Bibliomanie

2) Orme
di , numero 2, luglio/settembre 2005, Didactica

Non altrettanto altrove, quanto nel mestiere di insegnante, si ha a che fare con le piante dei piedi. Già, quelle che ci reggono in postura verticale, travagliato progresso dell’evoluzione, che ha avvicinato la nostra parte nobile, il cervello, al cielo… quelle che si stampano sull’arenile, segnando una dietro l’altra il nostro cammino, prima che l’onda le cancelli… ... continua a leggere

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Il vocabolario: questo sconosciuto compagno di scuola
di , numero 3, ottobre/dicembre 2005, Didactica

Nella mia esperienza d’insegnamento - per quanto breve - ho potuto constatare più volte la difficoltà che gli studenti trovano nell’usare il vocabolario, strumento che invece di essere, come dovrebbe, il miglior "amico", il "compagno fidato" delle guerre della traduzione, diventa un “nemico”, qualcosa da cui guardarsi, fonte spesso di errori e di lunghe inutili ricerche. I motivi di questo atteggiamento sono certo molteplici, ma di fondo mi pare ci sia la totale disabitudine già all’uso del vocabolario di italiano, un vero “sconosciuto”. Saranno i limiti imposti al “peso-libri”, i “tetti di spesa”, o più banalmente la sempre maggiore pigrizia degli studenti, stimolata dall’uso del computer e del suo deleterio correttore automatico, sta di fatto che quasi nessun ragazzo adopera più il vocabolario, neppure quando in classe deve sostenere la prova di italiano. ... continua a leggere

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La spartenza: tra pensieri esuli ed esili parole
di , numero 3, ottobre/dicembre 2005, Didactica

Negli scenari della contemporaneità si manifestano e vengono a contatto differenze ed alterità che necessitano di una costante meditazione e di una coscienziosa mediazione. L’agenzia formativa scuola si colloca fra i più importanti scenari deputati ad accogliere la multivocalità culturale e gli insegnanti sono chiamati a recitare un ruolo primario nella gestione delle diversità. ... continua a leggere

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Il cinema e la poesia di Montale e Sereni
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Didactica

In “Lisbon story” (1994) Wim Wenders ci mostra un ossuto Rudiger Vogler che parte alla ricerca dell’amico regista. Dopo una serie di avvenimenti apparentemente avventurosi per quella sorta di candido stupore che la vita conserva agli occhi ancora fanciulleschi di Wenders, lo trova errabondo in Lisbona intento con una piccolissima videocamera alle spalle, a girare immagini mai viste e mai montate. Le uniche immagini vive sono quelle che nessuno mai conoscerà, rimanendo così intatte e senza manipolazioni. I nodi della cinematografia wendersiana vengono così allo scoperto. Da un lato l’impossibilità di fare il cinema, conclusione a cui era giunto molto prima Godard, e dall’altro l’impossibilità di vivere senza. ... continua a leggere

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Didactica in nuce (stille di pensiero in versi)
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Didactica

Quando sento vivi gli occhi degli allievi su di me, quando cerco d’entrar nei loro cuori come un uccello ferito e smarrito ... continua a leggere

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Quattro immagini (Il novecento nella cultura classica)
di , numero 5, aprile/giugno 2006, Didactica

Faccio un cartoccio dei miei libri amati, quelli che oggi parlano per me, e vado a fare una lezione ai futuri insegnanti. Mi è stato chiesto di far capire a chi insegnerà discipline classiche l’importanza della cultura contemporanea e lo spazio da dedicare al novecento. In realtà molti di loro già insegnano e debbono solo ottenere quel lasciapassare, quella patente che li strutturi definitivamente come docenti. Che dire, che non suoni falso, inutile, obsoleto? ... continua a leggere

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Paesaggi naturali e paesaggi dell’anima. Un percorso interdisciplinare fra poesia e musica dall’Arcadia al Romanticismo (1723-1833)
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Didactica

Pare innegabile che le Quattro stagioni di Antonio Vivaldi rappresentino ancor oggi - alba plumbea ed amara del terzo Millennio - per ogni persona non insensibile al ricco e multiforme divenire della cultura occidentale un capolavoro tanto magnifico quanto famoso, un vero e proprio mito musicale, tanto che a qualcuno (probabilmente) la nostra scelta di riproporle come fondamento per un percorso didattico interdisciplinare potrà sembrare un po’ troppo facile, se non addirittura banale ... continua a leggere

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Veniet et vobis furor
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Didactica

Dalle colonne del quotidiano “La Repubblica”, Umberto Galimberti ha accusato a più riprese la classe insegnante di allontanare – colpevolmente, assurdamente… – le emozioni dall’aula, di apparire, dietro la cattedra, come un gruppo di statue di cera, di confondere l’obiettività col distacco. ... continua a leggere

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Un profilo “pratico” di Dostoevskij e dell’Idiota
di , numero 7, ottobre/dicembre 2006, Didactica

Fëdor Michajlovich Dostoevskij è unanimemente riconosciuto come uno dei massimi ingegni della letteratura europea del XIX secolo. Nato a Mosca nel 1921 da una famiglia aristocratica decaduta e di modeste condizioni economiche, viene iscritto, appena quindicenne, alla Scuola Superiore del genio militare di Pietroburgo. ... continua a leggere

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Insegnare storia contemporanea oggi
di , numero 7, ottobre/dicembre 2006, Didactica

Da molti anni, oramai, insegno “Storia contemporanea” ed altre discipline storiche nell’Università di Bologna - presso la Facoltà di Magistero ch’è divenuta poi Facoltà di Scienze della Formazione - e nell’Accademia militare di Modena. In questa fase della mia lunga quanto appagante parabola didattica e scientifica, mi sta davvero a cuore esporre una sintetica riflessione sull’attività da me svolta confrontandomi con migliaia e migliaia di studenti. ... continua a leggere

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Immagini della notte nella civiltà letteraria occidentale
di , numero 9, aprile/giugno 2007, Didactica

All’interno di un’attività didattica, il “notturno” si presta a molteplici modalità di trattazione; collegamenti interdisciplinari e approfondimenti possono permettere, inoltre, un discorso più ampio, di taglio pluriennale, che accompagni la classe a cui ci si rivolge attraverso gli anni. ... continua a leggere

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Machiavelli di Francesco De Sanctis
di , numero 9, aprile/giugno 2007, Didactica

Dicesi che Machiavelli fosse in Roma quando nel 1515 uscì in luce l'Orlando Furioso ... continua a leggere

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I demoni creativi di Flaubert
di , numero 9, aprile/giugno 2007, Didactica

Gustave Flaubert costituisce certamente una delle figure determinanti nella storia del romanzo moderno: è un fatto che ben cinque dei sei libri ch’egli pubblica in vita sono diventati classici imprescindibili per ogni biblioteca e, soprattutto, per la “biblioteca mentale” di ogni studioso di cose letterarie ... continua a leggere

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Le amicizie pericolose in classe
di , numero 10, luglio/settembre 2007, Didactica

Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos nacque ad Amiens nel 1741. Appartenente ad una famiglia dell’alta borghesia, con qualche pretesa di nobiltà, ricevette un’educazione completa, in una prestigiosa accademia della provincia ... continua a leggere

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Parole faglia e parole croco: ipotesi per una storia della parola letteraria
di , numero 11, ottobre/dicembre 2007, Didactica

In un’intervista in cui gli si chiedeva se, a suo modo di vedere, era possibile insegnare la letteratura, Roland Barthes rispose: "non c’è altro da insegnare. Perché la letteratura è fino al ventesimo secolo una mathesis: un campo di sapere completo, che mette in scena, attraverso testi molto diversi tra loro, tutti i saperi del mondo in un momento determinato" ... continua a leggere

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Alcune note sull’interpretazione della Mandragola di Machiavelli
di , numero 12, gennaio/marzo 2008, Didactica

La mandragola è una pianta mediterranea che identifica una radice antropomorfa dalla quale, anticamente, si estraevano sostanze ritenute magiche e afrodisiache: un vero e proprio toccasana contro la sterilità ... continua a leggere

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Il Cortegiano di Baldassarre Castiglione: ricerca neoplatonica di una nuova coincidentia oppositorum
di , numero 12, gennaio/marzo 2008, Didactica

Sono note le riserve espresse in generale sul ’500 e in particolare sul Castiglione da parte di Francesco de Sanctis, il quale – all’incrocio degli assi risorgimentale e romantico – scorgeva nella letteratura del XVI secolo un pericoloso scollamento tra la perfezione della forma e la sterilità del pensiero ... continua a leggere

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Didattica della letteratura per il terzo millennio
di , numero 13, aprile/giugno 2008, Didactica

Qualche tempo fa ho ascoltato una ragazza parlare alla televisione. Aveva quattordici anni, e uno di quei visi affinati e dolorosi, che suscitano l’inutile pietà e tenerezza degli adulti. Non era difficile immaginare che aveva avuto un’infanzia chiusa e incerta. La interrogavano intorno al Cuore, e le parole che uscivano da quella giovane bocca ... continua a leggere

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Pensare per immagini. Concetto e visione
di , numero 13, aprile/giugno 2008, Didactica

È nel clima culturale del VI sec. a.C. – com’è noto – che si insedia la nascita della razionalità scientifica e filosofica, nonché l’inizio della contrapposizione fra mythos e logos; ma, se da una parte la ragione impone che la verità risponda ai princìpi d’identità e di non contraddizione, condannando l’ambivalenza del linguaggio mitico e simbolico, dall’altra deve riconoscere come essa sia refrattaria alla rigorosa, algida schematizzazione logica ... continua a leggere

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Francesco Guicciardini in classe
di , numero 14, luglio/settembre 2008, Didactica

Lo studio delle opere del Guicciardini è relativamente recente: queste, infatti, cominciarono a circolare solo dopo la sua morte; in vita egli fu noto esclusivamente come uomo politico, non come scrittore. Tale fama fu alimentata da lui stesso, che non volle dare alle stampe nessun testo, se non la Storia d’Italia, terminata poco prima della morte – l’opera sarà pubblicata integralmente solo nel 1564. L’aristocratico fiorentino scriveva essenzialmente per se stesso, specie onde riflettere e chiarirsi le idee ... continua a leggere

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Storia Moderna in versi
di , numero 14, luglio/settembre 2008, Didactica

In quel tempo, il caso volle che io scoprissi un libercolo, edito dalla Sansoni nel 1939, intitolato Storia romana in versi. Aprii il volumetto, in verità sdrucito e mal messo, e iniziai a leggere… lessi tanto, lessi molto, ed era così piacevole che quel libretto me lo portai a casa e l’ho ancora nella mia libreria, tutto rilegato in color verde, come la famosa tendina della libreria di Stardi del libro Cuore ... continua a leggere

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La poesia del trauma
di , numero 15, ottobre/dicembre 2008, Didactica

La modernità si apre con un colpo di scena. Come nella commedia classica un’agnizione cambia le carte in tavola, ma, diversamente che in quella, dove era funzionale a ristabilire lo status quo ante, adesso essa definisce una situazione dagli effetti imprevedibili e potenzialmente drammatici: l’artista e il suo lettore borghese sono fratelli (Ipocrita lettore, mio simile, fratello). La diagnosi spazza via quasi un secolo di idealismo romantico ... continua a leggere

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Studio sulle scrittrici romane contemporanee
di , numero 15, ottobre/dicembre 2008, Didactica

Si potrebbe parlare per ore di Roma, della cultura che l’ha attraversata, degli artisti che l’hanno amata, proclamandola città eterna. Si potrebbe, ma sarebbe superfluo – o peggio, scontato – perché Roma è tuttora fulcro di quella cultura, fertile di autori, oggetto-soggetto di opere letterarie e non solo ... continua a leggere

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Un’immagine “strategica” della poesia occidentale
di , numero 16, gennaio/marzo 2009, Didactica

A distanza di anni o, meglio, di secoli, i prodotti dello spirito umano concedono l’illusione di lasciarsi allogare in categorie latamente comprensive e di rifluire docilmente nelle classi tassonomiche richieste da qualsivoglia processo di canonizzazione. Criteri di semplificazione, approssimazione, schematizzazione paiono allora costruire la sostanza stessa del comprendere (cum prehendere) umano, che poi non è altro che lo sforzo di trarre relazioni di senso nell’apparente disordine delle cose; al punto che non è chiaro se l’urgenza di catalogazione, anziché rispondere alla struttura dell’essere, non rimandi piuttosto a un qualche difetto della nostra complessione gnoseologica. Come che sia ... continua a leggere

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Un amore febbrile di progresso: Auguste Comte dalla filosofia positiva alla religione dell’umanità
di , , numero 17, aprile/giugno 2009, Didactica

Il positivismo rappresenta, secondo diversi autorevoli studiosi, un tentativo di rispondere alla gravissima crisi che colpì e funestò la politica, la società e la cultura europee dopo la Rivoluzione francese. Esso si pone, da un lato, come una critica radicale della cultura della Restaurazione, dall’altro come la ricerca di un ordine politico basato sull’innovazione tecnico-scientifica e capace, nel contempo, di assicurare il progresso e l’ordine sociali. Tale orientamento speculativo e ideologico costituisce perciò l’aspirazione a una pur graduale laicizzazione della società ... continua a leggere

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Un appunto sopra l’insegnamento delle lettere e delle arti in un mondo complesso e sfuggente
di , numero 17, aprile/giugno 2009, Didactica

A che serve studiare arti e letterature oggi? E, soprattutto, a chi serve? Molti, troppi studenti sono persuasi che tale impegno sia per loro del tutto inutile, che i “monumenti” che gli insegnanti si ostinano a far studiare loro siano irrimediabilmente obsoleti. Per di più, ardua intrapresa è convincere i giovani del nostro tempo entropico, frenetico e violento che la tradizione culturale d’Europa è ancora assolutamente, sorprendentemente attuale ... continua a leggere

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Encyclopédie vs Internet: scienza, natura, tecnologia nella cultura dell’Illuminismo. Un’esperienza didattica
di , numero 18, luglio/settembre 2009, Didactica

Ho pensato molto su come iniziare il nostro incontro di oggi, e mi sono detta: perché non parafrasando una celebre dedica ai giovani che Denis Diderot, uno dei due direttori dell’Encyclopédie, aveva usato nella sua Interpretazione della natura (1753-1754), un’opera - fra l’altro - assolutamente pertinente con il tema che affronteremo?! ... continua a leggere

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Un canone di letteratura per il secondo novecento
di , numero 20, gennaio/marzo 2010, Didactica

Nell’odierna occasione vorrei soffermarmi su una sezione di questo lavoro: lo studio e il confronto condotti su tre antologie del triennio, in riferimento a come esse affrontano il ‘900. Le antologie selezionate per tale ricerca sono state scelte sulla base di una serie di interviste condotte ad insegnanti di triennio di scuola superiore appartenenti all’ADI (Associazione degli italianisti, sezione didattica) e provenienti da città diverse; ne è risultato che i libri di testo tra loro più adottati erano: l’antologia curata da Romano Luperini, quella di Armellini-Colombo e, infine, quella coordinata da Ezio Raimondi ... continua a leggere

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Kafka, l’imprendibile
di , numero 21, aprile/giungo 2010, Didactica

L’aneddotica relativa alla biografia di Kafka racconta come questi avesse fatto ridere tutti i suoi amici leggendo loro, per la prima volta, il capitolo iniziale del Processo. Nondimeno l’acquisizione della comicità dell’arte kafkiana da parte dei suoi esegeti è stata lenta e piena di riserve. Eppure è così. Lo spazio della narrazione kafkiana è lo spazio di una barzelletta vista dall’interno, è lo spazio privo di dimensioni da cui è preclusa ogni possibilità di distacco. E senza prospettiva la comicità si trasforma nell’orrore dell’insensatezza ... continua a leggere

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Panorama storico-critico dell’editoria italiana del ‘900
di , numero 24, gennaio/marzo 2011, Didactica

Il Novecento italiano si apre con un periodo di declino dell’attività editoriale, che raggiunge i suoi minimi nel 1905, per poi riprendere a crescere nel decennio antecedente all’esplosione del primo conflitto mondiale. [...]Com’è noto, l’invenzione della stampa risale alla metà del Quattrocento; Johann Gutenberg di Magonza, orafo di professione, nel 1448 iniziò a produrre libri adottando la tecnica di stampare con caratteri mobili di metallo anziché tramite un blocco unico di legno o di metallo: questa la sua rivoluzionaria intuizione. Dopo la metà del secolo ... continua a leggere

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Vamba (Luigi Bertelli), Il giornalino di Gian burrasca
di , numero 25, aprile/giugno 2011, Didactica

Navigare è un verbo dagli infiniti significati e se il web diventa l’alto mare aperto, le sorprese stanno in agguato. Cliccando www. letteraturadimenticata.it, si apre repentinamente la pagina di un sito ricco di studi interessanti. In particolare Maria Enrica Carbognin si è dedicata al Giornalino di Vamba o meglio alle radici culturali di un genere a cui si rivolsero anche gli scrittori più “seri”. A lei va la mia più profonda gratitudine per avermi aperto file vivaci e colorati. Dicono che i ringraziamenti si debbano scrivere alla fine. Ma chi ben comincia, è a metà dell’opera ... continua a leggere

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Per conoscere Maupertuis
di , numero 25, aprile/giugno 2011, Didactica

1698 Pierre-Louis Moreau de Maupertuis nasce a Saint-Malo (in Bretagna), figlio maggiore di Étienne-René, ex corsaro e ora ricco membro della locale Camera di commercio, di recente nobilitato da Luigi XIV. 1714-1716 Studia presso il collegio parigino di La Marche, frequentato sessant’anni prima da Nicolas Malebranche (1638-1715). 1717 Trascorre un periodo in Olanda. Si dedica a studi di musica e di matematica ... continua a leggere

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Un dibattito a tre voci. Storia: arte o scienza?
di , numero 28, gennaio/marzo 2012, Didactica

L’Ottocento fu l’epoca d’oro della storia e l’età della maturità della storiografia; da alcuni, con maggiore enfasi, fu addirittura celebrato come “il secolo della storia”. In precedenza una prodigiosa “rinascita” di studi e d’interesse per la disciplina si registra nel Cinquecento, che va quindi collocato su un ideale podio. Dopo reiterati tentativi di aggiramenti, puntualmente respinti e coronati da fragorosi insuccessi, alla storia vengono finalmente aperti i cancelli dell’Accademia; insediandosi in pianta stabile nelle Università, diventa materia d’insegnamento nei curricula e nei percorsi di formazione dei giovani delle classi dirigenti. Da Gottinga, negli anni ‘70 del secolo dei lumi, per poi passare il testimone dell’iniziativa a Berlino nella prima parte dell’Ottocento, prende avvio e si sviluppa il moto riformatore delle Università, s’introduce il metodo del seminario e, colà, si rinnovano la storiografia e i suoi metodi ad opera della benemerita “scuola storica tedesca” ... continua a leggere

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Donne ed eroine nella rappresentazione epica ed arcaica
di , numero 29, aprile/giugno 2012, Didactica

Non possediamo documenti “storici” che testimonino direttamente la condizione della donna nell’epoca arcaica. Tutto quello che conosciamo di questo periodo che va dall’VIII secolo a.C. fino agli inizi del V ci giunge dalle rappresentazioni vascolari e dalla letteratura. Le prime, specialmente per i periodi più antichi, coincidono con le pitture che troviamo sugli enormi vasi ritrovati nelle necropoli ateniesi del Ceramikon e del Dypilon. In esse ricorrono spesso scene funerarie in cui le donne accompagnano con il loro pianto rituale il defunto. Al di là di queste scene, e delle eroine o dee della mitologia che riecheggiano le storie comunque note dalla tradizione epica e lirica, le uniche altre presenze femminili che campeggeranno soprattutto a partire dal VI secolo nelle rappresentazioni vascolari simposiastiche, sono etere e comunque ancelle o donne di condizione servile. Fondamentale è dunque la ricostruzione del ruolo femminile che possiamo ricomporre grazie alla tradizione epica. Nei poemi epici, e nell’Iliade in particolare, gli eroi-guerrieri, signori di popoli (wanakes), sono animati nelle loro azioni da un’unica forza: la ricerca dell’onore (timé) per il riconoscimento “sociale” della loro areté, il valore individuale. Si tratta di una tipica “società di vergogna”, come ci ricorda E.R. Dodds, in cui i valori e le prospettive che formano l’immagine che il guerriero ... continua a leggere

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Tra Leopardi e Dante, due lezioni
di , numero 31, ottobre/dicembre 2012, Didactica

La noia è un gran brutto affare per un professore. “Mi riprometto di cambiare ogni anno percorso, programma ecc.ecc.” Buoni propositi, certo. Ma la lotta per la sopravvivenza si impone sovrana non solo ad Acitrezza e la ‘creatività tecnologica’ dei file accumulati servirà senz’altro a qualcosa nella rincorsa affannosa di spiegazioni, verifiche e programmi. Poi accadono incontri che ti ridestano il gusto, quel pizzicore di ricerca mai sopita, che ti fa spalancare gli occhi sui testi degli autori e i volti imploranti dei tuoi ragazzi. Un professore universitario di storia dell’agricoltura lo scorso anno si è accorto che gli studenti copiavano. Bella scoperta! Capita anche a te nell’alto dei cieli accademici. Ha deciso allora di cambiare metodo. Ha preso la raffigurazione del quadro del Buon governo di Ambrogio Lorenzetti e glielo ha piazzato sotto gli occhi. “Che cosa vedete?” Dopo dieci minuti di inevitabile imbarazzo (del tipo, il prof. è impazzito e non ha voglia di spiegare), i più eruditi copioni hanno avanzato prestigiose ipotesi critiche e da lui sono stati immediatamente zittiti. “Non cosa vi hanno detto di vedere! Che cosa vedete voi!?”All’improvviso, ridestati da un lungo torpore, le giovani promesse agrarie si sono sbizzarrite e hanno visto tutto, anche quello che il professore non era riuscito a scorgere. All’esame non hanno copiato. Incredibile dictu. Vuoi vedere che funziona? Sono entrata nell’attuale III B d... continua a leggere

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Master di comunicazione storica 2013. Presentazione terza edizione, bilancio e prospettive future
di , numero 34, settembre/dicembre2013, Didactica

È uscito il bando della terza edizione del Master di comunicazione storica dell’università di Bologna che scadrà il 20 settembre 2013. La concezione dei master universitari è quella di offrire competenze e attività che non sono presenti nei corsi di laurea, ma soprattutto la funzione dei master è quella di professionalizzare i suoi partecipanti, favorendone l’immissione nel mondo del lavoro. Nel 2009, quando è stata avviata la prima edizione, sono stati interpellati dirigenti di alcune tra le più grandi aziende dell’industria culturale: network televisivi, case editrici, case di produzione cinematografiche e documentarie, fondazioni, musei pubblici e privati. La domanda che è stata loro rivolta era: quali competenze dovrebbe possedere una persona che viene assunta da voi? Che tipo di personale vi serve? Tutti concordavano su una preferibile formazione umanistica, ma richiedevano un quadro di competenze informatiche, organizzative e pratiche che un neolaureato non possiede. Da qui è nata l’idea di abbinare il percorso di studi umanistici con l’informatica e con gli elementi di gestione delle imprese culturali. Il master rilascia il titolo di Esperto in Comunicazione storica, ma nella pratica formiamo una figura di umanista digitale le cui attività sono rivolte alla public history. Nei nostri corsi l’attività teorica è ancorata all’attività pratica con numerose ore di laboratorio, poiché è preminente sviluppare abili... continua a leggere

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Un tesoro verde: l’autobiografia di Vico
di , numero 34, settembre/dicembre2013, Didactica

Vico scrisse un’autobiografia (Vita di Giovanbattista Vico scritta da se medesimo) fra il 1725 e il 1728. Molte delle notizie riguardanti la sua vita sono tratte da questo libretto, improntato – variatis variandis – su un modello letterario inaugurato, si sa, da Sant’Agostino. Fin qui tutto bene. Ma chi è Gian Battista Vico? Non me ne voglia la Fondazione a lui intitolata che annovera tra gli obiettivi precipui quello della divulgazione del pensiero filosofico dello storico napoletano, ma per i miei ospiti mattutini delle aule liceali “il signor Gian Battista Vico che nacque in Napoli l’anno 1670” è un illustre sconosciuto. Che sia il nome di una via? In effetti, anche scandagliando a fondo i testi riformati, di lui rimangono tracce appena visibili: un brano incomprensibile tratto dai Principi della Scienza Nuova, un commento inutilmente snello che invita il docente con l’ansia di finire il programma ad un triplo salto mortale verso gli autori che contano. I quali, a dire il vero, da Hegel, a Comte, a Foscolo, a Manzoni e a Leopardi, gran parte delle loro riflessioni le devono a lui. Afoso pomeriggio estivo. Piace sempre rovistare tra le occasioni; emergono come d’incanto tre libricini verdi per le Edizioni Paoline nella collana intitolata “Maestri”. L’incipit conta. Altroché se conta. Tanto da farti decidere di acquistare un vecchio libro che costa solo due euro. “Imperciocchè, fanciullo egli fu spiritosissimo, e... continua a leggere

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L’insegnamento come processo di ricerca morale. Intorno e attraverso Reasons for Learning di J. G. Nicholls e T.A. Thorkildsen
di , numero 34, settembre/dicembre2013, Didactica

Le persone, a differenza delle macchine, non possono essere assemblate da altri. Hanno certamente il diritto di ricevere stimoli e aiuti, ma in definitiva non possono esimersi dal partecipare al loro processo educativo, in accordo a una nuova visione di paideia, secondo cui la conoscenza si rigenera nella mente degli allievi. In anni in cui è maggiormente vivo il rischio che la scuola assomigli sempre più ad un Mc Donald, gli insegnanti a operai di una catena di montaggio e gli alunni a panini pre-confezionati, può tornare di attualità il lavoro di John G. Nicholls e Theresa A. Thorkildsen, Reasons for Learning, opera che, già nel lontano 1995, metteva in guardia dai pericoli del totalitarismo culturale. Il testo dei due studiosi americani si inserisce nel lungo e fecondo dibattito intercorso tra pedagogia tradizionale e pedagogia progressista riguardante le tecniche d’insegnamento. La prima si concentra sulla chiarezza espositiva, sull’apprendimento a tappe e sulla ripetizione sistematica di prove e verifiche, reputando indispensabile il momento valutativo per attestare l’effettivo grado di preparazione; l’attenzione è centrata sul compito (task leadership), grazie al quale viene favorito il controllo del rendimento. Al contrario, la teoria pedagogica progressista focalizza il proprio interesse sulla componente socio-emotiva dell’alunno (socioemotional leadership), stimolando toto corde la sua voglia di apprendere e la sua curi... continua a leggere

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Il mondo Disney si rinnova. L’ideale femminile e quello del “vero amore”
di , numero 37, settembre/dicembre 2014, Didactica

Biancaneve e i Sette Nani, Cenerentola, La Bella addormentata nel bosco sono i film più conosciuti a livello mondiale da bambini e adulti. I cartoni della Disney, infatti, fin dalle prime generazioni, hanno coinvolto sia grandi che piccoli, facendoli entrare in un mondo fiabesco, che però, nel corso degli anni, è molto cambiato. Infatti, come la società e gli stereotipi al suo interno si sono trasformati, anche il mondo Disney ha seguito tale mutazione, rappresentando la realtà da un punto di vista non più solo fiabesco, bensì reale. Ciò che in particolare emerge e rispecchia il cambiamento della società nelle nuove animazioni è la condizione sociale e psicologica della donna. Dal ’900 ad oggi la Disney ha prodotto un vasto repertorio di film, mettendo appunto in evidenza la posizione della donna che, al contrario di diversi anni fa, non è più influenzata dalle scelte dall’uomo, ma agisce e pensa in maniera autonoma. Può ad esempio essere presa in considerazione la giovane Rapunzel che, nel film d'animazione Rapunzel (2010), si pone in netto contrasto con la Raperonzolo del film a disegni animati che ha come protagonista la famosa Barbie. Infatti, Rapunzel, al contrario di Raperonzolo, agisce per ottenere la propria libertà. E’ pertanto una donna che si ribella alla sua condizione di prigioniera, ma ciò che soprattutto è stato modificato in ... continua a leggere

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La reinterpretazione del Mito nel ‘900
di , numero 42, luglio/dicembre 2016, Didactica

La reinterpretazione del Mito nel ‘900

Nel contesto così complesso e tragico del Novecento europeo, la letteratura e le arti si sono profondamente rinnovate in ogni loro aspetto e l’umanità ha maturato una diversa visione del mondo. Il Novecento è d’altronde il secolo che più è vicino alla nostra modernità, e mi è parso interessante notare come, in quest’epoca di sofferto rinnovamento, questo spirito di innovazione creativa non si sia basato esclusivamente sulla pura inventiva, ma anche sulla reinterpretazione di un modello che ha accompagnato la creazione artistica dai tempi più remoti dell’umanità: la riflessione mitica. L’imitazione o emulazione della classicità che, in maniera più o meno evidente, aveva sino ad ora accompagnato la stesura di opere che si rifacevano al passato mitologico della cultura europea, ha ceduto il posto a una rilettura più esistenziale, polemica, che deriva soprattutto da un nuovo approccio di natura antropologica al Mito. Su questo si basa il mio percorso: su tre diverse riflessioni mitiche a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, tra l’Austria imperiale di Gustav Klimt e l’Italia del secondo dopoguerra di... continua a leggere

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Il ruolo della lingua
di , numero 42, luglio/dicembre 2016, Didactica

Il ruolo della lingua

La lingua è uno strumento di comunicazione fondamentale per l’uomo, che non solo lo rende unico rispetto ad ogni altro essere vivente, ma che viene anche utilizzato in ogni ambito della vita quotidiana. Antica ma al tempo stesso moderna, la lingua conserva espressioni, vocabolario e grammatica della tradizione passata, ma è sempre disposta a cambiare e a rinnovarsi per soddisfare nuove esigenze. La mia analisi linguistica esplora la creazione ‘Neolingua’ in 1984 che George Orwell utilizza come strumento di controllo del pensiero nella società totalitaria qui descritta, e l’importanza del linguaggio e della comunicazione nei campi di concentramento (attraverso l’esperienza concentrazionaria di Primo Levi) unitamente al problema della convenzionalità del linguaggio nell’opera La trahison des images (René Magritte, 1928). Nell’appendice finale del romanzo di George Orwell ritroviamo uno studio approfondito sul ruolo della Neolingua, che nel corso della storia viene solamente accennato. Before we concentrate on the role of Newspeak in the book “1984”, I would like to introduc... continua a leggere

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