Bibliomanie

indice del numero 38
gennaio/aprile 2015

Francesco Selmi e i Trattati morali di Albertano da Brescia
di , Saggi e Studi

Nel 1873 il vignolese Francesco Selmi (1817-1881), celebre scienziato, uomo di vasta cultura e patriota, dà alle stampe il volume Dei trattati morali di Albertano da Brescia. Volgarizzamento inedito fatto nel 1268 da Andrea da Grosseto. L’opera vede la luce all’interno della “Collezione di opere inedite e rare dei primi tre secoli della lingua”, collana a cura della Regia Commissione per i Testi di Lingua. Selmi è uno dei membri maggiormente attivi di questa importante istituzione, fondata nel 1860 con lo scopo di ricercare i codici dei più antichi testi di lingua italiana promuovendone la pubblicazione. Il volume contiene i trattati composti nel XIII secolo da Albertano da Brescia, giurista insigne del quale abbiamo peraltro a disposizione poche notizie biografiche. Annoverato tra i protagonisti della vita politica dell’Italia comunale, egli ricoprì incarichi pubblici nella sua città e a Genova, e partecipò alla guerra contro l’imperatore Federico II. La sua produzione letteraria a noi nota consta di cinque sermoni di forte impianto religioso e di tre trattati morali, cui l’autore bresciano deve la propria fama: il Liber de amore et dilectione Dei et proximi et aliarum rerum et de forma vite (1238), nel quale viene affrontata la questione dei rapporti sociali e familiari, dando vita ad un’etica strettamente legata all’ambiente comunale; il Liber de doctrina dicendi et tacendi (1245), dedicato alla costruzione di un’etica della parol... continua a leggere

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Pietro Antonio Bernardoni (1672-1714). Annotazioni su vita, viaggi, incontri e produzione lirica e drammatica di un inquieto poeta cesareo amico e conterraneo di Lodovico Antonio Muratori
di , Saggi e Studi

Ingegno letterario precoce, viaggiatore inquieto – «mattissimo» e «poetissimo», secondo la definizione datane dall’amico, coetaneo e conterraneo, Lodovico Antonio Muratori –, provinciale assurto alla ribalta della vita mondana presso la Corte viennese, Pietro Antonio Bernardoni nacque il 30 giugno 1672 «in Vignola, terra ragguardevole nel Ducato di Modena», da Francesco e Lodovica Monsi. Non si hanno molte notizie sulla famiglia, composta, oltre che dal Nostro, da due fratelli minori, Giovanni Francesco e Giuseppe, e da uno zio, Niccolò. Applicatosi sin dall’età giovanile agli studi, Bernardoni dimostrò e assecondò la propria vocazione per le lettere, giungendo ben presto a far parte di importanti cenacoli letterari e prestigiose istituzioni culturali: nel 1691, a soli diciannove anni, fu associato all’Arcadia romana, con il nome di «Cromiro Dianio»; in seguito, venne ascritto all’Accademia degli Accesi (Trento), a quella dei Gelati (Bologna), a quella degli Scomposti (Fano) e a quella degli Animosi (Venezia). Molto probabilmente non frequentò mai l’Università. All’inizio degli anni Novanta del Seicento, fu attivo a Modena, entro il consesso culturale creatosi attorno al marchese Giovanni Rangoni, dove si scrivevano, scambiavano e commentavano versi poetici; qui strinse amicizia con Gian Giacomo Tori, Francesco Buosi e Francesco Caula, ed ebbe modo di incontrare spesso l’amico d’infanzia Mu... continua a leggere

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Il romanzo parlamentare nell’Italia tra otto e novecento
di , Saggi e Studi

A partire dalla seconda metà del Novecento, le ricerche condotte da un ristretto numero di esperti ci hanno consegnato un corpus di romanzi comunemente noti come «romanzi parlamentari». Tale filone, sviluppatosi in Italia tra XIX e XX secolo, è stato in tempi recenti oggetto di alcuni articoli di quotidiani, propensi a vedervi le origini delle attuali dimostrazioni di malcontento popolare nei confronti delle istituzioni. Il presente studio analizza la questione da un altro punto di vista, quello più specificamente letterario, che i giornalisti, a causa anche della destinazione dei propri scritti, non hanno potuto toccare, se non in maniera marginale. Il primo problema per chi voglia occuparsi di romanzo parlamentare è di na­tura squisitamente class... continua a leggere

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Ludovico Antonio Muratori. La difesa della cultura italiana fra tradizione e innovazione
di , Saggi e Studi

Nel periodo compreso fra la seconda metà del Seicento e la prima metà del Settecento, la cultura italiana risultò caratterizzata dal fenomeno artistico e letterario del Barocco, all’interno del quale emerse il preponderante ruolo esercitato dalla retorica, disciplina codificata – com’è noto – da Aristotele, Cicerone e Quintiliano, che ne avevano proposto una scansione articolata in cinque parti: inventio, dispositio, elocutio, actio e memoria. Tale divisione era rimasta sostanzialmente inalterata fino al XVI secolo, quando le riforme messe in campo da Rodolfo Agricola e da Pietro Ramo l’avevano profondamente snaturata. In particolare, con questi mutamenti l’inventio, al cui interno trovavano posto i loci, venne inclusa nel contesto della dialettica e della logica, portando così suddetta componente della retorica, fondata sul rinvenimento dei contenuti più significativi di un argomento, ad occuparsi di ambiti del tutto diversi da quelli che le erano originariamente propri. Ciò provocò uno svilimento della retorica, con la conseguente riduzione di essa a disciplina meramente formalistica, ove le componenti che rimanevano, lungi dal possedere ancora un fondamento solido, risultavano pressoché fini a se stesse. Fra le principali conseguenze di un simile stato di cose, vi fu il formarsi, nel XVII secolo, del fenomeno chiamato «C... continua a leggere

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Editoria di vanità. Una divagazione quasi ironica
di , Note e Riflessioni

C’è un fenomeno che mi preoccupa: le intemperanti censure nei riguardi degli editori a pagamento. Da qualche tempo un biasimo bellicoso affiora dal mondo immateriale di Internet: l’autore – povero credulone – non sarebbe altro che la vittima di scaltri animali da preda, che avrebbero buon gioco su di lui. Mi preoccupa il crescente fronte critico perché sono convinto che la funzione che questi editori svolgono sia invece benefica. Ragion per cui mi dispongo a individuare le ragioni della loro utilità e a stenderne un convinto elogio. Faccio innanzitutto notare come gli editori a pagamento abbiano considerevolmente ampliato la platea degli scrittori, rendendola più folta di quella dei lettori. Come non elogiarne la pedagogica funzione? Chiediamoci onestamente: è più difficile e istruttivo leggere o scrivere? Ovvio: è più difficile e istruttivo scrivere. Dunque gli editori a pagamento, stimolando la pratica della scrittura (che per sua intima natura mira allo sbocco pubblico), hanno concorso al programma educativo nazionale più e meglio della Scuola Privata (e anche di quella Pubblica, per quanto assai meno autorevole). L’editore a pagamento è poi figura premurosa: risponde infatti sempre e subito. Basta spedirgli un dattiloscritto che tratti di qualunque argomento, che perfino ricada nell’esiziale categoria poetica ed egli, pochi giorni dopo la ricezione, reagisce con una letterina nella quale annuncia che il prodotto è pubblica... continua a leggere

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“Conquistato Conquistatore”. I variegati rapporti tra Manzoni e il mondo anglosassone
di , Note e Riflessioni

I variegati rapporti, in una direzione e nell'altra, fra Manzoni e il mondo anglosassone (riassunti in modo utile ed efficace nelle pagine dotte ed agili che seguono) mostrano la molteplicità dei suoi messaggi e delle sue corde – simile, per riprendere un suo geniale paragone, alla luce che «rapida piove di cosa in cosa», e, una in sé eppure molteplice, fa scaturire dalla superficie del mondo la varietà dei colori e la vastità delle forme. Manzoni, in sintesi, se da un lato ricevette o poté ricevere dal mondo anglosassone, da Shakespeare come da Byron (antecedente decisivo, con la sua Ode to Napoleon, per il Cinque maggio), l'intensità della rappresentazione, il risalto delle passioni, l'incisività dei contorni, dei caratteri e delle tinte drammatici, l'asprezza affocata dei conflitti interiori, dall'altro indicò a tutti i suoi lettori la via per trascendere i vincoli dell'immediato e dell'immanente, per oltrepassare la grigia barriera della materia. Questo slancio trascendente, variamente recepito e messo a frutto, si tradusse ora nello spiritualismo cattolico di Newman, ora nelle torbide atmosfere esoteriche del gothic novel, ora nel singolare idealismo dei trascendentalisti americani, pronti a scorgere e ad inseguire il battito e il bagliore dell'Idea alienata nella Natura, ora, come in Poe – forse memore delle pagine sulla peste di Milano in racconti come La Maschera della Morte Rossa e Re Peste – il senso acuto, lacerante e inev... continua a leggere

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Verso una psicologia del turismo culturale
di , Note e Riflessioni

Da parecchi decenni, diversi studiosi sanno bene che la psicologia ha contatti profondi con il turismo; molti di questi, tuttavia, non sono stati ancora indagati né, comunque, studiati a dovere. Recentemente, specie in virtù dello sviluppo offerto agli studi turistici dalle scuole professionali o tecniche e, in particolare, dalle facoltà universitarie disseminate in varie parti dello ‘Stivale’, anche in Italia questa scienza giovane è alla ricerca della propria identità, di un proprio statuto epistemologico. Essendo davvero una ‘scienza nuova’, non pochi tendono però a confonderla con le varie e vaste scienze antropologiche e politiche, con l’etnografia, con la geostoria o con altri saperi lato sensu umanistici. Certamente, molto – forse troppo – è stato detto, in special modo nel nostro lungo Novecento, sulla psiche e sugli stati d’animo degli individui. Per alcuni eminenti specialisti, d’altro canto, il riferimento alla maturazione scientifica del turismo induce non pochi intellettuali a dubitare che si tratti realmente di una scienza. Ho letto di recente che un illustre professore italiano ha dichiarato: «La psicologia non è una scienza, ma ha la speranza di diventarlo!». Un ‘cornelliano’ poi ha sentenziato: «Le matematiche risalgono ai greci, la fisica esiste da tre o quattro secoli, la chimica è del XVII secolo, la biologia ci è quasi coetanea, ma la psicologia è nata nel 1900». Ed anche Sant’Agostino... continua a leggere

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Suggestioni massoniche nell’opera di D. W. Griffith e di C. B. Demille
di , Note e Riflessioni

Fine ultimo (dichiarato) della Massoneria è il miglioramento dell'uomo e dell'umanità, attraverso un perfezionamento graduale. Essa promuove tra i suoi aderenti la ricerca incessante della verità per realizzare la fratellanza universale del genere umano, caratterizzandosi in molte fasi storiche per la sua segretezza. Tema fondamentale è quello della libertà, requisito indispensabile per essere ammessi al suo interno, e accanto a esso valori universali quali, fra gli altri, lealtà, amicizia, fedeltà, sincerità, bontà e altruismo, nello spirito di una tolleranza universale. David Wark Griffith (1875-1948) e Cecil Blount DeMille (1881-1959) sono considerati, a ragione, fra i padri di quel cinema americano che hanno contribuito a rendere famoso in tutto il mondo. Notoria è la loro partecipazione alla Massoneria ma purtroppo non abbiamo scritti che ne testimonino l’attività latomistica. Scopo dell’articolo è quindi indagare come la loro esperienza massonica ne abbia influenzato le opere cinematografiche, rintracciando, alla stregua di una vera indagine giallistica, tutti quei segni e quelle suggestioni riconducibili alla loro affiliazione. I film scelti sono quelli che li hanno resi più famosi, proprio per evidenziare come questa consonanza sia stata rilevante nella loro opera di cineasti; ci riferiamo quindi a Nascita di una nazione e Intolerance per Griffith e a I dieci comandamenti per DeMille. Il tema della fratellanza... continua a leggere

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Romanzi a confronto
di , Letture e Recensioni

Ho letto molte opere di Umberto Eco, diversi saggi e tutti i romanzi, di questi ultimi prediligo Il nome della rosa, Baudolino e L'isola del giorno prima. Opere che univano all'importanza storica eleganza di linguaggio e perfetta struttura narrativa. A queste consolidate qualità dell'autore, si imponeva il forte protagonismo della genialità, una prerogativa, poco o tanto, sempre presente sia nei saggi che nei romanzi, che si è a mio parere diluita nel Cimitero di Praga, fino a estinguersi del tutto nell'ultimo romanzo, Numero Zero, su cui vorrei esprimermi. Un giudizio severo il mio, forse anche troppo, e per meglio rafforzarne l'impulsività riporto il commento che mi è …. quando sono arrivata all'ultima pagina e chiuso il libro: “Poteva fare a meno di scriverlo!” Dopo di che mi frullarono per la testa due osservazioni, riguardanti sia autori celebrati che recensori (altrettanto celebrati). I primi, eternamente confortati dalla indistruttibile libertà di poter scrivere qualunque cosa passi per la loro “celebratissima” testa; i secondi, i recensori, ostacolati, o prudentemente dissuasi, dall'esprimere liberi giudizi poco lusinghieri riguardanti i paludati autori. Eccessi e limitazioni della libertà d'espressione nella difficile convivenza nel mondo opaco, tortuoso, del giornalismo e dell'Editoria, sempre più aziendale e sempre meno culturale. ... continua a leggere

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