Bibliomanie

Figlio di Daniele Mencarelli
di , numero 35, gennaio/aprile2014, Letture e Recensioni

Sicuramente la nota più appariscente di quest’ultima raccolta di Daniele Mencarelli, Figlio edita da Nottetempo in formato web, è la richiesta di compartecipazione totale al lettore, ancora più evidente che nella precedente raccolta, Bambino Gesù. Qui l’etica della condivisione con l’altro, nell’esperienza elementare ed universale della paternità, ma anche della maternità e della “figlità”, per così dire, diventa esperienza artistica, prima e talvolta anche al di là dell’alchimia dello lo stile. Questo vuol dire che il racconto scarno e secco della cosa in sé, dei patimenti per Nicolò e per l’altro bambino morto, dello strazio dei genitori, della sofferenza connaturata alla nascita dell’uomo (è questo il succo di tutta la raccolta) è così potente e vero di per sé che non ha bisogno della’artificio della poesia, che passa in secondo ordine. Non è un caso che le sezioni forse più riuscite siano quella intitolata Parentesi ... continua a leggere

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Daniele Mencarelli, Bambino Gesù
di , numero 23, ottobre/dicembre 2010, Letture e Recensioni

Di rado, leggendo poesie contemporanee capita di vivere un’esperienza di lettura così intensa e umanamente compiuta come leggendo i versi della raccolta Bambino Gesù di Daniele Mencarelli, raccolta che riassume la fatica di alcuni anni e che si innesta su un’esperienza di vita e di lavoro vissuta dall’autore nell’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” di Roma. La realtà, anzi il rispetto per il reale nei suoi lati più drammatici quindi più veri, rendono il libro un unicum nel panorama letterario corrente. Non ci sono manierismi di stile, pur essendo visibile un attento lavoro di calibratura nel lessico di registro medio, variato a tratti da espressioni popolari o termini tecnici, né estremismi nel trattamento di un verso spesso giambico, solenne negli accenti in modo da raccontare “l’epica della realtà quotidiana della morte e di Dio”, che potrebbe essere il sottotitolo del libro ... continua a leggere

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La letteratura nella scuola e lo scolasticismo
di , numero 20, gennaio/marzo 2010, Note e Riflessioni

La letteratura, qualsiasi letteratura, cioè qualsiasi testo di qualsiasi tradizione o di qualsivoglia modernità o contemporaneità, può essere studiata a scuola, naturalmente usando qualche precauzione di metodo, e isolandone l’oggetto della didattica, cioè l’oggetto della conoscenza condivisa in classe; ma la pratica scolastica è una pratica che non è aliena toto corde dalla letteratura; anzi la creazione letteraria stessa la prevede, prevede che si possa dibatterne il significato in una comunità scolastica e se ne possa fare in qualche modo conoscenza. Anche un autore molto critico verso la scolasticità della poesia come Zanzotto (un tempo docente anche lui) scrive che «della poesia, che oggi accompagna ben pochi aldilà dell’infanzia e comunque dell’età scolare, durerà forse un’eco più lunga negli animi, mentre continuerà l’aspro riesame che si sta facendo della sua posizione nella scuola-scuoletta» ... continua a leggere

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Il poeta e il traduttore
di , numero 19, ottobre/dicembre2009, Note e Riflessioni

Non c’è vera distinzione fra poesia propria e traduzione. Anzi la traduzione è il massimo impegno per un poeta poiché permette, traducendo, di lavorare in profondità su se stessi: ciò che si chiama stile che cos’è, infatti, se non una perenne ricerca di possibilità espressive nascoste o addirittura inconcepibili? Per questo ogni traduzione ha influenza certa sul proprio stile e sul proprio sviluppo espressivo e probabilmente tematico ... continua a leggere

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Guido Oldani, Il cielo di lardo
di , numero 19, ottobre/dicembre2009, Letture e Recensioni

Una qualità ritmica non comune a disciplinare un lessico che si apre all’uso diretto e alla locuzione popolare, ma che stacca dalla convenzionalità e rigenera parole rare, varianti, arcaismi: ecco ciò che subito si mostra al lettore de Il cielo di lardo di Guido Oldani. Poi, proseguendo nella lettura, due sono i fatti che trattengono l’attenzione ... continua a leggere

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La poesia di Giorgio Caproni. Per un’analisi stilistica
di , numero 15, ottobre/dicembre 2008, Saggi e Studi

I temi dominanti (e di conseguenza alcune caratteristiche stilistiche) della poesia caproniana nel suo trentennale sviluppo, a partire dalle Stanze della funicolare, contenute nella raccolta Il passaggio d’Enea del 1956, fino a Il conte di Kevenhüller, del 1986, mi paiono i seguenti ... continua a leggere

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