manual – vincono in profondità, concisione e sentenziosità tanti altri poemi, perché di essi si pu... continua a leggere

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Luigi Galvani, scienziato, miles Christi e homme de lettres europeo. La ricerca come stile di pensiero e di vita
di , Saggi e Studi

Legherete a me rane e fatti elettrici, Utili passi per critiche tesi. Indubbiamente – sempre – resto un medico, Gioioso solo quando salva vite, Immortalate altrove e qui fra i ceppi. Già è noto il mio calvario per la scienza, Avallato da furbi e da baggiani; Lucia, però, rimane fra comparse! Vero, assoluto affetto e... continua a leggere

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L’elemento acquatico e le alcove di Paolo Conte
di , Saggi e Studi

«L’alcova è un cronotopo della letteratura, luogo e tempo del racconto che sarebbe superficiale limitare al teatro di un’occasione erotica e di un incontro galante. Vi è ben altro. Il letto è uno dei tanti modi di narrare la vicenda umana che si dipana fra gli ambienti concreti e quelli mentali della vita. A letto uomini e donne si amano e si raccontano, si riconoscono e si perdono per sempre. […] Passando da una camera da letto a un’altra, dai talami nuziali ai nascosti e furtivi ritrovi amorosi, ci si può chiedere se questi luoghi possono essere in qualche modo storicizzati, se mutino i contorni della loro rappresentazione». Bruno Capaci, in un ricco excursus storico-letterario presente nel saggio Alcova, traccia un quadro significativo sulle preferenze degli scrittori riguardo alla scelta dei posti deputati alla soddisfazione delle pulsioni erotiche: «le novelle del Decameron sono ricche di camere da letto in cui trionfa un amore giovane e felicemente incontinente, o piuttosto quello che ha il sapore della beffa ardita del piacere rubato, della lascivia trionfante. Altre volte è il pathos tragico a fare dell’alcova un luogo segreto e riposto, in cui gli amanti vivono furtivamente un amore nega... continua a leggere

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Nella cripta sacra di Ramón
di , Saggi e Studi

I primi decenni del Novecento esplodono in mille scintille, dall’Italia alla Spagna, dalla Francia alla Germania. Sono decenni vitali, creativi, sensuali, laicissimi: uno dei rari momenti dell’evoluzione culturale d’Occidente in cui umorismo e scetticismo, libertà e agnosticismo, si sono fusi in una figura originale, il cui sembiante si mostra in una miriade di “ismi”. Dietro ognuno di essi fermentava un gruppetto di intelligenze, di spiriti infuocati, che nei caffè e negli studioli polverosi davano forma a tutti i rivoli dell’avanguardia. E gli “ismi” con cui l’avanguardia europea s’è manifestata sono davvero tanti, a riprova di come in quel momento storico si sia propriamente manifestato un “pluriverso” (la smagliante differenza dei movimenti, dei tipi, delle personalità). E in quel pluriverso ci sta anche il “ramónismo”, meteora avanguardistica che in quegli anni solcò il cielo di Madrid e andò ad infiggersi tra i tavolini del caffè Pombo, dove Ramón Gómez de la Serna passava il suo tempo armato di taccuino, con la pipa in bocca e una bottiglia di acqua minerale per sopravvivere al tempo e dove, dal 1914, diede vita a una tertulia, cioè un gruppo letterario, e alle “riunioni del sabato”, giorno in cui, dalle dieci della sera fino alle due della notte, intellettuali e artisti di Madrid vi si davano appuntamento. Ci andavano i “locali”, come Jiménez e José Bergamín, Azorín ed Eugenio d’Ors, e ci ... continua a leggere

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Un’annotazione ad Actus Tragicus di Davide Monda
di , Note e Riflessioni

Quando mille richiami “crudeli” e mille silenzi di pietra si fanno verbi entro un libro sodo, verrebbe da sistemare sul tavolo del proprio studio – sotto gli occhi della mente e, a ogni modo, non troppo lontano dal cuore – una foresta di mille alberi che ci copre intera; che fruscia con tutte le foglie per non lasciarci distrarre; che agita feroce – ma con rigore algebrico – la nostra immaginazione confusa, il nostro malandato sapere, il nostro (colpevole) desiderio di sonno. Allora mi cattura un preoccupato timore, mescolato a una curiosità zoppicante, nel guardare prima il mucchio ordinatissimo dei fogli, poi nello scorrere con lentezza necessaria questo altro lavoro di Davide Monda, denso di sospirata, battagliera saggezza, nonché di fredde tensioni metafisiche ed escatologiche. Di là dalle forme (sempre più rigide) e dai modi (sempre più fiocinanti), ogni poesia sembra agitarsi parallelamente a quanto già dipanato nella modesta sintesi (2008) del suo possente “canzoniere” – tuttora in fieri, credo. Ed ecco allora – pure qua – saperi delicatamente sfiorati (mai raggiunti, né afferrati), con una insistenza torturante, con uno scandaglio speculativo minuzioso, unghiuto, volto anche a scioglierli, correggerli, sistemarli, integrarli. Tutto con umiltà sconcertante. Un libro così può schiudere l’inizio duro di una cura prolungata (ma indispensabile) per i guasti che ciascuno di noi occulta nei risvolti più... continua a leggere

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Choice – La scelta
di , Note e Riflessioni

«Se un uomo potesse mantenersi sempre sul culmine dell'attimo della scelta…» Colpisce come il filosofo Kierkegaard senta il bisogno di accumulare parole, come se prima del vocabolo “scelta” non possano che esserci gradini, salite, baleni. “Sul culmine dell’ attimo”: un bordo altissimo, un parapetto da cui lanciarsi in volo; margini di spazio e di tempo, prima di planare su quell’oltre che implica un non ritorno. Perché mai il filosofo pensa sia desiderabile mantenersi su quel culmine, fissare lo sguardo a quell’attimo prima che la scelta inevitabile possa ancora essere evitata? Se un uomo potesse… Forse per fermare il momento preciso come in un fotogramma, per cogliere il passaggio del pendolo. La scelta è aria rapida e radente: il tuffo di una Esterina di vent’anni che ride nel buttarsi in acqua. Euforia dell’aria tersa della scelta. Assaporarne la perfezione prima che si increspi: del resto l’etimologia di choose rimanda a un arcaico ceosan – keus - *geus che è familiare con la parola gusto-gout. «"O frati," dissi, "che per cento milia perigli siete giunti a l'occidente, a questa tanto picciola vigilia d'i nostri sensi ch'è del rimanente non vogliate negar l'esperïenza, di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.... continua a leggere

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Montesquieu ovvero dello stupore. Alcune considerazioni a partire da Studi di storia della cultura
di , Note e Riflessioni

Che mai s’intende, oggi, per “cultura”? Massimo Angelini ne ha ricondotto correttamente l’etimologia al verbo latino colere, nelle sue accezioni di ‘coltivare’, ‘far accrescere’ e ‘venerare’, in un’interessante, affascinante miscellanea edita da CLUEB nel 2012 e curata da Domenico Felice, studioso di fama internazionale che non necessita di troppe presentazioni. Il poderoso, inconsueto volume che qui s’andrà illustrando in breve raccoglie ventuno saggi, preceduti da una prefazione sui generis dal titolo Sulla dignità umana, o lo stoicismo di Montesquieu: ci si trova dinanzi a una pregnante antologia di citazioni, tratte da illustri pensatori e hommes de lettres antichi e moderni, da Platone ad Hannah Arendt, con una prevalente, prevedibile attenzione a brani memorabili di Montesquieu. A questo straordinario giurista, politologo, filosofo e scrittore di Francia vengono dedicati, in effetti, diversi saggi significativi, fra i quali si segnala il denso profilo del liberale (e moralista, «nell’accezione più illustre del termine») minuziosamente tratteggiato dallo stesso Felice e da Davide Monda; altri protagonisti dell’eclettica quanto rigorosa raccolta il Seneca politico, Machiavelli ed Erasmo, Voltaire e Rousseau. Fra gli interventi che trattano, in particolare, di Montesquieu, ampio spazio viene, a giusto titolo, riservato alle fatiche esemplari di Salvatore Rotta (1926-2001) a lui dedicati, opportunamente suddivise i... continua a leggere

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Essenza, divinità, linguaggio. Appunti in margine ad un libro di Maurizio Malaguti
di , Note e Riflessioni

Si potrebbe davvero dire, per citare Dante, assai caro all'autore, che In humanitatem spiritus di Maurizio Malaguti (I Martedì, Bologna 2005) è un libro «al quale ha posto mano e cielo e terra». Queste pagine sembrano fondere l'immediatezza esperienziale di chi vive nell'essere con le alte speculazioni intorno all'Essere supremo, alla superessentialis divinitas come dice l'Areopagita. In humanitatem spiritus: c'è, in quell'accusativo, tutta la tensione di un andare-verso, di un farsi incontro all'Essere nella misura in cui esso stesso, pur se velato, larvato, absconditum, si fa incontro a noi; non tanto un esser-ci inteso come gettatezza, deiezione, alienazione, differenza ontologica, quanto come possibilità di incontro, di pienezza, di illuminazione, pur nell'abisso del totalmente Altro, del totaliter Aliud. Chi legga il libro en poète può essere sedotto dall'immagine simbolista del «visible et serein souffle artficiel / De l'inspiration, qui regagne le ciel». Anche quel souffle, benché filtrato dall'ars, dall'artificium, è in humanitatem spiritus: se l'uomo è imago Dei, prole celeste (e lo diceva già Cleante nell’Inno a Zeus – Zeus già identificato con il Logos), allora egli trova davvero se stesso solo nel regno celeste, e la sua essenza è Parola, voce, canto, respiro interiore. E l'uomo stesso, e insieme la parola poetica, sono “Trinità riflessa", come diceva Agostino, o, per usare la metafora cui ricorre Malaguti, ins... continua a leggere

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15 Ottobre 2013. Oggi Italo Clavino avrebbe compiuto 90 anni
di , Note e Riflessioni

Oggi Italo Calvino avrebbe compiuto novant’anni. Assieme ad Eco e Moravia è lo scrittore italiano del Novecento più tradotto. In un’epoca nella quale si strapubblica e la letteratura è diventata un prodotto da banco a breve deperibilità, l’opera di Calvino non appartiene al polveroso starnazzare di libri mediocri. Si arriva alla letteratura se si riflette sugli strumenti che la compongono. Calvino ne era perfettamente cosciente, per lui il percorso di costruzione parla quanto la trama. Calvino ritiene la letteratura una ricerca di conoscenza, come scrive nelle Lezioni americane. E già con il suo primo romanzo di tema resistenziale, Il sentiero dei nidi di ragno, pubblicato nel 1947, i dilemmi della guerra civile, la fragilità umana dei combattenti, le loro indecisioni sono state raccontate con una capacità esplicativa tale da anticipare di decenni le acquisizioni storiografiche. Con il suo lavoro Calvino punta a scoprire l’essere umano indagandone – attraverso la letteratura – i primordi. L’antropologia, l’etnografia, la mitologia sono elementi che lo affascinano e gli servono per far riflettere i suoi personaggi. Lui stesso non è che un moderno che dialoga con i classici. Tutto avviene con apparente semplicità, come nelle sue opere fantastiche: Il visconte dimezzato, Il barone rampante, Il cavaliere inesistente. Sono romanzi storici fiabeschi (uno ambientato a fine Seicento, l’altro nell’epoca dei Lumi, il ter... continua a leggere

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Sergio Solmi “militante” a Bologna
di , Letture e Recensioni

Giovedì 17 ottobre, alle ore 18, presso l’Aula Magna della Fondazione “E. Malavasi” di Bologna, si presenterà un libro per più versi interessante. Si tratta, di fatto, del primo studio esaustivo sulla figura di Sergio Solmi. Ne è autore Antonio Giampietro (1980), dottore di ricerca in italianistica presso l’Università di Bari, poeta, cultore di letteratura francese e, attualmente, impegnato presso l’UNESCO a Parigi. Sergio Solmi critico militante. Un itinerario nella letteratura italiana del Novecento, edito da Stilo (2013), ha il dono non comune di essere scritto da uno “studioso testuale” – come l’avrebbe definito René Wellek. E non è un caso che ad Antonio Giampietro sia cara la figura di Renato Serra, l’insigne critico cesenate al quale egli ha dedicato alcuni approfondimenti d’indubbio valore. La capacità di scandagliare i testi, di leggere a fondo le riviste, di penetrare in una storia intellettuale affatto singolare come quella di Solmi – forse il primo, fra l’altro, a scoprire il genio di Montale – viene da una passione e un’acribia potente, da una devozione autentica di pensiero e sentimento. Giurista, saggista, filologo e poeta, Sergio Solmi (1899-1981) ha lavorato una vita presso la Banca Commerciale Italiana, ove fu sodale anzitutto di Raffaele Mattioli: tale affinità elettiva ha segnato la cultura italiana, quando essa veniva coltivata e promossa anche attraverso le magnifiche edizioni Ri... continua a leggere

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E.M.Cioran, Sul vuoto
di , Traduzioni, inediti e rari

L’antiformalismo di Cioran dipende da un punto di vista ontologico, che si differenzia radicalmente dall’idea di poesia di Mallarmé o di Valéry, per i quali la parola deve sostituirsi all’idea, poiché il linguaggio è fine a se stesso. Per Cioran le parole debbono restare in rapporto sostanziale con la realtà che indicano, benché tale designazione costituisca un mistero, ma un mistero che non deve fare problema. Il vuoto abissale che si può intravedere in fondo alle parole evoca il vuoto che si coglie in fondo alle cose. In Précis de décomposition (1949) sono già tutte esposte le alterazioni e derive di cui egli è spettatore impassibile e impietoso. L’aforisma è l’arma che si costruisce per rendere più incisiva la sua distruzione sistematica. I bersagli sono la religione, la storia, il tempo, la morte, Dio. La poetica di Cioran è un’anti-poetica nella misura in cui pronuncia una condanna alla poetica intesa come esercizio di lucidità razionale di fronte al linguaggio e alla creazione estetica. Più il mistero della poesia resta inviolato, più ha la possibilità di agire sul reale. Generalmente si parla di Cioran come di un pensatore che si vuole contraddistinguere sia dai filosofi e dalla filosofia (che non cessa di condannare), sia dalla comunità letteraria, cui si esita ad assimilarlo. In Syllogismes de l’amertume (1952) lampeggia una ‘teoria’ di figure che nessuna logica potrebbe ... continua a leggere

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Ritratto di Fortunat Strowski (1866-1952) di Maurice Levaillant
di , Traduzioni, inediti e rari

Fortunat Strowski. Ora ho il compito di ripercorrerne, dinanzi a voi, la carriera e di farne rivivere lo spirito: era uomo illustre e affascinante. È compito certo gradito: ripercorrendo venticinque o trent’anni, ho avuto l’illusione di ritrovare un po’ della mia giovinezza nella familiarità di maestri e amici – come lui, ahimè, o prima di lui, scomparsi. Compito tuttavia delicato: per quanto eminenti e solide fossero le qualità del vostro collega, erano il fascino e la grazia a distinguerlo. Una sorta di grazia intellettuale, un po’ simile alla grazia femminile, che La Fontaine dice «più bella ancora della bellezza»; una sorta di fascino, di cui subiva la magia rinunciando a definirlo. Strowski aveva qualcosa del poeta, discepolo com’era non solo di La Fontaine, ma di Montaigne; spesso, all’apparenza, «mutevole e vario» come l’autore degli Essais, volando spesso, giusto come l’autore delle Fables, «di fiore in fiore e da una cosa all’altra». Si possono fermare i riflessi del ruscello, la screziatura di un’ala? Ma, quanto a Michel de Montaigne, Fortunat Strowski era legato a Blaise Pascal: nei tre volumi in cui seppe restituirci mirabilmente l’autore delle Pensées, si consolidava la sua fede – ma con fascino e grazia, sempre associata a un pudore discreto. Il pudore, d’altronde, è uno dei tratti essenziali di questo spirito gentile. Non si faceva affatto notare: si lasciava intravedere, preferendo insinuarsi ... continua a leggere

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Tradurre Tonino Guerra
di , Traduzioni, inediti e rari

Tonino Guerra, Il viaggio, Maggioli 1986 El vìaz Un dè d’uotobar i s’è mèss a caminé te fióm éulta i santir ad sabbia e dri cal linguètti d’aqua ch’al sèlta tra i sas. De mèr u i avèva zcòurs piò di tótt una piscèra che fina e’ melanovzentquarènta là i arivéva a là sò in biciclètta, pu la s’è fata e’ sidecar e la purtéva al casètti pini ’d giaz e pès e la racuntéva ch’u i era dal bés-ci dróinta l’aqua piò grandi dal munghèni e che dal vólti u s’arenéva dal baléni ch’l’era dal muntagni ad chèrna sòura la sabia. Rico e la Zaira i n’éva mai vést ’e mèr che in linea d’aria, pasénd da i sentir de fióm, l’era a trénta chilometri gnénca. Adès ormai ch’i avéva quèsi utènt’an i s’è decióis a fè che viaz ad nòzi a pì, ch’i éva armànd d’an in an. I stéva a Petrella Guidi, un ghèt ad chèsi vèci in dò che ogni tènt u i era di cavàl ch’i scapéva dal mèni de manischèlch e i féva al lózzli sòtta i zòcal mat e ’d nòta u i era l’udòur de pèn ch’i l cuséva te fòuran e te al sentévi da dróinta te lèt, ranicéd ti béus di mataràz ad fòi. Rico l’à fat i barbìr quèsi stènt’ an ma i óman mal doni e pu e’ tuséva i sumàr e al pigri; la Zaira la féva al fazèndi ’d chèsa ... continua a leggere

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Il quinto di Scarlino
di , Letture e Recensioni

Maggio, 8. Primi simulacri di esercizi militari sulla piazza di Talamone… Concorso di maremmani intorno al Generale; si arruolano parecchi volontari, altri se ne annunciano da Piombino. (dal “Diario della spedizione dei Mille”, di Ippolito Nievo) 2 settembre 1849. Un fischio lungo, poi uno più breve. Matteo scrutò a destra e sinistra, fin dove l’occhio poteva penetrare il buio della notte sul lungo rettilineo che, flebilmente imbiancato dal chiarore lunare, tagliava netta la pineta in due. Poi, saltò fuori dai cespugli in cui si era seppellito. Stirò le membra aggranchiate per troppa immobilità, e attraversò la strada con la sua corsa dinoccolata da quindicenne. - O Matteo, son qui ! – Si indirizzò veloce verso il cespuglio da cui veniva la voce di Tommaso. Nel buio riuscì a malapena ad indovinarne la curva lenta della guancia allargata ancor più del solito da un sogghigno da cospiratore consumato. - Allora ? Hai visto qualcuno? – - Cinque minuti fa è passata una pattuglia di cavalleggeri. – - Quanti erano ? - - Due. - - Da che parte sono andati ? - - Di là. Verso Castiglione. - Si affacciarono entrambi sulla strada. La notte era ancora tiepida, l'estate declinava molto lentamente. La giornata era stata calda: i vapori delle gore morte e dei paduli stretti tra la pineta lungo il mare e le colline boscose s... continua a leggere

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L’insegnamento come processo di ricerca morale. Intorno e attraverso Reasons for Learning di J. G. Nicholls e T.A. Thorkildsen
di , Didactica

Le persone, a differenza delle macchine, non possono essere assemblate da altri. Hanno certamente il diritto di ricevere stimoli e aiuti, ma in definitiva non possono esimersi dal partecipare al loro processo educativo, in accordo a una nuova visione di paideia, secondo cui la conoscenza si rigenera nella mente degli allievi. In anni in cui è maggiormente vivo il rischio che la scuola assomigli sempre più ad un Mc Donald, gli insegnanti a operai di una catena di montaggio e gli alunni a panini pre-confezionati, può tornare di attualità il lavoro di John G. Nicholls e Theresa A. Thorkildsen, Reasons for Learning, opera che, già nel lontano 1995, metteva in guardia dai pericoli del totalitarismo culturale. Il testo dei due studiosi americani si inserisce nel lungo e fecondo dibattito intercorso tra pedagogia tradizionale e pedagogia progressista riguardante le tecniche d’insegnamento. La prima si concentra sulla chiarezza espositiva, sull’apprendimento a tappe e sulla ripetizione sistematica di prove e verifiche, reputando indispensabile il momento valutativo per attestare l’effettivo grado di preparazione; l’attenzione è centrata sul compito (task leadership), grazie al quale viene favorito il controllo del rendimento. Al contrario, la teoria pedagogica progressista focalizza il proprio interesse sulla componente socio-emotiva dell’alunno (socioemotional leadership), stimolando toto corde la sua voglia di apprendere e la sua curi... continua a leggere

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Un tesoro verde: l’autobiografia di Vico
di , Didactica

Vico scrisse un’autobiografia (Vita di Giovanbattista Vico scritta da se medesimo) fra il 1725 e il 1728. Molte delle notizie riguardanti la sua vita sono tratte da questo libretto, improntato – variatis variandis – su un modello letterario inaugurato, si sa, da Sant’Agostino. Fin qui tutto bene. Ma chi è Gian Battista Vico? Non me ne voglia la Fondazione a lui intitolata che annovera tra gli obiettivi precipui quello della divulgazione del pensiero filosofico dello storico napoletano, ma per i miei ospiti mattutini delle aule liceali “il signor Gian Battista Vico che nacque in Napoli l’anno 1670” è un illustre sconosciuto. Che sia il nome di una via? In effetti, anche scandagliando a fondo i testi riformati, di lui rimangono tracce appena visibili: un brano incomprensibile tratto dai Principi della Scienza Nuova, un commento inutilmente snello che invita il docente con l’ansia di finire il programma ad un triplo salto mortale verso gli autori che contano. I quali, a dire il vero, da Hegel, a Comte, a Foscolo, a Manzoni e a Leopardi, gran parte delle loro riflessioni le devono a lui. Afoso pomeriggio estivo. Piace sempre rovistare tra le occasioni; emergono come d’incanto tre libricini verdi per le Edizioni Paoline nella collana intitolata “Maestri”. L’incipit conta. Altroché se conta. Tanto da farti decidere di acquistare un vecchio libro che costa solo due euro. “Imperciocchè, fanciullo egli fu spiritosissimo, e... continua a leggere

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Storia dell’Hard Rock Dalla NWOBHM a Scream Bloody Gore (seconda parte)
di , Saggi e Studi

La NWOBHM in Inghilterra generò un’irrefrenabile mania tra gli appassionati di Metal, rendendo la scena musicale sempre più grande e frequentata: i fan supportavano le bands presenziando ai concerti e acquistando il loro merchandise. Le location che fino ad allora avevano ospitato i concerti (per lo più pub e centri sociali) iniziavano ad essere troppo piccoli per ospitare il numero sempre crescente di fan. Le case discografiche iniziarono ad accorgersi di questo fermento, e fu così che – per la prima volta – una major mise sotto contratto una band Heavy Metal: gli Iron Maiden. Fu la major inglese EMI a rilasciare sul mercato l’album di debutto Iron Maiden del 1980, che riscosse un immediato successo in Inghilterra; con l’uscita di Piece of Mind (1983) e Powerslave (1984) la band conquistò la fama mondiale. Gli Iron Maiden vennero così definiti la band che consacrò l’Heavy Metal come fenomeno di massa. La “massificazione” dell’ Heavy Metal causò una frattura all’interno della scena. Da una parte vi erano i defenders of the faith, i quali sostenevano che la scena metal dovesse rimanere underground, lontano dalle masse e dalle major; dall’altra vi erano band che aspiravano al successo commerciale, e che si dedicarono quindi alla produzione di un genere più appetibile per le masse. Questi ultimi vennero additati come “poser” e accusati... continua a leggere

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Sul femminicidio. Cause e possibili rimedi
di , Note e Riflessioni

Continua a gocciare sulle nostre coscienze lo stillicidio del sangue uscito fuori dal corpo di donne uccise da uomini che non sopportano di essere lasciati. Invece di limitarsi a lamenti come quelli di Arianna abbandonata da Teseo, o a querimonie simili al piagnucolare di Orfeo che, non senza colpa, ha perso Euridice, costoro infieriscono sul corpo delle ex compagne facendone scempio. Tali orrendi misfatti, che si ripetono pressoché ogni giorno, vengono puntualmente, giustamente e quasi unanimemente esecrati dalla stampa. Ma sinora non sono stati fermati, né ridotti di numero, di frequenza, e, anzi, sono in aumento. Provo allora ad indicare una modesta spiegazione delle cause e una men che modesta proposta di rimedio. Tuttavia ne potrebbero ricavare, forse, qualche suggerimento le donne in pericolo e perfino gli uomini tentati di por termine al loro tormento amoroso, al loro avvilimento, addirittura al loro essere uomini, perpetrando un crimine brutale, da bestie feroci. Ho scritto “bestie” non come slogan, e “feroci” non quale epiteto ingiurioso suggerito dall’ira che pure mi detta queste parole, a loro volta non miti. Difficile est tragoediam non scribere. Gli assassini delle donne rinunciano all’identità di uomini per non sentirsi dei reietti, dei falliti, dei valutati quali “nessuno”. Il fatto è che l’amore per una persona, se viene contraccambiato, è una conquista di identità. Pensa, lettore, al protagonis... continua a leggere

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Conversazione con Leonardo Caffo su Finalmente è la fine del mondo
di , Letture e Recensioni

Finalmente è la fine del mondo, una riflessione per superare quella «tautologia abissale che vede l’uomo degno perché uomo»… Per non sparire nel dominio delle morti, per compiere uno scatto in avanti: un nuovo profilo umano dovrà allora delinearsi trasvalutando pensiero, azioni e omissioni praticati con una irriflessività più o meno giustificata. L’uomo e la sua opera, nei termini espressi fino ad ora, entrano definitivamente in crisi, anzi stanno cooperando alla distruzione del mondo. «Finalmente» nel suo romanzo è anfibologico. Per il momento è come dire: infine, per ultimo, in relazione al tempo che qui ha termine. Romanzo filosofico di dissoluzione – benché nell’epilogo venga indicata una chance all’autodistruzione –, opera breve, serrata, volta alla ricerca delle ragioni che hanno determinato, «finalmente» – si vedrà il perché –, l’esaurirsi dell’esistente. Lei scrive, nella nota editoriale, che quest’opera è l’esito di lunghe riflessioni, ed è la stessa sensazione del lettore per quel che attiene all’intelligenza del testo. Che idea ha del mondo lei così giovane, dunque ancora immune da quel sentimento triste, frustrante e deleterio, che è la rassegnazione? : Ma … cominciamo col dire che io non sono uno scrittore. Al massimo, forse, un filosofo. Per cui il romanzo in questione per me ha la funzione di un lungo esperimento mentale – che è uno strumento con cui i filosofi hanno più... continua a leggere

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Master di comunicazione storica 2013. Presentazione terza edizione, bilancio e prospettive future
di , Didactica

È uscito il bando della terza edizione del Master di comunicazione storica dell’università di Bologna che scadrà il 20 settembre 2013. La concezione dei master universitari è quella di offrire competenze e attività che non sono presenti nei corsi di laurea, ma soprattutto la funzione dei master è quella di professionalizzare i suoi partecipanti, favorendone l’immissione nel mondo del lavoro. Nel 2009, quando è stata avviata la prima edizione, sono stati interpellati dirigenti di alcune tra le più grandi aziende dell’industria culturale: network televisivi, case editrici, case di produzione cinematografiche e documentarie, fondazioni, musei pubblici e privati. La domanda che è stata loro rivolta era: quali competenze dovrebbe possedere una persona che viene assunta da voi? Che tipo di personale vi serve? Tutti concordavano su una preferibile formazione umanistica, ma richiedevano un quadro di competenze informatiche, organizzative e pratiche che un neolaureato non possiede. Da qui è nata l’idea di abbinare il percorso di studi umanistici con l’informatica e con gli elementi di gestione delle imprese culturali. Il master rilascia il titolo di Esperto in Comunicazione storica, ma nella pratica formiamo una figura di umanista digitale le cui attività sono rivolte alla public history. Nei nostri corsi l’attività teorica è ancorata all’attività pratica con numerose ore di laboratorio, poiché è preminente sviluppare abili... continua a leggere

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