Bibliomanie

A. Agosti, G. De Luna, Juventus. storia di una passione italiana. Dalle origini ai giorni nostri, Utet, Milano 2019
di , numero 49, giugno 2020, Letture e Recensioni

A. Agosti, G. De Luna, <em>Juventus. storia di una passione italiana. Dalle origini ai giorni nostri</em>, Utet, Milano 2019

Giampaolo Ormezzano, una delle grandi firme del giornalismo italiano, nel 2008 narrava, riprendendo un testo di Oliviero Bhea, come la stampa sportiva si passata attraverso tre periodi differenti. Il primo contraddistinto dall’amore, il secondo dall’erotismo, il terzo dalla pornografia. Quest’ultimo riguarda gli ultimi anni in cui la stampa sportiva, come quella pornografica, si è rivolta soprattutto a un pubblico che vuole «vedere le cose che altri fanno bene, che noi vorremmo fare, che noi non possiamo fare: in uno stadio come in camera da letto». Il secondo, quello dell’erotismo, invece riguarda un periodo di passaggio tra pornografia e amore, che ha caratterizzato il primo periodo. Nei periodici e nei quotidiani di fine Ottocento e inizio del Novecento, i cronisti sportivi erano poco considerati, tanto da vivere ai margini delle redazioni. Solo l’amore e una grande passione li portavano a occuparsi di sport considerato «buono da mangiare e da bere, ma non valido per indurre tentazioni merceologiche».
Se portiamo questo ragionamento dal giornalismo in ambito accademico, possiamo dire che gli storici che si occupano di sport in Italia stanno attraversando proprio la fase dell’amore, visto lo scetticismo e l’ironia che sulla materia sovente dimostrano diversi colleghi. Non appare dunque casuale che Aldo Agosti e Giovanni De Luna abbiano voluto intitolare “storicizzare una passione” l’introduzione al loro ultimo libro, Juventus. storia di una passione italiana. Agosti e De Luna, infatti, sono due juventini, che hanno messo al servizio dell’amore per la propria squadra e per il calcio il mestiere di storico, analizzando dalle origini fino ai giorni nostri, il percorso di uno dei club calcistici più amati e più odiati dagli italiani: ma anche una delle compagini più conosciute al mondo. In fondo, per uno storico parlare di sport appare naturale, visto l’interazione emotiva tra quest’ultimo e le masse. Come scriveva Marc Bloch: «Il buon storico somiglia all’orco della fiaba. Là dove fiuta carne umana, là egli sa che si trova la sua preda».
L’opera si divide in 9 capitoli, composti in rigoroso ordine cronologico, dal 1897, anno della fondazione della Juventus, fino allo scandalo di “Calciopoli” nel 2006 e al successivo ritorno della squadra nella massima serie nel 2007. All’epilogo sono affidate le riflessioni sui giorni nostri, benché, come scrivono gli stessi autori, la parte dal 2007 a oggi non è storicizzata, essendo passato troppo poco tempo dagli eventi. Per questioni di spazio, non farò un elenco dei capitoli. Mi limiterò a dire che in essi è narrata le storia socio-culturale del club bianconero. Una storia fatta dai semplici appassionati, i pionieri del liceo D’Azeglio, ma anche dai campioni come Caligaris, Boniperti, Charles, Sivori e Platini, giungendo fino a Del Piero e Cristiano Ronaldo; una storia costellata da grandi imprese sportive, come i successi nel campionato italiano e quelli più difficili in ambito internazionale; ma anche una storia costruita selle rivalità calcistiche con il Torino, la Fiorentina, l’Inter, la Roma e il Milan, con cui, comunque, dagli anni Novanta fu stretta un’alleanza strategica sui diritti televisivi.
Scorrendo le pagine di questo libro, però, si comprende come la vicenda sportiva passi sovente in secondo piano rispetto alla città di Torino, la vera grande protagonista di quest’opera. Parlare di Juventus, infatti, ha fornito agli autori il pretesto per scrivere una storia del capoluogo piemontese e narrare i cambiamenti che ne hanno contraddistinto l’evoluzione nel Novecento. In particolare, molto interessante l’analisi dei mutamenti del tessuto sociale della città e della predisposizione alla socialità dei torinesi. In tal senso, una menzione particolare va fatta del paragrafo dedicato all’evoluzione del tifo organizzato, che, nel contesto dell’atomizzazione della società degli anni Ottanta, portò alla creazione della categoria dei “ragazzi da stadio”, formata all’indomani della sconfitta del movimento operaio dopo la marcia dei 40.000. Ne consegue che centrale in questo discorso sia la Fiat, non solo in quanto collegata alla Juve grazia alla famiglia Agnelli, ma anche perché le sue fabbriche contribuirono a diversificare la popolazione torinese, avendo dato impiego a migliaia di immigrati provenienti soprattutto dalle regioni del sud Italia.
Per la scrittura di quest’opera gli autori si sono avvalsi di importanti fonti primarie, provenienti dal museo della squadra bianconera, ma anche dall’archivio della Fiat e da quello di Stato di Torino. Accurata è stata anche la ricerca sui giornali, tra cui il primo periodico juventino Hurrà!, come alta è stata l’attenzione verso le opere della storiografia sportiva italiana, che sono andate ad arricchire un già corposo corredo bibliografico. Anche per questi motivi, considero Juventus. storia di una passione italiana una delle proposte migliori del 2019 in ambito storiografico. Consiglio pertanto la lettura di questo volume, che contribuisce in maniera notevole al rafforzamento della storia dello sport in Italia1.

Note

  1. La presente recensione è stata scritta con il contributo della Fundação para a Ciência e a Tecnologia e del Fondo Sociale Europeo.