Bibliomanie

Per Laura o per Beatrice? Le due voci d’Europa
di , , numero 39, maggio/agosto 2015, Traduzioni, inediti e rari

Martedì, 24 agosto 2004, ore 11.15 , Yale University, Presidente della Dante Society of America, Professore emerito dell’Università di Bologna, Presidente IBC Emilia-Romagna , poeta e scrittore: Quando si ha che fare con due grandi autori, due grandi classici, in questo caso, come Dante e Petrarca, ci si accorge che il problema non è tanto che, da molti anni, da molti secoli, si parla di loro, ma è che da molti anni e da molti secoli loro parlano di noi. E quindi, l’attenzione alla loro opera, è un modo con cui uno presta attenzione a se stesso. Il classico è tale, infatti, perché continua a dire qualcosa di vivo alla mia vita. Abbiamo voluto soffermarci, in questa edizione del Meeting, su questi due autori, in particolare su Dante e su Petrarca, non solo per la ricorrenza che molti voi sanno, del settecentesimo di Pet... continua a leggere

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Il docente come osservatore e attore
di , numero 28, gennaio/marzo 2012, Saggi e Studi

Più volte ho ragionato sul problema di come fosse nato in me il gusto dell’insegnare. E dicevo – ma è sempre difficile congetturare su se stessi – che forse molto nacque da uno stato di necessità. Avevo fre­quentato l’università solo per due anni, tra il 1941 e il 1943: invece, il ’44 e la prima metà del ’45 furono assorbiti, quasi ingoiati, da altre avventure e da altre ragioni, lontane da quel­le universitarie. Mi trovai a essere uno degli insegnanti di cui il Comune di Bologna si serviva per tappare i buchi delle assenze improvvise in questa o in quella scuola. Ed ero una specie di maestro picaresco, che si spostava qua e là, nei vari luoghi della città, usando naturalmente il tramvai, mentre all’università andavo soltanto di pomeriggio, salvo i rari casi in cui le supplenze riguardavano corsi pomeridiani. Durante quegli anni feci esperienza di molti ragazzi e di molte classi. Il primo problema che si presentava era che suc­cedeva ... continua a leggere

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Sulla conversione di Alessandro Manzoni
di , numero 27, ottobre/dicembre 2011, Saggi e Studi

Per quanto la conversione costituisca un fatto determinante, capitale, nel destino di uno scrittore e di un uomo, Manzoni non amava parlarne. Restano solo poche allusioni: una, ellittica, a san Paolo, e alcuni racconti riferiti, ma probabilmente degni di fede, su ciò che accadde in quel famoso 2 aprile 1810, quando Manzoni con la giovane moglie, Enrichetta, si trovò a Parigi, nel pieno dei festeggiamenti per le nozze di Napoleone. Si sa che a un certo punto, nella confusione generale, la moglie svenne, e i due restarono divisi. E finalmente Manzoni si ritrovò nella chiesa vicina di San Rocco, con una sorta di nuova epifania. È probabile che in tutto questo pesi l’umiltà dello scrittore: vi sono pagine straordinarie, nelle Osservazioni sulla morale cattolica, intorno alla modestia e all’umiltà. All’uso della parola «io», Manzoni preferiva il «noi». Non aveva neppure l’inclinazione straordinaria di Newman, a cui pure può essere avvicinato, nelle ... continua a leggere

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