Bibliomanie

Un’annotazione ad Actus Tragicus di Davide Monda
di , numero 34, settembre/dicembre2013, Note e Riflessioni

Quando mille richiami “crudeli” e mille silenzi di pietra si fanno verbi entro un libro sodo, verrebbe da sistemare sul tavolo del proprio studio – sotto gli occhi della mente e, a ogni modo, non troppo lontano dal cuore – una foresta di mille alberi che ci copre intera; che fruscia con tutte le foglie per non lasciarci distrarre; che agita feroce – ma con rigore algebrico – la nostra immaginazione confusa, il nostro malandato sapere, il nostro (colpevole) desiderio di sonno. Allora mi cattura un preoccupato timore, mescolato a una curiosità zoppicante, nel guardare prima il mucchio ordinatissimo dei fogli, poi nello scorrere con lentezza necessaria questo altro lavoro di Davide Monda, denso di sospirata, battagliera saggezza, nonché di fredde tensioni metafisiche ed escatologiche. Di là dalle forme (sempre più rigide) e dai modi (sempre più fiocinanti), ogni poesia sembra agitarsi parallelamente a quanto già dipanato nella modesta sintesi ... continua a leggere

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L’Allevamento dei Pirla di Andrea Zanotti
di , numero 32, gennaio/aprile 2013, Note e Riflessioni

L’intitolazione di questo lungo racconto suggerisce (a libro ancora da aprire, da sfogliare) con una intrepida, trionfante baldanza, oppure con una sorta di rapida convinzione testuale, avendo assunto il titolo dal contesto; ripeto, cercherebbe di suggerire una chiave generale di lettura a mio parere distorta che, per geniale intuito o proposito, quasi subito (se non leggo male, dopo una quindicina di pagine) viene con rabbioso scavo nei dettagli (direi, delle anime) contraddetto con sempre maggiore convinzione, determinazione e dedizione all’assunto della narrazione, alle verità disarmanti o armate conferite come aculei dalla vita. Così, l’itinerario di una vacanza in motocicletta programmata e disposta da un gruppo di amici potrei intenderla (come vorrei intenderla), senza sforare il quadro d’insieme, una sorta di passaggio circense attraverso il cerchio infuocato, nella gabbia dove sostano i leoni; o addirittura, come un rapido e intimamente straziato... continua a leggere

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Per il Bestiario di Federico Cinti
di , numero 32, gennaio/aprile 2013, Note e Riflessioni

Da lettore privato ma affamato, cerco sempre di arrivare – fra le pubblicazioni che escono nuove, o fra le tante del passato non ancora lette e da leggere – a quelle che si adeguano al mio gusto: ed eccomi al Bestiario di Federico Cinti. Le pagine intelligenti del prefatore aiutano ad accingersi a un itinerario godibilissimo e, nel contempo, travaglioso, rischioso oltre ogni parola, fra le viscere opache di un uomo postmoderno – o forse di una humana condicio? – che si vuole incomprensibile: percorso raro, specie in tempi d’indigenza materiale e morale (temo) senza pari. Per me è un viaggio quasi omerico, dentro le acque furenti e urenti delle miserie (infinite) e delle grandezze (minime, in fondo) degli umani. Con parecchie sorprese, irrequietudini e pene, con suggestioni ed emozioni perlopiù amare ma, a ogni modo, con un rinnovato avviamento della memoria. Tutto ciò richiama – mi richiama sotto gli occhi, non per confronto ma per necessi... continua a leggere

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Da Bologna e Bologna (2003)
di , numero 32, gennaio/aprile 2013, Saggi e Studi

Tanti e tanti anni fa, quando ero un ragazzino, si correva in Italia una gara automobilistica su strada aperta, la Mille Miglia, che partiva da Brescia e arrivava, lungo la via adriatica, a Roma; per ritornare sùbito a Brescia passando per Firenze, per il passo della Futa, per Bologna. A Borgo Panigale, seduto tutto solo su un muretto, davanti al cancello di una villa molto vicina alla strada, aspettavo con emozione. Alle mie spalle si protendeva il ramo di un albero di fichi. Al passaggio delle macchine più veloci e potenti – che a me, quella prima volta, sembrò quasi di poter sfiorare con le mani – per le zaffate dell’aria, alcune foglie e alcuni fichi ancora in fiore mi scivolarono, in un certo momento, sulla schiena. Un ricordo. Un ricordo da niente, naturalmente. Ma anche allora ho pensato, con la infantile meraviglia che mi accompagnava in tante occasioni, che le macchine velocissime lì passavano perché Bologna era il centro de... continua a leggere

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Il laico pensiero. Piccolo breviario con dieci riflessioni
di , numero 31, ottobre/dicembre 2012, Saggi e Studi

1. Il laico pensiero è il pensiero che ha mille problemi, nessuna paura. E’ travolto, mai sommerso, da dubbi di ogni genere ma mai dalla disperazione. E’ l’albero posto al confine di un bosco infuocato, ma per sé non ha confine. 2. Il pensiero laico crede al buon inesausto pensare, al buon e inesausto fare, al buon dialogare e a una libertà del fare pensare dialogare che non si arresta ai limiti delle convinzioni. 3. Il pensiero laico è quello che pensa (che crede) che le cose parlano sorgendo dalla terra, non precipitando paurose, ammonenti dall’alto dei cieli. E inoltre è quello che pensa, e ascolta, che gli oggetti intorno (il rassicurante beneficio della compagnia), le mille viventi realtà del creato, continuamente lo richiamano al suo leggendario dovere: “Qua siamo, con te; non ignorarci; non dimenticarci. Ascolta, ascolta, ascolta”. 4. Il pensiero laico è anche quello, dunque, che rifiuta il silenzio; e ha sempre come sottofondo... continua a leggere

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Pietro Aretino e i suoi Ragionamenti
di , numero 31, ottobre/dicembre 2012, Saggi e Studi

Nato di bassa lega, in una società in cui soltanto i “potenti” valevano (fossero essi principi, regnanti, alti prelati o artisti di genio); subito irretito dall’astio del proprio stato e dalla volontà di progredire e di primeggiare puntando su innegabili “qualità” naturali (che via via si affinavano, rodandosi, nei contrasti della vita e nella rapida ascesa al potere), l’autore di quest’opera “incriminata”, relegata frettolosamente fra le cose turpi della nostra letteratura, è tal personaggio che meriterebbe una considerazione maggiore e un esame più attento di quelli che fino a pochi anni fa gli erano riservati. Oggi si può almeno discutere senza scandalo dell’Aretino come di una figura rappresentativa, tipica e anche importante; come di un “grosso” scrittore, a cui per essere grande, davvero grande, mancarono una più riposata attenzione allo svolgersi ed emanciparsi del proprio lavoro e meno interessati pretesti per esibirsi in pubblico... continua a leggere

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Da L’Italia sepolta sotto la neve (1984)
di , numero 31, ottobre/dicembre 2012, Saggi e Studi

Vorrei avere molti libri da leggere. Ancora. Tempo davanti. Libri con segni sconosciuti, vecchie tipologie, polverosi libri trovati nel ripostiglio di casa, odore di tonaca e di cera davanti a una chiesa, sull’argine del fiume, sulla balaustra di un ponte di ferro fra paese e paese – aspettare un foglio portato dal vento dentro alla stanza. è più facile che una voce si conservi sotto la neve. ... continua a leggere

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Annotazione inattuale su un libro recente
di , numero 31, ottobre/dicembre 2012, Saggi e Studi

Se mille voci si fanno parole di un libro, è come ridurre sul tavolo di casa, sotto gli occhi o vicino al cuore, un bosco di mille alberi che ci copre intero; che fruscia con tutte le foglie per non lasciarci assopire; che inquieta con inesorabile temperanza la nostra immaginazione, il nostro cauto lento sapere, il nostro desiderio di sonno (il sonno della ragione) o la nostalgia di esso. Quindi, per me, ho un preoccupato timore mescolato a una curiosità che vibra, nel guardare prima il mucchio ordinato e intero dei fogli, poi nello scorrere con lentezza attenta (partecipata) questo decalogo di sospirata saggezza. Che può essere sfiorata (mai del tutto raggiunta e conquistata) solo, a mio parere, con una insistenza vorace, con uno scavo fra i pensieri minuto, approfondito, al fine di scioglierli, correggerli, sistemarli, integrarli. Può essere l’inizio di una cura prolungata (ma necessaria) per gli autentici guasti che ciascuno di noi nasconde nei risv... continua a leggere

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