Bibliomanie

Federico Cinti

Federico Cinti

Dottore di ricerca in filologia greca e latina, insegna italiano e latino presso il Liceo scientifico «Leonardo da Vinci» di Casalecchio di Reno. I suoi ambiti prevalenti di ricerca sono la patrologia e la letteratura latina del Rinascimento, oltre che la storia della filologia classica e la letteratura italiana tra Otto e Novecento. Ha tra l’altro pubblicato Il Rettore della Rsi. Goffredo Coppola tra filologia e ideologia (Clueb, Bologna 2004), Erasmo da Rotterdam, Il lamento della pace (Rizzoli, Milano 2005), N. Machiavelli, L’arte della guerra (Barbera, Siena 2007), la silloge catulliana Poesie d’amore (Barbera, Siena 2006), la traduzione di Saffo in Poesie, frammenti e testimonianze (Rusconi, Rimini 2017, con C. Neri), G. Pascoli, Myricae (Rusconi, Rimini 2018). Altre raccolte poetiche da lui pubblicate sono Spirito in carme e glossa. Epigrammi notabili e notati (Bologna, Libreria Bonomo Editrice 2005), Ecatombe a Giulia (Bologna, AZ fastpress 2006), Speculum salutis. Un canzoniere (Cesena, il Pontevecchio 2009) e Bestiario. Ritratti veri di persone false (Bologna, Persiani Editore 2013).

In margine alle Myricae di Giovanni Pascoli
di , numero doppio 46/47, luglio 2018/giugno 2019, Note e Riflessioni

In margine alle <em>Myricae</em> di Giovanni Pascoli

Nelle Myricae di Pascoli la poesia, seppur per frammenti e illuminazioni, diviene programmaticamente indefinibile punto d’incontro tra realtà sensibile e realtà ultrasensibile, si fa dimensione d’interscambio tra ciò che non è più e ciò che mai più sarà, è invisibile linea che separa e insieme unisce l’inafferrabile unità del tutto. Il poeta, postosi sulla soglia dell’essere già dal titolo, tocca guarda ascolta quanto ad altri è precluso, rimodulando nel suo canto immagini di un mondo ormai trapassato, che parla una lingua arcana e immortale, lingua non tanto a un livello pregrammaticale, secondo la ben nota definizione di Contini, bensì prenatale e ancestrale, iscritta nel cuore delle cose, simile alla circolarità cantata nella quarta ecloga... continua a leggere

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Paesaggi, ascolto, vita di Sebastiano Fusco
di , numero 44, luglio/dicembre 2017, Letture e Recensioni

Alla pubblicazione di una nuova raccolta poetica, oggi più che mai, si riaccende l’interrogativo sull’utilità – non voglio dire necessità – di fare versi, di strutturarli organicamente in una sequenza di senso compiuto e di proporli a un lettore: la dimensione lirica è una ricerca, uno scandaglio all’interno prima ancora che all’esterno di sé, la ricerca di un dialogo nell’epoca del solipsismo disperato, in un momento storico in cui le parole sono divenute quasi inutili frammenti del divenire incessante della realtà. Se la poesia aiuta a vivere (o a non morire), se l’espressione assoluta ha per sua natura il superamento dell’hic et nunc, del transeunte che ci confina nella dura materia di tutti i giorni, se l’arte spezza le catene verso un’altra dimensione, allora si può e si deve affermare risolutamente che il nuovo libro di Sebastiano Fusco assolve al compito che si è prefisso. Per addentrarsi un poco, ma senza il rischio di... continua a leggere

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Al Caffè Margherita 130 anni dopo o poco più
di , numero 43, gennaio/giugno 2017, Note e Riflessioni

Quando, per il 20 dicembre 2016, sono stato invitato a presentare alla Casa della conoscenza il volume 130 anni a Casalecchio. Caffè Margherita, di cui qui tenterò – in modo del tutto personale – di parlare, ho pensato a lungo al motivo vero per cui da circa un decennio ho preso a frequentare quel bar, così particolare com’è sotto il portico di Palazzo Quadri, all’angolo delle vie Porrettana e Marconi, a due passi dal Reno, dove spesso la vita sembra soffermarsi un po’a riflettere su se stessa per poi procedere inesorabile senza sosta. Ho pensato, dicevo, ho ripensato, e non ho trovato parole migliori per esprimere quel che provo nel recarmi là se non il famoso verso di Carducci: «un desiderio vano de la bellezza antica» (Nella piazza di san Petronio, 20). Tutto tra quelle quattro mura racconta qualche cosa, un aneddoto, un personaggio, una storia, e così lo vivo quale un luogo della memoria, anche della mia personale memoria, un luo... continua a leggere

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Dialogo con Actus Tragicus di Davide Monda
di ,,,,, , numero 37, settembre/dicembre 2014, Poetando

Un ampio canzoniere accolto tra due ali di esiguo peso, ma dall’inequivocabile significato di soglie, una d’ingresso e una di uscita: l’autore ha scelto di collocare la propria collezione poetica in una coppa di massime e aforismi, di adagiarla tra frantumati cristalli di prosa. In apertura sono Cocci fra terra e cielo, citazioni tratte da molti maestri di morale e utili strumenti per il viaggio. Sono inevitabili, bisogna camminarci sopra prima di entrare, e restarne feriti. Uno per tutti, l’ultimo (il 66, numero che pone più di un quesito), che fa compiere infine, col dolce tocco autoritario della firma di Ceronetti, il lancio nel canzoniere: «La poesia ripara gli errori della Ragione, riempie i vuoti dei sensi, toglie il “velo di Maya” dai nostri occhi. È la vera Conoscenza». E se all’inizio sono cocci, alla fine ecco alcune schegge firmate dall’autore, il fragile artigiano, che nelle prime compie, sc... continua a leggere

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Sonetti d’occasione
di , numero 33, maggio/agosto 2013, Note e Riflessioni

Da un po’ di tempo, ormai, da un paio d’anni direi, se la memoria non m’inganna, ho cominciato a scrivere soltanto sonetti dallo schema originario, con le rime alternate nella fronte e nella sirma. Se sia un bene o un male, questo davvero non lo so capire, e francamente m’interessa il giusto. Vorrei solo sapere perché per molti, oggi, il sonetto sia avvertito come un gioco dilettantesco e obsoleto, come un assurdo retaggio del passato. Lo strappo forte delle avanguardie non ha fatto altro che ridurre i versi a briciole, più o meno corpose, di parole. Io, purtroppo, non mi ritrovo che nel verso misurato, nello schema tornito e cesellato, e questo perché è una scelta di assoluta libertà, perché nessuna tradizione me lo impone più, perché in fondo sono convinto che la regola sia la mia unica libertà, che mi oppone al mondo del caos e del disordine. Ecco, allora, che la regola, la norma, il canone sono il mio tratto distintivo, il mio stile, la mia riconos... continua a leggere

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Ragionando di Meditate Emozioni
di , numero 33, maggio/agosto 2013, Letture e Recensioni

Leggendo e rileggendo questa silloge poetica di Sebastiano Fusco, si ha l’impressione d’immergersi in un’atmosfera rarefatta, d’inoltrarsi per un sentiero solitario e fresco, di percorrere una via secondaria, capace però di portare alla scoperta di un tesoro, inestimabile quanto obliato. Sorge, così, un microcosmo luminoso e immediato, fatto – essenzialmente – d’immagini quotidiane e genuine, una ricerca ponderata di “piccole cose”, da tenere fra le dita come fiori variopinti dopo una passeggiata primaverile, una parola piana e (talvolta) consolatrice, colma d’affetti buoni e di malcelata nostalgia, una collana di perle iridescenti e insolite. Un vero cammeo queste Meditate emozioni che Sebastiano Fusco raccoglie nel volume. Tra questi versi brevi si avverte bene, credo, il desiderio di rifuggire dalle forme lunghe della poesia italiana, di abbandonare – seppure in apparenza – le strutture poetiche e retoriche più complesse in favore di ... continua a leggere

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Musikanten. Parole e musica nelle canzoni
di , , numero 14, luglio/settembre 2008, Note e Riflessioni

Anche se la quaestio è sin troppo vexata, in una canzone di quelle che siamo abituati ormai ad ascoltare per radio (e taciamo, volutamente, tutti gli altri supporti tecnologici, la cui attualità non si riesce mai a definire) non possiamo che chiederci se nasca prima il testo o la musica. Se facessimo un minimo di etimologia, intuiremmo subito che musica è parola legata a Musa, cioè alla dea metonimia della poesia: può, allora, esistere un testo poetico svincolato dalla musica? Della musica antica non ci resta nulla, e noi leggiamo i testi poetici della lirica e dell’epica come se fossero stati scritti senza il supporto musicale. Ma come lavoravano i poeti greci e latini? Non lo sappiamo pienamente. E nel Medioevo che succedeva? È innegabile: nella communis opinio il poeta, chiuso nel suo universo di nuvole, ricerca con gli occhi persi nel vuoto una parola che non trova. Ma succede così veramente? C’è qualche musicista che abbia musicato la poesia it... continua a leggere

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