{"id":9793,"date":"2022-06-05T15:02:26","date_gmt":"2022-06-05T13:02:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793"},"modified":"2022-08-08T12:46:38","modified_gmt":"2022-08-08T10:46:38","slug":"una-rilettura-della-spagnola-tra-eroi-veri-e-mancati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793","title":{"rendered":"Una rilettura della \u201cspagnola\u201d tra eroi veri e mancati"},"content":{"rendered":"\n<b><em>Introduzione <\/em><\/b><br>\n\n\nIl pensiero eroico, \u00abvero idolo della nostra modernit\u00e0\u00bb<span id='easy-footnote-1-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-1-9793' title='Stefano Jossa, &lt;em&gt;Un paese senza eroi. L\u2019Italia da Jacopo Ortis a Montalbano&lt;\/em&gt;, Roma-Bari, Laterza, 2013, p. 262.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span>, continua a produrre distorsioni nei momenti di maggiore stress. Le grandi emergenze sanitarie, in particolare, fanno affiorare la tendenza ad esaltare immancabilmente come eroi coloro che sono chiamati a compiere il loro dovere professionale e a porre invece in un cono d\u2019ombra altri comportamenti. Nelle pagine che seguono si cercher\u00e0 di gettare un po\u2019 di luce sulla gestione italiana della principale emergenza sanitaria del Novecento, la pandemia di influenza \u201cspagnola\u201d, andando sulle tracce di eroi veri, di antieroi e di eroi mancati. Descriveremo, in altre parole, quell\u2019ampia zona grigia nella quale, normalmente, si collocano gli esseri umani.<br>\nSotto il profilo storico, ci\u00f2 che sappiamo di quell\u2019evento che invest\u00ec anche la Penisola a partire dalla primavera del 1918, lo si deve a poche ricerche che hanno utilizzato un numero limitato di fonti documentarie<span id='easy-footnote-2-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-2-9793' title='Per una bibliografia aggiornata sul caso italiano mi permetto di rimandare al mio recente lavoro &lt;em&gt;La spagnola. Storie e cronaca della pandemia influenzale del 1918&lt;\/em&gt;, Udine, Gaspari, 2022. Qui mi limito a segnalare che fino al volume di Eugenia Tognotti, &lt;em&gt;La \u201cSpagnola\u201d in Italia. Storia dell\u2019influenza che fece temere la fine del mondo (1918-1919)&lt;\/em&gt;, Milano, Angeli, 2002 (ripubblicato in un\u2019edizione ampliata e aggiornata nel 2015), pochi erano stati gli studi scientifici che avevano toccato, anche soltanto marginalmente, questo tema. Solo Simonetta Soldani (&lt;em&gt;La&lt;\/em&gt;&amp;nbsp;&lt;em&gt;Grande Guerra lontano dal fronte&lt;\/em&gt;, in&amp;nbsp;&lt;em&gt;Storia d\u2019Italia. Le regioni dall\u2019Unit\u00e0 a oggi. La Toscana&lt;\/em&gt;, a cura di Giorgio Mori, Torino, Einaudi, 1986, pp. 345-452), Giorgio Cosmacini (&lt;em&gt;Medicina e sanit\u00e0 in Italia nel ventesimo secolo. Dalla \u201cspagnola\u201d alla II guerra mondiale&lt;\/em&gt;, Roma-Bari, Laterza, 1989) e Paolo Giovannini (in diversi lavori) avevano prestato un\u2019attenzione non superficiale alla pandemia del 1918&lt;em&gt;.&lt;\/em&gt; Andando a ritroso restano comunque preziosi, su questo tema, i volumi di Richard Collier (&lt;em&gt;La malattia che atterr\u00ec il &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;mondo&lt;\/em&gt;, Milano, Mursia, 1980), Giovanni Cavina (&lt;em&gt;L\u2019influenza epidemica attraverso i secoli&lt;\/em&gt;, Firenze, Olschki, 1959) e Giorgio Mortara (&lt;em&gt;La salute pubblica in Italia durante e dopo la guerra&lt;\/em&gt;, Bari, Laterza, 1925). In anni pi\u00f9 recenti si segnalano invece il libro del medico Raffaele Ghirardi (&lt;em&gt;La febbre cattiva. Storia di un\u2019epidemia e del suo passaggio a Mantova&lt;\/em&gt;, Milano, Bruno Mondadori, 2013) e i puntuali lavori di Francesco Cutolo (su tutti &lt;em&gt;L\u2019influenza spagnola del 1918-1919. La dimensione globale, il quadro nazionale e un caso locale&lt;\/em&gt;, Pistoia, ISRPt Editore, Pistoia, 2020). Tra gli storici italiani che per primi hanno lamentato la mancanza di studi sulla pandemia del 1918-1919 segnalo Paolo Sorcinelli (&lt;em&gt;Per una storia della malattia in Italia&lt;\/em&gt;, \u00abSanit\u00e0, scienza e storia\u00bb, 1984, n. 2, pp. 85-86).'><sup>2<\/sup><\/a><\/span>, oltre alla letteratura medico-scientifica e alla stampa generalista dell\u2019epoca, che essendo sottoposta a censura fornisce un quadro ampiamente edulcorato e distorto della realt\u00e0.<br>\nAlle poche ricerche storiografiche prodotte in Italia si \u00e8 affiancata, di recente, un\u2019ampia messe di saggi, pi\u00f9 o meno documentati, e di articoli giornalistici che hanno compiuto arditi parallelismi con la pandemia di Covid-19 e che spesso hanno rischiato di sfociare nell\u2019epica, pi\u00f9 che nella storia, e di trascendere nell\u2019idea \u2013 comune a molte grandi emergenze sanitarie \u2013 che i medici, gli infermieri, i farmacisti siano, indistintamente, una categoria di eroi, o ancora meglio di antieroi, ovvero (secondo una delle tante accezioni che ha questo termine) di persone \u201cnormali\u201d capaci in qualche circostanza di gesti straordinari, spesso misconosciuti. <br>\nQuesta che potremmo chiamare la mitologia della resilienza, fa il paio, del resto, con un\u2019altra costruzione retorica che si \u00e8 andata sedimentando negli anni fino ad arrivare al presente delle celebrazioni centenarie della Grande Guerra. Di quando in quando si \u00e8 sentito dare fiato all\u2019eroismo bellico, come se l\u2019esperienza traumatica dei soldati fosse sintetizzabile in un\u2019univoca sintassi del sacrificio e della sublimazione. L\u2019ultima tappa della retorica nazional-patriottica \u00e8 stata la celebrazione del centenario della traslazione e tumulazione del Milite Ignoto, che non mi pare abbia aggiunto granch\u00e9 ad una seria riflessione sul senso di quel conflitto per i tanti militi ignorati (pi\u00f9 che ignoti) della Grande Guerra<span id='easy-footnote-3-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-3-9793' title='A parere di chi scrive, anche l\u2019iniziativa della concessione della cittadinanza onoraria al milite ignoto, promossa dall\u2019Anci e dal Gruppo delle Medaglie d\u2019Oro al Valor Militare d\u2019Italia, si \u00e8 tradotta, sui territori, in un\u2019acritica esaltazione del sacrificio per la Patria piuttosto che in una seria riflessione sul significato dei conflitti armati. Solo alcuni Comuni hanno colto quest\u2019ultimo aspetto. Cfr., ad esempio, il Comune di Palanzano, in provincia di Parma, che nella &lt;a href=&quot;http:\/\/www.comune.palanzano.pr.it\/notizie\/cittadinanza-onoraria-al-milite-ignoto&quot; title=&quot;Cittadinanza onoraria al milite ignoto&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;delibera di conferimento della cittadinanza ha descritto il milite ignoto&lt;\/a&gt; come \u00absimbolo delle vittime di tutti i conflitti armati e monito delle coscienze a non ripetere gli errori del passato\u00bb e ha voluto \u00abrendere omaggio a quanti hanno dato la vita durante i conflitti armati del Novecento, lottando per la libert\u00e0, la democrazia e per il valore della fratellanza che oggi pi\u00f9 che mai deve essere rinnovato e promosso soprattutto tra le nuove generazioni, richiamando anche i valori della Costituzione della Repubblica Italiana\u00bb.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nQueste visioni forzatamente semplificate, che emergono a un secolo di distanza da quegli eventi, ricordano i toni enfatici della scritta nera che apparve sul rudere di una casa devastata dopo Caporetto: \u00abTutti eroi! O il Piave o tutti accoppati\u00bb; una scritta (sulla cui paternit\u00e0 e spontaneit\u00e0, peraltro, permangono forti dubbi<span id='easy-footnote-4-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-4-9793' title='&lt;em&gt;Chi l\u2019ha detto? Tesoro di citazioni italiane e straniere, di origine letteraria e storica, ordinate e annotate da Giuseppe Fumagalli&lt;\/em&gt;, Milano, Hoepli, 1989, p. 598.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span>) che avrebbe dovuto riassumere il coraggio e lo sprezzo del pericolo dell\u2019universo dei fanti, tutti sommersi da una sorta di melassa retorica indistinta. <br>\nInvece, esattamente come i soldati, non tutti i medici, gli ufficiali sanitari, i farmacisti e le figure che in genere avevano compiti nell\u2019emergenza sanitaria del 1918 furono eroi. Averlo presente ci aiuta a riflettere sui comportamenti umani e sulle loro cause, un esercizio che pu\u00f2 valere per qualunque emergenza, di ieri come di oggi; ma ci aiuta anche a capire la considerazione, le aspettative e il giudizio che il personale addetto all\u2019assistenza e alla cura aveva del proprio lavoro. Ci aiuta per esempio a comprendere le differenze \u2013 che correvano essenzialmente lungo linee di genere \u2013 tra quanto ritennero di avere svolto, nella gestione della pandemia, le infermiere da un lato e i medici dall\u2019altro. Le prime, destinate a compiti quasi esclusivamente di assistenza e sollievo (a causa della difficolt\u00e0 all\u2019accesso alle professioni di cura), ritennero generalmente di avere eseguito un lavoro soddisfacente, e cos\u00ec, in effetti fu, il pi\u00f9 delle volte; i secondi, invece, che misuravano il loro successo professionale nei termini \u201cmascolini\u201d della capacit\u00e0 di dominio sulla malattia e di guarigione dei pazienti, uscirono mediamente pi\u00f9 frustrati da quell\u2019evento impossibile da curare e che falci\u00f2 un\u2019intera generazione giovane e in buona salute<span id='easy-footnote-5-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-5-9793' title='Su questi temi sono illuminanti le considerazioni di Nancy K. Bristow, &lt;em&gt;American Pandemic. The Lost Worlds of the 1918 Infuenza Epidemic&lt;\/em&gt;, New York, Oxford University Press, 2012, pp. 122-123.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nI fondi conservati all\u2019Archivio Centrale dello Stato (Acs) ci aiutano anche ad analizzare, attraverso un precedente storico di forte impatto come la \u201cspagnola\u201d, reazioni umane tipiche a momenti di forte stress: la resilienza, che trae alimento da risorse inaspettate dell\u2019individuo, e la fragilit\u00e0, derivante da sentimenti (altrettanto umani) di sgomento e paura e dall\u2019istinto di conservazione. Il personale sanitario, come vedremo, non and\u00f2 esente da entrambe queste reazioni: la capacit\u00e0 di resistere a una sfida durissima e la fuga dalla realt\u00e0. <br>\nPer quanto riguarda lo studio della gestione sanitaria della \u201cspagnola\u201d, sono state finora oggetto d\u2019analisi, all\u2019Acs, soprattutto alcune buste della serie \u201cAffari generali\u201d della Direzione generale della sanit\u00e0 pubblica, articolazione del Ministero dell\u2019Interno alla quale competevano, appunto, la tutela della salute pubblica e le funzioni di polizia e assistenza sanitarie sul territorio nazionale, soprattutto attraverso le articolazioni prefettizie. <br>\nLa serie \u201cAffari generali\u201d relativa agli anni 1910-1920 consta di 748 buste. Di queste, i pochi studiosi che in Italia si sono occupati di \u201cspagnola\u201d ne hanno consultate (o citate), meno di una trentina, ovvero quelle inventariate con termini facilmente riconducibili all\u2019epidemia influenzale del 1918. <br>\nVi \u00e8 un\u2019altra parte del fondo, maggioritaria, che \u00e8 sfuggita ai pi\u00f9<span id='easy-footnote-6-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-6-9793' title='A quanto ci risulta, soltanto Simonetta Soldani ha utilizzato quella parte del fondo, limitatamente alle buste relative al territorio da lei analizzato, ovvero la Toscana (Soldani,&amp;nbsp;&lt;em&gt;La&lt;\/em&gt;&amp;nbsp;&lt;em&gt;Grande Guerra lontano dal fronte&lt;\/em&gt;, cit.).'><sup>6<\/sup><\/a><\/span>. Si tratta di faldoni, suddivisi per provincia, indicati nell\u2019inventario con il generico oggetto di \u201cmalattie infettive\u201d. Di questo gruppo fanno parte, complessivamente, 86 buste, suddivise per le 69 province del Regno (alcune province hanno pi\u00f9 d\u2019una busta e alcune buste contengono due province). Chi scrive, nel 2020-2022, ha analizzato sistematicamente tutti questi ed altri faldoni della serie, per un totale di un centinaio di buste, che sono confluite in diversi lavori<span id='easy-footnote-7-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-7-9793' title='Le ricerche sono sfociate, per il momento, nei seguenti lavori principali: &lt;em&gt;Questi giorni di ansia terribile. Olgiate Molgora, la Brianza e la provincia di Como durante l\u2019epidemia di influenza spagnola&lt;\/em&gt; (vincitore della borsa di studio indetta dal Comune di Olgiate Molgora), &lt;em&gt;\u201c&lt;\/em&gt;&lt;em&gt;Senza nessuno, di notte, come un cane\u201d. La pandemia influenzale del 1918-1919 a Mantova&lt;\/em&gt;&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;(terzo classificato al premio Mozzarelli 2021, indetto dall\u2019Istituto Mantovano di Storia Contemporanea); &lt;em&gt;La spagnola&lt;\/em&gt;, cit. Le riflessioni del presente saggio sono in parte l\u2019anticipazione di un altro volume in corso di pubblicazione per l\u2019editore Itinera Progetti di Bassano del Grappa.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nNelle 86 buste sulle province si trova, generalmente, un fascicolo sull\u2019epidemia influenzale, che contiene, in prevalenza, il carteggio tra Prefetture, Comuni e Direzione generale della sanit\u00e0 pubblica, ma a volte anche altri preziosi documenti, che permettono di fornire un quadro pi\u00f9 puntuale della gestione della pandemia di \u201cspagnola\u201d in Italia ed anche di leggere quegli eventi cercando di scorgere il reale comportamento delle persone chiamate a svolgere un ruolo fondamentale nella cura. Per i limiti intrinseci alle fonti analizzate andremo a delineare soprattutto una storia al maschile. Ulteriori ricerche aiuterebbero invece a mettere a fuoco anche il comportamento dell\u2019universo femminile impegnato nell\u2019assistenza e (sebbene in rari casi, come vedremo) anche nella cura.<br>\nRestando alle fonti da noi consultate, i documenti ci restituiscono atti di grande abnegazione accanto a comportamenti di segno opposto, dettati da un insieme di motivazioni che possiamo ricondurre ad alcune macro categorie: paura, smarrimento, frustrazione, esaurimento emotivo, fisico e mentale correlato al lavoro (compresa la sindrome di <em>burnout<\/em>). Non mancarono motivi meno nobili di questi, dettati da mero interesse materiale, come la possibilit\u00e0 di arricchirsi, grazie al rialzo dei prezzi di vendita di farmaci e disinfettanti e alla potenza della pubblicit\u00e0, che trasformava semplici palliativi in ritrovati miracolosi. I giornali, da questo punto di vista, ebbero poche remore, al tempo della \u201cspagnola\u201d. <br>\nAccanto agli eroi, insomma, ci furono gli eroi mancati, ovvero coloro che avrebbero potuto assurgere al ruolo dei primi, ma che per qualit\u00e0 negative si trasformarono nel loro opposto: ufficiali medici che si eclissarono nel momento pi\u00f9 pregnante della loro carriera, prefetti che invece di attuare misure efficaci di \u201cdistanziamento sociale\u201d assecondarono esigenze delle <em>lobbies<\/em> degli esercenti di locali di pubblico spettacolo, farmacisti avidi che rialzarono il prezzo di antipiretici, purganti e disinfettanti, medici condotti che abbandonarono il campo per frustrazione, esaurimento, depressione. La lista degli eroi mancati della \u201cspagnola\u201d appare piuttosto lunga e solo nuovi studi potrebbero arricchirla. <br><br>\n\n       <b>1. <em>L\u2019attenuante: un nemico tremendo e sconosciuto<\/em><\/b><br>\n \nCi sono delle attenuanti al comportamento non eroico di molti. La prima \u00e8 che si trattava di un nemico sconosciuto, invisibile ed estremamente aggressivo, una situazione simile a quella che il mondo scientifico e medico si \u00e8 trovato ad affrontare all\u2019inizio della pandemia di Covid 19. <br>\nL\u2019influenza \u201cspagnola\u201d colp\u00ec il mondo in tre ondate successive, provocando un numero di vittime stimato oggi in un <em>range<\/em> compreso tra i 50 e i 100 milioni<span id='easy-footnote-8-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-8-9793' title='Cfr. Niall Johnson, Juergen Mueller, &lt;em&gt;Updating the Accounts: Global Mortality of the 1918-1920 \u201cSpanish\u201d Influenza Pandemic&lt;\/em&gt;, \u00abBulletin of the History of Medicine\u00bb, a. 76 (2002).'><sup>8<\/sup><\/a><\/span>. Anche per l\u2019Italia il calcolo resta approssimativo. David K. Patterson e Gerald F. Pyle hanno stimato un totale di morti compreso tra 325 e 350 mila<span id='easy-footnote-9-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-9-9793' title='David K. Patterson, Gerald F. Pyle, &lt;em&gt;The geografy and mortality of the 1918 Influenza Pandemic, &lt;\/em&gt;\u00abBulletin of the history of medicine\u00bb, 65 (Spring 1991), n. 1, p. 14.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span>, Niall Johnson e Juergen Mueller in 390 mila<span id='easy-footnote-10-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-10-9793' title='Johnson-Mueller, &lt;em&gt;Updating the Accounts&lt;\/em&gt;, cit., p. 113.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span>, Alessio Fornasin, Matteo Breschi e Matteo Manfredini in 410 mila morti nel solo anno 1918, che salgono a 466 mila se si tiene conto anche dei decessi del 1919-1920<span id='easy-footnote-11-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-11-9793' title='Alessio Fornasin, Marco Breschi, Matteo Manfredini, &lt;em&gt;Spanish flu in Italy: new data, new questions&lt;\/em&gt;, \u00abLe infezioni in medicina. Rivista periodica di eziologia, epidemiologia, diagnostica, clinica e terapia delle patologie infettive\u00bb, 2018, n. 1, pp. 97-106.'><sup>11<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nLa prima ondata si svilupp\u00f2 tra la primavera e l\u2019inizio dell\u2019estate del 1918, raggiungendo anche l\u2019Italia e contagiando soprattutto persone che vivevano in grandi comunit\u00e0, sia militari che civili. Nell\u2019agosto del 1918, dopo un momento di decrescita (che per la penisola coincise, essenzialmente, con il mese di luglio), l\u2019influenza entr\u00f2 nella seconda fase, con un\u2019ondata di casi pi\u00f9 letali. Dopo l\u2019apice dei decessi, generalmente raggiunto nelle province italiane nel mese di ottobre per quanto riguarda i grandi centri e in novembre nelle localit\u00e0 pi\u00f9 remote, la malattia inizi\u00f2 a perdere virulenza, fino quasi a scomparire alla fine dell\u2019anno. All\u2019inizio del 1919 si scaten\u00f2 infine la terza ondata, che aveva tuttavia attenuato la sua capacit\u00e0 di contagiare e di uccidere. In questa fase le vittime stimate furono comunque intorno ai due-tre milioni nel mondo<span id='easy-footnote-12-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-12-9793' title='Howard Phillips, &lt;em&gt;Influenza Pandemic&lt;\/em&gt;, in &lt;em&gt;1914-1918-online. International Encyclopedia of the First World War&lt;\/em&gt;, a cura di Ute Daniel, Peter Gatrell, Oliver Janz, Heather Jones, Jennifer D. Keene, Alan Kramer, and Bill Nasson, Freie Universit\u00e4t Berlin, Berlin, 8 ottobre 2014, p. 5.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span>, ovvero due o tre volte pi\u00f9 di quelle dell\u2019intera influenza \u201crussa\u201d, che aveva colpito anche l\u2019Italia dal 1889 al 1894.<br>\nProprio la \u201crussa\u201d fu il precedente al quale molti dottori pensarono quando si trovarono ad affrontare una malattia che presentava le stesse caratteristiche delle comuni influenze stagionali, ma una contagiosit\u00e0 e una mortalit\u00e0 estremamente pi\u00f9 elevate. A quell\u2019epoca la convinzione generale della classe medico-scientifica era che l\u2019influenza, in quanto tale, se non vinta, fosse stata almeno \u00abaddomesticata\u00bb<span id='easy-footnote-13-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-13-9793' title='Bristow, &lt;em&gt;American Pandemic&lt;\/em&gt;, cit., p. 25.'><sup>13<\/sup><\/a><\/span>.  Ci\u00f2 si dimostrer\u00e0 vero soltanto in parte.<br>\nNel 1918 i medici pi\u00f9 anziani ricordavano ancora bene la pandemia di trent\u2019anni prima. Alcuni ricorsero proprio a quell\u2019esperienza per attuare buone pratiche gi\u00e0 sperimentate; ad altri la nuova malattia rievoc\u00f2 lo stesso senso di inadeguatezza e frustrazione gi\u00e0 vissuto all\u2019inizio della loro carriera professionale. Di certo, come scrisse il maggiore medico Cesare Pezzi nel marzo del 1919, in tre decenni era cambiato ben poco sulla conoscenza della malattia e quindi sulla possibilit\u00e0 di mettere in campo cure efficaci. Secondo Pezzi, direttore dell\u2019Ospedale di riserva di via Mantegna, a Milano, di fronte alla \u201cspagnola\u201d \u00abuna schiera di medici illuminati\u00bb era stata ipnotizzata \u00abdall\u2019importanza di un determinato farmaco o da un sistema di cura basato su concezioni aprioristiche, spesso stravaganti\u00bb, come era accaduto con la \u201crussa\u201d. Il risultato era stato il medesimo: \u00abNon mi \u00e8 parso che si sia trovato n\u00e9 un mezzo profilattico, n\u00e9 un mezzo terapeutico diretto contro l\u2019influenza\u00bb<span id='easy-footnote-14-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-14-9793' title='Cesare Pezzi, &lt;em&gt;Note cliniche e batteriologiche sull\u2019epidemia d\u2019influenza&lt;\/em&gt;, \u00abGiornale di Medicina Militare\u00bb, LXVII (marzo 1919), 3, p. 381.'><sup>14<\/sup><\/a><\/span>. Le parole di Pezzi erano rivolte a quanti, tra i suoi colleghi, continuavano a credere, ancora nella primavera del 1919, che l\u2019agente eziologico responsabile della nuova malattia fosse il bacillo individuato da Richard Pfeiffer<span id='easy-footnote-15-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-15-9793' title='Allievo di Robert Koch, nel 1892 Pfeiffer aveva erroneamente ritenuto che il responsabile dell\u2019influenza \u201crussa\u201d fosse un bacillo, al quale sar\u00e0 dato il suo nome e che oggi conosciamo come &lt;em&gt;Haemophilus influenzae&lt;\/em&gt;. Il coccobacillo emofilo (\u201camico del sangue\u201d) provoca in effetti diverse malattie ed \u00e8 presente comunemente nella gola e nel naso degli esseri umani, ma non causa l\u2019influenza, che \u00e8 cagionata, come oggi sappiamo, da un virus.'><sup>15<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nLa \u201cspagnola\u201d fu l\u2019ultima pandemia influenzale ad essere affrontata senza alcun efficace strumento terapeutico. La causa dell\u2019influenza umana e i suoi legami con quelle di origine aviaria e suina erano infatti sconosciuti. Solo nel 1931 il virus (successivamente identificato come H1N1) venne isolato per la prima volta nei suini dal virologo americano Richard Shope; due anni dopo, un team di scienziati britannici riusc\u00ec a isolare il virus dell\u2019influenza di tipo A nell\u2019uomo. Nel 1936 l\u2019immunologo australiano Frank Macfarlane Burnet scopr\u00ec che il virus dell\u2019influenza poteva essere coltivato in uova di gallina fertilizzate, permettendo cos\u00ec di sviluppare vaccini inattivati, la cui efficacia protettiva, tuttavia, venne pienamente determinata nel corso degli anni Cinquanta. All\u2019epoca della \u201cspagnola\u201d non esistevano nemmeno antibiotici per curare le infezioni batteriche secondarie. La scoperta della penicillina risale al 1929, la sua immissione sul mercato \u00e8 di alcuni anni dopo<span id='easy-footnote-16-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-16-9793' title='Michele La Placa, &lt;em&gt;Virus e batter&lt;\/em&gt;i, Bologna, Il Mulino, 2011, p. 88.'><sup>16<\/sup><\/a><\/span>. In mancanza di vaccini, ma anche di adeguati mezzi terapeutici per combattere le infezioni secondarie, la profilassi restava dunque il mezzo pi\u00f9 efficace per contrastarne gli effetti devastanti.<br><br>\n\n\n       <b>2. <em>Profilassi, isolamento degli ammalati, quarantena<\/em><\/b><br>\n\nSebbene anche nella comunit\u00e0 scientifica non mancassero voci fantasiose sulle modalit\u00e0 di propagazione della malattia, appariva abbastanza condiviso il fatto che il contagio avvenisse da individuo ammalato a individuo sano e che si trasmettesse principalmente per via aerea. <br>\nPer questo motivo furono adottate, sebbene non ovunque e con la stessa solerzia, misure di profilassi, di isolamento dei contagiati e di \u201cdistanziamento sociale\u201d. Si trattava di interventi che discendevano dalle comuni conoscenze epidemiologiche sull\u2019influenza e che in parte erano state attuate anche tre decenni prima.<br>\nNei porti e nelle stazioni furono imposte forme di quarantena e soprattutto vennero creati reparti o ospedali dove isolare le persone infette. Dove questo avvenne per tempo e con larghezza di mezzi, generalmente si riuscirono a limitare i danni. I provvedimenti di chiusura e le limitazioni ai luoghi di intrattenimento e spettacolo, invece, sollevarono in genere le proteste degli esercenti, che non senza qualche ragione evidenziarono la contraddizione esistente nell\u2019accanimento verso cinema e teatri quando si lasciavano aperti osterie e caff\u00e8. <br>\nLe misure generali furono messe a punto dalle autorit\u00e0 sanitarie a partire da settembre, ma trattandosi di indirizzi, e non di obblighi, la loro applicazione venne lasciata alle iniziative di prefetti e sindaci. <br>\nIn questa prima fase la vita sociale continu\u00f2 a svolgersi pressoch\u00e9 identica a prima, come si pu\u00f2 facilmente evincere scorrendo le cronache dei giornali. Fino alla fine di ottobre, teatri e cinema continuarono a funzionare in quasi tutte le citt\u00e0, seppure con qualche limitazione; cos\u00ec pure avvenne per la circolazione dei mezzi pubblici e per l\u2019attivit\u00e0 di ristoranti, trattorie e caff\u00e8.<br>\nIn mancanza di obblighi, ogni prefetto (ma spesso anche ogni singolo sindaco) mise in atto misure differenti, dettate dalla maggiore o minore sensibilit\u00e0 al rischio, ma anche dalle pressioni che provenivano dalle rispettive comunit\u00e0. \u00c8 questo un punto focale dell\u2019atteggiamento delle autorit\u00e0 che ricoprirono ruoli di responsabilit\u00e0 nella gestione della salute pubblica sui vari territori. Opporsi a interessi consolidati e a gruppi di pressione potenti, significava mettere a rischio la propria carriera. Molti prefetti preferirono &#8220;salvare la poltrona&#8221;, evitando di compiere gesti eroici: il pi\u00f9 delle volte adottarono misure blande di \u201cdistanziamento sociale\u201d. Come sintetizz\u00f2 il medico provinciale di Trapani, si sarebbero ottenuti risultati efficaci solo quando si fosse potuto raggiungere, \u00abcome misura di base [\u2026] l\u2019irraggiungibile, la soppressione completa dei rapporti sociali, quando si potesse imporre un periodo di temporanea paralisi alla vita pubblica\u00bb<span id='easy-footnote-17-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-17-9793' title='Archivio Centrale di Stato (Acs), Ministero dell\u2019Interno (Mi), Direzione generale della sanit\u00e0 pubblica (Dgsp), Affari generali, 1910-1920 (1910-1920), b. 245, \u201cTrapani. Epidemia influenzale\u201d, R. Prefettura della Provincia di Trapani, R. Prefettura di Trapani, &lt;em&gt;Epidemia d\u2019influenza 1918-Relazione&lt;\/em&gt;, 31 dicembre 1918.'><sup>17<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nEmblematico \u00e8 quanto accadde a Roma. <br>\nCinema e teatri della Capitale rimasero chiusi meno di due settimane, dal 20 ottobre al 3 novembre, per ordine del prefetto, Faustino Aphel. L\u2019ordinanza fu adottata \u00abdopo molti tentennamenti\u00bb<span id='easy-footnote-18-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-18-9793' title='&lt;em&gt;Una vittima del fiero morbo. Il povero signor Buonsenso&lt;\/em&gt;, \u00abIl Tempo\u00bb, 13 gennaio 1919.'><sup>18<\/sup><\/a><\/span> e contro il parere avverso dell\u2019Ufficio comunale di igiene. Le autorit\u00e0 sanitarie del Municipio capitolino ritenevano infatti che il provvedimento prefettizio fosse \u00abinopportuno, dato che veniva a provocare [\u2026] una inconsueta affluenza di gente nelle osterie ed in altri locali pi\u00f9 intensamente malsanici [sic]\u00bb, che invece erano stati lasciati aperti. L\u2019Ufficio, che faceva capo all\u2019assessore ed illustre clinico Ettore Marchiafava, fu contrario anche a un altro provvedimento adottato dalle superiori autorit\u00e0, ovvero \u00abla perenne apertura dei finestrini sui trams\u00bb<span id='easy-footnote-19-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-19-9793' title='&lt;em&gt;Le comunicazioni del Sindaco e la situazione sanitaria&lt;\/em&gt;, \u00abL\u2019idea nazionale\u00bb, 27 novembre 1918.'><sup>19<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nLa rapida riapertura di cinema e teatri attuata dal prefetto fu dovuta quasi certamente alle pressioni di Marchiafava e del questore, preoccupato di possibili agitazioni<span id='easy-footnote-20-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-20-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 251, f. \u201cRoma. Epidemia influenzale\u201d, Regia Questura di Roma, &lt;em&gt;prot. n. 15147 Div. III&lt;\/em&gt;, 5 novembre 1918.'><sup>20<\/sup><\/a><\/span>, ma anche a una vibrata protesta che si svolse in Prefettura il 31 ottobre, ad opera di due distinte delegazioni di lavoratori dello spettacolo<span id='easy-footnote-21-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-21-9793' title='Archivio di Stato di Roma (Asr), Prefettura, Gabinetto, b. 1297, Prefettura della Provincia di Roma-Gabinetto, &lt;em&gt;prot. n. 5973&lt;\/em&gt;, 31 ottobre 1918. '><sup>21<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nAnche a Firenze l\u2019annunciata adozione di provvedimenti per la limitazione degli spettacoli sollev\u00f2 le proteste degli operatori del settore. Il segretario della Federazione Orchestrale e Corale Italiana, Serse Prefetti, scrisse alla Direzione generale della sanit\u00e0 pubblica per scongiurare la chiusura dei teatri fiorentini, che \u00abrincrudirebbe gi\u00e0 grave disagio molte centinaia lavoratori\u00bb. La protesta ebbe effetto: il prefetto rassicur\u00f2 infatti sulla \u00abripresa completa degli spettacoli\u00bb<span id='easy-footnote-22-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-22-9793' title='Carteggio in Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 219 bis, f. \u201cFirenze. Epidemia influenzale\u201d.'><sup>22<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nNella citt\u00e0 di Verona, duramente colpita dalla pandemia, una lettera anonima inviata a fine ottobre al Ministro dell\u2019Interno imput\u00f2 la causa di tanti lutti proprio a scelte tardive del prefetto, \u00abgi\u00e0 vecchio e inebetito\u00bb, che aveva chiuso cinema, teatri ed esercizi pubblici solo a fine ottobre, nonostante \u00abi provvedimenti di chiusura e disinfezione\u00bb chiesti dal sindaco<span id='easy-footnote-23-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-23-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 248, f. \u201cVerona. Epidemia Influenzale\u201d, &lt;em&gt;lettera firmata \u00abUn padre di famiglia\u00bb&lt;\/em&gt;, 28 ottobre 1918.'><sup>23<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nAnche in questo caso non mancarono esempi positivi. Secondo il prefetto di Pavia, Gennaro Bladier, le norme ministeriali non erano sufficienti \u00abad attenuare la diffusione\u00bb della pandemia, perch\u00e9 di non facile applicazione. \u00abMio primo provvedimento \u2013 scrisse uno dei pochi prefetti che imposero un punto di vista cautelativo \u2013 fu l\u2019ordinanza di chiusura dei teatri, dei cinematografi e di tutti i locali per spettacoli nei quali l\u2019agglomeramento di persone poteva costituire una sorgente intensa di diffusione\u00bb. Bladier posticip\u00f2 anche al 4 novembre, salvo nuove proroghe, la riapertura delle scuole pubbliche, degli asili e degli istituti privati, che dopo le vacanze estive erano rimasti chiusi. Con successivi decreti vennero anche proibite le fiere, i mercati e le visite di parenti e conoscenti ai pazienti ricoverati negli ospedali e nel manicomio. Furono inoltre raccomandate la disinfezione delle chiese e la limitazione delle funzioni religiose e venne anticipato alle 21 l\u2019orario di chiusura degli esercizi pubblici<span id='easy-footnote-24-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-24-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 233, f. \u201cPavia. Epidemia Influenzale\u201d, Regia Prefettura della provincia di Pavia, &lt;em&gt;prot. n. 16198&lt;\/em&gt;, 19 ottobre 1918.'><sup>24<\/sup><\/a><\/span>.<br>\n\u00c8 impossibile, ovviamente, stabilire quante vittime in pi\u00f9 provoc\u00f2 la scelta di molti prefetti di riaprire i locali prima che le condizioni della salute si fossero stabilizzate; tuttavia, dal momento che queste dinamiche si ripeterono in tutta Italia, \u00e8 facile supporre che il numero dei morti dovuti a comportamenti tutt\u2019altro che eroici delle massime autorit\u00e0 provinciali sia stato molto elevato. Lo <em>show<\/em> doveva continuare, come pure gli affari dei gestori, nonostante fosse chiaro che la decisione avrebbe provocato vittime, come sottolineato del resto da un opuscolo della Direzione generale della sanit\u00e0 pubblica, ampiamente diffuso in tutti i Comuni del Regno, nel quale si chiariva che una norma di prudenza essenziale era quella di \u00abevitare il pi\u00f9 possibile i luoghi pubblici\u00bb e \u00abi comuni mezzi di trasporto\u00bb come treni e tram<span id='easy-footnote-25-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-25-9793' title='Ministero dell\u2019Interno-Direzione generale della sanit\u00e0 pubblica, &lt;em&gt;Istruzioni popolari per la difesa contro la influenza&lt;\/em&gt;, Roma, Tip. Artero, 1918.'><sup>25<\/sup><\/a><\/span>. Non li si chiudeva ma si lasciava intendere che era pericoloso frequentarli. <br>\nA fronte di comportamenti disinvolti, in tema di \u201cdistanziamento sociale\u201d, vi furono anche scelte coraggiose, per certi versi controcorrente, a loro modo antieroiche. Abbiamo gi\u00e0 visto quelle del prefetto Bladier; lo stesso vale per il medico di un orfanotrofio femminile della provincia di Perugia, che decise di isolare completamente l\u2019istituto. Si tratt\u00f2 di una modalit\u00e0 di gestione della pandemia del tutto inusuale, che a quanto pare ebbe analogie (documentate) soltanto in Australia e negli Stati Uniti<span id='easy-footnote-26-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-26-9793' title='Barry, &lt;em&gt;The Great Influenza&lt;\/em&gt;, cit., pp. 345-346.'><sup>26<\/sup><\/a><\/span>. Grazie alla drastica chiusura all\u2019esterno, nessuna delle 100 ragazze ospiti del collegio contrasse la malattia, che al contrario colp\u00ec duramente il territorio circostante. L\u2019idea di creare una sorta di \u201cbolla\u201d intorno all\u2019istituto venne al dottor Giuseppe Paoletti, il quale aveva gi\u00e0 sperimentato un analogo provvedimento durante la pandemia \u201crussa\u201d di 30 anni prima. Il comportamento di questo medico appare antieroico perch\u00e9 non fu esaltato, anzi, all\u2019epoca venne osteggiato e deriso, ma ai nostri occhi assume un significato decisamente positivo. <br>\nNegli anni 1889-1890, Paoletti aveva impedito il \u00abparlatorio\u00bb, ovvero i colloqui delle ospiti coi parenti, pensando correttamente che la malattia si trasmettesse da persona infetta a persona sana principalmente attraverso le vie aeree. In questo modo riusc\u00ec a preservare le ragazze dal contagio, mentre l\u2019epidemia infuri\u00f2 in paese. Non erano mancate, all\u2019epoca, le polemiche. A seguito dell\u2019articolo di un giornale, che si era fatto \u00abportavoce dello sconcio\u00bb causato dal non permettere le visite ai parenti, il medico era stato redarguito dalle autorit\u00e0 e aveva dovuto \u00abammettere\u00bb la possibilit\u00e0 di colloqui, ma imponendo che fosse interposta \u00abuna stanza di intervallo\u00bb tra le ragazze e i loro congiunti. Paoletti raccont\u00f2 di essere stato \u00abmesso in ridicolo anche per questo\u00bb, ma che le ragazze erano rimaste \u00abimmuni\u00bb. Il 28 febbraio 1890, per insistenza delle autorit\u00e0, il medico era stato infine costretto a far accedere i parenti nel parlatorio e due giorni dopo 52 ragazze erano a letto con la febbre. Forte di quell\u2019esperienza e di 30 anni di anzianit\u00e0 in pi\u00f9, che avevano aumentato la sua autorevolezza, Paoletti durante la pandemia influenzale del 1918 decise di \u201cblindare\u201d nuovamente il collegio, con gli effetti positivi che abbiamo detto<span id='easy-footnote-27-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-27-9793' title='&lt;em&gt;Atti della riunione per lo studio dell\u2019influenza&lt;\/em&gt;, cit., p. 135.'><sup>27<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nOltre a non essere adottate misure radicali come questa, durante la pandemia di \u201cspagnola\u201d fu scarsamente praticato anche l\u2019uso di mezzi di protezione individuale, che avrebbero potuto certamente ridurre i rischi del personale sanitario, migliorandone la determinazione, oltre che le <em>performance<\/em>. Anche in questo caso, esisteva un\u2019evidente discrepanza tra lo stato delle conoscenze, che suggerivano caldamente l\u2019uso di maschere protettive, e la scellerata sottovalutazione della loro importanza tra gli operatori della salute. Nel gennaio del 1919 il direttore dell\u2019Istituto Sieroterapico Milanese, Serafino Belfanti, riassunse in questi termini il comune sentire dell\u2019epoca: \u00abNoi italiani nell\u2019adottare questa misura del fazzoletto o della maschera, che \u00e8 secondo me molto efficace a difenderci dal contagio, ci sentiremmo ridicoli: in America l\u2019igiene non ha di queste fisime e va dritta al suo scopo quando lo crede necessario\u00bb<span id='easy-footnote-28-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-28-9793' title='&lt;em&gt;Una generosa offerta dell\u2019Istituto Sieroterapico Milanese&lt;\/em&gt;, \u00abCorriere della Sera\u00bb, 10 gennaio 1919.'><sup>28<\/sup><\/a><\/span>.<br><br><b> \n\n\n       3. <em>Tra stress, resilienza e <\/em>burnout<\/b><br>\n\nAll\u2019interno del quadro fin qui descritto \u00e8 ora possibile riprendere il filo di comportamenti virtuosi (che possiamo chiamare eroici, per semplificare) e del loro contrario. Le fonti ci restituiscono infatti esempi in cui il senso del dovere fu frenato da sentimenti quali la paura, la \u00abfrustrazione\u00bb e l\u2019\u00abimpotenza\u00bb<span id='easy-footnote-29-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-29-9793' title='Sergio Sabbatani, Sirio Fiorino, &lt;em&gt;La pandemia influenzale \u201cspagnola\u201d&lt;\/em&gt;, \u00abLe Infezioni in Medicina\u00bb, n. 4, 2007, p. 276.'><sup>29<\/sup><\/a><\/span> ed altri in cui invece venne esaltato da un\u2019eccezionale abnegazione, ai limiti dell\u2019autolesionismo. In altre parole, anche nel personale addetto alla cura e all\u2019assistenza non \u00e8 sempre la resilienza a prevalere nei periodi di forte stress. <br>\nNon esistono studi italiani sugli effetti a lungo termine della pandemia di \u201cspagnola\u201d sul personale coinvolto nella sua gestione in senso lato: medici, infermiere, farmacisti ma anche religiosi impegnati nella cura (non solo delle anime), disinfettatori, interratori, amministratori pubblici, personale delle forze dell\u2019ordine. <br>\nPoche sono anche le ricerche a livello internazionale. Tra queste, si segnala il volume <em>America Pandemic<\/em> di Nancy K. Bristow. La docente di Storia all\u2019Universit\u00e0 di Puget Sound a Tacoma (Washington) ha rilevato come i professionisti della cura statunitensi sopravvissuti alla pandemia siano stati perseguitati per molti anni da un senso di frustrazione e dolore<span id='easy-footnote-30-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-30-9793' title='Cfr. Bristow, &lt;em&gt;American Pandemic&lt;\/em&gt;, cit., pp. 123-131.'><sup>30<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nIl demografo storico Svenn-Erik Mamelund ha invece analizzato i ricoveri in strutture psichiatriche in Norvegia tra il 1872 e il 1929, scoprendo che il numero di pazienti alla prima ospedalizzazione per disturbi mentali attribuiti all\u2019influenza erano aumentati di una media del 7,2 per cento nei sei anni seguenti alla pandemia<span id='easy-footnote-31-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-31-9793' title='Svenn-Erik Mamelund, &lt;a href=&quot;https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/5097223_Effects_of_the_Spanish_Influenza_Pandemic_of_1918-19_on_Later_Life_Mortality_of_Norwegian_Cohorts_Born_About_1900&quot; title=&quot;Effects of the Spanish Influenza Pandemic of 1918-19 on Later Life Mortality of Norwegian Cohorts Born About 1900&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;Effects of the Spanish Influenza Pandemic of 1918-19 on Later Life Mortality of Norwegian Cohorts Born About 1900&lt;\/em&gt;&lt;\/a&gt;, working paper, october 2003. '><sup>31<\/sup><\/a><\/span>. Un\u2019indagine su larga scala effettuata in Italia, dove non mancano gli storici che lavorano su fonti manicomiali, potrebbe restituire qualche informazione sulla salute mentale del personale di assistenza e cura. Potrebbero emergere, ad esempio, forme di <em>burnout<\/em>, inteso come \u00abreazione alla tensione emozionale cronica creata dal contatto continuo con altri esseri umani, in particolare quando essi hanno problemi o motivi di sofferenza\u00bb<span id='easy-footnote-32-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-32-9793' title='Christina Maslach, &lt;em&gt;La sindrome del burnout. Il prezzo dell\u2019aiuto agli altri&lt;\/em&gt;, Assisi, Cittadella editrice, 1997, p. 20. '><sup>32<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nSebbene siano stati riconosciuti dall\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 soltanto nel 2019 come sindrome, i disturbi da stress legato all\u2019attivit\u00e0 lavorativa hanno alle spalle gi\u00e0 mezzo secolo di studi approfonditi<span id='easy-footnote-33-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-33-9793' title='Isabella Casadio, Mariella Mentasti, &lt;em&gt;Il lavoro che consuma: alimentare la motivazione per prevenire il &lt;\/em&gt;burnout, in &lt;em&gt;Sfidare i tab\u00f9 della cura. Percorsi di formazione emotiva dei professionisti&lt;\/em&gt;, a cura di Daniele Bruzzone e Lucia Zannini, Milano, FrancoAngeli, 2021, p. 89.'><sup>33<\/sup><\/a><\/span>. Il <em>burnout <\/em>si caratterizza in particolare per tre aspetti: esaurimento fisico ed emotivo; spersonalizzazione, che si traduce spesso in atteggiamenti di distacco e insensibilit\u00e0 verso i pazienti; mancanza di realizzazione personale, che porta a una maggiore fatica ad affrontare le difficolt\u00e0 e a un minore interesse per il proprio lavoro. La conseguenza \u00e8 una sensazione di impotenza o fallimento, derivante dalla convinzione di non poter fare nulla per modificare la situazione. <br>\nIl <em>burnout <\/em>porta a un deterioramento del benessere generale della persona, con manifestazioni che toccano non solo il piano fisico (come spossatezza, mal di testa, insonnia, disturbi gastroenterici) ma anche quello psicologico (forte irritabilit\u00e0, insonnia, sfiducia in se stessi, scarsa empatia e capacit\u00e0 di ascolto, rabbia, risentimento, sensi di colpa)<span id='easy-footnote-34-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-34-9793' title='Christina Maslach, Wilmar B., Schaufeli, Michael P. Leiter, &lt;em&gt;Job burnout&lt;\/em&gt;, \u00abAnnual Review of Psychology\u00bb, 2001, vol. 52, pp. 397-422, https:\/\/doi.org\/10.1146\/annurev.psych.52.1.397.'><sup>34<\/sup><\/a><\/span>. Dall\u2019ambito professionale i disagi possono trasferirsi a quello personale e si pu\u00f2 precipitare in cambiamenti nelle abitudini alimentari, abuso di farmaci, alcol o droghe, fino al rischio elevato di suicidio<span id='easy-footnote-35-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-35-9793' title='Cfr. Maura Anfossi, &lt;em&gt;Il medico come figura di attaccamento&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;in Maura Anfossi, Maria Luisa Verlato, Alberto Zucconi, &lt;em&gt;Guarire o curare? Comunicazione ed empatia in medicina&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;Molfetta, La Meridiana, 2008.'><sup>35<\/sup><\/a><\/span>. Studi pi\u00f9 approfonditi potrebbero aprire squarci sugli effetti a lungo termine della \u201cspagnola\u201d sugli operatori sanitari, evidenziando analogie con quanto \u00e8 stato di recente messo a fuoco, ad esempio, da lavori su <em>distress<\/em> e <em>burnout<\/em> in occasione delle pandemie di Sars (novembre 2002-luglio 2003)<span id='easy-footnote-36-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-36-9793' title='Cfr., ad esempio, Cheng-Sheng Chen, Hsiu-Yueh Wu, Pinchen Yang, Cheng-Fang Yen, &lt;em&gt;Psychological Distress of Nurses in Taiwan Who Worked During the Outbreak of SARS&lt;\/em&gt;, \u00abPsychiatric Services\u00bb, January 2005, vol. 56, n. 1 77, pp. 77-79.'><sup>36<\/sup><\/a><\/span>, di influenza \u201csuina\u201d (aprile-ottobre 2009) e di Covid 19<span id='easy-footnote-37-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-37-9793' title='Ad es. Summer N. Rolin, Alexandra Flis, Jeremy J. Davis, &lt;a href=&quot;http:\/\/dx.doi.org\/10.1037\/pne0000257&quot; title=&quot;Work Coping, Stress Appraisal, and Psychological Resilience: Reaction to the COVID-19 Pandemic Among Health Care Providers&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;&lt;em&gt;Work Coping, Stress Appraisal, and Psychological Resilience: Reaction to the COVID-19 Pandemic Among Health Care Providers&lt;\/em&gt;&lt;\/a&gt;, \u00abPsychology &amp;amp; Neuroscience. Advance online publication\u00bb, 2021, July 22.'><sup>37<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nNel 1918, ignorando le cause della malattia, non avendo a disposizione cure efficaci e trovandosi incapaci ad arrestare il dilagare della pandemia, i medici si trovarono in una condizione d\u2019impotenza, che poteva sfociare in uno stato psicologico di grande frustrazione, quali membri di una professione sulla quale erano riposte notevoli aspettative<span id='easy-footnote-38-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-38-9793' title='Nancy K. Bristow, &lt;em&gt;\u2018You can\u2019t do anything for influenza\u2019. Doctors, nurses and the power of gender during the influenza pandemic in the United States&lt;\/em&gt;, in &lt;em&gt;The Spanish Influenza Pandemic of 1918-1919. New Perspectives&lt;\/em&gt;, edited by David Killingray, Howard Phillips, London-New York, Routledge, 2003, p. 59.'><sup>38<\/sup><\/a><\/span>. \u00abNon c\u2019era proprio niente che potessi fare\u00bb, fu la sintesi di un dottore, mentre secondo un altro \u00abla migliore cosa che un medico potesse fare per il paziente era lasciarlo solo\u00bb<span id='easy-footnote-39-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-39-9793' title='Ivi, p. 61.'><sup>39<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nI sanitari italiani, specie quelli che si trovarono ad affrontare gli ammalati da soli, nei luoghi pi\u00f9 sperduti del Regno, senza nemmeno la possibilit\u00e0 di un confronto con i colleghi, si trovavano completamente disorientati. La solitudine e l\u2019impotenza di un medico condotto astigiano di fronte alla \u201cspagnola\u201d furono raccontate, anni dopo, dal figlio, che lo aveva accompagnato spesso nelle visite:<br><br>\n\n<span class=\"quote\">\nLo vedevamo, pi\u00f9 ancora che stanco, sempre pi\u00f9 mortificato e avvilito. [\u2026] il suo armamentario terapeutico era ben poca cosa, perch\u00e9 si riduceva al chinino, alla fanecitina ed a qualche antipiretico, alle iniezioni sottocutanee di olio canforato e di caffeina per sostenere (?) la circolazione, qualche solvente ed espettorante del catarro dei bronchi (il farmacista del paese si alzava tutte le mattine alle cinque per preparare da cinque a dieci litri di infuso di poligala, cui aggiungeva del benzoato di sodio e del liquore anisato d\u2019ammonio). E non dimenticher\u00f2 di citare infine le applicazioni di cataplasmi (papin) di farina di lino e di coppette al torace, che avrebbero dovuto alleggerire il circolo polmonare<span id='easy-footnote-40-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-40-9793' title='Carlo Currado, &lt;em&gt;L\u2019epidemia di influenza \u201cSpagnola\u201d nell\u2019Astigiano. Ricordi e ricerche di un testimone&lt;\/em&gt;, \u00abIl Platano\u00bb, a. XVIII, 1993, p. 117. Ringrazio Walter Gonella del servizio prestiti interbibliotecari della Biblioteca Astense, per avermi messo a disposizione una copia della testimonianza.'><sup>40<\/sup><\/a><\/span>.\n<\/span>\n<br><br>\nAlcuni medici, come ha osservato Giorgio Cosmacini, modellarono la loro prassi sul \u00abnichilismo terapeutico\u00bb e \u00abcome ai tempi delle pi\u00f9 remote pestilenze, alla gran forza risanatrice della natura\u00bb<span id='easy-footnote-41-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-41-9793' title='Cosmacini,&amp;nbsp;&lt;em&gt;Medicina e sanit\u00e0 in Italia nel ventesimo secolo&lt;\/em&gt;, cit., p. 14.'><sup>41<\/sup><\/a><\/span>. All\u2019opposto, come ha sintetizzato Laura Spinney, vi furono dottori che adottarono \u00abun approccio pragmatico o polifarmacologico\u00bb: aggredendo il problema, rovesciarono addosso ai pazienti \u00abl\u2019armadietto delle medicine\u00bb, provocando danni anche pi\u00f9 gravi della malattia stessa. Se ad esempio il migliore rimedio per attenuare i sintomi dell\u2019influenza era, all\u2019epoca, l\u2019aspirina, che abbassava la temperatura corporea, un suo abuso potrebbe avere causato la morte di una \u00abpercentuale considerevole\u00bb di malati<span id='easy-footnote-42-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-42-9793' title='Laura Spinney, &lt;em&gt;1918 L\u2019influenza spagnola. La pandemia che cambi\u00f2 il mondo&lt;\/em&gt;, Venezia, Marsilio, 2018, p. 134.'><sup>42<\/sup><\/a><\/span>, per insufficienza renale acuta, insufficienza respiratoria, edema polmonare ed altro. <br>\nL\u2019incertezza nei metodi di cura lasciava libero campo ad ogni ipotesi. Il pubblico veniva solleticato da rimedi miracolistici reclamizzati dai giornali. Tre esempi tratti dal <em>Resto del Carlino<\/em> della seconda met\u00e0 di ottobre del 1918 sono esemplificativi: la \u00abPozione Arnaldi\u00bb contro la \u00abFebbre spagnola\u00bb, che \u00abpresa ogni sei ore a malattia dichiarata conduce a una rapidissima guarigione\u00bb; il \u00abMelitolo F.L.\u00bb, venduto nelle \u00abmigliori Farmacie\u00bb, che immesso nelle narici evita influenza, raffreddore e la nuova epidemia; le propriet\u00e0 disinfettanti del Dentifricio Zarri per combattere il male del momento<span id='easy-footnote-43-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-43-9793' title='Le prime due r\u00e9clame sono tratte dall\u2019edizione del 19 ottobre, la terza da quella del 22 ottobre.'><sup>43<\/sup><\/a><\/span>. Vennero anche riesumate antiche formule, come la \u00abPasticca del Re Sole contro la tosse<span id='easy-footnote-44-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-44-9793' title='&lt;em&gt;La salute pubblica&lt;\/em&gt;, \u00abIl Resto del Carlino\u00bb, 6 ottobre 1918. '><sup>44<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nLa pubblicit\u00e0 non contribuiva certo a fare chiarezza sulla malattia, ma d\u2019altra parte anche gli articoli dei giornali non diedero seriamente conto del dibattito scientifico, preferendo piuttosto dare la parola a questo o quell\u2019esperto, spesso al solo scopo di minimizzare il problema e rassicurare la popolazione. <br>\nDi fatto, la lancetta dell\u2019orologio era rimasta ferma a trent\u2019anni prima e i medici si trovavano impotenti come i loro colleghi che avevano affrontato l\u2019ondata pandemica dell\u2019ultima decade dell\u2019Ottocento. Esemplare fu lo sconforto che assal\u00ec il gi\u00e0 citato medico condotto astigiano: <br><br>\n\n<span class=\"quote\">\nSono broncopolmoniti diverse da quelle che eravamo abituati a vedere! Individui giovani e robusti, dal cuore sano, nel giro di pochissimi giorni diventano fortemente cianotici e dispnoici, il polso si fa molto frequente e debole e poi il crollo quasi improvviso per collasso. Ne ho visto finora uno solo andarsene per complicazioni cerebrali. \n<\/span><br><br>\n\u00abPer una malattia come questa ci vorrebbero medicamenti nuovi e molto potenti\u00bb, aveva ripetutamente lamentato quel medico di campagna<span id='easy-footnote-45-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-45-9793' title='Currado, &lt;em&gt;L\u2019epidemia di influenza \u201cSpagnola\u201d nell\u2019Astigiano&lt;\/em&gt;, cit., p. 117. '><sup>45<\/sup><\/a><\/span>, che si interrog\u00f2 sui limiti della sua professione.<br>\nIl carico eccessivo di lavoro e la mancanza di controllo sulle risorse necessarie per svolgerlo sono tra i fattori che predispongono alla sindrome di <em>burnout<\/em>. L\u2019assenza di cure efficaci, la difficolt\u00e0 a reperire medicinali che potessero lenire le sofferenze degli assistiti, la rabbia di fronte al loro prezzo artificiosamente elevato, lo sconforto di fronte alla morte di colleghi sono elementi che si ritrovano tra le carte da noi analizzate; cos\u00ec come non mancano i casi di medici condotti stremati dal sovraccarico lavorativo che abbandonarono interi paesi loro affidati o che si rifiutarono di occuparsi di nuove comunit\u00e0 loro assegnate, in aggiunta a quelle che gi\u00e0 seguivano con grande fatica. Nella sola provincia di Torino, all\u2019inizio di ottobre risultavano vacanti ben 41 condotte mediche (per lo pi\u00f9 di Comuni di montagna): 14 per decesso del titolare, 20 per richiamo alle armi e sette per ragioni diverse, ma soprattutto per malattia. <br>\nAnche l\u2019et\u00e0 pi\u00f9 avanzata e lo stato civile libero appaiono fattori predisponenti ad esaurimento da lavoro correlato. A Fezzano, frazione di Portovenere, il medico condotto del paese, Gennaro Scognamiglio, era stato richiamato alle armi ma il dottore al quale il servizio venne affidato temporaneamente, Angelo Galletti, \u00aba causa della sua et\u00e0 e della malferma salute\u00bb, non fu in grado di svolgere in modo efficace i propri compiti<span id='easy-footnote-46-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-46-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 221, f. \u201cGenova. Epidemia influenzale\u201d, &lt;em&gt;lettera&lt;\/em&gt;, s.d.'><sup>46<\/sup><\/a><\/span>. <br><br><b>\n\n\n       4. <em>Eroi e non eroi<\/em><\/b><br>\n\nDai documenti d\u2019archivio e dalla stampa dell\u2019epoca emerge che lo sforzo profuso dal personale sanitario venne in qualche caso riconosciuto e celebrato, nelle settimane che seguirono la \u201cspagnola\u201d, poi cal\u00f2 un silenzio durato fino ad oggi. Furono soprattutto le comunit\u00e0 locali a mostrare un immediato debito di riconoscenza nei confronti di chi le aveva soccorse in una delle ore pi\u00f9 difficili attraversate nella storia postunitaria. Ad essere celebrati come \u00aberoi\u00bb furono soprattutto i medici: non abbiamo trovato attestazioni nei confronti di infermiere, crocerossine, militi di sanit\u00e0 o altro personale che pure diede un contributo importante in questa emergenza. Nulla si disse pubblicamente, ad esempio, degli interratori, persone che si sobbarcarono l\u2019ingrato compito di seppellire i cadaveri, oppure dei religiosi, che in qualche caso sostituirono addirittura i dottori o i pubblici ufficiali nelle loro funzioni. <br>\nTutto questo in parte deriva da considerazioni \u201cdi classe\u201d e in parte, com\u2019\u00e8 stato evidenziato per il caso statunitense, da standard influenzati dal genere. Sebbene la definizione di eroismo venne accostata sulla stampa e nella retorica pubblica sia al lavoro dei medici che a quello delle infermiere, la natura di tale enunciazione seguiva una diversa semantica: gli uomini erano \u00absalvatori\u00bb, le donne \u00abangeli\u00bb<span id='easy-footnote-47-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-47-9793' title='Bristow, &lt;em&gt;American Pandemic&lt;\/em&gt;, cit., p. 139.'><sup>47<\/sup><\/a><\/span>, con le graduazioni \u201cgerarchiche\u201d del caso. <br>\nLe attestazioni vennero concesse per lo pi\u00f9 in contesti ufficiali, come le sedute dei consigli comunali o le riunioni di giunta. Vennero rivolti ringraziamenti pubblici ed encomi, ma non mancarono premi anche pi\u00f9 tangibili come medaglie. <br>\nA Lanuvio, in provincia di Roma, la Giunta comunale si riun\u00ec il 10 novembre 1918 per tributare un \u00abvoto di stima, di gratitudine e di plauso\u00bb al capitano medico Ettore Verdile, di Sant\u2019Elena Sannita, che durante l\u2019infierire della malattia aveva dato \u00abprove molteplici di professionista diligentissimo, di perizia non comune e di somma abnegazione, mostrandosi zelantissimo della pubblica salute\u00bb<span id='easy-footnote-48-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-48-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 251, f. \u201cRoma. Epidemia influenzale\u201d, Comune di Lanuvio, &lt;em&gt;Estratto delle Deliberazioni della Giunta Municipale&lt;\/em&gt;, &lt;em&gt;verbale n. 26&lt;\/em&gt;, 10 novembre 1918.'><sup>48<\/sup><\/a><\/span>. Il giorno precedente, lo stesso Verdile aveva ricevuto un encomio anche dalla Giunta del vicino Comune di Ariccia, perch\u00e9 insieme all\u2019ufficiale sanitario comunale Emilio Stagni aveva, \u00abcon grande spirito di sacrificio ed instancabile attivit\u00e0\u00bb, contribuito a ridurre \u00abal minimo la mortalit\u00e0\u00bb in quel paese<span id='easy-footnote-49-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-49-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 198 bis, f. \u201cRoma\u201d, Comune di Ariccia, &lt;em&gt;Copia delibera giunta comunale. Encomio ai Medici&lt;\/em&gt;, 9 novembre 1918.'><sup>49<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nA Cataforio, in Calabria, fu assegnata una \u00abbellissima medaglia d\u2019oro\u00bb al medico napoletano Giulio Giordano, \u00abquale segno di riconoscenza e gratitudine per l\u2019opera da lui prestata\u00bb alla popolazione durante l\u2019emergenza<span id='easy-footnote-50-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-50-9793' title='&lt;em&gt; Il \u201ccorriere\u201d in provincia. Per una medaglia d\u2019oro&lt;\/em&gt;, \u00abCorriere di Napoli\u00bb, 19-20 febbraio 1919. '><sup>50<\/sup><\/a><\/span>. A Citerna, in provincia di Perugia, all\u2019inizio di aprile del 1919 la popolazione si radun\u00f2 nella piazza principale per protestare contro la partenza di un tenente medico che con la sua abnegazione si era procurato la \u00abgenerale ammirazione\u00bb<span id='easy-footnote-51-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-51-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 197 bis, &lt;em&gt;telegramma del prosindaco di Citerna al Ministero dell\u2019Interno&lt;\/em&gt;, 10 aprile 1919.'><sup>51<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nIl sindaco di Tronzano, in provincia di Novara (oggi Vercelli), attest\u00f2 che il capitano di complemento Giovan Battista Rodolfo, classe 1876, originario di Carignano, aveva \u00abprestato ottimo servizio quale medico comandato in servizio civile in questo Comune dimostrandosi volonteroso e attivo sempre, specie nei momenti in cui per effetto dell\u2019influenza [\u2026] gli ammalati erano numerosissimi e riuscendo ad accaparrarsi la fiducia e la benevolenza dell\u2019intera popolazione\u00bb<span id='easy-footnote-52-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-52-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 197, f. \u201cNovara\u201d, Comune di Tronzano, &lt;em&gt;Attestato del sindaco&lt;\/em&gt;, 27 febbraio 1919.'><sup>52<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nA mettersi in luce nella cura dei malati di \u201cspagnola\u201d fu anche Adelina Kofman<span id='easy-footnote-53-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-53-9793' title='Per notizie sulla Kofman e sulle donne medico negli anni intorno alla prima guerra mondiale, cfr. Fulvia Zanchelli, &lt;em&gt;Pediatre per vocazione? Lauree femminili nella Facolt\u00e0 Medica bolognese dal 1915 al 1925&lt;\/em&gt;, \u00abBollettino notiziario\u00bb, organo ufficiale dell\u2019Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Bologna, a. XLVIII, n. 5, maggio 2017, pp. 7-14. '><sup>53<\/sup><\/a><\/span>, assistente della Clinica ostetrico-ginecologica della Regia Universit\u00e0 di Bologna, una delle poche dottoresse attive, a quell\u2019epoca, negli ospedali italiani.&nbsp;Nata a Odessa, laureata a Lione e Bologna, Adelina Kofman si prodig\u00f2 \u00abgiorno e notte\u00bb all\u2019Ospedale Masi<span id='easy-footnote-54-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-54-9793' title='&lt;em&gt;L\u2019influenza&lt;\/em&gt;, \u00abIl Resto del Carlino\u00bb, 25 ottobre 1918.'><sup>54<\/sup><\/a><\/span>, tanto da cadere malata a sua volta, \u00abin forma grave\u00bb, di influenza<span id='easy-footnote-55-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-55-9793' title='&lt;em&gt;Vittime del dovere&lt;\/em&gt;, \u00abIl Resto del Carlino\u00bb, 27 dicembre 1918.'><sup>55<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nNegli Abruzzi ci furono medici il cui esempio fu ampiamente riconosciuto. Il prefetto di Chieti, Enrico Carboni, segnal\u00f2 alla Direzione generale di sanit\u00e0 pubblica \u00abl\u2019opera zelante, sapiente e benefica\u00bb del medico condotto di Perano, Francesco Pugliese. L\u2019attivit\u00e0 di questo dottore, che si era svolta anche nel vicino Comune di Archi, venne descritta in questi termini:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\nmolto a lui si deve se la epidemia, che pur era in quella zona apparsa in forma allarmante ha fatto poche vittime. Mi consta infatti che il Dott. Pugliese, pur di ottenere l\u2019intento di circoscrivere in stretti limiti la epidemia nulla ha trascurato e non vi \u00e8 stato malato, dal ricco al povero, dal proprietario all\u2019ultimo contadino, che non sia stato da lui curato con tutto l\u2019interessamento, recandosi tutti i giorni nelle pi\u00f9 lontane campagne anche a notte inoltrata e con tempo cattivissimo.\n<\/span>\n<br><br>\nSecondo il prefetto Carboni il Ministero dell\u2019Interno avrebbe dovuto concedere una \u00abcongrua gratificazione\u00bb al medico, non solo come \u00abgiusta remunerazione dell\u2019opera straordinaria prestata\u00bb e delle \u00abmedicine somministrate gratuitamente ai poveri\u00bb, ma anche come \u00abincoraggiamento\u00bb allo stesso Pugliese e \u00abstimolo per i suoi colleghi<span id='easy-footnote-56-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-56-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 216, f. \u201cChieti. Epidemia influenzale\u201d, R. Prefettura di Chieti, &lt;em&gt;prot. n. 4042&lt;\/em&gt;, 29 marzo 1919.'><sup>56<\/sup><\/a><\/span>. Dal Ministero risposero tuttavia che in linea di massima si era sempre esclusa la possibilit\u00e0 di concedere \u00abcompensi di sorta\u00bb a dipendenti delle amministrazioni locali, limitandosi a concedere aiuti economici ai Comuni in difficolt\u00e0. <br>\nNel Lazio ci furono paesi completamente privi di assistenza sanitaria che dovettero ricorrere anche a figure sostitutive, che in quelle circostanze si improvvisarono medici. L\u2019esempio di Prossedi, nel frusinate, \u00e8 emblematico. Per la malattia del medico condotto e del parroco, fu suor Ultimina Borchi (o Barchi), maestra dell\u2019asilo infantile, a correre \u00abal letto dei colpiti, prodigando le sue cure affettuose, la parola di conforto\u00bb. La popolazione ne rimase \u00abammirata e riconoscente\u00bb<span id='easy-footnote-57-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-57-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 251, f. \u201cRoma. Epidemia influenzale\u201d, Comune di Prossedi, &lt;em&gt;prot. n. 573&lt;\/em&gt;, 27 luglio 1919. '><sup>57<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nIn Sicilia vennero segnalati, tra gli altri, gli esempi dell\u2019ufficiale sanitario di Menfi, Luigi Villa, il quale colpito dalla malattia che uccise anche sua moglie, \u00abtorn\u00f2 instancabile al suo posto di dovere e di combattimento\u00bb, e dell\u2019ufficiale sanitario di Palma di Montechiaro, Filippo Marca, che perse una figlia ventenne ma \u00abcontinu\u00f2 a dare l\u2019opera sua solerte ed oculata nella lotta contro l\u2019epidemia\u00bb<span id='easy-footnote-58-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-58-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 222 bis, f. \u201cGirgenti. Epidemia influenzale\u201d, Regia Prefettura di Girgenti-Consiglio Provinciale Sanitario, &lt;em&gt;prot. n. 11454 Div. Sanit\u00e0&lt;\/em&gt;, 16 novembre 1918.'><sup>58<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nSull\u2019eroismo di una parte dei sanitari non possono essere nutriti dubbi. In qualche caso l\u2019attaccamento alla professione fu espresso con un tale ardore da diventare addirittura fonte di richiami ufficiali. La Direzione generale di sanit\u00e0 fu costretta infatti ad ammonire gli ufficiali medici e il personale di assistenza a non esagerare, unendo, \u00aball\u2019alto spirito di abnegazione e di sacrificio un ben netto senso della responsabilit\u00e0 di tutelare la propria salute\u00bb. I sanitari furono anche invitati caldamente ad utilizzare \u00abogni mezzo protettivo atto a diminuire la probabilit\u00e0 di contagio\u00bb<span id='easy-footnote-59-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-59-9793' title='&lt;em&gt;Misure della Direzione generale di Sanit\u00e0 militare contro l\u2019influenza&lt;\/em&gt;, \u00abIl Policlinico sezione pratica\u00bb, a. 1918, vol. XXV, f. 43, 27 ottobre 1918, p. 1042.'><sup>59<\/sup><\/a><\/span>. Bisognava insomma mettere un freno allo slancio, che avrebbe potuto facilmente trasformarsi in un pericolo per la salute degli assistiti, oltre che degli stessi operatori, creando ulteriori problemi, in un momento in cui le risorse umane, oltre che materiali, andavano centellinate. <br>\nSe il sentimento di riconoscenza fu espresso in modo incontestabile, in un momento in cui la scienza, come per altri versi la religione, costituiva una speranza intorno alla quale le comunit\u00e0 locali si stringevano con forza, le fonti testimoniano anche sentimenti di diffidenza e ostilit\u00e0 nei confronti dei sanitari. In qualche caso i medici, i farmacisti, gli infermieri e le crocerossine furono visti come portatori di malattie. Ne fa fede la lettera inviata a Lutrario da un romano, Ippolito Nardi, che cos\u00ec si espresse, non senza qualche fondata preoccupazione:<br><br>\n\n<span class=\"quote\">\nNoi vediamo giornalmente circolare nei tram e per la citt\u00e0 le infermiere volontarie della C.R. Samaritane ed altre pie creature che escono dal Celio, dal Policlinico da Montebello, da Villa Mirafiori e dagli altri ospedali e sono quindi una fra le cause di diffusione dell\u2019epidemia sia fra la cittadinanza che in seno alle loro famiglie. <br>\nPer isolare quanto pi\u00f9 possibile il morbo, si domanda se non sarebbe opportuno stabilire un servizio fisso in ogni ospedale od istituto, ordinando, senza alcuna eccezione, alle infermiere ed ai sanitari di guardia di rimanere all\u2019ospedale, mobilitate, in contumacia, sino al termine dell\u2019epidemia. \nL\u2019epidemia ha ormai assunto una forma cos\u00ec grave che solo con rimedi energici e radicali si pu\u00f2 sperare di debellarla prontamente e radicalmente.<br>\nLe infermiere che per le loro condizioni di famiglia non potranno sottostare al necessario provvedimento, staranno a casa loro<span id='easy-footnote-60-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-60-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 251, f. \u201cRoma. Epidemia influenzale\u201d, &lt;em&gt;lettera a Lutrario&lt;\/em&gt;, 14 ottobre 1918.'><sup>60<\/sup><\/a><\/span>.\n<\/span>\n<br><br>\nSe le preoccupazioni che il personale di assistenza, senza opportune precauzioni, potesse diffondere il contagio all\u2019esterno dei luoghi di cura potevano anche avere fondamento, dalle carte emergono anche paure totalmente irrazionali, segno di un rapporto con la malattia che il positivismo di fine Ottocento non aveva contribuito a rendere meno complesso. Se durante l\u2019epidemia di colera del 1884-85, medici, giornalisti e politici avevano dovuto constatare amaramente che un po\u2019 ovunque \u00abil popolino, ma talvolta anche qualche uomo colto\u00bb credeva ancora \u00abagli avvelenamenti, agli \u201campollini\u201d, al governo organizzatore della morte dei cittadini tramite medici, funzionari, carabinieri, preti\u00bb<span id='easy-footnote-61-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-61-9793' title='Paolo Preto, &lt;em&gt;Epidemia, paura e politica nell\u2019Italia moderna&lt;\/em&gt;, Roma-Bari, Laterza, 1987, p. 227.'><sup>61<\/sup><\/a><\/span>, analoghi timori riemersero con la \u201cspagnola\u201d.  Alla fine di settembre del 1918 ad Adern\u00f2 (oggi Adrano), in provincia di Catania, la popolazione sparava fucilate di notte, impedendo il transito a chiunque, per paura che si trattasse di \u00abuntori agenti del Governo\u00bb<span id='easy-footnote-62-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-62-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 214, f. \u201cCatania. Epidemia influenzale\u201d, Regia Prefettura di Catania, &lt;em&gt;telegramma espresso di Stato&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;26 settembre 1918.'><sup>62<\/sup><\/a><\/span>, esattamente come accaduto a Montelupo fiorentino pi\u00f9 di un trentennio prima<span id='easy-footnote-63-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-63-9793' title='Preto, &lt;em&gt;Epidemia, paura e politica nell\u2019Italia moderna&lt;\/em&gt;, cit., p. 236.'><sup>63<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nVi furono anche eroi mancati, ovvero sanitari che nel momento in cui era massimo il bisogno, si eclissarono. \u00abTranne qualche caso\u00bb, si legge in una relazione della commissione mista inviata dal Ministero dell\u2019Interno in sette province del Sud Italia<span id='easy-footnote-64-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-64-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 191 bis, f. \u201cCommissione ispettiva mista. Rapporti\u201d, minuta, 2 novembre 1918. '><sup>64<\/sup><\/a><\/span>, medici condotti, ufficiali sanitari e farmacisti corrisposero \u00abdegnamente all\u2019alto\u00bb compito loro affidato. Vi furono dunque anche persone che non si comportarono come ci si attendeva da loro. Uno di questi casi (ma non certo l\u2019unico) si verific\u00f2, di nuovo, ad Adrano, dove alcuni medici e farmacisti abbandonarono il paese e furono diffidati dal prefetto a riassumere servizio, sotto la minaccia di provvedimenti.<br>\nSugli stessi medici militari, che ai doveri professionali avrebbero dovuto aggiungere un <em>surplus<\/em> di identificazione con gli sforzi necessari alla causa bellica, la commissione present\u00f2 qualche velata riserva. Il loro fu infatti un \u00abausilio efficacissimo\u00bb nella \u00abquasi totalit\u00e0 dei casi\u00bb. Non sempre e non dappertutto, insomma. Di certo non lo fu nella provincia romana, almeno stando alle parole dell\u2019ispettore generale medico Serafino Ravicini, che riport\u00f2 un giudizio negativo sul personale sanitario della Croce Rossa e dell\u2019Esercito, salvando soltanto alcune \u00absplendide eccezioni\u00bb<span id='easy-footnote-65-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-65-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 251, f. \u201cRoma. Epidemia influenzale\u201d, Ministero dell\u2019Interno-Direzione Generale della Sanit\u00e0 Pubblica, &lt;em&gt;relazione Ravicini&lt;\/em&gt;, 5 novembre 1918.'><sup>65<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nIn diverse occasioni il comportamento dei medici militari si dimostr\u00f2 soprattutto preoccupato della propria integrit\u00e0 fisica. In Umbria, ad esempio, molti di loro, appena giunti nei Comuni cui erano stati assegnati, si affrettarono a dichiarare al medico provinciale di non essere adatti, per motivi di salute, alla cura dei malati d\u2019influenza; altri dottori con le stellette, in contraddizione con ogni evidenza, minimizzarono la situazione, dichiarando \u00abnon esservi influenza\u00bb e omettendo di denunciarne i casi, nella speranza di essere rimossi al pi\u00f9 presto dal pericoloso incarico<span id='easy-footnote-66-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-66-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 197 bis, &lt;em&gt;comunicazione del prefetto di Perugia al Ministero dell\u2019Interno&lt;\/em&gt;, 10 febbraio 1919.'><sup>66<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nAppena giunto ad Altopascio, in provincia di Lucca, dove era stato inviato in servizio civile, un maggiore medico dichiar\u00f2 che le sue condizioni fisiche non gli consentivano di assolvere il compito che gli era stato assegnato e chiese di tornare all\u2019ospedale di Verona, da dove proveniva<span id='easy-footnote-67-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-67-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 192, f. \u201cLucca\u201d, Ministero dell\u2019Interno, &lt;em&gt;telegramma espresso&lt;\/em&gt;, 7 ottobre 1918.'><sup>67<\/sup><\/a><\/span>. Fu un ripensamento dettato dalla paura, di fronte ai disagi di una condizione certamente meno privilegiata? I documenti non lo dicono, ma \u00e8 un\u2019ipotesi pi\u00f9 che concreta. La vita da medico condotto in un Comune della campagna toscana gravemente colpito dalla \u201cspagnola\u201d era certamente meno sicura e pi\u00f9 disagevole di quella di un professionista in una struttura ospedaliera. La richiesta del maggiore medico, peraltro, risult\u00f2 esaudita. <br>\nUn altro caso \u00e8 quello che riguard\u00f2 il Comune di Moneglia, in provincia di Genova. Dopo il richiamo in servizio militare del medico condotto del paese, venne destinato in servizio civile un capitano medico della Croce Rossa, che tuttavia dopo 38 giorni dall\u2019assegnazione doveva ancora arrivare a Moneglia, nonostante \u00abripetute insistenze\u00bb del sindaco e del prefetto<span id='easy-footnote-68-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-68-9793' title='Ivi, f. \u201cGenova\u201d, R. Prefettura di Genova, &lt;em&gt;telegramma-espresso di stato n. 27260&lt;\/em&gt;, 21 ottobre 1918.'><sup>68<\/sup><\/a><\/span>. Il capitano risultava in licenza a Santa Margherita Ligure. <br>\nA Cavezzo, in provincia di Modena, un tenente medico, gi\u00e0 comandato in servizio civile, si assentava \u00abfrequentemente senza autorizzazione\u00bb del sindaco e del prefetto, \u00ablasciando privi di assistenza gli ammalati\u00bb. In questo caso sembrava tuttavia una reazione all\u2019inerzia delle autorit\u00e0 superiori, dal momento che l\u2019ufficiale medico aveva avanzato da tempo istanza per essere esonerato dal servizio a causa di una malattia, chiedendo anche di essere sottoposto a visita medica<span id='easy-footnote-69-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-69-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 196 bis, f. \u201cModena\u201d, R. Prefettura di Modena, &lt;em&gt;prot. Sanit\u00e0 n. 714&lt;\/em&gt;, 11 febbraio 1919.'><sup>69<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nLe fonti fanno emergere, dunque, sia esempi negativi che positivi. Di questi ultimi, tuttavia, esistono tracce pi\u00f9 diffuse, forse anche perch\u00e9 sui primi, alle volte, si prefer\u00ec sorvolare. Riportarli su documenti ufficiali avrebbe significato dare origine a indagini e provvedimenti, contribuendo anche a gettare una cattiva luce sull\u2019intera categoria. <br>\nNon mancano, nei fondi consultati, richieste di visite fiscali nei confronti di medici che avevano addotto motivi di salute per non presentarsi. Ovviamente, le autorit\u00e0 non potevano accontentarsi di un\u2019autocertificazione. \u00abPregasi far presentare locale direzione sanit\u00e0 militare per subire visita fiscale sottosegnati ufficiali medici comandati servizio civile che hanno dichiarato non poter raggiungere residenza adducendo ragioni salute\u00bb: cos\u00ec si legge in un telegramma inviato dalla Direzione generale di sanit\u00e0 militare a quella di sanit\u00e0 pubblica in merito a cinque ufficiali che avevano esibito giustificazioni per non partire<span id='easy-footnote-70-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-70-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 194, f. \u201cBari\u201d, &lt;em&gt;copia del telegramma in data 7 dicembre n. 117205&lt;\/em&gt;.'><sup>70<\/sup><\/a><\/span>. Anche il prefetto di Napoli, Vittorio Menzinger, sollecit\u00f2 alla Direzione generale di sanit\u00e0 militare ripetute visite fiscali<span id='easy-footnote-71-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-71-9793' title='Si vedano ad esempio i telegrammi su due medici destinati a Verona e non partiti per malattia, in Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 197, f. \u201cNapoli\u201d.'><sup>71<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nA Brembilla, in provincia di Bergamo, dopo la morte del titolare della farmacia, venne inviato un tenente farmacista. Arrivato il 22 novembre, si assent\u00f2 per ben 24 giorni fino al 16 gennaio, giorno di cessazione del servizio, \u00abdimostrando \u2013 secondo quanto scrisse il prefetto Oreste Scamoni \u2013 quale meschino concetto\u00bb avesse \u00abdella seriet\u00e0 professionale\u00bb. Le assenze furono quindi oggetto di una denuncia alla Direzione di sanit\u00e0 militare di Milano, sia per provvedimenti disciplinari che per il recupero della diaria di 25 lire che il tenente farmacista aveva indebitamente percepito anche nei giorni di assenza<span id='easy-footnote-72-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-72-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, 1910-1920, b. 194, R. Prefettura di Bergamo, &lt;em&gt;prot. n. 703 Sanit\u00e0&lt;\/em&gt;, 31 gennaio 1919.'><sup>72<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nUn tenente medico della Croce Rossa si sottrasse invece al proprio dovere spiegando al sindaco di Sclafani, il paese in provincia di Palermo nel quale era stato destinato, di essere uno specialista in odontoiatria, di non avere \u00abmai visto e curato ammalati e che perci\u00f2 non poteva in coscienza assumere la responsabilit\u00e0 del servizio sanitario\u00bb. \u00c8 chiaro che in una situazione di estrema penuria di medici come quella che si registr\u00f2 in quel frangente era meglio un odontoiatra che nulla; tuttavia, il medico venne effettivamente richiamato e sostituito<span id='easy-footnote-73-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-73-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, atti amministrativi 1910-1920, b. 200 bis, f. \u201cPalermo\u201d, R. Prefettura di Palermo, &lt;em&gt;prot. n. 38796 San.&lt;\/em&gt;, 22 gennaio 1919.'><sup>73<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nAltri esempi negativi emergono qua e l\u00e0 dalle fonti di stampa. Un feroce articolo del quotidiano cattolico <em>L\u2019Avvenire delle Puglie<\/em> stigmatizz\u00f2, in una cronaca da Barletta, il comportamento di \u00abuomini senza cuore\u00bb, ovvero medici e farmacisti che avevano sottratto \u00abquelle poche economie, messe da parte\u00bb, dalle famiglie, \u00aba forza di sacrifici e di rinunzie\u00bb e che si erano spinti a somministrare \u00abl\u2019abbondante acqua\u00bb del fiume Sele, \u00abcon poca scrupolosit\u00e0, ad infermi\u00bb e \u00abmoribondi\u00bb<span id='easy-footnote-74-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-74-9793' title='&lt;em&gt;Memento&lt;\/em&gt;, \u00abL\u2019Avvenire delle Puglie\u00bb, 23 ottobre 1918.'><sup>74<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\n\n\n       <b>5. <em>Altri flash dalla zona grigia<\/em><\/b><br>\n\nConcludiamo questa rassegna segnalando altri squarci dalla zona grigia dove si collocarono persone pi\u00f9 aggrappate all\u2019istinto di autoconservazione che propense a slanci di eroismo. \u00c8 il caso di un impiegato dell\u2019ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia che pretese (ed ottenne) un \u201clavoro a distanza\u201d, dettato da pi\u00f9 che legittimi motivi precauzionali. Comandato a redigere statistiche a Villa Opizzoni, una struttura che ospitava contagiati, si rifiut\u00f2, affermando che l\u2019ospedale era \u00abun posto infetto\u00bb e che, se gli avessero fornito tutti i necessari dati, avrebbe potuto ugualmente svolgere il lavoro senza muoversi dal Santa Maria Nuova. Pur contrariati, i vertici ospedalieri scelsero di assecondare la richiesta del dipendente, lasciandolo nella sua sicura sede, in attesa che qualcuno gli portasse gli elenchi necessari<span id='easy-footnote-75-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-75-9793' title='Ivi, pp. 244-245.'><sup>75<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nNon mancano infine tracce di raccomandazioni. Il capitano medico Carlo Gamna, in servizio civile a Domodossola, venne sostituito a seguito di una lettera dell\u2019illustre senatore e docente dell\u2019Universit\u00e0 di Torino Pio Fo\u00e0, di cui era assistente. Nel gennaio del 1919 Fo\u00e0 chiese a Lutrario di liberare Gamna per permettergli di aiutarlo nel corso di Anatomia Patologica, che sarebbe presto ripreso, anche perch\u00e9 le notizie \u00abdi Torino e del Piemonte accennano a diminuzione sensibile dell\u2019influenza\u00bb<span id='easy-footnote-76-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-76-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, Atti amministrativi 1910-1920, b. 197, f. \u201cNovara\u201d, &lt;em&gt;lettera di Fo\u00e0 a Lutrario&lt;\/em&gt;, 17 gennaio 1919 e Direzione generale sanit\u00e0 militare, &lt;em&gt;prot. n. 1142&lt;\/em&gt;, 23 gennaio 1919.'><sup>76<\/sup><\/a><\/span>. A Como, tra i medici messi a disposizione del prefetto, durante la pandemia, ci fu il docente universitario d\u2019Ostetricia Alfonso Cuzzi, maggiore medico e figlio del senatore Giuseppe. Fu proprio l\u2019illustre padre a raccomandarlo a Lutrario, affinch\u00e9 fosse avvicinato in una localit\u00e0 prossima a Milano, dove abitava la famiglia.<br>\n Il maggiore, che prima del manifestarsi dell\u2019influenza dirigeva un ospedale di tappa in provincia di Ferrara, era stato destinato in un\u2019ignota localit\u00e0 a lottare contro l\u2019influenza. Grazie alle pressioni del padre e a quelle del commendatore Enrico Flores, capo di gabinetto del Ministero dell\u2019Interno, venne trasferito a Erba Incino e Crevenna<span id='easy-footnote-77-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-77-9793' title='Nome di Erba fino al 1927.'><sup>77<\/sup><\/a><\/span>. Alfonso Cuzzi, tuttavia, non prese mai servizio, perch\u00e9 risult\u00f2 essersi ammalato, a sua volta, d\u2019influenza<span id='easy-footnote-78-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-78-9793' title='Acs, Mi, Dgsp, Atti amministrativi 1910-1920, b. 216 bis, f. \u201cComo. Epidemia d\u2019influenza\u201d, Regia Prefettura di Como, &lt;em&gt;prot. n. 7435&lt;\/em&gt;, 9 novembre 1918.'><sup>78<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nTutto umano, troppo umano, avrebbe detto Nietzsche, fonte di ispirazione per una serie di \u00abpoeti-vati\u00bb la cui missione, all\u2019inizio del Novecento, era stata proprio la ricerca dell\u2019\u00aberoe italico\u00bb<span id='easy-footnote-79-9793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9793#easy-footnote-bottom-79-9793' title='Jossa, &lt;em&gt;Un paese senza eroi&lt;\/em&gt;, cit., p. 12.'><sup>79<\/sup><\/a><\/span>.\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Attraverso l\u2019analisi di fondi poco esplorati (conservati soprattutto all\u2019Archivio Centrale dello Stato di Roma) e della stampa dell\u2019epoca, il saggio intende mettere in evidenza comportamenti virtuosi ed altri di segno opposto da parte del personale impegnato nella gestione dell\u2019influenza \u201cspagnola\u201d in Italia. Come in ogni grande emergenza sanitaria, infatti, la retorica pubblica tende ad esaltare come immancabilmente \u00aberoica\u00bb l\u2019attivit\u00e0 di chi svolge professioni sanitarie e di cura. L\u2019autore indaga invece quell\u2019ampia zona grigia nella quale si muovono generalmente medici, infermiere, farmacisti ma anche prefetti, pubblici amministratori ed altre figure chiamate a cooperare nell\u2019emergenza. Ne risulta un quadro pi\u00f9 vivido della principale emergenza sanitaria del Novecento. ","protected":false},"author":351,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[2],"tags":[641,640,638,639],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9793"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/351"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9793"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9793\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13321,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9793\/revisions\/13321"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9793"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9793"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9793"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}