Bibliomanie

Ultime tesserucole poietiche
di , numero 44, luglio/dicembre 2017, Poetando

I

Ad aspettar carezze…

Ad aspettar carezze
impegnai speranze
e lo scandir dei giorni
si fece lieve,

all’adorato corso
di variopinte ore
a bocca aperta
voltai la testa.

Per chiaro specchio
scambiai la lama
di una cruda falce
a rotear nell’aria

e porsi il viso
a bieca vita,
di nuovi sogni
ingorda sempre.

II

Aria e pietre e tempo

Aria e pietre
questi giorni immutabili,
orde di ore
grevi e aguzzine
che disegnano scie
in bianco e nero
sulle mie spalle.

III

Nelle tue armi

Eccomi ancora nelle tue armi:
mentre àgiti la spada,
mi vedi riflesso nello
slancio freddo dell’acciaio.

Esangui linee fuggono
l’aria per rifugiarsi meste
in una scia metallica
che lenta squarta il cielo.

C’è una battaglia in questa
notte che striscia adagio
verso un lontanissimo giorno.
Ne vedi forse la fine? Mah.

Anche se forzi le aste
inesorabili dell’orologio,
non puoi persuadere né ingannare
il divenire tragico del tempo.

Dio non c’è nelle tue armi
che possa salvarti
da fameliche cascate;
e mentre remi con disperazione,

scivoli nel gorgo amaro
di acque che ti aprono
le braccia e ti avvolgono
in un abbraccio senza fine.

Lontano si odono voci…

IV

Cieco

Cieco,
per non vedere i miei
giorni senza te
e la mia ombra,
che sola sola
occupa lo scenario caotico
di una vita grottesca.

Cieco,
per non vedere
i tuoi occhi,
che mi tagliuzzano l’anima
senza vederne il sangue.

Cieco,
per non guardarmi
allo specchio e vedere
i miei occhi che
non vedono niente.

V

Ci sarà quel giorno

Ci sarà il giorno
che non dormirai:
resterai a fissare
il dondolìo lento
di una muta campana,
le nuvole di fumo
del corto respiro
salire col freddo.

VI

Come senti?

Come senti il sollievo
mentre fitti pensieri,
gocce di pioggia,
scendono in testa
e con pazienza li unisci
fino a vederne completa
un’acquea distesa?

Come senti il peso
nel guardare dei sassi
emergere dall’acqua
e stare compatti,
solitarie vedette
di un fiume di sguardi
annegati da tempo?

Come senti la paura
allo sguardo costante
di una belva feroce,
che ti fissa da tempo
e aspetti che un giorno
lasci la riva
per venire da te?

VII

Con abbondanza di nero
dipinge i suoi quadri,
astruso pittore
e tiranno dell’anima.
Visi allungati
da dolorose smorfie,
cercano il modo
di bucare il dipinto
e fuggire distanti,
ma bavose spirali
impastate di rosso,
chiudono la tela.

VIII

Nyx

Della notte, il giorno
mi mostrò la follia,
veloci fantasmi
un dì conosciuti,

e corse infinite
su insolite spiagge,
affollate di facce
all’alba svanite.

Della notte, il giorno
mi svelò la follia,
chiari disegni
che son scarabocchi,
e musiche eterne
su cori grandiosi,
chiassose ferraglie
in botti di vetro.

Della notte il giorno
attende il ritorno,
per nuove iniezioni
di chiara follia.

IX
Di parole brevi
(Ad un’amica ora assente)

Di parole brevi
e sorrisi ampi
il felice tempo
con te passato

E in giorni allegri
io spero ancora
di vedere con te
paesaggi nuovi.

X

Dietro al vetro

Dietro al vetro della mia vita
ho visto sfilare storie e persone,
io guardiano del faro
nel mare dei miei giorni,
sazio di pane e solitudine.

Dietro al vetro della mia vita
ho lanciato urla e parole
a passanti distratti e
ad allegri gitanti
senza avere risposta.

XI

Filamenti d’acciaio

Filamenti d’acciaio,
avvinghiati a spade inesorabili,
tessono ancore pesanti
che tengono unite
le nostre esistenze,
in bilico tra la felicità
della tenue speranza
e i burroni del domani.

Se fosse così facile
lanciare per aria
questi inutili appigli,
e lanciarsi per aria
con nuove vele
aperte al vento,
disfaremmo subito
queste squallide tele,

ma levare le ancore
senza nessun rumore
è una fantastica utopia.

XII

Giallo ocra e verde chiaro…

Giallo ocra e verde chiaro
questo deserto infinito
che ci ipnotizza al suolo
fermando i nostri passi,
più che la sete incalzante
può il silenzio che ci avvolge,
stregati da questa massa di nulla
che cancella il ricordo.
Desiderare di uscirne vivi
e di trovare un’oasi
che non sia una beffa
della mente ubriaca,
rotolarsi in questo oceano
di sabbia rovente
e diventarne con il tempo
uno dei suoi infiniti granelli.

XIII

Piccoli sprazzi di felicità?

Piccoli sprazzi di felicità,
isolotti sperduti in
un mare avversario
dove attraccare le anime
nostre per riempirne le stive.

XIV

Posso cercarti al sole

Posso cercarti al sole:
non ho occhi per guardare
in questo giorno di pioggia,
né mani per cercarti
in quel labirinto di nebbia.
Posso cercarti al sole:
non ho piedi per camminare
nei giardini di fango,
posso aspettarti – se vuoi –
cara, fosca dama.
Se vuoi. Ma al sole.
XV

Vita,
mi dai giocattoli sbagliati
e statici profumi,
specchi beffardi
aguzzi come spade
e vetri colorati,
che ghignano nel buio.

XVI

Vita,
dici di chiamarti così
ma so che menti.
Inventi giorni
che sono mostri
ed ore insaziabili
di nuovo pianto.