Bibliomanie

Il privato è pubblico – Il privato è pubblico: la memoria di famiglia come genere impegnato
di , numero 60, dicembre 2025, Saggi e Studi

<em>Il privato è pubblico</em> – Il privato è pubblico: la memoria di famiglia come genere impegnato

Un pregiudizio di lunga data vede nel romanzo di famiglia un genere intrinsecamente conservatore, persino reazionario. Già alla fine degli anni Sessanta, Philip Thody sosteneva questa tesi, e ancora oggi che il romanzo di famiglia si presenta come un macro-genere, un arcipelago di narrazioni spesso eterogenee, questa visione rimane largamente diffusa, e investe testi di qualità (anche intesa come tasso di letterarietà) molto diversa. Complici di questa diffidenza sono forse anche gli sguardi sospettosi che di solito investono la narrativa di successo; anche a ragion veduta, visto che una produzione così ampia difficilmente può tradursi in un livello qualitativo omogeneo. Partendo da queste considerazioni, mi concentrerò sulla memoria di famiglia che, pur essendo il sottogenere del romanzo di famiglia più nuovo e aperto alla sperimentazione – quindi a rigore meno conservatore – continua ad attirare critiche simili, essendo visto come troppo personalistico per affrontare in modo serio questioni legate alla collettività. Il pres... continua a leggere

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Memoria e impegno – «Il romanzo è ancora un atto di resistenza». Gli uomini pesce di Wu Ming1: squassare il significato, scavallare l’oggi e dare forma all’impegno
di , numero 60, dicembre 2025, Saggi e Studi

<em>Memoria e impegno</em> – «Il romanzo è ancora un atto di resistenza». Gli uomini pesce di Wu Ming1: squassare il significato, scavallare l’oggi e dare forma all’impegno

Da sempre legato all’espressione letteraria, il concetto di impegno viene oggi spesso percepito come logoro, sorpassato. Diversi autori formulano infatti dei dubbi quanto al ruolo engagé della letteratura: Walter Siti, per esempio, assume uno sguardo critico nei confronti di quelle opere che prendono posizione senza rendere conto dell’evoluzione delle forme estetiche e Cristian Raimo, a sua volta, esprime delle perplessità quanto al ruolo della letteratura, diventata ormai per l’autore un alibi, il cui valore politico è compensatorio e quindi fragile. E se nel 2001 Claudio Magris lamentava una produzione letteraria sorta «nell’ignoranza del mondo e della sua trasformazione, nell’assoluta non presa d’atto della realtà», più recentemente, altri studiosi, come Raffaele Palumbo Mosca, Raffaele Donnarumma, Silvia Contarini, Maria Pia De Paulis e Ada Tosatti, mettono in luce un mutamento di prospettiva e la riscoperta di un principio di responsabilità del fare letterario. Responsabilità di cui il collettivo letterario Wu Ming ha fatto il suo tratto distintivo già dalla Dichiarazione di ... continua a leggere

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