Bibliomanie

Malattie, epidemie, dicerie
di , numero 53, giugno 2022, Note e Riflessioni, DOI

Malattie, epidemie, dicerie
Come citare questo articolo:
Elena Mazzini, Malattie, epidemie, dicerie, «Bibliomanie. Letterature, storiografie, semiotiche», 53, no. 21, giugno 2022, doi:10.48276/issn.2280-8833.9878

Mentre la pandemia di Covid-19 si diffondeva aggressivamente e rapidamente in tutto il mondo, molte società hanno assistito alla diffusione di altri fenomeni altrettanto virali come le fake news, le teorie cospirative e i sospetti generali di massa su ciò che sta realmente accadendo. Anche se la maggior parte di queste teorie sono state rapidamente smontate nei loro contenuti e dimostrate come false, la pervasività della disinformazione e delle teorie cospirative sui social media ha portato il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ad avvertire che «non stiamo solo combattendo un’epidemia; stiamo combattendo un’infodemia. Le fake news si diffondono più velocemente e più facilmente di un virus e sono altrettanto pericolose.1»
La diffusione di informazioni false e fuorvianti non è certamente una novità. L’epidemia globale di inizio 2020 ha reso infatti palese, nelle analisi più ponderate che le sono state dedicate, legami di continuità con il passato nella produzione di narrazioni del complotto, generando altresì una pletora di nuove teorie cospirative che hanno interpretato questo evento come un complotto segreto orchestrato da determinati governi, da specifiche aziende private, da particolari individui influenti, allo scopo di infettare, controllare e decimare la popolazione mondiale2. Da quanto si desume dagli studi condotti su questo specifico argomento, la cospirazione più popolare e propagata sui social media pare essere quella che vede le reti mobili 5G svolgere un ruolo centrale nella trasmissione della malattia. Questa cospirazione, visualizzata e condivisa da centinaia di milioni di utenti di utenti dei social media, sostiene che il virus sia stato causato dai campi elettromagnetici e dalle tecnologie wireless3.
Queste teorie cospirative hanno avuto una diffusione globale così come globale è stato il contagio. Ed è senz’altro la dimensione globale a livello di informazione e diffusione delle teorie del complotto a costituire uno dei più evidenti elementi che portano a riflettere anche in termini di discontinuità rispetto alle epoche passate quando si guarda al trinomio indicato nel titolo di questo intervento. Se infatti è ozioso affermare che le pandemie e le malattie infettive hanno avuto un ruolo fondamentale nel plasmare la traiettoria della storia umana, un maggior impegno è richiesto quando si analizzano le reazioni umane davanti al profilarsi di eventi catastrofici che si differenziano per contesto storico e spazio geografico4.
La forte continuità tra le dicerie e le cospirazioni dell’attuale pandemia e i loro precedenti storici suggerisce che esse siano la manifestazione di alcune caratteristiche permanenti delle società umane. L’elemento di continuità che unisce l’epidemia della Peste nera del XIV secolo alle malattie veneree del XV, il colera e la febbre gialla del XVIII e XIX secolo alla diffusione di tubercolosi e tifo, il virus dell’HIV all’attuale pandemia di Covid-19, ha mostrato, grazie ai diversi studi dedicati specificamente le singole malattie virali e alle prassi di convivenza con le stesse, un’analogia nelle esplosioni delle paure popolari, del panico collettivo, dei meccanismi di difesa concretatisi anche attraverso la creazione di specifici capri espiatori e di teorie cospirative variamente articolate5.
Le narrazioni cospirative – che costituiscono una tipologia delle risposte sopra accennate – hanno una propria euristica e una loro specifica funzione. Strutturatosi nel tempo in canoni narrativi precisi, con codici linguistici distinti, sostenuto da ideologie robuste così come robusta è la sua tradizione, l’attuale complottismo ha una lunga storia alle spalle e si configura come una delle manifestazioni che più repentinamente emergono in contesti di crisi sociale e sanitaria, aggiornando con nuove argomentazioni quell’ampio bagaglio culturale stratificatosi nei secoli della letteratura cospirativa.
Periodizzare è fondamentale se si intende portare avanti un tipo di discorso analitico che possa in qualche misura portare a riconoscere che se gli uomini hanno sempre condiviso medesimi stati emotivi da un secolo all’altro, diverse invece le “politiche” che su quelle stesse emozioni sono state prodotte ed elaborate.
I contesti premoderni europei non sono stati certo esenti né da contagi infettivi né tantomeno da teorie cospirative. Quelli che venivano definiti come “flagelli” erano per lo più introiettati nell’esperienza collettiva attraverso registri linguistici e iconografici legati a contenuti teologici che li leggevano come manifestazioni diaboliche o come divine punizioni, ascrivendo ideologicamente le loro cause non solo alle condotte peccaminose degli uomini ma anche alla dimensione eretica dei presunti untori, identificati di volta in volta in figure diverse. Le epidemie di peste, il colera, la febbre tifoidea e altre malattie pandemiche erano spesso collegate alle attività cospiratorie di ebrei, musulmani, eretici, pagani e scismatici. Questi capri espiatori venivano regolarmente rappresentati come potenti agenti coinvolti in un complotto segreto e sinistro per danneggiare o distruggere la società cristiana.
Ad esempio, durante la mortale pandemia che si diffuse nell’Impero Romano tra il 249 e il 262 – poi nota con l’espressione di “Peste di Cipriano” – gli ebrei, i musulmani e i pagani vennero spesso incolpati di questa pestilenza mentre il clero cristiano era convinto che solo coloro che si fossero convertiti avrebbero potuto essere salvati nell’aldilà6. Allo stesso modo, durante le Crociate, i musulmani e i Bizantini, considerati scismatici dopo l’XI secolo, furono spesso accusati di cospirare contro i Crociati e in alcuni casi la diffusione delle pestilenze fu attribuita ai loro congiunti complotti a danno della cristianità7.
Durante lo scoppio della Peste nera in Europa (1347-1351), le élite cristiane accusarono gli ebrei e coloro che consideravano eretici di aver diffuso la malattia8. Gli ebrei venivano spesso denunciati per l’avvelenamento deliberato dei pozzi dove vivevano i cristiani e a tale scopo vennero organizzati dei processi-farsa per dimostrare l’esistenza di tali complotti per mano infedele. Oltre agli ebrei, anche i musulmani e i lebbrosi erano ritenuti responsabili della diffusione di pandemie allo scopo di distruggere i cristiani, tendando di distruggere la cristianità attraverso congiure di avvelenamento su larga scala.
Da indicare tuttavia che i “colpevoli” a cui si attribuivano le cause dei contagi erano considerati malvagi per via della loro confessione religiosa, per la loro infedeltà. L’ebreo, il musulmano e l’eretico erano ritenuti responsabili delle pestilenze perché considerati demoni, diavoli e rappresentanti dell’anti-Cristo, ricorrendo e manipolando materiali dei testi sacri, di topoi biblici, della patristica. Quindi, durante le pandemie, questi discorsi basati sulla fede dipingevano le cospirazioni come attacchi al Cristianesimo, alla sua religione, alla sua organizzazione sociale. È possibile sintetizzare dai molti studi pubblicati sull’argomento, che le società premoderne non avevano i meccanismi organizzativi tali da diffondere in maniera coerente ed omogenea i contenuti cospirazionisti: le comunità europee, prima della nascita degli Stati nazionali, rimanevano per lo più isolate le une dalle altre, ciascuna si riferiva a un proprio universo morale, le comunicazioni erano limitate a circuiti ristretti così come ristretti erano gli individui alfabetizzati.
Gli studiosi delle teorie del complotto fanno risalire la loro comparsa nell’età contemporanea di massa alla fine del XVIII secolo, all’indomani delle rivoluzioni francese e americana che favorirono la proliferazione di discorsi cospiratori da entrambe le parti, rivoluzionari e controrivoluzionari. Durante il XIX secolo il discorso cospirativo si allargava progressivamente all’inserimento di un discorso di tipo nazionale e nazionalista, affiancando alle figure storiche colpevoli delle infezioni, altre figure fra cui i nemici della nazione9.
In particolare il colera che travolse l’Europa negli anni ’30 dell’Ottocento diede vita a una serie di teorie che identificavano nei gesuiti, negli ebrei, nei massoni e anche nelle nazioni vicine i complottisti volutamente piegati alla diffusione di quella malattia mortale10. Inoltre, dietro l’impulso delle rivoluzioni politiche e industriali fra la fine del XVIII e il XIX secolo, lo spazio per la democratizzazione della sfera pubblica ha dato vita all’ascesa di cospirazioni nazionaliste che sempre più si allargavano travalicando i tradizionali confini delle società premoderne le quali, come si è detto, erano disciplinate da altre regole e meccanismi comunicativi.
L’inizio del XX secolo è stato caratterizzato da molteplici eventi nel cui novero è da inserire la pandemia più letale nella storia dell’umanità, conosciuta con la dicitura di “influenza spagnola”. Causando la morte di oltre 50 milioni di individui in tutto il mondo, diffusasi fra il 1918 e il 1920, la “spagnola” – che gli spagnoli difensivamente chiamarono “il soldato napoletano” a volerne sottolineare un carattere allotrio– ha generato un’abbondanza di teorie di cospirazione di conio nazionalista. La sua denominazione è anzitutto errata poiché la pandemia non ha avuto origine in Spagna ma sono stati invece i giornali spagnoli i primi a riportare la malattia da cui è poi discesa l’espressione ancora oggi utilizzata11.
A tal proposito è stato persuasivamente osservato che:

«lo schema comune alla maggior parte di queste teorie della cospirazione è l’attenzione alla nazione come oggetto e soggetto delle pandemie: la malattia viene concettualizzata come generata da una nazione per attaccare o distruggere un’altra nazione. In alcuni casi, i gruppi minoritari, come gli ebrei, i gesuiti o i massoni, sono identificati come i responsabili della pandemia ma anche in questi casi l’enfasi è posta sulla loro minaccia all’unità, alla stabilità e al futuro della nazione»12.

In questo senso, le teorie della cospirazione riflettono il cambiamento delle narrazioni dominanti del gruppo nel corso del tempo: mentre nel contesto premoderno la religione era per lo più la principale fonte di comune adesione e consenso, nell’età contemporanea la nazione è diventata il fulcro dell’identità collettiva. Il passaggio dalla religione all’immaginario nazionale rivela dunque il cambiamento dei contesti strutturali: invece dell’immaginario religioso che popolava il mondo premoderno, si assiste lungo il XIX secolo la formazione di intere comunità costruite intorno alle idee e alle pratiche nazionali e nazionalista. Questa trasformazione è stata graduale e plasmata da molti fattori storici, cristallizzandosi nel Novecento in specifiche teorie del complotto che contaminarono materiali religiosi con nuove ed organizzate argomentazioni fedeli a un altro registro ideologico. Il capro espiatorio divenne nella pamphlettistica otto-novecentesca una figura immaginaria nazionalizzata, una figura nemica della nazione da incolpare per la diffusione delle epidemie così come di guerre anti-nazionali, in un alternarsi e accavallarsi di argomentazioni create allo scopo di identificare, di volta in volta, la varietà di mezzi utilizzati dal nemico della nazione per distruggere la propria comunità di appartenenza non più soltanto religiosa ma appunto anche – e forse soprattutto – nazionale.
Questo tipo di legittimazione ideologica ha trovato un suo spazio comunicativo che nel XX secolo ha visto l’immissione di nuovi media che hanno avuto la capacità di diffondere massivamente immagini e immaginari di complotti clandestini letti in termini a volte di esasperato sciovinismo. In tempi recenti, le nuove tecnologie e le diversificate modalità di comunicazione hanno creato uno spazio adatto ad accogliere il rapido diffondersi di teorie cospirative su scala globale legate alla pandemia di Covid-19. La dimensione globale tuttavia non ha oscurato la lettura “nazionale” che del virus è stata data e continua a darsi. Ne è un esempio l’esplosione di violenza e di odio nei confronti degli asiatici in tutto il mondo, incolpati di essere i responsabili della diffusione del virus. Durante questa ondata di attacchi, registrati fra la fine del 2020 e quella del 2021, gli autori di tale violenze hanno reso chiare le loro motivazioni, deridendo le vittime con con aggressioni fisiche e verbali, con dichiarazioni di odio e di incitamento all’odio razziale13. George Soros, raffigurato come l’ebreo ricco e potente, sarebbe invece stato il proprietario del laboratorio WuXi PHARMA situato a Wuhan, dove sarebbe stato convenientemente e volutamente diffuso il virus per profitto e guadagno14. I “nemici” ovvero sono stati una volta ancora identificati in nemici con identità nazionali specifiche che, nonostante gli slogan del “pianeta unico” e del “villaggio globale”15, soddisfano precise ideologie tutt’altro che globali.

Note

  1. Munich Security Conference visto il 23 maggio 2022. Inoltre: A multi-dimensional approachto disinformation, visto il 23 maggio 2022.
  2. Benedetta Baldi (a cura di) Complotti e raggiri. Verità, non verità, verità nascoste, Roma, Viella, 2020; John Bodner, Wendy Welch, Ian Brodie, Covid-19. Conspiracy Theories: QAnon, 5G, the New World Order and Other Viral Ideas, Jefferson (NC), McFarland, 2020; Clare Birchall, Peter Knight, Conspiracy Theories in the Time of Covid-19, London, Routledge, 2022.
  3. Sull’argomento specifico cfr. Wasim Ahmed et al., COVID-19 and the 5G Conspiracy Theory: Social Network Analysis of Twitter Data, in “Journal of Medical Internet Research”, n. 22, 6 May 2020. Ultima consultazione 23 maggio 2022. Altre cospirazioni molto popolari con risonanza mondiale includono una varietà di argomenti che vanno dalle teorie sul Deep State, ai complotti dell’11 settembre, ai disegni del Nuovo Ordine Mondiale, al Deep State, alle scie chimiche, ai piani segreti delle aziende farmaceutiche (Big Pharma), fino ai presunti complotti internazionali sulle vaccinazioni e sulla microchippatura umana. Cfr. sul movimento no-vax: Nadja Durbach, Bodily Matters: The Anti-vaccination Movement in England, 1853-1907, Durham, Duke University Press, 2005; Heidi Larson. Sui legami fra Big Pharma e credenze religiose di qualche stimolo il contributo di R. Ladini, Religious and conspiracist? An analysis of the relationship between the dimensions of individual religiosity and belief in a Big Pharma conspiracy theory, in “Italian Political Science Review”, 52(1), pp. 33-50. Per una sintesi generale delle teorie cospirazioniste cfr. Errico Buonanno, Non ce lo dicono. Teoria e tecnica dei complotti dagli Illuminati di Baviera al Covid-19, Torino, UTET, 2021.
  4. L’evoluzione di come è stato differentemente percepito lo spazio nel corso della storia, limitatamente all’età moderna si rimanda a Stephen Kern, Il tempo e lo spazio. La percezione del mondo tra Otto e Novecento, Bologna, Il Mulino, 2007.
  5. Per un primo orientamento tematico si vedano i contributi di Franco Della Peruta, Storia d’Italia. Annali. Malattia e medicina, Vol. 7, Torino, Einaudi, 1984; Carlo M. Cipolla, Contro un nemico invisibile. Epidemie e strutture sanitarie nell’Italia del Rinascimento, Bologna, Il Mulino, 2007; Dorothy Crawford, The invisible enemy: a natural History of viruses. Oxford, Oxford University Press, 2000; Mark Honigsbaum, The pandemic century: a History of global contagion from the Spanish flu to Covid-19, London, W.H. Allen, 2020; Frank M. Snowden, Epidemics and Society: From Black Death to The Present, New Heaven, Yale University Pres, 2019; Michael A. Peters, Tina Besley, Pandemic Education and Viral Politics, London, Routledge, 2020; Charles Kenny, La danza della peste. Storia dell’umanità attraverso le malattie infettive, Torino, Bollati Boringhieri, 2021. A quest’ultimo volume si rimanda per un’aggiornata ed amplia bibliografia pubblicata sul tema.
  6. La “Peste di Cipriano” è stata ricostruita fra gli altri da Kyle Harper, The fate of Rome. Climate, disease, and the end of an empire, Princeton (NJ), Princeton University Press, 2017; Ead., Pandemics and passages to late antiquity: rethinking the plague of c.249–270 described by Cyprian, in “Journal of Roman Archaeology”, vol. 28, 2015, pp. 223–260.
  7. Notizie tratte da Savvas Neocleous, Byzantine-Muslim conspiracies against the crusades: history and myth, visto il 23 maggio 2022, in “Journal of Medieval History”, 36 (3), pp. 253–274.
  8. Dopo il 1348 la peste non scompare dall’Europa ma tornava a colpire ripetutamente, stabilendosi in forma endemica in tutto l’Occidente per quattrocento anni, fino al XVIII secolo. L’ultima grande pestilenza delMediterraneo è quella di Marsiglia del 1720. La letteratura sulla Peste nera e sulle conseguenze di lungo periodo è sterminata. Si circoscrivono i riferimenti a Anna Foa, Ebrei in Europa: Dalla Peste Nera all’emancipazione XIV-XIX secolo, Roma, Laterza, 2014. Il volume della studiosa è corredato di un’esaustiva bibliografia a cui si rimanda per ulteriori approfondimenti. Inoltre cfr. almeno David Herlihy, The Black Death and the Transformation of the West, Cambridge (MA), Harvard University Press, 1997; Tzafrir Barzilay, Poisoned Wells. Accusations, Persecution, and Minorities in Medieval Europe, 1321-1422, Philadelphia, University of Pennsylvania Press, 2022.
  9. La trama religiosa del cospirazionismo ebbe nondimeno una lunga fortuna che arriva a tempi recenti. A riguardo: Adriano Prosperi, Tremare è umano, Milano, Solferino, 2021.
  10. L’epidemia che si diffuse nella prima metà dell’Ottocento ebbe origine in Asia e si diffuse rapidamente dalla Russia al resto d’Europa, causando centinaia di migliaia di morti. Mentre la pandemia si spostava rapidamente in tutto il continente, alcuni paesi furono immediatamente accusati di aver complottato per infettare le popolazioni dei paesi vicini. Cfr. i contesti di micro-storia di Parigi: F. Delaporte, Disease and Civilization: The Cholera in Paris, 1832, MIT Press, Cambridge (MA) 1989; di Roma: Ignazio Veca, La congiura immaginata. Opinione pubblica e accuse di complotto nella Roma dell’Ottocento, Roma, Carocci, 2020.
  11. Nel maggio del 1918 a Madrid era rappresentata una commedia che conteneva una canzonetta destinata ad essere immediatamente assai popolare, Il soldato napoletano, e fu con quel nome che venne ribattezzata l’influenza virale. Questo ed altro è ricostruito nel libro di Laura Spinney, 1918. L’influenza spagnola. La pandemia che cambiò il mondo, Venezia, Marsilio, 2018. Per una lettura di sintesi: Richard Collier, La spagnola. Storia dell’influenza che cambiò il mondo, Milano, Mondadori, 2020. Per il contesto italiano: Eugenia Tognotti, La “spagnola” in Italia. Storia dell’influenza che fece temere la fine del mondo (1918-1919), Milano, Franco Angeli, 2015.
  12. Cfr. Siniša Malešević, Imagined Communities and Imaginary Plots: Nationalisms, Conspiracies, and Pandemics in the Longue Durée, in “Nationalities Papers”, 50 (1), pp. 45-60. La citazione riportata nel testo è stata tradotta dalla scrivente.
  13. Cfr. i report pubblicati periodicamente dal “Center of the Study of Hate and Extremism” della California State University, visto il 23 maggio 2022.
  14. Le molte fake news su Soros sono state raccolte durante la ricerca che ha preceduto la stesura di questa breve nota. Su tutti cfr. Conspiracy theory falsely connects George Soros to COVID-19, visto il 23 maggio 2022. Le comunità ebraiche sono state oggetto di incidenti antisemiti durante il picco della pandemia come è riportato dall’“European Union Agency for Fundamental Rights” nel suo dossier dedicato a Antisemitism. Overview of antisemitic incidents recorded in the European Union, 2010–2020, Luxembourg: Publications Offce of the European Union, 2021, visto il 23 maggio 2022.
  15. Va da sé che la teoria di Marshal McLuhan non è uno slogan né tanto meno gli studi che il sociologo canadese ha portato avanti per tutta la sua biografia intellettuale. Slogan diventano invece quando i new media usano quell’espressione pervertendone il significato più profondo. Cf. M. McLuhan, The Global Village: Transformations in World Life and Media in the 21st Century, Oxford, Oxford University Press, 1992.

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