Bibliomanie

indice del numero 32
gennaio/aprile 2013

I sogni inquieti di Franz Kafka. Intorno a La Metamorfosi
di , Saggi e Studi

Non dai preziosi Diari, che sono lacunosi proprio alla fine del 1912, ma dalla corrispondenza con la fidanzata Félice abbiamo la cronaca precisa della stesura de La metamorfosi, Die Verwandlung, che occupò una ventina di giorni di scrittura travagliata, dal 17 novembre al 7 dicembre, e rappresentò il secondo racconto lungo e compiuto prodotto da Franz Kafka ventinovenne. Un raccontino, così lo definisce l’autore, che sbuca fuori in giornate vorticose per nervosismo, ansia, oppressione. Kafka ha conosciuto da pochissimo Félice, si è aperto tra loro un epistolario sentimentale, ma le lettere si susseguono, si rincorrono o latitano in una ossessione amorosa che già è segno di un rapporto non equilibrato: «Oggi, probabilmente scriverò ancora, anche se dovrò andare molto in giro e scrivere un breve racconto che mi è venuto in mente a letto nella mia pena, e incalza dentro di me» (17 novembre) «Mi sono riaccostato al mio racconto di ieri con un infinito desiderio di espandermi, chiaramente pungolato dalla sconforto – le scrive il giorno dopo – […] con l’ardente desiderio di continuare il nuovo racconto... continua a leggere

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L’Île des esclaves di Marivaux. Sofferenza e potere come esperienze trasformative
di , Saggi e Studi

L’Hôtel de Bourgogne fu il primo edificio ad ospitare la mise en scène dell’L’Île des esclaves di Marivaux, nel 1725. Come poté questa pièce, ibrido tra favola filosofica, farsa all’italiana e terapia curativa, essere replicata ben ventun volte prima di essere messa in scena a Versailles? La vicenda trattata è tutto sommato molto lineare: dopo essere naufragati sull’isola, schiavi (Arlequin e Cléanthis) e padroni (Iphicrate ed Euphrosine) sono costretti a scambiarsi le rispettive posizioni sociali per un tempo limitato, alla fine del quale i loro reciproci rapporti saranno risanati. È il capo del governo repubblicano che vige sull’isola, il «maestro di cerimonia» Trivelin, a prescrivere l’inversione di ruoli: «Non fatevi scrupoli, sfogatevi pure con furore, trattatelo per miserabile, e fatelo anche con noi: adesso tutto vi è permesso. Ma trascorso questo momento, non scordatevi che siete Arlequin, che lui è Iphicrate e che voi siete per lui ciò che lui è stato per voi». Il suo intento è chiaro e dichiarato fin da subito: «Vogliamo cancellare la barbarie dei vostri animi». I servi ottengono pertanto la facoltà di dare personalmente ordini agli ex-padroni, la loro incondizionata obbedienza ed il pieno utilizzo della parola in quanto forma di potere. Quest’episodio, che si richiama alla pratica dei Saturnali romani, si svolge in un luogo chiuso e protetto al di fuori del quale i rapporti di potere verranno (in un certo se... continua a leggere

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Da Bologna e Bologna (2003)
di , Saggi e Studi

Tanti e tanti anni fa, quando ero un ragazzino, si correva in Italia una gara automobilistica su strada aperta, la Mille Miglia, che partiva da Brescia e arrivava, lungo la via adriatica, a Roma; per ritornare sùbito a Brescia passando per Firenze, per il passo della Futa, per Bologna. A Borgo Panigale, seduto tutto solo su un muretto, davanti al cancello di una villa molto vicina alla strada, aspettavo con emozione. Alle mie spalle si protendeva il ramo di un albero di fichi. Al passaggio delle macchine più veloci e potenti – che a me, quella prima volta, sembrò quasi di poter sfiorare con le mani – per le zaffate dell’aria, alcune foglie e alcuni fichi ancora in fiore mi scivolarono, in un certo momento, sulla schiena. Un ricordo. Un ricordo da niente, naturalmente. Ma anche allora ho pensato, con la infantile meraviglia che mi accompagnava in tante occasioni, che le macchine velocissime lì passavano perché Bologna era il centro del mondo. Era il centro del mondo. Un passaggio obbligato, dovuto alla signora del regno. A quel tempo, da noi, c’era ancora un re. Mi sentivo, non so come, partecipe di un tale insigne destino. Così che la città, ritornandoci verso sera, mi sembrò ancora una volta bellissima. Bologna è ancora bella, bellissima? E’ ancora il centro del mondo? […] E allora, direi che Bologna non ha più potuto, forse non ha più saputo, conservare i ritmi t... continua a leggere

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Montesquieu e i suoi nemici. Bagatelle ‘invernali’ sui nipotini di Voltaire
di , Saggi e Studi

A dispetto di quanto “predica” Catherine Larrère, taluni recenti studiosi e interpreti di Montesquieu (tra i quali Larrère stessa, quando “razzola”) sembrano perseguire come unico scopo quello di imposer aux lecteurs le ‘loro’ conclusioni, ossia le ‘loro’ opinioni – sempre che si possano definire così gli ‘arzigogoli’ – su come dovrebbero andare, ma non vanno (ed è la loro fonte di perenne angustia), le cose di questo mondo. Le ultime, ‘fresche’ dimostrazioni di quanto appena affermato sono offerte da quattro nipotini di Voltaire ancora in circolazione, e segnatamente: Pierre Rétat, ‘direttore’ del tomo 7 della nuova edizione delle Œuvres complètes de Montesquieu, contenente la Défense de l’Esprit des lois; Marco Platania, nel suo saggio Montesquieu e la «necessità» della religione, pubblicato nel volume dal titolo (che è in realtà solo l’ultimo ‘programma italiota’ degli ‘atei da salotto’) I filosofi e la società senza religione (Bologna, il Mulino, 2011); e la coppia Catherine Volpilhac-Auger–Philip Stewart, curatori del seguente libretto ‘in vendita nei supermercati’ (basta guardare la vogliosa immagine di copertina o la carta in cui è stampato, per sincerarsene): Montesquieu, Histoire véritable et autres fictions (Paris, Gallimard [“Folio classique”], 2011).... ... continua a leggere

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Un ebreo che aveva creduto nel fascismo. Formíggini e le sue Ficozze
di , Saggi e Studi

La promulgazione nel 1938 delle leggi razziali colse Angelo Fortunato Formíggini del tutto impreparato, al punto che scelse di mettere in atto, in maniera consapevole, la forma più strepitosa di protesta, il suicidio, gettandosi il 29 novembre 1938 dalla torre Ghirlandina di Modena. Se ci s’interroga sulla ragione di questi fatti sorprendenti in relazione a un intellettuale ebreo, la risposta che sembra ormai assodata è che Formiggini giunse fino al 1938, l’anno fatidico della campagna e della legislazione razzista in Italia, senza sentirsi né ebreo né antifascista. La biografia di Formiggini testimonia di una lucida sagacia: eppure egli non capì. Gli eventi della sua tarda biografia testimoniano qualcosa che, per comune sensibilità, fatichiamo a cogliere: che l’estrazione culturale di molti uomini dell’epoca impediva di captare la pericolosità degli eventi. In che senso Formiggini non era ebreo? in quello comune a molti ebrei italiani: non praticava i riti tradizionali, proveniva da una famiglia ampiamente cristianizzata e lui stesso aveva contratto matrimonio con una donna non israelita. L’identità ebrea che per le leggi del 1938 costituiva motivo di discriminazione era identità da lui non riconosciuta. La tarda Epistola agli ebrei d’Italia, pubblicata assieme ad altri testi degli ultimi mesi di vita di Formiggini nel volume delle Parole in libertà, è documento straordinario per entrare nella mente di un ebreo laicizzato che si ... continua a leggere

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L’Allevamento dei Pirla di Andrea Zanotti
di , Note e Riflessioni

L’intitolazione di questo lungo racconto suggerisce (a libro ancora da aprire, da sfogliare) con una intrepida, trionfante baldanza, oppure con una sorta di rapida convinzione testuale, avendo assunto il titolo dal contesto; ripeto, cercherebbe di suggerire una chiave generale di lettura a mio parere distorta che, per geniale intuito o proposito, quasi subito (se non leggo male, dopo una quindicina di pagine) viene con rabbioso scavo nei dettagli (direi, delle anime) contraddetto con sempre maggiore convinzione, determinazione e dedizione all’assunto della narrazione, alle verità disarmanti o armate conferite come aculei dalla vita. Così, l’itinerario di una vacanza in motocicletta programmata e disposta da un gruppo di amici potrei intenderla (come vorrei intenderla), senza sforare il quadro d’insieme, una sorta di passaggio circense attraverso il cerchio infuocato, nella gabbia dove sostano i leoni; o addirittura, come un rapido e intimamente straziato (straziante) passaggio in un assatanato pertugio infernale. Altro che le varie bevute dei tanti vini o liquori nelle soste non evitabili decise durante il percorso! Sèguito, in una seconda considerazione, annotando che il protagonista nel racconto, all’inizio, non sembra essere, ma è, il casco; poi anche questo tutelatore e dispensatore di lampi della memoria torna ad essere il necessario supporto, non più sublimato, che riaffiora fra le onde della scrittura. Infatti riferimenti, per... continua a leggere

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Per il Bestiario di Federico Cinti
di , Note e Riflessioni

Da lettore privato ma affamato, cerco sempre di arrivare – fra le pubblicazioni che escono nuove, o fra le tante del passato non ancora lette e da leggere – a quelle che si adeguano al mio gusto: ed eccomi al Bestiario di Federico Cinti. Le pagine intelligenti del prefatore aiutano ad accingersi a un itinerario godibilissimo e, nel contempo, travaglioso, rischioso oltre ogni parola, fra le viscere opache di un uomo postmoderno – o forse di una humana condicio? – che si vuole incomprensibile: percorso raro, specie in tempi d’indigenza materiale e morale (temo) senza pari. Per me è un viaggio quasi omerico, dentro le acque furenti e urenti delle miserie (infinite) e delle grandezze (minime, in fondo) degli umani. Con parecchie sorprese, irrequietudini e pene, con suggestioni ed emozioni perlopiù amare ma, a ogni modo, con un rinnovato avviamento della memoria. Tutto ciò richiama – mi richiama sotto gli occhi, non per confronto ma per necessità di comparazione – i libri puntuti e artiglianti di maestri nell’arte della satira: Giovenale, (un certo) Marziale, Agrippa d’Aubigné, La Fontaine, Voltaire (le cose migliori), Parini, Belli, Pascarella, Trilussa… Sono persuaso che l’impegno creativo di Cinti – già notato, a quanto so, per uno Speculum salutis formalmente esigentissimo e, dunque, deliberatamente fuori dal coro – si svolga in tale ambito di riferimento e di tensione poietica. Va in questa direzione la... continua a leggere

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Il comunista, Guido Morselli
di , Note e Riflessioni

Dissipatio. “Vediamo. C’è una mia vecchia lettura, un testo di Giamblico che ho avuto sott’occhio non ricordo per che ricerca. Parlava della fine della specie umana e s’intitolava Dissipatio Humani Generis. Dissipazione non in senso morale … nella tarda latinità pare che dissipatio valesse ‘evaporazione’, ‘ nebulizzazione’, o qualcosa di ugualmente fisico … solvens saeclum in favilla”. Il mondo è un deserto di uomini nell’ultimo romanzo di Guido Morselli che sottrae il titolo a Giamblico, Dissipatio H.G. (humani generis). Il protagonista si accorge con sbigottimento e sorpresa e anche con un senso di liberazione di essere rimasto l’unico sulla terra, mentre il resto dell’umanità è improvvisamente e misteriosamente scomparso. “Un lungo panico, in principio. E poi, ma tramontata subito, incredulità e poi di nuovo paura. Adesso l’adattamento. Rassegnazione? Direi proprio accettazione”. Decide di uccidersi nella ‘notte favolosa’ fra l’uno e il due giugno perché il negativo prevale sul positivo. Un unico desiderio: andarsene senza lasciare traccia, per evitare di compiere i quarant’anni e avviarsi ... continua a leggere

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Hans Blumenberg, Elaborazione del mito
di , Note e Riflessioni

Blumenberg si richiama a una concezione del mito ben diversa, legata all'antropologia filosofica del nostro secolo, ed esclude, in polemica con altre teorie interpretative, la possibilità di ricostruire il percorso della produzione mitica. In aperta polemica cone l'interpretazione cassireriana Blumenberg in Arbeit am Mythos sostiene che il limite più grande delle teorie interpretative, quello che le rende inaccettabili, è che ogni teoria, sia evemeristica, allegorica, analogica, vede il mito come un terminus ad quem e non come terminus a quo. Anche Cassirer, con il quale egli ha, per altro, molti presupposti in comune, commetterebbe questo errore; Blumenberg, avversando l'interpretazione del mito come precursore della ragione in un movimento di progressivo sviluppo, teorizza la sua autonomia e contestualmente l'autonomia della genesi della ragione. La contraddizione di Cassirer emerge proprio laddove si tratta di rendere ragione della ricomparsa del mito nel mondo moderno: come spiegare il balzo regressivo del mito politico moderno? I miti, dice Blumenberg: “sono storie con un alto grado di stabilità nel loro nucleo narrativo” e “le storie, vengono raccontate per scacciare qualcosa [...] la paura. [...] ogni fiducia nel mondo comincia con i nomi in relazione ai quali si possono raccontare delle storie. Questo stato di cose è implicito nella protostoria biblica dell'imposizione dei nomi in Paradiso. Ma è im... continua a leggere

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Silvia Cuttin, Ci sarebbe bastato
di , Letture e Recensioni

«In fondo, la mia vita è un ininterrotto ascoltare, dentro me stessa, gli altri» diceva Etty Hillesum in una pagina del suo Diario 1941-1943. Un’arte che deve imparare necessariamente chiunque inizi a tracciare i confini di un testo, ma in modo privilegiato chi decide di intraprendere il cammino rischioso di raccontare le vite di altri e, attraverso questi pochi prescelti, di una schiera infinita di con-sorti, persone che hanno ricevuto il fardello dello stesso destino. Di questa profonda capacità di mettersi in ricezione attiva delle voci altrui è testimonianza il libro di Silvia Cuttin, Ci sarebbe bastato. L’opera avrebbe avuto il materiale e il respiro per diventare una grande saga, e dal genere desume l’accorgimento di inserire in apertura l’albero genealogico intrecciato dei due clan ebrei, i Goldstein e il Lager, di cui riporta le vicende. Viene in mente, prima tra tutte, La famiglia Moskat di Singer, con quel suo irresistibile fluire tolstojano, quei personaggi indimenticabili, ma soprattutto la dovizia visionaria con cui evoca davanti agli occhi del lettore il fascino della cosiddetta Ostjudentum. Invece la Cuttin non imbocca questa via: costruisce un mosaico sapientemente spezzato, fatto di tessere che illuminano un istante, un episodio, un personaggio, franto e interrotto come a quel momento storico è toccato di diventare. Dei dodici cugini Lager nati tra il 1912 e il 1935 (tra i quali la madre dell’autrice), soltanto uno, Laci,... continua a leggere

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Milano fogna d’Italia. Assalto a un tempo devastato e vile di Giuseppe Genna
di , Letture e Recensioni

“L’Italia è la fogna del mondo e Milano è la fogna d’Italia”. Giuseppe Genna è la voce narrante di una insolita autobiografia, Assalto a un tempo devastato e vile (Versione 3.0 Minimum Fax, 2010) che mescola invenzioni narrative, reportages giornalistici, scrittura saggistica, e che alterna vicende di vita quotidiana, ricordi di famiglia, momenti della storia d’Italia (in particolare gli anni ’60-’70) con diverse riflessioni sulla storia più recente che si inquadrano tra gli anni ’90 e fin oltre il 2000. Le considerazioni feroci e quasi nichiliste sul presente e sul passato tratteggiano una realtà fatta di periferie degradate, povertà e crollo della solidarietà e delle regole di convivenza. Ma soprattutto di “desertificazione etica e spirituale” che colpisce l’Italia e chi la abita. E’ nella città di Milano, soprattutto, che il disfacimento si compie più che in ogni altro luogo. Milano, di nuovo: non più location da miracolo economico (come per Bianciardi ne La vita agra), ma fogna d’Italia. Milano è anche il corrispettivo visivo dei drammi interiori del protagonista. Quando smette di guardarsi dentro e solleva lo sguardo, i suoi occhi impattano la città, deformata, fredda e inumana. Le riflessioni di Genna, seppur lucidissime, spesso si arrovellano e si intrecciano conferendo al romanzo una struttura imprevedibile e quasi caotica. E sono come ... continua a leggere

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Giovanni Tesio, I più amati. Perché leggerli? Come leggerli?
di , Letture e Recensioni

Una ben meditata sapienza ha concesso a Giovanni Tesio, docente universitario e critico di vaglia, la felicità di sintesi che pervade questo suo I più amati. Perché leggerli? Come leggerli? (Interlinea, 2012), libretto all'apparenza scarno, ma ricchissimo in realtà di suggestioni. Tesio prende le mosse dalla sua personale avventura di lettore, un'infanzia e un'adolescenza vissute in ambiente contadino, connotate dalla stupefazione per le scoperte che la lettura favorisce, stagioni della vita nelle quali già era dato intravedere i segni di una vocazione ("niente come la letteratura avrebbe potuto interessarmi così a fondo"), poi sviluppata nell'esercizio metodico degli studi. La cifra del libro è nascosta allora dentro le pieghe dello sghembo ed imperfetto ossimoro sprigionato dal contrasto tra semplicità e profondità. Solo un'esperienza di sistematico approfondimento consente, infatti, di cogliere il cuore dei più impegnativi problemi di teoria della letteratura con la disarmante limpidezza di scrittura che Tesio esibisce in questo testo, scandito su tre sezioni, dedicate alla lettura, alla letteratura e alla poesia. L'autore non si sottrae alle domande più impegnative che hanno appassionato chiunque si sia interessato, a vario titolo, alla letteratura. Per lui, la letteratura non salva la vita (e qui pare richiamare, quasi testualmente, quel "la letteratura non salva, mai" ritrovato tra gli ultimi appunti di Tondelli), però di essa offre... continua a leggere

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Calcio reale e Calcio virtuale
di , Note e Riflessioni

In questo articolo parlerò del rapporto tra lo sport - in maniera particolare il calcio - e l'universo videoludico dei vari giochi per computer, xbox, playstation e simili piattaforme digitali per l'intrattenimento, oggi diffuse in tutti i salotti quasi al pari delle televisioni. Sono bandiere della tendenza che sostituisce la realtà con un'altra realtà iperrealista dai contorni perfetti e dai colori scientificamente ideali. Lo schermo è il grande protagonista del nostro secolo. Non più quello panciuto e opaco dei primi apparecchi tv, ma quello piatto, brillante e interattivo degli ultimi modelli. Non più una scelta limitata di canali come altrettante linee guida del pensiero, ma una totale interconnessione tra i più diversi argomenti, in cui il sé si crea ogni giorno improvvisando. Come nell'architettura moderna, il pensiero si sta evolvendo, passando dalla solida, ma immobile pesantezza di un muro di cemento, alla leggera versatilità del vetro, il carbonio, l'acciaio, le materie plastiche trasparenti. Si va, realmente e metaforicamente, verso una realtà senza muri, spessore e opposizioni visive, in cui la capacità di creare collegamenti e sostenere più fronti di pensiero contemporaneamente, ci costerà forse la profondità analitica, ma ci aprirà nuove prospettive, come vedersi la schiena grazie a un riflesso riflesso. Internet ne è un esempio, una quantità infinita di informazioni su ogni cosa esistente, ma dalla vita breve e incer... continua a leggere

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