Bibliomanie

I Federzoni tra politica e cultura
di , numero 56, dicembre 2023, Saggi e Studi

I Federzoni tra politica e cultura

Il presente saggio si propone di indagare, ricostruire e analizzare la personalità e l'eredità di Giovanni e Luigi Federzoni, due figure di rilievo che hanno impresso un segno nel panorama culturale e politico italiano della prima metà del XX secolo. Giovanni Federzoni, benché meno noto al grande pubblico, emerge nel campo della cultura, grazie al suo contributo agli studi danteschi. Curatore di edizioni critiche e commentatore di opere di Dante Alighieri, quali la Vita Nova e la Divina Commedia, G. Federzoni si distinse anche come poeta e saggista. Suo figlio Luigi si affermò come esponente di rilievo, prima, nel movimento nazionalista e, poi, in quello fascista. Cresciuto nello stimolante ambiente culturale bolognese di fine Ottocento, Luigi Federzoni subì il fascino dell’intellettuale Alfredo Oriani e si formò sotto la guida di Giosuè Carducci. La sua carriera letteraria, intrapresa con lo pseudonimo di Giulio De Frenzi, lo vide impegnato nella critica dell'arte contemporanea e nella composizione di opere narrative e teatrali. La sua carriera politica, iniziata ... continua a leggere

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Il cuore ‘alluvionato’ dell’uomo: la felicità adesso
di , numero 55, giugno 2023, Note e Riflessioni

Il cuore ‘alluvionato’ dell’uomo: la felicità adesso

«Sì come dice lo Filosofo nel principio della Prima Filosofia, tutti li uomini naturalmente desiderano di sapere.» «La ragione di che puote essere [ed] è che ciascuna cosa, da previdenza di prima natura impinta, è inclinabile alla sua propria perfezione; onde, acciò che la scienza è ultima perfezione della nostra anima, nella quale sta la nostra ultima felicitade, tutti naturalmente al suo desiderio semo subietti» Affrontare un tema pressoché impossibile come la felicità può parere uno sforzo titanico. E lo è. Mi è sembrato più lieve dialogare con autori tra passato e presente. Il punto di partenza è l’incipit del Convivio di Dante, che si propone uno scopo prettamente didascalico e divulgativo, perché è scritto per tutti, anche per quelli che non conoscono il latino. Il poeta fiorentino si rifà ad Aristotele (lo Filosofo) con quella... continua a leggere

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Folli pensieri e vanità di core. Un nuovo volto per le Rime di Dante? L’enigma dei versi inediti e sconosciuti
di , numero 54, dicembre 2022, Note e Riflessioni

<em>Folli pensieri e vanità di core</em>.  Un nuovo volto per le <em>Rime</em> di Dante? L’enigma dei versi inediti e sconosciuti

Lunga, ed estremamente dibattuta, è la storia dell’istituzione del canone delle Rime di Dante, che, com’è noto, non acquisirono dalla mano dell’autore sigillo e perimetro definiti e ultimi, ma furono affidate alle spesso discordanti testimonianze dei codici e al giudizio talora azzardato dei posteri – basti pensare al famigerato Credo di Dante, palesemente una goffa falsificazione, avallato tuttavia come autentico da vari editori fino agli inizi del Novecento. Queste incertezze attributive investono tanto più le rime mariane, delle quali vi fu ampia produzione nel Trecento, e che potrebbero in qualche caso essere state attribuite falsamente a Dante, e in altri invece nascondere elementi di autenticità ma essere state respinte come false per eccessivo, se pure non illegittimo, dubbio metodico. E a queste incertezze, è superfluo ricordarlo, concorse l’intrecciarsi incessante – nella stratificazione altamente polisensa improntata alla polisemia biblica – di motivi complessi, di autobiografismo dissimulato, di ragioni letterarie e terminologie traslate, di sacro e di eretico, di echi dalla tra... continua a leggere

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La sottil parladura di Francesco da Barberino
di , numero 45, gennaio/giugno 2018, Note e Riflessioni

La <em>sottil parladura</em> di Francesco da Barberino

L’opera che sono chiamato a trattare si colloca nella letteratura del primo Trecento italiano. Ovviamente è il tempo che ci è stato imposto di vedere con il predominio di Dante e dalla sua più che celebre Comedìa. Non voglio essere innocuo, culturalmente. I problemi sul campo sono grandissimi e sottili, come l’argomento di questo intervento. Il primo: perché non ci sono stati sforzi istituzionali apprezzabili per ricostruire il panorama storico-culturale in cui la Comedìa appare? L’Italia si è data alle esegesi critiche, limitate e improduttive, nella totale assenza di altre opere del Trecento: come se Dante fosse solo, come se ci fosse solo Dante. Un secondo quesito scende più in profondità: perché l’Italia ha trasformato un romanzo divulgativo – la Comedìa – nel campione unico di una cultura che si votava quasi del tutto alla ricerca, non alla fabula. Il falso ha sopraffatto il vero, la narrazione ha prevalso sulla filosofia o, per citare il titolo del convegno, l’affabulazione diabolica si è imposta sulla santa aff... continua a leggere

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