Bibliomanie

Memoria e impegno – «Il romanzo è ancora un atto di resistenza». Gli uomini pesce di Wu Ming1: squassare il significato, scavallare l’oggi e dare forma all’impegno
di , numero 60, dicembre 2025, Saggi e Studi, DOI

<em>Memoria e impegno</em> – «Il romanzo è ancora un atto di resistenza». Gli uomini pesce di Wu Ming1: squassare il significato, scavallare l’oggi e dare forma all’impegno
Come citare questo articolo:
Irene Cacopardi, Memoria e impegno – «Il romanzo è ancora un atto di resistenza». Gli uomini pesce di Wu Ming1: squassare il significato, scavallare l’oggi e dare forma all’impegno, «Bibliomanie. Letterature, storiografie, semiotiche», 60, no. 10, dicembre 2025, doi:10.48276/issn.2280-8833.13652

Da sempre legato all’espressione letteraria, il concetto di impegno viene oggi spesso percepito come logoro, sorpassato. Diversi autori formulano infatti dei dubbi quanto al ruolo engagé della letteratura: Walter Siti, per esempio, assume uno sguardo critico nei confronti di quelle opere che prendono posizione senza rendere conto dell’evoluzione delle forme estetiche1 e Cristian Raimo, a sua volta, esprime delle perplessità quanto al ruolo della letteratura, diventata ormai per l’autore un alibi, il cui valore politico è compensatorio e quindi fragile2.
E se nel 2001 Claudio Magris lamentava una produzione letteraria sorta «nell’ignoranza del mondo e della sua trasformazione, nell’assoluta non presa d’atto della realtà3», più recentemente, altri studiosi, come Raffaele Palumbo Mosca, Raffaele Donnarumma, Silvia Contarini, Maria Pia De Paulis e Ada Tosatti4, mettono in luce un mutamento di prospettiva e la riscoperta di un principio di responsabilità del fare letterario.
Responsabilità di cui il collettivo letterario Wu Ming ha fatto il suo tratto distintivo già dalla Dichiarazione di intenti del gennaio 2000, in cui il gruppo si definiva un «collettivo di agitatori della scrittura5», «un’impresa politica autonoma6» e affermava con forza «scrivere è già produzione, narrare è già politica.7» In questa prospettiva si inserisce il lavoro wuminghiano, tra cui l’ultima fatica di Wu Ming1, alias Roberto Bui, Gli Uomini pesce8. La scelta di un preciso romanzo come corpus del contributo deriva dalla sua recente pubblicazione e dalla densità, dal rilievo e dalla complessità dei temi trattati. Novità sul mercato editoriale, il romanzo è ancora poco analizzato rispetto ad altre opere del collettivo, rappresentando così un’opportunità per avviare una fruttuosa riflessione critica. Trattando numerose tematiche, inoltre, Gli uomini pesce permette di affrontare svariati temi e problematiche che toccano sia il passato storico italiano che l’attualità più recente, offrendo un vasto pannello di opportunità di analisi.
Allo scopo di dimostrare il ruolo di mediazione, di coscienza riflessiva in senso sartriano, attribuito dal collettivo all’opera, testimonianza della fiducia riposta nella letteratura quale strumento conoscitivo, in un primo momento verranno analizzati alcuni dei temi principali dell’opera, inseriti all’interno della produzione del gruppo.
Verrà inseguito esposta la relazione con il pubblico che, attraverso l’uso di internet e della forte presenza sul campo, fa di Wu Ming un esempio di una pratica letteraria che da forma all’impegno, inteso come atto, come mobilitazione di sé, come esempio e custode dei valori in cui lo scrittore crede.

Gli uomini pesce: una realtà aumentata
Gli uomini pesce esce nelle librerie italiane il 15 ottobre 2024. Raffaella De Santis lo definisce come «straripante» e ha parlato di «un congegno intricatissimo ma perfetto9»; sul Venerdì, Carmine Saviano ne ha fatto l’elogio, scrivendo della gioia di «scavallare l’oggi» e la meraviglia dell’«impegno10». Meraviglia perché gli Uomini pesce non è solo un saggio, è «un romanzo travolgente, tentacolare, maestoso11», come lo definisce Nicoletta Verna, in cui si mescolano storia, politica, poesia e sogni.
La struttura e lo svolgersi della narrazione, risponde all’esigenza per cui «il romanzo storico non può più accontentarsi di un’ambientazione storica, ma deve interagire con una vera e propria realtà aumentata.12» Gli uomini pesce, infatti, è un romanzo complesso in cui, su diversi piani temporali, delle finestre narrative si aprono sul 1969, sul 1973, sul 1943-45 e sul 1981, si intrecciano macroargomenti: la crisi climatica, la pandemia di covid, le problematiche gender e il rapporto al corpo, la resistenza, la violenza fascista, la strategia della tensione e lo sviluppo del territorio, filo rosso che lega le epoche e i destini dei personaggi.
La morte del partigiano, artista, regista e intellettuale ferrarese Ilario Nevi dà vita al racconto. La nipote, la geografa Antonia Nevi, ritorna a Ferrara per il funerale. Dalla notaia, Amalia Balboni, persona di fiducia di Ilario, si scopre che questi ha lasciato diverse migliaia di euro alla nipote, la casa del piccolo comune del ferrarese di Focomorto, una cassetta di sicurezza presso una banca e un terreno in Veneto, sull’isola di Ariano. Lo stupore è grande, non solo per il numero di averi pecuniari del defunto, ma per il lascito importante e misterioso ad Antonia. Ricercatrice all’Università di Padova, sofferente per la perdita delle figlie gemelle in gravidanza a causa di un incidente stradale, in crisi con il marito, il musicista statunitense Arne Gustafsson, detto Sonic, e anche con il mondo accademico che definisce, una «macchina mortificante13», sarà lei a condurre il lettore in un viaggio iniziatico geografico, storiografico e personale, alla ricerca di Ilario e dei suoi uomini pesce.

«Le belle giornate ci stanno uccidendo»
La molla per la scrittura si presenta nel 2017, «con la consapevolezza – dichiara Wu Ming1 – che l’Adriatico si sta alzando […] entrerà per kilometri e kilometri, e il territorio in cui sono nato finirà sott’acqua.14» La coscienza della fragilità degli equilibri ambientali e dell’accelerazione del cambiamento climatico, spinge l’autore a raccontare il cambiamento.
La narrazione principale si ambienta nell’estate del 2022, precisamente tra la fine di luglio e quella di agosto, momento in cui una lunghissima e terribile siccità si abbatte sull’Italia.
«Era l’estate più arida a memoria di chiunque […] i media parlavano di emergenza idrica […] Il Po era debole, stremato, e l’acqua dell’Adriatico lo risaliva. Si chiamava “cuneo salino” […] il fiume più lungo e possente d’Italia non riusciva più a raggiungere il mare15», racconta Antonia andata a vedere il Po prima del funerale dello zio e spiega: «avevo sentito uno scatto dentro, e l’urgenza di andare sul Po.16» Il fiume è infatti un luogo dove potersi raccogliere, dove poter provare «un senso di pace e di salvifica lentezza17», ritrovare i ricordi famigliari e risentire la presenza di Ilario, «che il Po, lo aveva vissuto, amato, raccontato, e purtroppo aveva fatto in tempo a vederlo così.18» Vederlo sotto lo zero idrometrico, vedere i prati morti, decespugliati già a primavera. «Terra rasata e lasciata senz’ombra, a surriscaldarsi e seccarsi, ormai dura che sembrava asfalto.19»
Tramite le escursioni di Antonia nel territorio ferrarese del Delta del Po e i flashback nella vita di Ilario Nevi, Wu Ming1 delinea una situazione tragica. Il caso dei “fanghi rossi” scaricati in mare dall’industria Montedison ne è un esempio.
Siamo nel 1973, qui è Ilario Nevi che racconta di cetacei morti, balenottere spiaggiate con la pelle ricoperta di ulcere, cefali e naselli con il cancro, zone prive di plancton e conflitti, uno fra tutti quello portato avanti con forza in Corsica contro il «gigante mefitico.20» I pescatori e l’intera società corsa si mobilitano e occupano il porto di Bastia, di Marsiglia, Nizza, Sète e Port-Vendres. Un attentato a una delle navi che porta le scorie conclude la mobilitazione e segna la nascita del Fronte paisanu corsu di liberazione, racconta Wu Ming1 tramite Ilario.
Proprietario del polo chimico industriale a nord di Ferrara, Montedison rappresenta un rischio elevato anche per la zona del Po, «per quel che spargeva nell’ambiente e perché costruito dove il Po faceva un’ansa, in una zona che nel 51 era scampata all’alluvione per un pelo.21» A differenza della Corsica, rimpiange Ilario, la denuncia non attecchisce nel ferrarese poiché l’azienda dà lavoro a più di 4000 persone e la sua presenza sul territorio, secondo alcuni, garantisce lustro al paese, bisognoso di una propria industria chimica.
Il racconto del caso Montedison permette a Wu Ming1 di articolare la riflessione su più piani: la gestione collettiva del conflitto, l’impatto dell’attività umana e industriale sull’ambiente, il posto e il ruolo dell’uomo all’interno dell’ecosistema.
Infatti, uno degli aspetti interessanti di questo conflitto, spiega Ilario, è la partecipazione della popolazione, che aderisce al conflitto e festeggia l’attentato. La lotta dei pescatori corsi diventa così una resistenza comune e non solo di pochi velleitari. Facile riconoscere qui l’ideale di coesione, presente fin dal Luther Blissett Project e poi elaborato e sistematizzato nel concetto di moltitudine22 nei primi anni del collettivo, fino all’esperienza del G8 di Genova e del movimento delle Tute Bianche.
Le considerazioni sul ruolo e l’impatto della presenza dell’uomo nella società e nell’ecosistema diventano centrali nel romanzo. Mentre Antonia si sposta da Ferrara alle valli di Campotto insieme al marito, la forma mentis da geografa la spinge a contare gli autolavaggi. In pochi chilometri ne conta nove, in piena attività e con macchine in attesa, in gran parte SUV. «Un insensato sperpero, la dilapidazione del bene più importante, per non avere un velo di polvere su un guscio di vetri e lamiere […] acqua agli autolavaggi, ma non alle piante, all’autoproduzione di frutta e verdura, ai fiori, agli insetti impollinatori, al suolo che muore di sete23», pensa la donna con amarezza, sottolineando così l’assurdità e l’incongruenza della situazione: mentre la siccità rende invivibile l’ambiente circostante, l’individuo persiste nella protezione dei simboli del potere e della dominazione, in questo caso i SUV. L’autore prende apertamente posizione e innesca la riflessione sulle motivazioni dell’agire umano, essenzialmente edonistiche e prive di una visione a lungo termine:

«L’uomo sapiens si dà molte arie, si immagina al centro dell’interesse costante di dei e diavoli, ma a conti fatti, è una specie tra le speci. Soltanto comprendendo e accettando tale condizione potrà avviare un processo che lo conduca a livelli superiori di coscienza.24»

L’analisi wuminghiana, evidenzia e denuncia come l’atteggiamento dell’uomo sia globalmente antropocentrico, individualistico e autoreferenziale. I racconti delle dominazioni dell’uomo e dell’economia capitalistica sul territorio sono numerosi. Finestre narrative si aprono sulle estrazioni di metano nel Delta e lungo la costa dove:

«Millequattrocento e passa pozzi […] avevano pompato dal sottosuolo trecento milioni di metri cubi di gas all’anno, creando immensi vuoti sotto il terreno. Che aveva cominciato a sprofondare rapidissimo […] dagli anni 30 il suolo si era abbassato di oltre cinque metri. Col mare che intanto si alzava.25»

Rispetto alla bonifica della zona del Mezzano, leggiamo:

«L’agricoltura sta in piedi solo con le stampelle, cioè con in contributi dell’unione Europea. Senza quei soldi, la maggior parte dei campi sarebbe da tempo incolta […] Come sarebbe da tempo sott’acqua senza l’impianto idrovoro di valle Lepri, il più grande d’Europa, che a caro, carissimo prezzo tiene emerso un territorio fallito […] Sovente si scoprono discariche abusive […] d’estate talvolta il mezzano va a fuoco, e miasmi come di plastica bruciata appestano i paesi attorno.26»

Il paesino di Focomorto, residenza di Ilario, viene descritto come «ormai ridotto a una Frazione-dormitorio, niente più negozi né ufficio postale né scuole, niente banca, perfino la chiesa era inagibile.27»
Le considerazioni sulla postura dell’individuo si spinge ancora oltre. L’intervento del personaggio Vuk Kamiski, scrittore e saggista fittizio, introduce la riflessione sul mito del volo spaziale, una narrazione ormai data per scontata ma che, per l’autore, non è niente altro che «un volo di Icaro, testimonianza dell’ubris dell’uomo, un’oscenità e un capriccio da multimiliardari.28» Inoltre, la credenza in un altrove, continua lo scrittore, fa parte della colonizzazione capitalistica dello spazio e, cosa ancor peggiore, rende plausibile la rinuncia alla Terra29. Con un chiaro riferimento ai progetti spaziali di Elon Musk, Wu Ming1 denuncia ancora una volta la postura contemporanea per cui l’uomo sarebbe un individuo in sé finito, autonomo rispetto al pianeta, indipendente dagli equilibri che regolano la vita, conseguenza diretta della logica capitalistica che appiattisce tutto in un eterno presente non si preoccupa di ciò che accadrà.
Inoltre, l’impatto dell’attività industriale e umana sul territorio si inserisce all’interno di una più vasta riflessione sul sistema economico-capitalistico presente nella grande maggioranza della produzione del collettivo, non solo nei romanzi ma anche negli articoli e nei progetti più estesi30. Già a partire dal 2003 appaiono su Giap!, la newsletter/blog del gruppo, i primi scritti consacrati a questo tema, in cui Wu Ming insiste sulla relazione tra economia, individuo e ambiente. In un articolo del 2003, proprio Wu Ming1 ricorda con forza la responsabilità dell’uomo di fronte alle generazioni future e afferma:

«Il pianeta non è nostro […] ce lo hanno prestato i posteri: se non invertiamo la rotta al più presto, limitando i nostri consumi e abbandonando le produzioni inquinanti, noi verremo maledetti dalle generazioni che verranno.31»

Tramite la scrittura, Wu Ming1 prende posizione, concilia, compone e mette in relazione gli eventi per trasmettere valori e fare della letteratura un’avventura conoscitiva. Come afferma Wu Ming2, il romanzo, e in particolare il romanzo storico, deve essere un invito a ragionare sul significato degli eventi32 e un’opportunità per proporre storie alternative che, opponendosi alla master fiction, raccontino altrimenti e mettano in luce quelli che Wu Ming chiama i «coni d’ombra della storia.33» Si delinea quindi la natura impegnata della scrittura wuminghiana e il connotato politico dell’operazione romanzesca, che diventa «un’istanza di emancipazione nei confronti delle vicende e delle identità che la storia ha sottaciuto e, così, progressivamente negato.34» Il racconto della vita e delle lotte di Ilario Nevi si inserisce in questa prospettiva.

Resistenza e lotta contro l’oppressione
Il personaggio di Ilario Nevi ha trascorso l’esistenza lottando. Resistente nella 35ma bis brigata Garibaldi Mario Babini insieme all’amico Erminio Squarzanti, Ilario ha combattuto innanzitutto contro il nazifascismo.
Il racconto di questa lotta viene affidato a diversi processi narrativi: tramite gli articoli pubblicati alla sua morte, tramite finestre temporali sul passato, tramite la narrazione del compagno Erminio Squarzanti in un articolo di giornale e nel racconto confidato al giovane Pellegrino Gandolfi, dottorando dell’università di Bologna, e, infine, nei documenti che l’uomo lascia in eredità ad Antonia. I diversi binari di questa narrazione polifonica conducono il lettore nei luoghi del conflitto, nelle valli del Polesine che, non ancora completamente bonificate, ospitano la «guerra anfibia35» e proteggono i partigiani a partire dal 1944. Il lettore segue Ilario e Erminio nel sostegno dato alle lotte del proletariato agricolo per evitare che le raccolte finissero nelle mani dei tedeschi; negli attacchi contro gli autocarri tedeschi per impossessarsi di armi e munizioni; vive, insieme ai resistenti, la delusione e il rancore per il proclama Harold Alexander, così come l’estrema violenza perpetrata dai tedeschi. La strage del Castello Estense, prima strage nazifascista (1943), quella del Caffé de Doro, dove sette partigiani vengono uccisi da un maresciallo delle SS o ancora l’impiccagione sul ponte di Scalabrina del compagno Gluaco Brasavoli, detto Edmud, sono alcuni degli episodi in cui viene immerso il lettore.
Non solo Ilario si batte contro il nazifascismo, ma anche, per riprendere l’espressione di Paolo Lago, contro la sua «continuità36» che, strisciante e subdola, si ritrova nelle istituzioni repubblicane. Lo scorcio narrativo ambientato nel 1969 offre un esempio di questa continuità. Qui Wu Ming1 pone l’accento su come Marcello Guida, direttore della colonia di Ventotene, sia anche questore di Milano nel momento in cui Giuseppe Pinelli “precipita” da una finestra della questura. Anche la vicenda del Capitano Tortonesi insiste su questa persistenza. Capo della provincia Vezzalini, Tortonesi instaura un regno del terrore, sguinzagliando nella zona un reparto speciale della guardia nazionale repubblicana. I membri, soprannominati i Turpin, si macchiano di orrendi crimini, facendo diventare Ferrara la punta di lancia dell’efferatezza fascista. Condannato a morte nel 1947, la cassazione commuta la pena nel 1948; nel 1954 esce di prigione e ottiene la riabilitazione nel 1967. In un altro passaggio del racconto, che si svolge nel 1973, Ilario e Erminio discutono proprio di questa continuità e, a proposito del colpo di stato di Junio Valerio Borghese del 1970, si esprimono così: «Se a fuss stà per nuàlter, uno come Borghes non era ancora in giro nel 70 – Neanche nel ’50 – Lo avremmo fatto secco nel 45 a dirla tutta.37»
La lotta contro l’autoritarismo e la pensée unique, si materializza parallelamente nelle posizioni critiche assunte da Ilario nei confronti della gestione politica dell’emergenza Covid, condivise anche dalla nipote. Nei testi ritrovati da Antonia nella casa di Focomorto, Ilario contesta il distanziamento sociale e la digitalizzazione spinta della vita, cause di «una spirale di solitudine e malessere38», mette in guardia dall’uso spensierato di termini quali “assembramento” e “coprifuoco”, ricordo della dittatura e dell’occupazione, e diffida di usare gli anziani e la loro protezione per giustificare ogni ordinanza. Antonia, a sua volta, definisce mortifera l’esperienza con la DAD e racconta: «vedevo le anime uscire dagli occhi dei ragazzi – occhi gonfi, congestionati – e abbandonare i corpi. I volti inespressivi nelle finestre di Teams sembravano foto di defunti. Ogni riquadro sullo schermo era un loculo.39»
Inoltre, il tema dalla pandemia e del clima da essa suscitato permette all’autore di riprendere la riflessione sulle teorie complottiste portata avanti nel saggio Q di complotto40 e, nel contempo, di riprendere la critica contro le pratiche comunicative mediatico-politiche, cavallo di battaglia del collettivo già dal Luther Blissett Project. Nei gruppi Telegram e nelle manifestazioni contro il green pass, Ilario è infatti confrontato a una popolazione «deplorevole41»: alcuni portavano stelle di David per richiamare la persecuzione ebrea, altri erano convinti che il COVID fosse una manovra per imporre il nuovo ordine mondiale e c’era chi descriveva le persone vaccinate come schiave di Big Phrama, zombi controllati a distanza tramite nanochip iniettati nel corpo.
La narrazione mette così in luce un paradosso: mentre l’emergenza climatica viene normalizzata dai media, resa inoffensiva e quasi abituale, l’emergenza Covid, invece, viene trattata in maniera apocalittica. Osserva allora Antonia, e con lei l’autore, «verità parziali una volta immesse nei media, diventano fattoidi, riempitivi semiotici, infine spazzatura verbale42» e ancora «facciamo credere alla gente che i nostri segreti di stato siano finzione cinematografica.43»
Questa discrepanza permette di evidenziare ancora il conflitto, elemento essenziale nell’approccio alla scrittura wuminghiano, e di riproporre la riflessione sull’emergenza Covid, portata avanti dal collettivo sul suo sito wumingfoundation.com. Qui Wu Ming1 analizza più nel dettaglio la narrazione pandemica messa in atto dalle forze politiche e tenta di decifrarne i codici e i topoi. Il gruppo mette alla prova ogni teoria, critica, tramite un confronto con l’esperienza, con pensieri e prospettive diversi mantenendo così aperta la possibilità di individuare eventuali errori, poterli eliminare o modificare. Definito «teatro dell’emergenza», l’agire politico viene, non solo condannato, ma interrogato. Il racconto, infatti, saggia la possibilità di accettare qualsiasi misura di restrizione delle libertà individuali e collettive e valuta come tale accettazione produca una profonda omologazione e militarizzazione della vita sociale.
Wu Ming1 critica quindi nell’accezione etimologica, kantiana: giudica, distingue, valuta, si interroga programmaticamente circa il fondamento di determinate esperienze umane, chiarendone le possibilità, la validità e i limiti. L’abbordare tematiche controverse e attuali, inoltre, testimonia come la letteratura del gruppo di Bologna nasca in seno a un insieme di discorsi vivi, a un contesto col quale dialoga e analizza e problematizza, rispondendo all’esigenza di cui parla Tzvetan Todorov cioè «immaginare altri modi di concepire e d’organizzare il mondo44» per andare oltre la particolarità dei personaggi e affrontare l’universalità dei significati. Per raggiungere questo scopo, anche la fantasia gioca un ruolo centrale.

Tenere insieme impegno e incanto: «l’imagination est la reine du vrai»
Se J.P. Sartre condannava l’elemento puramente fantastico e d’immaginazione come pura volontà di evasione, Wu Ming1 al contrario ne fa un elemento chiave della scrittura, affermando la necessità di unire impegno e incanto. Infatti, Gli uomini pesce crea cortocircuiti tra realtà e fantasia, inserendo all’interno della narrazione saggistica la leggenda degli uomini pesce, creature misteriose e soprannaturali, legate strettamente al territorio de Po.

«Durante la guerra – racconta Ilario nelle sue Memorie partigiane – si diceva che le bombe sganciate nelle valli avessero scosso dal loro letargo esseri dormienti da secoli, dalle fattezze bizzarre e disparate […] E come erano fatti? […] Lunghi e scuri e viscidi come anguille ma con braccia di uomini, gambe che si piegavano in avanti come quelle degli uccelli, occhi neri privi di espressione, labbra enormi e pallide […] grandi pesci con zampette da baco e teste di uomini […] nasi ruscellanti muco verdastro e bocche spalancate, bocche che urlavano, gelando il sangue ai tedeschi.45»

Presenti nei disegni di Ilario, sotto forma di statue nella dimora di Focomorto, questi esseri rappresentano un nemico liquido46, un nemico non chiaramente identificabile in un territorio ostile e liquido a sua volta: il territorio anfibio del Delta. «Gli uomini pesce eravamo noi47», dichiara Ilario nell’appunto VI del suo memoriale, riferendosi proprio ai resistenti. Metafora della capacità umana di adattamento a un territorio in continua trasformazione, gli uomini pesce incarnano la resistenza della comunità di fronte all’oppressione e, successivamente48, alle sfide ambientali e sociali. Personaggi delle leggende e dei racconti della zona del Polesine, gli uomini pesce rappresentano, inoltre, quel mito genuino a cui il collettivo è particolarmente legato. A differenza del mito tecnicizzato, evocato per creare un’opposizione morale, il mito genuino viene costruito dal basso e, «sgorgando spontaneamente dalle profondità della psiche49», si orienta verso un equilibrio.
Tutta la produzione wuminghiana è attraversata da questa tensione creatrice: la mitopoiesi. Si tratta di «un’etica di come mantenere il mito aperto50», della creazione di miti positivi, di storie alternative che «scavano nel cuore oscuro di vicende dimenticate o mai raccontate.» Ci sono quindi due storie, come ricordato dal personaggio balzacchiano di Vautrin: la storia ufficiale, a usum delphini, menzognera che viene insegnata e la storia segreta, in cui ci sono le vere cause degli avvenimenti. Il compito della letteratura è allora andare a rovistare nella spazzatura più segreta e proporre choc cognitivi. È proprio questa la posta in gioco etico-politica della letteratura secondo il collettivo: la proposta di nuove storie, di miti genuini che costituiscano il collante della comunità.
«Abbiamo bisogno di mitologie planetarie di fratellanza51», afferma ancora Wu Ming1, obbiettivo che il gruppo raggiunge con la creazione della Wu Ming Foundation e dei progetti trasversali.

Wu Ming foundation
La Wu Ming Foundation è una federazione di collettivi, gruppi d’inchiesta, laboratori, progetti culturali, nati sul blog Giap! e, spesso, intorno a quelli che il gruppo definisce i suoi UNO, Oggetti narrativi non identificati. Si tratta di testi che mappano zone misteriose, esplorano intersezioni stilistiche tra il giornalismo investigativo, la biografia narrativa, la geografia storica, l’inchiesta ambientale e il racconto della storia d’Italia. Da ciascuna di queste opere, si sono sviluppati laboratori collettivi, progetti transmediali e trasversali. Gli uomini pesce rientra in questa categoria e fa parte a sua volta di un progetto più ampio, il Blues per le nuove terre, un progetto a lungo termine che prevede «tappe d’avvicinamento, camminate, workshop, laboratori di scrittura collettiva.52»
In una recente intervista, Wu Ming1 spiega: «Dopo essermi dedicato alle montagne con i libri Point Lenana, Cent’anni a nordest e Un viaggio che non promettiamo breve, ora ho intrapreso un cammino che mi porta […] nella pianura più bassa d’Italia: è il mio territorio d’origine.53»
Gli uomini pesce, infatti, prosegue e viene ad ampliare la produzione del collettivo, da sempre impegnato nello studio e nel racconto dei territori, attraverso cui far emergere le lotte, i fantasmi, le memorie soppresse del conflitto sociale che ha dato al territorio la sua forma54.
Fin dai suoi esordi, infatti, il collettivo utilizza in modo sistematico lo strumento informatico. Internet permette di creare una comunità grazie al blog Giap!, uno spazio di promozione delle opere, di condivisione di idee e un luogo di incontro virtuale con i lettori, dando vita a quella che il collettivo ama chiamare la Repubblica Democratica dei Lettori, ovvero la comunità che si raccoglie intorno ai romanzi, ai vari temi trattati e alle storie care al gruppo.
«L’associazione informale» Alpinismo Molotov55 nasce nel 2015 su Giap! e intorno al romanzo Point Lenana. Il gruppo, con spesso la presenza di Wu Ming, organizza escursioni nei luoghi naturali per esplorarne le storie, recuperarle e dare loro ancora una voce. Anche in questo caso, lo scopo è riportare alla luce racconti e segni di passate rivolte, resistenze e repressioni dimenticate tra i sentieri di montagna. Questa, inoltre, in quanto costruzione culturale e storica, è oggetto di critica e demistificazione, l’obbiettivo di Alpinismo Moltov è Denunciare l’oleografia, sbertucciare eroismo, superomismo e machismo. L’ultima azione si registra il 9 febbraio 2025, il gruppo, insieme a realtà associative e militanti, singoli oppositori o gruppi organizzati, si mobilita per denunciare il turismo in montagna, sempre più aggressivo e basato sulla depredazione dei territori, e sensibilizzare la popolazione.
Citiamo anche il collettivo Resistenze in Cirenaica, un cantiere culturale permanente che vuole fare del rione Cirenaica della città di Bologna, un laboratorio di memoria storica, unificazione delle resistenze, antirazzismo, solidarietà a migranti e profughi, ritorno del rimosso coloniale. La guerriglia odonomastica è una delle azioni faro del gruppo. L’odonomastica è lo studio storico-linguistico dei nomi delle aree di comunicazione di un centro urbano, delle sue vie e delle sue piazze. La guerriglia prende forma in passeggiate collettive che (ri)scoprono i nomi dei luoghi, dei personaggi storici che popolano le vie delle città e li modificano, dando spazio ad un altro racconto e ricordando che «colonialismo e fascismo non finirono con la Liberazione e continuano a vivere negli spazi costruiti, negli usi di quegli spazi, nei significati e in quell’insieme attraverso il quale il potere politico – e simbolico – si esprime nella vita quotidiana di una città.56» Riportare in luce le storie e riappropriarsene significa lottare contro una memoria parziale, “istituzionale”, poiché la scelta di chi o cosa ricordare comporta la decisione di chi o cosa dimenticare. Le politiche della memoria e dell’oblio dunque hanno un ruolo determinante nella costruzione dell’identità nazionale, intesa come progetto in divenire.
In questo solco si inserisce anche il progetto Nicoletta Bourbaki che si occupa di revisionismo e negazionismo storico in rete, nonché di disinformazione a carattere storico. Questo collettivo opera in numerosi ambiti: inchieste politiche, indagini sull’enciclopedia collaborativa online Wikipedia e guide per l’utilizzo delle fonti sia al di fuori che all’interno del web, con l’obiettivo di attuare un lavoro di resistenza culturale. Nicoletta Bourbaki indaga in particolare sul legame tra il Partito Democratico italiano e i partiti di estrema destra e neofascisti, con il sostegno di Wu Ming. Nicoletta Bourbaki si interessa anche alla storia delle Foibe, delle cavità carsiche situate nell’entroterra della città di Trieste, nel nord-est dell’Italia, che, tra il 1943 e il 1947, furono utilizzate come fosse comuni per migliaia di persone, vittime della pulizia etnica perpetrata dagli slavi contro gli italiani. Il gruppo d’inchiesta cerca di ristabilire una memoria più equilibrata di questo periodo storico. Secondo Nicoletta Bourbaki, se una certa storiografia «italo-centrica» presenta gli italiani come vittime, è comunque necessario sottolineare l’aggressività della politica italiana in questa zona e l’italianizzazione forzata subita dalle popolazioni slavofone, sia durante la Prima guerra mondiale che a partire dagli anni ’40. In numerosi articoli e post, Nicoletta Bourbaki insiste sui crimini italiani e ricorda i massacri, le deportazioni e gli internamenti compiuti dall’Italia, che ancora oggi rimangono taciuti. Per questo motivo, il collettivo intraprende un sistematico e rigoroso smantellamento dell’immagine apologetica dell’Italia colonialista, ricordando la crudeltà del suo imperialismo.
La creazione di laboratori di scrittura collettiva incentrati sull’impatto dell’attività umana sulla natura, come GODIImenti, sono un altro esempio della vasta attività di Wu Wing, la cui deriva extraletteraria conferma il successo di un simile progetto e testimonia la volontà e l’impegno nel creare una comunità partecipativa intorno a interessi intellettuali e politici comuni.

Conclusione. Non si può fare letteratura impunemente: il romanzo è ancora un atto di resistenza
Nell’opera di Wu Ming1, l’intreccio tra narrativa, attività letteraria e impegno sembra evidente. Attraverso una profonda esplorazione di tematiche sociali e ambientali, intrecciate con la storia e la cultura del territorio del Delta del Po, emerge l’impegno dell’autore e il ruolo engagé della pratica scrittoria. Utilizzando il Polesine non solo come ambientazione, ma come vero e proprio protagonista che riflette le tensioni e le trasformazioni della società contemporanea, Wu Ming1 mette in atto una mediazione, intesa in senso sartriano, come la creazione di un ponte tra l’opera letteraria, i fatti e il pubblico di lettori. L’uso del termine mediazione è fondamentale poiché, come sottolinea il sociologo Antoine Henion, esso ha due meriti: abbandona il prefisso -inter di intermediario e aggiunge il suffisso -azione, collegandosi così all’azione. La scrittura va oltre il carattere constativo, che si limita a descrivere, per diventare performativa, realizza ciò che enuncia e diventa un atto. Il lavoro sul campo così come la produzione globale del collettivo ne sono una prova.
Inoltre, mescolando cronaca, testimonianza, indagine storico-geografica e riflessione personale, la letteratura da così vita a quella che Vittorio Spinazzola chiama «interazione della verosimiglianza mimetica con l’inventività estrosa ossia la conciliazione del massimo valore documentario con il rigoglio della visionarietà fantasiosa.57»
In un contesto segnato da una globalizzazione accelerata, dalla creazione di paesaggi regolati da schemi utilitaristici e da norme politiche ed economiche, dalla crescente tecnologizzazione e dalla virtualizzazione delle relazioni umane, Wu Ming si impegna a proporre miti fondativi che invitano a ascoltare la voce dei luoghi e riesce a portare l’impegno fuori dai luoghi del potere istituzionali, rendendo il fare letterario una modalità di azione accessibile a un pubblico più ampio e non specializzato. L’autore prende per mano il lettore con riflessioni e giudizi che, anche riconoscendo, come fa Raffaele Donnarumma, l’ombra di una forma di paternalismo58, permette comunque di storicizzare e di dare un input perché il lettore possa appropriarsi individualmente del racconto. La letteratura wuminghiana potrebbe così essere definita una letteratura amica, parafrasando l’espressione di Walter Siti59, una letteratura che va a rovistare nella spazzatura più segreta della storia per superare le difficoltà e coltivare la serendipità: «l’attitudine che ti fa gioire delle deviazioni, dei lavori in corso, delle strade principali bloccate, perché l’esperienza di abbandonare il percorso stabilito e di esplorare sentieri alternativi può portarci a scoperte inaspettate.60»

Note

  1. Citato in Sara Sermini, Posture e forme politiche della letteratura italiana degli anni Duemila, “Narrativa”, n° 45, 2023, p. 7-22.
  2. La responsabilità dell’autore. Un’inchiesta di Nazione Indiana, “Nazione Indiana”, aprile-giugno 2010.
  3. Claudio Magris, È possibile il romanzo senza il mondo moderno?, in Franco Moretti (a cura di), Il romanzo, vol. 1: La cultura del romanzo, Torino, Einaudi, 2001, p. 880.
  4. Per una più ampia panoramica sul rinnovato impegno e sulle nuove istanze realistiche della letteratura italiana degli ultimi vent’anni si vedano Raffaele Palumbo Mosca, Narrazione spurie: letteratura della realtà nell’Italia contemporanea, in “MLN, 1, vol. 126, Baltimore, Johns Hopkins University Press, 2011, p. 200-223; Donnarumma Raffaele, Ipermodernità. Dove va la narrativa contemporanea, Bologna, il Mulino, 2014; Silvia Contarini, Maria Pia De Paulis e Ada Tosatti (a cura di), Nuovi realismi: il caso italiano. Definizioni, questioni, prospettive, Massa, Transeuropa, 2016; Gianluigi Simonetti, La letteratura circostante. Narrativa e poesia nell’Italia contemporanea, Bologna, il Mulino, 2018.
  5. Wu Ming, Dichirazione di intenti (gennaio 2000), Giap – Il sito ufficiale di Wu Ming, collettivo di scrittori, gennaio 2000. Wu Ming – dichiarazione d’intenti (2000) e auto-sconfessione (2003), visto il 02 maggio 2025.
  6. Ibidem. Per un’analisi critica di questa affermazione, si veda: Irene Cacopardi, Wu Min: La mitopoiesi, un’arma contro la crisi?, in Novella Di Nunzio, Srećko Jurišić e Francesco Ragno (a cura di), Culture territori e linguaggi, 10, Atti del convegno del 6-7 novembre 2015, Università degli studi di Perugia, 2017. hal-03027382, visto il 02/05/2025 e il primo capitolo del saggio: Irene Cacopardi, De Luther Blissett à Wu Ming. Une république littéraire démocratique?, Parigi, L’Harmattan, 2022.
  7. Wu Ming, Dichirazione di intenti, cit.
  8. Wu Ming1, Gli uomini pesce, Torino, Einaudi, 2024. Si sottolinea che nonostante l’opera sia solista, essa si integra nella produzione globale del colletivo, secondo la regola per cui, un’opera può essere firmata con lo speudonimo Wu Ming solo se approvata dal colletivo stesso e solo se risponde alle regole etico-stilistiche che soreggono il gruppo.
  9. Raffaella De Santis, “Gli uomini pesce” di Wu Ming 1: “Il romanzo è ancora un atto di resistenza”, “La Repubblica”, 12/10/2024, “Gli uomini pesce” di Wu Ming 1: “Il romanzo è ancora un atto di resistenza” – la Repubblica, visto il 02 maggio 2025
  10. Citato in Wu Ming, «Gli uomini pesce»: primo speciale dedicato al romanzo, mentre i fiumi esondano e le città si allagano, Giap – Il sito ufficiale di Wu Ming, collettivo di scrittori, 26/10/2024, Gli uomini pesce: primo speciale dedicato al libro, mentre i fiumi esondano, visto il 02 maggio 2025.
  11. Ibidem.
  12. Maria Rosa Cutrufelli, Gabriella Kuruvilla, Savina Dolores Massa, Antonio Moresco, Gilda Policastro, Lina Prosa e Wu Ming 2, Parole d’autore: sette interviste, “Narrativa”, 37, 2015, Parole d’autore: sette interviste;DOI : https://doi.org/10.4000/narrativa.1079, visto il 02 maggio 2025.
  13. Wu Ming1, Gli uomini pesce, cit., p. 55.
  14. Wu Ming, Non basta tornare a parlare di clima, conta il come torniamo a parlarne. Primi appunti (post-pandemia e dal Delta padano), Giap – Il sito ufficiale di Wu Ming, collettivo di scrittori, 04/10/2021, Non basta tornare a parlare di clima, conta il come torniamo a farlo, visto il 02 maggio 2025.
  15. Wu Ming1, Gli uomini pesce, cit., p. 9.
  16. Ibidem, p. 11.
  17. Ibidem, p. 384.
  18. Ibidem, p. 11.
  19. Ibidem, p. 12.
  20. Ibidem, p. 364.
  21. Ibidem, p. 364.
  22. Wu Ming fa riferimento al concetto di moltitudine elaborato dal filosofo Antonio Negri: una rete, un insieme biopolitico di singolarità, in cui tutte le differenze si esprimono liberamente e in forma egualitaria. Michael Hardt, Antonio Negri, Moltitudine: guerra e democrazia nel nuovo ordine imperiale, Milano, Rizzoli, 2004. A tal proposito si veda: Amador Fernandez-Savater, Intervista a Wu Ming: mitopoiesi e azione politica, Giap – Il sito ufficiale di Wu Ming, collettivo di scrittori, aprile 2003, Intervista a Wu Ming: mitopoiesi e azione politica, visto il 12 maggio 2025; Irene Cacopardi, La « battaglia di Genova » : mythopoïèse, récits de révolte et book bloc, “Laboratoire italien”, 31, 2023, La « battaglia di Genova » : mythopoïèse, récits de révolte et book bloc, visto il 12 maggio 2025.
  23. Wu Ming1, Gli Uomini pesce, cit., p. 375.
  24. Ibidem, p. 501.
  25. Ibidem, p. 452-453.
  26. Ibidem, p. 403-404.
  27. Ibidem, p. 139.
  28. Ibidem, p. 399
  29. Ibidem, p. 399-400
  30. A tale proposito, vedere: Irene Cacopardi, Wu Ming: la nature entre littérature et militance politique. De Guerra agli umani à Un viaggio che non prometttiamo breve, in Donatella Bisconti, Cristina Schiavone (a cura di), L’idée de nature du Moyen Age à nos jours: une harmonie dissonante, Macerata, EUM, 2018.
  31. Wu Ming1, I posteri e il nucleare: la nostra etica puzza, Giap – Il sito ufficiale di Wu Ming, collettivo di scrittori, ottobre 2023, Nucleare: la nostra etica puzza – di Wu Ming 1, visto il 02/05/2025.
  32. Wu Ming, Raccontare il cambiamento climatico: Blues per le nuove terre, un prgetto narrativo-gografico di Wu ming1, Giap – Il sito ufficiale di Wu Ming, collettivo di scrittori, 05/03/ 2018, Raccontare il cambiamento climatico: Blues per le terre nuove, visto il 13 maggio 2025.
  33. Wu Ming2, Storie senza fine. A proposito di storia, memoria e narrativa, Giap – Il sito ufficiale di Wu Ming, collettivo di scrittori, 2003, Diversi anni fa, mentre lavoravo alla scaletta di Q, mi è capit, visto il 12 maggio 2025.
  34. Giuliana Benvenuti, Il romanzo neostorico italiano. Storia, memoria, narrazione, Roma, Carocci, 2012, p. 7.
  35. Wu Ming1, Gli uomini pesce, cit., p. 272.
  36. Paolo Lago, Gli uomini pesce, la resistenza quotidiana e una speranza che non finisce, Carmilla on line | letteratura, immaginario e cultura di opposizione , 28/11/2024, Carmilla on line | Gli uomini pesce, la resistenza quotidiana e una speranza che non finisce, visto il 2 maggio 2025.
  37. Wu Ming1, Gli uomini pesce, cit., p. 363.
  38. Ibidem, 388-389.
  39. Ibidem, p. 46.
  40. Wu Ming1, La Q di Qomplotto. QAnon e dintorni. Come le fantasie di complotto difendono il sistema, Roma, Alegre, 2021.
  41. Wu Ming1, Gli uomini pesce, cit., p. 155.
  42. Ibidem, p. 295.
  43. Ibidem, p. 159.
  44. Tzvetan Todorov, La littérature en péril, Parigi, Flammarion, 2007, p.116.
  45. Wu Ming1, Gli uomini pesce, cit., p. 313 – 314.
  46. Ibidem., p. 308.
  47. Ibidem., p. 309.
  48. Vitaliano Ravagli, Wu Ming, Asce di guerra, Torino, Einaudi, 2005.
  49. Furio Jesi, Letteratura e mito, Torino, Einaudi, 1968, p.35
  50. Wu Ming, La narration comme technique de lutte, Intervista a Wu Ming, “Politique”, 56, ottobre 2008. Wu Ming : la narration comme technique de lutte – Politique, revue de débats, Octobre 2008, BE, visto il 12 maggio 2025.
  51. Wu Ming1, Allegoria e guerra in 300, Giap – Il sito ufficiale di Wu Ming, collettivo di scrittori, Wu Ming 1 – Allegoria e guerra in 300, visto il 12 maggio 2025.
  52. Wu Ming1, Raccontare il cambiamento climatico, cit.
  53. Ibidem.
  54. Wu Ming, Cantare la mappa. L’esplorazione del territorio come scrittura collettiva, la scrittura collettiva come intervento urbano, wumingfoundation.com, 01/01/2018, Cantare la mappa: l’esplorazione del territorio come scrittura collettiva, visto il 13 maggio 2025.
  55. Chi siamo Archivi ⋆ Alpinismo Molotov, visto il 12 maggio 2025
  56. Guerriglia Odonomastica – La Federazione delle Resistenze , visto il 13 maggio 2025.
  57. Vittorio Spinazzola (a cura di), Tirature ’10. Il New Italian Realism, Milano, Il Saggiatore, 2010, p. 12-13.
  58. Raffaele Donnarumma, Walter Siti, Contro l’impegno. Riflessioni sul Bene in letteratura, “Allegoria”, 84, luglio/dicembre 2021, Raffaele Donnarumma – Walter Siti, Contro l’impegno. Riflessioni sul Bene in letteratura – Allegoria online, visto il 13 maggio 2025.
  59. Walter Siti, Contro l’impegno. Riflessioni sul bene in letteratura, Milano, Rizzoli, 2021.
  60. Tommaso de Lorenzis (a cura di), Wu Ming. Giap! Tre anni di narrazioni e movimenti. Storie per attraversare il deserto dagli autori di Q e 54, Torino, Einaudi, 2003, p. 207.

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