Bibliomanie

indice del numero 28
gennaio/marzo 2012

Il docente come osservatore e attore
di , Saggi e Studi

Più volte ho ragionato sul problema di come fosse nato in me il gusto dell’insegnare. E dicevo – ma è sempre difficile congetturare su se stessi – che forse molto nacque da uno stato di necessità. Avevo fre­quentato l’università solo per due anni, tra il 1941 e il 1943: invece, il ’44 e la prima metà del ’45 furono assorbiti, quasi ingoiati, da altre avventure e da altre ragioni, lontane da quel­le universitarie. Mi trovai a essere uno degli insegnanti di cui il Comune di Bologna si serviva per tappare i buchi delle assenze improvvise in questa o in quella scuola. Ed ero una specie di maestro picaresco, che si spostava qua e là, nei vari luoghi della città, usando naturalmente il tramvai, mentre all’università andavo soltanto di pomeriggio, salvo i rari casi in cui le supplenze riguardavano corsi pomeridiani. Durante quegli anni feci esperienza di molti ragazzi e di molte classi. Il primo problema che si presentava era che suc­cedeva arrivasse in una classe di quarta o di quinta un ragaz­zo di diciassette, diciotto anni, vestito alla meglio (anche se in modo decoroso), e i bambini, immediatamente, si approfittavano dello sconosciuto. Io allora, per cercare di tenere a bada queste persone e ottenere il loro rispetto, dovevo mobilitare tutti gli espedienti possibili e tutte le arti didattiche. Usavo due mezzi: da una parte, cercavo di memorizzarne rapidamente i cognomi, poiché a quel tempo i ragazzi venivano chiamati pe... continua a leggere

torna su

Sull’intelligenza ed il cuore di Giuseppe Caputo, nobile umanista del novecento
di , Saggi e Studi

Potevamo scegliere, per ricordare Giuseppe a vent’anni dalla scomparsa, anche un luogo diverso, contando sul fatto che la sua figura aveva via via nel tempo assunto un ruolo istituzionale ed intellettuale che varcava i confini della Facoltà di Giurisprudenza e, più in generale, del diritto. Abbiamo scelto, invece, di ricordarlo qui perché, a distanza di tempo, il suo luogo, il fondale di teatro dove io continuo ad immaginarlo è e rimane pur sempre l’aula universitaria. C’è qualcosa nella dimensione di totalità con la quale Giuseppe Caputo aveva abbracciato ed esercitato questo mestiere che ancora colpisce ed affascina: il rapporto con le generazioni più giovani costituiva per lui una sorta di linfa vitale non sostituibile con nessun’altro alimento spirituale ed istituzionale. Non ho mai conosciuto un’incarnazione più significativa dei tedofori di cui parlava Giorgio Federico Hegel: di coloro, cioè, deputati a trasmettere di mano in mano la luce del sapere in grado di illuminare la tenebra della nostra provenienza. Quella stessa luce ho visto accendersi negli occhi di studenti che affollavano le aule, stipatissime ed oceaniche, delle sue lezioni allorquando riusciva ad interpretare, attraverso il suo magistero, le loro stesse vite: quella luce che ancora vedo accendersi quando riesco, a tratti, a ricalcare le tracce dei suoi insegnamenti. In questo senso Giuseppe Caputo si è rivelato maestro insuperato e insuperabil... continua a leggere

torna su

Piccolo contributo al ritratto di un maestro. Per l’ultimo libro di Ezio Raimondi
di , Saggi e Studi

Presuntuoso e, di fatto, impossibile delineare, in questa sede, un ritratto fedele e, comunque, accettabile di Ezio Raimondi. Fortunatamente, tuttavia, numerose opere di taglio enciclopedico (tradizionali e telematiche) ne offrono, ora, un profilo che può informare – in maniera ora più ora meno adeguata, va da sé – gli interessati; per di più, studiosi di fama quali Andrea Emiliani, Claudio Magris, Carlo Ossola, Andrea Battistini, Giorgio Zanetti, Alberto Bertoni ed altri hanno dedicato al critico felsineo contributi egregi ed accessibili. Nelle righe che seguono, vorrei invece offrire alcuni elementi di base sulla figura e l’opera utili a qualunque lettore di cultura – docenti di area non umanistica, ma pure studenti universitari, magistrati, diplomatici, liberi professionisti, imprenditori etc. – non troppo avvezzo a frequentare le terre e i mari delle scienze filologiche. Ho deciso di muovermi in tal modo poiché sono persuaso, come del resto tanti altri, che l’essenza d... continua a leggere

torna su

Per una nuova cultura nazionale. Impegno civile e morale cattolica nella tragedia storica manzoniana
di , Saggi e Studi

Dopo avergli annunciato, alla fine di marzo, l’intenzione di scrivere una tragedia che avesse per soggetto la morte di Francesco Carmagnola, il 13 luglio 1816 Manzoni informava l’amico Fauriel: «J’ammasse des idées et des observations pour un long discours qui doit accompagner ma Tragédie»; tornando a scrivergli nel 1817, l’11 giugno, precisava:J’ai aussi commencé quelques discours sur la tragédie, mais c’est des sujets si rebattus que je n’ose presque pas vous les nommer. C’est… ah ! vous allez vous écrier… c’est, oui, c’est sur les trois unités. Mais que voulez vous s’il me paraît que ma manière d’envisager cette question est neuve ? et si elle ne l’était pas, ce me serait un malheur commun avec presque tous mes Confrères en écrivaillerie. C’est encore sur la moralité de la Tragédie. Eh bien ! je me suis donné à croire qu’il y a des difficultés de Bossuet, de Nicole, et de Rousseau qu’on peut résoudre, qu’on n’a jamais résolues, et que je résous. Je crois aussi avoir quelque chose de nouveau à dire sur les deux systèmes modernes de tragédies sur lesquels on dispute... ... continua a leggere

torna su

Sullo stare al mondo
di , Note e Riflessioni

«Non ci possono essere persone, né libere volontà, dove si può vivere senza imparare come si sta al mondo – come si deve stare al mondo» Roberta De Monticelli «Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet». (Non cedere al male, ma affrontalo con più coraggio di quanto la Fortuna consenta) Virgilio, Eneide, VI, 95-96 L’uomo contemporaneo, qualora davvero intenda affrontare il disagio che lo travaglia per liberarsene, deve anzitutto rimpossessarsi del concetto di ascesi, nel suo significato autentico, e quindi attuarlo nella propria esistenza. Il termine, al contrario di quanto sembrerebbe suggerire la sua degenerata accezione corrente, non pertiene alla dimensione del disinteresse, della rinuncia o di un apatico, quando non snobistico, distacco. Tutt’altro. Se interpretato nel suo senso originario, cioè greco, esso configura una forma di filosofia operativa, così come la concepivano gli antichi, ovvero un esercizio di perfezionamento graduale, «un metodo di progresso spirituale» (Pierre Hadot): un vero e proprio tirocinio, non meno fisico che contemplativo, per quanto i suoi risultati finiscano da ultimo per ripercuotersi sulla sfera dell’interiorità. L’obiettivo primario cui mira la pratica ascetica non è dunque un religioso abbandono del mondo (contemptus mundi), ma la capacità tutta immanente di abitarlo... continua a leggere

torna su

Un dibattito a tre voci. Storia: arte o scienza?
di , Didactica

L’Ottocento fu l’epoca d’oro della storia e l’età della maturità della storiografia; da alcuni, con maggiore enfasi, fu addirittura celebrato come “il secolo della storia”. In precedenza una prodigiosa “rinascita” di studi e d’interesse per la disciplina si registra nel Cinquecento, che va quindi collocato su un ideale podio. Dopo reiterati tentativi di aggiramenti, puntualmente respinti e coronati da fragorosi insuccessi, alla storia vengono finalmente aperti i cancelli dell’Accademia; insediandosi in pianta stabile nelle Università, diventa materia d’insegnamento nei curricula e nei percorsi di formazione dei giovani delle classi dirigenti. Da Gottinga, negli anni ‘70 del secolo dei lumi, per poi passare il testimone dell’iniziativa a Berlino nella prima parte dell’Ottocento, prende avvio e si sviluppa il moto riformatore delle Università, s’introduce il metodo del seminario e, colà, si rinnovano la storiografia e i suoi metodi ad opera della benemerita “scuola storica tedesca” ... continua a leggere

torna su

Jules Vernes, Viaggio al centro della terra
di , Letture e Recensioni

È morto Carlo Fruttero. Ho letto la notizia pochi giorni fa, un trafiletto sbrigativo su un sito internet di cui non ricordo il nome. Copertina lilla d’un vecchio libro allegato all’“Unità”, impilato sul comò. Times New Roman nero per il titolo, Viaggio al centro della Terra, bianco per l’autore, Jules Verne, e i traduttori, Carlo Fruttero e Franco Lucentini. Chi sostiene la teoria scientifica, relegata, ma non ancora totalmente esiliata nella pseudoscienza, secondo la quale tutto è interconnesso a livello atomico e basti il nostro pensiero insistente su un avvenimento a realizzarlo, potrebbe accusarmi velatamente di omicidio. Il giorno prima della mia distratta incursione nell’interlink avevo appena finito di leggere Viaggio al centro della Terra e mi ero domandato se i traduttori fossero ancora vivi, quanti anni avesse e chi fosse Fruttero. Quali che siano le cause, sembra giusto onorare e sfruttare il caso che ha teso un filo ideale tra sporadica lettura quotidiana e letteratura senza tempo, tentando una veloce analisi del romanzo basata sulla postilla al medesimo dei due traduttori. Le prime due parole, “un giorno…”, identificano subito l’impianto favolistico di fondo che rimanda automaticamente alla collaudata formula “c’era una volta…”, la cui universalità trova qui forza nell’indeterminazione iniziale dell’articolo “un” e nella vaghezza del termine “giorno”. Ma la data e l’ambientazione ci ri... continua a leggere

torna su

L’attualità inattuale di un protagonista della civiltà moderna e contemporanea. Mappa minima per orientarsi in Montesquieu
di , , Letture e Recensioni

Oramai ben oltre un secolo fa, uno studioso poliedrico e insieme sottile come Albert Sorel, dopo aver descritto con acume e dottrina impeccabili Montesquieu e la sua temperie, concludeva che la Francia, nel corso della sua ricca e feconda storia, aveva avuto, con ogni probabilità, filosofi «più sublimi e audaci» di Montesquieu, nonché scrittori più “classici” e acclamati di lui, ma non aveva potuto annoverare «un osservatore più intelligente delle società umane, un più saggio consigliere nei grandi affari pubblici, un uomo che avesse unito un senso così delicato delle passioni individuali a una penetrazione così perspicace delle istituzioni di Stato, e che avesse messo, insomma, un talento così raro di scrittore al servizio di un buon senso così perfetto». Padre nobile delle odierne istituzioni democratiche, Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu, è ovunque stimato ... continua a leggere

torna su

Il Diario della spedizione dei Mille di Ippolito Nievo
di , Letture e Recensioni

Difficile che la dozzina di pagine che formano il vero e proprio Diario della spedizione dei Mille di Ippolito Nievo si possano ascrivere a pieno titolo alla “letteratura garibaldina” nell’accezione crociana della locuzione. Troppo sintetica la forma, troppo stringata la narrazione per superare lo stadio del semplice appunto, dell’annotazione stilata “tra un combattimento e un bivacco” come il primo esegeta dell’autore, Dino Mantovani, scrive in Il poeta soldato dell’altra sua opera “garibaldina”, gli Amori garibaldini racconto in versi della campagna dell’anno precedente. Questi sì, a buon diritto, possono per contro rientrare nel canone individuato da Croce, sia pure nell’eccezionalità della forma poetica prescelta, invece della più solida prosa, ritenuta dagli autori del canone garibaldino più consentanea alle vicende guerresche narrate. E, tuttavia, si tratta di un documento di indubbio interesse, e non solo perché capace di aggiungere qualche minimo tassello all’insieme delle informazioni sulla spedizione, ma anche perché idoneo a gettare luce ulteriore sulla conoscenza dei motivi ideologici, artistici e psicologici che informano di sé la produzione poetica dell’autore friulano. Quanto mai opportuna dunque la riedizione da parte di Mursia (Milano, 2010) del Diario, arricchito da un’illuminante prefazione - saggio di Beppe Benvenuto ed integrato dal Resoconto amministrativo della prima spedizione in Sicilia di Gio... continua a leggere

torna su

Montesquieu, Breviario del cittadino e dell’uomo di Stato, (a cura di Domenico Felice)
di , Letture e Recensioni

Lo Zeitgeist della nostra civiltà, distratta e consumistica, coniugato magari con scaltre strategie divulgative, come quella intrapresa all’inizio del decennio passato da Lou Marinoff, da un po’ sta suggerendo agli editori la necessità di liofilizzare i grandi pensatori del passato, condensandone la sostanza nella dimensione contenuta ed economicamente allettante del tascabile. Sembra davvero finito il tempo della filosofia, in quanto lento e disciplinato esercizio di perfezionamento intellettuale, e sembra invece giunto il tempo della consulenza filosofica, in quanto cura dell’inquietudine dominante attraverso la somministrazione guidata e omeopatica di concetti ansiolitici. Il che spiegherebbe il recente florilegio di riassunti, sintesi e snelli centoni – dalla collana breviari della Bompiani alle Pillole della Rizzoli – e parrebbe altresì rendere conto dell’operazione Parva Philosofica attuata dallo stampatore ETS. Eppure, se appena si scorre il catalogo dei titoli della Casa editrice toscana, si coglie immediatamente il senso di un progetto ben più severo, sostanziato di saggistica di pensiero, scritti originali e spesso integrali, introduzioni d’autore. Quanto poi al numero 27 del suddetto catalogo, il Breviario del cittadino e dell’uomo di Stato (e passiamo così dal generale al particolare), è il curatore stesso, Domenico Felice, a chiarire l’intenzione del proprio lavoro, collocandolo all’interno di una precisa tradizion... continua a leggere

torna su

Franco Frabboni, Un ministro senza idee, senza rossori, senza sogni
di , Letture e Recensioni

Franco Frabboni, pedagogista di rinomanza internazionale, ha presentato poche settimane fa il suo ultimo libro: Un ministro senza idee, senza rossori, senza sogni, edito da Pensa Multimedia. Il sottotitolo suggerisce che il volume raccoglie “una cascata di Editoriali anti/Gelmini” usciti “sull’Unità Emilia Romagna”. Nella filigrana del testo, si scorge la conoscenza sicura di testi fondanti la scienza pedagogica, di cui l’autore è esperto e interprete tra i più preparati in Italia, e non solo in Italia. Chi scrive queste righe non è uno specialista della materia, ma ha riconosciuto uno dei suoi maestri nel campo della didattica del greco e del latino in Edgar Morin, che a sua volta utilizza Montaigne nell’affermare che «una testa ben fatta è una testa atta a organizzare le conoscenze così da evitare la loro sterile accumulazione». Aggiungo, da antichista, che “intelligenza” in greco si dice synesis, cioè la capacità di mettere insieme fatti anche lontani e di individuarne i nessi. Viceversa, quella che non sa connettere nulla con nulla è una testa intronata tra spazi ventosi. E qui utilizzo T. S. Eliot, che è stato anche un eccellente classicista. Frabboni dunque rifiuta con sdegno la didattica propugnata dalla Gelmini, quella tesa all’accumulo di nozioni da verificare con test fatti di quiz adatti a scimmie addestrate più che a giovani, esseri umani dotati di cervello e pure di cuore. L’autore infatti auspica una ... continua a leggere

torna su

Twilight. Filosofia della vulnerabilità di Monia Andreani
di , Letture e Recensioni

Se dovessimo elaborare schematicamente una metafora del tipo “è diventato un vampiro” dopo aver letto Twilight. Filosofia della vulnerabilità di Monia Andreani ci troveremmo a dover incrementare l’intersezione del “veder come”, lo spazio delle caratteristiche comuni ai due termini (quello sotteso di uomo, perlomeno di un uomo, e quello di vampiro al maschile) del transfert con tutta una serie di attribuzioni analogiche che ineriscono a entrambi gli stati. Attributi, di ordine morale in questo caso, nessi significativi o intuitivi che autorizzano l’identificazione dei due termini differenziati: disposizione parassitaria, vocazione al dominio, istinto divoratore, vitalismo, femminilità perversa, una vulnerabilità differentemente esperita, immortalismo, incompiutezza, aprogettualità, pulsione di morte, ricerca di vincoli dispersi, icona eu-sociale. Per poi dover ridistribuire tali proprietà in sottoinsiemi che si riferiscano a un peculiare status di uomo e a una particolare stirpe di vampiro. Lavoro che la Andreani ha ampiamente svolto con l’apparentemente iperbolica trasposizione della figura del vampiro di ultima generazione a una postmodernità, per così dire, vampiromorfa, arrestata in moti non tendenziali: la condizione vampirica ne allegorizza la paralisi e allo stesso tempo adombra l’ipotesi per una solidarietà peculiare, diminuita del supporto di legami originari di parentela – un passaggio di stati che è alluso dalle foto di c... continua a leggere

torna su

Giovanni Greco, Las fabricas del colegio invisible. Abecedario masonico
di , Letture e Recensioni

Non solo in una Res publica delle scienze e delle lettere vieppiù soggetta a disfunzioni gravi quali lo specialismo, il disincanto e il sospetto, bensì nel macrocosmo laico e pluralista che abitiamo – o vorremmo abitare… – è ardua impresa descrivere e, a maggior ragione, patrocinare l’attualità della varia e vasta eredità consegnataci dalla Massoneria. Nondimeno, un cospicuo, policromo e affidabile manipolo di studiosi e pubblicisti ha posto l’accento sull’indubbia rilevanza di questa antica ed insigne Istituzione, che si segnala, inter alia, per l’originalità di pensiero e scrittura, la coerenza effettiva delle posizioni e la consonanza con i più seri e progressivi orientamenti culturali e civili d’Europa. L’ultimo volume di Giovanni Greco – storiografo di fama internazionale che non necessita certo di presentazioni, e che da molti anni rischiara e diffonde il retaggio latomistico d’Europa – fornisce un contributo rilevante in tal senso, tratteggiando in maniera innovativa e accattivante aspetti decisivi della Massoneria e della sua doviziosa eredità culturale, etica e spirituale. La presente traduzione, realizzata per tutti i paesi di lingua spagnola ma in primis per quelli dell’America latina, giunge dunque opportuna e tempestiva. Illustrando la positività e la forza dei princìpi massonici, l’autore è confortato dalla certezza che la maggiore e (probabilmente) miglior parte degli studiosi attivi nei due seco... continua a leggere

torna su