Bibliomanie

indice del numero 40
settembre/dicembre 2015

Per una storia materiale della poesia
di , 26 Settembre 2019, Saggi e Studi

La recente pubblicazione di un volume su Montale mi ha spinto a riproporre la questione del correlativo oggettivo in rapporto a figure poetiche affini con l’intenzione di svolgere in questa nota considerazioni in merito non tanto, o non solo, alle differenze letterarie, ma anche ai differenti orizzonti sociali e alle condizioni materiali che questi procedimenti retorico-stilistici sottendono. È ormai costume da molto tempo ritenere che la letteratura stia alla storia del tempo in cui viene prodotta come le regole del calcio alla Firenze medicea, esiste sì un’innegabile filiazione ma legami e influenze sarebbero superficiali ed estrinseci quando non inesistenti, anche chi ammette un’evoluzione storica della poesia si riferisce per lo più ad un’evoluzione formale e postula un progresso iuxta propria principia delle forme poetiche senza rendersi conto che ritenerle indipendenti dal loro orizzonte di attesa storico significa, a conti fatti, sancire l’equivalenza stessa delle forme in un processo di mutamenti arbitrari; i casi in cui questo si verifica sono innumerevoli, ma quello che abbiamo sotto gli occhi oggi è di particolare importanza per la sua pervasività dovuta in parte alle semplificazioni scolastiche e in parte alle politiche editoriali, molti dei giovani scrittori e lettori infatti formano il proprio stile ed educano il proprio gusto immaginando il nost... continua a leggere

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Vie per perdere il senso. Ipotesi di lettura su Beckett e Tadini
di , 26 Settembre 2019, Saggi e Studi

«Il significato di un testo è ciò che l’autore ha voluto dire con l’impiego di particolari simboli linguistici. Essendo linguistico, questo significato è pubblico, cioè identico a se stesso e riproducibile in più di una coscienza. Essendo riproducibile, è lo stesso in ogni tempo e in ogni luogo della comprensione. Comunque, ogni volta che questo significato viene costruito, il suo significato per l’interprete (la sua significanza) è differente». Queste sono le parole con cui il critico letterario statunitense Eric Donald Hirsch si riferisce alla connessione tra significanza e significato, nel campo minato dell’ermeneutica. Hirsch, nei suoi principali lavori, Validity in interpretation e The aims of interpretation critica, insieme ad Heiddeger e Gadamer, tutti gli altri “atei cognitivi”, ossia i promotori di un metodo ermeneutico atto a vedere l’opera solamente entro lo stretto rapporto che il proprio autore ha con essa. Uno dei nodi che Hirsch cerca di sciogliere è questo: riuscire a distinguere, nell’interpretazione di un testo, tra significato e significanza, tra quello quindi che è il significato voluto dall’autore dell’opera e quello che l’opera finisce per diventare con la rappresentazione che ne fa un lettore. Perdere il senso significa appunto mostrare come quel «fatto di coscienza» che è il significato possa anche avere come fine ultimo se stesso, girare, insomma, a vuoto, questo, infatti, «non è... continua a leggere

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Ultime glosse sull’ambiguo Pasolini
di , 26 Settembre 2019, Saggi e Studi

Ultime glosse sull’ambiguo Pasolini

1. La morte scritta secondo elegia e profezia sfocia nella morte realizzata. Ecco Pasolini. Proviamo a parlarne come chi è all’interno della società dello spettacolo: per professione e per passione. Al professionista dello spettacolo (attore, sceneggiatore, regista) interessa l’uscita – di scena – di chi sa che non potrà avere, fuori, un suo simile: non avrà né sposo né sposa, nessuno, e di mamma ce n’è una sola (e la mamma ha ottanta anni). La base del possibile film è in questa singolarità. Iniziano gli anni Settanta, cioè il tempo di morire, come nella lettera alla fidanzata di Ninetto Davoli: «Tu sai che mia madre ha ottant’anni: fra un po’ sarò solo al mondo. Io muoio al pensiero che Ninetto non sia più il mio Ninetto. Ma naturalmente non posso chiedergli di lasciarti, sarebbe disumano da parte mia, e anche inutile. Come non chiedo a te di lasciare lui: io non posso farlo. Ma siccome questa è una vera tragedia, e tu ci sei coinvolta, è bene che tu sappia tutto». 2. E misi i piedi sul caldano… e me li sono trovati bruciati, e i piedi non li ho più... continua a leggere

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Il nostro debito nei confronti dei Greci
di , 26 Settembre 2019, Saggi e Studi

Percorso della conferenza tenuta il 24 agosto 2016 a Pesaro nella libreria Il catalogo di via Castelfidardo. ... continua a leggere

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Ricordando Ezio Raimondi, maestro ideale
di , 26 Settembre 2019, Note e Riflessioni

Ricordando Ezio Raimondi, maestro ideale

Il 18 marzo 2014 è morto Ezio Raimondi, a lungo titolare della cattedra di letteratura italiana presso la facoltà di Lettere dell'Università di Bologna, filologo di fama mondiale, critico letterario originale e versatile. Di origini umilissime, non può che essere proposto come modello positivo ai giovani di fronte alle incertezze e alle inquietudini - lavorative ed esistenziali - di questo tempo di crisi: egli ha dimostrato che, con la volontà, lo studio e l'intelligenza, anche il figlio di un ciabattino - come nelle fiabe - può ottenere il successo professionale e il pieno riconoscimento dei suoi meriti. Maestro per formazione (frequentò l'istituto magistrale "Laura Bassi" di Bologna), per molte generazioni diventò Maestro (con la maiuscola) di lettura, di conoscenza e di amore per lo... continua a leggere

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Cantus Circaeus, il tema della crisi universale
di , 26 Settembre 2019, Note e Riflessioni

<em>Cantus Circaeus</em>, il tema della crisi universale

Alla seconda opera pubblicata a Parigi, nel 1582, Bruno diede il titolo di Cantus Circaeus. Anche questo testo, come il De Umbris Idearum, è composto «per una ordinata esposizione di quella prassi della memoria che egli stesso chiama prassi del giudicare». Si tratta, anche in questo caso, di un’argomentazione di carattere mnemotecnico, al cui interno, il suggestivo incantesimo operato da Circe è utilizzato come espediente per presentare i principali insegnamenti della nuova ars memoriae. Il primo dei due dialoghi di cui è composta l’opera è, indubbiamente, quello più interessante ai fini della nostra ricerca. Introdotto da Jean Regnault, segretario di Enrico d’Angoulême e fratello naturale del re di Francia Enrico III, il complesso dialogo tra Circe e la sua ancella Meri, ambientato nel castello della maga, si distingue nettamente dal secondo soprattutto per la problematica etica che svolge. Il lamento di Circe ha inizio con un’invocazione al sole, affinché ponga rimedio al caos in cui versa la natura: Sole, che solo illumini tutto. (…)... continua a leggere

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La parola della trascendenza
di , 26 Settembre 2019, Note e Riflessioni

Soltanto la poesia – l’ho imparato terribilmente, lo so – la poesia sola può recuperare l’uomo (Ragioni di una poesia) Giuseppe Ungaretti, nato ad Alessandria... continua a leggere

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Labile, antinomico limes. Su Lettera dalla Dacia di Matteo Veronesi
di , 27 Settembre 2019, Letture e Recensioni

«Quel sépulcral naufrage (tu / Le sais, écume, mais y baves) / Suprême une entre les épaves / Abolit le mât dévêtu», scrive Mallarmé in A la nue accablante tu. «Quale sepolcrale naufragio (tu / Lo sai, schiuma, ma la tua bava ci spargi) / Supremo, unico tra i relitti / Abolì l’albero spogliato». È la nave della poesia, e dell’esistenza, sorpresa nell’istante esatto in cui cessa di svanire sotto la superficie dell’essere e del dire, sotto il velo del significato. Perché Mallarmé? Perché in diverse occasioni Matteo Veronesi ha dichiarato che se c’è un poeta di cui non potrebbe davvero fare a meno, questi è Mallarmé. E il sonetto mallarmeano c’entra con la sua visione del mondo e della poesia, forse c’entra qualcosa con Lettera dalla Dacia. Inviata da Veronesi nell’agosto 2009 come lettera a una ristretta cerchia di amici, Lettera dalla Dacia venne poi diffusa in rete. Anche sotto questo profilo è un testo singolare: edito e inedito, pubblico e privato, nello stesso tempo. Si presenta insomma fin dall’inizio sotto il segno dell’antitesi, di una polarità equivalente. «Nel pensiero un filo acuto d’inverno»: qui ‘acuto’, se sta per ‘tagliente’, ‘pungente’, potrebbe inoltre avere valore elativo, nel trainare l’anima fino a una sorta di paradiso di ghiaccio. È quell’inverno allegorico emblematizzato dai Carpazi che schermano le cose fasciate dalla luce estiva, il diaframma «esile» ... continua a leggere

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Due Storie
di , 27 Settembre 2019, Letture e Recensioni

19 MARZO- festa del papà. Caro Antonio mio, mio caro figlio, non ti stupire della mia lettera né che io ti chiami in questo modo. È ora che tu sappia apertamente ciò che hai sempre sospettato, o magari immaginato. Hai l’età per sapere che lo zio debosciato, innominabile, ma che, almeno nel viso, ti somiglia tanto, è tuo padre. Mi tranquillizza la convinzione che la memoria di tua madre è salva perché, dopo più di dieci anni, la morte rende il ricordo di chiunque impermeabile a qualsiasi malignità e cattiveria; in più, la mia irreversibile situazione ti permette di liberarti, nello stesso tempo, di un dubbio ancora irrisolto e di qualunque impegno filiale nei miei confronti. È inutile che cerchi di abbellire la mia immagine raccontandoti favole sulla mia storia: tutto quello che ti hanno detto su di me è sordidamente vero. Sono proprio l’indegna persona che ti hanno descritto da sempre: non ho scusanti per quello che ho fatto. Ma vorrei almeno salvare ai tuoi occhi, ormai più che adulti, l’immagine del sentimento che esisteva tra tua madre e me. Il nostro rapporto, durato solo otto mesi e poi reso perpetuo dalla tua nascita, è stata l’unica cosa che in tutta la mia vita sono riuscito a non sporcare: tua madre era consenziente e ci siamo lasciati ancora innamorati, pensando che quella fosse l’unica cosa giusta da farsi. In seguito abbiamo continuato ad amarci fino alla sua morte, ma solo col pensiero, con i ricordi, con... continua a leggere

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Il presente di Anceschi
di , 27 Settembre 2019, Letture e Recensioni

Il presente di Anceschi

Nell’ambito dei dibattiti curati dalla Casa dei Pensieri, per ricordare i vent’anni dalla morte del critico Luciano Anceschi, il 10 settembre si è tenuto a Bologna l’incontro . Sono intervenuti Fausto Curi, Carlo Gentili, Niva Lorenzini, Marco Macciantelli. Presiedeva Margherita Carlotti, della quale pubblichiamo il discorso introduttivo. Introdurre la complessa figura di Luciano Anceschi in pochi minuti sarebbe davvero complicato e soprattutto molto riduttivo, quindi prima di presentare gli ospiti che interverranno questa sera, dò il via a questo incontro raccontandovi la mia esperienza di giovane studiosa di filosofia e di come sono entrata in contatto con la figura di Luciano Anceschi vent’anni dopo la sua morte. Ciò è avvenuto appena iscrittami al corso di laurea in filosofia attraverso le lezioni di estetica del professor Lucio Vetri, ma soprattutto, due anni dopo, durante la redazione della mia tesi triennale in letteratura italiana contemporanea. Certamente il fatto di essere una st... continua a leggere

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L’amore ai tempi delle mostre
di , 27 Settembre 2019, Letture e Recensioni

L’amore ai tempi delle mostre

, precedute, qualche sala prima, da , aspettano gli innamorati a Milano. Sono circondate da altre cento opere, inserite nella mostra dedicata al grande artista, alle Gallerie d’Italia, in piazza della Scala (fino al 21 febbraio 2016). I capolavori sono messi a confronto in diverse versioni, accattivanti e di successo, e tutti i visitatori potranno baciarsi accanto all’opera icona di Hayez: bacio-abbraccio appassionato di un fuggitivo, forse alpino, e una tenera amante, in frusciante seta turchese o in mise candida e più pudica. Per gustare a pieno la visita, si può usufruire di un’innovativa videoguida su tablet, con contenuti multimediali. (Venezia 1791 – Milano 1882): nell’esposizione assumono particolare rilievo i temi autobiografici. Ce lo confermano i suoi autoritratti, autocelebrativi, ma realistici e rispettosi del passare degli anni, scanditi per decenni: da bohemien (nelle prime sale) a persona matura (negli spazi centr... continua a leggere

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