Bibliomanie

indice del numero 44
luglio/dicembre 2017

La visione diretta della realtà da Omero al Rinascimento
di , 29 Agosto 2019, Saggi e Studi

Il saggio è comparso in D. Baldi, M. Maggini e M. Marrani, Le origini toscane della Cosmografia di Matthias Ringmann e Martin Waldseemüller, Firenze 2015, pp. 29-67. Per gentile concessione dell'autore. ... continua a leggere

torna su

I feriti nazionalisti del Collegio di Spagna a Bologna
di , 29 Agosto 2019, Saggi e Studi

I feriti nazionalisti del Collegio di Spagna a Bologna

1. Il Collegio di Spagna nel ventennio fascista Da oltre sei secoli enclave culturale e territoriale spagnola nel cuore di Bologna, il Reale Collegio Albornoziano di San Clemente degli Spagnoli, più noto come Collegio di Spagna, fu retto ininterrottamente da Manuel Carrasco y Reyes dal 1917 al 1954. Nato a Guadix (Granada) il 1° novembre 1883, egli studiò filosofia e diritto e nell’ottobre 1907 ottenne una borsa di studio del Collegio di Spagna di Bologna, dove restò sino alla fine del 1909, conseguendo presso l’università locale la laurea in legge con una tesi in lingua francese premiata dall’Institut de France. All’epoca il Collegio mostrava notevoli carenze accademiche e amministrative che la Giunta di patronato si accinse a sanare nel 1916 con un nuovo statuto, che ebbe l’approvazione reale; all’inizio del 1917 Carrasco – personalità dal carattere forte e deciso, che mostrerà di godere la piena e ininterrotta fiducia del patrono Joaquín de Arteaga y Echagüe, duca dell’Infantado – venne nominato rettore. Per dare subito visibilità all’istituzione che guidava, oltre ad incrementar... continua a leggere

torna su

21 Novembre 1920: l’eccidio di Palazzo D’Accursio come nascita del fascismo
di , 29 Agosto 2019, Saggi e Studi

21 Novembre 1920: l’eccidio di Palazzo D’Accursio come nascita del fascismo

Avevo improvvisamente capito che attraverso la propaganda del giornale o con l’esempio non avremmo mai riportato alcun grande successo. Era necessario battere l’avversario violento sul campo di battaglia della violenza. Come per una rivelazione mi resi conto che l’Italia sarebbe stata salvata da un’azione storica, da una forza giusta. La nostra democrazia di ieri era morta; il suo testamento era stato letto; ci aveva lasciato come eredità soltanto il caos. [...] Era necessario farci strada con la violenza, con il sacrificio, con il sangue; era necessario stabilire un ordine e una disciplina voluti dalle masse, ma impossibili da ottenere con una propaganda all’acqua di rose [...] Demmo inizio al nostro periodo di salvezza e resurrezione. Morti ce ne furono, ma all’orizzonte tutti vedevamo l’alba della rinascita italiana. Benito Mussolini Il 21 novembre 1920, mentre era in atto l'insediamento della giunta comunale socialista a palazzo d’Accursio, alcune squadre fasciste compivano un attacco all’allora sede del comune di Bologna provocando undici morti e cinquantott... continua a leggere

torna su

Mussolini visto da un bambino
di , 29 Agosto 2019, Saggi e Studi

Una nuova luce sull’uomo Mussolini dai ricordi vividi e intensi di un fanciullo, ora quasi novantenne, che incontrò più volte il capo del fascismo. Quello che i libri, i filmati d’epoca e gli articoli, non dicono e non possono dire. La storia è uno specchio infranto, in cui si deve forzatamente raccogliere ogni pezzetto di tempo e rimetterlo al suo posto, collegandolo agli altri, comprendendone le analogie, i punti di contatto, i legami profondi: e nel fare questo i frammenti di ricordi riflettono immagini diverse, a seconda dell’angolazione da cui li si osserva. Per questo la storia ha sempre una luce nuova da diffondere, sfumature, colori, racconti – spesso nascosti – che devono emergere ed essere narrati. È accaduto anche recentemente, incontran... continua a leggere

torna su

Sulla Giornata nazionale della Letteratura
di , 14 Agosto 2019, Note e Riflessioni

Ma è proprio necessaria, una “Giornata Nazionale della Letteratura”? Non sono diventate esorbitanti, quindi invisibili, le “giornate” dedicate a qualcosa di importante? Non stanno trasformandosi in stanchi post-it scritti con pennarelli esauriti? “Ricordati di ricordare”: ma cosa dovevo poi ricordare? Il catalogo, sappiamo bene, genera indifferenza se non è imbandito da un grande autore, ma di Omero o di Gadda ne incontriamo sempre meno. Allora osiamo il calviniano antidoto dell’esattezza e proviamo ad analizzare la formula parola per parola. Giornata – giorno pieno e lungo, “giorno chiaro e sereno” diceva Leopardi, tutto teso a uno scopo, dentro al lungo anno, una festa, segno rosso sul calendario. È di noi umani la consuetudine di segnare giorni speciali, di darci dei segnalibri, dei sigilli, perché nell’indistinto del tempo non riusciamo altrimenti a fermarci a riflettere e a valorizzare. Nazionale è un aggettivo che ci fa bene ripetere. Nazionale, di tutti; tutti coloro che han messo piede – in quanti modi possibili! – sul suolo italiano. Ius soli, appunto: siamo qua, beatamente affacciati o faticosamente abbarbicati su queste rive: Dante già lo diceva (“così s’en vanno su per l’onda bruna…”) E Luzi, un po’ dopo di lui (“file d’anime lungo la cornice…”) Siamo qua, e condividiamo una lingua, e la sua letteratura che è sempre in evoluzione e ci unisce. Letteratur... continua a leggere

tag:

torna su

Crisi economiche e ricadute psicologiche fra Novecento e terzo millennio. Intervista a Giorgio Bernini
di , 29 Agosto 2019, Note e Riflessioni

Abbiamo avuto il privilegiod’intervistare, su questo tema d’indubbia attualità, il professor Giorgio Bernini (1928-), giurista di fama mondiale (Diritto civile e commerciale, Diritto internazionale, Diritto comparato), insigne decano italiano dell’arbitrato, nonché ex Ministro della Repubblica italiana (Commercio conl’estero). Ecco, in estremasintesi, la sostanza del dialogo. Vad’altronde precisato che, dopo avergligentilmente chiesto di evitare (o perlomeno limitare), se possibile, quei termini tecnici che sono peraltronecessari alle discipline coinvolte, questogiovanile “maestro di color che sanno” ci ha ascoltatocon disponibilità, flessibilitàe cortesia davvero straordinarie. Quale è stato, secondo Lei, l’effetto psicologico principale del Wall Street Crash? Beh, in tutta semplicità e ispirandomi ad un celebre dipinto di Caspar David Friedrich, il naufragio della speranza, vale a dire una perdita di fiducia pressoché irreversibile nei confronti di un sistema che si reputava solido, aggressivo e progressivo dal Canada al Giappone. E quando la speranza vienemeno, ebbene, tutto sembra sgretolarsi, tutto sembra perduto: il passato, il presente e il futuro –tanto del singolo quanto della nazione. Poi, com’è notorio, grazie alle geniali scelte politico-economiche meditate ed attuate da studiosi vicini al grandeJ. M. Key... continua a leggere

torna su

La scuola che non c’è. Ipotesi per una scuola futura
di , 29 Agosto 2019, Note e Riflessioni

L’ipotesi di un ripensamento del sistema scolastico nasce dall’esigenza di rispondere alle richieste che vengono dalla società. Comel’imprenditore che debba riprogettare la sua azienda per meglio affrontare la concorrenza e la propria posizione societaria all’interno del sistema di mercato, così noi abbiamo pensato alla realizzazione di un modello, l’immagine di uno scenario possibile per la scuola. Martin Heidegger, nei Seminari di Zollikon, per spronare alla filosofia i suoi discenti–sovente di notevole caratura intellettuale –era solito dire: “Come sarebbe la realtà se tutto improvvisamente non fosse?”. L’esercizio che qui proponiamo è esattamente, sostanzialmente questo: ipotizzare, immaginare come potrebbe essere la Scuola italiana se il suo sistema, le sue strutture, la sua organizzazione, i suoi principi improvvisamente venissero meno. Indubbiamente il nostro presente è intessuto in una materia che è costituita di saperi e di competenze. A spostarsi dalla Sicilia verso il Nord Europa sulle rampe dell’A1 non sono solo i TIR carichi di agrumi, ma sono soprattutto dati, sapere, conoscenza. Viviamo nella società dell’informazione, della comunicazione delle informazioni: non possiamo non avvertirne il senso. È proprio in questa direzione che si situa la possibilità di una nuova scuola, la sua ipotesi come la necessità di nuovi modelli opera... continua a leggere

torna su

Postverità e altri enigmi di Maurizio Ferraris
di , 29 Agosto 2019, Letture e Recensioni

La parola post-verità, o post-truth, è entrata nell’uso in qualche vocabolario. Ma il lemma è riduzione del concetto, mentre l’analisi di Maurizio Ferraris in Postverità e altri enigmi (il Mulino, Bologna 2017) ci porta molto oltre il lemma da vocabolario. È ovvio: questo è un libro, non una definizione; è meno ovvio se si considerano le questioni implicate dal lemma affrontate in Postverità e altri enigmi. Il libro è una integrazione di L’imbecillità è una cosa seria, lo dice l’autore in una nota al Prologo. La postverità (con elisione del tratto d’unione, ad indicare la filiazione della postverità dal postmoderno filosofico) si radica in un fondo intemporale, come l’imbecillità, nella sua ambivalenza di incuranza verso i valori cognitivi (da questo lato, la postverità è l’esteriorizzazione dell’imbecillità) e carattere dell’umano, congenito, essere in-baculum, necessitante di bastone, dipendente da una tecnica disalienante nella misura in cui funge da specchio: «E se l’automa fosse lo specchio dell’anima?», si leggeva nella copertina di Anima e iPad. La tecnica quindi ci pone di fronte alla sola cosa che non ci può mentire, il volto della nostra anima. Corresponsabile di questo svelamento, la rete, fattore di rivelazione almeno in due sensi: mostra a noi stessi ciò che siamo, e, dal profilo dell’emergenza, manifesta la nostra sociodipendenza, la sogge... continua a leggere

tag: ,

torna su

A life: Lawrence Ferlighetti. Beat Generation, ribellione, poesia
di , 29 Agosto 2019, Letture e Recensioni

A life: Lawrence Ferlighetti. Beat Generation, ribellione, poesia

La mostra, curata da Luigi Di Corato, Giada Diano, Melania Gazzotti, mette in luce l'importanza della figura di Lawrence Ferlinghetti, americano di origini bresciane, poeta, pittore, editore e figura di primo piano nell’impegno culturale -sociale contro la guerra e la violenza, negli anni Cinquanta e Sessanta fino ad oggi, all'interno del movimento della Beat Generation. Beat, parola che in inglese ha molteplici significati: beat come beaten, sconfitto ma anche come radice della parola beatitude, beatitudine, nel vocabolario musicale, in particolare del jazz, beat come ritmo, battuta- fenomeno culturale, musicale e di costume. Ripercorrere la carriera di Ferlinghetti consente di rendere omaggio all'intero movimento letterario di quegli anni e al ruolo determinante di Lawrence nella diffusione dell'opera degli scrittori della Beat Generation, tramite la sua libreria e la casa editrice City Lights Bookstore, comprese le sue raccolte di poesia. La più venduta al mondo, A Coney Island of the Mind (1958). Il percorso espositivo racconta ... continua a leggere

torna su

Tempus Tacendi di Matteo Veronesi
di , 29 Agosto 2019, Letture e Recensioni

Luogo del poetico è spesso il suo stesso giustificarsi e porsi come problema: qual è il suo senso quando la poesia non vuole tradurre l’emozione di un’ora? Non sappiamo quanto ultimativa possa essere la conclusione cui perviene Matteo Veronesi in Tempus tacendi, nel cui esordio disegna una situazione quasi di scoramento che accomuna i poeti, per poi polarizzare l’attenzione su di sé. L’uso anaforico lievemente ridondante, nel Prologo, di un «noi» non maiestatico concorre a rendere la dispersione della stirpe dei «poeti perduti». I poeti saranno presenti al mondo soltanto quando saranno deceduti al mondo. Postulato il differimento della ricezione poetica, cosa sono l’esperienza e l’opera nel presente? Nella dimensione versificante il tempo-adesso vede il fare versi nel nome del silenzio, per se stessi, «per noi soli», per un circolo esclusivo, al limite per nessuno. Per ciò che piú non è, per ciò che non è al momento. Alla presenzialità dell’adesso, definito come «sacro vuoto», va consacrata, sacrificata, «la nostra pienezza». Un’altra età forse sarà ricettiva del «nostro giudizio indifferente» (i corsivi nel Prologo e nell’Epilogo sono dell’autore): siamo nel campo di quella altrove ostentata indifferenza come controideale anche estetico. Esemplarmente, dal profilo dell’esperienza, in Lettera dalla Dacia, del 2009; ardimentosa... continua a leggere

torna su

I vicini scomodi di Roberto Matatia e Vita o Teatro? di Charlotte Salomon
di , 29 Agosto 2019, Letture e Recensioni

Lo scorso 5 maggio 2017 abbiamo presentato a Moniga del Garda, nell’ambito di “Primavera di Cultura a Moniga”, I vicini scomodi di Roberto Matatia, penultima tappa di tante altre città e diverse scuole. Desidero, in questa occasione, suggerire un accostamento, fra Camelia Matatia e Charlotte Salomon, dopo aver visto anche la mostra dedicata alla Salomon negli spazi del Palazzo Reale: Vita? o Teatro? Leben? Oder Teather?, Milano 30 marzo/25 giugno 2017. Sono due giovanissime ragazze ebree, una italiana, l’altra berlinese, che hanno concluso la loro vita nel campo di concentramento di Auschwitz nello stesso 1943, altre Anna Frank uccise ad Auschwitz. Si saranno incontrate? abbracciate? forti del loro amore per la vita? Di Camelia parlano le sue lettere (rielaborate dal cugino Roberto Matatia), in I vicini scomodi, dove emerge passo passo l’odissea della famiglia ebrea Matatia, dagli anni felici (a Riccione soggiornavano nella villa accanto a quella della famiglia Mussolini) al terrore, passando da umiliazioni e da speranze, fino agli arresti dei singoli componenti il nucleo famigliare, conclusi con la deportazione. La narrazione parte dall’incontro avvenuto, nel negozio di Faenza, tra lo stesso Roberto Matatia e Mario, amico, negli anni del fascismo, della giovanissima Camelia. Tra i due adolescenti, compagni di viaggio sulla corriera che portava da Savigno a Bologna, dove lei freq... continua a leggere

torna su

Paesaggi, ascolto, vita di Sebastiano Fusco
di , 29 Agosto 2019, Letture e Recensioni

Alla pubblicazione di una nuova raccolta poetica, oggi più che mai, si riaccende l’interrogativo sull’utilità – non voglio dire necessità – di fare versi, di strutturarli organicamente in una sequenza di senso compiuto e di proporli a un lettore: la dimensione lirica è una ricerca, uno scandaglio all’interno prima ancora che all’esterno di sé, la ricerca di un dialogo nell’epoca del solipsismo disperato, in un momento storico in cui le parole sono divenute quasi inutili frammenti del divenire incessante della realtà. Se la poesia aiuta a vivere (o a non morire), se l’espressione assoluta ha per sua natura il superamento dell’hic et nunc, del transeunte che ci confina nella dura materia di tutti i giorni, se l’arte spezza le catene verso un’altra dimensione, allora si può e si deve affermare risolutamente che il nuovo libro di Sebastiano Fusco assolve al compito che si è prefisso. Per addentrarsi un poco, ma senza il rischio di annoiare o di togliere il gusto della scoperta, nell’officina dell’autore, la lettura dei componimenti ha un che di rivelatore, di illuminante, come un occhio aperto a squarciare il buio della notte. Tale, infatti, è l’impressione che si ha a sfogliare le pagine: una pupilla nera, intensa, che anima di vita il candore nella pagina in un battere di ciglia. Allo stesso modo, l’effetto si rovescia, se si pensa il foglio come il negativo di una macchina fotografica analogica: le parole chi... continua a leggere

torna su

Francesco Serantini e la classicità dell’epopea minima
di , 23 Settembre 2019, Note e Riflessioni

Francesco Serantini e la classicità dell’epopea minima

Molti considerano Serantini autore romagnolo, ma ci sono due fatti che giocano a sfavore di questa collocazione. Il suo stile di scrittura. In un’epoca – fine anni Quaranta e primi Cinquanta – in cui dettava legge il neorealismo letterario, Serantini si presentava con uno stile abbastanza inconfondibile, quello dell’epopea minima, della festa popolare. Fu un umanista che restò fedele alle storie vissute, cantore di un’Italia illustre sul piano popolare e garibaldino. Usò uno stile nuovo e antico al contempo, legato al passato ma bagnato nella modernità della sintesi, amante di una narrativa scorciata e dinamica, rapida e sobria, con un senso ironico e smaliziato della vita, fatto di malinconia e di nitidezza classica. Chi lesse Serantini si accorse che era autore colto, dotato di solide e ampie letture, affezionato ai classici ma ben stagionato con il “locale”: nei dialoghi dei suoi personaggi riesce a mantenere i modi colloquiali, dotandosi di formule dell’uso vivo – sprezzature, anacoluti, dialettalismi – ma sempre classicamente calibrate. Il suo era insomma uno stile inconfondibile, che trapianta... continua a leggere

tag: , ,

torna su

Ultime tesserucole poietiche
di , 23 Settembre 2019, Poeatando

I Ad aspettar carezze… Ad aspettar carezze impegnai speranze e lo scandir dei giorni si fece lieve, all’adorato corso di variopinte ore a bocca aperta voltai la testa. Per chiaro specchio scambiai la lama di una cruda falce a rotear nell’aria e porsi il viso a bieca vita, di nuovi sogni ingorda sempre. II Aria e pietre e tempo Aria e pietre questi giorni immutabili, orde di ore grevi e aguzzine che disegnano scie in bianco e nero sulle mie spalle. III Nelle tue armi Eccomi ancora nelle tue armi: mentre àgiti la spada, mi vedi riflesso nello slancio freddo dell’acciaio. Esangui linee fuggono l’aria per rifugiarsi meste in una scia metallica che lenta squarta il cielo. C’è una battaglia in questa notte che striscia adagio verso un lontanissimo giorno. Ne vedi forse la fine? Mah. Anche se forzi le aste inesorabili dell’orologio, non puoi persuadere né ingannare il divenire tragico del tempo. Dio non c’è nelle tue armi che possa salvarti da fameliche cascate; e mentre remi con disperazione, scivoli nel gorgo amaro di acque che ti aprono le braccia e ti avvolgono in un abbraccio senza fine. Lontano si odono voci…... continua a leggere

torna su
copyright | privacy | credits