{"id":9874,"date":"2022-06-04T12:51:04","date_gmt":"2022-06-04T10:51:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874"},"modified":"2022-06-05T14:23:16","modified_gmt":"2022-06-05T12:23:16","slug":"la-morte-nei-libri-di-ricordi-pratiche-di-superamento-e-di-resilienza-nellitalia-bassomoedievale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874","title":{"rendered":"La morte nei libri di ricordi. Pratiche di superamento e di \u201cresilienza\u201d nell\u2019Italia bassomoedievale"},"content":{"rendered":"\n<b>Introduzione<\/b><br>\n\nL\u2019essere umano \u00e8 stato da sempre un organismo fragile, sottoposto ad una serie di sfide che minavano costantemente la sua sopravvivenza. Nei nostri primi manuali di storia abbiamo imparato subito come i nostri antenati ominidi fossero in balia tanto degli animali predatori, quanto delle occasionali catastrofi naturali come eruzioni vulcaniche, terremoti, uragani e via dicendo.<br>\nAnche con l\u2019avvento della civilt\u00e0 e la creazione di societ\u00e0 sempre pi\u00f9 complesse e organizzate, l\u2019uomo si \u00e8 dovuto misurare costantemente con tali difficolt\u00e0, e spesso con risultati alterni: ci viene in mente, per esempio, la cosiddetta Peste di Atene che colp\u00ec la citt\u00e0 greca nel 430 A.C., durante la disastrosa Guerra del Peloponneso. Solo in tempi recenti, in quella piccola porzione della Terra che chiamiamo \u201cPrimo Mondo\u201d, problemi e difficolt\u00e0 legati ad eventi come guerre e malattie endemiche sembrano essere relegati al passato, al massimo alla generazione dei nostri nonni che hanno vissuto gli orrori della Seconda Guerra Mondiale.<br>\nSicuramente \u00e8 un dato di fatto che l\u2019uomo occidentale vive in condizioni migliori rispetto agli altri. Questo \u00e8 dovuto soprattutto al progresso scientifico, in particolare in ambito medico e sanitario, che ha portato alla scomparsa di malattie mortali; ci\u00f2 ha portato all\u2019estensione della durata media della vita degli individui e, gradualmente, a un maggiore benessere economico e sociale.<br>\nTuttavia gli ultimi due anni trascorsi hanno mostrato come anche gli Stati Uniti e l\u2019Europa, questo \u201cPrimo Mondo\u201d a cui ci vantiamo di appartenere, non \u00e8 rimasto esente da questi eventi che colpiscono quotidianamente il resto del mondo. Prima la pandemia di Covid-19, da ormai due mesi anche il conflitto tra Russia e Ucraina sembrano riportarci a quei tempi che alcuni giornalisti definiscono troppo frettolosamente \u201cmedievali\u201d, in senso dispregiativo.<br>\nQuesto paragone si rivela in realt\u00e0 assai generico, dal momento che non tiene conto dell\u2019ampiezza del periodo storico considerato (quasi mille anni) e dei relativi contesti regionali che potevano differire non poco sotto vari punti di vista. Al Medioevo effettivamente sono attribuiti numerosi pregiudizi: si tratterebbe di un\u2019epoca buia e segnata dall\u2019ignoranza, costellata di guerre sanguinose e epidemie che sono indice di una precariet\u00e0 della vita divenuta emblematica in certe rappresentazioni artistiche come i <em>Trionfi della Morte<\/em> che adornano gli interni di varie chiese a partire dalla Peste Nera del 1348.<br>\nL\u2019uomo medievale (o almeno, quello dell\u2019Europa cristiana) \u00e8 stato pi\u00f9 volte rappresentato in romanzi letterari, dipinti e film come un individuo costantemente tormentato da eventi nefasti come guerre e pestilenze che rendevano la sua vita governata dalla cosiddetta \u201cFortuna\u201d, dal caso. Viene spesso mostrato come un individuo fortemente religioso, dedito al digiuno e alla mortificazione fisica del corpo. Ma queste ovviamente sono delle mere ricostruzioni e interpretazioni volte ad intrattenere un determinato tipo di pubblico, sicuramente poco interessato ad una maggiore accuratezza o verosimiglianza. Quindi, come pensava l\u2019uomo medievale? Come reagiva a queste continue difficolt\u00e0, quotidiane o eccezionali che fossero?<br>\nNon \u00e8 facile rispondere a questa domanda, o meglio, non esiste una risposta univoca.<br><br>\n\n\n\n<b>I libri di ricordi<\/b><br>\n\n\nUn valido sostegno ce lo possono fornire delle fonti coeve che somigliano per certi versi a dei diari privati; sono i cosiddetti \u201cLibri di ricordi, \u201cMemorie\u201d o \u201cRicordanze\u201d, delle opere letterarie composte in alcune aree dell\u2019Italia tra il XIV e il XVI secolo. Sono particolarmente diffusi in Toscana, all\u2019epoca una delle regioni pi\u00f9 urbanizzate dell\u2019Europa (e quindi con una fascia maggiore della popolazione locale alfabetizzata), ma ci sono pervenuti esemplari anche in Umbria, nel Lazio, a Bologna e nel Friuli. Gli esemplari pi\u00f9 antichi risalgono alla fine del Duecento<span id='easy-footnote-1-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-1-9874' title='G. Ciappelli, &lt;em&gt;Le edizioni di fonti per la storia della famiglia nell\u2019et\u00e0 medievale e moderna, &lt;\/em&gt;in A. M. Pult Quaglia e A. Savelli (a cura di),&lt;em&gt; Per la storia delle citt\u00e0 toscane. Bilancio e prospettive delle edizioni di fonti dalla met\u00e0 degli anni Sessanta a oggi&lt;\/em&gt;, Atti del Convegno Firenze, 9-11 febbraio 2011, pp. 76-77'><sup>1<\/sup><\/a><\/span> e sono collocati nella citt\u00e0 del Giglio.<br>\nQuesti \u201clibri di ricordi\u201d nascono in realt\u00e0 come libri di conto; per Armando Sapori infatti i primi redattori apparterrebbero al ceto medio mercantile, dato il maggior grado di familiarit\u00e0 con la scrittura, pur se destinata al mero calcolo dei conti.<span id='easy-footnote-2-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-2-9874' title='Cfr. A. Sapori, &lt;em&gt;Saggio sulle fonti della storia economica medievale&lt;\/em&gt;, in ID., &lt;em&gt;Studi di storia economica secoli XIII-XIV-XV&lt;\/em&gt;, Firenze, Sansoni Editore, 1955'><sup>2<\/sup><\/a><\/span> In questi registri vengono annotate le transazioni e i movimenti di denaro in entrata e in uscita sotto le relative rubriche \u201cDare\u201d e \u201cAvere\u201d; per  questo motivo gli studiosi utilizzano spesso l\u2019espressione \u201cLibri del dare e dell\u2019avere\u201d per indicare questi prototipi. Solo in seguito a essi si aggiungono, man mano sostituendoli, i \u201cLibri di ricordi\u201d o \u201cRicordanze\u201d veri e propri, il cui contenuto \u00e8 incentrato maggiormente sulle vicende personali e familiari. Sebbene con il passare del tempo si assista a una progressiva differenziazione delle due tipologie, in particolare nella prima che dar\u00e0 vita ai libri contabili \u201cmoderni\u201d, non bisogna cadere nell\u2019errore di effettuare una cesura troppo netta: infatti in numerosi \u201cLibri di Ricordi\u201d di epoca pi\u00f9 tarda permangono delle apposite rubriche in cui vengono annotate transazioni e altre attivit\u00e0 economiche.<br>\nUn altro errore da evitare \u00e8 quello di immaginare queste opere letterarie scritte secondo stili e contenuti uguali. Un \u201cLibro di Ricordi\u201d infatti non sar\u00e0 mai uguale a un altro. Dal momento che la classe media dei Comuni italiani (in particolare Firenze) era molto variegata, gli autori delle \u201cRicordanze\u201d potevano appartenere a classi sociali ben diverse e possedere un grado di familiarit\u00e0 diversa con la scrittura. Per fare un esempio pi\u00f9 concreto, la societ\u00e0 fiorentina nel XIV secolo si divideva nei cosiddetti \u201cPopolo Grasso\u201d ossia i ricchi mercanti e banchieri e \u201cPopolo Minuto\u201d, coloro che svolgevano mestieri pi\u00f9 umili.<br>\nSembra inoltre naturale pensare che i primi propendessero maggiormente a redigere tali \u201cRicordanze\u201d rispetto ai secondi e a consegnare ai posteri opere pi\u00f9 gradevoli dal punto di vista retorico e narrativo. In realt\u00e0 ci sono pervenuti \u201cLibri di Ricordi\u201d scritti da esponenti del ceto medio-alto carenti dal punto di vista stilistico e contenutistico e altri invece redatti da individui pi\u00f9 umili secondo uno stile narrativo pi\u00f9 vivace e accattivante; quest\u2019ultimo caso pu\u00f2 essere esemplificato dal \u201cDiario Bolognese\u201d di Gaspare Nadi, un muratore che opera intorno alla citt\u00e0 felsinea e descrive numerosi scorci della vita quotidiana dell\u2019epoca.<br>\nCosa spingeva questi spesso improvvisati scrittori a \u201cfare memoria\u201d? Oltre al mero bisogno di registrare ricordi o eventi familiari degni di essere ricordati per le generazioni future (in numerose occasioni i manoscritti venivano continuati dai figli e dai nipoti), vi era anche un\u2019importante finalit\u00e0 morale e didascalica. Solitamente nelle prime pagine dei \u201cLibri di Ricordi\u201d l\u2019autore sembra rivolgersi a un pubblico ideale di <em>pares<\/em> o, pi\u00f9 concretamente, ai figli e ai discendenti di questi ultimi, affinch\u00e9 traggano dalla storia di famiglia importanti insegnamenti morali e pratici; spesso il passato familiare viene romanzato e assume le caratteristiche di una parabola, caricandosi di eventi fondanti e significativi per chi appartiene alla famiglia.<br>\nNel caso di famiglie nobili o ascese in tempi recenti a tale rango, uno dei pi\u00f9 rappresentativi <em>top\u00f2i <\/em>letterari \u00e8 la pretesa \u201cdi situarne la culla vuoi in un <em>castello<\/em> o un semplice villaggio della campagna fiorentina, vuoi, pi\u00f9 vagamente, in una regione del <em>contado.<\/em>\u201d<span id='easy-footnote-3-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-3-9874' title='C. Klapisch Zuber, &lt;em&gt;L\u2019invention du pass\u00e8 familial \u00e0 Florence (XIV &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;e&lt;\/em&gt;&lt;em&gt;-XV &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;e&lt;\/em&gt;&lt;em&gt;s.) &lt;\/em&gt;in &lt;em&gt;Temps, m\u00e8moire, tradition au Moyen-Age&lt;\/em&gt;, Aix-en-Provence, Publications de l\u2019Universit\u00e8 en Provence, 1983, pp. 95-118, cfr. p. 13'><sup>3<\/sup><\/a><\/span> La campagna toscana era considerata come adesso un <em>locus amoenus<\/em> per eccellenza, contrapposta alla vita ordinaria e frenetica della citt\u00e0.<br>\nPer alcune famiglie per\u00f2 l\u2019origine nella campagna non risulta un elemento abbastanza nobilitante, cos\u00ec pretendono di discendere da un qualche ignoto figlio illegittimo di un importante casato nobiliare, come i celebri marchesi di Saluzzo nel lontano Piemonte.<br>\nQualora invece non ci fosse bisogno di inventare o di mascherare delle origini oscure o troppo umili, il <em>paterfamilias <\/em>o i suoi figli spesso si improvvisavano storici, consultando gli archivi pubblici del Comune in modo da risalire ai propri antenati; chiaramente questa attivit\u00e0 rimaneva uno spazio \u201cesclusivamente maschile dal quale la moglie \u00e8 rigorosamente esclusa.\u201d<span id='easy-footnote-4-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-4-9874' title='C. Klapisch Zuber, &lt;em&gt;La famiglia e le donne nel Rinascimento a Firenze, &lt;\/em&gt;Bari, Laterza, 2004, p. 16'><sup>4<\/sup><\/a><\/span> Questo lavoro di ricerca poteva portare alla scoperta di ruoli istituzionali di spicco ricoperti dagli antenati, ma anche alle \u201cguerre private o le rappacificazioni avvenute tra diverse famiglie.\u201d<span id='easy-footnote-5-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-5-9874' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;'><sup>5<\/sup><\/a><\/span><br>\nOvviamente questo lavoro di ricerca non risultava un compito facile. L\u2019indagine genealogica spesso riguardava uno specifico ramo famigliare e raramente si estendeva ad altri lignaggi imparentati, i cosiddetti <em>consorti\u0001<\/em>.<br>\nLe difficolt\u00e0 aumentavano quando si giungeva a tentare di ricostruire le vicende degli avi posti oltre la quarta o quinta generazione; al di l\u00e0 di queste infatti veniva solitamente collocato l\u2019antenato eponimo, ossia colui che conferiva il proprio nome alla famiglia. Questo veniva solitamente inserito sia per colmare importanti \u201cvuoti\u201d all\u2019interno dell\u2019albero genealogico, sia per legittimare i suoi attuali discendenti agli occhi dei contemporanei, rivestendo i primi di un\u2019aura gloriosa o nobile.<br>\nNei \u201cLibri di Ricordi\u201d viene menzionata pi\u00f9 volte la \u201cFortuna\u201d, rappresentata concretamente dalle difficolt\u00e0 inattese che rischiavano di minare l\u2019equilibrio e la felicit\u00e0 familiare faticosamente raggiunti. Nei confronti di queste esperienze negative gli autori adottavano reazioni diverse: a volte riuscivano a superarle con relativa facilit\u00e0 e se le lasciavano alle spalle con enorme sollievo; altre volte, quando erano colpiti da tragedie, si potevano mostrare rassegnati al proprio doloroso destino appellandosi a Dio e ai suoi misteriosi disegni oppure, pi\u00f9 vivacemente, addurre la colpa alla prepotenza e alla crudelt\u00e0 di rivali e nemici.<br>\nSebbene nella societ\u00e0 bassomedievale la sfera religiosa giocasse ancora un ruolo importante nella mentalit\u00e0 della maggioranza della popolazione, una parte di essa cominciava a avere una visione del mondo pi\u00f9 pragmatica e realistica. Accanto all\u2019intervento del soprannaturale attraverso visioni angeliche, apparizioni di santi e della Vergine Maria, veniva adottato un nuovo approccio. Questo era stato sicuramente favorito dall\u2019espansione commerciale e dalla crescita del ceto medio borghese, rappresentato soprattutto da artigiani e mercanti, maggiormente interessati agli aspetti pi\u00f9 pratici e concreti della vita quotidiana.<br>\nAnche in questo caso sarebbe sbagliato assegnare tali mentalit\u00e0 apparentemente diverse e contrapposte a settori della societ\u00e0 bassomedievale. Ogni individuo, indipendentemente dal ceto di appartenenza, possedeva una propria sensibilit\u00e0 e reagiva in maniera diversa a incidenti e tragedie personali; spesso nelle \u201cRicordanze\u201d emerge come tale sensibilit\u00e0 possa mutare nel corso degli anni, tanto che persino la persona pi\u00f9 \u201claica\u201d poteva ritrovarsi a trovare rifugio nella consolazione religiosa dopo un evento luttuoso particolarmente grave.<br><br>\n\n\n<b>La morte nei libri di ricordi\n<\/b><br>\n\nNel Medioevo il tasso di mortalit\u00e0 era particolarmente alto, soprattutto per quanto riguardava la fascia della popolazione di et\u00e0 infantile, fin dai primissimi mesi o settimane di vita. La morte era una presenza stabile nella vita quotidiana degli uomini e delle donne dell\u2019epoca; le cause potevano essere molteplici, tra cui lo scarso livello di igiene che esponeva gli individui a malattie e epidemie, come la pi\u00f9 volte ricordata Peste Nera del 1347-1348 e le sue successive ondate che flagellarono l\u2019Europa a cadenza ciclica.<br>\nAccanto a tali catastrofi che potremmo definire \u201cnaturali\u201d, vanno aggiunte quelle disgrazie e incidenti che avvenivano all\u2019interno delle mura di casa. Le \u201cRicordanze\u201d abbondano di testimonianze di incidenti domestici che risultavano fatali per i neonati ancora in fasce: spesso venivano erroneamente uccisi dalla balia che li accudiva, per esempio soffocandoli mentre venivano allattati<span id='easy-footnote-6-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-6-9874' title='D. Fachard, &lt;em&gt;Biagio Buonaccorsi. Sa vie, son temps, son oeuvre&lt;\/em&gt;, Bologna, M. Boni, 1976 p. 220'><sup>6<\/sup><\/a><\/span> oppure schiacciandoli mentre dormivano nello stesso letto. Persino i momenti di gioco potevano trasformarsi in tragedia: Agnola, figlia di Biagio Buonaccorsi, cade da una balaustra e muore sul colpo.<span id='easy-footnote-7-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-7-9874' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, pp. 174-175'><sup>7<\/sup><\/a><\/span><br>\nAnche un\u2019errata diagnosi o cura di una malattia poteva portare alla morte. Morello Morelli, fratello di Giovanni, autore di un \u201cLibro di Ricordi\u201d, perde due figlie nel seguente modo: la prima muore a causa di una cura inefficace di un\u2019idropisia alla testa; quando alla seconda viene diagnosticato lo stesso male, il genitore adotta una prassi diversa grazie alla quale riesce a salvarla. Purtroppo un\u2019ondata di peste provoca la sua prematura scomparsa.<span id='easy-footnote-8-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-8-9874' title='Giovanni di Pagolo Morelli, &lt;em&gt;Ricordi. Nuova edizione e introduzione storica&lt;\/em&gt;, a cura di C. Tripodi, Firenze, Firenze University Press, 2019, p. 204'><sup>8<\/sup><\/a><\/span><br>\nIn seguito anche Giovanni Morelli narra della perdita di suo figlio Alberto, ammalatosi gravemente \u201cchon frusso di <em>sanque<\/em> del naso. [\u2026] gli prese la febre [\u2026] e rupescegli lo stomacho e uscita di corpo. E, chome piacque a Dio, e\u2019 vivette infermo sedici d\u00ec [\u2026] Egli avea il chorpo tutto infiato e duro e parea ispasimasse di pena.\u201d<span id='easy-footnote-9-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-9-9874' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 274'><sup>9<\/sup><\/a><\/span> Questa immane tragedia sembra segnare ancora pi\u00f9 pesantemente non solo la famiglia di Morelli, ma anche tutti coloro che conoscevano il giovane Alberto; verso la fine dei suoi \u201cRicordi\u201d il Morelli appare ancora affranto dal dolore per la perdita del figlio tanto da sognarlo in una visione mistica, dopo aver passato ore a pregare il crocefisso. Durante tale visione il figlio fa ripercorrere al padre la sua parabola dell\u2019esistenza, segnata da vari abbandoni e esperienze dolorose, tra cui la sua scomparsa. Che si tratti di un <em>top\u00f2s<\/em> letterario o meno, alla fine Giovanni riesce in qualche modo a superare questa sensazione di sofferenza e dolore, affidandosi alla Provvidenza divina.<span id='easy-footnote-10-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-10-9874' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, pp. 280-292'><sup>10<\/sup><\/a><\/span><br>\nInfine per quanto concerne la mortalit\u00e0 infantile, risultano assai frequenti gli aborti spontanei o la nascita di figli nati morti; tali esperienze funestavano spesso la vita coniugale di una coppia, la quale poteva attendere anche anni prima di avere un figlio che superasse i primi critici anni di vita.<span id='easy-footnote-11-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-11-9874' title='I. Del Lungo, G. Volpi (a cura di), &lt;em&gt;La Cronica Domestica di Messer Donato Velluti, scritta fra il 1367 e il 1370, con le addizioni di Paolo Velluti, scritte fra il 1555 ed il 1560, ed. critica&lt;\/em&gt;, Firenze, Sansoni Editore, 1914, pp. 290-292'><sup>11<\/sup><\/a><\/span><br>\nRispetto ai casi precedentemente esaminati, emerge una reazione da parte dello scrittore pi\u00f9 \u201casettica\u201d e fredda nei confronti dell\u2019erede morto ancora prima di venire alla luce. In poche e sintetiche righe viene comunicata la notizia, menzionando eventualmente il suo nome (nel caso si fosse fatto in tempo a battezzarlo) oppure incorrendo in un generico \u201cfigliolo\u201d o \u201cfigliola\u201d.<br>\nQuesta apparente freddezza si estende in realt\u00e0 anche nei confronti di altri familiari, in maniera particolare di quei parenti con i quali si hanno avuto discussioni e litigi su varie questioni, <em>in primis<\/em> legate su eredit\u00e0, beni da assegnare e condotte licenziose o dannose per l\u2019intera \u201cconsorteria\u201d.<br>\nIn un\u2019epoca continuamente funestata da epidemie, carestie, guerre e tracolli finanziari, l\u2019accortezza di saper amministrare con competenza il proprio denaro era considerata una virt\u00f9 fondamentale; colui che invece si rivelava eccessivamente prodigo di denaro o dedito a vizi il cui costo superava le disponibilit\u00e0 economiche della famiglia, veniva allontanato o persino diseredato. Questa concezione sull\u2019importanza della gestione delle proprie finanze era particolarmente radicata in quelle famiglie di mercanti che erano solite avviare i propri figli in quella carriera; non appena questi ultimi compivano una certa et\u00e0, essi venivano inviati dai genitori come aiutanti nei viaggi per conto dell\u2019impresa di famiglia. Uno degli esempi pi\u00f9 celebri in letteratura \u00e8 il veneziano Marco Polo che a 17 anni compie lo straordinario viaggio in Oriente con il padre e lo zio. In genere questi viaggi servivano a testare le capacit\u00e0 del futuro mercante e a stabilire la sua posizione nella famiglia e nella societ\u00e0; nel caso si fosse rivelato un mercante mediocre o totalmente incapace, i familiari cercavano di allontanarlo quanto prima possibile dall\u2019esercizio della professione, oppure gli imponevano di mettersi in proprio; infatti nel caso di famiglie dedite maggiormente alla mercatura, accadeva di frequente che il denaro ottenuto durante le transazioni e i viaggi confluisse per buona parte nel capitale d\u2019impresa, oppure veniva reinvestito dai \u201cconsorti\u201d in vista di importanti compravendite che riguardavano l\u2019intera famiglia allargata; perci\u00f2 un continuo sperpero di denaro era un problema che riguardava tutti parenti, non solo la singola persona.<br>\nA volte i rapporti tra parenti diventavano talmente tesi che il redattore ricorreva a autentiche <em>damniatones memoriae,<\/em> smettendo improvvisamente di menzionare il familiare nelle sue memorie, senza comunicare nemmeno la sua morte.<br>\nA uno sguardo pi\u00f9 attento per\u00f2 ci si accorge che il sentimento di freddezza nei confronti della morte pu\u00f2 riguardare anche i familiari pi\u00f9 vicini e, teoricamente, pi\u00f9 amati.<br>\nQuesto atteggiamento riguarda soprattutto la moglie del redattore, la cui morte viene spesso menzionata brevemente in qualche riga; per fare alcuni esempi, vediamo Francesco Castellani parlare quasi distrattamente della dipartita della moglie mentre registra una transazione per una sottoveste destinata a quest\u2019ultima.<span id='easy-footnote-12-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-12-9874' title='Francesco di Matteo Castellani, &lt;em&gt;Ricordanze &lt;\/em&gt;Voll. 2&lt;em&gt;, Ricordanze A (1436-1459)&lt;\/em&gt;, e &lt;em&gt;Ricordanze Vol. II, Quaternuccio e Giornale B (1459-1485)&lt;\/em&gt;, a cura di G. Ciappelli, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1992-1995&lt;em&gt;,&lt;\/em&gt; p. 100'><sup>12<\/sup><\/a><\/span> Il contadino Benedetto del Massarizia si limita persino a trascrivere le spese necessarie per il funerale della moglie.<span id='easy-footnote-13-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-13-9874' title='D. Balestracci, &lt;em&gt;La zappa e la retorica. Memorie familiari di un contadino toscano del Quattrocento&lt;\/em&gt;, Firenze, Salimbeni, 1984, p. 163'><sup>13<\/sup><\/a><\/span><br>\nColpisce per\u00f2 maggiormente la reazione di Giovanni Morelli, il quale aveva scritto pagine su pagine nel descrivere la scomparsa del figlio Alberto e il profondo dolore che ne era derivato; quando si tratta per\u00f2 della moglie Caterina, non menziona nemmeno la sua dipartita.<span id='easy-footnote-14-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-14-9874' title='Giovanni di Pagolo Morelli, &lt;em&gt;Ricordi&lt;\/em&gt;, p. 64'><sup>14<\/sup><\/a><\/span> Gli studiosi hanno ipotizzato che il rapporto della coppia si fosse raffreddato nel corso del tempo, probabilmente anche a causa di un amore giovanile di Giovanni che non era stato del tutto dimenticato;<span id='easy-footnote-15-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-15-9874' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, pp. 37-39'><sup>15<\/sup><\/a><\/span> l\u2019improvvisa morte di Alberto avrebbe rappresentato il colpo di grazia per il loro matrimonio, il quale non avrebbe pi\u00f9 retto.<br>\nL\u2019unica eccezione \u00e8 costituita dal muratore bolognese Gaspare Nadi. Egli in occasione della scomparsa  della  prima moglie si mostra particolarmente commosso e affranto dal dolore:<br><br>\n\n<span class=\"quote\">\n \u201cRechordo de la chatalina mia chome ad\u00ec 16 de luglio 1462 pas\u00f2 de questa pressente vita a ore 22 [\u2026] yo li fie\u2019 quelo che meff\u00f2 imposibole per champarla perch\u00e9 yo l\u2019amava quanto fose imposibole perch\u00e9 non credo che n\u00e9 sia n\u00e9 fose mae una migiore de lie dio li faza passe a l\u2019anema fo sepelida ad\u00ec 17 dito a san pruogolo chon quelo onore che me fo imposibole priego dio li dia paradisso per la soa piat\u00e0 e missrechuodia e chos\u00ec el faza anchora ve prego voi che egiti de desside una avemaria per l\u2019anema soa avemaria cracia pena.\u201d<span id='easy-footnote-16-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-16-9874' title='Corrado Ricci e A. Bacchi Della Lega (a cura di),&lt;em&gt; Diario bolognese di Gaspare Nadi, &lt;\/em&gt;ristampa anastatica, Bologna, Commissione per i testi in lingua, 1981, p. 52'><sup>16<\/sup><\/a><\/span>\n\n<\/span><br><br>\nParadossalmente, quando gli muore la seconda moglie anche lui sembra adeguarsi allo stile arido e prodigo di parole degli altri redattori; probabilmente derivava dal fatto che il loro matrimonio era durato poco tempo e che Gaspare si fosse meno affezionato a lei rispetto alla prima moglie.<br>\nDa questi esempi si pu\u00f2 evincere come la manifestazione esplicita di sentimenti e di emozioni nei \u201cLibri di Ricordi\u201d sono rare e non del tutto ascrivibili alla nostra sensibilit\u00e0 odierna. Il lettore contemporaneo fatica a riconoscersi in un atteggiamento che sembra a tratti rasentare il cinismo.<br>\nA uno sguardo pi\u00f9 approfondito risulta che questa \u201caridit\u00e0\u201d nei confronti della scomparsa degli affetti pi\u00f9 cari derivava dalle stesse istituzioni comunali. Infatti a partire dal Trecento gli statuti cittadini di buona parte delle citt\u00e0 italiane contenevano delle norme che limitavano le effusioni e manifestazioni di dolore pi\u00f9 esplicite durante le lamentazioni che accompagnavano i funerali \u201cin nome della nuova moralit\u00e0 e urbanit\u00e0 pubblica.\u201d<span id='easy-footnote-17-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-17-9874' title='A. Prosperi&lt;em&gt;, Il volto della Gorgone. Studi e ricerche sul senso della morte e sulla disciplina delle sepolture tra Medioevo ed et\u00e0 moderna&lt;\/em&gt;, in F. Salvestrini, G. M. Varanini, A. Zangarini (a cura di),&lt;em&gt; La morte e i suoi riti in Italia tra Medioevo e prima Et\u00e0 Moderna&lt;\/em&gt;, Firenze, Firenze University Press, 2007, p. 26'><sup>17<\/sup><\/a><\/span><br>\nPer citare alcuni esempi, gli statuti bolognesi del 1376 vietavano ai partecipanti di \u201cvocificare\u201d<span id='easy-footnote-18-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-18-9874' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 27'><sup>18<\/sup><\/a><\/span> e di percuotersi il corpo. A Forl\u00ec non era consentito \u201cextra domum plantum facere vel lamentum alta voce vel etiam mediocri\u201d<span id='easy-footnote-19-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-19-9874' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;'><sup>19<\/sup><\/a><\/span> e, in maniera particolare nei confronti delle donne, entrare in chiesa lamentandosi pubblicamente. Un\u2019analoga disposizione a Reggio Emilia nel 1313 vietava a queste ultime sia di piangere il defunto in casa sia di seguirne il feretro all\u2019esterno. Le motivazioni alla base di queste norme erano di varia natura: innanzitutto assecondavano la mentalit\u00e0 tendenzialmente misogina dell\u2019epoca che vedeva la donna come psicologicamente debole e meno in grado di controllare le proprie emozioni; in secondo luogo, da un punto di vista pi\u00f9 istituzionale e ufficiale, si voleva evitare che le famiglie spendessero ingenti somme di denaro per i funerali dei propri cari, entrando cos\u00ec n una sorta i competizione per il prestigio con gli altri membri della comunit\u00e0.<br>\nInfine la societ\u00e0 preferiva una manifestazione pi\u00f9 intima e raccolta del dolore, che si concretizzava in \u201c una concezione del vivere cittadino che ne voleva escludere manifestazioni rumorose e spettacolari.\u201d<span id='easy-footnote-20-9874' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9874#easy-footnote-bottom-20-9874' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 28'><sup>20<\/sup><\/a><\/span><br><br>\n\n<b>\nConclusioni<br>\n\n<\/b>\nGli uomini e le donne medievali non vivevano sicuramente in tempi facili. In maniera particolare durante e dopo la catastrofe della Peste Nera, la percezione della loro esistenza terrena si era fatta ancora pi\u00f9 precaria. Le successive ondate epidemiologiche che continuarono a funestare il continente europeo fino al XIX secolo erano spesso accompagnate dalla perdita di conoscenti, amici e familiari.<br>\nA questi eventi eccezionali si aggiungevano ovviamente altre cause di morte, come la scarsa igiene, ma anche guerre e carestie; infine vi erano delle disgrazie improvvise che colpivano la famiglia senza che si potesse fare qualcosa, intese e descritte nei \u201cLibri di Ricordi\u201d come delle autentiche fatalit\u00e0, frutto dell\u2019imperscrutabile disegno di Dio.<br>\nLe peculiari fonti che sono state in questa sede brevemente e superficialmente analizzate fanno emergere un atteggiamento nei confronti del dolore che a noi osservatori odierni pu\u00f2 sembrare estremamente distaccato, freddo e quasi cinico. In alcuni casi il redattore annotava persino gli anni, i mesi, le settimane e i giorni vissuti da un familiare, come se quest\u2019ultimo costituisse un peso scomodo per lui. In altre occasioni si assiste a manifestazioni pi\u00f9 genuine del dolore, o comunque pi\u00f9 vicine alla nostra idea di sensibilit\u00e0; ma si tratta spesso di casi sporadici, delle isole nel <em>mare magnum <\/em>di testimonianze nei \u201cRicordi\u201d. <br>\nDi fronte alle innumerevoli tragedie che potevano colpire una famiglia di ceto medio nell\u2019Italia bassomedievale, si assiste ad un comportamento che potremmo definire in senso attuale \u201cresilienza\u201d: quella che pu\u00f2 apparire a prima vista mancanza di empatia dovrebbe essere intesa in un senso pi\u00f9 lato, come un tentativo, essenzialmente umano, di superare tali difficolt\u00e0 e il dolore che ne deriva dedicandosi ad altro. Soprattutto per quanto riguarda le famiglie di mercanti, considerate di mentalit\u00e0 pi\u00f9 duttile e \u201claica\u201d, per non dire forse materialistica, poteva risultare pi\u00f9 facile lasciarsi alle spalle un lutto dedicandosi ad altre attivit\u00e0, come viaggi d\u2019affari oppure il pagamento di debiti e di crediti. Una menzione particolare riguarda proprio la gestione dell\u2019eredit\u00e0 e di alcuni debiti contratti dal parente defunto; un compito spesso ingrato, ma cui bisognava occuparsene il prima possibile, soprattutto se c\u2019erano in gioco cospicue somme o propriet\u00e0 di famiglia che, se perdute, potevano costituire un enorme danno sia dal punto di vista economico che da quello di prestigio. Per questo motivo in buona parte delle \u201cRicordanze\u201d alla notizia della morte prematura di un parente (se non persino di un genitore) segue un elenco dei beni posseduti da quest\u2019ultimo e i tentativi di evitare che essi vadano dispersi. Sicuramente, oltre al mero bisogno di denaro, si aggiunge una forte componente affettiva che avvicina ulteriormente a noi questi uomini del passato, all\u2019apparenza cos\u00ec freddi e cinici.<br>\nOvviamente non mancano litigi tra cugini e parenti di vario grado nell\u2019accaparrarsi una data propriet\u00e0, tentativi pi\u00f9 o meno disperati di poter pagare in un secondo momento un debito importante o preoccuparsi che la propria figlia possa arrivare in et\u00e0 di matrimonio con una dote adatta al suo <em>status<\/em>, e via dicendo.<br>\nA uno sguardo pi\u00f9 approfondito, questi problemi sembrano alla fine simili alle difficolt\u00e0 quotidiane di una famiglia tipica del nostro tempo. La morte, chiaramente, rimane un tab\u00f9, o comunque una circostanza eccezionale quando colpisce individui giovani e in salute. Secondo la nostra concezione moderna, essa deve essenzialmente essere \u201cnaturale\u201d, cio\u00e8 riguardare solo gli anziani e coloro che sono gravemente malati. Eppure gli ultimi due anni ci hanno mostrato come il dolore per la perdita di un amico o di un familiare non \u00e8 una circostanza poi cos\u00ec rara.<br>\nSe la storia ci pu\u00f2 insegnare qualcosa in merito, \u00e8 sicuramente che catastrofi e periodi difficili ci sono sempre stati nella nostra esistenza come specie. In qualche modo, alla fine, ci siamo sempre rialzati, lasciandoci alle spalle le esperienze pi\u00f9 dolorose e proiettando le nostre speranze nel futuro.<br><br>\n\n\n<b>Bibliografia<br><br>\n\n\nFonti<\/b><br>\n\nFrancesco di Matteo Castellani,<em> Ricordanze <\/em>Voll. 2<em>, Ricordanze A (1436-1459)<\/em>, e <em>Ricordanze Vol. II, Quaternuccio e Giornale B (1459-1485)<\/em>, a cura di G. Ciappelli, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1992-1995<br>\nI. Del Lungo, G. Volpi (a cura di), <em>La Cronica Domestica di Messer Donato Velluti, scritta fra il 1367 e il 1370, con le addizioni di Paolo Velluti, scritte fra il 1555 ed il 1560, ed. critica<\/em>, Firenze, Sansoni Editore, 1914<br>\nGiovanni di Pagolo Morelli, <em>Ricordi. Nuova edizione e introduzione storica<\/em>, a cura di C. Tripodi, Firenze, Firenze University Press, 2019<br>\nCorrado Ricci e A. Bacchi Della Lega (a cura di),<em> Diario bolognese di Gaspare Nadi, <\/em>ristampa anastatica, Bologna, Commissione per i testi in lingua, 1981<br><br>\n\n\n<b>Studi critici<\/b><br>\n\nD. Balestracci, <em>La zappa e la retorica. Memorie familiari di un contadino toscano del Quattrocento<\/em>, Firenze, Salimbeni, 1984<br>\nG. Ciappelli, <em>Le edizioni di fonti per la storia della famiglia nell\u2019et\u00e0 medievale e moderna, <\/em>in A. M. Pult Quaglia e A. Savelli (a cura di),<em> Per la storia delle citt\u00e0 toscane. Bilancio e prospettive delle edizioni di fonti dalla met\u00e0 degli anni Sessanta a oggi<\/em>, Atti del Convegno Firenze, 9-11 febbraio 2011<br>\nC. Klapisch Zuber, <em>La famiglia e le donne nel Rinascimento a Firenze, <\/em>Bari, Laterza, 2004, pp. 59-90<br>\nC. Klapisch Zuber, <em>L\u2019invention du pass\u00e8 familial \u00e0 Florence (XIV <\/em><em>e<\/em><em>-XV <\/em><em>e <\/em><em>s.) <\/em>in <em>Temps, m\u00e8moire, tradition au Moyen-Age<\/em>, Aix-en-Provence, Publications de l\u2019Universit\u00e8 en Provence, 1983, pp. 95-118<br>\nA. Prosperi<em>, Il volto della Gorgone. Studi e ricerche sul senso della morte e sulla disciplina delle sepolture tra Medioevo ed et\u00e0 moderna<\/em>, in F. Salvestrini, G. M. Varanini, A. Zangarini (a cura di),<em> La morte e i suoi riti in Italia tra Medioevo e prima Et\u00e0 Moderna<\/em>, Firenze, Firenze University Press, 2007, pp. 97-125<br>\nA. Sapori, <em>Saggio sulle fonti della storia economica medievale<\/em>, in ID., <em>Studi di storia economica secoli XIII-XIV-XV<\/em>, Firenze, Sansoni Editore, 1955\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Introduzione L\u2019essere umano \u00e8 stato da sempre un organismo fragile, sottoposto ad una serie di sfide che minavano costantemente la sua sopravvivenza. 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