Bibliomanie

Mauro Conti

https://www.mauroconti.it

Mauro Conti insegnava Materie Letterarie e Latino presso il Liceo Nicolò Copernico di Bologna fino a quando il 25 febbraio 2020 un infarto l'ha prematuramente portato via. È stato tra i fondatori della rivista online Bibliomanie.it nel cui archivio è rintracciabile anche il suo percorso di ricerca. Ha curato e tradotto per l’editore Feltrinelli L’arte della guerra di Sun Tzu; Gli Aforismi sulla saggezza della vita di Arthur Schopenhauer per l’editore Casini, e, recentemente, per l’editore Rusconi, ha tradotto e si è occupato della curatela de Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. Inoltre ha scritto una saggio storico dal titolo Breve ma veridica storia della Rai pubblicato dall’editore Liguori di Napoli nel 2008, in volume collettaneo. Si dilettava di arti figurative.

Vita spericolata di Francis Scott Fitzgerald. Verso una nuova biografia intellettuale
di , numero 48, dicembre 2019, Saggi e Studi

Vita spericolata di Francis Scott Fitzgerald. Verso una nuova biografia intellettuale

Ogni interpretazione, ogni analisi testuale si stabilisce sempre, pirandellianamente, come un atto di equilibrio sopra la follia dell’opera d’arte, sopra il guazzabuglio del testo e l’esercizio del lettore: interpretare, in fondo, è portare alla luce una voce nella polifonia discorde del narrato, il particolare di uno sguardo acciuffato nel caos di una folla in movimento. Sì, perché il tempo e il luogo in cui nasciamo non definiscono la nostra identità e nemmeno i tratti del nostro volto e, a voler guardare in profondità – sosteneva la saggezza antica di Eraclito e di altri – nessuno conosce i confini dell’anima di un uomo e, tanto meno, quelli di uno scrittore, di un artista de race. Quand’anche riuscissimo a tracciare, ad esempio... continua a leggere

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La scuola che non c’è. Ipotesi per una scuola futura
di , numero 44, luglio/dicembre 2017, Note e Riflessioni

L’ipotesi di un ripensamento del sistema scolastico nasce dall’esigenza di rispondere alle richieste che vengono dalla società. Comel’imprenditore che debba riprogettare la sua azienda per meglio affrontare la concorrenza e la propria posizione societaria all’interno del sistema di mercato, così noi abbiamo pensato alla realizzazione di un modello, l’immagine di uno scenario possibile per la scuola. Martin Heidegger, nei Seminari di Zollikon, per spronare alla filosofia i suoi discenti–sovente di notevole caratura intellettuale –era solito dire: “Come sarebbe la realtà se tutto improvvisamente non fosse?”. L’esercizio che qui proponiamo è esattamente, sostanzialmente questo: ipotizzare, immaginare come potrebbe essere la Scuola italiana se il suo sistema, le sue strutture, la sua organizzazione, i suoi principi improvvisamente venissero meno. Indubbiamente il no... continua a leggere

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Alessandro Berselli Anche le scimmie cadono dagli alberi
di , numero 37, settembre/dicembre 2014, Letture e Recensioni

Il nuovo romanzo di Alessandro Berselli, Anche le scimmie cadono dagli alberi, (ed. Piemme Euro 14 ed. cartacea) è certamente un testo importante per le nostre lettere. S. e io l’abbiamo letto una prima volta quest’estate, in spiaggia, sotto l’ombrellone, bisbigliandocene le parti, quasi in un gioco segreto, ed è stata un’esperienza piacevolissima, perché la storia di Samuel Ferrari era capace di perforare il flusso noioso, caotico del rituale estivo con le sue architetture, le sue volte fresche e affascinanti. Poi l’ho riletto di recente, anche perché volevo raccontarlo, come rifugio della debordante melma delle piogge autunnali esperite davanti al televisore: uno spasso, perché lo sguardo dello scrittore, o, meglio, della sua voce narrante che coincide poi con quella del protagonista, è umoristico, caustico, non è mai immobile o faticoso di lamenti, commiserazioni, ma sa liberarsi di ogni impiccio con signorile eleganza, con la semplicità s... continua a leggere

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I Malriusciti di Mirco Dondi
di , numero 31, ottobre/dicembre 2012, Letture e Recensioni

Anche se appare come una tendenza della narrativa italiana recente, per non dire un approdo dell’ editoria più avvertita, il romanzo storico non è un genere di agevole pratica per lo scrittore. Diversi sono i problemi di ordine operativo e stilistico che egli deve affrontare, a cominciare dalla verisimiglianza dei luoghi e delle situazioni, per finire con la rappresentazione dei personaggi e delle loro espressioni. In sostanza, non è sufficiente mettere i calzari per un racconto su Roma antica, come non basta il cartello della battaglia di Borodino, in Russia, o qualche parola di francese, per raccontare della tragedia di Napoleone. Occorre spirito di osservazione ed occorre un inusitato intuito del tempo perduto; occorre talento, occorrono capacità narrative, occorre genio linguistico per restituire lo spirito di un’epoca; occorre, per dirla con Petrarca, intuarsi nel momento, occorre dare del tu alle coscienze di uomini e destini che ormai vivono nella pura ... continua a leggere

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Se una notte d’inverno c’è un lettore… Marilù Oliva, Fuego
di , numero 29, aprile/giugno 2012, Letture e Recensioni

Ho riletto Fuego recentemente. Fuori faceva un gran freddo; era venuta una bella nevicata. Avevo qualche linea di febbre e una gran voglia di riposare, ma non mi riusciva di dormire. Ho ripreso in mano il nuovo romanzo di Marilù Oliva, Fuego, e mi sono sistemato sul divano dentro un plaid caldo. Avevo letto il romanzo precedente della Oliva, Tu la pagaras, ambientato come questo nelle scuole e nelle sale da ballo di musica latino americana a Bologna, e mi era piaciuto, mi aveva lasciato una sensazione piacevole, di pienezza, come quando hai portato a termine un lavoro, o quando termini un buon testo letterario. Unita a ciò la convinzione di avere scoperto una scrittrice di talento, anche se con qualche ingenuità da sistemare. Non mi aspettavo che Fuego potesse superare quanto avevo già trovato nei primi due. Del resto, non è mai facile confermarsi nella scrittura e spesso la creatività ama riposare sugli allori, ma devo confessare che m... continua a leggere

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Medioevo inquieto. La storia di Cola di Rienzo nella Cronica di Bartolomeo di Iacovo da Valmontone
di , numero 29, aprile/giugno 2012, Saggi e Studi

Capolavoro è il termine che sembra ricorrere maggiormente negli interventi della critica letteraria italiana, almeno dal 1940 in poi, sulla Cronica di Bartolomeo di Iacovo da Valmontone, da quando, cioè, l’acuta filologia di Gianfranco Contini con un articolo dal gesto perentorio, la introdusse al pubblico colto, auspicandone una consuetudine di lettura come per le nostre grandi opere. Certo, per un testo rimasto per tanti secoli nella sua originalità e completezza sconosciuto, il tono di quell’intervento sembrò, più che realmente, volutamente entusiastico, ma l’eccezionalità della scoperta, il significato e la consapevolezza dell’operazione lo giustificavano. Il testo, della cui vicenda filologica brevemente diremo, si trova nel III Tomo delle Antiquitates Italiacae Medii Aevi stampata dal Muratori nel 1740, sotto il titolo di Historiae Romanae Fragmenta, prima che un allievo del Contini (altri ne avevano curato sing... continua a leggere

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Marilù Oliva, Cent’anni di Marquez. Cent’anni di Mondo, prefazione Omero Ciai
di , numero 26, luglio/settembre 2011, Letture e Recensioni

Il mondo delle lettere è in gran fermento. Le tipologie espressive del passato, generi come il romanzo, il saggio critico, il poema epico, cioè quei modelli su cui si sono esercitate generazioni di giovani fin dalle origini della letteratura, davanti alla modernità e alla concorrenza di nuovi canali comunicativi, hanno denunciato la necessità di profonde modificazioni, per non dire il ripensamento radicale della loro forma. Oggi sembra prevalere quella che, a buon diritto, può essere definita, con parola desunta dall’ambito delle scienze biologiche, la contaminazione, o meglio la mescolanza di tipologie differenti all’interno della pagina letteraria, dell’espressione artistica. Quel polimorfismo insomma, per citare qualche esempio, che caratterizza la pagina di un Gadda, di Joyce, ma in fondo quella di tutti grandi della letteratura, da Dante a Roberto Longhi, Roland Barthes, o Raimondi, i cui scritti in definitiva presentano sempre una doppia valenza e... continua a leggere

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Licia Giaquinto, La Ianara
di , numero 23, ottobre/dicembre 2010, Letture e Recensioni

Uno dei migliori romanzi che ha catturato l’interesse dei lettori lungo la stagione estiva appena trascorsa è certamente La Ianara di Licia Giaquinto, uscito da Adelphi. E' la storia di Adelina, una sguattera, un essere da tutti ignorato, una bambina cresciuta tra i monti dell'Irpinia il cui destino, come quello della madre e della nonna, è quello della Ianara, una specie di strega, una sciamana. Si tratta di quella figura tipica del sistema animistico caratteristico dell'Italia del Sud studiata dal grande antropologo De Martino, i cui poteri, negati ai cosiddetti individui normali, sono quelli della vita e della morte, dell’evocazione delle potenze misteriose e illusorie del bene e del male. Pur essendo fedele serva del suo padrone, cieca interprete dei suoi voleri, Adelina attraversa il giorno e la notte di un mondo in dissoluzione come uno scriba egizio dedito al suo lavoro nel silenzio di una immensa desolazione, e, nonostante tutt'attorno sia rovina, odio om... continua a leggere

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Angelo Sebastiani, Simbologia ed esoterismo della natura
di , numero 22, luglio/settembre 2010, Letture e Recensioni

Le idee possono venire dai luoghi più disparati e insoliti; sembrano non esserci ostacoli alle potenzialità generative del pensiero, e così anche un libro di ricerca, erudizione, compilazione come quest’ultimo di Angelo Sebastiani, apparentemente indirizzato ad un pubblico scelto di lettori con particolari esigenze documentarie, può diventare il punto di partenza per nuove e impensabili scoperte, provocare un incendio di creatività per la mente non indolente. Il grande libro della natura, come si sa, non è scritto solo di segni e cifre matematiche, ma anche, pur non escludendo questi segni disegnati dalla rivoluzione galileiana, della miriade di caratteri e significati che l’uomo è stato in grado di incidervi proiettandovi la sua fantasia, la sua angoscia, il suo senso della morte o del destino. Il libro di Sebastiani ha il grande merito di affrontare questi orizzonti quasi dimenticati con animo disposto all’ascolto e con passione interrogativa. L’ar... continua a leggere

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Marilù Oliva, Repetita
di , numero 21, aprile/giungo 2010, Letture e Recensioni

La letteratura è uno dei luoghi privilegiati, sosteneva Gadda, dove gettare un po’ di luce nel guazzabuglio del cuore umano; ben lo sa la psicologia analitica che lo considera quasi un assioma del suo metodo conoscitivo a cominciare da Freud fino al miglior interprete moderno dello junghismo, James Hillman. L’anima umana è forse il retaggio di un mare di storie, l’ars combinatoria di un multiforme cosmo di mitologemi, di immagini, di vibrazioni proiettate sul corpo pulsante, nebuloso di un grumo di elettroni nello spazio dell’esistere. Non so perché mi siano venute queste riflessioni dopo aver chiuso l’ultima pagina dell’ottimo romanzo di esordio di Marilù Oliva, Repetita, ma certo le storie forti, la catarsi che necessariamente esse inducono, la stessa autrice mi avranno guidato verso questa direzione. Si perché al fondo della follia di Lorenzo Cerè, il pluriomicida compulsivo e ossessionato, il protagonista del romanzo, c’è il problema di u... continua a leggere

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Alessandro Berselli, Cattivo
di , numero 21, aprile/giungo 2010, Letture e Recensioni

Una delle caratteristiche principali della letteratura, ricordava un maestro indimenticato di Estetica come Luciano Anceschi, è quella di saper riflettere su se stessa, sui propri indirizzi e di ingenerare insomma un mondo che si apre alla specularità conoscitiva autoreferente, mentre al contempo si porta con l’immaginazione all’interno della storia e della vicenda romanzesca. Leggendo il nuovo romanzo di Alessandro Berselli, Cattivo, sembra che questo aspetto, potremmo dire meta-letterario, abbia altrettanta valenza di quello prettamente narrativo. Un po’ come uno Lawrence Sterne, però senza ironia (ma dov’è finita l’ironia, oggi?), Berselli, che è autore colto e dallo stile sorvegliatissimo, ama identificarsi coi suoi personaggi, ama dissolversi nella loro angoscia in una cupidigia che sembrerebbe non ammettere redenzione, ma allo stesso tempo ama guardarli dall’esterno, rifletterli, seguire le loro tracce sulle soglie della letteratura, strizza... continua a leggere

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Breve ma veridica storia della Rai
di , numero 19, ottobre/dicembre2009, Saggi e Studi

Forse in virtù della sua vocazione mediatica che non esaurisce in sé il contenuto del messaggio, la storia della Rai può essere riguardata come la storia di uno degli istituti più rappresentativi della nostra identità collettiva, il punto di incontro di tante riflessioni più particolari, di tanti sguardi sulla realtà che ormai stazionano nella memoria pubblica o, almeno, sono suo potente referente immaginale. La Rai, Radio televisione italiana, inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive”: erano le undici di mattina del 3 gennaio 1954 quando la televisione italiana nacque ufficialmente. A pronunciare l’annuncio in diretta dai nuovissimi studi del Centro di produzione di Corso Sempione a Milano fu Fulvia Colombo. La televisione allora trasmetteva in bianco e nero e la qualità del segnale non era entusiasmante, pagava un canone che si aggirava attorno alle diciotto mila lire. Il suo successo tra la gente fu subito folgorante e nel ... continua a leggere

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In Darfur. Intervista a Lorenzo Angeloni
di , , numero 19, ottobre/dicembre2009, Note e Riflessioni

D. da dove nasce l’esigenza di raccontare questa esperienza attraverso la forma narrativa del romanzo? R. La decisione di scrivere sulle vicende della crisi del Darfur ha da subito preso la forma del romanzo. Una decisione nata nel corso dell’ultimo anno della mia permanenza in Sudan, il 2007, quando le vicende di quella regione avevano già preso una piega negativa e, temo, irreversibile. Avevo fino a quel momento dedicato larga parte delle mie energie alla trattazione di quella crisi, cercando di capirla innanzitutto, partecipando poi agli sforzi della Comunità internazionale per arginare l’emergenza e per trovare una soluzione politica. Avevo accumulato “materiale” di tutti i tipi in argomento: i rapporti inviati al Ministero degli Esteri e quelli stilati insieme ai colleghi dell’Unione europea; gli appunti presi durante i colloqui con i principali attori coinvolti nella crisi; le impressioni riportate durante le svariate missioni compiute in... continua a leggere

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Vivere la saggezza. Gli Aforismi di Schopenhauer
di , numero 18, luglio/settembre 2009, Saggi e Studi

Rileggere gli Aforismi di Schopenhauer oggi, a circa cento cinquant’anni dalla loro pubblicazione, quando vennero raccolti all’interno del volume Parerga e Paralipomena, potrebbe risultare pleonastico, inutile o – peggio – una concessione tutt’altro che saggia a una tendenza, a un modus del presente. Di consigli per il bene vivere sono stracolmi gli scaffali della nostra esperienza, così come le pagine dei giornali che ci rubano tempo sui crocicchi polverosi e semaforati della quotidianità. Se tuttavia l’avventurato lettore sarà così tenace da non scoraggiarsi di fronte a una così disancorata proliferazione di suggestioni vaporose e ingombranti, per lui si potrebbe aprire una nuova esperienza, e un nuovo grado della riflessione potrebbe dischiudersi in direzione della saggezza, della prova del vivere saggio. Vivere la saggezza è un progetto che, prima o poi, va concepito nel percorso esistenziale di ogni essere ... continua a leggere

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Marta Franceschini, La valigia di Agafia
di , , numero 15, ottobre/dicembre 2008, Letture e Recensioni

Una valigia grande, quella di Agafia, che stiva tutta la sua vita e quando si apre rovescia sul lettore i suoi segreti. Come un libro. Quando la apro la prima volta è piena di voci liquide, di meritato incanto, di sospensione estiva. Come una radio lontana, le voci trasmesse dall’acqua sono prima dimesse, poi chiare, gorgoglianti, poi improvvisamente si addensano come una nuvola scura, si coagulano in una notizia tragica, una prima morte. Le morti, assurde, spietate, punteggiano la vita di Agafia, noi ancora non lo sappiamo, siamo colpiti da questo contrasto, da questa morte nella vita, da questa ombra che ci pare presagio. Alla riapertura la valigia è sorprendentemente piena di foglie, spinose foglie di tabacco, che rimandano a luoghi per noi assolutamente lontani e inimmaginabili. Saliva amara, mani annerite, foglie che pungono, polvere, aghi, sacchi. La fatica del vivere – uva trafugata nel grembiule della madre... continua a leggere

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Giuseppina Rossitto, A zonzo per pensieri
di , numero 15, ottobre/dicembre 2008, Letture e Recensioni

Che la parola nella sua complessità e polivalenza detenga la sovranità della coscienza umana lo avevano già capito, e forse anche imposto, i Greci; che la parola poetica sia capace non solo di interpretare, ma anche di ricreare la profondità del pensiero umano è acquisizione tardo ottocentesca e, ancor più, del secolo che si è appena chiuso. Nuove possibilità si aprono alla conoscenza umana all’aprirsi del novecento, nuovi paesaggi per la mente e nuovi enigmi sondano la nostra dimensione tanto che un semplice punto, un suono, una parola si apre sulla soglia, anzi dischiude, infinite dimensioni. Se si riflette sul lavoro di Giuseppina Rossitto, a Zonzo per pensieri, ci si trova entro questa prospettiva. Il lavoro dell’artista non è solo quello di riflettere servilmente la realtà del pensiero, i suoi sogni, le fantasie, ma quello sovrano di crearlo, inventarlo, aprirlo a nuove dimensioni. Chi sono, chi sei, chi siamo, chi siete? Difficile trovare... continua a leggere

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Chiara Santini. Il Giardino di Versailles. Natura, artificio, modello
di , numero 14, luglio/settembre 2008, Letture e Recensioni

Dopo l’estate tumultuante della nostra coscienza ambientale per via del martirio inflitto dagli ampi incendi del meridione d’Italia e della Grecia, forse non sarà tempo sprecato per il lettore impegnato il bel libro di Chiara Santini dal titolo Il Giardino di Versailles. Natura, artificio, modello, uscito da Olschki nell’aprile 2007. L’autrice, che svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Discipline storiche dell’Università di Bologna, e attualmente collabora con l'Ecole Nationale Supérieure du Paysage (ENSP) di Versailles, ci aiuta a considerare, tra l’altro, come le stagioni del nostro rapporto con la natura abbiano avuto ben diversi orizzonti rispetto alla follia devastante degli incendiari, e come il sapere e l’immaginazione umana alleati di madre Terra abbiano potuto produrre quella meraviglia della progettazione che appunto prende nome di Giardino di Versailles. Il giardino come luogo della rappresentazione e della esperienza de... continua a leggere

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Licia Giaquinto, Cuore di Nebbia. Intervista di Mauro Conti
di , numero 14, luglio/settembre 2008, Letture e Recensioni

Conosco Licia Giaquinto fin dai tempi, anni ’70, dei reading di poesia bolognesi organizzati da Niva Lorenzini. Vi partecipavano le avanguardie di allora, poeti o artisti come Giuseppe Conte, Cesare Viviani, Edoardo Sanguineti, Tomaso Kemey, Milo De Angelis o quella meteora anarchica della poesia italiana di cui si conosce ancora pochissimo, ma molto amata anche dal gruppo di persone, come Lucio Vetri e Anna Maria Andreoli, che stavano attorno a Luciano Anceschi e alla rivista Il Verri, di nome Adriano Spatola. Bellissima ragazza, Licia, con due occhi grigio perlacei da lupa, quando faceva i suoi interventi, metteva un’anima, una passione particolare ogni volta, e, se capitava di ascoltare o leggere le sue poesie, c’era da restarne incantati. Io non avevo mai incontrato un’artista come lei capace di usare le parole simili alla brace, alla lava, alla materia incandescente scagliata dal vulcano, e c’era una completa identità di suono e senso nel suo de... continua a leggere

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Musikanten. Parole e musica nelle canzoni
di , , numero 14, luglio/settembre 2008, Note e Riflessioni

Anche se la quaestio è sin troppo vexata, in una canzone di quelle che siamo abituati ormai ad ascoltare per radio (e taciamo, volutamente, tutti gli altri supporti tecnologici, la cui attualità non si riesce mai a definire) non possiamo che chiederci se nasca prima il testo o la musica. Se facessimo un minimo di etimologia, intuiremmo subito che musica è parola legata a Musa, cioè alla dea metonimia della poesia: può, allora, esistere un testo poetico svincolato dalla musica? Della musica antica non ci resta nulla, e noi leggiamo i testi poetici della lirica e dell’epica come se fossero stati scritti senza il supporto musicale. Ma come lavoravano i poeti greci e latini? Non lo sappiamo pienamente. E nel Medioevo che succedeva? È innegabile: nella communis opinio il poeta, chiuso nel suo universo di nuvole, ricerca con gli occhi persi nel vuoto una parola che non trova. Ma succede così veramente? C’è qualche musicista che abbia musicato la poesia it... continua a leggere

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I sentieri delle lacrime. Olocausto degli indiani nativi d’America
di , numero 11, ottobre/dicembre 2007, Note e Riflessioni

La storia del genocidio dei nativi d’America non è facile da indagare: ogni prospettiva critica, infatti, che desideri analizzare e approfondire questo tema storiografico (ma sarebbe meglio dire disastro dell’umanità), si trova di fronte ad un guazzabuglio di interpretazioni in cui non è sempre facile procedere col lume scientifico e pacato dell’inchiesta razionale, tanto, ancora oggi, essa appare avviluppata in rancori, in ostinati silenzi, disperazione e comportamenti frustrati. Il cinema e la letteratura hanno cercato, in vari modi, di rimediare al senso di colpa sorto, se non nei confronti dei singoli individui, cui – forse e unicamente – andava chiesto perdono, almeno nei confronti della mentalità collettiva dopo la conclusione delle cosiddette guerre indiane. Delle stragi, che stiamo per rievocare, stupisce come, ancora oggi, non ci si riesca a liberare del passato, da una storia di orrore e morte sparsa a piene mani in nome di un’idea, l’id... continua a leggere

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Cinema e paesaggio dell’Emilia Romagna
di , numero 10, luglio/settembre 2007, Note e Riflessioni

Il cinema può, a buon diritto, essere considerato un’arte guida dell’espressività italiana, proprio come lo sono state la musica operistica nel Romanticismo e l’architettura durante il Rinascimento; è raro, non di meno, che esso figuri come strumento didattico tanto nella scuola media quanto nella superiore. Le ragioni di questa latitanza sono forse da attribuire alla difficoltà di organizzare delle visioni didattiche in aule poco attrezzate, ma anche alla scarsa conoscenza storica, oltre che geografica, del nostro patrimonio filmico. Il percorso didattico che qui viene presentato intende indagare i rapporti tra arte cinematografica e paesaggio dell’Emilia Romagna, in particolare il litorale, l’entroterra ravennate ed il Delta del Po, così come essi sono stati svolti da tre registi come Luchino Visconti, Roberto Rossellini e Michelangelo Antonioni; i film scelti sono, nell’ordine, Ossessione, Paisà e Deserto Rosso. Quello proposto è un percorso a... continua a leggere

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Georges Didi-Huberman, Ninfa moderna. Saggio sul panneggio caduto
di , numero 10, luglio/settembre 2007, Letture e Recensioni

I libri belli sono come le belle donne: accendono l’immaginazione, l’accordano su mille sussurri, la ricolmano di inaspettate risonanze. Ninfa moderna di Georges Didi-Huberman è un bel libro stampato a Milano nel 2004 da Il Saggiatore nella collana La Cultura, storica raccolta di saggistica e intelligente catalogo del pensiero moderno. Sulla scorta dell’opera di Aby Warburg e della grande scuola di studi figurativi da lui rilanciata, ma non senza riferimenti a un volume su Leibnitz come La piega di Gilles Deleuze, il testo indaga la sopravvivenza di un elemento caratteristico dell’iconolgia classica che si spinge fino ai giorni nostri: il panneggio. Era il 1893 quando il giovane Warburg rimase affascinato e cominciò a studiare La nascita di Venere e La primavera di Botticelli. Il movimento dei capelli, le forme dei panneggi, la grazia dei personaggi femminili furono per lui occasione per dispiegare un profluvio di erudizione in cui riemergevano fonti... continua a leggere

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Voltaire, Rousseau, Kant, Sulla catastrofe. L’Illuminismo e la filosofia del disastro. Introduzione e cura di Andrea Tagliapietra. Traduzioni di Silvia Manzoni ed Elisa Tetamo. Con un saggio di Paola Giacomoni
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Letture e Recensioni

Nel nostro tempo, asfissiato da un turbinio pulviscolare d’iperattività editoriale che – spesse volte – toglie il respiro, non è troppo facile imbattersi in un testo bello, interessante, coinvolgente come Sulla catastrofe. L’illuminismo e la filosofia del disastro, magistralmente curato da Andrea Tagliapietra. In verità, Bruno Mondadori, senza tradire le aspettative dei numerosi lettori affezionati a cui – da tempo – offre un repertorio di saggistica invidiabile, ci propone qui un titolo relativo al concetto di catastrofe in àmbito illuministico degno di particolare attenzione, perché è capace d’istituire un ponte che giunge direttamente ai nostri giorni. I due anni, che pure intercorrono dalla prima presentazione di questo volume, non gli hanno sottratto freschezza ed attrattive: varrebbe davvero la pena di cercarlo o richiederlo in libreria, perché - a nostro giudizio, s’intende - sa stimolare con rara sapienza intelligenza ed immaginazio... continua a leggere

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Giovanni Ragone, L’Editoria in Italia – Storia e scenari per il XXI secolo
di , numero 6, luglio/settembre 2006, Letture e Recensioni

Interrogarsi sul problema e sugli scenari dell’editoria in Italia significa interrogarsi sulle possibili configurazioni sociali del nostro futuro. A convincerci della centralità della questione editoriale, in quella che potremmo definire l’argomentazione collettiva del futuro, è questo bel libro scritto e compilato da Giovanni Ragone, docente di Teoria dei Media all’Università di Urbino. C’è una relazione tra l’immaginazione sociale, la conformazione della mentalità collettiva, ed il modo in cui essa viene diffusa, testualizzata, concertata retoricamente nella rappresentazione dei grandi mediatori? La risposta è sì e, nel rintracciarne il decorso storico, il curatore si addentra nei labirinti speculativi della sofistica antica secondo la quale la parola è misura dell’uomo, ma anche nei paradigmi heideggeriani di una retorica concepita come modalità dell’esserci, in cui le parole, insomma, sono segni che denunciano la propria temporalità e co... continua a leggere

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Il giardino della traduzione. Divagazione sul Giardino del profeta di Gibran
di , numero 4, gennaio/marzo 2006, Note e Riflessioni

Tutte le cose vivono e rilucono nella conoscenza del giorno e nella maestà della notte. (Kahlil Gibran) Ogni traduzione è una interrogazione sull’enigma della parola e della letteratura e tradurre è quasi il dialogare con un assenza, l’arte di ascoltare una mancanza sulla base di uno spartito, di un disegno che il tempo ha confuso irrevocabilmente. Tradurre è un capitolo del libro della nostalgia. Che dire, infatti, della voce che compose quest’opera, ormai è un secolo? Che dire della sua particolare inflessione, che soleva significare con peculiare ieraticità il dettato e lo sostanziava di un’ aura mistica per un’accolita beatificata di adepti? Che significato avevano allora parole come: mist, freedom, love, life, silencies, quali riferimenti immaginali mettevano in onda, mentre l’Europa collassava su di sé e gli Stati Uniti si apprestavano a diventare potenza mondiale espandendo il loro rag... continua a leggere

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Ezio Raimondi, Gabriella Fenocchio, La letteratura italiana: il Novecento
di , , numero 3, ottobre/dicembre 2005, Note e Riflessioni

Caro M., da un po’ di tempo ho sul mio tavolo i due volumi dell’ultima opera coordinata da Ezio Raimondi dedicati alla letteratura italiana del Novecento, sintesi autonoma di un’opera ben più ampia rivolta alle scuole. A me sembra un ottimo strumento di lavoro. Che te ne pare? Ho confrontato l’analisi di queste pagine con letture recenti. Senti questa citazione: «Pensare che i testi parlino da soli, al di là e al di fuori di ogni possibile mediazione, è un’idea tanto vecchia quanto ingenua e intimamente balorda: disconosce la storia, disconosce la diversità dei codici e il modificarsi radicale, di secolo in secolo, degli orizzonti di attesa, delle domande che un testo produce e che al testo vengono poste. Dimentica soprattutto che le grandi opere letterarie sono, come ci è stato insegnato, abitate fin nell’intimo delle loro fibre da una critica immanente, che la cifra nel tappeto esiste e che su di essa , sul suo rinvenimento, si gioca l... continua a leggere

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Il Libro dei Profeti: Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele. Introduzioni di Gianfranco Ravasi. Traduzione e note di Luigi Moraldi
di , numero 2, luglio/settembre 2005, Letture e Recensioni

Che significato può avere oggi rileggere i libri dei Profeti? Di significati, a questo riguardo, ce n’è un numero infinito come sono le vie che si addentrano tra gli abissi del cielo stellato; ma se uno vuole resistere al pur dolce naufragare o, per dirla con certa filosofia, alla deriva delle interpretazioni, allora l’eccellente proposta suggerita da Padre Ravasi potrebbe costituire un ottimo approccio, rinforzato, per giunta, nel solco della millenaria esegesi cristiana. Questa edizione presenta i libri dei quattro cosiddetti “profeti maggiori”, presenti all’interno della Bibbia, vale a dire: Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele; mentre i “minori” sono: Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Nahum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia. Innanzi tutto chi è il Profeta? Il Profeta è uno che è stato chiamato, è l’eletto di un’azione della grazia divina. Il Profeta è un uomo di Dio, è un visionario, è uno che vede la realtà... continua a leggere

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Risonanze gaddiane
di , numero 1, aprile/giugno 2005, Saggi e Studi

Mi sono soffermato a lungo, ier sera, sfogliando un catalogo dei dipinti del Van Eyck, sul ritratto del cardinale Albergati. Si tratta di un olio su tavola, della misura originale di circa 34 cm x 27 cm, databile attorno al 1438, molto ben fatto dal punto di vista dell’esecuzione e assai espressivo dell’individualità lucida e, al contempo, problematica, prima di Guicciardini, del cardinale toscano, il quale venne mandato ad Arras a mediare tra Filippo il Buono ed il re di Francia Carlo VII per porre fine alla guerra scoppiata in seguito all’assassinio di Filippo l’Ardito. La mia riflessione, attraversato un primo momento di assorbimento empatico dovuto alla bellezza del dipinto, nasceva dalla convinzione che, in fondo, se oggi uno andasse con la macchina fotografica in giro per i caffé, per le piazze della pianura padana o, anche, dei centri toscani, non avrebbe difficoltà a trovare un volto simile, una faccia con gli stessi caratteri somatici dipinti ... continua a leggere

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