Esistono figure storiche che sembrano consumarsi nella propria epoca, altre che sopravvivono come icone immobili, altre ancora che acquistano una vitalità paradossale proprio perché non cessano di essere contese, tradotte, fraintese, riattivate. Francesco d’Assisi appartiene a quest’ultima categoria. A otto secoli dalla morte, egli continua a sottrarsi alla fissità del monumento e a presentarsi come una figura mobile, attraversata da tensioni che la storiografia, la teologia, la filologia, la storia dell’arte, la musicologia, il cinema, la pedagogia e perfino le culture urbane contemporanee non possono che interrogare da angolature diverse. Non vi è un solo Francesco, se con ciò si intende un’immagine compatta, pacificata e definitivamente posseduta; vi è piuttosto una costellazione di Franceschi, ciascuno generato da uno specifico regime di fonti, da un determinato sistema di immagini, da una pratica devozionale, da un’esigenza politica, da una forma artistica o da una domanda del presente. Proprio questa pluralità costituisce il nucleo più fecondo del dossier "Francesco d’Assisi tra storia, mito e utopia... continua a leggere
tag: corporeality, corporeità, cultural reception, ecologia, ecology, Francesco d’Assisi, Francis of Assisi, hystory, memoria, memory, mito, myth, ricezione culturale, storia, utopia
torna su
Daniel Aaron scrisse: «we in the 20th century have become more cynical about human perversity and can smile at the simplicity of progressive paradises» immaginati nel XIX secolo. La tesi di molti intellettuali (fra i quali Claeys Gregory e Raymond Trousson) è infatti che il XX secolo sia stato molto più vicino alle immaginazioni distopiche che alle immaginazioni utopiche dell’Ottocento. Per molti “occidentali” anche la “scoperta” dell’inconscio freudiano, oltre alle turbolente e globali vicende del Novecento, fece inclinare le creazioni letterarie in modo più netto verso le distopie (e le paure e le angosce che sono solo parzialmente reali e/o razionali). Ovviamente entrambi i tipi di narrazioni sorgono dal presente in cui si vive/va.
Burrhus Skinner, Herbert Marcuse, Aldous Huxley e Lewis Mumford si chiesero quanto e come le utopie e le distopie fossero legate alla sociologia, alla psicoanalisi e all’economia che le aveva prodotte e che le produceva, ma non c’è dubbio che l’utopia e la distopia contribuiscono a loro volta e significativamente anche alla ... continua a leggere
tag: dystopia, People’s Party, populism, utopia
torna su
Nel vario e ampio sviluppo del genere utopico dal Rinascimento al Positivismo, pare legittimo distinguere opere di carattere prevalentemente letterario da altre ove prevale un engagement di natura politico-sociale. Nell’età antica e medievale, la civiltà occidentale era andata elaborando, come si sa, diversi miti che stanno alle radici dell’utopia moderna (l’Età dell’oro, l’Eden, l’Apocalisse giovannea etc.), ed anche Platone, Aristotele e altri filosofi greci e romani de race avevano introdotto rilevanti modelli utopici: salvo eccezioni, tutto questo ricco ed eterogeneo patrimonio è presente nell’immaginario e nella “biblioteca mentale” dei moderni, i quali – come quasi sempre accade nella storia della cultura e delle idee – lo seguiranno, lo varieranno e (non di rado) lo tradiranno senza troppe remore.A differenza delle antiche, l’utopia moderna – come opportunamente rammentato da diversi autorevoli studiosi – manifesta un orientamento decisamente progressista, sebbene si tratti ancora, perlopiù, di un gen... continua a leggere
tag: filosofia, politologia, utopia
torna su