Bibliomanie

Impegno e media: dalla piazza al mondo digitale – Ripensare l’agency culturale nel regime di post-verità: le pratiche narrative e l’attivismo transmediale del collettivo Wu Ming
di , numero 60, dicembre 2025, Saggi e Studi

<em>Impegno e media: dalla piazza al mondo digitale</em> – Ripensare l’agency culturale nel regime di post-verità: le pratiche narrative e l’attivismo transmediale del collettivo Wu Ming

Nel 2018, la romanziera e all’epoca anche presidente di PEN America Jennifer Egan, in un articolo pubblicato sulla rivista “Time”, lanciava un grido d’allarme per lo stato di deterioramento dei sistemi democratici, dell’informazione e della libertà di parola nel primo quarto del XXI secolo. Gli elementi che a suo parere destavano maggiore preoccupazione erano il proliferare di populismi, movimenti estremisti e tribalismi sempre più velleitari; la mancanza di fiducia nelle istituzioni e nei gatekeepersdel sapere tradizionali; il monopolio della comunicazione globale esercitato da pochi giganti del tech. Di fronte a un simile scenario, Egan dà molto rilievo al ruolo sociale della letteratura ritenendola capace, in quanto spazio aperto e costruttivo di dialogo, di educare allo scetticismo, stimolare il pensiero empatico e la pluralità dei punti di vista e fungere da antidoto contro il dilagare della polarizzazione e della disinformazione. Il quadro storico evocato da Egan viene in quegli stessi anni definito dagli studiosi come «era della post-verità»; un’etichetta che... continua a leggere

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Postverità e altri enigmi di Maurizio Ferraris
di , numero 44, luglio/dicembre 2017, Letture e Recensioni

La parola post-verità, o post-truth, è entrata nell’uso in qualche vocabolario. Ma il lemma è riduzione del concetto, mentre l’analisi di Maurizio Ferraris in Postverità e altri enigmi (il Mulino, Bologna 2017) ci porta molto oltre il lemma da vocabolario. È ovvio: questo è un libro, non una definizione; è meno ovvio se si considerano le questioni implicate dal lemma affrontate in Postverità e altri enigmi. Il libro è una integrazione di L’imbecillità è una cosa seria, lo dice l’autore in una nota al Prologo. La postverità (con elisione del tratto d’unione, ad indicare la filiazione della postverità dal postmoderno filosofico) si radica in un fondo intemporale, come l’imbecillità, nella sua ambivalenza di incuranza verso i valori cognitivi (da questo lato, la postverità è l’esteriorizzazione dell’imbecillità) e carattere dell’umano, congenito, essere in-baculum, necessitante di bastone, dipendente da una tecnica disalienante nella misura in cui funge da specchio: «E se l’automa fosse lo specchio dell’anima?», si leggeva nella copertina di Anima e iPad. La tecnica quindi ci pone di fronte alla sola cosa che non ci può mentire, il volto della nostra anima. Corresponsabile di questo svelamento, la rete, fattore di rivelazione almeno in due sensi: mostra a noi stessi ciò che siamo, e, dal profilo dell’emergenza, manifesta la nostra sociodipendenza, la sogge... continua a leggere

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La verità chiama la tecnica. Postverità e altri enigmi di Maurizio Ferraris
di , numero 45, gennaio/giugno 2018, Letture e Recensioni

La parola post-verità, o post-truth, è entrata nell’uso in qualche vocabolario. Ma il lemma è riduzione del concetto, mentre l’analisi di Maurizio Ferraris in Postverità e altri enigmi (il Mulino, Bologna 2017) ci porta molto oltre il lemma da vocabolario. È ovvio: questo è un libro, non una definizione; è meno ovvio se si considerano le questioni implicate dal lemma affrontate in Postverità e altri enigmi. Il libro è una integrazione di L’imbecillità è una cosa seria, lo dice l’autore in una nota al Prologo. La postverità (con elisione del tratto d’unione, ad indicare la filiazione della postverità dal postmoderno filosofico) si radica in un fondo intemporale, come l’imbecillità, nella sua ambivalenza di incuranza verso i valori cognitivi (da questo lato, la postverità è l’esteriorizzazione dell’imbecillità) e carattere dell’umano, congenito, essere in-baculum, necessitante di bastone, dipendente da una tecnica disalienante nella misura in cui funge da specchio: «E se l’automa fosse lo specchio dell’anima?», si leggeva nella copertina di Anima e iPad. La tecnica quindi ci pone di fronte alla sola cosa che non ci può mentire, il volto della nostra anima. Corresponsabile di questo svelamento, la rete, fattore di rivelazione almeno in due sensi: mostra a noi stessi ciò che siamo, e, dal profilo dell’emergenza, manifesta la nostra sociodipendenza,... continua a leggere

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