Corpi e resistenze – Una delle tante – One of many “diversamente fertile” e non me ne vergogno più: l’impegno di Loredana Vanini per normalizzare il tabù dell’infertilità
Enrica Bracchi, Corpi e resistenze – Una delle tante – One of many “diversamente fertile” e non me ne vergogno più: l’impegno di Loredana Vanini per normalizzare il tabù dell’infertilità, «Bibliomanie. Letterature, storiografie, semiotiche», 60, no. 3, dicembre 2025, doi:10.48276/issn.2280-8833.13605
Condividere per liberarsi dall’imbarazzo dell’infertilità
«Non ci siamo, il medico che ha aperto la porta chiamando il mio numero non mi piace.//“16816” siamo alla seconda chiamata, che faccio? […]1».
Come Valentina, tante altre decine di donne-numeri che “si nascondono” in una sala d’aspetto, chine su una rivista o sul loro cellulare, in attesa di un «follicolo buono2», e “nascondono” la loro infertilità; non sopportano più di essere considerate solo come un numero, ma hanno bisogno di essere ricordate con il loro nome per essere a loro agio3 nel percorso che, forse, le porterà ad aver un bambino.
È proprio nelle sale d’attesa che Loredana cerca di «attaccare bottone, e parlare di come ci si può sentire trasformati, mentre passano gli anni aspettando [quel] follicolo buono»4 o quell’embrione anche se è di tipo C, «C come cazzut[o] 5» che ha raggiunto l’obiettivo come nella storia di Stefania, nonostante non fosse né di «classe A6», né «di tipo B […] come Bello»7, secondo la classificazione che si fa in pratica clinica.
Diagnosticata con menopausa precoce, Loredana non sopporta più di soffrire in silenzio, da sola, di avvertire «l’inadeguatezza di essere infertile, diversa, meno femminile e poco materna»8, non vuole più che l’infertilità plasmi tutta la sua vita9 e sente la necessità di parlarne liberamente per «toglier[si] il peso dell’imbarazzo10»:
«[l]a narrazione di malattia, soprattutto quando si fa libro o testimonianza pubblica, permette di costruire comunità. Fornisce un linguaggio non solo per sé, ma anche per l’altro. Scrivendo, e leggendo, si può uscire dal silenzio e dal mutismo in cui certe condizioni talvolta gettano11.»
Siccome «[q]ueste malattie sociali e i pregiudizi, si curano collettivamente12», Loredana cerca di coinvolgere altre donne che stanno vivendo e condividendo la sua stessa esperienza, ampliando il cerchio delle testimonianze e coinvolgendo sempre più persone13, ma il successo è scarso: solo una dozzina di ritratti, sui trenta che si era prefissata, di donne che vogliono testimoniare del loro dolore, foto statiche in bianco e nero, scattate in uno studio fotografico…e in più arriva la pandemia del Covid-19.
Loredana Vanini, fotografa nata a Roma nel 1975 con cinque tentativi di PMA falliti alle spalle, una gravidanza naturale interrottasi con un aborto spontaneo alla nona settimana di gestazione e un’altra gravidanza terminata con un raschiamento, non molla e si prefigge di ritrarre cento donne che «i tabù e i pregiudizi hanno reso sole14», per «smuovere qualcosa davvero15».
Nel 2020 viene pubblicato il suo fotolibro Una delle tante – One of many, che ritrae 99+1 (dell’autrice) “ragazze”, come le chiama Loredana, infertili.
In questo contributo, prenderemo in esame questa raccolta di immagini e aneddoti che nasce con l’obiettivo di normalizzare l’infertilità, ovvero l’assenza di concepimento dopo 12/24 mesi di regolari rapporti sessuali mirati non protetti, e di creare un sapere condiviso su questa patologia, che riguarda circa il 15% delle coppie in Italia e circa il 10-12% delle coppie nel mondo16. Una tematica generalmente taciuta e silenziata, ma che comincia a essere affrontata nell’ambito delle rappresentazioni e produzioni culturali di vario genere a firma femminile, ma che non ha ancora suscitato l’interesse della critica, per varie ragioni, compresa la difficoltà a definire e categorizzare queste produzioni, per le quali non esistono ancora degli strumenti ben definiti per analizzarle. Una tematica per la quale l’autrice ha scelto il formato del fotolibro, supporto che va nella direzione della trans/multimedialità delle produzioni culturali di questi ultimi anni17.
Un fotolibro per democratizzare l’infertilità
Dopo otto anni di lotta e ad altri quattro tentativi di PMA, è grazie a un’ovodonazione effettuata in Spagna che Loredana rimane incinta di due gemelli, Olivia e Leone, che nasceranno dopo quella che lei stessa ha definito una «gravid-ansia18». Riprende in mano la macchina fotografica dopo un anno e mezzo, periodo segnato dal declino dello stato di salute di Olivia, a causa di una meningite contratta all’età di due mesi, a cui fa seguito una grave infezione del sangue e una lunghissima degenza in ospedale19. Da qui la macchina fotografica per «riconnetter[si] con se stessa20». Cura, carburante per lei, ma anche la macchina fotografica per farsi testimone delle tante «“insolenti” 21» come lei da scovare per “normalizzare” l’infertilità (o meglio per “democratizzarla” termine che ora Loredana preferisce e che anche Maria Grazia, medico, usa nel suo aneddoto: «Sono un medico e ho sempre saputo quanto fosse democratica l’infertilità22»), a condizione di guardare negli occhi questo problema23, che è una malattia e non una colpa24 o un capriccio25.
Loredana Vanini inizia così a spostarsi in varie Regioni e città italiane26 per incontrare e ritrarre delle donne (fino a nove in un giorno) incrociate per caso nelle sale d’attesa, sui social o conosciute grazie al passaparola, allo scopo di realizzare una fotografia dell’Italia27 delle donne “diversamente fertili28” e fare un libro sull’infertilità (e non sulla PMA)29. Per la maggior parte di loro è una completa sconosciuta; non può neanche mostrare degli esempi di ritratti perché fino ad allora ha solo lavorato su progetti per cataloghi di moda. Grazie alla sua particolare capacità di entrare in contatto con gli altri e le altre, però, si pone in una relazione empatica di confidenza con queste che sono diventate «tutte uguali30» davanti alla difficoltà di procreare, assicurando che non ci sarebbe stata da parte di lei strumentalizzazione del loro dolore.
Il suo progetto la porta anche due volte a Londra (oltre al titolo, anche i testi del libro fotografico sono in versione bilingue italiano e inglese), dove prende inizialmente contatto con Margherita, cugina di un suo amico, che, a sua volta, raggruppa altre donne britanniche che testimonieranno, senza vergognarsene, del «dolore dell’infertilità [che], in fondo, è universale31». Ma Loredana Vanini non vuole un libro triste, bensì un libro che, attraverso le testimonianze, raccolte32 prima degli scatti e riformulate e adattate in aneddoto correlati da un titoletto, comunichi ed infonda speranza33. Anche dalle fotografie34, tutte realizzate per strada, in base alla luce del sole, o, dopo la conversazione, discutendo (a volte ridendo, a volte piangendo) sedute al tavolo di un bar, traspare un «relativo senso di vicinanza e identità35». L’unica eccezione è quella di Giuliana, redattrice del suo stesso testo, nel quale racconta come la speranza di aver infine ottenuto «un unico ovetto cazzuto portato a sviluppo36», l’ovetto della sua Nora, si infrange il 15 ottobre 2018 perché la sua bimba Nora «nasce dormendo37». Questo fotolibro dalla copertina allegra (una sera, Loredana associa per puro caso il giallo, colore che detesta, al magenta; tonalità all’opposto dei grigi e tortora proposti dalla grafica con cui aveva iniziato a lavorare38) raccoglie anche testimonianze in cui il dolore dell’aver sperimentato l’infertilità (personale, del partner o di coppia; biologica o sociale, come nel caso di coppie dello stesso sesso o donne single39) a volte si mescola con la fiducia nella scienza, con il credere in un portafortuna o in un rituale scaramantico per consultare i referti del pick up ovarico40, come nel caso di Linda e di suo marito che avevano instaurato il rito intimo del picnic nel parco dietro la clinica per trascorrere le lunghe ore tra un esame e l’altro, lo stesso parco nel quale si andavano a stendere anche prima di entrare in clinica per quello che chiamavano un «amplesso senza gioia41». La grinta e la forza nel continuare a perseverare lasciano talvolta il posto al coraggio di smettere o all’illusione e al sogno (che forse non si realizzerà mai) di tenere infine un bambino, a volte sognato e pensato, tra le braccia. Nell’aneddoto di Raffaella si può leggere che
«In sei anni di PMA e ricerca di un figlio, ho sognato centinaia di neonati. Ho avuto sulle ginocchia bambine belle come bambole […]. Ho coccolato maschietti pieni di riccioli […]. Sono stata mamma di due gemellini e due gemelline, e di un gemello maschio e di una gemella femmina, sono arrivata addirittura a sognare di averne tre. Eppure me ne basterebbe uno solo42.»
Grazia, invece, afferma quanto segue:
«Avevo sempre pensato a come sarebbe stata la mia bambina.//Avevo la solida convinzione che il bambino che avevo perso non fosse la mia Emanuela. Lei è esistita dal primo momento in cui l’ho pensata e io non l’avrei lasciata sola, le sarei andata incontro e l’avrei fatto subito43.»
Molte storie che testimoniano l’importanza del mutuo sostegno44, per esempio attraverso l’aiuto di un’altra donna grazie all’ovodonazione45, e della condivisione, redigendo libri46, aprendo forum e blog47 e creando associazioni o Onlus48, sono tematiche molto ricorrenti49 perché «[c’]è una fitta rete di persone che condividono con te la stessa difficoltà. Il tutto sta nella nostra abilità di ampliare lo sguardo, valutare le alternative, capire che si può guardare ancora alla vita con positività50», riprendendo le parole di Stefania, medico ed affetta d’infertilità. Consuelo, psicologa, psicoterapeuta e docente, si sentì meglio solo quando iniziò a cercare su forum e blog capì che «er[a] Una delle tante51».
Diverse ma uguali nella sofferenza dell’essere infertili
Questa narrazione visiva si compone di 9952+1 bellissimi ritratti53 a colori o in bianco e nero di donne serene, felici, libere, tenaci; donne uguali nella profondità del dolore che hanno vissuto o stanno vivendo54 e, nel contempo, «diverse per età — giovani o meno giovani55 perché l’infertilità non ha età —, per fisicità, di diverse taglie, per stile — eleganti o sportive — per situazione di vita: in carriera, in coppia o sole56». Le immagini sono accompagnate da brevi aneddoti «il più possibile leggeri, con spesso una sfumatura ironica o grottesca57» che narrano il percorso dell’infertilità e che riassumono delle testimonianze a volte molto dolorose. Durante gli incontri con la fotografa le ragazze «vomitavano tutto il loro dolore58»; Loredana si trovava di fronte a delle «cose splatter59» dalle quali è riuscita ad uscire il più possibile illesa utilizzando degli escamotages mentali facendo anche lei parte di quei «cerchi del dolore60». Mano a mano che gli incontri procedevano, si sviluppava un sentimento sempre più forte di sorellanza tra donne «che sentono le stesse cose61».
Il primo aneddoto è quello di Maria Itala62, affetta da menopausa precoce come l’autrice, e che subisce la battuta del cameriere del ristorante sardo (come menù culurgiones burro e salvia e lasagnetta sarda con sugo di pesce) sulla spiaggia:
«“Ma quanto mangia sua moglie!” […] Ma come si permette questo ragazzino? Mentre lui si preoccupa solo di non rompere il preservativo, io vivo di iniezioni di ormoni che mettono fame e ti ritrovi con il ventre gonfio ma vuoto. Lui che ne sa di quanto sia triste non sentirsi più né femminile né bella63.»
In questo primo aneddoto troviamo tre elementi del percorso di infertilità: lo sguardo e i commenti molto dolorosi degli altri, il riferimento alla pancia (vuota)64 e la perdita della propria femminilità e della propria felicità.
«“Tu nulla, vero?” Abbasso gli occhi.//“L’ho sempre sospettato, non sei degna di mio nipote! Le nostre donne sono talmente fertili da restare incinte con uno sputo” 65» si sente dire con una punta di disprezzo Teresa dalla nonna di suo marito all’annuncio della gravidanza della cognata. Sono frasi e commenti, dettati da una mentalità arretrata in tema d’infertilità e dai pregiudizi riguardo a questa patologia, ma ci sono anche alcune reazioni agli antipodi come nel caso del padre di Cristina «un siciliano di quasi un secolo, capace di andare oltre a ogni retaggio culturale pur di saper[la] felice66» che propone di dare i soldi a sua figlia per che possa fare un figlio da sola: «Ecco l’amore di un genitore67». O il «Credici. Stai facendo tutto quello che è in tuo potere fare68» in una mail inviata da una donna che si riconosceva nel blog di Eleonora, o ancora il «Ce la fai! Sei capace! 69» il mantra della madre di Ilaria, che quest’ultima utilizzò quando le dissero che non avrebbe potuto procreare senza un aiuto medico.
Le parole e i commenti possono avere l’effetto di un pugno allo stomaco: dopo un’inseminazione intrauterina (IUI) di successo, la gravidanza si interrompe con un raschiamento e Giuliana si sente dire «“La Natura sa scegliere per te” 70». Come sottolinea nel suo aneddoto la giornalista sensibile alle questioni femministe Nicoletta Sipos, che nel 2011 scrisse il libro Perché io no? Quando non si riesce a diventare mamma: storie, consigli e soluzioni71: «“La natura sa quello che fa” 72» si diceva negli anni in cui l’eterologa era ancora vietata in Italia e la PMA malvista. Dopo che Marco «nasce nel silenzio73», il «“Sono cose che capitano”, “Non pensarci e riprovaci”, “quando non ci penserai più vedrai che arriva” 74» fanno sentire ancor più «vuota, arida, senza vita e senza forze75» Mariangela. Mariangela: «Gravidanze 6, parti 1, figli tanti…nel cuore76».
La pancia vuota in seguito a un aborto77: «“Che bella panciotta, di quanto sei?”78» frase accompagnata dal gesto invadente di una mano estranea spuntata al bancone di frutta e verdura del supermercato che si appoggia sulla pancia di Cinzia, che ha appena perso il suo bambino e che non potrà più averne.
Il ventre vuoto che manca: «“Io voglio la pancia” 79» dice Desyrè a gran voce a suo marito, all’indomani della brutta notizia della degenerazione di tutti i quattordici ovociti che le erano stati prelevati, mentre Valeria tocca le pance altrui chiedendo di essere «“contagiata” 80».
Ma con questo ventre vuoto e nemico, però, un giorno si può fare pace. Per Alice, il Plesso Solare è sempre stato il punto in cui ha somatizzato i propri stati d’animo, il centro delle sue paure e incertezze e, all’annuncio dell’endometriosi «subdola e violenta81», non osa nemmeno più sfiorare la propria pancia perché è sempre e solo stata causa di dolore82, fino a quando un anno più tardi, dopo il transfer, si trasformerà in un «tempio sacro83» da proteggere84.
«[R]icordati di essere felice!” 85» dice la ginecologa86 ad Elena, perché bisogna essere nel giusto stato d’animo prima di affrontare un altro transfer, ed è importante e necessario ritrovare la propria femminilità e la fiducia in sé stessa dopo l’ennesima omologa andata male e dopo sette anni dove tutto gira intorno a un bambino che non arriva, quel «>bambino che non c’è e che si prende tutto87»; anni durante i quali ci si trascura, ci si annulla e ci si imbruttisce88. Claudia ha preso la sua decisione: comprerà le scarpe verde color smeraldo con tacco altissimo…«tanto non h[a] nessun passeggino da spingere89».
Il dolore dell’infertilità è universale e democratico90 e tocca anche le professioniste del campo sanitario, che soffrono, spesso in silenzio, mentre aiutano le loro pazienti a (cercare di) avere un bambino. All’ennesimo «“Tu hai partorito?” 91», dopo aver incassato la notizia della diagnosi medica (a volte una vera e propria sentenza92) dell’infertilità di coppia, Serena decide di smettere di fare l’ostetrica. «“Piacere, sono Paola, la farmacista. E sono infertile!” 93» vorrebbe dire Paola alle donne che si avvicinano al bancone con «sguardo esitante, sorrisetto nervoso e testa bassa94» per chiedere un test di gravidanza. «Dieci, undici, dodici. Sembrano non avere mai fine gli ovociti di questa paziente95» esorta tra lo stupore e l’amarezza Gemma, embriologa, nel contare gli ovociti presenti nel liquido follicolare di una paziente che ha quasi dieci anni più di lei.
Del resto, il dolore dell’infertilità non tocca solo coppie eterosessuali e valide, come nella testimonianza di Fedya: «Essere una coppia di donne rende le decisioni paradossalmente più semplici. È necessario l’aiuto di qualcun altro. Nessuno rischia di sentirsi “difettoso” o “sostituito”, devi solo capire quale percorso intraprendere96.» Un percorso complicato dove i termini medici sono come «cartelli stradali indecifrabili97» e durante il quale ogni volta si deve ricalcolare la propria strada. Alla fine Fedya e la sua compagna l’hanno comprato, il navigatore, che ha permesso loro di fare il viaggio più bello, in Spagna98, grazie al quale ora sono in tre. Jessica, 27 anni e mai sentito parlare di PMA, ha un’ora di tempo per attraversare la città e portare al sicuro il seme del marito, che è appena stato sottoposto a una micro-TESE99 perché in sedia a rotelle.
Il marito di Jessica non è l’unico uomo/marito/compagno/partner ad essere menzionato negli aneddoti. Nella maggior parte dei casi l’uomo è descritto come colui che accompagna, affianca, sostiene, come il marito di Desyrè, che voleva la pancia, che le dice «“Tu avrai la pancia e sai cosa ti dico? Faremo embriodonazione. Se non può essere di entrambi, non sarà geneticamente di nessuno dei due, ma sarà più nostro che mai” 100». Chantal, invece, nel suo aneddoto sottolinea che anche per i «maschietti101», i «soldat[i] del sesso su comando, dedit[i] alla causa102» pronti a correre appena la temperatura basale è perfetta103, e ai quali non pensa mai nessuno104, l’infertilità è una sfida e «nascosti in bagno, in preda all’ansia da prestazione, devono fare in fretta, per lasciare spazio al prossimo sventurato105». A volte la prestazione non va a buon fine, come nel caso di suo marito, e Chantal è invitata dall’infermiera a rendersi utile e a raggiungerlo: «Quello mi sembrò il più bell’invito che potessero farmi, non si trattava della prassi, ma di un’eccezione, quasi di un privilegio106».
Oltre al fotolibro:One of many – L’infertilità in movimento
Per Loredana non basta scrivere un libro, ma bisogna fare qualcosa e continuare a battersi come una tigre, come la sua piccola Olivia durante la malattia, che ha «insegna[to] alla sua mamma a non arrendersi mai107» e che la porta a rivendicare la propria responsabilità individuale108.
Loredana Vanini occupa vari spazi mediatici in relazione tra loro: fotografa e autrice con il fotolibro, ma anche influencer e all’origine del movimento One of many – L’infertilità in movimento109, che è diventato un punto di riferimento per le coppie infertili110, grazie anche alla fitta rete di cliniche partner in Italia ed Europa111 e a un team di medici di riferimento esperti d’infertilità e procreazione medicalmente assistita. Creato nel 2020, questo movimento ha per obiettivo di far cadere tutti i tabù, primo fra tutti quello che «se non passi il DNA a tuo figlio, non sei la vera madre112», ma anche i pregiudizi sull’infertilità, combattendo perché questa patologia sia un problema come un altro e diffondendo il messaggio che si può essere generativi in altri modi113, parlandone e «mettendoci la faccia114.»
Attraverso la propria storia personale, Loredana ha sentito il bisogno sociale e la necessità di fare comunità115 (con le “ragazze” del fotolibro con cui intrattiene ancora dei contatti e con le persone che incontra in occasione di eventi116) e community (grazie alla sua presenza sui social117), creandosi un’identità autoriale che si muove su diversi livelli e che deve essere letta insieme118, ma sempre con lo stesso scopo: democratizzare l’infertilità, utilizzando l’arte come forma di impegno.
Note
- 16816/Valentina in Vanini Loredana, Una delle tante – One of many, Edizione indipendente. Fotografie di Loredana Vanini e testi di Claudia Gizzi. Traduzioni verso l’inglese di Francesca Byrne e Lola Kezunovic, 2020, p. 22. Il fotolibro (in italiano e in inglese) comprende anche un glossario bilingue di termini medici.
- “Una delle tante” – Perché un libro sull’infertilità (Libro – oneofmany.it ). Tutti i siti citati nel presente contributo sono stati verificati il 20 giugno 2025.
- 16816/Valentina (L. Vanini, Una delle tante – One of many, cit., p. 22). In nota verrà indicato il titoletto del contributo con il nome della donna intervistata, salvo per gli aneddoti a pagina 243 e 246-247 per i quali nel fotolibro è indicato solo il nome.
- Il mio viaggio/Loredana (Ibidem, p. 245).
- B come Bello/Stefania (Ibidem, p. 140).
- Ibidem.
- Ibidem.
- Il mio viaggio/Loredana (Ibidem, p. 245).
- Verdelli Nina, Storia di Loredana Vanini: «Dopo la morte di mia figlia volevo essere una madre migliore», in “Vanity Fair”, 16 aprile 2024. Loredana Vanini: «Dopo la morte di mia figlia volevo essere una madre migliore» | Vanity Fair Italia
- Il mio viaggio/Loredana (L. Vanini, Una delle tante – One of many, cit., p. 245).
- Valente Emanuela, Il Narratore Ferito: intervista a Christian Delorenzo, in “Digital Narative Medicine”, 02 marzo 2022. Il Narratore Ferito: intervista a Christian Delorenzo | Digital Narrative Medicine . In questa citazione si fa riferimento al saggio di Arthur W. Frank, Il narratore ferito. Corpo, malattia, etica, Piccola Biblioteca Einaudi, 2002, pp. XLII-246 per la versione italiana curata da Christian Delorenzo, dottore di ricerca in medical humanities presso l’Université Paris-Est Créteil, dove insegna Medicina Narrativa agli studenti di medicina.
- Il mio viaggio/Loredana (L. Vanini, Una delle tante – One of many, cit., p. 245).
- F. A. Wright, Il narratore ferito. Corpo, malattia, etica, cit.
- Eleonora Pucci (L. Vanini, Una delle tante – One of many, cit., aletta anteriore).
- Il mio viaggio/Loredana (Ibidem, p. 245).
- Infertilità – ISS .
- Si vedano, tra gli altri, Silvia Albertazzi, Letteratura e fotografia, Roma, Carocci Editore, 2017; Giuseppe Carrara, Storie a vista. Retorica e poetiche dei fototesti, Milano, Udine, Mimesis, 2020; Andrea Chiurato (a cura di), Transmedialità e crosmedialità – Nuove prospettive, Milano, Udine, Mimesis, 2022; Roberta Coglitore, I dispositivi fototestuali autobiografici. Retoriche e verità, in “BETWEEN”, 2014, vol. 4, n.7, p. 1-37.
- N. Verdelli, Storia di Loredana Vanini: «Dopo la morte di mia figlia volevo essere una madre migliore», cit.
- Olivia si stancherà di lottare l’8 gennaio 2022, qualche giorno prima di compiere quattro anni (Ibidem).
- Il mio viaggio/Loredana (L. Vanini, Una delle tante – One of many, cit., p. 245).
- Ibidem.
- Un cattivo presagio/Maria Grazia (Ibidem, p. 16).
- Il mio viaggio/Loredana (Ibidem, p. 245).
- N. Verdelli, Storia di Loredana Vanini: «Dopo la morte di mia figlia volevo essere una madre migliore», cit.
- Intervista a Loredana Vanini, 10 febbraio 2025. L’autrice del presente contributo tiene a ringraziare Loredana per la sua disponibilità nell’aver accettato di testimoniare riguardo al fotolibro e alla propria esperienza di lotta contro l’infertilità e di lotta per democratizzare tale patologia.
- Per esempio, a Varese, Loredana incontrerà tre o quattro ragazze grazie a una ragazza di Milano, fotograferà due ragazze a L’Aquila e cinque in Puglia grazie ad un’amica incontrata anni prima durante un viaggio a Santo Domingo. In Sicilia e a Napoli non riuscirà a ottenere alcun contatto (Ibidem).
- Ibidem.
- Nel 2024 è uscito il testo autobiografico Diversamente fertile. Il dono di “sentire la vita” al di fuori della pancia (Cancellara, Sizaa Editrice, 112 p.) in cui la biologa nutrizionista Maria Carmela Padula narra il viaggio di Ambra alla ricerca della gravidanza. Un libro che vuole essere un «abbraccio virtuale per tutte le donne che vivono la condizione d’infertilità affinché possa essere un esempio di resilienza» (Nero su Bianco, Diversamente fertile, 09 dicembre 2024. Nero su Bianco, Diversamente fertile – AGR Basilicata ) in quanto può esistere una fertilità alternativa, aldilà della generatività e in altri ambiti della vita.
- Intervista a Loredana Vanini, 10 febbraio 2025.
- Claudia Gizzi (L. Vanini, Una delle tante – One of many, cit., p. 5/Prefazione).
- Connessioni/Margherita (Ibidem, p. 114).
- Le testimonianze sono state in seguito riformulate, in parte con la blogger milanese Claudia Gizzi, e sottoposte a rilettura alle ragazze intervistate (Intervista a Loredana Vanini, 10 febbraio 2025).
- Ibidem.
- Le foto sono state esposte dal 4 al 18 marzo 2023 in Villa Brivio a Nova Milanese (Monza Brianza).
- Valentina Mignano, Il corpo comunicativo. Fotografia come narrazione di Dorothea Lange, in Michele Cometa (a cura di), Autopatografie. Cura e narrazione di sé, Palermo, Palermo University Press, 2022, p. 105.
- Quello che ho scelto/Giuliana (L. Vanini, Una delle tante – One of many, cit., p. 108).
- Ibidem.
- Intervista a Loredana Vanini, 10 febbraio 2025.
- Un padre/Cristina (L. Vanini, Una delle tante – One of many, cit., p. 92).
- «procedura chirurgica ambulatoriale che avviene per via trans-vaginale, sotto controllo ecografico, in anestesia locale al fine di recuperare gli ovociti presenti all’interno dei follicoli che si sono formati durante la stimolazione ovarica controllata» (Ibidem/Glossario).
- Hai preso il plaid?/Linda (Ibidem, p. 162).
- Sogno o son desta/Raffaella (Ibidem p. 156).
- Andandole incontro/Grazia (Ibidem p. 120).
- A tal proposito si veda La mia rivoluzione/Seetal (Ibidem, p. 80), Con stile/Kate (Ibidem, p. 96), Una gioia improvvisa/Valentina (Ibidem, p. 104), Connessioni/Margherita (Ibidem, p. 114), Il messaggio inaspettato/Simona (Ibidem, p. 130), Probabilità/Hagar (Ibidem, p. 158).
- Inversione di rotta/Liddie (Ibidem, p. 196).
- Nel fotolibro sono stati raccolti gli aneddoti di Simona Marini (La chiusura del cerchio/Simona in Ibidem, p. 66), che ha scritto Donne coraggiose come te. Manuale di sopravvivenza per PMA (Milano, Feltrinelli/L’Erudita, 2019, p. 188) e di Nicoletta Sipos (Pregiudizi/Nicoletta in Ibidem p. 136) autrice di Perché io no? Quando non si riesce a diventare mamma: storie, consigli e soluzioni (Milano, Sperling & Kupfer, 2011, p. 325).
- La mia rivoluzione/Seetal (Ibidem, p. 80), Con stile/Kate (Ibidem, p. 96), Una gioia improvvisa/Valentina (Ibidem, p. 104), Connessioni/Margherita (Ibidem, p. 114), Il messaggio inaspettato/Simona (Ibidem, p. 130), Una forza invisibile/Eleonora (Ibidem, p. 184).
- Qualcosa di concreto/Stefania (Ibidem, p. 202) e Il motore/Matilde (Ibidem, p. 203).
- Nel presente contributo viene presentata una selezione di questioni comuni affrontate dalle ragazze che hanno partecipato al progetto di Loredana Vanini, ma molti altri sono i punti di contatto tra gli aneddoti.
- Questione di prospettive/Stefania (Ibidem, p. 180).
- Analisi di gruppo/Consuelo (Ibidem, p. 218).
- Loredana Vanini è entrata in contatto con altre 15-20 ragazze, le cui testimonianze non sono state incluse nel fotolibro in quanto hanno espresso il desiderio di rimanere anonime.
- Tutti gli scatti sono stati fatti dal vivo. Lo screenshot della videochiamata Skype con Lucilla (Lucilla in Ibidem, p. 245) è un’eccezione, «in “ricordo” degli scambi durante la pandemia di Covid-19» (Intervista a Loredana Vanini, 10 febbraio 2025).
- N. Verdelli, Storia di Loredana Vanini: «Dopo la morte di mia figlia volevo essere una madre migliore», cit.
- Le ragazze vanno dai 25 anni (Inversione di rotta/Liddie in L. Vanini, Una delle tante – One of many, cit., p. 196) ai 45 anni (Un padre/Cristina in Ibidem, p. 10).
- Intervista a Loredana Vanini, 10 febbraio 2025.
- Ibidem.
- Ibidem.
- Ibidem.
- Ibidem.
- Ibidem.
- Nella mia pelle/Maria Itala (L. Vanini, Una delle tante – One of many, cit., p. 8).
- Ibidem.
- In Lettera a un bambino che è nato (Imprimatur, 2013), l’autrice Raffaella Clementi definisce l’infertilità come la “malattia del vuoto” (Ramona Onnis, In viaggio verso un figlio, Milano, Meltemi Editore, 2024, p. 29).
- Resto qui/Teresa (L. Vanini, Una delle tante – One of many, cit., p. 8).
- Un padre/Cristina (Ibidem, p. 10).
- Ibidem.
- Una forza invisibile/Eleonora (Ibidem, p. 184).
- Il mantra/Ilaria (Ibidem, p. 10).
- Quello che ho scelto/Giuliana (Ibidem, p. 108).
- Edito da Sperling & Kupfer, 2011, p. 325.
- Pregiudizi/Nicoletta (L. Vanini, Una delle tante – One of many, cit., p. 136).
- Presentimenti/Mariangela (Ibidem, p. 216).
- Ibidem.
- Ibidem.
- Ibidem.
- Il tema dell’aborto spontaneo (o piuttosto degli aborti, al plurale) torna in altri aneddoti: Il trasloco/Sonia (Ibidem, p. 82), Una gioia improvvisa/Valentina (Ibidem, p. 104), Andandole incontro/Grazia (Ibidem, p. 120), Ci si ferma qui/Lavinia (Ibidem, p. 150), Solitudine/Debora (Ibidem, p. 153).
- Il sorriso migliore/Cinzia (Ibidem, p. 70).
- Voglio la pancia/Desyrè (Ibidem, p. 225).
- Altre voci, tra le tante/Valeria (Ibidem, p. 247).
- Il mio tempio/Alice (Ibidem, p. 176). La patologia dell’endometriosi appare in altri due aneddoti: La forza dell’abitudine/Simona (Ibidem, p. 60) e Tic Tac/Martina (Ibidem, p. 72). Negli aneddoti vengono evocate due altre patologie: l’ovaio micropolicistico (Analisi di gruppo/Consuelo in Ibidem, p. 218) e il cancro (Lui sorrise/Mary in Ibidem, p. 232).
- Nel libro Phenomenology of illness (Oxford University Press, 2018, 272 p.), Havi Carel sottolinea come tra le caratteristiche di una malattia ci sia una perdita della fede nel corpo e come quest’ultimo diventi una minaccia per il Sé.
- Il mio tempio/Alice (L. Vanini, Una delle tante – One of many, cit., p. 176).
- Si veda anche l’aneddoto Qualcosa di concreto/Stefania (Ibidem, p. 202).
- Ballo da sola/Elena (Ibidem, p. 170).
- Negli aneddoti è ricorrente il riferimento al personale sanitario che accompagna più o meno con empatia queste donne o queste coppie. A tal proposito si veda, Gentilezza/Carmela (Ibidem, p. 33), Un film già visto/Serena (Ibidem, p. 110), Empatia/Grazia (Ibidem, p. 116), Transfer romantico/Keekey (Ibidem, p. 122), Ballo da sola/Elena (Ibidem, p. 170), Non è mai abbastanza/Marta (Ibidem, p. 204), La mia maglietta fica/Elena (Ibidem, p. 208), Voglio la pancia/Desyrè (Ibidem, p. 225), Il sogno erotico/Chantal (Ibidem, p. 226) (personale empatico) contrariamente a 16816/Valentina (Ibidem, p. 22), L’ascolto mancato/Jessica (Ibidem, p. 28) e In forma smagliante/Alessandra (Ibidem, p. 186) (personale non empatico).
- N. Verdelli, Storia di Loredana Vanini: «Dopo la morte di mia figlia volevo essere una madre migliore», cit.
- Nelle mie scarpe/Claudia (L. Vanini, Una delle tante – One of many, cit., p. 210).
- Ibidem.
- Connessioni/Margherita (Ibidem, p. 114) e Un cattivo presagio/Maria Grazia (Ibidem, p. 16).
- Il lavoro che amo/Serena (Ibidem, p. 98).
- «Poi arrivò la sentenza dei medici: non avrei concepito neanche per miracolo. Questo però lo sostenevano loro, non io.» (Il mio centro/Anna Libera in Ibidem, p. 36).
- Dall’altra parte/Paola (Ibidem, p. 118).
- Il lavoro che amo/Serena (Ibidem, p. 98).
- La prima baby sitter/Gemma (Ibidem, p. 52).
- Ricalcolo/Fedya (Ibidem, p. 144).
- Ibidem.
- Altre ragazze parlano di viaggi all’estero, in particolare in Repubblica Ceca (Non è la solita passeggiata/Valeria (Ibidem, p. 102), Lo spettacolo/Lucia (Ibidem, p. 166), Altre voci/Laura (Ibidem, p. 246)), a volte «rinuncia[ndo] al DNA» (Non è la solita passeggiata/Valeria in Ibidem, p. 102; si veda anche Il fascicolo/Laura in Ibidem, p. 222, Voglio la pancia/Desyré in ibidem p. 226 e DNA/Alessia in Ibidem, p. 228). Emily, invece, «“Potr[à] bere vino fino al momento della […] nascita”» di suo figlio (Senza mai smettere/Emily in Ibidem, p. 214) come ha confessato a Loredana durante gli scatti perché è andata negli Stati Uniti per una gestazione per altrǝ.
- «tecnica chirurgica mirata al recupero di una parte degli spermatozoi prodotti, che viene eseguita nei casi di grave infertilità. La procedura ha inizio con un’incisione del testicolo, abbastanza grande da poter esplorare un’ampia porzione del tessuto. Il passaggio successivo prevede l’utilizzo di un microscopio, utile ad identificare i tubuli (sottili canali deputati al trasporto dello sperma) di dimensioni maggiori, nei quali è più alta la probabilità di recuperare spermatozoi. Il tessuto prelevato viene processato da un biologo in modo da individuare i gameti maschili. Una volta trovati, gli spermatozoi vengono quindi isolati e conservati per una procedura di fecondazione assistita.» (MicroTESE | Policlinico di Sant’Orsola )
- Voglio la pancia/Desyrè (L. Vanini, Una delle tante – One of many, cit., p. 225).
- Il sogno erotico/Chantal (Ibidem, p. 226).
- Serena (Ibidem, p. 246).
- Ibidem.
- Una rubrica del conto Instagram di Loredana Vanini (Loredana Vanini | Pma e Donazione di Gameti (@oneofmany____) • Foto e video di Instagram ) è intitolata “Uno dei tanti” (L’avanzata delle innovatrici Unstoppable Women 2024 ) e il suo conto Telegram è aperto a solo uomini. Loredana Vanini ha anche pubblicato un calendario con dei ritratti di uomini infertili a cui aveva chiesto di indicare una sola parola rappresentativa della loro condizione.
- Il sogno erotico/Chantal (Ibidem, p. 226).
- Ibidem.
- N. Verdelli, Storia di Loredana Vanini: «Dopo la morte di mia figlia volevo essere una madre migliore», cit.
- Sulla postura impegnata degli scrittori e scrittrici nell’era contemporanea, si veda Sonya Florey, L’engagement littéralire à l’ère néolibérale, Villeneuve d’Ascq, Presses Universitaires du Septentrion, 2013, 217 p.
- oneofmany.it – Una delle tante . Ogni mese Loredana Vanini invia una Newsletter alla propria community e nel 2023 ha lanciato un magazine (Partnership Oneofmany Magazine – oneofmany.it ).
- Conto Instagram @oneofmany.
- ONEOFMANY Card – Agevolazioni Cliniche – oneofmany.it . Sul sito vi è anche la rubrica Io, la clinica e tu, «format in stile reportage nel quale Loredana Vanini va a conoscere per voi le migliori cliniche PMA private» (Io, la Clinica e Tu – oneofmany.it ). Gli iscritti e le iscritte al movimento possono anche richiedere delle card, la cui finalità consiste nel creare una rete di supporto economico, dando la possibilità di accedere a sconti e agevolazioni presso cliniche di procreazione medicalmente assistita, esercizi pubblici e figure professionali che sposano la causa, in varie città italiane o europee (ONEOFMANY Card – oneofmany.it ).
- N. Verdelli, Storia di Loredana Vanini: «Dopo la morte di mia figlia volevo essere una madre migliore», cit.
- Instagram – Il mio libro
- Intervista a Loredana Vanini, 10 febbraio 2025.
- Nello Shop del sito di oneofmany, oltre al libro si possono anche acquistare delle magliette, dei braccialetti e delle calze con, rispettivamente, le scritte seguenti: “Sono una delle tante – oneofmany” et “oneofmany”, “Veniamo a prenderti” e “Pensati fertile – oneofmany” (Negozio – oneofmany.it ).
- Nel 2021/2022 è stato per esempio organizzato un social tour che ha fatto tappa nella città di Roma, Firenze, Napoli, Parma, Torino e Milano. Domenica 8 ottobre 2023, Loredana Vanini ha partecipato alla Triennale di Milano per parlare di infertilità, senza tabù, e il 6 aprile 2024 al ProCrea in Tour, a Roma. Il 25 giugno 2025, in occasione della “Giornata del donatore”, Loredana e il movimento One of many hanno organizzando un volantinaggio a Roma e in altre città italiana.
- Loredana Vanini è particolarmente attiva sui vari canali oneofmany: Instagram (473 post e 17,1 mila Followers; aperto durante il periodo della pandemia con il nome Una delle tante e poi divenuto One of many), Telegram, Tik Tok (1696 Follower), Youtube (2,66 k abbonati) e Facebook (2653 Followers). Dati verificati il 20 giugno 2025.
- Raffaele Donnarumma, La persuasione e la retorica. Scrittori e discorso pubblico nell’Italia contemporanea, conferenza inaugurale al Convegno internazionale Nuove forme dell’impegno nella letteratura del XXI secolo, 13-14 marzo 2025, Université Savoie Mont Blanc, Chambéry.
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