Bibliomanie

Dialogo con Actus Tragicus di Davide Monda
di ,,,,, , numero 37, settembre/dicembre 2014, Poetando

Un ampio canzoniere accolto tra due ali di esiguo peso, ma dall’inequivocabile significato di soglie, una d’ingresso e una di uscita: l’autore ha scelto di collocare la propria collezione poetica in una coppa di massime e aforismi, di adagiarla tra frantumati cristalli di prosa. In apertura sono Cocci fra terra e cielo, citazioni tratte da molti maestri di morale e utili strumenti per il viaggio. Sono inevitabili, bisogna camminarci sopra prima di entrare, e restarne feriti. Uno per tutti, l’ultimo (il 66, numero che pone più di un quesito), che fa compiere infine, col dolce tocco autoritario della firma di Ceronetti, il lancio nel canzoniere: «La poesia ripara gli errori della Ragione, riempie i vuoti dei sensi, toglie il “velo di Maya” dai nostri occhi. È la vera Conoscenza». E se all’inizio sono cocci, alla fine ecco alcune schegge firmate dall’autore, il fragile artigiano, che nelle prime compie, scalino per scalino, una straordinaria confessione aforistica, confidandoci cosa gli piace e cosa no. Ma poi s’insinua in uno spazio di veri aforismi, massime disilluse e realiste, sapienti ma anche frustrate da un mondo che va come è sempre andato. Se non fosse per quella luce finale (ancora il 66, intendenti paucissima) che si accende sullo stile, sulla sua ubiquità e, soprattutto, sul suo effetto conciliatore. Verrebbe quasi da deformare la sconsolata affermazione di Heiddeger: solo lo... continua a leggere

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Ultime tesserucole poietiche
di , numero 44, luglio/dicembre 2017, Poetando

I Ad aspettar carezze… Ad aspettar carezze impegnai speranze e lo scandir dei giorni si fece lieve, all’adorato corso di variopinte ore a bocca aperta voltai la testa. Per chiaro specchio scambiai la lama di una cruda falce a rotear nell’aria e porsi il viso a bieca vita, di nuovi sogni ingorda sempre. II Aria e pietre e tempo Aria e pietre questi giorni immutabili, orde di ore grevi e aguzzine che disegnano scie in bianco e nero sulle mie spalle. III Nelle tue armi Eccomi ancora nelle tue armi: mentre àgiti la spada, mi vedi riflesso nello slancio freddo dell’acciaio. Esangui linee fuggono l’aria per rifugiarsi meste in una scia metallica che lenta squarta il cielo. C’è una battaglia in questa notte che striscia adagio verso un lontanissimo giorno. Ne vedi forse la fine? Mah. Anche se forzi le aste inesorabili dell’orologio, non puoi persuadere né ingannare il divenire tragico del tempo. Dio non c’è nelle tue armi che possa salvarti da fameliche cascate; e mentre remi con disperazione, scivoli nel gorgo amaro di acque che ti aprono le braccia e ti avvolgono in un abbraccio senza fine. Lontano si odono voci…... continua a leggere

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