Bibliomanie

Il mondo Disney si rinnova. L’ideale femminile e quello del “vero amore”
di , numero 37, settembre/dicembre 2014, Didactica

L’evoluzione della condizione femminile vista attraverso i film della Disney

Biancaneve e i Sette Nani, Cenerentola, La Bella addormentata nel bosco sono i film più conosciuti a livello mondiale da bambini e adulti. I cartoni della Disney, infatti, fin dalle prime generazioni, hanno coinvolto sia grandi che piccoli, facendoli entrare in un mondo fiabesco, che però, nel corso degli anni, è molto cambiato. Infatti, come la società e gli stereotipi al suo interno si sono trasformati, anche il mondo Disney ha seguito tale mutazione, rappresentando la realtà da un punto di vista non più solo fiabesco, bensì reale.
Ciò che in particolare emerge e rispecchia il cambiamento della società nelle nuove animazioni è la condizione sociale e psicologica della donna. Dal ’900 ad oggi la Disney ha prodotto un vasto repertorio di film, mettendo appunto in evidenza la posizione della donna che, al contrario di diversi anni fa, non è più influenzata dalle scelte dall’uomo, ma agisce e pensa in maniera autonoma. Può ad esempio essere presa in considerazione la giovane Rapunzel che, nel film d’animazione Rapunzel (2010), si pone in netto contrasto con la Raperonzolo del film a disegni animati che ha come protagonista la famosa Barbie. Infatti, Rapunzel, al contrario di Raperonzolo, agisce per ottenere la propria libertà. E’ pertanto una donna che si ribella alla sua condizione di prigioniera, ma ciò che soprattutto è stato modificato in maniera evidente nel film riguarda la posizione e il compito dell’uomo, visto che possiamo affermare che non è più lui a salvare la donna da una vita da serva, anzi, viene salvato dall’eroina attraverso l’amore.
La donna, quindi, ha cambiato nel corso degli anni il proprio modo di vivere, e perciò non è più debole e sottomessa all’uomo, ma reagisce e riflette sulle proprie azioni.

La donna disneyana nel ‘900
I primi film d’animazione Disney rappresentano la donna come una fanciulla smarrita e impaurita, alla ricerca di un uomo perfetto chiamato “principe azzurro”. La figura del principe è sempre stata rappresentata attraverso l’immagine di un uomo forte e coraggioso, buono e gentile, ma che soprattutto raffigura l’unica salvezza per la donna. In Biancaneve e i Sette Nani, uno dei primi capolavori della Disney Pictures, ci sono presentati due modelli di donne: la fanciulla impaurita da salvare e la matrigna cattiva, raffigurata come una strega. La strega cattiva, del resto, è sempre stata un topos, sia nella letteratura, sia nei cartoni animati. Questo topos ha permesso alla Disney di realizzare animazioni che rendessero più accattivante ogni storia: ne sono un esempio Cenerentola e La Bella addormentata nel bosco. Cenerentola, Aurora e Biancaneve, sono dunque il simbolo dell’innocenza femminile: costrette a lavorare o ad essere schiave delle invidie altrui, cercano di ritrovare la propria libertà, ma essa verrà ridata loro soltanto grazie all’arrivo del principe. La donna pertanto non ha alcuna scelta, se non quella di subire e di attendere l’arrivo di un uomo.

I sogni son desideri

«I sogni son desideri, di felicità», si cantava in Cenerentola: in effetti, fin dal ‘900, il pubblico femminile ha sempre amato viaggiare con la fantasia e immaginare il tanto atteso principe azzurro. Il film più conosciuto, e di per sé esemplare, è appunto Cenerentola (1950). La protagonista è una giovane donna costretta a lavorare nel palazzo della matrigna, e vive assieme a due sorellastre, Genoveffa e Anastasia. La giovane non agisce mai, ma subisce in silenzio e viene aiutata dai suoi amici topini e uccellini, tanto che, nel corso dell’intero film vi è soltanto una scena di ribellione nei confronti della sua condizione sociale. Tale atto di rivolta – ovvero la partecipazione al ballo che le era stato interdetto dalla matrigna, perché Cenerentola era priva di un abbigliamento consono – avviene grazie all’intervento della Fata Madrina, raffigurata da una donna matura, dotata di poteri magici, che aiuta la giovane a prepararsi per il tanto atteso ballo nel palazzo reale, dove, la notte stessa, conoscerà il suo principe azzurro. Sarà soltanto quest’ultimo a salvare dalle grinfie della matrigna Cenerentola che, grazie all’escamotage tradizionale nella commedia classica dell’agnizione tramite un oggetto caratteristico (la scarpetta di cristallo), riesce a farsi riconoscere dall’amato.
Nella storia sono dunque centrali il tema dell’amore e quello della libertà, ma ciò che soprattutto viene esaltato nella conclusione del film è il cambiamento di posizione sociale e psicologica della protagonista: da semplice serva a regina.
«I sogni son desideri, di felicità» è così una sorta di promessa per tutte le spettatrici. Come Cenerentola sognava di vivere in un castello assieme ad un principe, ogni donna può realizzare i propri sogni e, specialmente, può sognare.
Attenzione, però: alcuni sogni sono come la morte, come suggerisce un’altra fiaba disneyana.

Il bacio del vero amore

La Bella addormentata nel Bosco (1959) è uno dei film disneyani che, negli ultimi anni, è stato più rivalutato e al tempo stesso criticato dal punto di vista del contenuto. Nel 2014, infatti, la stessa Disney ha prodotto una nuova versione – più “moderna” – della fiaba della Bella addormentata, esaltando – come vedremo – la figura della strega e rivalutandone il ruolo.
La storia è nota: Aurora è una principessa vittima di un incantesimo mortale che, all’età di sedici o diciotto anni (a seconda della versione: è chiaro che si allude alla pubertà), la farà cadere in un sonno profondo, dal quale è impossibile risvegliarsi, se non grazie al “bacio del vero amore”.
Nella prima parte del ‘900 non ci furono dubbi su cosa fosse il ” bacio del vero amore”, come suggerisce già nel 1939 il celebre lungometraggio di Disney Biancaneve e i Sette Nani : come lei, infatti, ogni donna mirava a trovare il suo “principe azzurro”, che avrebbe riconosciuto appunto attraverso un «bacio d’amore».
Le fiabe della Bella addormentata e di Biancaneve hanno in effetti molti elementi in comune: entrambe le fanciulle sono vittime delle ingiustizie della strega cattiva e subiscono un malefico incantesimo che produce morte apparente, per Aurora tramite la puntura di un fuso, per Biancaneve grazie alla famosa mela avvelenata. Ancora una volta, a salvare le due fanciulle, totalmente passive rispetto al loro destino, è il principe.
La donna quindi, in una concezione perdurante per buona parte del ‘900, appare passiva, poiché non agisce e non si ribella: rappresenta piuttosto uno strumento per mettere alla prova e valorizzare il coraggio maschile.
Ma il mondo Disney, sostiene ancora tale idea?

Rapunzel, sciogli i tuoi capelli!

Nel 2010 la Disney ha proiettato nelle sale cinematografiche di ogni parte del mondo il film d’animazione Rapunzel. L’intreccio della torre. Sebbene inizialmente il film abbia riscosso poco successo, nel 2011 è diventato per incassi il terzo classico d’animazione dei Walt Disney Animation Studios, superando perfino Aladin.
Rapunzel, ispirato alla fiaba di Raperonzolo, rappresenta la nuova generazione femminile, capace sia di agire, sia di riflettere sulle proprie azioni. È presente ancora una volta il topos della matrigna-strega cattiva che, per interesse proprio, tenta di imprigionare con ogni mezzo all’interno di una torre la giovane. All’età di diciotto anni, però, Rapunzel, grazie all’arrivo inaspettato di un uomo ricercato dalla legge, fugge dalla torre per visitare la città, trasparente emblema della possibilità di fare incontri ed esperienze e di essere liberi.
Rapunzel è uno dei film più innovativi della Disney per vari aspetti. Innanzitutto, la Disney ha adattato il principe azzurro della tradizione alla realtà contemporanea, mettendo al tempo stesso in evidenza il cambiamento psicologico femminile per quanto riguarda la scelta dell’uomo. Attualmente, infatti, la persona ideale che ogni donna sogna nella sua vita non è più il ragazzo perfetto e coraggioso (il “principe azzurro”, che compariva anche nell’originale della fiaba dei fratelli Grimm), bensì il ribelle. Flynn Rider è appunto colui che, nonostante si sacrifichi per amore di Rapunzel, alla fine sarà salvato proprio dalla dolcezza della donna. Tale aspetto, nel mondo dei cartoni animati, è uno dei più grandi cambiamenti che la Disney ha attuato per rappresentare l’evoluzione della figura maschile, che non viene più raffigurata in maniera idealizzata, ma assume un carattere proprio. Il “principe” del 2000, pertanto, non è più “azzurro”, ma ha una personalità.

Raperonzolo oggi

D’altra parte, il film Rapunzel ci dice anche qualcos’altro: che una lunga chioma dorata o dei bellissimi occhi verdi non bastano per realizzare i sogni della fanciulla, che simbolicamente, alla fine del film, porta capelli corti e scuri, e ottiene dall’amato un espresso riconoscimento proprio per questo.
Rapunzel, in effetti, al contrario di Raperonzolo, fantastica e sfida la matrigna, ma soprattutto affronta la realtà che la circonda e le situazioni che le si presentano. Così, Rapunzel, appena fuggita dalla torre, inizia ad avere una serie di ripensamenti sulla sua vita precedente, e allo stesso tempo è incuriosita da tutto ciò che le circonda. La giovane donna ha insomma fatto una scelta e, nonostante i tentativi di ostacolarla da parte della matrigna, porta a termine la sua missione, scoprendo addirittura di essere una principessa. La fanciulla, quindi, ha tutto il coraggio necessario per raggiungere un obiettivo e realizzare il suo sogno: non teme affatto la realtà, ma la sfida.
L’ innovativa Raperonzolo del 2010, insomma, può essere paragonata a migliaia di ragazze che come lei, ogni giorno, sfidano la realtà contemporanea, si mettono in gioco, cercano di cambiare il proprio destino, decidono del proprio futuro e modificano la propria posizione all’interno della società.
Il cambiamento, però, può anche comportare delle ombre.

Il freddo è parte di me

Come si può immaginare un’estate senza sole? Come può essere un’intera città piena di neve in pieno agosto? Il miglior film d’animazione degli ultimi anni, tanto che ha vinto due oscar nel 2014, è Frozen. Il regno di ghiaccio. Questo capolavoro Disney, liberamente tratto dal racconto La regina delle nevi, ha avuto successo in tutto il mondo, diventando uno dei film d’animazione più venduti e più visti sia da adulti, che da bambini.
Ma Frozen è soprattutto uno dei primi film del nostro secolo in cui il tema principale non è l’amore, ma piuttosto la libertà, intesa sia dal punto di vista del modo di vivere, sia da quello dell’espressione. La storia narra di due sorelle che, fin da piccole, sono sempre state legate da un affetto profondo. Elsa, la maggiore, è in realtà la “strega del ghiaccio” della tradizione popolare, ma nella versione disneyana non vorrebbe far del male, tanto che, per tutta la sua infanzia, fino al compimento dei diciotto anni, ha nascosto i propri poteri per proteggere i suoi sudditi. Anna, invece, è una ragazza curiosa e amante dell’avventura, cui sono stati tenuti segreti i poteri della sorella, al punto di allontanarla per prudenza da Elsa, con grande sofferenza di entrambe per la separazione.
Ma il giorno dell’incoronazione di Elsa quest’ultima finisce col dimostrare a tutti i suoi terribili poteri ed è costretta a fuggire. Solo alla conclusione, secondo la logica dell’happy end, Elsa comprende che l’unico modo per vivere senza sofferenze non è nascondersi agli altri, isolarsi in difesa, ma al contrario rivelare la propria vera identità, accettare anche “il freddo che è parte di sé”, utilizzando le proprie qualità, per quanto inquietanti possano essere, per il bene comune. In questa nuova prospettiva viene così inquadrato il tema della libertà di azione e della responsabilità individuale.

Il “vero amore”

Quando Elsa fugge dalla sua comunità, Anna corre a cercarla nella tempesta di neve, affrontando mille pericoli. Un tema dominante nel film è dunque l’affetto che le due sorelle provano reciprocamente e che supera ogni ostacolo e ogni altro amore, tanto che Anna arriva a rinunciare alla sua vita per salvare quella della sorella, nonostante ne sia sempre stata allontanata.
Nella Spannung della vicenda, quindi, Anna pare ormai condannata a diventare una statua di ghiaccio. Sua unica salvezza è forse una profezia: «Solo un gesto di vero amore scioglierà un cuore di ghiaccio».
È chiaro che la sceneggiatura qui gioca sul sistema di aspettative che la tradizione ha instaurato – come abbiamo visto – sull’idea di “vero amore”. Gli spettatori, dunque, si attendono l’intervento di un “principe” (e ce ne sono ben due a disposizione!) per salvare – col suo “vero amore” – la fanciulla. Al contrario, in Frozen, il vero amore è rappresentato da un gesto di coraggio o affetto da parte di una delle sorelle nei confronti dell’altra: quello di Anna che si sacrifica per Elsa, quello di Elsa che piange la morte della sorella. Il “vero amore”, così, si configura non tanto come quello che si riceve (come nel caso delle principesse “passive” della tradizione novecentesca), quanto come quello che si prova, e che rende Anna protagonista “attiva” della sua storia.
La “morale” del film riguarda in conclusione la “libertà” delle due ragazze: libere di agire per il bene degli altri, libere di scegliere cos’è meglio per loro, libere di decidere come orientare la propria vita.
Un problema resta tuttavia ancora aperto: quale è la vera natura delle streghe?

Malefica: un nome, un’ingrata leggenda

Fin dal Medioevo, il mondo delle streghe è stato condannato e disprezzato. La strega, infatti, è sempre stata rappresentata con caratteristiche malefiche e crudeli, che la ricollegavano direttamente al Diavolo e che al tempo stesso connotavano negativamente il sapere e l’iniziativa femminili.
Ancora nel ’900, l’influenza di questo topos ha fatto sì che le animazioni Disney raffigurassero la strega cattiva come antagonista dei “buoni” e, di conseguenza, come distruttrice della pace. Recentemente, tuttavia, è stata compiuta una rivisitazione di tale personaggio, evidenziandone la trasformazione psicologica e le sue motivazioni.
Dopo la Bella addormentata nel bosco, la Disney Pictures ha infatti realizzato un film d’animazione che contrasta l’antica leggenda sulle streghe: Maleficent. Oltre a realizzare uno dei più grandi capolavori Disney dal punto di vista del contenuto, la Disney stessa ci presenta qui un’immagine totalmente differente di donna, certo più vicina alla nostra epoca. Malefica, la protagonista del film, si contrappone infatti alla strega cattiva del film La Bella addormentata, pur essendo la medesima persona. La Malefica dell’animazione del 1959 ha interamente i caratteri topici della strega cattiva, senza alcun cambiamento psicologico dall’inizio alla fine. Come in ogni film sulle streghe, quest’ultima muore e così la pace ritorna nel paese. Nel film del 2014, invece, ciò che viene messo in luce è il continuo mutamento psicologico e affettivo della donna nei confronti di Aurora. In tal modo, non è più la Bella addormentata ad essere la protagonista, ma piuttosto la maga, che risulta essere una donna del tutto innovativa. Secondo questa nuova versione della fiaba, da giovane Malefica era la protettrice della Brughiera, un bosco incantato dove vivevano tutti gli esseri dotati di poteri magici. Come spesso purtroppo avviene nella realtà, però, a seguito di un imbroglio da parte di un uomo, Malefica cambia il proprio modo di essere, diventando dura e rancorosa. Per vendicarsi, dunque, lancia un incantesimo contro alla piccola Aurora, figlia del traditore. Tuttavia, la strega appare sempre premurosa e attenta a vegliare sulle azioni della giovane, finendo col diventarne una sorta di invisibile angelo custode (“Sei la mia fata madrina?”, le chiede, con involontario umorismo, Aurora).
Ciò premesso, è possibile che il film finisca con la morte di Malefica? No di certo: in questa versione, colui che morirà sarà piuttosto il traditore.

Ancora il bacio del vero amore

Con grande sorpresa degli spettatori, quindi, la strega si dimostra buona, e viene rivisitato ancora una volta – dopo Frozen – il topos del “vero amore”, che in Maleficent non è un “gesto”, ma proprio un “bacio”. Aurora, infatti, non viene risvegliata dal bacio del solito principe, bensì da quello di Malefica, che si è presa da sempre cura di lei.
Anche in questo film, dunque, il tema dell’amore è trattato in modo originale: l’amore vero non è necessariamente quello che si riceve da un uomo, ma può essere anche l’affetto tra coloro che si vogliono bene.

Uomini vs donne

Se quindi in Rapunzel la donna non può ancora rinunciare del tutto all’aiuto dell’uomo, Malefica ed Anna sono del tutto autonome, mentre viene costantemente messa in discussione e spesso degradata la figura maschile.
In Frozen, infatti, il “principe di sangue reale” si rivela un volgare arrampicatore sociale, pronto a ogni meschinità e delitto per ottenere il potere, mentre in Maleficent l’uomo è rappresentato come vile e truffatore, incapace di amare persino sua figlia.
Questo tipo d’uomo si oppone però al giovane innamorato di Anna in Frozen, che è un poveraccio e non un principe, ma il cui affetto è sincero e disinteressato. Così anche il “bandito” Flynn, in Rapunzel, decide di cambiare la sua vita per amore, pur mantenendo alcune sue vecchie abitudini.
Attraverso questi tre fortunati film, la Disney presenta in conclusione tre categorie di donne: la donna coraggiosa, la donna che sa amare e la donna volitiva. Tali caratteristiche rappresentano pienamente l’ideale femminile del nostro tempo: una donna forte, piena di vita, amante dell’avventura e simbolo dell’amore. Se fino al ‘900 il sesso femminile è stato considerato “debole”, nel XXI secolo è netto il cambiamento che ha portato le donne a cavarsela da sole. Tuttavia, la Disney evita di raffigurare la società in maniera stereotipata, pur impegnandosi ad una maggiore adesione del mondo della fantasia alla realtà che ci circonda.
Quali altre trasformazioni del ruolo della donna potremo allora aspettarci nella realtà dei prossimi anni e, beninteso, nelle sue trasfigurazioni ideate dalla Disney?