Bibliomanie

indice del numero 41
gennaio/giugno 2016

Vita breve di Elsa De’ Giorgi
di , , 25 Settembre 2019, Saggi e Studi

Vita breve di Elsa De’ Giorgi

Elsa Giorgi Alberti, in arte Elsa de’ Giorgi, nasce a Pesaro il 26 gennaio 1914. Il padre Cesio Giorgi Alberti, discendente dai Giorgi Alberti di Bevagna e Camerino, sposa Licinia Ricci, a Bevagna in provincia di Perugia, il 7 ottobre 1906. Elsa è la figlia minore dopo Edgardo, nato il 24 giugno 1907, e Vanna, nata il 12 aprile 1911. Cesio Giorgi Alberti è chiamato a insegnare presso la cattedra di lettere e storia al Magistero di Firenze. La figlia lo descrive come un uomo gentile, distratto in tutto al di là della cultura. Ma la spensieratezza dell’infanzia subisce un brusco arresto quando Elsa, ancor bambina, prende coscienza dell’insorgere del male oscuro che inizia a offuscare la mente della madre. Ella stessa racconta di aver passato un intero pomeriggio «diffidata da lei a muovermi, minacciata di essere uccisa. Senza astio, diceva, ma per fatalità. Avevo otto anni». Una cura ormonale errata comprometterà definitivamente lo stato di salute della donna. Un giorno, di ritorno dal liceo “G. Galilei” all’appartamento di via Maggio, dove abita al primo piano con la famiglia, Elsa scopre la fuga del... continua a leggere

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La Minerva o sia Nuovo giornale de’ letterati d’Italia. Rivista mensile impressa a Venezia dal 1762 al 1767
di , 25 Settembre 2019, Saggi e Studi

1. Che cosa fu e chi fondò «La Minerva» «La Minerva o sia Nuovo giornale de’ letterati d’Italia» fu una delle più significative riviste di alta cultura ad essere stampate a sud delle Alpi nei decenni centrali del Settecento. Venne fondata all’inizio del 1762 dall’oscuro abate Iacopo Rebellini (1714-1767), che ne fu poi il direttore de facto, e dal combattivo camaldolese Angelo Calogerà (al secolo, Domenico Demetrio: 1699-1766). Il primo, uomo di poco prestigio e di difficile carattere, nacque nel Padovano (a Piove di Sacco) e studiò teologia ed eloquenza, coltivando la poesia e insegnando in varie località della Repubblica Serenissima; nominato pubblico revisore per le stampe dai Riformatori dello Studio di Padova, esercitando questa carica acquisì competenze redazionali ed organizzative che gli furono molto utili durante gli anni della «Minerva»; quest’ultima cessò con la morte di Rebellini. Il secondo era un celebre dotto che, quando ebbe origine codesto periodico, poteva contare sull’amicizia e sulla stima dei più importanti uomini di cultura veneti (e non solo veneti) dell’epoca, e aveva alle spalle una notevole esperienza editoriale per quanto riguardava i fogli eruditi. Dal 1730 ricoprì la carica di pubblico revisore per le stampe della Serenissima e da allora collaborò, in qualità di consigliere, coi tipografi veneziani. Nacque a Padova e visse stabilmente dal 1726 al 1759 nel monastero di San M... continua a leggere

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Sulle tracce di Alfonso Gatto, un salernitano che risciaquò i panni in Irno
di , 25 Settembre 2019, Saggi e Studi

Sulle tracce di Alfonso Gatto, un salernitano che risciaquò i panni in Irno

Alfonso Gatto nacque a Salerno il 17 luglio 1909 da Giuseppe e da Erminia Albirosa. Perdette un fratellino, a cui dedicherà rime tenere e amorevoli. A Salerno compì gli studi classici e poi ben presto cominciò il suo peregrinare per l’Italia – una costante della sua vita – da Milano a Bologna, da Firenze a Roma, conservando nel cuore la nostalgia (dolore del passato) della sua piccola patria: “Sono venuto a Salerno, a risciacquare i miei panni in Irno… e su queste rive ho appreso la mia bella lingua” (l’Irno è il “fiumicello natio che sbocca in mare ai confini della vecchia città”). Ben nota la serie ininterrotta di spostamenti e di occupazioni, le più disparate, da correttore di bozze a commesso, da bibliotecario a scrittore, da professore a giornalista: è “un fenomeno oscuro il divenire”. Scrisse la sua prima poesia a vent’anni “in una stanza diroccata” partenopea, mentre a Firenze lavorò alla rivista Campo di Marte, legata all’ermetismo fiorentino, con lo scopo di proporre a un vasto pubblico tutti i generi letterari, Firenze delle Giubbe rosse e di Bargello, ... continua a leggere

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Francesco Selmi e le celebrazioni dantesche del 1865
di , 26 Settembre 2019, Saggi e Studi

Francesco Selmi e le celebrazioni dantesche del 1865

Nel 1859 la direzione della «Rivista contemporanea» di Torino, rendendo onore al poeta tedesco Friedrich Schiller in occasione del centenario della nascita, celebrato il 10 novembre in Germania, si dice certa che «fra cinque anni sarà compiuta l’unità della patria» e propone che «la prima festa nazionale della nostra rigenerazione sia un’ammenda onorevole, sia la festa secolare di Dante Alighieri», «un uomo che pugnò con la spada e con la penna […] per l’unità della gran patria italiana». Il secolo si è aperto con manifestazioni di entusiasmo da parte di autori come Ugo Foscolo, Cesare Balbo e Silvio Pellico, che hanno contribuito con il loro pensiero e le loro opere ad affermare l’immagine di Dante quale padre della patria. Durante il Risorgimento, infatti, il poeta toscano viene sempre più considerato l’ideale unificatore, dal punto di vista sia linguistico sia politico, dell’Italia divisa. Negli anni immediatamente successivi all’Unità, il mito di Dante risulta essere più forte che mai tra le persone di cultura, e si inizia a pensare alle future celebrazioni del 1865, seicentesimo anniversar... continua a leggere

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Il tempio della filosofia di Orazio Arrighi Landini. Un insolito esempio a metà fra storia della filosofia e divulgazione scientifica nell’Italia del Settecento
di , 26 Settembre 2019, Saggi e Studi

Nello scenario dinamico e variegato che caratterizza il secolo XVIII un’attenzione particolare dovrebbe essere rivolta a quelle figure che, pur non ricoprendo un ruolo di primo piano, svolgono tuttavia un compito “divulgativo” nella cultura del tempo. Uno dei più significativi rappresentanti di questo genere di intellettuale è il toscano Orazio Arrighi Landini (nato a Firenze nel 1718 e morto a Venezia non prima del 1770), che incarna, in un certo senso, il tipo dell’uomo di cultura settecentesco desideroso di ampliare continuamente i suoi orizzonti, mostrandosi incapace di soffermarsi su un ambito di interessi circoscritto. Da personaggio ambizioso qual è, Arrighi Landini è sempre alla ricerca di situazioni e ambienti che possano mettere in risalto le sue doti di versatilità e possano consentirgli di sfoggiare la sua erudizione. La continua ricerca di queste condizioni congeniali al raggiungimento delle predette finalità, lo porta a girovagare un po’ dappertutto sia in Italia (lo troviamo, infatti, in Toscana, nel Regno di Napoli, nella Repubblica di Venezia ecc.) sia in altri paesi europei (in particolare, in Spagna e in Portogallo), costantemente in contatto con ambienti dell’aristocrazia o dell’élite culturale delle varie città in cui ha occasione di soggiornare. Rientra all’interno di questo modus operandi il suo ingresso nell’Accademia degli Agiati di Rovereto, avvenuto nel 1752, in conseguenza del qua... continua a leggere

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Alcune annotazioni sulla storia dell’Alma Mater Studiorum
di , 26 Settembre 2019, Note e Riflessioni

Alcune annotazioni sulla storia dell’<em>Alma Mater Studiorum</em>

L’istituzione che oggi viene ordinariamente definita università si configura, a Bologna, verso la fine dell’XI secolo, allorquando maestri di grammatica, retorica e logica iniziano ad applicarsi al diritto. Secondo la miglior scienza ed esperienza attuali, il 1088 può essere accolto solo come data convenzionale. In quel torno di tempo, comunque, a Bologna si organizza un insegnamento libero e indipendente, in primis, dalle scuole ecclesiastiche: di fatto, al tramonto dell’XI secolo insigni maestri di grammatica, retorica e logica vi studiano e professano il diritto. La prima figura di spicco su cui sono pervenute notizie sicure è Irnerio – padre nobile dei celeberrimi glossatori e, non per caso, soprannominato Lucerna iuris – la cui infaticabile attività di sistematizzazione e attualizzazione del Corpus giustinianeo superò ben presto i confini del Comune. Ab origine gli studenti, per retribuire i professori, cominciarono a raccogliere danaro (collectio), che nei primi decenni venne dato a titolo di offerta, giacché il sapere, dono di Dio per eccellenza, non ... continua a leggere

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Aforismi esclamativi ma poetici
di , 26 Settembre 2019, Note e Riflessioni

Da genere appartato, anche confidenziale, negli ultimi dieci anni l’aforisma ha trovato un consistente numero di voci che ne hanno arricchito il panorama editoriale e, come per ogni fenomeno che allarga i propri confini, anche quelli espressivi si sono ampliati, con un panorama sempre più vasto di interpretazione. Ogni autore, insomma, vede l’aforisma a modo suo – e a modo suo lo produce, consapevole che in fondo la schiera dei possibili maestri è assai ampia, in un ventaglio di forme brevi che spazia dal mondo antico al Novecento, da Ippocrate a Longanesi. L’osservazione trova riscontro in una piccola collezione aforistica di recente pubblicazione. Assemblata da Annalisa Mancino, Al limite... Aforismi! (Urizen Edizioni, 2015) è un minuscolo album in sedicesimo orizzontale con pagine cartonate dello stesso peso della copertina. Già la forma pone il prodotto fuori dalla schiera, consegnandoci un oggetto cartaceo che è anche stampato e legato a spago nel modo assai gradevole di un’attenta arte tipografica, il che lo distanzia dal cumulo antiestetico dei libri auto-prodotti e ne fa qualcosa di curiosamente simile a un album classificatore di antica concezione. È già un punto di qualità, almeno per il bibliofilo: una plaquette materialmente assemblata in maniera originale diventa infatti un prodotto “ricercato”. Il primo carattere che affiora è che – in linea col prodotto tipografico d’autore – ogni scelta è concessa... continua a leggere

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Turismo come scienza comparatistica. Una rapsodia ponderata
di , 25 Settembre 2019, Saggi e Studi

Un amico fraterno mi ha chiesto, mesi or sono, di stendere qualche pagina circa il “turismo pensato” – relata refero. Così, ho riflettuto su ciò che, ogni giorno, decine di sedicenti esperti dichiarano in tal senso, e ho infine ritenuto di addentrarmi nel milieu del “turismo scientifico” che, di là da talune illustri (e illustrate) rappresentazioni, non mi sembra de facto adeguatamente frequentato. Sono persuaso che – oggi forse più che mai – lo scienziato del settore dovrebbe essere uno studioso provvisto di forma mentis interdisciplinare e comparatistica, il quale, pur coltivando intensamente il suo microcosmo d’elezione, sappia poi espandere il proprio “campo di attenzione” alla globalità delle discipline effettivamente correlate all’oggetto delle sue ricerche. Ho sempre creduto inoltre che, nei sondaggi introduttivi e nelle esplorazioni di fenomeni nuovi, sia compito dell’autentico scienziato introdurre idee originali, a prescindere da qualsivoglia controllo successivo, pronto a giudicarle – magari a giusto titolo – velleitarie o scevre di un reale fondamento epistemico. Questa sorta di azzardo è lecito pure per un “tecnico del turismo” che aspiri ad effettuare un excursus nelle aree sconfinate delle “scienze della natura e dello spirito” (Dilthey), onde verificare, fra il resto, quali di esse potrebbero arricchire e/o potenziare lo studio scientifico del s... continua a leggere

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«Il ridicolo animale eretto» di Maurizio E. Serra
di , 26 Settembre 2019, Letture e Recensioni

«Il ridicolo animale eretto» di Maurizio E. Serra

Un’anti-vita di Svevo la si può ben intendere senza troppi sforzi: la sua è un’opera compatta, corrosiva, contorta, abbastanza breve, se commisurata alle odissee letterarie dell’epoca, di cui però non sono stati ancora analizzati tutti i recessi, i sotterfugi, gli ostracismi. Ma la sua vita? Anzitutto, esiste per un biografo? Oppure occorre ricercare soltanto nei libri un personaggio così lontano dall’immagine dell’homme de lettres? E se, al contrario, la vita fosse stata solo uno scartafaccio dell’opera, quanto ne resta che sia capace di turbare, sedurre, inquietare? Che dobbiamo scoprire ancora in uno scrittore che del rifiuto di apparire – o semplicemente di farsi notare – ha fatto il perno della sua vocazione, la misura della sua identità? La scelta fu dettata, per più motivi, dalle circostanze. Nato nel 1861, Svevo è il più vecchio dei tre grandi scrittori italiani della sua generazione: lo seguono D’Annunzio, nel 1863, e Pirandello, nel 1867. Ma, a differenza degli altri due, sarà accettato dal mondo letterario solo negli ultimi due o tre anni della sua vita – i «mille giorni»... continua a leggere

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Europa aveva paura
di , 26 Settembre 2019, Letture e Recensioni

Europa aveva paura. Sembravano passati secoli, da quando spensierata giocava sulla riva del mare. E davvero era senza pensieri, allora, dolce ridente, a intrecciare corone di rose e di viole con le compagne, a raccontare e ascoltare, a fissare quella distesa d’acqua salata che di sera si faceva colore del vino; e c’erano solo storie, allora, niente filosofia. Quel mare la proteggeva, era come il bordo di un vestito, la cimosa di un tappeto. Altre cugine, la solenne Asia ad esempio, vantavano antichità ed esperienza. Lei si sentiva piccola e giovane sempre, leggera che quasi il vento la portava in volo, piena di colori e di umori. “Europa!” - la chiamavano a sera dalla reggia. Perché lei sarebbe stata regina. Ma le interessavano infinitamente di più i battelli che portavano porpora, l’eco fragoroso di armi lontane, i canti. Non voleva mai ritirarsi nelle sue stanze, in quegli anni felici. Aspettava la notte per incontrare sua sorella, la Luna dal bianco viso, a lei affine. Qualcuno ridendo le aveva raccontato che il suo nome significava “dalla larga faccia”; e chi più della Luna, quando era piena, poteva dire di assomigliarle? Ma era anche l’ombra che l’attirava, l’oscurità. Forse aveva colto nel segno quell’altro indovino, l’ orientale, che dopo averla guardata – lei ancora fanciulla – si era scurito in volto, e le aveva detto che il suo regno era il luogo in cui il sole si coricava, l’occ... continua a leggere

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