Bibliomanie

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di , numero 49, giugno 2020, Editoriale,

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Come citare questo articolo:
Mirco Dondi, In questo numero, «Bibliomanie. Letterature, storiografie, semiotiche», 49, giugno 2020

Il mistero attiene alla religione, il segreto è una cosa umana. Nelle stragi non ci sono misteri, ma segreti. (Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980).
1980 – 2020 a quarant’anni dalle stragi di Ustica e del 2 agosto. Gli anniversari consegnano un memento solenne che ravviva la memoria e impone bilanci. Sono due eventi che il numero 49 di “Bibliomanie” punta ad approfondire offrendo nuovi contributi.
Per quanto sulle stragi di Ustica e del 2 agosto restino dei buchi di conoscenza, è ormai delineato il loro contesto storico. Cora Ranci ha studiato la vicenda di Ustica per oltre dieci anni, consacrandosi come la voce più autorevole sul tema. Il suo saggio incrocia il ruolo della stampa, il quadro internazionale e la vicenda giudiziaria, aspetti che l’autrice ha approfondito nel libro Ustica. Una ricostruzione storica (Laterza, 2020).
Sulla strage del 2 agosto le indagini continuano a mettere a fuoco ulteriori elementi: dalla condanna all’ergastolo, dopo 45 udienze, emessa dalla Corte di Assise nel gennaio 2020 a carico del terrorista nero Gilberto Cavallini, fino al riconoscimento effettuato dall’ex moglie – visionando un filmato amatoriale – di Paolo Bellini (ex Avanguardia nazionale) sul primo binario della stazione di Bologna.
I tempi della storia sono differiti rispetto a quelli della giustizia, ma è importante sottolineare il ruolo delle associazioni dei familiari delle vittime che, nella loro sollecitazione alla ricerca della verità, sono un esempio di cittadinanza attiva indispensabile alla democrazia. Sull’attività delle associazioni del 2 agosto e di Ustica i presidenti – rispettivamente Paolo Bolognesi e Daria Bonfietti – raccontano, alla luce della loro esperienza, l’irto cammino verso la verità dove parte importante resta il coinvolgimento dell’opinione pubblica affinché giustizia sia fatta.
Sul 2 agosto Claudia Sbarbati ha preparato una panoramica di lungo respiro sulla stampa, Carlo Costa nel suo saggio sui Nuclei armati rivoluzionari scava nel fondale nero dal quale proviene la manovalanza che esegue la strage, premessa al libro Corpo estraneo. Storia di Giorgio Vale (1961 – 1982) scritto assieme a Gabriele Di Giuseppe. Roberta Galletta propone sette testimonianze di sopravvissuti alla strage e Andrea Broglia un’anteprima del documentario Verità e giustizia.
Nel 1980 resta alto il tributo delle vittime cadute per mano dei terroristi: magistrati, agenti di polizia, militanti di opposte fazioni, giornalisti. Il 28 maggio è ucciso dalla Brigata XXVIII marzo, collegata alle Brigate rosse, il giornalista del “Corriere della Sera” Walter Tobagi. La figlia Benedetta Tobagi traccia il profilo umano e intellettuale del padre raccontando con molta trasparenza quali sono state nel tempo le conseguenze sulla sua vita dopo il tragico attentato.

Il 1980 è assunto – non senza approssimazioni nel senso comune storiografico – come anno di svolta, la porta di entrata al decennio del disimpegno e dei patinati anni Ottanta. Paolo Morando nel 2009 ha pubblicato un interessante volume intitolato Dancing days 1978 – 1979, un’analisi di storia della mentalità che racconta questa transizione antropologica e la colloca, a ragione, già nel 1978. Per noi, Paolo Morando aggiorna quelle importanti annotazioni offrendoci il saggio 1980: l’Italia sospinta dal riflusso. Con il corpo degli anni Ottanta si misura anche Marco Marangoni in un’analisi sugli spazi nel romanzo Rimini di Pier Vittorio Tondelli, opera legata allo stilema degli anni Ottanta nel quale è anche rimodulata l’industria del divertimento e del tempo libero.
Vi proponiamo nella sezione “Traduzione, inediti e rari”, tre interviste a Benito Mussolini (1923 – 1926 – 1934) non note al pubblico italiano realizzate dal giornalista portoghese Antonio Ferro. Mussolini parla nel colloquio con il giornalista straniero in maniera molto più esplicita di quanto non faccia con la stampa italiana preferendo, almeno in una prima fase, un esercizio autoritario della forza più che un’esplicita dichiarazione di obiettivi. Si nota anche la relazione che, nel tempo, si costruisce fra i due uomini unitamente alla popolarità di Mussolini in Portogallo.
Su Mussolini Mario Panico offre invece una lettura attuale che prende in esame il rapporto odierno degli italiani con il capo del fascismo con riferimenti al film Sono tornato (2018) di cui si apprezza l’analisi sul linguaggio del dittatore. Analisi che il saggio di Panico estende a Predappio e a come i contenuti dei pellegrinaggi nostalgici rileggono la figura del dittatore fascista.
Nella sezione “Note e Riflessioni” non potevano mancare due contributi sul Covid 19: quello di Andrea Broglia è una declinazione sulle possibili forme di isolamento attraverso una gradazione che parte dalla forma eletta di isola, come luogo dell’utopia, sino ad arrivare alle sigillate chiusure dei reparti Corona virus. Lo stesso argomento è riletto da Massimiliano Capra raffrontando l’ambiente, l’economia, e il tempo bruciato delle nostre esistenze dove la categoria di tempo assume la dimensione di un bivio filosofico.
La sezione “Saggi e Studi” vanta altri tre lavori a cominciare da quello di Pietro Marchio, storico e attivista di Libera, che delinea la trasformazione della ‘ndrangheta da mafia agro industriale a holding del crimine, attingendo alle acquisizioni giudiziarie maturate con le inchieste di Nicola Gratteri.
Filippo Cola si sofferma sull’evoluzione dei simboli e dei miti identitari della Lega Nord che nella sua storia attraversa tre distinte linee: federalismo, secessionismo, sovranismo nazionalista. Tradizioni inventate, richiami altisonanti, prosaica quotidianità entrano in un impasto di manipolazioni ideologiche che l’autore compara anche con altre esperienze internazionali. Daniele Rosi sonda un tema poco affrontato: l’origine della radio italiana, a metà degli anni Venti, quando ancora si chiamava Uri attingendo alle cronache del “Radio Corriere”.
Nella sezione “Note e Riflessioni” Magda Indiveri delinea il contesto nel quale matura il celebre scritto del 1929 di Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé che parte dalla famosa domanda «Perché non ci sono scrittrici affermate prima dell’Ottocento?» Nel tempo il saggio della Woolf è divenuto punto di riferimento dei Gender studies ed è stato simbolicamente evocato dal movimento femminista sul finire degli anni Sessanta. L’itinerario letterario è arricchito da Alberto Simonetti che va a scoprire la lettura che il filosofo Georges Bataille (un antesignano dell’interdisciplinarietà) fece su Marcel Proust. Bataille, attratto dagli studi sull’erotismo, va alla ricerca dei tanti eros presenti delle recherche proustiana che si riflettono nel suo autore.
Elisabetta Brizio analizza attraverso il testo Le cose del mondo di Paolo Ruffilli – uscito nel 2020 – il percorso di questo grande poeta italiano, le sue contaminazioni stilistiche e i suoi riferimenti culturali.
In chiusura della sezione, troverete l’ultimo scritto di Mauro Conti: una splendida dichiarazione d’amore per i libri.

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