Ripensare un autore controcorrente: una nuova biografia di Guareschi scritta da Alessandro Gnocchi.
Alessandro Ferioli, Ripensare un autore controcorrente: una nuova biografia di Guareschi scritta da Alessandro Gnocchi., «Bibliomanie. Letterature, storiografie, semiotiche», 61, no. 27, giugno 2026, doi:10.48276/issn.2280-8833.14420
La figura e l’opera di Giovannino Guareschi sono state ormai ampiamente illuminate, sotto più aspetti, da un congruo numero di studi. Per limitarci alle biografie, la prima in ordine di apparizione fu quella di Beppe Gualazzini, cui seguirono quella di Gnocchi, il quale ebbe il merito di inserire saldamente Guareschi nella tradizione culturale cattolica, segnalando interessanti raffronti con l’opera di Gilbert Keith Chesterton, e infine quella di Guido Conti, il quale, avvalendosi anche del riordino e catalogazione dell’archivio dell’autore e di una personale conoscenza della cultura parmigiana del Novecento, ha dato speciale risalto alla formazione del Guareschi illustratore e giornalista in erba nel contesto della goliardia e delle riviste cittadine1. Fra i critici che più hanno contribuito a iscrivere Guareschi fra i maggiori scrittori del Novecento va annoverato, naturalmente, anche Giovanni Lugaresi, mentre tra coloro che ne hanno approfondito l’opera al servizio della resistenza durante l’internamento nei lager nazisti un cantuccio spetta, forse, anche a chi scrive2.
Di recente lo stesso Gnocchi ha dato alle stampe una seconda biografia guareschiana3, non soltanto per aggiornare il suo precedente lavoro, ma anche per proporre un ripensamento complessivo dello scrittore. Bibliografia alla mano, si può pertanto affermare che Guareschi costituisce oggetto di studio di Gnocchi da una trentina d’anni almeno, non soltanto sul piano biografico, nel quale l’autore ha compendiato gli esiti di tante sue ricerche e letture, ma anche riguardo ad aspetti più puntuali, dalla interpretazione in chiave cristiana cattolica all’approfondimento del contesto paesaggistico e antropologico in cui maturò la narrativa guareschiana4.
Questa seconda biografia, secondo l’autore, ha un pregio rispetto alla prima: è più sintetica. Nel lavorare di sottrazione, Gnocchi afferma di aver levato tante sue considerazioni che “appesantivano” la versione del 1998. L’autore è giornalista di ottima scuola, e avrà sicuramente ragione; tuttavia, se è vero che un libretto snello invoglia di più il lettore e che la concisione impone la concentrazione del pensiero, è altrettanto vero che tutte le considerazioni personali contenute nel volume del 1998, se pur possono oggi apparire all’autore “di troppo”, o addirittura noiosamente autoreferenziali, erano in realtà assai pertinenti sia alla comprensione del Guareschi come scrittore cattolico, sia a un più puntuale inquadramento dello stesso Guareschi nel panorama culturale europeo. Cosicché, a un appassionato dell’opera di Guareschi consiglieremmo sinceramente la lettura di entrambe le biografie a firma di Gnocchi.
In quest’ultima biografia “liofilizzata”, l’autore ha confermato la sua nota capacità di scandagliare i documenti d’archivio di Guareschi, e di usarli come cartina di tornasole per la lettura di alcuni pezzi letterari. Ad esempio, il rinvenimento casuale dell’archivio paterno aveva fatto riscoprire a Giovannino la figura di Primo Augusto, il padre con cui egli non aveva mai avuto un rapporto stretto e confidenziale, e che aveva veduto costantemente pensieroso per i suoi rovesci finanziari. Gnocchi esamina le cartelle custodite nell’archivio familiare Guareschi in Roncole Verdi, e sulla base delle emozioni che poteva aver avuto l’autore di Mondo piccolo rilegge il racconto Mai tardi, individuandovi uno sforzo di riavvicinamento al padre ormai deceduto da lungo tempo. Cosicché Gnocchi coglie, attraverso alcune spie lessicali, l’impiego da parte di Guareschi della scrittura per esprimere sentimenti intimi, e altrimenti difficilmente esprimibili: in definitiva, egli riconosce in Guareschi un uso “terapeutico” della letteratura5.
Inoltre, si trovano senz’altro nella biografia guareschiana di Gnocchi alcune acutezze, che inducono il lettore a riflettere e a formulare considerazioni proprie. Ne citiamo una sola, a titolo esemplificativo, laddove Gnocchi, che più volte sottolinea la presenza in Guareschi di una malinconica rievocazione della fanciullezza, ha riconosciuto in questa capacità di osservare la realtà con un duplice sguardo – quello dell’adulto e quello del bambino – una delle costanti della poetica dell’autore: cosicché, come scrive Gnocchi, «Sta in questa saggia miscela di piccolo e grande il genio di quest’uomo, proprio come nei momenti cruciali della sua vita, dove riesce a essere insieme fanciullo e adulto»6. Ci sembra che questa osservazione risulti quantomai azzeccata, e che si possa applicare tanto a quell’atteggiamento davanti al mistero divino che rende Guareschi sempre pronto a cogliere nel mondo terreno l’elemento soprannaturale7, quanto a quella ossessiva ricerca delle proprie radici nella campagna della Bassa emiliana, ricerca che è tanto evidente sia nella costruzione della dimora a Roncole Verdi (l’Incompiuta) sia negli articoli degli ultimi anni di vita dell’autore. Se lo si volesse, si potrebbero leggere parallelamente le due biografie, scritte da Gnocchi a oltre venticinque anni di distanza l’una dall’altra, per verificare come certi giudizi siano stati leggermente modificati. Nella biografia del 1998 si veda questo brano, a proposito del primo tentativo guareschiano di dar vita ai personaggi di Mondo piccolo nelle cronache dell’immaginario «Gazzettino di Roccapezza»:
«Ci aveva messo il parroco arcigno e il fabbro comunista. Ma don Patirai e Lenin non erano fatti per abitare a Mondo piccolo. Erano dei tipi, forse. Ma certo non erano uomini veri e vivi. Erano rinchiusi negli stereotipi del clericale e del comunista, incapaci di parlarsi. E, invece, il dialogo, l’amore per la parola che dice e si fa dire sono l’anima dell’universo letterario guareschiano.»8
Si veda invece il brano che compare nella biografia del 2025:
«Nell’aprile del 1946, aveva provato a raccontare le cronache del “Gazzettino di Roccapezza”, con un parroco arcigno e un fabbro comunista, ma don Patirai e Lenin non erano fatti per Mondo piccolo: erano dei tipi, forse, ma non erano uomini vivi e veri. Chiusi nello stereotipo del clericale e del mangiapreti, non erano capaci di parlarsi, mentre è proprio l’amore per la parola, come quello per il silenzio, il cuore dell’universo letterario guareschiano.»9
Questo potrà apparire a prima vista un mero rimaneggiamento, ma ci sembra che dall’una all’altra versione Gnocchi sia passato da una bella forma espressiva («la parola che dice e si fa dire») a una verità più profonda, che coglie anche il valore del silenzio («l’amore per la parola, come quello per il silenzio») nelle relazioni fra i personaggi di Mondo piccolo. Se si pensa alla funzione del silenzio nel teatro di Eduardo De Filippo, un silenzio scavato nella coscienza dei personaggi e che sovente è più eloquente della parola, l’intuizione di Gnocchi appare senz’altro foriera di ulteriori sviluppi e raffronti con altri autori.
Una recensione che non voglia essere mera apologia, tuttavia, deve anche indicare i limiti di un lavoro; e a questo sano e onesto principio ci atteniamo, pur ribadendo l’elevato valore del saggio di Gnocchi. In primo luogo, dunque, se è apprezzabile la riduzione all’essenziale delle note a piè di pagina, secondo la consuetudine dell’autore, che espone con stile giornalistico i risultati di un’indagine condotta con solido metodo storico e critico, non si può dire altrettanto per l’assenza della bibliografia, poiché tale apparato è indispensabile per consentire al lettore un orientamento generale sugli studi. La biografia del 1998, al contrario, conteneva diversi rimandi a opere di altri autori che si erano cimentati sino ad allora nella esegesi guareschiana, e ciò contribuiva a instaurare quel “dialogo” a distanza fra studiosi che è indispensabile nei saggi critici.
In secondo luogo, alcuni nodi della vita di Guareschi non possono più essere trattati senza riferimenti – e opportune discussioni – a opere che li hanno approfonditi. È il caso della sin troppo nota condanna penale del 1954 per la pubblicazione su «Candido» delle lettere con le quali nel 1944 Alcide De Gasperi, dal Vaticano, avrebbe chiesto agli Alleati di bombardare Roma per accelerare l’insurrezione. Tali lettere furono ritenute apocrife dal tribunale, che condannò per diffamazione Guareschi; ma, complice anche una procedura processuale poco limpida, sono sempre rimasti pesanti dubbi. Tuttavia, alcuni anni fa Mimmo Franzinelli ha chiarito la diatriba sulla autenticità o falsità, attribuendo l’origine delle lettere a una falsificazione a opera di faccendieri di estrema destra, i quali, secondo la conclusione che egli ne ha tratto, tramarono «la più grande operazione propagandistica mai allestita dai neofascisti nel decennio postbellico»10. Una qualsiasi biografia di Guareschi prodotta dopo la pubblicazione del libro di Franzinelli dovrebbe, a nostro avviso, menzionarne la tesi, o eventualmente discuterla, poiché per un giornalista del calibro di Guareschi c’è pur sempre una certa differenza tra l’essere nel giusto o, sebbene in buona fede, l’essere stato vittima inconsapevole di un piano ordito da individui che nulla avevano a che fare con la sua storia di resistente e di sincero democratico. Anche nella seconda delle ipotesi, niente verrebbe tolto allo spessore morale di Guareschi, il quale rifiutò di presentare istanza d’appello e andò serenamente a scontare la pena in carcere. Invece Gnocchi puntualizza di continuare a ritenere Guareschi «dalla parte della ragione»11.
Va infine rilevato che la scrittura di Gnocchi è eccellente, poiché all’essenzialità e all’esattezza egli unisce la capacità di descrivere un paesaggio cogliendolo nella sua “perennità”, e scorgendovi i tratti caratteriali degli abitanti. Il suo, insomma, è uno sguardo naturalistico e antropologico assieme, come si evince dal brano seguente:
«Roncole Verdi, due passi da Busseto, una bracciata di case sul limitare della vera Bassa, quella di Mondo piccolo. Poco più in là, comincia un mare di campi che d’estate si trasforma in un deserto verde. Da queste parti, l’aria è già impastata con quella del Po. Il silenzio che sale dal Grande Fiume si fa sentire anche qui, picchia su ogni zolla, su ogni centimetro di asfalto e di strada bianca, dentro ogni piazza, in fondo a ogni pioppeto. Senza tregua.
Batte forte il silenzio, nella Bassa. Rovista come un padrone tra uomini e cose. Disegna svolte lungo panorami e destini che solo un viaggiatore distratto potrebbe vedere piatti. Dentro questa fetta di mondo si sente correre senza tregua il dito di Dio. Il silenzio interroga, l’uomo si ferma, risponde: e non sarà più quello di prima.
Guardi una creatura che lavora un campo o attraversa una piazza. Ci vuole poco per capire che, a ogni passo, s’immerge in un mondo dove le parole, il tempo, lo spazio si rifugiano in un puntino, l’essenziale per vivere, per chiudere il cerchio e assaporare il gusto inaugurale del primo giorno.»12
In poche righe, Gnocchi ha delineato il carattere di un uomo d’eccezione attraverso il suo ambiente natio e prediletto, e ha restituito al lettore l’aria dei racconti di don Camillo e Peppone.
Note
- Beppe Gualazzini, Guareschi, Milano, Editoriale Nuova, 1981; Alessandro Gnocchi, Giovannino Guareschi. Una storia italiana, Milano, Rizzoli, 1998; Guido Conti, Giovannino Guareschi. Biografia di uno scrittore, Milano, Rizzoli, 2008.
- Giovanni Lugaresi, Le lampade e la luce. Guareschi: fede e umanità, Milano, Rizzoli, 2002; Idem, Guareschi: fede e libertà, Parma, MUP, 2010; Idem, Guareschi per tutte le stagioni, Falcade, Nuovi Sentieri, 2024; Alessandro Ferioli, I militari italiani internati nei lager del III Reich: Giovannino Guareschi e la “resistenza senz’armi”, «Nuova Storia Contemporanea», X, 2, 2006, pp. 23-56; Idem, Guareschi e la memoria degli Internati Militari Italiani, in 100 anni di Guareschi: letteratura, cinema, giornalismo, grafica, Atti del Convegno internazionale, Parma 21-22 novembre 2008, a cura di Alice Bergogni, Parma, MUP, 2009, pp. 141-171.
- Alessandro Gnocchi, Giovannino Guareschi. Una vita controcorrente, Milano, Ares, 2025.
- Don Camillo, il Vangelo dei semplici. 12 racconti di Giovannino Guareschi, a cura di Alessandro Gnocchi, Mario Palmaro, Milano, Ancora, 1999 (i commenti a firma di Gnocchi sono alle pp. 89-142); Alessandro Gnocchi, L’ave Maria di don Camillo, Verona, Fede & Cultura, 2006; Idem, Viaggio sentimentale nel mondo piccolo di Guareschi, Milano, Rizzoli, 2005.
- A. Gnocchi, Giovannino Guareschi. Una vita controcorrente, cit., pp. 100-104.
- Ibidem, p. 98.
- Alessandro Ferioli, Soprannaturale e fede in Guareschi: una proposta di lettura, «Studium – Ricerca, Sez. online di letteratura», CXIX, 4, 2023, pp. 491-532.
- A. Gnocchi, Giovannino Guareschi. Una storia italiana, cit., pp. 157-158.
- A. Gnocchi, Giovannino Guareschi. Una vita controcorrente, cit., p. 99.
- Mimmo Franzinelli, Bombardate Roma! Guareschi contro De Gasperi: uno scandalo della storia repubblicana, Milano, Mondadori, 2014, p. 122.
- A. Gnocchi, Giovannino Guareschi. Una vita controcorrente, cit., p. 8.
- Ibidem, p. 13.
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