Bibliomanie

indice del numero 21
aprile/giungo 2010

Scienza e scienziati nell’Italia risorgimentale. Ragionando di un libro recente
di , Note e Riflessioni

Consapevole che nella storia dell’Occidente non si sono mai avute epoche contraddistinte da una vera e propria opposizione tra cultura scientifica e cultura umanistica, Marco Ciardi prende anche in questo suo libro le distanze dagli studi che si muovono esclusivamente nell’ambito di rigidi settori disciplinari accademici e assume come proprio obiettivo la riconsiderazione dell’effettiva importanza culturale del sapere scientifico nell’Italia ottocentesca, dalla storiografia troppo spesso misconosciuto a favore di quello letterario. Di grande rilievo fu, in particolare, il ruolo esercitato dalla scienza nell’età del Risorgimento, allorché fornì un apporto decisivo alla formazione dei singoli individui e dell’opinione pubblica più in generale. La diffusione della cultura scientifica, infatti, costituì senza dubbio uno degli elementi che, in quella travagliata fase storica, contribuirono di più alla maturazione di una coscienza nazionale, promuovendo le idee di libertà, unità e tolleranza, imprescindibili per la crescita di un popolo. Come illustra Ciardi, nei primi decenni del XIX secolo scienza e politica rappresentavano due aspetti complementari di un più ampio progetto di rinnovamento della cultura nazionale, che iniziò concretamente a definirsi durante le celebri Riunioni degli Scienziati Italiani. Nell’ambito di tali congressi, il primo dei quali si tenne a Pisa nel 1839, l’attività politica era una conseguenza piuttosto che... continua a leggere

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Marilù Oliva, Repetita
di , Letture e Recensioni

La letteratura è uno dei luoghi privilegiati, sosteneva Gadda, dove gettare un po’ di luce nel guazzabuglio del cuore umano; ben lo sa la psicologia analitica che lo considera quasi un assioma del suo metodo conoscitivo a cominciare da Freud fino al miglior interprete moderno dello junghismo, James Hillman. L’anima umana è forse il retaggio di un mare di storie, l’ars combinatoria di un multiforme cosmo di mitologemi, di immagini, di vibrazioni proiettate sul corpo pulsante, nebuloso di un grumo di elettroni nello spazio dell’esistere. Non so perché mi siano venute queste riflessioni dopo aver chiuso l’ultima pagina dell’ottimo romanzo di esordio di Marilù Oliva, Repetita, ma certo le storie forti, la catarsi che necessariamente esse inducono, la stessa autrice mi avranno guidato verso questa direzione. Si perché al fondo della follia di Lorenzo Cerè, il pluriomicida compulsivo e ossessionato, il protagonista del romanzo, c’è il problema di una ricerca, il bisogno di fare luce sul Male, sulla follia, sulla notte fredda, gelida delle nostre più recondite pulsioni. Alla base c’è una richiesta di redenzione, di chiarezza meridiana, di sapienza adamantina a lenire i morsi paurosi della sofferenza, del dolore. La storia è molto interessante: Lorenzo viene da un’infanzia terrificante di solitudine e di soprusi. Il passato lo tormenta sotto forma di dolorosissime emicranie, di nevrosi quando decide di sottoporsi a una cura psic... continua a leggere

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Alessandro Berselli, Cattivo
di , Letture e Recensioni

Una delle caratteristiche principali della letteratura, ricordava un maestro indimenticato di Estetica come Luciano Anceschi, è quella di saper riflettere su se stessa, sui propri indirizzi e di ingenerare insomma un mondo che si apre alla specularità conoscitiva autoreferente, mentre al contempo si porta con l’immaginazione all’interno della storia e della vicenda romanzesca. Leggendo il nuovo romanzo di Alessandro Berselli, Cattivo, sembra che questo aspetto, potremmo dire meta-letterario, abbia altrettanta valenza di quello prettamente narrativo. Un po’ come uno Lawrence Sterne, però senza ironia (ma dov’è finita l’ironia, oggi?), Berselli, che è autore colto e dallo stile sorvegliatissimo, ama identificarsi coi suoi personaggi, ama dissolversi nella loro angoscia in una cupidigia che sembrerebbe non ammettere redenzione, ma allo stesso tempo ama guardarli dall’esterno, rifletterli, seguire le loro tracce sulle soglie della letteratura, strizzando l’occhio alla tradizione, alle modalità dell’estetica moderna, al cinema. Il risultato è uno stile estremamente lucido e misurato, visivo, razionale, da figlio del secolo dei Lumi potremmo dire, se non fosse che qui la ragione positiva e produttrice del migliore dei mondi possibili si trova come sublimata dall’erompere oscuro dell’odio e di un sentimento di solitudine e di alienazione. Il protagonista è il giovane Luca Parmeggiani. Frequenta il Liceo Linguistico, fa la quarta ... continua a leggere

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