Bibliomanie

indice del numero 36
maggio/agosto 2014

Sulla Lectio incontentabile di Ezio Raimondi
di , Saggi e Studi

Anche al cospetto di Ezio Raimondi (1924), specie se lo si incontra nel suo studio, «caverna scolpita di libri», può sorgere spontanea, a un visitatore sprovveduto, la stessa domanda ingenua e pleonastica che, nel ricordo affabile di Contini, veniva da rivolgere a Spitzer: «Sta lavorando, come al solito?». È però molto improbabile che, nel caso nostro, si possa avere un tipo di risposta collimante con quella del maestro viennese («Lavorando? No, no, godendo, come al solito, godendo»), non solo perché a Raimondi non si conviene la definizione di «sibarita» concessa da Contini a Spitzer, per niente adatta a un round head inquieto e turbato da un ricercare inesauribile in cui il piacere della lettura è inseparabile dalla fatica e dalla responsabilità, ma soprattutto perché molto del suo tempo consacrato al lavoro viene messo a piena disposizione degli allievi, tenacemente perseveranti nel sottoporgli i loro scritti, siano essi piccole esercitazioni, capitoli di tesi o saggi o libri destinati alla pubblicazione. Eppure, per quanto non tutti gli esercizi di lettura siano ameni, vengono sempre fatti di buon grado, quando non sollecitati, sorretti comunque da un entusiasmo didattico che molto spesso affiora nella bontà dei risultati, nei quali a volte non si riesce nemmeno più a distinguere la penna originariamente incerta dell’allievo da quella sicura ed elegante del maestro generoso. L’impegno del Raimondi docente non differisce in... continua a leggere

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Gioventù di Umberto Toschi. Poesia, futurismo e goliardia di un grande geografo
di , Saggi e Studi

Nacque il 10 giugno 1897 in Romagna, a Dozza imolese, uno dei più noti geografi italiani, Umberto Toschi, venuto alla luce in una famiglia rurale di nobile ascendenza. La sua biografia è tutta calata nella carriera accademica: si laureò a Bologna nel 1921 con la tesi L’individualità geografica Carpato-Danubiana e la sua influenza in quanto fattore storico. Praticò il giornalismo e per dieci anni insegnò in istituti commerciali di Ancona e Bologna. Partecipò poi a un concorso universitario e fu chiamato nel 1933 alla cattedra di geografia economica all’Università di Catania. Nel 1935 passò a Bari, dove fu anche rettore per alcuni anni; nel 1949 fu chiamato a Ca’ Foscari di Venezia e infine, nel 1951, ebbe sede definitiva all’Ateneo di Bologna, anche qui nella cattedra di geografia economica, disciplina cui si dedicò fin dai lavori giovanili e che, in certo modo, affiancava la corrente di geopolitica fondata in Italia verso la fine degli anni trenta. Assurse alla direzione dell'Istituto di geografia della Facoltà di Lettere e, proprio mentre stava lavorando nel suo studio morì, improvvisamente nell’estate del 1966. Essendo nel comitato redazionale della rivista “Méditerranée”, alla sua scomparsa E. Dalmasso gli dedicò su quella rivista un necrologio che suona: «L’università italiana è in lutto. Il professor U. Toschi, direttore dell’Istituto di geografia della Facoltà di Lettere di Bologna, è morto al suo tavolo di lav... continua a leggere

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Schegge di frequentazione storiografica. Delio Cantimori e la cultura europea
di , Saggi e Studi

Se c’è uno scritto ove si svela con più chiarezza l’animo di Delio Cantimori (1904-1966), questo è Conversando di storia. Chiunque volesse ricostruirne la parabola intellettuale ed umana tout court non potrebbe trascurare le pagine di tale opuscolo quasi laterale, singolarmente composito ma – anche per questo, forse – adatto a restituire quel tratto biografico quasi sotterraneo che contribuisce a dare, probabilmente, la misura del battito del suo polso, concedendo molteplici ricami intimi e fondi, decisivi per tracciarne un profilo più persuasivo e appagante. Le lettere a F.C. Rossi – preparate per la rivista «Itinerari» dal gennaio 1960 al settembre 1964 e quindi raccolte nel volume – costituiscono un sorprendente dialogo unitario, rivolto ben oltre lo spazio urbano e circoscritto di una rubrica coltivata con riserbo e fermezza, e dominata da una generosità amplificata nel richiamo continuo al metodo storiografico e al senso della cultura storica, mai disgiunto dalla vita ancor prima che dalla cultura. Cultura è qui intesa col senso dell’essere individuale e collettivo insieme al proprio significato espressivo, fisico, spaziale e intelligibile, ove la storia è «l’attuazione di una cultura possibile». Come suona familiare il tono tutto teso alla conoscenza, all’istruzione, alla nozione e alla cognizione della storia, così in esse riposano di per sé quei valori educativi e formativi – sostiene Cantimori – che ... continua a leggere

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Ricordando Amerigo Vespucci (1494-1512), individuatore del “Nuovo Mondo”
di , Note e Riflessioni

Amerigo Vespucci, al quale dobbiamo abbinare la cognizione e la denominazione del continente americano, è personaggio noto, ma non appare adeguatamente conosciuto. Neppure la ricorrenza del cinquecentesimo dalla morte, nel 2012, è stata colta come occasione per approfondimenti, divulgazioni o celebrazioni di sorta. Sebbene di carattere alquanto riservato, ben presto si distinse quale commerciante abile e degno, analogamente alla famiglia di origine – e di massima affidabilità come amministratore. La sua vita è parzialmente non documentabile: l’oligarchia (manifatturiera e bancaria) e le autorità della Repubblica fiorentina si sono rivolte da subito anche a lui per lunghe missioni all’estero. Conseguentemente, il giovane Vespucci ha iniziato ad avere contatti e ad agire in località molto distanti tra loro, poiché Firenze aveva sviluppato – per le attività finanziarie e per la produzione laniera (materia prima, coloranti e fissanti) – contatti con l’Africa mediterranea, con l’Europa del nord e con l’Europa balcanica. Relazioni che si svolgevano a cavallo fra Quattro e Cinquecento, in un contesto stimabile come il risultato del diverso sviluppo degli stati tardo-medioevali: alcuni già costituivano solide nazioni differenziate, unificate e centralizzate (Francia, Inghilterra, Portogallo, Spagna), laddove altri si erano sviluppati in ambiti locali, suddividendosi e contrapponendosi come e... continua a leggere

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Categorie dispotiche ne La democrazia in America di Alexis De Tocqueville
di , Note e Riflessioni

Alexis de Tocqueville nacque a Parigi il 29 luglio 1805 da una famiglia di lunga tradizione aristocratica, sostenitrice del regime dei Borboni. Tale provenienza, unita alla frequentazione degli ambienti della nobiltà legittimista francese, ebbe un peso notevole sulla formazione del giovane Alexis; tuttavia, con il passare del tempo, egli si allontanò sempre più dalle posizioni familiari. Sarà forse utile un breve excursus storico per comprendere meglio il delicato periodo della storia francese che Tocqueville si trovò a vivere. Un prima tappa significativa può essere individuata negli eventi che caratterizzarono il 1815, anno in cui, dopo la sconfitta di Napoleone, l’Europa fu attraversata da una restaurazione monarchica che vide i Borboni tornare sul trono di Francia. Tale restaurazione portava però con sé alcune novità importanti. La Rivoluzione francese aveva, infatti, cambiato il corso della storia, aveva promosso nuovi ideali e fatto emergere le contraddizioni dell’Ancien Régime: ora non si potevano più ignorare gli irreversibili cambiamenti politici e sociali realizzati attraverso la stessa. Essa, in qualche modo, rappresentava un taglio netto col passato e, dunque, un nuovo inizio; in tale contesto, il nuovo re, Luigi XVIII, non poteva chiudere gli occhi davanti ai mutamenti avvenuti durante il periodo rivoluzionario e rimanere ancorato all’antica visione del... continua a leggere

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Volti del Genio. Orientamenti d’iconografia mozartiana
di , Note e Riflessioni

Wolfgang Amadeus Mozart fu un personaggio pubblico fin dalla prima infanzia. Dunque appare evidente che si sia presentata molte volte l’occasione di immortalarlo in effigi che ne hanno accompagnato l’esistenza e che, oggi, ci aiutano anche a valutare i cambiamenti repentini avvenuti nella società dell’epoca. Se, infatti, mettiamo a confronto la prima, documentata immagine del musicista ancora fanciullo con l’ultima, realizzata a un anno dalla morte, ci rendiamo conto di quanta strada egli abbia percorso, trasformandosi da azzimato giovane cicisbeo in uomo tormentato e dalla sensibilità palesemente vibrante e come, alle sue spalle, sia cambiato un intero periodo storico che dal narcisismo tutto esteriore delle parrucche e di ogni sorta di orpelli, pervenne ad una nuova estetica, questa volta dell’anima, attenta ai tormenti e agli spasimi del sentimento e dello spirito. Nel complesso, un breve excursus fra i ritratti di Mozart consente di analizzare alcune opere di discreta qualità, che mostrano un giovane dalle fattezze sensibili e gentili, con grandi occhi azzurri e una bella massa di capelli biondi, sempre in ordine e spesso incipriati con eleganza. Il primo ritratto che di lui si conosce è quello di Lorenzoni. In esso il giovanissimo Mozart è rappresentato in un raffinato abito di gala, di “tessuto fine color lilla”, secondo la descrizione che ne diede il padre Leopold, “con panciotto dello stess... continua a leggere

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Il delitto Matteotti visto dai quotidiani statunitensi
di , Saggi e Studi

Il rapporto tra Mussolini e l’opinione giornalistica internazionale – in particolare statunitense – si può dire caratterizzato da una profonda ambiguità. In effetti ciò che più sorprende ad una rapida lettura del materiale cronachistico internazionale dell’epoca, è la sostanziale ammirazione che per un lungo periodo di tempo Mussolini e il fascismo riuscirono a godere presso le grandi testate giornalistiche internazionali. Il fascino della sua leadership non si configurò esclusivamente come un fenomeno locale, ma ottenne consensi ben oltre i confini nazionali, riuscendo a conquistare per lungo tempo non solo gran parte dell’Europa, ma anche gli Stati Uniti. In particolare la stampa americana, francese, inglese e norvegese parteciparono unitamente al coro di elogi che in gran parte dell’Italia si innalzava verso le doti carismatiche del dittatore. Appena dopo la marcia su Roma, gli apprezzamenti verso Mussolini si intensificarono presso tutte le grandi testate giornalistiche internazionali, e in particolar modo presso quelle statunitensi. Il 3 novembre 1922 il New York Herald lo definì, al pari di Garibaldi, un autentico rigeneratore della società italiana, meritevole di conservare un posto speciale nella storia del popolo italiano. Nell’autunno dello stesso anno il New York Tribune si interrogava se Mussolini somigliasse più a Garibaldi o a Cesare e il New York Times profetizzava che il mento di Mussolini sarebbe rimasto giustament... continua a leggere

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