Bibliomanie

Magda Indiveri

Magda Indiveri

Magda Indiveri insegna italiano e latino al liceo Galvani di Bologna. Ha tenuto per alcuni anni la docenza a contratto di Composizione testi in italiano al Corso di laurea di Scienze della Comunicazione UNIBO. È stata supervisore nei corsi SSIS per la formazione docenti. I suoi ambiti di studio sono rivolti al Novecento e alla traduzione. Ha pubblicato saggi su Svevo, Kafka, Ceronetti, Cristina Campo, Gramsci traduttore, Virginia Woolf di cui ha anche curato la traduzione di tre opere. È nel Direttivo dell’Associazione degli Italianisti, sezione didattica.

Questione di stanze. Virginia Woolf e il suo saggio su donne e romanzo
di , numero 49, giugno 2020, Note e Riflessioni

Questione di stanze. Virginia Woolf e il suo saggio su donne e romanzo

Il testo che conosciamo come A room of one’s own fu pubblicato per la prima volta il 24 ottobre 1929 dalla Hogarth Press di Londra, la casa editrice fondata e diretta da Virginia con il marito Leonard Woolf, e contemporaneamente da Harcourt Brace & Co. negli Stati Uniti. La ricezione e la vendita del libro furono entusiastiche: diecimila copie in quattro mesi. Il testo incorpora, con sostanziali revisioni, un saggio che uscì nel marzo 1929 sulla rivista americana Forum intitolato “Donne e Romanzo”. Il manoscritto di questo saggio, diviso in due parti e comprendente cinque capitoli, fu ritrovato successivamente a Cambridge dal Prof. Rosembaum e pubblicato nel 1992, mentre la versione dattilografata è conservata a Monk’s House. Non è stato ritr... continua a leggere

torna su

Apuleio, Le metamorfosi. Saggio introduttivo, nuova traduzione e note di Monica Longobardi
di , numero 48, dicembre 2019, Traduzioni, inediti e rari

Apuleio, <em>Le metamorfosi</em>. Saggio introduttivo, nuova traduzione e note di Monica Longobardi

Ci sono buoni segnali per affermare che l’asinità sia una qualità della vita. Una dote rara e preziosa, la capacità di travalicare, di connettere, di trasformare con la leggerezza di un salto: forse lo stesso balzo di Guido Cavalcanti portato ad esempio nella prima lezione calviniana. Un “hop” che prima innalza e ti fa vedere a volo d’uccello, poi atterra e rivela le cose a muso basso, e insomma, come Machiavelli ci indica all’inizio del Principe «a conoscere bene la natura de’ populi, bisogna essere principe, et, a conoscere bene quella de’ principi, conviene essere populare». Infine, l’asinità pare comporsi di una sorta di potenza alchimistica che trasforma il ferro in oro, o meglio il legno in carne, come successe a... continua a leggere

tag: , ,

torna su

Sulla Giornata nazionale della Letteratura
di , numero 44, luglio/dicembre 2017, Note e Riflessioni

Ma è proprio necessaria, una “Giornata Nazionale della Letteratura”? Non sono diventate esorbitanti, quindi invisibili, le “giornate” dedicate a qualcosa di importante? Non stanno trasformandosi in stanchi post-it scritti con pennarelli esauriti? “Ricordati di ricordare”: ma cosa dovevo poi ricordare? Il catalogo, sappiamo bene, genera indifferenza se non è imbandito da un grande autore, ma di Omero o di Gadda ne incontriamo sempre meno. Allora osiamo il calviniano antidoto dell’esattezza e proviamo ad analizzare la formula parola per parola. Giornata – giorno pieno e lungo, “giorno chiaro e sereno” diceva Leopardi, tutto teso a uno scopo, dentro al lungo anno, una festa, segno rosso sul calendario. È di noi umani la consuetudine di segnare giorni speciali, di darci dei segnalibri, dei sigilli, perché nell’indistinto del tempo non riusciamo altrimenti a fermarci a riflettere e a valorizzare. Nazionale è un agg... continua a leggere

tag:

torna su

Livia Chandra Candiani, Bevendo il tè con i morti
di , numero 43, gennaio/giugno 2017, Letture e Recensioni

Livia Chandra Candiani, <em>Bevendo il tè con i morti</em>

Se la parola poetica condivide con la magia il potere del fare, la poietica, i versi di Livia Chandra Candiani sono qui a dimostrarlo. I morti che mai vediamo e che affidiamo normalmente all’invisibilità, al non luogo, all’inscritto (bara, cimitero, urna), nei versi di questa raccolta riedita da poco stanno sugli alberi, hanno la gonna rossa, siedono sui fili della luce, hanno risme di fogli. I morti che vivono. Basta questa affermazione e li vediamo, come inserti, tra le cose del mondo. Ma non è più il tempo dell’epifania, del miracolo. I morti non appaiono, stanno semplicemente, fanno azioni, rassettano la terra, hanno paura di vivere ma vivono. La noncuranza è la loro caratteristica, come se i loro occhi fossero rivolti all’interno. Come oggetti ... continua a leggere

torna su

Europa aveva paura
di , numero 41, gennaio/giugno 2016, Letture e Recensioni

Europa aveva paura. Sembravano passati secoli, da quando spensierata giocava sulla riva del mare. E davvero era senza pensieri, allora, dolce ridente, a intrecciare corone di rose e di viole con le compagne, a raccontare e ascoltare, a fissare quella distesa d’acqua salata che di sera si faceva colore del vino; e c’erano solo storie, allora, niente filosofia. Quel mare la proteggeva, era come il bordo di un vestito, la cimosa di un tappeto. Altre cugine, la solenne Asia ad esempio, vantavano antichità ed esperienza. Lei si sentiva piccola e giovane sempre, leggera che quasi il vento la portava in volo, piena di colori e di umori. “Europa!” - la chiamavano a sera dalla reggia. Perché lei sarebbe stata regina. Ma le interessavano infinitamente di più i battelli che portavano porpora, l’eco fragoroso di armi lontane, i canti. Non voleva mai ritirarsi nelle sue stanze, in quegli anni felici. Aspettava la notte per incontrare sua sor... continua a leggere

torna su

Raccontare la scuola. Testi, autori, forme del secondo Novecento di Cinzia Ruozzi
di , numero 39, maggio/agosto 2015, Letture e Recensioni

Presentazione del libro presso il dipartimento di Italianistica di Unibo, il 26 maggio 2015. Sono intervenuti Mirella D’Ascenzo (Storia della scuola), Carlo Varotti (Letteratura italiana, Università di Parma), Giulio Iacoli (Letterature comparate, Università di Parma ), Magda Indiveri (liceo L. Galvani, Bologna) di cui si riporta la relazione. “Sono entrata per la prima volta in una scuola a cinque anni e non ne sono ancora uscita….” Non sto parlando di me, sto citando il libro di Miriam Coen Lettera di una professoressa. Parlo da insegnante, una che è fuori ma anche dentro queste storie abilmente cucite insieme da Cinzia Ruozzi, e dunque, come dice Starnone, continuo a non uscire dalle foto scolastiche. Parlo parole di altri ma parlo di me (“de me fabula narratur”), come sempre facciamo insegnando. Un destino. Faccio passare me – il cammello – nella cruna dell’ago della disciplina. In questa occasione sono l’inse... continua a leggere

torna su

Moltitudine
di , numero 37, settembre/dicembre 2014, Letture e Recensioni

Ho fatto un sogno. Facile dire: un sogno. Visioni, immagini, ritratti svolazzavano nella camera del mio cervello. Era una figurina, un viso, un fantasma, come sulla superficie mossa di un secchio pieno d’acqua. Erano due, una che si sdoppiava, dondolando, e una rideva mentre l’altra aveva il muso. Erano tre, perché alle prime due si sovrapponeva una più prepotente, più vivida, che poi trascolorava. Era un brulicame come di formiche che giravano intorno al loro formicaio e in un istante non si riusciva più a distinguerle. Allora sentivo pure una voce che declamava un antico haiku: "L'apparenza di questi volti nella folla Petali su un umido, nero ramo". Roba giapponese? eppure mi pareva di ricordare che questi versi li aveva scritti Ezra Pound, nel 1913. La data mi apriva una visione di numeri pulsanti neri sulla parete bianca della memoria. L'ultima sigaretta di Zeno! immancabilmente un'ultima data che ne diventava molte altre.... continua a leggere

torna su

Choice – La scelta
di , numero 34, settembre/dicembre2013, Note e Riflessioni

«Se un uomo potesse mantenersi sempre sul culmine dell'attimo della scelta…» Colpisce come il filosofo Kierkegaard senta il bisogno di accumulare parole, come se prima del vocabolo “scelta” non possano che esserci gradini, salite, baleni. “Sul culmine dell’ attimo”: un bordo altissimo, un parapetto da cui lanciarsi in volo; margini di spazio e di tempo, prima di planare su quell’oltre che implica un non ritorno. Perché mai il filosofo pensa sia desiderabile mantenersi su quel culmine, fissare lo sguardo a quell’attimo prima che la scelta inevitabile possa ancora essere evitata? Se un uomo potesse… Forse per fermare il momento preciso come in un fotogramma, per cogliere il passaggio del pendolo. La scelta è aria rapida e radente: il tuffo di una Esterina di vent’anni che ride nel buttarsi in acqua. Euforia dell’aria tersa della scelta. Assaporarne la perfezione prima che si increspi: del rest... continua a leggere

torna su

I sogni inquieti di Franz Kafka. Intorno a La Metamorfosi
di , numero 32, gennaio/aprile 2013, Saggi e Studi

Non dai preziosi Diari, che sono lacunosi proprio alla fine del 1912, ma dalla corrispondenza con la fidanzata Félice abbiamo la cronaca precisa della stesura de La metamorfosi, Die Verwandlung, che occupò una ventina di giorni di scrittura travagliata, dal 17 novembre al 7 dicembre, e rappresentò il secondo racconto lungo e compiuto prodotto da Franz Kafka ventinovenne. Un raccontino, così lo definisce l’autore, che sbuca fuori in giornate vorticose per nervosismo, ansia, oppressione. Kafka ha conosciuto da pochissimo Félice, si è aperto tra loro un epistolario sentimentale, ma le lettere si susseguono, si rincorrono o latitano... continua a leggere

torna su

Suoni d’ombra nella scrittura di Gaetano Arcangeli
di , numero 29, aprile/giugno 2012, Note e Riflessioni

Ho conosciuto l’opera di Gaetano Arcangeli grazie a Giovanni Perich, suo allievo, che ha voluto donarmi le introvabili riedizioni Scheiwiller di metà anni novanta approntate dalla Fondazione guidata da Bianca Arcangeli. Con in mano gli Scheiwiller piccini e compatti dai colori pastello, il celeste, il beige, il verde chiaro, il giallo limone, la mia fantasia di avvicinamento a Gaetano Arcangeli è cominciata per attrazione inconscia non da una poesia, ma da un testo in prosa tratto dalla raccolta I passi notturni, scritta tra il 1941 e il 1945. (Arcangeli aveva già pubblicato nel ‘39 una miscellanea di prose e poesie, Dal vivere) Il racconto eponimo con cui si apre il libro è dedicato al fratello Francesco, il futuro critico d’arte, e mette in campo una dichiarazione solenne, importante: «La mia vita è stata, dall’infanzia fino alla prima giovinezza, sospesa a riconoscere il timbro di passi attesi, nella notte». Lo scrittore procede riev... continua a leggere

torna su

Marta Franceschini, La valigia di Agafia
di , , numero 15, ottobre/dicembre 2008, Letture e Recensioni

Una valigia grande, quella di Agafia, che stiva tutta la sua vita e quando si apre rovescia sul lettore i suoi segreti. Come un libro. Quando la apro la prima volta è piena di voci liquide, di meritato incanto, di sospensione estiva. Come una radio lontana, le voci trasmesse dall’acqua sono prima dimesse, poi chiare, gorgoglianti, poi improvvisamente si addensano come una nuvola scura, si coagulano in una notizia tragica, una prima morte. Le morti, assurde, spietate, punteggiano la vita di Agafia, noi ancora non lo sappiamo, siamo colpiti da questo contrasto, da questa morte nella vita, da questa ombra che ci pare presagio. Alla riapertura la valigia è sorprendentemente piena di foglie, spinose foglie di tabacco, che rimandano a luoghi per noi assolutamente lontani e inimmaginabili. Saliva amara, mani annerite, foglie che pungono, polvere, aghi, sacchi. La fatica del vivere – uva trafugata nel grembiule della madre... continua a leggere

torna su

Ezio Raimondi, Gabriella Fenocchio, La letteratura italiana: il Novecento
di , , numero 3, ottobre/dicembre 2005, Note e Riflessioni

Caro M., da un po’ di tempo ho sul mio tavolo i due volumi dell’ultima opera coordinata da Ezio Raimondi dedicati alla letteratura italiana del Novecento, sintesi autonoma di un’opera ben più ampia rivolta alle scuole. A me sembra un ottimo strumento di lavoro. Che te ne pare? Ho confrontato l’analisi di queste pagine con letture recenti. Senti questa citazione: «Pensare che i testi parlino da soli, al di là e al di fuori di ogni possibile mediazione, è un’idea tanto vecchia quanto ingenua e intimamente balorda: disconosce la storia, disconosce la diversità dei codici e il modificarsi radicale, di secolo in secolo, degli orizzonti di attesa, delle domande che un testo produce e che al testo vengono poste. Dimentica soprattutto che le grandi opere letterarie sono, come ci è stato insegnato, abitate fin nell’intimo delle loro fibre da una critica immanente, che la cifra nel tappeto esiste e che su di essa , sul suo rinvenimento, si gioca l... continua a leggere

torna su