Bibliomanie

Magda Indiveri

Magda Indiveri insegna italiano e latino al liceo Galvani di Bologna. Ha tenuto per alcuni anni la docenza a contratto di Composizione testi in italiano al Corso di laurea di Scienze della Comunicazione UNIBO. È stata supervisore nei corsi SSIS per la formazione docenti. I suoi ambiti di studio sono rivolti al Novecento e alla traduzione. Ha pubblicato saggi su Svevo, Kafka, Ceronetti, Cristina Campo, Gramsci traduttore, Virginia Woolf di cui ha anche curato la traduzione di tre opere. È nel Direttivo dell’Associazione degli Italianisti, sezione didattica.

Identità e clausura
di , numero 51, giugno 2021, Letture e Recensioni

Identità e clausura

Nel lungo anno di pandemia e di clausura, in una quarta superiore avvezza a leggere romanzi del Novecento in versione integrale, è stata proposta una duplice lettura ed un confronto. I due racconti lunghi I beati anni del castigo di Fleur Jaeggy (Adelphi, 2015) e Un anno di scuola di Giani Stuparich (Quodlibet, 2017) stanno inscritti dentro a luoghi chiusi come un collegio, un’aula scolastica. Conficcati, potremmo dire, nei perimetro limitante e asfittico di un inizio/metà novecento che già sente o che sente ancora odore di guerra; serrati nei confini del corpo e del genere, essere donne, essere uomini. Al tempo stesso, specie nel romanzo della scrittrice Fleur Jaeggy, compare un cerchio radioso (cerchio nel cerchio) di sorellanza, di affi... continua a leggere

torna su

Questione di stanze. Virginia Woolf e il suo saggio su donne e romanzo
di , numero 49, giugno 2020, Note e Riflessioni

Questione di stanze. Virginia Woolf e il suo saggio su donne e romanzo

Il testo che conosciamo come A room of one’s own fu pubblicato per la prima volta il 24 ottobre 1929 dalla Hogarth Press di Londra, la casa editrice fondata e diretta da Virginia con il marito Leonard Woolf, e contemporaneamente da Harcourt Brace & Co. negli Stati Uniti. La ricezione e la vendita del libro furono entusiastiche: diecimila copie in quattro mesi. Il testo incorpora, con sostanziali revisioni, un saggio che uscì nel marzo 1929 sulla rivista americana Forum intitolato “Donne e Romanzo”. Il manoscritto di questo saggio, diviso in due parti e comprendente cinque capitoli, fu ritrovato successivamente a Cambridge dal Prof. Rosembaum e pubblicato nel 1992, mentre la versione dattilografata è conservata a Monk’s House. Non è stato ritr... continua a leggere

torna su

Apuleio, Le metamorfosi. Saggio introduttivo, nuova traduzione e note di Monica Longobardi
di , numero 48, dicembre 2019, Traduzioni, inediti e rari

Apuleio, <em>Le metamorfosi</em>. Saggio introduttivo, nuova traduzione e note di Monica Longobardi

Ci sono buoni segnali per affermare che l’asinità sia una qualità della vita. Una dote rara e preziosa, la capacità di travalicare, di connettere, di trasformare con la leggerezza di un salto: forse lo stesso balzo di Guido Cavalcanti portato ad esempio nella prima lezione calviniana. Un “hop” che prima innalza e ti fa vedere a volo d’uccello, poi atterra e rivela le cose a muso basso, e insomma, come Machiavelli ci indica all’inizio del Principe «a conoscere bene la natura de’ populi, bisogna essere principe, et, a conoscere bene quella de’ principi, conviene essere populare». Infine, l’asinità pare comporsi di una sorta di potenza alchimistica che trasforma il ferro in oro, o meglio il legno in carne, come successe a... continua a leggere

tag: , ,

torna su

Sulla Giornata nazionale della Letteratura
di , numero 44, luglio/dicembre 2017, Note e Riflessioni

Ma è proprio necessaria, una “Giornata Nazionale della Letteratura”? Non sono diventate esorbitanti, quindi invisibili, le “giornate” dedicate a qualcosa di importante? Non stanno trasformandosi in stanchi post-it scritti con pennarelli esauriti? “Ricordati di ricordare”: ma cosa dovevo poi ricordare? Il catalogo, sappiamo bene, genera indifferenza se non è imbandito da un grande autore, ma di Omero o di Gadda ne incontriamo sempre meno. Allora osiamo il calviniano antidoto dell’esattezza e proviamo ad analizzare la formula parola per parola. Giornata – giorno pieno e lungo, “giorno chiaro e sereno” diceva Leopardi, tutto teso a uno scopo, dentro al lungo anno, una festa, segno rosso sul calendario. È di noi umani la consuetudine di segnare giorni speciali, di darci dei segnalibri, dei sigilli, perché nell’indistinto del tempo non riusciamo altrimenti a fermarci a riflettere e a valorizzare. Nazionale è un agg... continua a leggere

tag:

torna su

Livia Chandra Candiani, Bevendo il tè con i morti
di , numero 43, gennaio/giugno 2017, Letture e Recensioni

Livia Chandra Candiani, <em>Bevendo il tè con i morti</em>

Se la parola poetica condivide con la magia il potere del fare, la poietica, i versi di Livia Chandra Candiani sono qui a dimostrarlo. I morti che mai vediamo e che affidiamo normalmente all’invisibilità, al non luogo, all’inscritto (bara, cimitero, urna), nei versi di questa raccolta riedita da poco stanno sugli alberi, hanno la gonna rossa, siedono sui fili della luce, hanno risme di fogli. I morti che vivono. Basta questa affermazione e li vediamo, come inserti, tra le cose del mondo. Ma non è più il tempo dell’epifania, del miracolo. I morti non appaiono, stanno semplicemente, fanno azioni, rassettano la terra, hanno paura di vivere ma vivono. La noncuranza è la loro caratteristica, come se i loro occhi fossero rivolti all’interno. Come oggetti ... continua a leggere

torna su

Europa aveva paura
di , numero 41, gennaio/giugno 2016, Letture e Recensioni

Europa aveva paura. Sembravano passati secoli, da quando spensierata giocava sulla riva del mare. E davvero era senza pensieri, allora, dolce ridente, a intrecciare corone di rose e di viole con le compagne, a raccontare e ascoltare, a fissare quella distesa d’acqua salata che di sera si faceva colore del vino; e c’erano solo storie, allora, niente filosofia. Quel mare la proteggeva, era come il bordo di un vestito, la cimosa di un tappeto. Altre cugine, la solenne Asia ad esempio, vantavano antichità ed esperienza. Lei si sentiva piccola e giovane sempre, leggera che quasi il vento la portava in volo, piena di colori e di umori. “Europa!” - la chiamavano a sera dalla reggia. Perché lei sarebbe stata regina. Ma le interessavano infinitamente di più i battelli che portavano porpora, l’eco fragoroso di armi lontane, i canti. Non voleva mai ritirarsi nelle sue stanze, in quegli anni felici. Aspettava la notte per incontrare sua sor... continua a leggere

torna su

Raccontare la scuola. Testi, autori, forme del secondo Novecento di Cinzia Ruozzi
di , numero 39, maggio/agosto 2015, Letture e Recensioni

Presentazione del libro presso il dipartimento di Italianistica di Unibo, il 26 maggio 2015. Sono intervenuti Mirella D’Ascenzo (Storia della scuola), Carlo Varotti (Letteratura italiana, Università di Parma), Giulio Iacoli (Letterature comparate, Università di Parma ), Magda Indiveri (liceo L. Galvani, Bologna) di cui si riporta la relazione. “Sono entrata per la prima volta in una scuola a cinque anni e non ne sono ancora uscita….” Non sto parlando di me, sto citando il libro di Miriam Coen Lettera di una professoressa. Parlo da insegnante, una che è fuori ma anche dentro queste storie abilmente cucite insieme da Cinzia Ruozzi, e dunque, come dice Starnone, continuo a non uscire dalle foto scolastiche. Parlo parole di altri ma parlo di me (“de me fabula narratur”), come sempre facciamo insegnando. Un destino. Faccio passare me – il cammello – nella cruna dell’ago della disciplina. In questa occasione sono l’inse... continua a leggere

torna su

Moltitudine
di , numero 37, settembre/dicembre 2014, Letture e Recensioni

Ho fatto un sogno. Facile dire: un sogno. Visioni, immagini, ritratti svolazzavano nella camera del mio cervello. Era una figurina, un viso, un fantasma, come sulla superficie mossa di un secchio pieno d’acqua. Erano due, una che si sdoppiava, dondolando, e una rideva mentre l’altra aveva il muso. Erano tre, perché alle prime due si sovrapponeva una più prepotente, più vivida, che poi trascolorava. Era un brulicame come di formiche che giravano intorno al loro formicaio e in un istante non si riusciva più a distinguerle. Allora sentivo pure una voce che declamava un antico haiku: "L'apparenza di questi volti nella folla Petali su un umido, nero ramo". Roba giapponese? eppure mi pareva di ricordare che questi versi li aveva scritti Ezra Pound, nel 1913. La data mi apriva una visione di numeri pulsanti neri sulla parete bianca della memoria. L'ultima sigaretta di Zeno! immancabilmente un'ultima data che ne diventava molte altre.... continua a leggere

torna su

Choice – La scelta
di , numero 34, settembre/dicembre2013, Note e Riflessioni

«Se un uomo potesse mantenersi sempre sul culmine dell'attimo della scelta…» Colpisce come il filosofo Kierkegaard senta il bisogno di accumulare parole, come se prima del vocabolo “scelta” non possano che esserci gradini, salite, baleni. “Sul culmine dell’ attimo”: un bordo altissimo, un parapetto da cui lanciarsi in volo; margini di spazio e di tempo, prima di planare su quell’oltre che implica un non ritorno. Perché mai il filosofo pensa sia desiderabile mantenersi su quel culmine, fissare lo sguardo a quell’attimo prima che la scelta inevitabile possa ancora essere evitata? Se un uomo potesse… Forse per fermare il momento preciso come in un fotogramma, per cogliere il passaggio del pendolo. La scelta è aria rapida e radente: il tuffo di una Esterina di vent’anni che ride nel buttarsi in acqua. Euforia dell’aria tersa della scelta. Assaporarne la perfezione prima che si increspi: del rest... continua a leggere

torna su

I sogni inquieti di Franz Kafka. Intorno a La Metamorfosi
di , numero 32, gennaio/aprile 2013, Saggi e Studi

Non dai preziosi Diari, che sono lacunosi proprio alla fine del 1912, ma dalla corrispondenza con la fidanzata Félice abbiamo la cronaca precisa della stesura de La metamorfosi, Die Verwandlung, che occupò una ventina di giorni di scrittura travagliata, dal 17 novembre al 7 dicembre, e rappresentò il secondo racconto lungo e compiuto prodotto da Franz Kafka ventinovenne. Un raccontino, così lo definisce l’autore, che sbuca fuori in giornate vorticose per nervosismo, ansia, oppressione. Kafka ha conosciuto da pochissimo Félice, si è aperto tra loro un epistolario sentimentale, ma le lettere si susseguono, si rincorrono o latitano... continua a leggere

torna su

Suoni d’ombra nella scrittura di Gaetano Arcangeli
di , numero 29, aprile/giugno 2012, Note e Riflessioni

Ho conosciuto l’opera di Gaetano Arcangeli grazie a Giovanni Perich, suo allievo, che ha voluto donarmi le introvabili riedizioni Scheiwiller di metà anni novanta approntate dalla Fondazione guidata da Bianca Arcangeli. Con in mano gli Scheiwiller piccini e compatti dai colori pastello, il celeste, il beige, il verde chiaro, il giallo limone, la mia fantasia di avvicinamento a Gaetano Arcangeli è cominciata per attrazione inconscia non da una poesia, ma da un testo in prosa tratto dalla raccolta I passi notturni, scritta tra il 1941 e il 1945. (Arcangeli aveva già pubblicato nel ‘39 una miscellanea di prose e poesie, Dal vivere) Il racconto eponimo con cui si apre il libro è dedicato al fratello Francesco, il futuro critico d’arte, e mette in campo una dichiarazione solenne, importante: «La mia vita è stata, dall’infanzia fino alla prima giovinezza, sospesa a riconoscere il timbro di passi attesi, nella notte». Lo scrittore procede riev... continua a leggere

torna su

Giovanni Perich Gli amari impatti di Malanato
di , numero 22, luglio/settembre 2010, Letture e Recensioni

Permettetevi, per un libro come questo, di indugiare un po’ sulla soglia. Girare intorno al titolo, ad esempio, questo decasillabo sonoro, pieno di A e di liquide e di nasali che producono un lento planare, come un foglio di carta che voli da una finestra. La durezza del sostantivo “impatti” che fa da soggetto viene neutralizzata dai suoni che gli stanno intorno. E Malanato – di nome Mirco, su rievocazione di uno pseudonimo montaliano: ancora operano le allitterazioni – è un cognome bizzarro, evocativo, lento. Una tempesta in un bicchier d’acqua, una nevicata nella boccia di vetro ... continua a leggere

torna su

Beppe Sebaste Oggetti smarriti e altre apparizioni
di , numero 21, aprile/giungo 2010, Letture e Recensioni

«Si tratta di dare alle parole la stessa importanza che hanno nei sogni»: prendendo per buono questo avvertimento di Antonin Artaud, proviamo a interpretare l’ultimo libro di Beppe Sebaste, uscito come il precedente, Panchine, nella collana Contromano di Laterza, sorta di manuali di viaggio in bottiglia, circumnavigazioni intorno all’umanità. Cosa intende Sebaste per “oggetti smarriti”? ... continua a leggere

torna su

L’ultima rivelazione. Guido Ceronetti traduttore
di , numero 20, gennaio/marzo 2010, Saggi e Studi

L’Apocalisse viene dopo. La catastrofe, la caduta degli astri, l’ultimo giorno: tutto questo è aggiunto, interpretato, quasi posticcio. Se in principio fu l’Apocalisse di Giovanni, su ciò che si dice nel testo di partenza è stata rovesciata una rete interpretativa, e apocalittico ha trovato la sua collocazione nei dizionari, accanto a bovarismo, donchisciottesco, kafkiano ... continua a leggere

torna su

La ‘conoscenza’ di Svevo?
di , numero 17, aprile/giugno 2009, Saggi e Studi

In una storia della letteratura intesa come metropoli letteraria, in quale quartiere si localizzerebbe il romanzo La coscienza di Zeno, che Italo Svevo scrisse tra il 1919 e il 1923? Sicuramente in quella fertile zona di confine, di periferia, che sono gli orli smangiati ed irregolari di una città che dilaga in paesaggio. La liminarità del percorso sveviano segna il romanzo fin dall’inizio: la particolarità della città di Trieste, porto aperto a tante culture, la vicinanza/influenza dell’impero asburgico, la mescolanza di culture, religioni e lingue, la presenza di grandi scrittori europei, l’accoglienza precoce della nuova scienza psicoanalitica, sono elementi che arricchiscono la scrittura di Svevo ma allo stesso tempo la isolano rispetto all’idea di letteratura che l’Italia macinava in quegli anni ... continua a leggere

torna su

Benedetta Panieri, Antonio Pizzuto nel regno del tempo
di , numero 15, ottobre/dicembre 2008, Letture e Recensioni

Egli presuppone un lettore filologo che abbia tempo, come ebbe a dire Gianfranco Contini accompagnando per la salita questo Joyce italiano: «lo seguivamo a fatica in quell’aria troppo ossigenata». E Montale, icastico come sempre: «Pizzuto richiede una preparazione come chi si appresta ad andare dal prete a confessarsi, una preparazione ascetica» ... continua a leggere

torna su

Marta Franceschini, La valigia di Agafia
di , , numero 15, ottobre/dicembre 2008, Letture e Recensioni

Una valigia grande, quella di Agafia, che stiva tutta la sua vita e quando si apre rovescia sul lettore i suoi segreti. Come un libro. Quando la apro la prima volta è piena di voci liquide, di meritato incanto, di sospensione estiva. Come una radio lontana, le voci trasmesse dall’acqua sono prima dimesse, poi chiare, gorgoglianti, poi improvvisamente si addensano come una nuvola scura, si coagulano in una notizia tragica, una prima morte. Le morti, assurde, spietate, punteggiano la vita di Agafia, noi ancora non lo sappiamo, siamo colpiti da questo contrasto, da questa morte nella vita, da questa ombra che ci pare presagio. Alla riapertura la valigia è sorprendentemente piena di foglie, spinose foglie di tabacco, che rimandano a luoghi per noi assolutamente lontani e inimmaginabili. Saliva amara, mani annerite, foglie che pungono, polvere, aghi, sacchi. La fatica del vivere – uva trafugata nel grembiule della madre... continua a leggere

torna su

Philippe Jaccottet, La ciotola del pellegrino (Morandi)
di , numero 12, gennaio/marzo 2008, Letture e Recensioni

Si è riparlato di Giorgio Morandi, ultimamente a Bologna. Una conferenza di Marco Bazzocchi, l’esposizione eccezionale, solo per un giorno, di alcuni quadri di una collezione privata. Ma l’artista emiliano valica i confini ... continua a leggere

torna su

Parole faglia e parole croco: ipotesi per una storia della parola letteraria
di , numero 11, ottobre/dicembre 2007, Didactica

In un’intervista in cui gli si chiedeva se, a suo modo di vedere, era possibile insegnare la letteratura, Roland Barthes rispose: "non c’è altro da insegnare. Perché la letteratura è fino al ventesimo secolo una mathesis: un campo di sapere completo, che mette in scena, attraverso testi molto diversi tra loro, tutti i saperi del mondo in un momento determinato" ... continua a leggere

torna su

Cristina Campo Caro Bul, lettere a Leone Traverso
di , numero 10, luglio/settembre 2007, Letture e Recensioni

Con l’uscita di Caro Bul, Lettere a Leone Traverso sono ormai cinque gli epistolari in commercio di Cristina Campo, di contro ai soli tre volumi adelphiani dei suoi saggi critici, delle sue poesie, delle sue traduzioni. E’ con un sentimento ambivalente che ci si avvicina a una scrittura privata ... continua a leggere

torna su

René Crevel, Babilonia
di , numero 9, aprile/giugno 2007, Letture e Recensioni

Un intellettuale che riserva parecchie sorprese, René Crevel. Surrealista della prima ora, firmò con Breton il Manifesto del 1924; frequentava i salotti letterari di Parigi e partecipava alle sedute ipnotiche del gruppo ... continua a leggere

torna su

Maurizio Bettini, Luigi Spina, Il mito delle sirene
di , numero 9, aprile/giugno 2007, Letture e Recensioni

“Torniamo a riassumerci sempre in un mito antico” ci aveva avvertito Elias Canetti nei suoi aforismi: il mito è nelle nostre midolla, lo respiriamo oltre che sognarlo e ad esso conformiamo le nostre opere ... continua a leggere

torna su

Charles Simmons, Acqua di mare
di , numero 9, aprile/giugno 2007, Letture e Recensioni

“Nell’estate del 1963 io mi innamorai e mio padre morì annegato”. Credo che nelle scuole di scrittura questo incipit possa essere preso come modello di sintesi narrativa, di corto circuito sorprendente, di unità fràstica assolutamente densa di rimandi. ... continua a leggere

torna su

Matteo Veronesi (a cura di), Luigi Orsini tra letteratura musica e arte
di , numero 9, aprile/giugno 2007, Letture e Recensioni

“L’anima romagnola (…) è lo specchio vivo del paese”. Così scriveva nel 1900 l’imolese Luigi Orsini, intellettuale poliedrico, poeta, romanziere, traduttore, conferenziere, librettista vissuto tra il 1973 e il 1954, in onore del quale nell’ottobre 2004 si è tenuto appunto a Imola un seminario di studi. ... continua a leggere

torna su

Maeve Brennan Il principio dell’amore e altri racconti
di , numero 8, gennaio/marzo2007, Letture e Recensioni

Women do it better. C’è uno specifico sguardo femminile che sa trasformare la descrizione in disincanto. Che si posa sulle persone come fossero cose e viceversa e nel metterle insieme, nell’insistere sull’ analogia rende in modo lucido il disagio della situazione. Ne sono la prova i sei racconti della raccolta Il principio dell’amore ... continua a leggere

torna su

Zhang Ailing, La storia del giogo d’oro
di , numero 8, gennaio/marzo2007, Letture e Recensioni

Shanghai, trent’anni fa, una sera di luna… Forse non siamo neppure riusciti a vederla, quella luna di trent’anni fa. I giovani di sicuro se la immaginano così, quella luna di trent’anni fa: un alone rosso–giallastro grande come una moneta di rame, la perla di una lacrima ormai sbiadita dal tempo, caduta su un foglio di carta da lettera di Duoyun Xuan. ... continua a leggere

torna su

Veniet et vobis furor
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Didactica

Dalle colonne del quotidiano “La Repubblica”, Umberto Galimberti ha accusato a più riprese la classe insegnante di allontanare – colpevolmente, assurdamente… – le emozioni dall’aula, di apparire, dietro la cattedra, come un gruppo di statue di cera, di confondere l’obiettività col distacco. ... continua a leggere

torna su

Antonio Di Benedetto, L’uomo del silenzio
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Letture e Recensioni

Voler scrivere, con tutte le proprie forze, non desiderare altro che iniziare un romanzo; e non riuscirci, per il rumore. In questa modernissima paralisi sta l’originalità del romanzo, appena tradotto in Italia, dell’argentino Antonio Di Benedetto. Nato nel 1922, giornalista e direttore del giornale “Los Andes” di Mendoza, scrittore lungo gli anni sessanta di racconti fantastici (Mundo animal) e di romanzi che vengono considerati dalla critica anticipatori del nouveau roman e del racconto ‘esistenzialista’, apprezzato da Borges e da Cortázar, Di Benedetto fu arrestato dalla Junta militar nel ’76 ... continua a leggere

torna su

Gadda poeta
di , numero 5, aprile/giugno 2006, Saggi e Studi

Il meritorio lavoro di Maria Antonietta Terzoli ha portato nel 1983 a dignità di corpus annotato ed ordinato 23 poesie e 2 traduzioni composte da Carlo Emilio Gadda, per la maggior parte manoscritte e inedite; undici di esse stavano “contenute in una busta piccola di color arancione (fondo Roscioni) che risale a un riordinamento operato dall’autore in anni più tardi” ed erano (come Gadda aveva annotato sulla busta) risalenti agli anni tra il 1919 e il 1921. ... continua a leggere

torna su

Parolaplurale-Sessantaquattro poeti italiani tra due secoli
di , numero 5, aprile/giugno 2006, Letture e Recensioni

E di numeri non si può non parlare, per questa “antologia ragionata”: 1.177 pagine, 64 poeti, 8 curatori; un indice sterminato, una infinita bibliografia. Il ventaglio degli anni considerati va dal 1975 al 2005: l’arco di tempo in cui i sessantaquattro poeti antologizzati hanno pubblicato le prime opere significative. ... continua a leggere

torna su

Quattro immagini (Il novecento nella cultura classica)
di , numero 5, aprile/giugno 2006, Didactica

Faccio un cartoccio dei miei libri amati, quelli che oggi parlano per me, e vado a fare una lezione ai futuri insegnanti. Mi è stato chiesto di far capire a chi insegnerà discipline classiche l’importanza della cultura contemporanea e lo spazio da dedicare al novecento. In realtà molti di loro già insegnano e debbono solo ottenere quel lasciapassare, quella patente che li strutturi definitivamente come docenti. Che dire, che non suoni falso, inutile, obsoleto? ... continua a leggere

torna su

A.A.V.V. Autentici falsi d’autore
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Letture e Recensioni

Si dà conto qui di un sogno realizzato: il sogno del lettore ideale di poter riscrivere i libri che più ha amato, di mettersi al posto del suo autore, addirittura di proseguire la sua opera. È quello che più spesso è concesso ai registi teatrali o cinematografici, con le loro rivisitazioni, i liberi adattamenti; più difficile e raro farlo con la scrittura. ... continua a leggere

torna su

I classici in confidenza
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Letture e Recensioni

I grandi classici, spogliati di qualunque timore reverenziale e proposti come chiave per pensare. Qui. Adesso. Oggi. Classici come libri amichevoli: per aprire le porte della conoscenza del mondo e di noi stessi. Sfogliare questi libri sarà come entrare in una grande stanza piena di strumenti per scegliere quello che più ci serve. ... continua a leggere

torna su

Omaggio a Cristina Campo
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Traduzioni, inediti e rari

Cristina Campo, che in realtà si chiamava Vittoria Guerrini, ha scritto poco e “meno avrebbe voluto scrivere”. Ha costruito lucide recensioni e testi di analisi letteraria. Ha tradotto molto: W. Carlos Williams, J. Donne, S. Weil, V. Woolf, K.Mansfield, H. von Hofmanstahl... Ha vissuto tra Bologna, Firenze e Roma. Ha composto versi. Ha inviato e ricevuto molte lettere ed ha avuto contatti con grandi personalità della cultura italiana, fino alla morte, nel 1977. E’ stata quasi costantemente in stato di malattia. Ha amato sopra ogni cosa lèggere. ... continua a leggere

torna su

Maurizio Clementi, Versi per l’età oscura, 1995-2005
di , numero 3, ottobre/dicembre 2005, Letture e Recensioni

“Appeso alla sottile trama bianca…” Dieci anni sono, nella loro perfettibile misura, una quantità considerevole di tempo, una gran manciata di giorni… In una interpretazione proustiana dell’esistenza, Maurizio Clementi come demiurgo si è preso il gusto di rimestare tra gli eventi, e di risistemare le poesie, che testimoniano di essi, secondo un ordine ricostruito, un canzoniere. Così ci dice nella prefazione: in effetti le poesie proposte in questo libretto provengono da raccolte e pubblicazioni diverse, ma piuttosto che il criterio cronologico è stato assunto quello tematico. ... continua a leggere

torna su

Ezio Raimondi, Gabriella Fenocchio, La letteratura italiana: il Novecento
di , , numero 3, ottobre/dicembre 2005, Note e Riflessioni

Caro M., da un po’ di tempo ho sul mio tavolo i due volumi dell’ultima opera coordinata da Ezio Raimondi dedicati alla letteratura italiana del Novecento, sintesi autonoma di un’opera ben più ampia rivolta alle scuole. A me sembra un ottimo strumento di lavoro. Che te ne pare? Ho confrontato l’analisi di queste pagine con letture recenti. Senti questa citazione: «Pensare che i testi parlino da soli, al di là e al di fuori di ogni possibile mediazione, è un’idea tanto vecchia quanto ingenua e intimamente balorda: disconosce la storia, disconosce la diversità dei codici e il modificarsi radicale, di secolo in secolo, degli orizzonti di attesa, delle domande che un testo produce e che al testo vengono poste. Dimentica soprattutto che le grandi opere letterarie sono, come ci è stato insegnato, abitate fin nell’intimo delle loro fibre da una critica immanente, che la cifra nel tappeto esiste e che su di essa , sul suo rinvenimento, si gioca l... continua a leggere

torna su

Viscerame gaddiano
di , numero 2, luglio/settembre 2005, Saggi e Studi

Gadda ha seguito tutto il corso universitario di Filosofia: ha anche in casa, come lui si esprime, «dei pacchi, anzi nu' cuofeno 'e meditazioni filosofiche» (VM,93). Il polo d'interesse, per il quale egli trova un punto d'incontro tra la meccanica combinatoria di Leibniz e il positivismo, va ricercato nell'ambizione ad allargare il campo delle conoscenze, secondo un metodo di scandaglio: una sorta di «Annales Brunsvicenses» dell'umanità, dilatato alla storia naturale, alla biologia, alla geologia, introducendo quelle che Darwin chiamava classificazioni genealogiche. ... continua a leggere

torna su

2) Orme
di , numero 2, luglio/settembre 2005, Didactica

Non altrettanto altrove, quanto nel mestiere di insegnante, si ha a che fare con le piante dei piedi. Già, quelle che ci reggono in postura verticale, travagliato progresso dell’evoluzione, che ha avvicinato la nostra parte nobile, il cervello, al cielo… quelle che si stampano sull’arenile, segnando una dietro l’altra il nostro cammino, prima che l’onda le cancelli… ... continua a leggere

torna su

Edmond Jabès a Bologna
di , numero 1, aprile/giugno 2005, Note e Riflessioni

Cercare di conoscere una persona attraverso ciò che è stato scritto di lei è un po’ come prepararsi a un viaggio studiando mappe e guide turistiche; solo così la conoscenza si trasforma nel piacere del riconoscimento, e in quel prefisso –ri si accumulano tante cose, non ultima anche una parte di noi stessi. ... continua a leggere

torna su