{"id":987,"date":"2019-11-18T14:03:38","date_gmt":"2019-11-18T13:03:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987"},"modified":"2021-01-20T13:22:03","modified_gmt":"2021-01-20T12:22:03","slug":"terrore-e-territorio-nel-novecento-il-movimento-conflittuale-nel-xx-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987","title":{"rendered":"Terrore e territorio nel Novecento. Il movimento conflittuale nel XX secolo"},"content":{"rendered":"\n<b>1. Introduzione<\/b><br>\nIl termine \u201cterrorismo\u201d si \u00e8 imposto come uno dei significanti principali dell\u2019inizio del XXI secolo, sulla scia degli eventi dell\u201911 settembre 2001. Al crollo delle Twin Towers \u00e8 seguito il proliferare di studi sul fenomeno terroristico in tutti i campi socio-umanistici e oltre. La ricerca storica, non immune da fenomeni di strumentalizzazione, ha tuttavia contribuito ad approfondire l\u2019analisi di questo vecchio ma rinnovato significante con opere importanti, come il lavoro dello storico italiano Francesco Benigno, <em>Terrore e terrorismo. Saggio storico sulla violenza politica<\/em> (2018). Oltre a una ricostruzione critica dei fenomeni terroristici a partire dalla Rivoluzione francese, Benigno offre un\u2019analisi dell\u2019evoluzione delle tendenze storiografiche che li riguardano.<br>\nLa crescita di studi ha riguardato altres\u00ec il campo della geografia, da cui sono scaturite letture fondamentali, utili a una lettura multidisciplinare e pi\u00f9 chiara dei fenomeni del terrore. Questo saggio ha come primo punto di riferimento proprio il lavoro di un geografo e teorico politico, Stuart Elden, che nella sua prospettiva unisce discipline storiche, geografiche, e filosofiche, concentrandosi prevalentemente sul rapporto fra territorio ed esercizio\/contestazione del potere. La rilettura di questa connessione in <em>Terror and Territory: The Spatial Extent of Sovereignty<\/em> (2009), ha aperto scenari fecondi che permettono di ampliare le categorie di terrore e terrorismo, arricchendo gli orizzonti della ricerca in materia.<br>\n\u00c8 necessario specificare il significato con cui vengono usati i termini <em>terrore<\/em> e <em>territorio<\/em> in questo saggio. Innanzitutto il Terrore come sistema organizzato di governo nasce nel ventre dello Stato francese rivoluzionario, e la denominazione di terrorista viene codificata per la prima volta in un dizionario dall\u2019Acad\u00e9mie Fran\u00e7aise: l\u2019agente del Terrore che abusa delle misure rivoluzionarie<span id='easy-footnote-1-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-1-987' title='Dictionnaire de l\u2019Acad\u00e9mie fran\u00e7aise, &lt;em&gt;Terroriste&lt;\/em&gt;, Parigi, 1798.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nNel XX e XXI secolo viene spesso dimenticata questa connessione con il potere istituito, equiparando il terrorismo al <em>metodo<\/em> utilizzato dal terrorista non legato a un\u2019organizzazione politica. Secondo questa chiave di lettura l\u2019atto dell\u2019atterrire \u00e8 il mezzo con cui una parte non statuale, estremista, cerca di fare pressione sul potere istituito per soddisfare rivendicazioni pratiche, ideologiche, o per avversit\u00e0 a un sistema. Deve essere abbandonato questo schema, e per fare ci\u00f2 \u00e8 utile rispolverare la fondamentale connessione fra territorio e terrore:\n<br><br><span class=\"sec-quotation\">\n\u00abTo control a territory is to exercise terror; to challenge territorial extent is to exercise terror\u00bb\n<\/span><span id='easy-footnote-2-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-2-987' title='\u201cControllare un territorio \u00e8 esercitare terrore; sfidare l\u2019estensione territoriale \u00e8 esercitare terrore\u201d, Stuart Elden, &lt;em&gt;Terror and Territory. The spatial extent of sovereignty&lt;\/em&gt;, University of Minnesota press [edizione Kindle], Minneapolis, 2009, pos. 456.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\nIl legame fra questi due termini, terrore e territorio, manifesta la sua pienezza nelle parole di Elden. Non \u00e8 soltanto l\u2019origine etimologica ad avvicinarli, ponendo alla radice di entrambi il vocabolo terr\u0113re -ovvero l\u2019azione di incutere timore-, bens\u00ec la realt\u00e0 storica. L\u2019uso della violenza nelle sue pi\u00f9 varie forme \u00e8 sempre all\u2019origine delle dispute sul controllo del territorio, siano esse generate da scontri per il controllo delle risorse, o dai calcoli geopolitici della contemporaneit\u00e0. \u00c8 chiaro che i primi attori di questo processo, specialmente nella modernit\u00e0, siano gli enti politici organizzati. Territorio \u00e8 la solidit\u00e0 materiale\/culturale su cui si esercitano i movimenti del terrore, che lo determinano e che a sua volta da esso sono definiti, ed \u00e8 possibile analizzare i connotati che questo <em>terrortory<\/em> assume nello specifico contesto del Novecento<span id='easy-footnote-3-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-3-987' title='Neologismo coniato da Barry Hindess, in Barry Hindess, &lt;em&gt;Terrortory&lt;\/em&gt;, in \u201cAlternatives: Global, Local, Political\u201d, vol. 31, n. 3, luglio-settembre 2006, pp. 243-257.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nLa certezza di una locazione permette di individuare <em>movimenti<\/em>, fondamentali per capire i fenomeni terroristici nel XX secolo ma non solo. E rilevare i vari <em>territori<\/em> in quanto terra e costruzione culturale su cui queste forze si dispiegano: il moto del terrore assume le forme della violenza fisica, psicologica, della coercizione burocratica\/della disobbedienza, ecc. Moti che possono configurarsi sia nell\u2019ottica di una <em>territorializzazione<\/em> volta a costruire e consolidare certezze territoriali, che di una <em>deterritorializzazione<\/em>, che ha l\u2019obbiettivo opposto di distruggerle, nell\u2019ottica di una produzione territorializzante divergente da quella imposta dal potere istituito e predominante del momento. Muoversi sul solco di questo orizzonte storico\/geografico permette quindi di posizionare il fenomeno terroristico nel tempo e di dargli una solida -ma non statica- collocazione.<br><br>\n<b>Territorializzazione violenta<\/b><br>\nIl XX secolo costituisce un campo privilegiato di indagine per il rapporto fra terrore e territorio. Sia per il rapido mutamento qualitativo, culturale e quantitativo della violenza che attraversa il secolo, sia per l\u2019evoluzione tecnologica che stravolge gli assetti territoriali:\n<br><br><span class=\"sec-quotation\">\nCi si ricorder\u00e0 del XX secolo come di quell\u2019epoca la cui idea principale non consisteva pi\u00f9 nel prendere di mira i corpi dei nemici, bens\u00ec il loro ambiente\n<\/span><span id='easy-footnote-4-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-4-987' title='Peter Sloterdijk, &lt;em&gt;Terrore nell\u2019aria&lt;\/em&gt;, Meltemi, Roma, 2006 [1^ edizione 2002], p. 11. '><sup>4<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\nQuesto legame si evince in maniera diretta nelle pratiche coloniali di ogni epoca, e il Novecento non fa eccezione. Al fine di inaugurare il secolo, \u00e8 utile soffermarsi sulla fine del precedente, con la guerra ispano-statunitense del 1898 relativa alla questione cubana, collegata e seguita dal conflitto iniziato nell\u2019anno successivo tra la potenza americana e la repubblica filippina. La rapida vittoria statunitense assume la forma di una transizione coloniale classica per quanto riguarda il passaggio di mano di Portorico, Filippine e Guam, acquisiti come territori non incorporati. Anche il protettorato a stelle e strisce sull\u2019isola cubana non rappresenta una formula innovativa. Il carattere di novit\u00e0 \u00e8 invece percepito internamente agli States, dove una supposta tradizione antimperialista cozza con la costituzione di un impero che, sebbene non territorialmente esteso, rispecchia la tradizionale organizzazione di quelli europei. Un\u2019ex colonia liberatasi dal giogo di un grande impero finisce con il costituirne uno nuovo, adoperando lo strumento teorico e retorico del <em>destino manifesto<\/em>. Questo aveva gi\u00e0 permesso di procedere a una spietata colonizzazione continentale verso ovest, mascherando e negando qualsiasi carattere imperiale -sgradito nella tradizione nordamericana-. Questo artificio era servito in passato e serve ancora per condurre senza contraddizioni ma con trasformismo la politica estera degli Stati Uniti, presentati come la forma istituzionale di un popolo eletto destinato a un grado di civilizzazione pi\u00f9 alto. Ci\u00f2 consente la violazione del territorio in nome di valori superiori. Nel conflitto cubano la maschera \u00e8 quella di un internazionalismo civilizzatore, di un\u2019entit\u00e0 che si assume il celebre \u201cfardello dell\u2019uomo bianco\u201d di cui parla Rudyard Kipling<span id='easy-footnote-5-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-5-987' title='Mario del Pero, &lt;em&gt;Libert\u00e0 e Impero. Gli Stati Uniti e il mondo. 1776-2011&lt;\/em&gt;, Laterza, Roma-Bari, 2011, p. 178.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nCos\u00ec \u00e8 possibile contestare le violente pratiche della <em>reconcentrado<\/em> a cui gli spagnoli avevano sottoposto i cubani, salvo poi adottarne di similari ai danni della popolazione filippina. Nell\u2019ideologia statunitense non vi \u00e8 mancanza di coerenza, bens\u00ec una logica mirata a un supposto fine maggiore, cui gli spagnoli non sono destinati al contrario degli americani. L\u2019antico -spagnolo- e il nuovo -statunitense- sperimentano dunque entrambi la pratica concentrazionaria, che prevede la distruzione del territorio e il ricollocamento della popolazione in uno spazio delimitato. Il tentativo \u00e8 quello di sradicare l\u2019elemento resistente dalla sua terra, senza molto riguardo per il suo ricollocamento. D\u2019altronde, slegando l\u2019insorto locale dalla sua terra, viene a mancare una delle propriet\u00e0 fondamentali del partigiano descritte da Carl Schmitt: il suo carattere tellurico<span id='easy-footnote-6-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-6-987' title='Carl Schmitt, &lt;em&gt;Teoria del partigiano&lt;\/em&gt;, Adelphi, Milano, 2005 [1^ edizione 1963], p. 32.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span>. E strappare questa figura terrestre dal proprio territorio significa recidere il fondamento della sua esistenza, \u201cprendete la mia vita se prendete i mezzi attraversi cui io vivo\u201d, come lamenta il personaggio di Shylock nel <em>Mercante di Venezia<\/em><span id='easy-footnote-7-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-7-987' title='Peter Sloterdijk, &lt;em&gt;Terrore nell\u2019aria&lt;\/em&gt;, Meltemi, Roma, 2006, p. 11.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nIl terrore si attua in una cornice igienizzante\/immunizzante. La progressione della medicina tra Ottocento e Novecento ottiene risultati importanti nel campo delle parassitosi, con gli studi di Ronald Ross che individuano il parassita responsabile della malaria, scoperta che gli varr\u00e0 il premio Nobel per la medicina nel 1902. Individuare il parassita, isolarlo, rimuoverlo. Non c\u2019\u00e8 una relazione causale diretta tra le pratiche concentrazionarie e la medicina dell\u2019epoca, ma \u00e8 interessante notare l\u2019interesse diffuso alla sterilizzazione come pratica preventiva. Questa esigenza di disinfestazione da ospiti sgraditi \u00e8 riscontrata nella logica dei primi campi. Che le vittime siano i legittimi proprietari del territorio poco importa nell\u2019ottica coloniale, che rifiuta di riconoscerli tali su basi progressivamente adattate e consolidate dai tempi del primo colonialismo. Il fine \u00e8 il medesimo anche nel massacro degli Herero (1904-1907) all\u2019interno delle colonie tedesche africane. Qui \u00e8 il generale Lothar von Trotha a procedere a una terroristica azione territoriale in cui non vengono risparmiati neppure i civili, sabotando gli approvvigionamenti idrici dei villaggi; spingendo con la forza la popolazione Herero a morire di sete nel deserto; e attuando raggruppamenti concentrazionari per sradicarne la resistenza e i collegamenti stabiliti da decenni o secoli. Il terrore deterritorializza per permettere una riconfigurazione del territorio che non \u00e8 mero ripiano, bens\u00ec contenitore della totalit\u00e0 culturale che lo calpesta e lascia su di esso segni visibili e non. Il fenomeno di violenta riterritorializzazione rappresentato dai primi campi deve essere tenuto in grande considerazione, poich\u00e9\n<br><br><span class=\"sec-quotation\">\nSe questo fenomeno non \u00e8 sinonimo di un vero e proprio sistema concentrazionario, poich\u00e9 si tratta in questo caso di un fenomeno caratterizzato da un disordine incoerente e spesso improvvisato, \u00e8 pur vero che i civili che si trovavano sulle strade del conflitto vi erano stati portati e la loro prigionia era considerata necessaria allo sforzo bellico dell\u2019occupante\n<\/span><span id='easy-footnote-8-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-8-987' title='Annette Becker, &lt;em&gt;La deportazione dai territori occupati&lt;\/em&gt;, in Gabriella Gribaudi (a cura di), &lt;em&gt;Le guerre del Novecento&lt;\/em&gt;, L\u2019ancora del Mediterraneo, Napoli-Roma, 2007, p. 61.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\n<b>3. Deterritorializzazione anteguerra<\/b><br>\nLogiche deterritorializzanti sono seguite dagli anarchici, che proseguono l\u2019onda di attentati di fine Ottocento. Con vittime eccellenti: nel 1900 Umberto I di Savoia, l\u2019anno seguente il presidente statunitense William McKinley. Alfonso XIII di Spagna riesce invece a scampare a un attentato sopravvivendo alla bomba indirizzata a lui nel giorno delle nozze con la futura regina Vittoria Eugenia. L\u2019attacco lascia comunque a terra 24 morti. Il terrore anarchico miete nell\u2019<em>\u00e8re des attentats<\/em> -il quindicennio che precede lo scoppio della Grande Guerra- almeno 220 morti e 750 feriti<span id='easy-footnote-9-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-9-987' title='Francesco Benigno, &lt;em&gt;Terrore e terrorismo&lt;\/em&gt;. Saggio storico sulla violenza politica, Einaudi, Torino, 2018, p. 96.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span>. Teatri e luoghi frequentati dall\u2019alta borghesia sono il target preferito dai terroristi. La corrente estremista dell\u2019anarchismo punta a scardinare qualsiasi rifugio territoriale del potere e di chi lo appoggia, mentre dai palazzi la risposta prevede la contrapposizione di terrore a terrore, ottenendo come unico risultato l\u2019ulteriore diffusione del fenomeno, del risentimento popolare, e la riduzione di rifugi percepiti come sicuri. Questi attentati non solo divergono dalla logica statale dell\u2019organizzazione territoriale, ma la mettono in discussione. Gli episodi di terrorismo provengono dal ventre della balena. Per il potere istituito non \u00e8 nuova la sfida che viene dall\u2019interno -controllo sociale, rivolte, criminalit\u00e0 e devianze, ecc&#8230;-, lo \u00e8 la portata scardinante dell\u2019anarchismo. Lo Stato non \u00e8 in grado di arginare il fenomeno e ricorre ai consolidati metodi di controllo del territorio, con l\u2019uso della polizia e della forza. Ma la reclusione e le ronde non hanno efficacia nel contrastare un movimento che non ha alla sua testa alcun re, alcun presidente, e che poggia su un volatile terreno ideologico. \u00c8 uno scontro fra due piani diversi, il tentativo di uccidere un fantasma con una rivoltella, e il terrorismo di matrice anarchica ridimensioner\u00e0 di fatto la sua portata esclusivamente di fronte alla Grande Guerra.<br>\nIl terrorismo anarchico russo di inizio Novecento \u00e8 tratteggiato in maniera esemplare nel romanzo <em>Pietroburgo<\/em> (1913) dello scrittore e filosofo moscovita Andrej Belyj. Pi\u00f9 delle vicende del giovane Nikolaj Apollonovi\u010d, coinvolto da un gruppo di nichilisti anarchici in un attentato che ha per oggetto suo padre, il senatore Ableuchov Apollonovi\u010d, qui interessa riportare le figure presenti e l\u2019ambiente in cui si muovono. Il padre rappresenta le istanze di un \u201crazionalismo burocratico\u201d europeizzatore e corrotto, e offre una \u201cvisione schematicamente geometrica della realt\u00e0\u201d<span id='easy-footnote-10-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-10-987' title='Vittorio Strada, &lt;em&gt;Il dovere di uccidere. Le radici storiche del terrorismo&lt;\/em&gt;, Marsilio, Venezia, 2018, p. 120.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span>. \u00c8 la quintessenza dei residui territorializzanti della politica dell\u2019Ottocento, incapace di fronteggiare lo smarrimento e le derive nichilistiche di inizio secolo, personificate dal figlio e dalla rete di cospiratori di cui si circonda. La crisi delle coscienze nella moderna citt\u00e0 di Pietroburgo si riassume in un turbinio di \u201cpiani geometrici che si combinano secondo la logica delle composizioni cubiste\u201d, un\u2019atmosfera che \u201cdeforma i sembianti dei suoi personaggi con una violenza di tono espressionistico\u201d, andando a configurare un ambiente apocalittico che non \u00e8 unicamente russo \u201cma universale\u201d<span id='easy-footnote-11-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-11-987' title='Ibidem, p. 121.'><sup>11<\/sup><\/a><\/span>.\u00a0 Questa crisi anticipata da Nietzsche verr\u00e0 affrontata dalle avanguardie storiche, nate da questo disordine e in reazione a esso.<br>\nAnche le avanguardie muovono su piani binari. Ognuna di esse si trova ad affrontare i traumi della modernit\u00e0:\n<br><br><span class=\"sec-quotation\">\nI profeti dell\u2019\u201cuomo nuovo\u201d devono ancora finire di compiangere il vecchio [&#8230;] uno scontro fra avversari che sembrano incapaci di risolvere le loro differenze: l\u2019ordine e il caos, la vitalit\u00e0 e la morte, l\u2019estasi e la disperazione, l\u2019individualit\u00e0 e la solidariet\u00e0\n<\/span><span id='easy-footnote-12-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-12-987' title='Thomas Harrison, 1910. &lt;em&gt;L\u2019emancipazione della dissonanza&lt;\/em&gt;, Castelvecchi, Roma, 2017 [1^ edizione 1996], p. 18.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\nPossiamo aggiungere la dicotomia tra territorializzazione e deterritorializzazione. Nei primi anni del Novecento la terra viene a mancare sotto i piedi, e sotto i colpi di qualcosa che non \u00e8 identificabile, come si pu\u00f2 vedere nei <em>Paesaggi apocalittici<\/em> (1912-1913) di Ludwig Meidner.<br>\nQui la deformazione del territorio rende impossibile anche l\u2019identificazione della provenienza del terrore, delle fiammate. Sembra che l\u2019obiettivo sia casuale e il paesaggio si confonde nelle sue contraddizioni. L\u2019unica certezza umana che emerge da questo quadro \u00e8 la paura dei due soggetti in fuga. La contestualizzazione pratica dell\u2019incertezza e del terrore presente nel quadro avverr\u00e0 in maniera dolorosa con la prima guerra mondiale.<br><br>\n<b>4. Guerre totali e lotta per il monopolio del terrore<\/b><br>\nIl conflitto mondiale \u00e8 espressione di un\u2019umanit\u00e0 pi\u00f9 incline a combattere in massa per un\u2019ideale che ha forti legami con il suolo -nazione-, piuttosto che per qualcosa difficilmente contestualizzabile nel concreto, al di fuori delle coscienze e della teoria -socialismo, anarchismo, liberalismo, ecc.-. \u00c8 proprio l\u2019attentato perpetrato da un aderente a un\u2019organizzazione nazionalista, la <em>Mlada Bosna<\/em> (Grande Bosnia), a scatenare le ostilit\u00e0 nell\u2019estate del 1914. La Grande Guerra procede a un\u2019enorme riassegnazione della capacit\u00e0 di esercitare terrore nelle mani dello Stato. I mezzi imponenti dispiegati dai leviatani incutono un timore senza precedenti, propagandato con efficacia dai nuovi metodi di comunicazione, che dai primi anni del Novecento avevano subito un incremento nello sviluppo e nella diffusione. Anche la violenza vede un aumento di scala che non si limita alla quantit\u00e0 ma si estende anche alla qualit\u00e0, con le parziali novit\u00e0 di sottomarini, aerei, gas al cloro: tutti e tre parte di un allargamento del teatro di guerra -aereo e abissale- pressoch\u00e9 inedito. Se \u00e8 vero che il terrore fa un iniziale e proficuo incontro con l\u2019aria, non dobbiamo comunque dedurre che si scinda dalla terra: \u00e8 fondamentale pensare infatti il territorio in termini di <em>volume<\/em>, e non di area, non riducendolo a mero ripiano piatto ma a contenitore quadridimensionale<span id='easy-footnote-13-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-13-987' title='S. Elden, &lt;em&gt;Terror and Territory&lt;\/em&gt;, cit., pos. 275.'><sup>13<\/sup><\/a><\/span>. Nessuna guerra fino ad allora aveva lasciato un segno tanto vivido sul terreno come il conflitto mondiale, con le trincee e la devastazione ambientale operata dall\u2019artiglieria pesante e dai primi bombardamenti aerei significativi compiuti dai dirigibili. Uno strumento pi\u00f9 minuto viene utilizzato in larga misura e in molti ambiti, ovvero il periscopio. Si trova nei primi carri armati, nei sommergibili, ma anche nelle mani dei soldati, e il suo ruolo \u00e8 fondamentale perch\u00e9 riflette una logica dell\u2019esercizio del terrore che andr\u00e0 acuendosi nel XX secolo: la tendenza a una modalit\u00e0 di osservazione ed esposizione non pi\u00f9 diretta, ma che consente in vario modo -per il periscopio \u00e8 un gioco di specchi- di aggirare gli ostacoli della terra e di sottrarsi alla reciprocit\u00e0 dello sguardo, ergo del terrore nemico.<br>\nI disordini proseguono anche dopo la firma del trattato di Versailles, e le recriminazioni territoriali cos\u00ec come i disattesi appetiti di indipendenza si muovono sul medesimo solco nazionalista. Vittorie mutilate e collassi imperiali continuano a soffiare sul fuoco del conflitto, e movimenti terroristici come lo squadrismo italiano trovano i loro natali in questo contesto di violenza diffusa. Altre organizzazioni precedentemente costituite come l\u2019Irish Republican Army (IRA) intensificano la loro attivit\u00e0 e allargano le loro richieste. Nuovi margini di azione per gli imperi sopravvissuti si creano negli spazi lasciati vuoti dalla morte di altri, e sotto le vesti del protettorato gli stati imperiali si presentano come salvatori, specialmente tra le ceneri dell\u2019impero ottomano. Gi\u00e0 durante la guerra, nella campagna di Mesopotamia, il comandante delle forze britanniche Sir Stanley Maude aveva proclamato agli abitanti di Baghdad:\n<br><br><span class=\"sec-quotation\">\nOur military operations have as their object the defeat of the enemy, and the driving of him from these territories [\u2026] [O]ur armies do not come into your cities and lands as conquerors or enemies, but as liberators\n<\/span><span id='easy-footnote-14-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-14-987' title='&amp;#8220;Le nostre operazioni militari hanno come obiettivo la sconfitta del nemico, e la sua rimozione da questi territori [&amp;#8230;] I nostri eserciti non entrano nelle vostre citt\u00e0 come conquistatori o nemici, ma come liberatori\u201d, Derek Gregory, &lt;em&gt;The Colonial Present&lt;\/em&gt;, Blackwell, Malden (Massachusetts), 2004, p. 147.'><sup>14<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\nL\u2019Europa non riesce a effettuare una serena transizione verso la normalit\u00e0, a tornare a logiche da tempo di pace. La violenza nel continente \u00e8 diffusa nella mente degli ex soldati cos\u00ec come in quella dei politici e della societ\u00e0 civile. La guerra totale ha generato una paura e un\u2019aggressivit\u00e0 che permane negli anni Venti e Trenta. Il terrore degli squadristi in Italia, delle SS in Germania, e di una parte di IRA in Irlanda, viene reinquadrato nei gangli del potere e disarcionato dalle strade.<br>\nIn Russia le azioni di Iosif Stalin portano alla nascita di un nuovo, Grande, Terrore maiuscolo. L\u2019aggettivo quantitativo riflette le dimensioni mastodontiche di questa operazione, sia in termini di imprigionati e morti; sia in relazione alle risorse usate. La rete di controllo raggiunge una diffusione capillare e si esercita sul territorio fisico e su quello della psiche degli individui. Il terrore mira qui a deterritorializzare l\u2019individuo e la sua collocazione spaziale, per riterritorializzarlo in un utopico ambiente totalmente controllato: \u00abcreare intorno a ciascun individuo un\u2019impotente solitudine\u00bb<span id='easy-footnote-15-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-15-987' title='Hannah Arendt, &lt;em&gt;Le origini del totalitarismo&lt;\/em&gt;, Edizioni di Comunit\u00e0, Milano, 1967 [1^ edizione 1951], p. 467.'><sup>15<\/sup><\/a><\/span>. Con metodi ed effetti diversi anche in Germania con le SS e le SA, e in Italia con gli squadristi, i metodi terroristici inducono il singolo a cercare la sicurezza della vita nel partito, nella figura paterna del leader carismatico, che arriva a soverchiare i rapporti di famiglia. Il carattere innovativo di questi totalitarismi risiede nella <em>forma<\/em> delle loro organizzazioni, che\n<br><br><span class=\"sec-quotation\">\nSono destinate a tradurre in realt\u00e0 il tessuto di menzogne imbastito intorno alla finzione centrale (la congiura ebraica, i trockisti&#8230;) [&#8230;] raggiunto un certo grado di estremismo, appoggiano la propaganda coi metodi terroristici, il movimento totalitario fa veramente sul serio con la sua propaganda, e questa seriet\u00e0 si manifesta in modo molto pi\u00f9 preoccupante nell\u2019organizzazione dei suoi seguaci che nell\u2019eliminazione fisica degli avversari\n<\/span><span id='easy-footnote-16-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-16-987' title='Ibidem, pp. 502-503.'><sup>16<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\nIl terrore totalitario mira ad agire sul territorio nella sua totalit\u00e0 culturale, per plasmarlo a propria immagine. I gulag e i campi di concentramento sono sublimazione e apice di questo intento di distruggere gli elementi resistenti, mediante il perfezionamento delle proto-forme concentrazionarie di inizio secolo. I campi non sono solo manifestazione di crudelt\u00e0, di disprezzo della vita umana, non si pu\u00f2 parlare di un tratto collaterale del totalitarismo. I lager, i gulag, sono uno strumento coerente con il carattere condiviso da pi\u00f9 stati, con quell\u2019ottica di rimozione dell\u2019eccezione -disturbante, deviata, altra- attraverso l\u2019eccezione\/norma -autorizzata dal potere-, nell\u2019impossibile tentativo di far rientrare la totalit\u00e0 degli individui in un perfetto Uno, confinando l\u2019altro in uno spazio altamente violento ma rigidamente organizzato e standardizzato. Per Hannah Arendt: \u201csi tratta di fabbricare qualcosa che non esiste, cio\u00e8 un tipo umano simile agli animali, la cui unica \u2018libert\u00e0\u2019 consisterebbe nel \u2018preservare la specie\u2019\u201d, tramite la trasformazione dell\u2019uomo in oggetto, \u201cin qualcosa che neppure gli animali sono\u201d<span id='easy-footnote-17-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-17-987' title='Ibidem, p. 600.'><sup>17<\/sup><\/a><\/span>. \u00c8 la creazione di un <em>supersenso<\/em> desideroso di mutare la natura umana per un fine superiore e irraggiungibile, che a posteriori pu\u00f2 apparire folle, ma che rende impotente il \u201cbuon senso educato al ragionamento utilitario\u201d nel momento in cui \u201cil regime procede a creare da questo [il supersenso ideologico] un mondo funzionante\u201d<span id='easy-footnote-18-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-18-987' title='Ibidem, pp. 626-627.'><sup>18<\/sup><\/a><\/span>. I lager, i gulag, luoghi che privano addirittura dell\u2019esistenza del cadavere, dell\u2019ultima certezza di localizzazione, sono il vertice del processo di \u201cdistruzione creativa\u201d rappresentato dalla Seconda guerra mondiale:\n<br><br><span class=\"sec-quotation\">\n<\/span><span id='easy-footnote-19-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-19-987' title='David Harvey, &lt;em&gt;La crisi della modernit\u00e0&lt;\/em&gt;, Il Saggiatore, Milano, 1993 [1^ edizione 1989], p. 29.'><sup>19<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\nE i campi sono altres\u00ec il mezzo principale tramite cui viene operata la disinfestazione della nazione, in cui la rimozione del \u201cparassita\u201d viene effettuata, nei lager, proprio con gas tossici come lo Zyklon B, utilizzato nei procedimenti di rimozione dei parassiti animali dai campi agricoli<span id='easy-footnote-20-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-20-987' title='Sloterdijk, &lt;em&gt;Terrore nell\u2019aria&lt;\/em&gt;, cit., p. 34.'><sup>20<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nIl terrore nella seconda guerra mondiale proviene in larga scala anche dal cielo, coi bombardamenti che rispetto al precedente conflitto si fanno pi\u00f9 massicci e sistematici. L\u2019impronta che questi lasciano sul territorio \u00e8 lampante, intere citt\u00e0 vengono rase al suolo: Coventry, Dresda, ma anche Hiroshima e Nagasaki, le vittime del bombardamento atomico. Gli obiettivi militari lasciano spesso spazio a considerazioni di tipo psicologico, dal momento che i bombardieri diventano strumento per atterrire una popolazione gi\u00e0 stremata dai sacrifici della guerra. \u00c8 la logica del <em>moral bombing<\/em> di cui Franklin Delano Roosevelt si fa fervente sostenitore<span id='easy-footnote-21-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-21-987' title='Leonardo Paggi, &lt;em&gt;Il popolo dei morti. La repubblica italiana nata dalla guerra (1940-1946)&lt;\/em&gt;, Il Mulino, Bologna, 2009, p. 97.'><sup>21<\/sup><\/a><\/span>. Nella parte finale della guerra si fa decisivo il ruolo dei partigiani, che contrappongono terrore a terrore, con mezzi ben inferiori, nel loro estremo tentativo tellurico di respingere il nemico. Le forze del Reich si trovano sempre pi\u00f9 in difficolt\u00e0 nella gestione del territorio a cui i partigiani sono connessi. Il legame con il territorio significa un saldo rapporto tanto coi sentieri che percorrono le terre quanto unione solidale con gli abitanti di esso, ed \u00e8 per questo che nonostante la forza dei tentativi delle SS di intimidire i locali -e per quanto il trattamento dei collaborazionisti da parte dei partigiani possa dar luogo a memorie divise-, esse non otterranno mai un significativo appoggio dagli occupati.<br><br>\n<b>5. Il terrore celato nel territorio umano<\/b><br>\nLa cronaca della seconda met\u00e0 del Novecento \u00e8 segnata dal conflitto bipolare tra Unione Sovietica e Stati Uniti. La violenza <em>del<\/em> e <em>nel<\/em> territorio \u00e8 palese nella citt\u00e0 di Berlino, squarciata in due da un muro. Washington e Mosca allungano questo sbarramento reale con quello tracciato su carta, che attraversa il territorio nell\u2019immaginario bipolare determinando le sfere d\u2019influenza. Ovviamente non tutto si muove internamente a questa logica. Spesso gli stati di nuova indipendenza, o comunque quelli con mezzi minori rispetto alle due superpotenze, vestono di appartenenza ideologica quello che \u00e8 chiaramente un tornaconto personale, si offrono a chi pi\u00f9 offre. Sarebbe assurdo pensare che la prassi interna di tutti i paesi giri attorno ai meccanismi della guerra fredda. Ma \u00e8 fondamentale non dimenticare neppure che URSS e USA detengono un ampio predominio nucleare, militare, e una possente forza economica tramite cui fare leva. Accecate dalla visione bipolare, le due potenze elargiranno soldi e armi in maniera miope, scatenando reazioni non preventivate.<br>\nDei secondi cinquanta anni del Novecento \u00e8 importante evidenziare il processo che cerca di dare un volto umano al terrore, analizzando soprattutto le azioni degli Stati Uniti e delle potenze occidentali. In un mondo mediatico la violenza fisica non si presta a diffondere l\u2019american way of life. Tuttavia le potenze dell\u2019Ovest non possono rinunciare al terrore, pena la perdita del territorio. Le soluzioni vengono cercate attraverso la tecnologia, che sembra consentire un uso chirurgico e pulito della forza; e nella psicologia, ritenendo la violenza psicologica pi\u00f9 accettabile su un piano morale rispetto a quella fisica. Le agenzie di intelligence occidentali assumono un ruolo fondamentale: la Central Intelligence Agency (CIA) dedica sin dalla sua fondazione (1947) molte energie alle guerre psicologiche, che Harry Truman preferisce ribattezzare con il termine pi\u00f9 dolce di \u201coperazioni psicologiche\u201d<span id='easy-footnote-22-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-22-987' title='Benigno, &lt;em&gt;Terrore e terrorismo&lt;\/em&gt;, cit., p. 178.'><sup>22<\/sup><\/a><\/span>. La Francia avrebbe avuto modo di praticarle nell\u2019agitato contesto algerino degli anni Cinquanta, con l\u2019Istruzione provvisoria sull\u2019impiego dell\u2019arma psicologica (1957) che \n<br><br><span class=\"sec-quotation\">\nRiassumeva la questione nei termini seguenti: vi \u00e8 ormai, oltre all\u2019arma atomica, un\u2019altra arma a disposizione, molto meno sanguinosa, ma altrettanto terribile. Essa consente di \u201cminare la determinazione di un avversario [&#8230;], di spaventare e ingannare le opinioni pubbliche\u201d, ottenendo vittorie reali senza ricorrere alla violenza, anzi limitandola e localizzandola: si tratta dell\u2019arma psicologica [&#8230;] la lotta diviene [&#8230;] permanente [&#8230;], universale\n<\/span><span id='easy-footnote-23-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-23-987' title='Ibidem, p. 179, [corsivo mio].'><sup>23<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\nIl terrore subisce quindi una ricollocazione ancor pi\u00f9 forte sul suolo della psiche umana, e affinando le logiche del <em>moral bombing<\/em> viene allargato il territorio di battaglia. In Algeria \u00e8 sistematico il ricorso alla tortura come mezzo di repressione militare\/poliziesca, e qualsiasi limite legale viene rimosso facendo rientrare nella categorie del \u201cterrorista\u201d i membri dell\u2019Armata di liberazione nazionale. Questa figura concede al potere istituito la possibilit\u00e0 di agire al di fuori del comune diritto bellico, andando a costituire questi combattenti come <em>homines sacri<\/em>, fuori da qualsiasi giurisdizione e passibili di qualsivoglia trattamento.<br><br>\nIl tentativo di umanizzare il terrore viene attuato anche in Vietnam, altro contesto coloniale. John Fitzgerald Kennedy entra alla Casa Bianca con gli Stati Uniti gi\u00e0 invischiati nel conflitto tra sud e nord del paese, nel tentativo di frenare l\u2019azione del leader comunista del nord, Ho Chi Minh, e del fronte di liberazione nazionale (FLN). I discorsi sul contagio rosso si sprecano in questi anni, e Kennedy recepisce la necessit\u00e0 di immunizzare il Vietnam del Sud. Per bloccare questa immaginaria epidemia \u00e8 necessario innanzitutto vaccinare il paziente, ed \u00e8 qui che \u201cla via kennediana e modernizzatrice al contenimento del comunismo in Vietnam\u201d si palesa con i <em>villaggi strategici<\/em><span id='easy-footnote-24-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-24-987' title='Del Pero, &lt;em&gt;Libert\u00e0 e impero&lt;\/em&gt;, cit., p. 329.'><sup>24<\/sup><\/a><\/span>. L\u2019intento iniziale non differisce da quello dei primi esperimenti concentrazionari. Famiglie di contadini vengono raggruppate e in seguito condotte in un\u2019area ristretta, facilmente controllabile. Gli abitanti sono sottoposti a una sorta di sorveglianza vigilata, non possono spostarsi senza essere monitorati.  All\u2019interno del villaggio viene dato vita a programmi di aiuto economico e tecnico per lo sviluppo, e la popolazione viene educata al processo democratico. Secondo i teorici statunitensi il tutto avrebbe dovuto condurre a una progressiva autonomia economica e di difesa locale, per sfociare infine nella crescita di un sentimento politico simil-occidentale. Ma non accade niente di tutto questo. Le autorit\u00e0 militari diffidano di queste soluzioni, che vengono adottate con scarso entusiasmo; i trasferimenti vengono spesso effettuati con la forza, dato il giustificato attaccamento al territorio dei contadini sudvietnamiti; e il monitoraggio \u00e8 oppressivo, armato, a tratti violento. L\u2019unico esito a cui giunge questo esperimento \u00e8 quello di infoltire le fila dell\u2019FLN, a causa del risentimento scatenato tra i civili<span id='easy-footnote-25-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-25-987' title='Ibidem, p. 331.'><sup>25<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nAltra questione coloniale scottante \u00e8 quella israelo-palestinese. Le correnti sioniste a cavallo fra Ottocento e Novecento avevano gi\u00e0 iniziato a premere per un ritorno del popolo eletto in Palestina, in visioni che molto spesso vedevano gli arabi locali come muto oggetto da rimuovere dal territorio sacro, come nel <em>Der Judenstaat<\/em> (1896) di Theodor Herzl. Durante il mandato britannico l\u2019immigrazione di persone di origine ebraica viene favorita dal governo inglese, situazione che porta a tensioni sfocianti nella Rivolta araba del 1936. L\u2019Organizzazione Mondiale Sionista e le autorit\u00e0 britanniche concordano nel vedere la colonizzazione ebraica come segno della modernizzazione, mentre la Rivolta come \u201cthe old war of the desert against civilization: on one side, the forces of destruction, the forces of the desert, have arisen, and on the other side stand firm the forces of civilization and building\u201d<span id='easy-footnote-26-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-26-987' title='\u201cla vecchia guerra del deserto contro la civilizzazione: da una parte, le forze della distruzione, del deserto, sono insorte, e dall\u2019altra la presa di posizione delle forze della civilizzazione e dell\u2019edificazione\u201d, Derek Gregory, &lt;em&gt;The Colonial Present&lt;\/em&gt;, Blackwell, Oxford, 2004, pp. 80-81.'><sup>26<\/sup><\/a><\/span>. Qui viene capovolta la realt\u00e0 della situazione: il terrore del resistente che cerca di difendere le proprie terre viene trasformato in quello illegittimo\/anti-modernizzatore dell\u2019invasore. Questo estratto evoca un\u2019invasione dal deserto, mentre nella realt\u00e0 le cosiddette \u201cforze della distruzione\u201d sono quelle che abitavano le zone palestinesi occupate con metodi silenti dalla popolazione ebraica. Nell\u2019immediato dopoguerra la fallita applicazione della risoluzione 181 dell\u2019ONU, peraltro gi\u00e0 avversata da ambo i contendenti, porta all\u2019esplosione delle ostilit\u00e0 nel 1947. La guerra fa passare in mano israeliana -lo Stato di Israele viene proclamato nel maggio 1948- il 78% delle terre che facevano parte della Palestina britannica, ovvero il 95% delle terre coltivabili. Con il conflitto del 1967 la percentuale passa al 100%<span id='easy-footnote-27-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-27-987' title='Ibidem, p. 86.'><sup>27<\/sup><\/a><\/span>. Lo Stato israeliano, con l\u2019appoggio degli Stati Uniti ma anche di altre potenze europee, riesce a creare una \u201clegal geography of power [and terror]\u201d che \u201ccontributed to the dispossession of Arab landholders while simultaneously masking and legitimating the reallocation of that land to the Jewish population\u201d<span id='easy-footnote-28-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-28-987' title='\u201cgeografia legale del potere [e del terrore]\u201d che \u201cha contribuito all\u2019esproprio ai danni dei proprietari terrieri arabi mascherando simultaneamente e legittimamente l\u2019appropriazione terriera della popolazione ebraica\u201d, Ibidem.'><sup>28<\/sup><\/a><\/span>. E non solo, questo processo riuscir\u00e0 a mettere addosso la maschera dei terroristi alle organizzazioni palestinesi che tenteranno di controbattere al terrore israeliano. All\u2019inizio del XXI secolo Ariel Sharon e George W. Bush saranno concordi nell\u2019accomunare la memoria del terrore subito, paragonando gli attentati statunitensi dell\u201911 settembre 2001 a quelli rivendicati da Hamas tra il primo e il 2 dicembre 2001 presso le citt\u00e0 di Gerusalemme e Haifa, che causarono 27 vittime israeliane. Gli arabi palestinesi fondano il loro patriottismo sul legame con la terra. Festeggiano ogni 30 marzo la Giornata della terra, in omaggio alle 6 vittime uccise dalla guardia di confine israeliana nel 1976, in seguito a proteste per le ennesime confische territoriali. La difesa contro l\u2019espropriazione \u00e8 il fondamento ideologico della lotta palestinese<span id='easy-footnote-29-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-29-987' title='Raya Cohen, &lt;em&gt;Israeliani, palestinesi. Guerra, politica fondiaria e identit\u00e0&lt;\/em&gt;, in G. Gribaudi, &lt;em&gt;Le guerre del Novecento&lt;\/em&gt;, cit., p. 243.'><sup>29<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nMolte ex-colonie divengono paesi a forte emigrazione nel corso del secondo Novecento, quando si manifesta una diversificazione delle correnti migratorie. La relativa facilit\u00e0 dei trasporti cozza con le politiche statali che alternano periodi di accoglienza -in necessit\u00e0 di manodopera- a limitazioni agli ingressi in periodi di forte pressione migratoria. Questo porta a un ulteriore paradigma del campo:\n<br><br><span class=\"sec-quotation\">\nNon tutti i campi sono eguali, dunque, anche se tutti condividono l\u2019indebolimento dei diritti e l\u2019avvilimento dei soggetti [&#8230;] Nelle democrazie i campi sono stati e sono adibiti non tanto alla conduzione di operazioni militari [&#8230;] quanto al governo di persone che battono alla porta dell\u2019uno o dell\u2019altro Stato cercando ammissione e rifugio. Quando la pressione migratoria aumenta d\u2019intensit\u00e0 [&#8230;] si rafforza la tendenza alla predisposizione di strutture riconducibili alla \u201cforma-campo\n<\/span><span id='easy-footnote-30-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-30-987' title='Pietro Costa, &lt;a href=&quot;https:\/\/www.lindiceonline.com\/osservatorio\/economia-e-politica\/democrazie-costituzionali-parvenza-legittimita-campi\/&quot; target=&quot;_blank&quot; style=&quot;color:blue;&quot; title=&quot;Come le democrazie costituzionali danno parvenza di legittimit\u00e0 ai loro campi&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;Come le democrazie costituzionali danno parvenza di legittimit\u00e0 ai loro campi&lt;\/a&gt;, in \u201c&lt;a href=&quot;https:\/\/www.lindiceonline.com\/&quot; target=&quot;_blank&quot; style=&quot;color:blue;&quot; title=&quot;L&#039;indice dei libri del mese&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;L&amp;#8217;indice dei libri del mese&lt;\/a&gt;\u201d, dicembre 2018'><sup>30<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\nLa giustificazione per l\u2019adozione di queste misure passa attraverso\n<br><br><span class=\"sec-quotation\">\nL\u2019invocazione di un (immaginario) \u201cstato di necessit\u00e0\u201d [che] induce a dimenticare che il trattenimento di individui -la loro concentrazione in un luogo separato e confinato, la privazione della loro libert\u00e0- \u00e8 una sorta di \u201cdetenzione amministrativa\u201d, che contraddice i principi basilari dello Stato di diritto\n<\/span><span id='easy-footnote-31-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-31-987' title='Ibidem.'><sup>31<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\nL\u2019<em>integritas<\/em>, che nella tradizione cristiano-medievale andava a costituire parte fondante dell\u2019esistenza<span id='easy-footnote-32-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-32-987' title='Umberto Eco, &lt;em&gt;Costruire il nemico&lt;\/em&gt;, 2008, in &lt;em&gt;Costruire il nemico e altri scritti occasionali&lt;\/em&gt;, Bompiani, Milano, 2011, p. 14.'><sup>32<\/sup><\/a><\/span>, rimane l\u2019ideale da raggiungere anche in applicazione al concetto di territorio. La contiguit\u00e0 territoriale fondamentale a partire dagli stati-nazione non perde di significato<span id='easy-footnote-33-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-33-987' title='Derek Gregory e Allan Pred (a cura di), &lt;em&gt;Violent Geographies. Fear, Terror, and Political Violence&lt;\/em&gt;, Routledge, New York, 2007, p. 9'><sup>33<\/sup><\/a><\/span>, anzi, il \u201crelativo superamento delle barriere spaziali\u201d di fine Novecento non comporta in alcun modo un processo similare per quelle territoriali<span id='easy-footnote-34-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-34-987' title='D. Harvey, &lt;em&gt;La crisi della modernit\u00e0&lt;\/em&gt;, cit., p. 295.'><sup>34<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\n<b>6. La traccia del terrore interna agli Stati-Nazione<\/b><br> \nIl terrore si esercita anche nell\u2019organizzazione territoriale interna agli Stati Uniti, la segregazione razziale ne \u00e8 una prova. Non \u00e8 una novit\u00e0 del Novecento, n\u00e9 peculiarit\u00e0 a stelle e strisce, ma \u00e8 interessante esaminarne le caratteristiche in questo periodo. L\u2019importanza dell\u2019unit\u00e0 territoriale in relazione alla nazione si assomma alla tradizione di ben pi\u00f9 antica data del razzismo, dando luogo a fenomeni di segregazione territoriale dei neri, per mantenere intatta l\u2019autenticit\u00e0 della nazione bianca. Cosa cambia nel Novecento? Probabilmente l\u2019esasperazione della delimitazione, dai ghetti neri degli anni Venti, al continuo tentativo di impedire un contagio nero -di altro tipo rispetto a quello rosso, ma comunque un\u2019impurit\u00e0- limitando il loro campo di movimento, l\u2019accesso a servizi pubblici, sport, attivit\u00e0, ecc. Se le linee delle carte avevano segnato i confini fra gli stati-nazione, la linea del colore continua a tracciare una separazione altrettanto rigida assecondando le previsioni di Alexis de Tocqueville:\n<br><br><span class=\"sec-quotation\">\nIl negro con la sua stessa esistenza trasmette a tutti i suoi discendenti <em>il segno esteriore dell\u2019ignominia<\/em>. La legge pu\u00f2 distruggere la schiavit\u00f9, ma solo Iddio pu\u00f2 farne sparire le tracce. [&#8230;] Mi sembra dunque che coloro che sperano che gli europei si confonderanno un giorno coi negri accarezzino una chimera\n<\/span><span id='easy-footnote-35-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-35-987' title='Alexis de Tocqueville, Giorgio Candeloro (a cura di), &lt;em&gt;La democrazia in America. II libro&lt;\/em&gt;, Rizzoli, Milano, 1982 [1^ edizione 1835], p. 338.'><sup>35<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\nLa traccia del colore che solca i tratti del nero segna un confine netto per il pensatore francese, e l\u2019\u201ceuropeo\u201d, l\u2019occidentale statunitense quanto sudafricano, trasla questa linea di separazione sul territorio. Il nero che varca questo recinto, viene respinto con il terrore dell\u2019egemone, che non esita a trasformarsi in violenza. Il miglioramento pratico e legale delle condizioni di vita degli afroamericani nel corso del Novecento non deve essere sottovalutato, ma \u00e8 necessario tener conto della persistenza di atteggiamenti razzisti respingenti. <em>Do the right thing di Spike Lee<\/em>, film uscito nel 1989, disegna bene un quadro in cui la lotta territoriale tra gruppi etnici\/culturali di varia estrazione \u00e8 ancora viva e vegeta nel contesto statunitense. A inizio del XX secolo Edward W.B. Du Bois, storico e attivista afroamericano, aveva individuato in maniera lapidaria la questione:\n<br><br><span class=\"sec-quotation\">\nIl problema del Ventesimo secolo \u00e8 quello della linea del colore\n<\/span><span id='easy-footnote-36-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-36-987' title='Edward D.W. Du Bois, &lt;em&gt;The Souls of Black Folk&lt;\/em&gt;, Dover, New York, 1903, p. 40, in Raffaele Rauty (a cura di), &lt;em&gt;Negri per sempre. L\u2019identit\u00e0 Nera tra costruzione della sociologia e \u201clinea del colore\u201d&lt;\/em&gt;, Armando, Roma, 2008, p. 69'><sup>36<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\nSommovimenti interni di altro genere salgono alla ribalta in Italia, dove l\u2019operato dei gruppi terroristici autonomi produce un impatto pi\u00f9 forte in confronto al resto dei paesi occidentali: dal 1969 al 2007 si contano circa 12000 attentati con 333 morti<span id='easy-footnote-37-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-37-987' title='F. Benigno, &lt;em&gt;Terrore e terrorismo&lt;\/em&gt;, cit., p. 227.'><sup>37<\/sup><\/a><\/span>. In particolare negli <em>anni di piombo<\/em> l\u2019estremismo di destra e di sinistra si configura in maniera violenta. Non \u00e8 facile scorgere intenti territoriali nelle azioni di queste bande, se si pensa al muto terreno. Ma \u00e8 necessario riportare ancora l\u2019attenzione sul territorio totale, sul territorio\/contenitore, ed evidenziare come questo sia oggetto delle azioni terroristiche delle formazioni di lotta politica italiana: oltre alla prospettiva ideologica si cela infatti in queste azioni la necessit\u00e0 di ricostruire reti, collegamenti saldi, di cui letture come <em>L\u2019uomo a una dimensione<\/em> (1967) di Herbert Marcuse avevano palesato la distruzione. Il bisogno di contrastare quell\u2019operazione di <em>reductio ad unum<\/em> che intacca pure la libert\u00e0 individuale, un processo di introiezione il cui\n<br><br><span class=\"sec-quotation\">\nRisultato non \u00e8 l\u2019adattamento ma la mimesi: un\u2019identificazione immediata dell\u2019individuo con la sua societ\u00e0 e, tramite questa, con la societ\u00e0 come un tutto\n<\/span><span id='easy-footnote-38-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-38-987' title='Herbert Marcuse, Luciano Gallino (a cura di), &lt;em&gt;L\u2019uomo a una dimensione&lt;\/em&gt;, [1^ edizione 1964], Einaudi, Torino, 1967, p. 24.'><sup>38<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\n<b>7. Il contesto islamico<\/b><br>\nAnche tra Nord Africa e Medioriente emergono pensatori che cercano di riconnettere, di ricostruire violentemente un territorio comune, con il tramite della religione islamica. \u00c8 il caso di Sayyid Qutb<span id='easy-footnote-39-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-39-987' title='Sayyid Qutb (1906-1966) \u00e8 stato un pensatore islamico sunnita, egiziano, appartenente alla scuola shafi\u2019ita. \u00c8 fra i primi e pi\u00f9 importanti teorici dell\u2019islamismo radicale, e sia in ambito storiografico che politico i suoi scritti sono spesso considerati la fonte di ispirazione per movimenti islamisti come Al-Qaeda '><sup>39<\/sup><\/a><\/span>, che denuncia la situazione presente sul suolo dei paesi storicamente di fede islamica, in cui, sostiene, vige una nuova <em>Jahiliyyah<\/em> -l\u2019epoca di miscredenza e confusione precedente all\u2019arrivo del profeta Maometto-, dove valori e idee sono stati soppiantati da tempo dalla sottomissione alla superpotenza di turno, e alle necessit\u00e0 pratiche. Qutb sostiene che solo la religione pu\u00f2 cambiare questo stato di cose:\n<br><br><span class=\"sec-quotation\">\nIt is the right of Islam to release mankind from servitude to human beings so that they may serve God alone, to give practical meaning to its declaration that God is the true Lord of all and that all men are free under Him [&#8230;] Islam is not merely a belief, [&#8230;] is a way of life, takes practical steps to organize a movement for freeing man\n<\/span><span id='easy-footnote-40-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-40-987' title='\u201c\u00c8 diritto dell\u2019Islam liberare l\u2019umanit\u00e0 dalla servit\u00f9 nei confronti dell\u2019uomo, cos\u00ec da permettergli di servire unicamente Dio, per dare significato pratico alla dichiarazione che Dio \u00e8 il vero Signore di tutto e che sotto di lui tutti gli uomini sono liberi [&amp;#8230;] L\u2019Islam non \u00e8 unicamente un credo [&amp;#8230;], \u00e8 un modo di vivere che permette di organizzare un movimento per liberare l\u2019uomo nella realt\u00e0 pratica\u201d, Sayyid Qutb, &lt;em&gt;Milestones. Ma\u2019alim fi\u2019l-tareeq&lt;\/em&gt;, Islamic Book Service, Nuova Delhi, 2002 [1^ edizione 1964], p. 80-81.'><sup>40<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\nIl discorso si fa universalistico, la pratica vuole che queste parole abbiano un impatto maggiore nel Medioriente che si trova in una situazione di persistente colonialismo, ma in teoria la nozione di <em>Jihad<\/em> che utilizza Qutb, una lotta offensiva necessaria per respingere la <em>Jahilyyah<\/em>, pu\u00f2 essere applicata al tutto, alla Terra, appartenente al \u201cSignore di tutto\u201d.<br>\nSensi di rivalsa e moti di rivolta vengono alimentati dal caos che URSS e USA continuano ad alimentare in contesti gi\u00e0 destabilizzati dal loro passato coloniale. L\u2019Afghanistan \u00e8 il luogo in cui queste pratiche miopi si palesano con pi\u00f9 evidenza: le interferenze russe per portare e mantenere al potere il partito comunista afghano (Partito Democratico Popolare dell\u2019Afghanistan \u2013 PDPA); le azioni di intelligence statunitensi per impedirlo; l\u2019invasione sovietica del 1979; la risposta statunitense con la concessione di armi e finanziamenti che finiscono spesso, per il tramite del Pakistan, nelle mani dei gruppi di resistenza islamici pi\u00f9 estremisti. Pochi riescono a intravedere la pericolosit\u00e0 di queste azioni, e anche chi ci riesce, come il capo di Stato Maggiore sovietico Nikolai Orgakov, non viene ascoltato: \u201cWe will reestablish the entire eastern Islamic system against us [\u2026] and we will lose politically in the entire world\u201d<span id='easy-footnote-41-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-41-987' title='Archivio digitale del Wilson Center, Comitato Centrale del PCUS, &lt;a href=&quot;https:\/\/digitalarchive.wilsoncenter.org\/document\/111780&quot; title=&quot;Summary of a meeting on Afghanistan&quot; target=&quot;_blank&quot; style=&quot;color:blue;&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;Summary of a meeting on Afghanistan&lt;\/a&gt;, Mosca, 10 dicembre 1979.'><sup>41<\/sup><\/a><\/span>. Parole che rimangono comunque limitate dall\u2019ottica di conflitto bipolare, dal momento che quell\u2019\u201cus\u201d sarebbe andato a comprendere anche il rivale statunitense. Alcune forme di estremismo islamico, come quella dei talebani, riescono a ottenere successo e appoggio dai locali in quanto forniscono ci\u00f2 che in quella terra manca: una comunit\u00e0, una societ\u00e0, e lo fanno secondo i dettami di un messaggio che pu\u00f2 risultare appetibile ai locali. Come nei tentativi di Kennedy in Vietnam, risulta chiaro che questo tipo di esigenze difficilmente possano essere soddisfatte da un intervento esterno, con obiettivi a breve termine e attenzione alla <em>propria<\/em> opinione pubblica. Anche le guerre che si pretendono umanitarie o giuste, non hanno alcuna speranza di esserlo realmente: dal Vietnam all\u2019invasione statunitense di Panama, la cui operazione ha il tristemente ironico nome di <em>Just Cause<\/em>; dalla Somalia alla Jugoslavia.<br>\nLa prima guerra del Golfo \u00e8 per molti versi punto di arrivo delle logiche terroristiche del XX secolo, e punto di partenza di quelle del secolo successivo. Qui si esalta l\u2019intento periscopico del terrore, ovvero la possibilit\u00e0 di esercitarlo evitando il pi\u00f9 possibile la reciprocit\u00e0. Nel golfo viene dispiegato un arsenale tecnologico devastante, e il civile statunitense diviene spettatore e parte di questo terrore, con le dirette tv che trasmettono nelle case occidentali quello che si configura come un gioco di guerra. Le immagini dei bombardamenti chirurgici, le \u201cspettacolari\u201d esplosioni notturne riprese dai nuovi dispositivi NVG (night vision goggles), sono assai pi\u00f9 diffuse di quelle dei corpi dilaniati. Nella realt\u00e0 l\u2019intervento straniero si configura esclusivamente sotto la forma di questa foto di Sebasti\u00e3o Salgado, che raffigura un uomo che appare anch\u2019esso come vittima, irrorato dall\u2019acqua, dal capitale, per proteggersi dalle fiamme della distruzione, del conflitto. Un uomo che si muove con passo desolato in un contesto spoglio e privo di vita, in cui regna esclusivamente il terrore.<br><br>\n<b>8. Conclusioni<\/b><br>\nL\u2019interconnessione fra terrore e territorio si palesa nella quotidianit\u00e0 dell\u2019esperienza umana. Il terrore \u00e8 forza motrice del movimento dell\u2019uomo che si esercita sul territorio e, in base alle forze che lo agiscono o lo cavalcano, guider\u00e0 in direzioni diverse. Il potere istituito parla il linguaggio del controllo: muri, concentrazione di persone e attivit\u00e0, sorveglianza, territorializzazione. La forza di chi resiste a questa interpretazione muove invece su venti deterritorializzanti, e mira alla distruzione pratica e teorica delle certezze costruite. Entrambi possono frenare, contenere, spingere, in base alla forza di terrore che sono in grado di esercitare.<br>\nGeneralmente chi ha il predominio delle forze \u00e8 lo Stato o comunque l\u2019unit\u00e0 fortemente organizzata, che punter\u00e0 a spingere fuori le eccedenze, i parassiti, e a contenere qualsiasi devianza. Queste eccedenze comunque non scompaiono, e come gli ebrei venivano ritenuti vettori di malattie, adesso i paesi mediorientali sono temuti per la loro esportazione di \u201cparassiti terroristici\u201d, analogamente a ci\u00f2 che era avvenuto in passato con i terroristi anarchici russi, che portarono le loro idee in giro per l\u2019Europa e non solo. <br>\nLa retorica imperialista\/razzista di Robert Kaplan -politologo statunitense neorealista, autore di numerosi scritti geopolitici- riflette l\u2019esigenza di contenimento. Nel suo articolo <em>The Coming Anarchy<\/em> (1994) perpetua una visione bipolare del mondo, in cui le forze della democrazia non fronteggiano pi\u00f9 il nemico sovietico ma svariati centri di forza in cui regna una \u201cferocia primitiva\u201d<span id='easy-footnote-42-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-42-987' title='Elden, &lt;em&gt;Terror and Territory&lt;\/em&gt;, cit., pos. 682.'><sup>42<\/sup><\/a><\/span>, riuniti semplicisticamente nel caos di un universo hobbesiano:\n<br><br><span class=\"sec-quotation\">\nLoose and shadowy organisms such as Islamic terrorist organisations suggest why borders will mean increasingly little and sedimentary layers of tribalistic identity and control will mean more [&#8230;] Instead of borders, there will be moving \u201ccenters\u201d of power, as in the Middle Age. Many of these layers would be in motion. Replacing fixed and abrupt lines on a flat space [&#8230;] To this protean cartographic hologram one must add other factors, such as migrations of populations, explosions of birth rates, vectors of disease. Henceforward the map of the world will never be static. This future map -in a sense, the \u201cLast Map\u201d- will be an ever-mutating representation of chaos\n<\/span><span id='easy-footnote-43-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-43-987' title='\u201cOrganismi slegati [qui inteso come non appartenenti ad enti di potere statali\/territoriali] e oscuri come le organizzazioni terroriste islamiche mostrano perch\u00e9 i confini significheranno sempre meno, e gli strati sedimentari di identit\u00e0 e controllo tribale significheranno di pi\u00f9 [&amp;#8230;] Al posto dei confini, ci saranno \u2018centri\u2019 di potere in movimento, come nel Medioevo. Molti di questi strati si muoveranno. Rimpiazzando le linee nette e fisse sullo spazio piano [della carta] [&amp;#8230;] A questo mutevole ologramma cartografico si deve aggiungere altri fattori, come le migrazioni di popolazioni, l\u2019esplosione dei tassi di nascita, vettori di malattie. Da allora la carta non sar\u00e0 mai pi\u00f9 statica. Questa mappa futura -in un certo senso, l\u2019\u2018ultima mappa\u2019 [qui \u00e8 chiaro il riferimento al lavoro del politologo Francis Fukuyama, &lt;em&gt;The End of History and the Last Man&lt;\/em&gt; (1992)]- sar\u00e0 una rappresentazione del caos in costante mutazione.\u201dIbidem, pos. 673.'><sup>43<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\nEventi come l\u2019esplosione del furgone che nelle intenzioni degli attentatori islamici avrebbe dovuto far collare il World Trade Center, nel febbraio 1993, sono visti in questa ottica come diramazioni di un terrore che proviene da quel mondo caotico che \u00e8 necessario contenere e controllare. Bill Clinton \u00e8 un lettore di Kaplan, e varie fonti riferiscono l\u2019influenza dell\u2019autore sul presidente statunitense<span id='easy-footnote-44-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-44-987' title='Michael T. Kaufman, &lt;a href=&quot;https:\/\/www.nytimes.com\/1999\/05\/22\/books\/the-dangers-of-letting-a-president-read.html&quot; title=&quot;The Dangers of Letting a President Read&quot; target=&quot;_blank&quot; style=&quot;color:blue;&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;The Dangers of Letting a President Read&lt;\/a&gt;, in \u201cThe New York Times\u201d, 22 maggio 1999'><sup>44<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nMa senza necessit\u00e0 di quantificare il peso di quest\u2019ascendente nella politica, possiamo vedere una tendenza che segue questo orientamento: riterritorializzare nella forma statuale di un nuovo Leviatano il caos deterritorializzante della fine del secolo<span id='easy-footnote-45-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-45-987' title='Elden, &lt;em&gt;Terror and Territory&lt;\/em&gt;, cit., pos. 682.'><sup>45<\/sup><\/a><\/span>. Questo si palesa durante l\u2019amministrazione Clinton nell\u2019intervento militare nella penisola balcanica: nel discorso del marzo 1999 in cui annuncia l\u2019entrata in azione delle forze aeree statunitensi, il presidente pone l\u2019enfasi sulla necessit\u00e0 di <em>prevenire<\/em> un intervento pi\u00f9 esteso, e quindi di esercitare un <em>controllo<\/em> sulla guerra del Kosovo. Mostrando su una carta la preoccupante assenza di \u201cnatural national boundaries\u201d evidenzia il pericolo del contagio, con la retorica dell\u2019effetto domino che sventola i fantasmi del secondo conflitto globale<span id='easy-footnote-46-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-46-987' title='Bill Clinton, &lt;em&gt;&lt;a href=&quot;http:\/\/edition.cnn.com\/ALLPOLITICS\/stories\/1999\/03\/25\/clinton.transcript\/&quot; title=&quot;Clinton addresses nation on Yugoslavia strike&quot; target=&quot;_blank&quot; style=&quot;color:blue;&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;Clinton addresses nation on Yugoslavia strike&lt;\/a&gt;&lt;em&gt; (trascrizione del discorso), in \u201cCNN\u201d, 24 marzo 1999'><sup>46<\/sup><\/a><\/span>. Se i confini non ci sono, \u00e8 necessario intervenire e crearli. La pretesa umanitaria di interventi come quello nei Balcani viene facilmente a cadere quando si osserva il mancato intervento in altri contesti, davanti alla presenza di grosse certezze territoriali che conferiscono <em>stabilit\u00e0<\/em>. Cos\u00ec le considerazioni sui diritti umani come base per un appoggio militare vengono a cadere in Cecenia, in una situazione in cui entrano \u201cin gioco interessi di alcune delle grandi potenze ma nessuna di essa [\u00e8] fortemente contraria\u201d<span id='easy-footnote-47-987' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=987#easy-footnote-bottom-47-987' title='Marcello Flores, &lt;em&gt;Il secolo-mondo. Storia del Novecento&lt;\/em&gt;, il Mulino, Bologna, 2002, p. 532.'><sup>47<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nIl secolo si chiude con una tendenza che verr\u00e0 approfondita nel seguente: l\u2019innalzamento di muri politici, culturali, retorici ma anche reali, che costellano il territorio globale, pareti che cercano di mantenere una presunta purezza interna del mondo occidentale, di immunizzarla. Muri di contenimento e guerre di pressione, di cui sono esempio tanto l\u2019intervento disinfestante della NATO -e poi l\u2019escalation statunitense- nei Balcani, cos\u00ec come, su altra scala, le guerre al terrore del secolo successivo di Bush jr. \u00c8 necessario prestare attenzione a questi movimenti perch\u00e9 spesso sfugge alle considerazioni il fatto che non si pu\u00f2 spingere\/respingere all\u2019infinito, cos\u00ec come contenere a oltranza. L\u2019eccedere in misura su una delle due posizioni non pu\u00f2 che condurre a esplosioni incontrollate. La Seconda Guerra Mondiale \u00e8 scaturita da un eccessivo allargamento territoriale della Germania, in un continente gi\u00e0 altamente pressurizzato. I disastrosi conflitti locali della guerra fredda sono stati generati spesso dal desiderio ossessivo di contenere contaminazioni dell\u2019avversario nel globo. Fenomeni di terrorismo in ambito coloniale e non, sono figli di un controllo esterno imposto, stringente e soffocante, che i locali non sono pi\u00f9 intenzionati a sopportare.<br>\nPer una comprensione efficace dei fenomeni del terrore \u00e8 necessario dunque ampliare lo spettro degli ambiti di analisi, quindi non fermarsi unicamente a ci\u00f2 che viene comunemente denominato \u201cterrorismo\u201d -islamico, nero, rosso, ecc.-, ma anche e soprattutto all\u2019azione degli stati, ai movimenti delle persone. Fondamentale \u00e8 ripensare il ruolo del territorio, distinguerlo dal suolo e assegnargli il ruolo di Soggetto che gli \u00e8 proprio. Il territorio non \u00e8 staticit\u00e0, non \u00e8 dato una volta per tutte: \u00e8 componente fondante dell\u2019attivit\u00e0 umana, la accompagna, la determina e da essa viene determinato. Terrore e territorio sono vicini non solo nel campo semantico, nella loro radice comune -terr\u0113re-. Lo sono anche nella costante pratica deterritorializzante\/riterritorializzante tanto dello Stato quanto degli attori non statuali. Occorre dunque operare un ricongiungimento delle due categorie all\u2019interno degli studi sul terrorismo, al fine di una comprensione pi\u00f9 estesa delle diramazioni del terrore in ogni sua configurazione.\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Terrore e territorio sono due termini il cui collegamento \u00e8 stato per lungo tempo sottaciuto. Questo saggio propone una rilettura dei processi conflittuali del Novecento alla luce di questo nuovo legame, sottolineando il ruolo degli stati-nazione nella configurazione territoriale del terrore. 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