{"id":9799,"date":"2022-06-03T10:38:05","date_gmt":"2022-06-03T08:38:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799"},"modified":"2022-08-08T13:17:00","modified_gmt":"2022-08-08T11:17:00","slug":"la-cina-nellinconscio-teoria-e-prassi-del-dao-secondo-jung","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799","title":{"rendered":"La Cina nell\u2019inconscio: teoria e prassi del <em>dao<\/em> secondo Jung"},"content":{"rendered":"\n<span class=\"quote\"><br>\n\nIs the life of the mind a history of interesting mistakes? More pertinently: is the surest way to a fructive western idea the misunderstanding of an eastern one?<span id='easy-footnote-1-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-1-9799' title='Hugh Kenner, &lt;em&gt;The Pound Era&lt;\/em&gt;, Berkeley e Los Angeles, University of California Press, 1971, p. 230.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span>\n<\/span><br><br>\n\n\n<em>\u2018Occidente\u2019 e \u2018Cina\u2019 come opposti linguistico-cognitivi<\/em><br>\n\nSe si leggono le opere dei non pochi autori occidentali che hanno scritto di Cina senza una vera e propria formazione linguistica e sinologica ci si imbatte con certezza quasi matematica in un\u2019interpretazione della scrittura cinese come alternativa radicale a quella alfabetica. Tale circostanza ha fatto s\u00ec che nel corso della storia intellettuale moderna e contemporanea dell\u2019Occidente alla lingua e al pensiero cinese sia stata attribuita un\u2019essenza <em>sui generis<\/em>, di norma di natura olistica, pittorica e concreta<span id='easy-footnote-2-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-2-9799' title='Un\u2019eccezione significativa a tale visione \u00e8 rappresentata dal filosofo Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716), il quale vide nella scrittura cinese una sorta di lingua filosofica e intellettuale, modello per una lingua universale; si veda Jacques Derrida, &lt;em&gt;Della grammatologia&lt;\/em&gt;, tr. it. G. Dalmaso, Milano, Jaca Book, 19982, p. 118.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span>. Diversamente le civilt\u00e0 occidentali sarebbero portatrici di un modo di esprimersi e di pensare di tipo analitico, concettuale e astratto, caratteristiche ascritte alla modernit\u00e0 in quanto tale.<br>\nCos\u00ec raccontati e concettualizzati in una miriade vorticosa di discorsi, \u2018Occidente\u2019 e \u2018Cina\u2019 stanno a indicare due poli estremi e irriducibili dell\u2019esperienza dell\u2019animale umano, isolati nella loro purezza linguistico-cognitiva. A questi due poli sono dunque attribuite delle propriet\u00e0 linguistiche e di pensiero irriducibili l\u2019une alle altre<span id='easy-footnote-3-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-3-9799' title='Si consideri l\u2019affermazione dello scrittore e sinologo belga Simon Leys (1935-2014): \u00ab&lt;em&gt;Dal punto di vista occidentale&lt;\/em&gt;, la Cina \u00e8 semplicemente l\u2019altro polo dell\u2019esperienza umana. [\u2026] La Cina \u00e8 quest\u2019Altro fondamentale senza il cui incontro l\u2019Occidente non pu\u00f2 diventare veramente consapevole dei contorni e dei limiti del suo Io culturale\u00bb, citato in Anne Cheng, &lt;em&gt;Storia del pensiero cinese&lt;\/em&gt;. &lt;em&gt;Dalle origini allo \u00abStudio del Mistero\u00bb&lt;\/em&gt;, vol. 1, tr.it. A. Crisma, Torino, Einaudi, 2000, p. 5, enfasi nostra. In una sorta di etnocentrismo inverso la Cina, anzich\u00e9 essere conosciuta per s\u00e9, \u00e8 dunque chiamata a giocare un ruolo nella costruzione identitaria dell\u2019Occidente.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span>. Nel periodo storico che qui prendiamo in esame questo mito, come lo ha recentemente definito il sinologo e filosofo Edward Slingerland, ha reso possibile in Occidente uno studio destoricizzato e decontestualizzato dei testi provenienti dalla Cina e della lingua cinese<span id='easy-footnote-4-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-4-9799' title='Edward Slingerland, &lt;em&gt;Mind and Body in Early China. &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;Beyond Orientalism and the Myth of Holism&lt;\/em&gt;, Oxford, Oxford University Press, 2019, in particolare le pp. 22-61 dedicate al presunto carattere olistico e \u2018imaginifico\u2019 del pensiero classico cinese, cos\u00ec come \u00e8 stato definito da autori occidentali nel corso del XX secolo.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span>. In virt\u00f9 di questa proclamata differenza il pensiero cinese risulta essere un termine di riferimento privilegiato per l\u2019Occidente, nonch\u00e9 un potenziale strumento per la formulazione di teorie sulla mente.<br>\nNon deve pertanto stupire che autori come Sigmund Freud (1856-1939) e Carl Gustav Jung (1875-1961), i quali hanno contribuito a plasmare l\u2019universo culturale e la rete dei significati in cui viviamo, ricorrono a vario titolo, e con esiti piuttosto simili, a questo mito per illustrare e legittimare le loro idee. Entrambi muovono da considerazioni sulla lingua cinese di natura linguistica, o forse sarebbe meglio dire pseudo-linguistica, per alimentare a vario titolo le rispettive proposte teoriche e psicoterapeutiche. Freud definisce la psicoanalisi come un metodo per ottenere informazioni sui processi psichici, una terapia psicologica e una teoria sul funzionamento e sviluppo psicologico dell\u2019uomo<span id='easy-footnote-5-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-5-9799' title='Si vedano i due articoli enciclopediche rispettivamente del 1923 e del 1925 Sigmund Freud, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 9, a cura di C.L. Musatti, Torino, Bollati Boringhieri, 1977, pp. 583-605 e Sigmund Freud, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 10, a cura di C.L. Musatti, Torino, Bollati Boringhieri, 1978, pp. 219-230.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span>. Dal canto suo Jung considera originariamente la terapia della parola (<em>talking cure<\/em>) anzitutto come un lavoro sulle nevrosi, le quali richiedono un bilanciamento delle parti consce e inconsce della psiche. In ci\u00f2 egli ravvisa non tanto una metodica quanto piuttosto un aiuto al naturale \u00absviluppo della personalit\u00e0<span id='easy-footnote-6-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-6-9799' title='Si veda &lt;em&gt;Aspetti generali della psicoanalisi&lt;\/em&gt; (1913), Carl Gustav Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 4, a cura di L. Aurigemma, Torino, Bollati Boringhieri, 1973, pp. 243-257.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span>\u00bb, ovvero \u00abun riaggiustamento dell\u2019atteggiamento psicologico\u00bb e non una mera \u2018cura\u2019 a cui ci si sottopone per un certo periodo prima di essere congedati con l\u2019avvenuta \u2018guarigione\u2019<span id='easy-footnote-7-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-7-9799' title='Si veda &lt;em&gt;La funzione trascendente&lt;\/em&gt; (1916), pubblicato per la prima volta nel 1957, Carl Gustav Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 8, a cura di L. Aurigemma, Torino, Bollati Boringhieri, 1976, pp. 79-106.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nIn questo articolo seguiamo piuttosto Foucault nel considerare la psicoanalisi non tanto nel suo aspetto \u2018specialistico\u2019, strettamente teorico e clinico, quanto piuttosto come una famiglia di pratiche discorsive<span id='easy-footnote-8-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-8-9799' title='Michel Foucault, &lt;em&gt;Qu\u2019est-ce qu\u2019un auteur?&lt;\/em&gt;, in \u201cBulletin de la Soci\u00e9t\u00e9 fran\u00e7aise de philosophie\u201d, 1969, 63: 3, pp. 73-104.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span>, al cui interno prese corpo un discorso sulla Cina. Lo studio di quest\u2019ultimo risulta strategico, in quanto esso \u00e8 centrale per la psicoanalisi sia a livello teorico che terapeutico, sebbene sia al tempo stesso poco noto \u2013 specialmente per quanto riguarda Freud \u2013 e \u2018allucinato\u2019 in senso derridariano nei suoi contenuti<span id='easy-footnote-9-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-9-9799' title='Derrida definisce \u00aballucinazione europea [&lt;em&gt;hallucination europ\u00e9enne&lt;\/em&gt;]\u00bb l\u2019uso destoricizzato e decontestualizzato del cinese che si legittima sulla base di una conoscenza pregiudicata ed eurocentrica di questa lingua, J. Derrida, &lt;em&gt;Della grammatologia&lt;\/em&gt;, cit., pp. 118-119.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\n\n\n<em>Genealogia del discorso psicoanalitico sulla Cina<\/em>\n<br>\nRichiamandosi a un pamphlet del 1884 a opera del filologo Karl Abel (1837-1906) intitolato <em>Sul significato opposto delle parole primordiali<\/em>, Freud ritiene di aver scoperto nel cinese, pi\u00f9 che in altre lingue europee, un equivalente del linguaggio onirico in virt\u00f9 del carattere pittografico della sua scrittura e di alcune semplici regole di formazione di significati complessi. Abel e Freud considerano questa lingua arcaica e \u2018primitiva\u2019 (<em>primitive<\/em>)<span id='easy-footnote-10-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-10-9799' title='L\u2019aggettivo \u2018primitivo\u2019 ha oggi una connotazione peggiorativa, in quanto suggerisce un\u2019idea di arretratezza e infantilismo. Tuttavia nel periodo in cui Freud e Jung elaborarono le loro concezioni, \u2018primitivo\u2019 era un termine di uso comune in antropologia, sociologia e psicologia, ed era impiegato per descrivere pattern comportamentali e cognitivi premoderni e non-europei.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span>, ed enfatizzano il fatto che alcuni segni grafici \u2013 i caratteri \u2013 talvolta risultano dalla fusione di due parole dal significato antitetico il cui significato risultante \u00e8 diverso dai primi due<span id='easy-footnote-11-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-11-9799' title='Sigmund Freud, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 6, a cura di C.L. Musatti, Torino, Bollati Boringhieri, 1974, p. 187.'><sup>11<\/sup><\/a><\/span>. Secondo lo storico e psicologo Geoffrey Blowers, che per primo ha studiato la presenza della Cina nell\u2019opera freudiana, in questo articolo il padre della psicoanalisi si sta riferendo a caratteri come quello che denota la parola \u201cbene\u201d, <em>hao<\/em> \u597d, formato dal radicale <em>n\u00fc<\/em> \u5973, \u201cdonna\u201d, e dall\u2019elemento <em>zi<\/em> \u5b50, \u201cfiglio\u201d<span id='easy-footnote-12-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-12-9799' title='Geoffrey Blowers, &lt;em&gt;Freud\u2019s China connection&lt;\/em&gt;, in \u201cJournal of Multilingual and Multicultural Development\u201d, 1993, 14: 4, p. 268.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nPercorrendo una parabola che abbraccia in modo contrastivo-comparativo anche le lingue indoeuropee, Freud conclude il suo articolo \u2013 che porta lo stesso titolo del saggio di Abel \u2013 riconoscendo che \u00abla nostra [di psichiatri] comprensione e traduzione del linguaggio onirico sarebbe migliore se fossimo pi\u00f9 informati sull\u2019evoluzione della lingua.<span id='easy-footnote-13-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-13-9799' title='S. Freud, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 6, cit., p. 191.'><sup>13<\/sup><\/a><\/span>\u00bb In Freud il mito sulla lingua cinese risulta dunque fondamentale per comprendere il lavoro onirico, in quanto tramite esso la scrittura cinese diventa un modello concettuale per comprendere il funzionamento del meccanismo psichico, in particolare durante il sonno<span id='easy-footnote-14-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-14-9799' title='Nello stesso articolo Freud non esclude la possibilit\u00e0 che lo stesso modello valga anche per comprendere il lapsus verbale; ibidem.'><sup>14<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nPer quanto riguarda il sogno vero e proprio, esso viene concepito da Freud come una scrittura onirica di cui la psicoanalisi offre una scienza interpretativa: la <em>Traumdeutung<\/em>, detta anche onirocritica. Nell\u2019<em>Interpretazione dei sogni<\/em> (1899) egli insegna che il sogno \u00e8 testo censurato composto da un contenuto manifesto, ricco di forme espressive simboliche ma prive di un significato fisso, e da un contenuto latente, portatore del vero significato il quale pu\u00f2 essere rivelato solo attraverso l\u2019analisi<span id='easy-footnote-15-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-15-9799' title='Sigmund Freud, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 3, a cura di C.L. Musatti, Torino, Bollati Boringhieri, 1966, in particolare si legga questo passaggio: \u00abUna volta presa confidenza con l\u2019uso abbondante del simbolismo per la rappresentazione onirica di materiale sessuale, bisogna chiedersi se molti di questi simboli non si presentano come i \u201csegni\u201d della stenografia, con un significato fissato una volta per sempre e ci si sente tentati di abbozzare un nuovo \u201clibro dei sogni\u201d secondo il metodo cifrato\u00bb, p. 323.'><sup>15<\/sup><\/a><\/span>. Questo stato di cose renderebbe il lavoro dello psicoanalista simile a quello di chi interpreta un discorso cinese, in cui il significato polivalente dei singoli caratteri pu\u00f2 essere disambiguato sulla base del contesto e dell\u2019intuito dell\u2019interprete.<br>\nNell\u2019edizione del 1914 dell\u2019<em>Interpretazione dei sogni<\/em>, Freud aggiunge una significativa nota in cui specifica che i simboli onirici \u00absono spesso plurisignificanti e ambigui, di modo che, come nella scrittura cinese, soltanto il contesto ci consente di volta in volta l\u2019interpretazione esatta [<em>richtige Auffassung<\/em>].<span id='easy-footnote-16-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-16-9799' title='Ibidem, p. 325. Questo passaggio \u00e8 portato all\u2019attenzione e letto in modo contrastivo con il passaggio citato nella nota precedente da Derrida nel 1966 nelle pagine di &lt;em&gt;Tel Quel&lt;\/em&gt;; si veda Jaques Derrida, &lt;em&gt;La scrittura e la differenza&lt;\/em&gt;, tr. it. G. Pozzi, Torino, Einaudi, 1990, pp. 270-272. L\u2019autore ringrazia Gian Marco Galasso, borsista presso l\u2019Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (IISF) di Napoli, per la segnalazione di questo saggio.'><sup>16<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Freud torner\u00e0 in modo sistematico su questo punto nelle sue celebri lezioni di introduzione alla psicoanalisi tenute durante i semestri invernali 1915-16 e 1916-17 all\u2019Universit\u00e0 di Vienna \u00abdinanzi a un uditorio composta da medici e profani di entrambi i sessi.<span id='easy-footnote-17-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-17-9799' title='Sigmund Freud, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 8, a cura di C.L. Musatti, Torino, Bollati Boringhieri, 1976, p. 195.'><sup>17<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Nella quindicesima lezione Freud affronta le critiche di arbitrariet\u00e0 al suo metodo di interpretazione simbolica dei sogni<span id='easy-footnote-18-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-18-9799' title='Il problema della riproducibilit\u00e0 dei risultati dell\u2019interpretazione rappresenta una delle maggiori sfide, mai risolta del tutto, della psicoanalisi freudiana. Nel 1907 al Congresso internazionale di psichiatria tenuto ad Amsterdam, Jung sollev\u00f2 la questione in questi termini: \u00abI fondamenti teorici del metodo psicanalitico [\u2026] sono ancora avvolti in una profonda oscurit\u00e0 [\u2026] siamo ben lontani dall\u2019aver eliminato tutte le difficolt\u00e0 teoriche\u00bb, si veda C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 4, cit., pp. 21-38. Due anni dopo fu proprio questa difficolt\u00e0 a spingere William James (1842-1910), il quale aveva assistito alle conferenze sulla psicoanalisi di Freud e di Jung presso la Clark University nel settembre 1909, a definire la terapia psicoanalitica \u00aba most dangerous method\u00bb, Henry James (a cura di), &lt;em&gt;The letters of William James&lt;\/em&gt;, Boston, Atlantic Monthly Press, 1920, p. 328. Secondo Derrida il senso della scrittura onirica \u00abnon \u00e8 mai stato presente\u00bb mentre il suo \u00abpresente significato \u00e8 sempre ricostituito a posteriori\u00bb, J. Derrida, &lt;em&gt;La scrittura&lt;\/em&gt;, cit., p. 273.'><sup>18<\/sup><\/a><\/span>. Nel rispondere ai suoi critici formula un argomento ricorrendo alla lingua cinese, che merita di essere riportato usando le parole stesse di Freud.<br>\nParlando del lavoro onirico (<em>Traumarbeit<\/em>) egli sottolinea come esso \u00abcompie la traduzione dei pensieri onirici [<em>Traumgedanken<\/em>] in una forma primitiva [<em>primitive<\/em>] d\u2019espressione, analoga alla scrittura ideografica [<em>Bilderschrift<\/em>].<span id='easy-footnote-19-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-19-9799' title='S. Freud, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 8, cit., p. 396.'><sup>19<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Subito dopo ricorre a un\u2019espressione \u2013 \u201ccoincidenza degli opposti\u201d \u2013 che ritroveremo in Jung<span id='easy-footnote-20-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-20-9799' title='L\u2019espressione spesso ricorre in latino (&lt;em&gt;coincidentia oppositorum&lt;\/em&gt;) nei suoi studi sull\u2019alchimia, e in &lt;em&gt;Mysterium Coniunctionis&lt;\/em&gt; (1955) viene esplicitamente associata al &lt;em&gt;dao&lt;\/em&gt;, Carl Gustav Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 14.1, a cura di L. Aurigemma, Torino, Bollati Boringhieri, 1989, p. 159.'><sup>20<\/sup><\/a><\/span>: \u00abSapete che la coincidenza degli opposti [<em>Zusammenfallen der Gegens\u00e4tze<\/em>] nel lavoro onirico \u00e8 analoga al cosiddetto \u201csignificato opposto delle parole primordiali\u201d nei linguaggi pi\u00f9 antichi\u00bb i quali \u00abconsentono una quantit\u00e0 di indeterminatezze che non tollereremmo nella nostra attuale scrittura.<span id='easy-footnote-21-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-21-9799' title='S. Freud, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 8, cit., p. 396.'><sup>21<\/sup><\/a><\/span>\u00bb E infine trae le fila del discorso con un lungo paragrafo, qui tagliato nelle sue parti essenziali, dedicato al cinese:\n\n<span class=\"quote\"><br><br>\n\u00abUna lingua e una scrittura oltremodo antica, ma usata ancor oggi da quattrocento milioni di persone, \u00e8 quella cinese. Non crediate che io ne capisca qualcosa; mi sono informato su di essa solo perch\u00e9 speravo di trovare analogie con le indeterminatezze del sogno. E la mia aspettativa non \u00e8 andata delusa.\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nDopo aver ricordato la polisemia dei caratteri cinesi e avere dichiarato che questa lingua difetta di una grammatica, prosegue dicendo che il cinese \u00e8 composto\n\n<span class=\"quote\"><br><br>\n\u00absolamente del materiale grezzo [<em>Rohmaterial<\/em>], proprio come il linguaggio dei nostri pensieri viene risolto dal lavoro onirico nel suo materiale grezzo [<em>Rohmaterial<\/em>], omettendo di esprimere le relazioni. Nel cinese, in tutti i casi di indeterminatezza, la decisione viene lasciata all\u2019intelligenza dell\u2019ascoltatore, che si lascia guidare dal contesto. [\u2026] Non necessariamente, dunque, l\u2019indeterminatezza conduce all\u2019ambiguit\u00e0.<span id='easy-footnote-22-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-22-9799' title='Ibidem, pp. 397-398.'><sup>22<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nI linguaggi pi\u00f9 antichi e primordiali come il cinese hanno per Freud una natura indeterminata che risulta inaccettabile per la chiarezza e la precisione della scrittura alfabetica, attraverso le quali si esprime un pensiero rigoroso e scientifico, come quello della stessa psicoanalisi. Il cinese \u00e8 cos\u00ec concepito come un fossile vivente di una lingua \u2018primitiva\u2019 che per sua natura \u00e8 prossima al meccanismo dell\u2019inconscio. Allo stesso modo in cui il cinese \u00e8 s\u00ec indeterminato ma non ambiguo, cos\u00ec anche i testo censurato di un sogno pu\u00f2 essere indeterminato, ma la sua interpretazione non sar\u00e0 necessariamente ambigua.<br>\nDa queste brevi considerazioni abbiamo potuto vedere come la Cina sia entrata a far parte del discorso psicoanalitico in uno dei suoi punti pi\u00f9 nevralgici, ovvero quello dell\u2019interpretazione. Il fatto che Freud consideri la lingua cinese \u2018primitiva\u2019, <em>eo ipso<\/em> prossima alla dinamica dell\u2019inconscio e quindi in grado di delucidarla, risulta una premessa storica e teorica indispensabile alla comprensione della successiva e ben pi\u00f9 consistente appropriazione della Cina da parte di Jung.\n\n<br><br>\n<em>Vita privata, individuazione e \u2018Oriente\u2019<\/em>\n<br>\nSecondo il sociologo Eli Zaretsky, tra i principali e iniziali motivi dell\u2019interesse di Jung per la psicoanalisi di Freud \u2013 nonch\u00e9 punto di partenza per la sua successiva interpretazione dei testi provenienti dalla Cina e del <em>dao<\/em> \u2013 ci sono proprio i meccanismi di significazione inconscia descritti nell\u2019<em>Interpretazione dei sogni<\/em> quali lo spostamento (<em>Vershiebung<\/em>) e la condensazione (<em>Verdichtung<\/em>) caratteristici del lavoro onirico (<em>Traumarbeit<\/em>)<span id='easy-footnote-23-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-23-9799' title='Eli Zaretsky, &lt;em&gt;I misteri dell\u2019anima. Una storia sociale e culturale della psicoanalisi&lt;\/em&gt;, tr. it. A. Bottini, Milano, Feltrinelli, 2016, p. 116.'><sup>23<\/sup><\/a><\/span>. Tuttavia diversamente da Freud, che seguendo Abel distingue tra geroglifici e caratteri cinesi<span id='easy-footnote-24-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-24-9799' title='Nello specifico alcuni geroglifici complessi risulterebbero dalla combinazione di due significati opposti di cui per\u00f2 uno prevale sull\u2019altro e viene enfatizzato da questa combinazione, mentre nel caso dei caratteri cinesi complessi emergerebbe un terzo significato, come abbiamo visto nel caso della parola \u201cbene\u201d (&lt;em&gt;hao&lt;\/em&gt;), S. Freud, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 6, cit., p. 187.'><sup>24<\/sup><\/a><\/span>, per Jung le due forme di scrittura si equivalgono per via del loro valoro simbolico ed evocativo, al punto tale che si incontra nella sua opera e nel carteggio un\u2019espressione apparentemente ambigua come \u201cgeroglifici cinesi\u201d. Per Jung i segni cinesi scritti equivalgono a dei \u00abgeroglifici\u00bb, cio\u00e8 a rappresentazioni pittoriche capaci di \u00abesprimere una complessa compagine di significati, in cui talvolta rientrano intere famiglie di concetti.\u00bb<span id='easy-footnote-25-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-25-9799' title='Carl Gustav Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 10.1, a cura di L. Aurigemma, Torino, Bollati Boringhieri, 1985, p. 156.'><sup>25<\/sup><\/a><\/span> In una lettera del dicembre 1937 all\u2019analista e traduttrice inglese di fiducia Cary Baynes (1883-1977) dichiara: \u00abChinese hieroglyphics are always reinterpreted by the [non-Chinese] reader and that is the same by the Chinese reader\u00bb, aggiungendo che proprio per tale ragione i testi antichi cinesi \u00abare eternally living.<span id='easy-footnote-26-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-26-9799' title='Citato in Sonu Shamdasani, &lt;em&gt;C.G. Jung. &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;A Biography in Books&lt;\/em&gt;, New York e Londra, W. W. Norton &amp;amp; Company, 2012, p. 155.'><sup>26<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Muovendo da tali premesse teoriche Jung attribuisce al pensiero cinese capacit\u00e0 simboliche e un funzionamento prossimo alla dinamica dell\u2019inconscio, trovando proprio nella parola <em>dao<\/em> \u9053 \u2013 la quale indica uno dei concetti fondamentali e pi\u00f9 discussi nella storia della Cina<span id='easy-footnote-27-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-27-9799' title='&lt;em&gt;Dao&lt;\/em&gt; significa letteralmente \u201cvia\u201d, \u201cpercorso\u201d o \u201cstrada\u201d e pu\u00f2 indicare metaforicamente un percorso di pensiero, di condotta, di governo, ecc. In modo pi\u00f9 ampio &lt;em&gt;dao&lt;\/em&gt; si riferisce alla \u201cVia\u201d, ovvero al modo di essere e di operare dell\u2019universo stesso. Agli uomini \u00e8 ingiunto di mettere in atto il &lt;em&gt;dao&lt;\/em&gt;, e nel corso della storia letterati hanno tentato di scandagliarne la natura fondamentale e di formulare il contenuto preciso dei percorsi per realizzarlo nell\u2019esistenza quotidiana, si veda Xinzhong Yao (a cura di), &lt;em&gt;The Encyclopedia of Confucianism&lt;\/em&gt;, Londra e New York, Routledge, 2003, pp. 177-179.'><sup>27<\/sup><\/a><\/span> \u2013 un punto focale della sua riflessione psicologica.<br>\nGli storici della psicoanalisi concordano sul fatto che una delle caratteristiche principali di questa disciplina psicologica \u00e8 il suo allontanamento dall\u2019identificazione del s\u00e9 con la sfera pubblica collettiva e la famiglia tipica del XIX secolo, verso un focus pi\u00f9 modernista sulla vita privata e l\u2019inconscio personale<span id='easy-footnote-28-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-28-9799' title='Si vedano ad esempio Philip Rieff, &lt;em&gt;Freud. &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;The Mind of the Moralist&lt;\/em&gt;, London, University Paperbacks, 1960, p. 300, Mikkel Borch-Jacobsen \u2013 Sonu Shamdasani, &lt;em&gt;Dossier Freud. &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;L\u2019invenzione della leggenda psicoanalitica&lt;\/em&gt;, tr. it. S. Sullam e F. Gerla, Torino, Bollati Boringhieri, 2015 e E. Zaretsky, &lt;em&gt;I misteri dell\u2019anima&lt;\/em&gt;, cit.'><sup>28<\/sup><\/a><\/span>. Freud \u00e8 consapevole del potenziale liberatore della scienza psicologica da lui proposta, e scrivendo nel 1927 sottolinea il contributo all\u2019emancipazione dell\u2019\u2018io\u2019 dal \u2018noi\u2019:\n\n<span class=\"quote\"><br><br>\n\u00ab[A]l [paziente] non vogliamo [noi analisti] recar sollievo accogliendolo in una qualche comunit\u00e0 [<em>Gemeinschaft<\/em>], sia essa cattolica, protestante o socialista; quel che vogliamo fare \u00e8 arricchirlo, e trarre questa ricchezza dal suo intimo facendo affluire al suo Io sia le energie che a causa della rimozione sono relegate nell\u2019inconscio e dunque risultano inaccessibili. [\u2026] [Ci\u00f2 che noi facciamo \u00e8 una \u201ccura dell\u2019anima\u201d (<em>Seelsorge<\/em>)] nel migliore e vero senso della parola.<span id='easy-footnote-29-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-29-9799' title='S. Freud, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 10, cit., p. 421, traduzione modificata. Sulla psicoanalisi come \u201ccura delle anime\u201d scrive anche Jung nel 1928 e nel 1932; si veda C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 11, a cura di C.L. Musatti, Torino, Bollati Boringhieri, 1978, pp. 308-335.'><sup>29<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nMentre per Freud l\u2019obiettivo della psicoterapia psicoanalitica consiste nel rendere (nuovamente) consci i contenuti rimossi nell\u2019inconscio personale, per Jung essa riguarda principalmente il processo di individuazione. L\u2019analista formatore di tradizione junghiana Murray Stein segnala che il tema dell\u2019individuazione rappresenta il leitmotiv degli scritti junghiani nonch\u00e9 quella che probabilmente \u00e8 la sua maggiore idea psicologica dalla rottura definitiva con Freud (1913) in avanti<span id='easy-footnote-30-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-30-9799' title='Murray Stein, &lt;em&gt;Individuation&lt;\/em&gt;, in Renos K. Papadopoulos (a cura di), &lt;em&gt;The Handbook of Jungian Psychology&lt;\/em&gt;, Londra e New York, Routledge, 2006, p. 196.'><sup>30<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nIl termine fu introdotto nel suo scritto anonimo e di ispirazione gnostico-esoterica <em>Septmen Sermones ad Mortous<\/em> (<em>Sette sermoni ai morti<\/em>) del 1915 e in seguito approfondito in <em>Psicologia dell\u2019inconscio<\/em> (1917), <em>L\u2019io e l\u2019inconscio<\/em> (1928) e nella sua opera sistematica del primo periodo, <em>Tipi psicologici<\/em> (1921), che qui prendiamo in esame. Nel corso del suo lavoro la nozione di individuazione si \u00e8 arricchita di numerose riflessioni teoriche e di resoconti di casi clinici, e risulta centrale per il confronto con le religioni mondiali.<br>\nSe ci atteniamo alla definizione della parola \u201cindividuazione\u201d che Jung fornisce in appendice a <em>Tipi psicologici<\/em>, apprendiamo che essa \u00e8 \u00abun <em>processo di differenziazione<\/em> [<em>Differenzierungsprozess<\/em>] che ha per meta lo sviluppo della personalit\u00e0 individuale [<em>individuellen Pers\u00f6nlichkeit<\/em>].<span id='easy-footnote-31-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-31-9799' title='Carl Gustav Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 6, a cura di L. Aurigemma, Torino, Bollati Boringhieri, 1977, p. 501. Enfasi di Jung.'><sup>31<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Tale processo differenzia l\u2019individuo dalla \u00abpsicologia collettiva\u00bb tramite lo sviluppo della propria \u00abdisposizione naturale [<em>Anlage<\/em>]\u00bb al di l\u00e0 delle \u00abnorme collettive [<em>Collektivnormen<\/em>]\u00bb vigenti in una data societ\u00e0<span id='easy-footnote-32-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-32-9799' title='Ibidem, pp. 502-503.'><sup>32<\/sup><\/a><\/span>. Nonostante Jung enfatizzi la distinzione tra individualit\u00e0 e norme collettive sottolineando che \u00abla via individuale [<em>individuelle Weg<\/em>] non \u00e8 appunto mai una norma [<em>Norm<\/em>]\u00bb, egli riconosce nell\u2019individuazione una <em>normativit\u00e0<\/em> assoluta e naturale in quanto distinta da quella di tipo collettivo e convenzionale, ovvero arbitrario, propria delle norme sociali<span id='easy-footnote-33-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-33-9799' title='Ibidem, p. 502. In &lt;em&gt;Tipi psicologici&lt;\/em&gt; il termine \u201cAnlage\u201d, (pre)disposizione, \u00e8 ripreso da Jung dalla &lt;em&gt;Lettere sull\u2019educazione estetica dell\u2019uomo&lt;\/em&gt; (1794) di Friedrich Schiller (1759-1805), a cui dedica un intero capitolo. Jung concorda con il poeta tedesco che il problema dell\u2019uomo moderno dipende dalla \u00abdifferenziazione delle funzioni [&lt;em&gt;Differenzierung der Funktionen&lt;\/em&gt;]\u00bb conseguente al suo sviluppo culturale, differenziazione in cui \u00abl\u2019intelletto speculativo e intuitivo [&lt;em&gt;der intuitive und der spekulative Verstand&lt;\/em&gt;]\u00bb si trovano non pi\u00f9 in armonia ma in contrasto, causando cos\u00ec una soppressione delle diverse disposizioni (&lt;em&gt;Anlagen&lt;\/em&gt;) dell\u2019uomo, ibidem, p. 78. Il compito dell\u2019educazione estetica, su cui Jung si sofferma a lungo, \u00e8 quello di ristabilire l\u2019unit\u00e0 delle funzioni, chiamate da Schiller &lt;em&gt;sinnliche Trieb&lt;\/em&gt; (istinto sensoriale) e &lt;em&gt;Formtrieb&lt;\/em&gt; (istinto di forma), in una \u00abforma vivente [&lt;em&gt;lebende Gestalt&lt;\/em&gt;]\u00bb capace di condurre a una societ\u00e0 ideale, si veda ibidem, pp. 107-129.'><sup>33<\/sup><\/a><\/span>. Essa, prosegue Jung, \u00e8 a tutti gli effetti il corrispettivo psicologico dell\u2019individualit\u00e0 fisica e fisiologica, al punto che ostacolarne lo sviluppo comporta una \u00abdeformazione artificiosa [<em>k\u00fcnstliche Verkr\u00fcppelung<\/em>]\u00bb, la quale pu\u00f2 avere conseguenze gravi non solo sull\u2019individuo ma anche sulla stessa societ\u00e0<span id='easy-footnote-34-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-34-9799' title='Ibidem, p. 502.'><sup>34<\/sup><\/a><\/span>.\n\n<br><br>\n<em>Il S\u00e9 e lo \u2018spirito cinese\u2019<\/em>\n<br>\nL\u2019individuazione \u00e8 un processo che tende alla totalit\u00e0 psichica, ovvero all\u2019ideale dato a priori di interezza e unit\u00e0 di coppie di opposti come particolare e universale, conscio e inconscio, individuale e collettivo. In quest\u2019ultimo senso, precisa Jung, l\u2019individuazione non si trova in un rapporto di antitesi radicale con le norme collettive, ma porta piuttosto \u00aba un apprezzamento spontaneo [<em>nat\u00fcrlichen<\/em>]\u00bb e autonomo di queste<span id='easy-footnote-35-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-35-9799' title='Ibidem, p. 503.'><sup>35<\/sup><\/a><\/span>. Inoltre essa rappresenta il criterio, o l\u2019ideale regolatore, della stessa psicoterapia:\n\n<span class=\"quote\"><br><br>\n\u00abIl processo naturale [<em>Naturvorgang<\/em>] dell\u2019individuazione \u00e8 diventato per me il modello del metodo di trattamento [<em>Behandlungsmethode<\/em>]. La compensazione [<em>Kompensation<\/em>] inconscia di uno stato nevrotico della coscienza contiene tutti gli elementi capaci di correggere efficacemente e fruttuosamente l\u2019unilateralit\u00e0 della coscienza, quando questi elementi divengano coscienti, vale a dire siano intesi e integrati come realt\u00e0 [<em>Realit\u00e4ten<\/em>] nella coscienza.<span id='easy-footnote-36-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-36-9799' title='Carl Gustav Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 7, a cura di L. Aurigemma, Torino, Bollati Boringhieri, 1983, p. 112.'><sup>36<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nCome vedremo questa idea processuale del diventar coscienti, ovvero \u2018reali\u2019, di elementi inconsci come compensazione naturale \u00e8 ci\u00f2 che Jung riconosce nel concetto di <em>dao<\/em>.<br>\nNell\u2019introdurre i <em>Tipi psicologici<\/em> Luigi Aurigemma rende noto al pubblico italiano che l\u2019individuazione \u00e8 l\u2019unione degli opposti che originariamente si trovano in una tensione dialettica<span id='easy-footnote-37-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-37-9799' title='C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 6, cit., pp. 16-17.'><sup>37<\/sup><\/a><\/span>. \u00c8 da notare che nell\u2019opera della tarda maturit\u00e0, <em>Mysterium Coniunctionis<\/em>, caratterizzando l\u2019individuazione nei termini di un\u2019operazione alchemica simbolica Jung la definisce \u00abun\u2019armonizzazione psichica degli opposti\u00bb, la cui unione si realizza in un\u2019istanza (<em>Instanz<\/em>) \u2013 o entit\u00e0 (<em>Wesen<\/em>) \u2013 che egli chiama \u201cS\u00e9\u201d<span id='easy-footnote-38-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-38-9799' title='Carl Gustav Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 14.2, a cura di L. Aurigemma, Torino, Bollati Boringhieri, 1990, p. 471. Per una contestualizzazione dell\u2019uso metaforico dell\u2019alchimia da parte di Jung si rimanda a Matteo Sgorbati, &lt;em&gt;Il revival dell\u2019alchimia con Jung: luce e ombra come metafore della trasformazione psichica&lt;\/em&gt;, in \u201cIl Pensare\u201d, 10, 2020, pp. 130-149.'><sup>38<\/sup><\/a><\/span>. In termini generali il S\u00e9 \u00e8 al centro della concettualizzazione junghiana della struttura e della dinamica della psiche umana.<br>\nNella voce dedicata al \u201cS\u00e9\u201d aggiunta nel 1958 alle definizioni in <em>Tipi psicologici<\/em>, Jung lo definisce una <em>complexio oppositorum<\/em> (sintesi degli opposti) rappresentante \u00abl\u2019unit\u00e0 e la totalit\u00e0 della personalit\u00e0 [\u2026] che consta di contenuti sia coscienti che inconsci.<span id='easy-footnote-39-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-39-9799' title='C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 6, cit., p. 518.'><sup>39<\/sup><\/a><\/span>\u00bb In quanto tale esso \u00e8 anzitutto \u00abun postulato [<em>Postulat<\/em>], [e] il suo concetto \u00e8 trascendente\u00bb, ovvero una possibilit\u00e0 apriori dell\u2019esperienza, e pertanto si pu\u00f2 manifestare empiricamente in simboli della totalit\u00e0 \u00abcome una diade unificata, quale \u00e8 ad esempio il Tao, fusione della forza <em>yang<\/em> e della forza <em>yin<\/em>.<span id='easy-footnote-40-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-40-9799' title='Ibidem. Nell\u2019edizione del 1921 accennava al S\u00e9 nella voce \u201cIo\u201d in questi termini: \u00ab[I]l S\u00e9 \u00e8 il soggetto della mia psiche totale, quindi anche di quella inconscia. In questo senso il S\u00e9 sarebbe un\u2019entit\u00e0 (ideale) che include l\u2019Io\u00bb, ibidem, p. 507.'><sup>40<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Nella quarta edizione di <em>Simboli della trasformazione<\/em> del 1952, opera originariamente pubblicata nel 1912, Jung precisa che \u00ab[i]n quanto simbolo della totalit\u00e0, il S\u00e9 \u00e8 una <em>coincidentia oppositorum<\/em>.<span id='easy-footnote-41-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-41-9799' title='C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 5, a cura di L. Aurigemma, Torino, Bollati Boringhieri, 1970, p. 359.'><sup>41<\/sup><\/a><\/span>\u00bb In <em>Tipi psicologici<\/em>, cos\u00ec come in numerose altre opere successive, Jung si serve del concetto del <em>dao<\/em> come simbolo del S\u00e9, strettamente connesso con il processo normativo dell\u2019individuazione.<br>\nPer quanto riguarda lo statuto ontologico del S\u00e9, Jung ne sottolinea il carattere eminentemente psicologico e psicodinamico:\n<span class=\"quote\"><br><br>\n\n\u00abQuesta <em>totalit\u00e0 che trascende la coscienza<\/em> \u00e8 stata da me designata con il termine \u201cS\u00e9\u201d. Scopo del processo d\u2019individuazione \u00e8 la sintesi del S\u00e9 [\u2026] i simboli della totalit\u00e0 si presentano spesso all\u2019inizio del processo d\u2019individuazione, anzi sono gi\u00e0 osservabili nei sogni della piccola infanzi<span id='easy-footnote-42-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-42-9799' title='Carl Gustav Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 9.1, a cura di L. Aurigemma, Torino, Bollati Boringhieri, 1980, p. 158. Enfasi nostra.'><sup>42<\/sup><\/a><\/span>\u00bb;\n<\/span><br><br>\nnonch\u00e9 etico-normativo:\n<span class=\"quote\"><br><br>\n\u00ab[L]a <em>complexio oppositorum<\/em> \u00e8 da un lato possibilit\u00e0 [<em>M\u00f6glichkeit<\/em>], dall\u2019altro dovere etico [<em>ethische Verpflichtung<\/em>]<span id='easy-footnote-43-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-43-9799' title='Carl Gustav Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 16, a cura di L. Aurigemma, Torino, Bollati Boringhieri, 1981, p. 319.'><sup>43<\/sup><\/a><\/span>\u00bb;\n<\/span><br><br>\ne infine interculturale, il cui valore risiede al di qua delle speculazioni filosofico-religiose tipiche di determinate tradizioni:\n<span class=\"quote\"><br><br>\n\u00abNei nostri mistici, e soprattutto nella filosofia e nella religione indiana, come pure nella filosofia taoista cinese e nello zen giapponese, si trovano le pi\u00f9 forti espressioni dell\u2019unit\u00e0 interiore o dell\u2019esperienza di quest\u2019unit\u00e0 (l\u2019<em>unio mystica<\/em>). I nomi attribuiti al S\u00e9 non hanno importanza dal punto di vista della psicologia, come non ne ha la cosiddetta questione della loro \u201crealt\u00e0\u201d [<em>Wahrheitsfrage<\/em>]. La realt\u00e0 psichica [<em>psychische Tats\u00e4chlichkeit<\/em>] \u00e8 sufficiente, anche praticamente.<span id='easy-footnote-44-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-44-9799' title='Ibidem, p. 313.'><sup>44<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span><br><br>\nAl di l\u00e0 delle contingenze storiche e culturali, le quali \u2013 insegna Jung \u2013 ricapitolano non solo i diversi livelli di sviluppo della coscienza ma anche delle razze (\u00ab[i] diversi strati della mente corrispondono alla storia delle razze [<em>history of the races<\/em>]<span id='easy-footnote-45-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-45-9799' title='Carl Gustav Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 15, a cura di L. Aurigemma, Torino, Bollati Boringhieri, 1991, p. 60. Si tratta della seconda \u201cTavistock Lecture\u201d, tenuta in inglese a Londra nel 1935.'><sup>45<\/sup><\/a><\/span>\u00bb), opera un medesimo fatto psichico, il quale si fa garante dell\u2019identit\u00e0 dei contenuti manifesti.<br>\nSecondo l\u2019analista junghiana di lunga esperienza Ann Casement, il S\u00e9 \u00e8 fondamentale non solo per l\u2019individuazione dei singoli ma anche dei gruppi collettivi (<em>collective groups<\/em>), sebbene i simboli con cui esso si manifesterebbe possono variare da epoca a epoca<span id='easy-footnote-46-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-46-9799' title='Ann Casement, &lt;em&gt;Jung. An Introduction&lt;\/em&gt;, Bicester, Phoenix, 2021, pp. 84-85. L\u2019autrice individua nel quarto capitolo dell\u2019&lt;em&gt;Aion&lt;\/em&gt; dedicato al S\u00e9 il luogo in cui Jung elabora questa idea. Nello specifico cita il seguente brano: \u00ab[L]a \u201ctotalit\u00e0\u201d [&amp;#8230;] \u00e8 invece [un concetto] empirico, in quanto anticipato nella psiche da simboli spontanei, o autonomi. Sono, questi, i simboli della \u201cquaternit\u00e0\u201d e del \u201cmandala\u201d, che compaiono non soltanto nei sogni di moderni che non ne hanno mai sentito parlare, ma sono anche diffusi nelle testimonianze storiche di molti popoli e di molte epoche. Il loro significato di simboli dell\u2019unit\u00e0 e della totalit\u00e0 \u00e8 ampiamente confermato sia storicamente sia dal punto di vista psicologico-empirico.\u00bb Rilevante per il nostro discorso la frase che segue questo brano: \u00abCos\u00ec, quello che a prima vista ci sembra un concetto astratto rappresenta in realt\u00e0 un\u2019esistenza empirica che spontaneamente dimostra la sua presenza a priori\u00bb, C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 9.2, a cura di L. Aurigemma, Torino, Bollati Boringhieri, 1982, p. 31.'><sup>46<\/sup><\/a><\/span>. Commentando la diversit\u00e0 tra gli occidentali e i cinesi nel saggio della tarda maturit\u00e0 <em>La sincronicit\u00e0 come principio di nessi acausali<\/em> (1952), Jung afferma:\n<span class=\"quote\"><br><br>\n\u00abAl contrario dello spirito occidentale educato dal pensiero greco, lo spirito cinese [<em>chinesische Geist<\/em>] tende non a cogliere il fatto singolo per amore del fatto in s\u00e9, ma a una concezione che vede il singolo come parte di un tutto. Un\u2019operazione conoscitiva del genere riesce per ovvie ragioni impossibile all\u2019intelletto puro [<em>reinen Intellekt<\/em>].<span id='easy-footnote-47-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-47-9799' title='C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 8, cit., p. 480.'><sup>47<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span><br><br>\nLa differenza psichico-raziale tra i due macro-gruppi per Jung \u00e8 sempre stata un fatto scontato. Riflettendo sulla diffusione di idee \u2018orientali\u2019 e dello \u2018spirito cinese\u2019 in Europa, egli assume un atteggiamento ambiguo, oscillante tra l\u2019apertura e l\u2019integrazione da un lato, e la denuncia del rischio di contaminazione psichica dall\u2019altro. Di questa diffusione afferma nel 1930: \u00abPotrebbe trattarsi di una pericolosa infezione [<em>Infektion<\/em>], ma fors\u2019anche di un rimedio\u00bb alla crisi spirituale e simbolica del vecchio continente<span id='easy-footnote-48-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-48-9799' title='Carl Gustav Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 13, a cura di L. Aurigemma, Torino, Bollati Boringhieri, 1988, p. 73.'><sup>48<\/sup><\/a><\/span>. Per scongiurare tale rischio, l\u2019\u2018Oriente\u2019 non va imitato e assimilato nelle sue forme esteriori, ma va trovato all\u2019interno: \u00ab[D]obbiamo cercarl[o] in noi, nell\u2019inconscio.<span id='easy-footnote-49-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-49-9799' title='C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 11, cit., p. 499.'><sup>49<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Muovendo da questa visione Jung riconosce nel <em>dao<\/em> un simbolo e un processo regolatore della dinamica psichica.\n<br><br>\n\n<em>Commenti psicologici di Jung al <\/em>Daodejing<em> e al <\/em>Zhuangzi\n<br>\nNell\u2019edizione del 1921 di <em>Tipi psicologici<\/em> Jung vede nel <em>dao<\/em> un elemento psichico normativo, ovvero \u00abla \u201cretta via\u201d [<em>rechte Weg<\/em>], il governo delle cose secondo la legge, una strada intermedia fra gli opposti, da essi indipendente pur riunendoli in s\u00e9\u00bb, il quale si fa garante dello sviluppo pieno e significativo della persona: \u00abIl senso della vita [<em>Sinn des Lebens<\/em>] consiste nel percorrere questa via del mezzo e nel non allontanarsene mai sconfinando negli opposti.<span id='easy-footnote-50-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-50-9799' title='C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 6, cit., p. 131.'><sup>50<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Dopo aver identificato il <em>dao<\/em> quale corrispettivo cinese dell\u2019antico concetto indiano di <em>\u1e5bta<\/em> (ci\u00f2 che regola il cosmo e la retribuzione)<span id='easy-footnote-51-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-51-9799' title='La somiglianza tra i due concetti \u00e8 detta da Jung inequivocabile (&lt;em&gt;unverkennbar&lt;\/em&gt;), e ci\u00f2 senza che si sia necessariamente verificato un contatto diretto (&lt;em&gt;direkte Ber\u00fchrung&lt;\/em&gt;), ibidem, p. 233. A proposito dei paralleli (&lt;em&gt;Parallelen&lt;\/em&gt;) tra Cina e India, nel 1950 Jung ribadisce che \u00ab[n]onostante la vasta similarit\u00e0 di fondo esistente tra le idee simboliche, non si deve necessariamente presupporre nessun influsso diretto [&lt;em&gt;direkte Beeinflussung&lt;\/em&gt;], giacch\u00e9 le idee, come l\u2019esperienza dimostra e come io credo di aver provato, si sviluppano sempre di nuovo maniera autoctona e reciprocamente indipendente da una matrice psichica [&lt;em&gt;seelischen Matrix&lt;\/em&gt;] palesemente universale [&lt;em&gt;\u00fcberall&lt;\/em&gt;]\u00bb, C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 9.1, cit., pp. 351-352. Tali paralleli, o coincidenze, sono frutto della comune struttura e dinamica della psiche, la quale si manifesta di volta in volta in forme diverse, portatrici di una medesima forma psichica a priori come il S\u00e9. La \u00abmatrice psichica universale\u00bb, modellata sulla sua psicologia, rappresenta l\u2019ipotesi di fondo sulla quale Jung basa la sua comparazione tra tradizioni e religioni diverse rendendole commisurabili e in definitiva identiche nel loro (presunto) nucleo essenziale.'><sup>51<\/sup><\/a><\/span>, \u2018traduce\u2019 <em>dao<\/em> ricorrendo all\u2019ambito semantico della regolarit\u00e0 e normativit\u00e0: \u00ab[V]ia, metodo [<em>Methode<\/em>], principio, forza naturale o vitale, regolarit\u00e0 [<em>gesetzm\u00e4\u00dfige<\/em>] dei processi naturali, idea del mondo, causa di tutti i fenomeni, il giusto [<em>Rechte<\/em>], il bene, l\u2019ordine morale del mondo [<em>die<\/em> <em>sittliche<\/em> <em>Weltordnung<\/em>].<span id='easy-footnote-52-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-52-9799' title='C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 6, cit., p. 232.'><sup>52<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Nel <em>dao<\/em> egli riconosce il simbolo psichico unificatore della filosofia cinese, e in quanto tale lo esamina.<br>\nJung riconosce nel pensiero di Laozi \u8001\u5b50, la figura a cui \u00e8 tradizionalmente attribuito il <em>Classico della via e della virt\u00f9<\/em> (<em>Daodejing<\/em> \u9053\u5fb7\u7d93), l\u2019espressione di\n<span class=\"quote\"><br><br>\n\u00abuna superiore chiarezza filosofica, [di] una saggezza intellettuale e intuitiva [<em>intellektuelle und intuitive<\/em>] mai offuscata da mistiche nebbie e che certo rappresenta senz\u2019altro quanto di pi\u00f9 alto \u00e8 dato di raggiungere in fatto di superiorit\u00e0 intellettuale [<em>geistiger \u00dcberlegenheit<\/em>] [\u2026]. Essa doma ogni elemento selvaggio, accogliendolo in s\u00e9 senza purificarlo, e senza trasformarlo in qualcosa di superiore.<span id='easy-footnote-53-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-53-9799' title='Ibidem, p. 131.'><sup>53<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nIn questo accorato elogio Jung soppesa bene le parole: se da una parte riconosce, sulla falsariga della differenziazione delle funzioni cognitive denunciata da Schiller come causa della crisi dell\u2019uomo moderno, in Laozi la felice unione delle funzioni intuitive e intellettuali, tale unione \u00e8 tuttavia definita \u201csaggezza\u201d (<em>Weisheit<\/em>) e non filosofia. L\u2019ambito in cui il <em>Laozi<\/em> opera ha che fare con la mente in senso lato (<em>Geist<\/em>) e non con l\u2019intelletto, perci\u00f2 non \u00e8 in grado di purificare del tutto i suoi elementi selvaggi \u2013 gli estremi opposti \u2013 sebbene riesca a domarli. Diversamente Schiller, esponente di punta della tradizione tedesca, introduce un elemento di mediazione intellettuale, sforzandosi \u00abdi chiarire mediante la riflessione filosofica [<em>philosophischer \u00dcberlegung<\/em>]\u00bb l\u2019educazione a un modo di vivere significativo e ricco<span id='easy-footnote-54-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-54-9799' title='Ibidem, p. 85.'><sup>54<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nPer Jung il concetto del <em>dao<\/em> denota infatti una \u00abenergia primitiva [<em>primitiver Energiebegriff<\/em>]\u00bb, e commenta i seguenti brani tratti dalle stanze 40 e 41 dal <em>Daodejing<\/em> nella traduzione di Paul Deussen (1845-1919)<span id='easy-footnote-55-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-55-9799' title='Paul Deussen, &lt;em&gt;Allgemeine Geschichte der Philosophie&lt;\/em&gt;, vol. 1.3, Lipsia, Brockhaus, 1914, pp. 692-704.'><sup>55<\/sup><\/a><\/span>\n<span class=\"quote\"><br><br>\n\u5929\u4e0b\u842c\u7269\u751f\u65bc\u6709<br>\n\u00abLa Moltitudine degli Esseri, sotto il Cielo, vive nel dominio della realt\u00e0 manifesta\u00bb<br>\n\u6709\u751f\u65bc\u7121<br>\n\u00abe quel che \u2018\u00e8 manifesto\u2019, da quel che \u2018non \u00e8 manifesto\u2019 trae vita<span id='easy-footnote-56-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-56-9799' title='Laozi, &lt;em&gt;Daodejing. Il canone della Via e della Virt\u00f9&lt;\/em&gt;, tr. it. e cura di A. Andreini, Torino, Einaudi, 2018, pp. 106-107.'><sup>56<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<br>\n\u9053\u96b1\u7121\u540d<br>\n\u00abSi cela, il Dao, e senza-nome \u00e8<span id='easy-footnote-57-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-57-9799' title='Ibidem, pp. 110-111.'><sup>57<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span><br><br>\n\naffermando che il <em>dao<\/em> \u00ab\u00e8 anche non-essere [<em>nicht seiend<\/em>]\u00bb, che \u00e8 \u00abpalesemente una sintesi irrazionale [<em>irrationale Vereinigung<\/em>] degli opposti\u00bb e \u00abun <em>simbolo<\/em> che \u00e8 e che non \u00e8.<span id='easy-footnote-58-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-58-9799' title='C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 6, cit., p. 233, enfasi di Jung.'><sup>58<\/sup><\/a><\/span>\u00bb \u00c8 da notare che la traduzione di Deussen che Jung cita rende la coppia <em>you<\/em> \u6709, \u201cpresente, manifesto\u201d e <em>wu<\/em> \u7121, \u201cnon-presente, non-manifesto\u201d<span id='easy-footnote-59-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-59-9799' title='Attilio Andreini, commentando la stanza 25 (che Jung cita e commenta a sua volta nel 1952 come vedremo), cos\u00ec spiega la scelta traduttologica che qui seguiamo, rilevando che in essa \u00absi evidenzia come l\u2019universo sia, in principio (&lt;em&gt;shi&lt;\/em&gt; \u59cb, v. 3), il regno dell\u2019indistinzione, della con-fusione, dell\u2019occultamento, pi\u00f9 che del Non-essere assoluto. &lt;em&gt;Wu&lt;\/em&gt; \u7121 evoca in primo luogo l\u2019assenza di determinazioni che precede la presenza (&lt;em&gt;you&lt;\/em&gt; \u6709) degli esseri in quanto elementi caratterizzati da precise qualit\u00e0 e differenziati tra loro e rispetto al Dao\u00bb, Laozi, &lt;em&gt;Daodejing&lt;\/em&gt;, cit., p. 5.'><sup>59<\/sup><\/a><\/span>, rispettivamente con i sostantivi filosofici \u201cSeiende\u201d (esistente) e \u201cNichtseiende\u201d (non-esistente)<span id='easy-footnote-60-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-60-9799' title='P. Deussen, &lt;em&gt;Allgemeine Geschichte&lt;\/em&gt;, cit., p. 695, citato in C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 6, cit., p. 233.'><sup>60<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nNel saggio sulla sincronicit\u00e0 Jung porta avanti il suo discorso psicologico sul <em>dao<\/em>, questa volta rifacendosi alla versione del sinologo e missionario tedesco Richard Wilhelm (1873-1930) del <em>Daodejing<\/em> e del <em>Zhuangzi<\/em> \u838a\u5b50<span id='easy-footnote-61-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-61-9799' title='Le traduzioni citate da Jung sono Richard Wilhelm, &lt;em&gt;Dschuang Dsi. Das wahre Buch vom s\u00fcdlichen Bl\u00fctenland&lt;\/em&gt;, Jena, Eugen Diederichs, 1912 e alcuni brani del &lt;em&gt;Laozi&lt;\/em&gt; menzionati da Wilhelm in &lt;em&gt;Chinesische Lebensweisheit&lt;\/em&gt;, Darmstadt, Otto Reichl Verlag, 1922, versione che differisce dalla sua traduzione integrale del decennio precedente, si veda Richard Wilhelm, &lt;em&gt;Laotse: Tao Te King. &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;Das Buch des Alten vom SINN und LEBEN&lt;\/em&gt;, Jena, Eugen Diederichs, 1911.'><sup>61<\/sup><\/a><\/span>, il quale \u00abha interpretato genialmente Tao come <em>senso<\/em>.<span id='easy-footnote-62-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-62-9799' title='C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 8, cit., p. 507. Wilhelm traduce &lt;em&gt;dao&lt;\/em&gt; con SINN, \u201csenso\u201d, scritto con tutte le lettere capitali. Questa scelta poteva richiamare il lettore tedesco alla Bibbia di Lutero, in cui Dio e Signore sono resi ugualmente in lettere capitali (GOTT e HERR), sottolineando cos\u00ec l\u2019ineffabilit\u00e0 e assolutezza del &lt;em&gt;dao&lt;\/em&gt;; si veda anche Tan Yuan, &lt;em&gt;Die Geburt der ,taoistischen Bibel\u2018. &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;Zu Richard Wilhelms Taoteking-\u00dcbersetzung&lt;\/em&gt;, in \u201cLiteraturstra\u00dfe. Chinesisch-deutsche Zeitschrift f\u00fcr Sprach- und Literaturwissenschaft\u201d, 17, 2019, pp. 359-360.'><sup>62<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Wilhelm traduce l\u2019incipit della stanza 25 che descrive il <em>dao<\/em>, <em>you wu hun cheng <\/em>\u6709\u7269\u6df7\u6210, con \u00ab[si d\u00e0, <em>Es gibt<\/em>] qualcosa che \u00e8 indistintamente perfetto\u00bb, aggiungendo poco oltre che esso \u00e8 invisibile (<em>unsichtbar<\/em>) nella realt\u00e0 visibile e che Laozi lo descrive come Nulla (<em>Nichts<\/em>)<span id='easy-footnote-63-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-63-9799' title='R. Wilhelm, &lt;em&gt;Chinesische Lebensweisheit&lt;\/em&gt;, cit., p. 15. La traduzione, modificata, \u00e8 tratta da C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 8, cit., p. 507.'><sup>63<\/sup><\/a><\/span>. Jung cita questa stanza e anch\u2019egli afferma che Laozi descrive il <em>dao<\/em> come Nulla. Successivamente commenta la stanza 11 in cui si dice che \u00e8 dall\u2019\u201cassenza\u201d (<em>wu<\/em>) \u2013 reso da Wilhelm con <em>Nichts<\/em> (Nulla) \u2013 che dipende l\u2019\u201cutilizzo, funzione\u201d (<em>yong<\/em> \u7528) \u2013 reso da Wilhelm con <em>Wirkung<\/em> (effetto) \u2013 delle cose, Jung dichiara: \u00abIl \u201cNulla\u201d \u00e8 evidentemente il \u201csenso\u201d o \u201cscopo\u201d ed \u00e8 chiamato Nulla perch\u00e9 non compare in s\u00e9 e per s\u00e9 nel mondo sensoriale, ma ne \u00e8 soltanto l\u2019ordinatore [<em>Anordner<\/em>].<span id='easy-footnote-64-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-64-9799' title='Ibidem, p. 508.'><sup>64<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Qui lo psicologo svizzero identifica il <em>dao<\/em>\/senso con il Nulla (<em>wu<\/em>) inteso come scopo \u2018finale\u2019, ordinatore esterno e invisibile al mondo fisico.<br>\nA proposito di <em>wu<\/em>, gi\u00e0 in <em>Tipi psicologici<\/em> Jung accenna brevemente al <em>wuwei<\/em> \u7121\u70ba, ovvero al non agire daoista in nome di un obiettivo precedentemente selezionato, di cui dice che \u00absignifica \u201cfar nulla\u201d [<em>Nichtstun<\/em>] e precisamente nel senso di \u201cnon-fare\u201d [<em>Nicht tun<\/em>] e non di \u201cfar nulla\u201d [<em>Nichttun<\/em>].<span id='easy-footnote-65-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-65-9799' title='Nella versione tedesca Jung dice che il significato di \u201cnon-fare\u201d (&lt;em&gt;Nicht tun&lt;\/em&gt;) \u00e8 sostenuto da un certo Ular. Il giornalista e sinologo Alexander Ular (1876-1919?) aveva pubblicato nel 1903 una libera traduzione del &lt;em&gt;Daodejing&lt;\/em&gt;, in cui alla stanza 64 compare \u2013 ed \u00e8 l\u2019unica occorrenza \u2013 l\u2019espressione \u201cNicht-Tun\u201d come traducente di &lt;em&gt;bu zheng&lt;\/em&gt; \u4e0d\u722d, \u201cnon contendere, disputare\u201d, mentre &lt;em&gt;wuwei&lt;\/em&gt; \u00e8 tradotto di norma con &lt;em&gt;ohne Tun&lt;\/em&gt;, \u201csenza agire\u201d, Alexander Ular, &lt;em&gt;Die Bahn und der rechte Weg des Lao-tse. Der chinesischen Urschrift nachgedacht&lt;\/em&gt;, Lipsia, Im-Insel Verlag, 1903, p. 44. In assenza di una nota da parte di Jung \u00e8 impossibile determinare con certezza a quale fonte egli si riferisce in questo punto del suo discorso sul &lt;em&gt;dao&lt;\/em&gt;.'><sup>65<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Egli rileva inoltre che \u00ab[p]oich\u00e9 il Tao \u00e8 un\u2019entit\u00e0 irrazionale [<em>irrationale Gr\u00f6sse<\/em>] esso non pu\u00f2 essere attuato intenzionalmente, come Lao-Tse [Laozi] ha insistentemente ripetuto\u00bb, e individua in esso un \u00ab<em>simbolo<\/em> irrazionale [<em>irrationalen Symbol<\/em>] che riunisce gli opposti psicologici\u00bb, simbolo che avrebbe poi trovato una sua pi\u00f9 chiara (<em>offenbar<\/em>) caratterizzazione nel concetto di \u201cforma vivente\u201d di Schiller<span id='easy-footnote-66-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-66-9799' title='C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 6, cit., p. 235, enfasi di Jung. Per i riferimenti a Schiller di quest\u2019ultima parte si veda sopra la nota n. 33.'><sup>66<\/sup><\/a><\/span>. Per Jung il <em>wu<\/em> \u00e8 il senso (psicologico) al di l\u00e0 delle contingenze, ci\u00f2 che regola la dinamica della compensazione degli opposti psichici, a partire dalla coppia coscienza-inconscio.<br>\nPoco oltre passa a esaminare l\u2019opera omonima di Zhuangzi, un \u00abcontemporaneo di Platone\u00bb, tradotta da Wilhelm nel 1912, il quale secondo Jung avrebbe definito il \u00abpresupposto psicologico [<em>psychologische Voraussetzung<\/em>]\u00bb del <em>dao<\/em> in questi termini: \u00abLo stato in cui Io [<em>Ich<\/em>] e non-Io [<em>Nicht-Ich<\/em>] non formano pi\u00f9 alcun contrasto [<em>Gegensatz<\/em>] si chiama perno del Tao.<span id='easy-footnote-67-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-67-9799' title='C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 8, cit., p. 509. La frase \u00e8 \u5f7c\u662f\u83ab\u5f97\u5176\u5076\u8b02\u4e4b\u9053\u6a1e, passo 2.4.19-20.'><sup>67<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Il testo cinese tradotto da Wilhelm \u00e8 tratto dal celebre secondo capitolo del <em>Zhuangzi<\/em> intitolato \u201cDiscorso sull\u2019equanimizzazione delle cose\u201d (<em>Qi wu lun<\/em> \u9f4a\u7269\u8ad6). In esso viene chiamato \u201cperno del <em>dao<\/em>\u201d (<em>dao shu<\/em> \u9053\u6a1e) il non essere pi\u00f9 accoppiati (<em>ou<\/em> \u5076) di \u201cquesto\u201d (<em>shi<\/em> \u662f) e di \u201cquello\u201d (<em>bi<\/em> \u5f7c) come opposti, coppia di dimostrativi che Wilhelm rende con la coppia fichtiana di Io e non-Io<span id='easy-footnote-68-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-68-9799' title='Essi rappresentano il soggetto e l\u2019oggetto, ovvero la tesi e l\u2019antitesi che si limitano a vicenda distinguendosi sul piano conoscitivo e dell\u2019azione nel momento in cui si manifestano (si pongono), creando cos\u00ec frattura nell\u2019Assoluto. Notiamo che un traduttore contemporaneo di Zhuangzi, sul quale torneremo, traduce &lt;em&gt;shi&lt;\/em&gt; e &lt;em&gt;bi&lt;\/em&gt; con &lt;em&gt;this&lt;\/em&gt; e &lt;em&gt;not-this&lt;\/em&gt;, Brook Ziporyn, &lt;em&gt;Zhuangzi. &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;The complete Writing&lt;\/em&gt;, Indianapolis e Cambridge, Hackett Publishing Company, 2020, p. 14.'><sup>68<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nJung non dice come intende <em>qui<\/em> questa coppia, anche se probabilmente la legge nei termini di un\u2019opposizione da disciplinare tra coscienza (Io psichico) e inconscio collettivo (non-Io psichico)<span id='easy-footnote-69-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-69-9799' title='Nel corso della sua opera Jung cita pi\u00f9 volte la coppia Io e non-Io, individuando in questo l\u2019inconscio collettivo o la \u00abpsiche collettiva\u00bb e nella distinzione tra i due ci\u00f2 che permette all&amp;#8217;uomo \u00abdi compiere il suo dovere verso la vita, di essere sotto ogni punto di vista un membro vitale della societ\u00e0 umana\u00bb, mantenendolo saldo al confronto con l\u2019\u00abesperienza primordiale del non-Io psichico\u00bb, C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 7, cit., pp. 74 e 80.'><sup>69<\/sup><\/a><\/span>. Dopo aver citato altri brani dal <em>Discorso sull\u2019equanimizzazione delle cose<\/em>, riconosce nel testo di Zhuangzi il \u00absapere assoluto [<em>absolute Wissen<\/em><span id='easy-footnote-70-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-70-9799' title='Espressione che usa anche Hegel per definire il suo idealismo.'><sup>70<\/sup><\/a><\/span>] dell\u2019inconscio\u00bb, nonch\u00e9 una concezione olistica (<em>ganzheitlich<\/em>) della realt\u00e0 affine a quella propria della psicologia \u2018primitiva\u2019 (<em>primitiven<\/em>) e prescientifica (<em>vorwissenschaftlichen<\/em>)<span id='easy-footnote-71-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-71-9799' title='C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 8, cit., p. 510.'><sup>71<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><br>\n\n<em>Il <\/em>dao<em> come \u2018via cosciente\u2019<\/em>\n<br>\nJung torna nuovamente sul <em>dao<\/em> nel 1929 nel suo commento \u2018europeo\u2019 che introduce il <em>Segreto del fiore d\u2019oro <\/em>(<em>Taiyi jinhua zongzhi<\/em> \u592a\u4e59\u91d1\u83ef\u5b97\u65e8), testo di alchimia cinese di epoca Qing (1644-1911) tradotto da Wilhelm. Da una lato questo volume segna l\u2019apice dell\u2019importante collaborazione tra Jung e Wilhelm, iniziata nel 1923 e che port\u00f2 all\u2019integrazione del <em>Classico dei mutamenti<\/em> (<em>Yijing<\/em> \u6613\u7d93) nella psicologia junghiana, dall\u2019altro segna l\u2019inizio degli studi alchemici di Jung, che lo accompagneranno per il resto della vita<span id='easy-footnote-72-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-72-9799' title='Sull\u2019&lt;em&gt;Yijing&lt;\/em&gt; e Jung si rimanda a M. Sgorbati, &lt;em&gt;L\u2019I Ching a Eranos. Wilhelm, Jung e la ricezione del Classico dei mutamenti&lt;\/em&gt;, Napoli, Orientexpress, 2021, in particolare le pp. 178-261.'><sup>72<\/sup><\/a><\/span>. In quest\u2019opera Jung dimostra una certa familiarit\u00e0 con il cinese, e sulla base di una ricostruzione etimologica del carattere <em>dao<\/em> \u9053 elabora una teoria psicologica del significato della parola che aggiunge qualcosa di nuovo rispetto a quanto detto in <em>Tipi psicologici<\/em>:\n\n<span class=\"quote\"><br><br>\n\u00ab\u00c8 caratteristico dello spirito occidentale non possedere nessun concetto corrispondente a quello di Tao. [Il segno, <em>Zeichen<\/em>] cinese \u00e8 composto dai segni [<em>Zeichen<\/em>] \u201ctesta\u201d [in cinese: <em>shou<\/em> \u9996] e \u201candare\u201d [<em>chuo<\/em> \u8fb6]. Wilhelm traduce Tao con \u201csenso\u201d [<em>Sinn<\/em>], altri traducono con \u201cvia\u201d, \u201cprovidence\u201d, e perfino, come fanno i gesuiti, con \u201cDio\u201d. Questo ci d\u00e0 gi\u00e0 un\u2019idea della nostra confusione. La \u201ctesta\u201d potrebbe alludere alla coscienza [<em>Bewu\u00dftsein<\/em>], l\u2019\u201candare\u201d al \u201cpercorrere una via\u201d e il concetto significherebbe quindi \u201candare consapevolmente\u201d [<em>bewu\u00dft gehen<\/em>], o \u201cvia cosciente\u201d [<em>bewu\u00dfter Weg<\/em>] [\u2026]. Se consideriamo il Tao come un metodo [<em>Methode<\/em>] o una via consapevole, che deve [<em>soll<\/em>] riunire ci\u00f2 che era diviso, ci avviciniamo probabilmente al contenuto psicologico del concetto.<span id='easy-footnote-73-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-73-9799' title='C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 13, cit., pp. 31-32, traduzione modificata.'><sup>73<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span><br><br>\nIn questo passaggio Jung riconosce nel <em>dao<\/em> un concetto alieno all\u2019Occidente<span id='easy-footnote-74-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-74-9799' title='Jung ritorna pi\u00f9 volte sulla differenza cognitiva tra Occidente e Cina. Nel saggio sulla sincronicit\u00e0 individua nel &lt;em&gt;dao&lt;\/em&gt; di cui si parla nel &lt;em&gt;Daodejing&lt;\/em&gt; un precursore dell\u2019idea di sincronicit\u00e0, in quanto indicherebbe una \u00abcoincidenza significativa\u00bb e \u00abun\u2019unit\u00e0 &lt;em&gt;aspaziale&lt;\/em&gt; [\u2026] e &lt;em&gt;atemporale.&lt;\/em&gt;\u00bb Tuttavia egli sottolinea anche che i \u00abcinesi [\u2026] hanno in un certo senso pensato sempre in maniera diversa dalla nostra\u00bb, e che il \u00abconcetto di Tao domina tutto il pensiero e la concezione del mondo dei cinesi. Da noi \u00e8 la causalit\u00e0 ad avere un\u2019importanza cos\u00ec grande\u00bb, C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 8, cit., pp. 507-510. A questo proposito Wilhelm sosteneva nella &lt;em&gt;Saggezza di vita cinese&lt;\/em&gt; del 1922 \u2013 dunque un anno prima dell\u2019incontro con Jung \u2013 che il rapporto del &lt;em&gt;dao&lt;\/em&gt; con la realt\u00e0 (&lt;em&gt;Wirklichkeit&lt;\/em&gt;) non cade sotto la categoria di causa (&lt;em&gt;Ursache&lt;\/em&gt;) ed effetto (&lt;em&gt;Wirkung&lt;\/em&gt;), R. Wilhelm, &lt;em&gt;Chinesische Lebensweisheit&lt;\/em&gt;, cit., p. 15, affermazione riportata da Jung in nota al saggio sulla sincronicit\u00e0, C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 8, cit., p. 508.'><sup>74<\/sup><\/a><\/span>. Esso, insegna Jung, costituisce un cammino psicologico di tipo <em>normativo<\/em> \u2013 caratterizzato dal dovere (<em>Sollen<\/em>) e non dall\u2019essere (<em>Wesen<\/em>) \u2013 e, se leggiamo queste righe in un\u2019ottica intertestuale, il <em>dao<\/em> \u00e8 concettualizzato sia a livello teorico che a livello pratico come un <em>metodo<\/em> che porta all\u2019unione degli opposti. Ma non si tratta pi\u00f9 solamente di un simbolo del S\u00e9, come si sottolinea in <em>Tipi psicologici<\/em>, poich\u00e9 qui viene riconosciuto quale vero e proprio indicatore del percorso dell\u2019individuazione, che come abbiamo visto \u00e8 un percorso determinato a priori e secondo natura.<br>\n\tJung, che non era mai stato in Cina e aveva una conoscenza quasi esclusivamente letteraria della sua cultura, riteneva di trovare in essa dei paralleli (<em>Parallelen<\/em>) in grado di \u00abapprofondire storicamente le [sue] osservazioni [psicologiche].<span id='easy-footnote-75-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-75-9799' title='C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 11, cit., p. 107.'><sup>75<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Nell\u2019introdurre il <em>Segreto del fiore d\u2019oro<\/em> ai lettori europei, Jung precisa che tramite la sua \u00abesperienza pratica [<em>praktische Erfahung<\/em>]\u00bb e \u00abtecnica\u00bb era stato condotto \u00abinconsapevolmente su quella via segreta [<em>geheimen Weg<\/em>] che per millenni era stata percorsa dai migliori spiriti dell\u2019Oriente\u00bb e che infine\n\n<span class=\"quote\"><br><br>\n\u00abWilhelm, eccellente conoscitore dell\u2019anima cinese, mi ha confermato senza riserve questa coincidenza [<em>Koinzidenz<\/em>], dandomi con ci\u00f2 l\u2019animo di scrivere su un testo cinese che, per la sua materia, rientra completamente nelle misteriose oscurit\u00e0 dello spirito orientale. Ma il suo contenuto \u2013 \u00e8 questa la cosa straordinaria \u2013 forma al tempo stesso un vivissimo parallelo [<em>lebendigste Parallele<\/em>] con ci\u00f2 che accade nello sviluppo psichico dei miei pazienti, i quali non sono cinesi.<span id='easy-footnote-76-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-76-9799' title='C.G. Jung, &lt;em&gt;Opere&lt;\/em&gt;, vol. 13, cit., p. 23.'><sup>76<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nIl <em>dao<\/em>, che come abbiamo visto per Jung indica il principio che caratterizza il pensiero cinese, riguarda anche lo sviluppo psichico dei suoi pazienti, il quale \u00e8 guidato dal processo teleologico dell\u2019individuazione.<br>\nIl <em>dao<\/em> a cui Jung si riferisce \u00e8 il <em>dao<\/em> di cui si parla del <em>Daodejing<\/em> e nel <em>Zhuangzi<\/em>, che Jung legge nelle traduzioni tedesche di Deussen e Wilhelm. \u00c8 lecito a questo punto domandarsi se ci\u00f2 che Jung afferma sulla base di questi testi \u2013 ovvero che il <em>dao<\/em> \u00e8 un principio regolatore e ordinatore \u2013 \u00e8 coerente con quanto il <em>Daodejing <\/em>e il <em>Zhuangzi<\/em> insegnano. Il sinologo Brook Ziporyn, esperto di filosofia classica e medioevale cinese, ha recentemente contribuito in modo significativo al dibattito e alla comprensione dell\u2019insegnamento daoista. Egli ritiene che nelle fonti pi\u00f9 antiche la parola \u201cdao\u201d indichi una \u201cvia\u201d, una \u201cpercorso\u201d e una \u201cguida\u201d (in quest\u2019ultimo uso \u00e8 affine al quasi-omofono <em>d\u01ceo <\/em>\u5c0e<span id='easy-footnote-77-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-77-9799' title='Di cui Andreini ricorda che nelle fonti antiche \u00e8 spesso intercambiabile con &lt;em&gt;d\u00e0o&lt;\/em&gt; \u9053,  Laozi, &lt;em&gt;Daodejing&lt;\/em&gt;, cit., p. 2.'><sup>77<\/sup><\/a><\/span>), ovvero un \u201ccorso\u201d (<em>course<\/em>) prescritto per raggiungere un obiettivo prefissato, e come tale un\u2019azione intenzionale<span id='easy-footnote-78-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-78-9799' title='Andreini rileva l\u2019affinit\u00e0 tra \u201cdire\u201d e \u201cguidare\u201d nella prima stanza del &lt;em&gt;Daodejing&lt;\/em&gt;, in cui \u201cdao\u201d \u00aballude a un \u201cdiscorso\u201d che si fa \u201cmetodo\u201d e \u201cguida\u201d per la propria condotta\u00bb, ibidem.'><sup>78<\/sup><\/a><\/span>. Il significato pre-daoista \u00e8 altamente etico e normativo: il <em>dao<\/em> indica dunque un programma deliberato di emulazione e di pratica per la coltivazione di una determinata abilit\u00e0 (\u201cla via dei saggi sovrani, la via dell\u2019umanit\u00e0, la via del tiro con l\u2019arco, ecc.\u201d). Diversamente, l\u2019uso daoista, e in particolare del <em>Zhuangzi<\/em>, del termine \u201cdao\u201d gioca in modo ironico sul suo significato letterale, andando a indicare l\u2019opposto di un corso normativo e finalizzato. Il \u201ccorso\u201d (<em>dao<\/em>) daoista \u00e8 senza scopo e senza sforzo (<em>wuwei<\/em>), ma \u00e8 proprio in virt\u00f9 di ci\u00f2 che esso \u00e8 in grado di raggiungere, o meglio di generare, qualsiasi scopo<span id='easy-footnote-79-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-79-9799' title='Si vedano Brook Ziporyn, &lt;em&gt;Dao ist das Gegenteil Gottes. &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;Die Kritik zweckgeleiteten Handelns im L\u01ceoz\u01d0&lt;\/em&gt;, in \u201cDeutsche Zeitschrift f\u00fcr Philosophie\u201d, 2021, 69: 5, pp. 768-782 e Brook Ziporyn, &lt;em&gt;Ironies of Oneness and Difference. &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;Coherence in Early Chinese Thought&lt;\/em&gt;, Albany, SUNY, 2012, pp. 139-197. Per una sintesi concisa si veda la voce \u201cdao\u201d in appendice a B. Ziporyn, &lt;em&gt;Zhuangzi&lt;\/em&gt;, cit., pp. 277-279.'><sup>79<\/sup><\/a><\/span>.\n\n<br><br>\n<em>Conclusioni<\/em>\n<br>\nNell\u2019elaborare un discorso psicodinamico sulla Cina che tanta influenza avr\u00e0 tra il ventesimo e ventunesimo secolo, in Occidente cos\u00ec come in Cina<span id='easy-footnote-80-9799' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9799#easy-footnote-bottom-80-9799' title='Si veda il profilo di cinque analisti junghiani cinesi in A. Casement, &lt;em&gt;Jung&lt;\/em&gt;, cit., p. 241-246. Un aspetto cruciale dello \u2018junghismo cinese\u2019 \u00e8 il recupero della tradizione autoctona in veste moderna e psicologica, recupero integrale al programma di protezione e valorizzazione del patrimonio culturale cinese (&lt;em&gt;wenhua yichang&lt;\/em&gt; \u6587\u5316\u907a\u7522) e di costruzione di un\u2019armonia psicologia (&lt;em&gt;xinli hexie&lt;\/em&gt; \u5fc3\u7406\u548c\u8ae7) sostenuto dall\u2019attuale Segretario generale del Partito Comunista Cinese; per un\u2019analisi di questo fenomeno si rimanda a Matteo Sgorbati, &lt;em&gt;Il Classico dei mutamenti (Yijing) e la psicologia analitica (fenxi xinlixue): una prospettiva dialogica sulla Cina contemporanea&lt;\/em&gt;, in \u201cLa nottola di Minerva\u201d, 2020, 10: 2, pp. 82-97.'><sup>80<\/sup><\/a><\/span>, Jung si muove su un terreno che nei suoi tratti fondamentali era stato mappato in modo pionieristico da Freud. Da una parte entrambi ricorrono al cinese come un modello linguistico indipendente dalla storia utile per le loro considerazioni sull\u2019interpretabilit\u00e0 dell\u2019inconscio personale (Freud) e sul <em>dao<\/em> come modello del processo di individuazione (Jung). Dall\u2019altra riconoscono in esso una forma linguistica e di pensiero \u2018primitiva\u2019 in quanto meno differenziata, e perci\u00f2 stesso prossima alla dinamica inconsce.<br>\nNei commenti psicologici di Jung al <em>dao<\/em> daoista risulta un\u2019ambiguit\u00e0 di fondo e un apparente contrasto con i testi cinesi. Da un lato egli riconosce nel <em>dao<\/em> un agire non intenzionale, tuttavia attribuendo a questa funzione un valore di irrazionalit\u00e0, escludendolo pertanto dal novero delle facolt\u00e0 cognitive superiori come la riflessione \u2013 la quale invece caratterizza il pensiero europeo moderno. Dall\u2019altro egli vede nel <em>dao<\/em> un simbolo del S\u00e9 e un indicatore del processo dell\u2019individuazione, il quale ha come scopo la compensazione psichica. In questo senso ne enfatizza la regolarit\u00e0 e il carattere finalizzato, entrando in contrasto con l\u2019interpretazione ironica daoista (<em>wuwei<\/em>). Il <em>dao<\/em> infatti rappresenta per Jung un principio psichico regolatore, il quale viene elevato a modello per la definizione della dinamica della psiche nonch\u00e9 della sua pratica terapeutica.<br>\nSimilmente a Freud, il quale introduce per cos\u00ec dire la Cina nella psicoanalisi, Jung vede nel <em>dao<\/em> e nel carattere che lo denota il simbolo \u2013 anch\u2019esso \u2018primitivo\u2019 come la \u2018primitiva\u2019 coincidenza degli opposti riconosciuta da Freud nelle lingue non alfabetiche come il cinese \u2013 dell\u2019unione bilanciata degli opposti psichici e dell\u2019ideale (scopo) regolatore della psiche, cos\u00ec come dell\u2019intervento terapeutico. Vedendo nel <em>dao<\/em> un simbolo dell\u2019individuazione con valore normativo-archetipico, Jung integra in maniera speculativa e originale questo concetto cinese nel cuore teorico della sua psicologia. Tuttavia non vengono fornite indicazioni precise su <em>come<\/em> il <em>dao<\/em> sia associato alla terapia. A livello di prassi, sembra suggerire Jung, il <em>dao<\/em> andrebbe dunque considerato come una sorta di ideale regolatore della psiche e dell\u2019intervento terapeutico piuttosto che un rigido protocollo da applicare.\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Con la nascita della psicoanalisi \u00e8 venuto in essere un discorso sulla Cina che ha contribuito alla definizione teorica dell\u2019inconscio e della psicoterapia. Il presente studio mostra in che modo Freud fa della scrittura cinese un modello linguistico \u2018primitivo\u2019 per l\u2019interpretabilit\u00e0 dell\u2019inconscio, premessa al successivo discorso junghiano sulla Cina. Jung commenta a pi\u00f9 riprese le opere daoiste <em>Daodejing<\/em> e <em>Zhuangzi<\/em>, vedendo nel <em>dao<\/em> un modello per l\u2019individuazione in quanto capace di regolare la compensazione degli opposti psichici. Attraverso un\u2019analisi intertestuale si dimostra che Jung concepisce il <em>dao<\/em> in termini letterari e normativi come \u201cpercorso\u201d finalizzato a uno scopo \u2013 la realizzazione del S\u00e9 \u2013, e come ci\u00f2 risulti problematico con l\u2019interpretazione del <em>dao<\/em> in quanto senza scopo.","protected":false},"author":353,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[2],"tags":[650,648,649,646,647],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9799"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/353"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9799"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9799\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10054,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9799\/revisions\/10054"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9799"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9799"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9799"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}