Impegno e media: dalla piazza al mondo digitale – Industria creativa e società digitale: tre romanzi contemporanei in cui rispecchiarci
Nel 1961, sul numero 4 del «Menabò», Elio Vittorini si interroga sul rapporto tra letteratura e industria. Riprendendo le parole di Ottiero Ottieri, che ha messo in luce le difficoltà oggettive in cui uno scrittore si imbatte nel tentativo di raccontare la realtà industriale, Vittorini sostiene che non conti tanto descrivere il mondo delle fabbriche, quanto più «vedere a quale punto le cose nuove tra cui oggi viviamo, direttamente o indirettamente per opera dell’ultima rivoluzione industriale, abbiano un riscontro di novità sull’immaginazione.» A essere posta sotto la lente di ingrandimento è fondamentalmente la catena di effetti che l’industrializzazione mette in moto, il «mutamento», aggiunge, che «la “cosa” industriale comporta in ogni altra specie di cosa». In questi termini, chiosa Franco Fortini sul numero successivo della rivista, l’industria «non è un tema, è la manifestazione del tema, che si chiama capitalismo.» Questo dibattito funge da premessa a un discorso critico che intende muoversi in un orizzonte ipercontemporaneo, con la consapevolezza che a distanz... continua a leggere
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