{"id":9789,"date":"2022-05-30T16:47:07","date_gmt":"2022-05-30T14:47:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789"},"modified":"2022-08-08T12:49:09","modified_gmt":"2022-08-08T10:49:09","slug":"il-colera-e-la-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789","title":{"rendered":"Il colera e la paura"},"content":{"rendered":"\n<span class=\"quote\"><br>\nIl colera asiatico, o cholera morbus, ha interessato il territorio italiano a macchia di leopardo in ben otto occasioni: nel 1835-1837, nel 1849 (quando in <em>Ode a Venezia<\/em> Arnaldo Fusinato compose i celebri versi: \u00abEhi, dalla gondola, qual novita\u0300?\/ Il morbo infuria, il pan ci manca, \/ sul ponte sventola bandiera bianca\u00bb) e, a seguire, nel 1854- 1855, nel 1865-1867,  nel 1873, nel 1884-1887, nel 1893 e nel 1910-1911. Per un totale (stimato) di 705.000 decessi<span id='easy-footnote-1-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-1-9789' title='Le pagine che seguono sono il frutto di una rivisitazione e riscrittura dei capitoli 5 e 6 del volume &lt;em&gt;Nuove epidemie antiche paure&lt;\/em&gt; che l\u2019A. ha  pubblicato nel 1986 (Franco Angeli Libri) e  in una  nuova edizione  nel 2020 (Biblioteca Clueb &amp;#8211; Collana Storie narrate).'><sup>1<\/sup><\/a><\/span>. \n<\/span><br><br>\n\u00abPer secoli, nell\u2019Occidente cristiano, l\u2019antica nozione di una malattia\/destino fece tutt\u2019uno con la concezione religiosa del male; la volont\u00e0 divina \u00e8 padrona del destino dell\u2019uomo. Dio gli manda la malattia per i suoi peccati. perch\u00e9 \u00e8 per natura peccatore: essa \u00e8 avvertimento e punizione\u00bb.<span id='easy-footnote-2-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-2-9789' title='C. Herzlich, J. Pierret, &lt;em&gt;La lente del malato e quella del medico&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;in \u00abPrometeo\u00bb, a. 3, n. 11, set. 1985, p. 70.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span><br>\nDa qui  la convinzione che \u00abi principali mali non vogliono essere curati, onde non molestare la natura\u00bb,<span id='easy-footnote-3-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-3-9789' title='A.L. Forti Messina, I &lt;em&gt;medici condotti all\u2019indomani dell\u2019unit\u00e0&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;in M.L. Betri, A. Gigli Marchetti (a cura di), &lt;em&gt;Salute e classi lavoratrici in Italia dall\u2019unit\u00e0 al fascismo&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;Milano, 1982, p. 665.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span> cio\u00e8 la \u201cvolont\u00e0 divina\u201d, un paradigma che sar\u00e0 ribadito con particolare enfasi dalla Chiesa soprattutto in occasione delle epidemie (peste,  tifo, colera) almeno fino alla <em>spagnola<\/em> del 1918-19, quando il vescovo di Fano (e chiss\u00e0 quanti altri!) in una lettera pastorale ricordava ai suoi fedeli che \u00ab\u00e8 necessario persuadersi di una grande verit\u00e0, mai compresa abbastanza, <em>propter peccata veniunt adversa\u00bb. <\/em> Una <em>forma mentis <\/em>che Gioachino Belli (autore fra il  1836 e il 1937 di trentaquattro sonetti raccolti sotto il titolo <em>Er c\u00f2llera m\u00f2ribbus<\/em>) sintetizzava &#8211; a modo suo &#8211;  in due soli versi: \u00abEr Ziggnore se serve de quello\/e ce lo manna appunto pe\u2019 dispetto\u00bb. <br>\nNel caso del Belli il colera diventava la <em>c\u00f2llera <\/em>(di Dio) <em> <\/em>e il <em>morbus<\/em> si trasformava in una sentenza severa e inappellabile che il poeta con incredulo sarcasmo affidava a un artificio linguistico, un gioco di parole,  fra il romanesco e un improbabile latino: \u00abSso dar curato de Subbiaco \/che m\u00f2ribbus significa se more\u00bb.<span id='easy-footnote-4-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-4-9789' title='G.G.Belli, &lt;em&gt;Tutti i sonetti romaneschi,&lt;\/em&gt; 5 voll. (a cura di B. Cagli&lt;em&gt;), &lt;\/em&gt;vol. V: &lt;em&gt; Er c\u00f2llera moribbus: conversazione a l\u2019osteria de la G\u00e8nzola ariccontataco trentaquaattro sonetti, e tutti de grinza&lt;\/em&gt;, Roma, 1965,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;pp. 511, 513, 516.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span> Un po\u2019 per irridere e un po\u2019 per dissacrare \u00ablo spavento e la costernazione del popolo\u00bb che, \u00abal vedere che la scienza medica a nulla giovava per istrappare alla morte tanti infelici\u00bb, non poteva far nient\u2019altro che ricorrere, \u00abpieno di fiducia, all\u2019aiuto divino\u00bb.<span id='easy-footnote-5-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-5-9789' title='G. Cesari, &lt;em&gt;Il santuario di Monteporzio. Cenni storici. Preghiere. Grazie&lt;\/em&gt;, Senigallia, 1908, pp. 4-5.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span><br>\nDiciannove anni dopo, nell\u2019estate del 1855, anche a Parma, dove in quattro mesi si registrarono 14.000 casi con una letalit\u00e0 impressionante (60%), \u00abi cittadini furono presi da un grande timore\u00bb al punto che \u00abla devozione dei fedeli si risvegli\u00f2 in modo che non si udivano per le vie della citt\u00e0 se non canti e preci, con le quali si invocava la misericordia di Dio\u00bb.<span id='easy-footnote-6-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-6-9789' title='G. Giovanardi, &lt;em&gt;Il colera del 1855 in Parma e il servizio religioso&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;in \u00abParma per l\u2019arte\u00bb, fasc. I, III, Parma, 1957, p. 5.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span> Lo stesso succedeva a Modena, dove il canonico Galvani prendeva atto delle manifestazioni di \u00abpubblica umiliazione\u00bb, di \u00absolenne riparazione\u00bb e di \u00abrisvegliato ardore religioso\u00bb, compiacendosi in cuor suo nel vedere i teatri chiusi, i caff\u00e8 e i \u00abpasseggi\u00bb quasi deserti e del fatto che \u00abper le vie e per i trivi\u00bb non si ascoltasse pi\u00f9 \u00abuna voce di bestemmia\u00bb. Tutto questo mentre le chiese erano \u00abstracolme di gente e i confessori sedevansi ad ascoltare per molte ore il concorso dei penitenti e con molta soddisfazione dei buoni vedeansi, frammisti ai pi\u00f9 fedeli, giovani di sciolta vita e femmine bizzarre e scorrette e uomini maturi che fino allora avevano mostrato allontanamento o indifferenza per la religione\u00bb.<span id='easy-footnote-7-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-7-9789' title='C. Galvani, &lt;em&gt;Lettera al Ch. P. Antonio Bresciani sugli effetti morali prodotti in Modena dal cholera-morbus nell\u2019estate del 1855&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;in &lt;em&gt;Opuscoli religiosi, letterari e morali&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;Modena, 1857, p. 259.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span><br>\n\u00abPer tutte le strade \u2013 in questo caso siamo a Brescia &#8211; vi sono onorate immagini sui muri e si addobbano e si ornano con numerosi lumi e fiori e [i fedeli] vi si prostrano a terra a piangere per ottenere la grazia e misericordia\u00bb, in un\u2019esaltazione religiosa collettiva che \u00e8 interpretata (anche in questo caso) dal clero come un segnale sulla via della redenzione: \u00abSi piange di consolazione in vedere cambiata la scena del mondo e che Iddio \u00e8 temuto e glorificato. Non ci voleva che la mano dell\u2019Onnipotente per distruggere l\u2019iniquit\u00e0 e la cloaca di vizi che inondava tutta la citt\u00e0\u00bb.<span id='easy-footnote-8-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-8-9789' title='L. Fossati, &lt;em&gt;Beata Maria Crocifissa Di Rosa, fondatrice delle Ancelle della Carit\u00e0 in Brescia&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;Brescia, 1940, p. 151. Sul colera a Brescia, cfr. P. Corsini, L. Graz, &lt;em&gt;Epidemia e salute pubblica: il colera del 1836&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;in \u00abQuaderni di didattica dei beni culturali\u00bb, 11, Brescia,1982.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span><br>\nManifestazioni che per\u00f2 impensierivano non poco le autorit\u00e0 civili perch\u00e9 \u00ablo straordinario radunamento di popolo e l\u2019eccitamento delle fantasie dei meno coraggiosi\u00bb poteva causare una \u00abpotentissima dell\u2019esasperazione del male\u00bb.<span id='easy-footnote-9-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-9-9789' title='O.Andreucci, &lt;em&gt;Cenni storici sul colera asiatico, &lt;\/em&gt; Firenze, 1855,  p. 100.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span> Cos\u00ec, pur tra pareri e opinioni discordanti, si cercava in ogni modo di \u00abmoderare la piet\u00e0 dei fedeli\u00bb e di scoraggiarne la partecipazione a quei rituali religiosi che assumevano connotazioni angoscianti. A cominciare dal \u00ablugubre suono delle campane\u00bb e dai cortei funebri<span id='easy-footnote-10-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-10-9789' title='&lt;em&gt;Ivi&lt;\/em&gt;, p. 328-330.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span> che da un lato rimandavano al pensiero della morte e dall\u2019altro diventavano un pretesto per parlare e straparlare.  Molti infatti approfittavano di queste occasioni per insinuare che fossero i medici stessi \u00abla cagione vera della malattia, i quali davano ai cholerici una cert\u2019acqua, che appena bevuta destava orribili coliche e vomiti spessi\u00bb e poi c\u2019erano \u00abi pi\u00f9 furiosi\u00bb quelli che sostenevano che la malattia era  \u00abopera del governo, de\u2019 preti e de\u2019 frati, i quali avvelenavano le pubbliche acque\u00bb.<span id='easy-footnote-11-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-11-9789' title='Borioni, &lt;em&gt;L\u2019autunno del 1836 ad Ancona, &lt;\/em&gt;Jesi, 1837, pp. 55-56.'><sup>11<\/sup><\/a><\/span> Della <em>folla<\/em> insomma c\u2019era poco da fidarsi, poteva \u00abprendere dispetto dall\u2019emigrazione cui abbandonavansi i pi\u00f9 agiati, che sotto altro cielo cercavano sicurezza e quiete\u00bb e sospettare, \u00abnel suo sbigottimento, straordinarie cagioni, e, lasciarsi trascinare in tragiche scene\u00bb.<span id='easy-footnote-12-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-12-9789' title='Andreucci, &lt;em&gt;Cenni storici,&lt;\/em&gt; cit., pp. 100;  R. Canosa, &lt;em&gt;Epidemia e potere, in \u201cSapere\u201d, &lt;\/em&gt;febbraio 1981, pp. 42-43.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span> Quelle che un giornale di Parma, durante il colera  del  1867,  avrebbe definito  \u00abbirbanterie\u00bb e \u00abvendette\u00bb, all\u2019indirizzo di \u00abmagistrati, signori, medici, preti e guardie\u00bb,<span id='easy-footnote-13-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-13-9789' title='\u00abL\u2019amico dell\u2019operaio\u00bb, supplemento al n. 33, Parma, 17\/8\/1867:&lt;em&gt; Il morbo colera e I disordini popolari&lt;\/em&gt;.'><sup>13<\/sup><\/a><\/span> con cui  nello stesso momento, mille chilometri pi\u00f9 a sud, aveva a che fare Edmondo De Amicis, un giovane tenente dell\u2019esercito regio di stanza in Sicilia per contrastare qualche bandito. Invece si era trovato in mezzo al colera ad arginare una massa impaurita e incattivita che sospettava \u00abdi veneficio tutti gli agenti della forza pubblica, i carabinieri, i soldati, i percettori delle dogane, gli officiali governativi. In alcuni paesi era sospetto di avvelenamento qualunque italiano del continente; in qualche luogo tutti indistintamente gli stranieri. Tratto tratto le popolazioni armate di falci, di picche, di fucili, si assembravano, percorrevano tumultuosamente le vie dei paesi cercando a morte gli avvelenatori; minacciavano o assalivano le caserme dei carabinieri e dei soldati; irrompevano nelle case dei medici, e le mettevano a sacco; si gettavano nelle farmacie e vi distruggevano e disperdevano ogni cosa: invadevano l\u2019ufficio del comune, laceravano la bandiera nazionale, abbruciavano i registri e le carte\u00bb.<span id='easy-footnote-14-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-14-9789' title='E. De Amicis, &lt;em&gt;La vita militare, &lt;\/em&gt;Napoli, 1911, p.196.'><sup>14<\/sup><\/a><\/span><br>\nDel resto che il colera non avrebbe portato niente di buono, l\u2019aveva gi\u00e0 previsto trent\u2019anni prima il canonico anconetano Borioni: \u00abNel secolo decimonono, secolo grande, secolo di lumi, ci trovammo siccome coloro che vivevano nel secolo decimosesto, secolo barbaro, secolo cieco, con questa piccolissima differenza: gli untori furono trasmutati in avvelenatori\u00bb.<span id='easy-footnote-15-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-15-9789' title='Borioni, &lt;em&gt;L\u2019autunno del 1836, &lt;\/em&gt;&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;cit., p. 56.'><sup>15<\/sup><\/a><\/span> Ma non finiva qui, perch\u00e9 la ricerca di un <em>capro espiatorio <\/em>aveva rispolverato anche una serie di fantasiose e suggestive teorie sull\u2019onda di una memoria collettiva che rimandava \u00abad un conflitto delle stelle e del sole contro il mare\u00bb con una conseguente alterazione dell\u2019aria<span id='easy-footnote-16-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-16-9789' title='D. Defoe, &lt;em&gt;La peste a Londra, &lt;\/em&gt;Milano, 1949, pp. 37-38.'><sup>16<\/sup><\/a><\/span>, a volte pericolose, a volte provvidenziali e salvifiche. Luigi Settembrini nel 1837 aveva ravvisato la salvezza di Catanzaro dal contagio, nei venti che \u00abspazzavano\u00bb le colline su cui sorge la citt\u00e0, non consentendo in questa maniera la \u00abcorruzione\u00bb dell\u2019aria\u00bb.<span id='easy-footnote-17-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-17-9789' title='L. Settembrini, &lt;em&gt;Ricordanze della  mia vita, &lt;\/em&gt;Napoli, 1906, pp. 73-74.'><sup>17<\/sup><\/a><\/span> Altri si sarebbero avventurati invece in ardite osservazioni naturalistiche, in prosa: \u00abguardate il cielo com\u2019\u00e8 brutto\u00bb, o addirittura in versi: \u00aballo sconforto \/ della percossa terra, il cielo istesso conformarsi parea. Perpetuo velo \/ disteso in faccia al sol, pallido ai muti \/ campi rendea il contrastato raggio\u00bb.<span id='easy-footnote-18-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-18-9789' title='D.Guerini, &lt;em&gt;Un poeta del colera: Michele Leoni, &lt;\/em&gt;in \u201cIl Giornale della Societ\u00e0 Italiana di Igiene\u201d,1,1924, p. 9.'><sup>18<\/sup><\/a><\/span> Oppure in accurate descrizioni atmosferiche che di volta in volta chiamavano in causa le \u00abgiornate <em>fosche<\/em>\u00bb, le \u00abnubi <em>tetre\u00bb\u0001<\/em>, l\u2019 \u00abaria <em>crassa <\/em>e <em>vaporosa<\/em>\u00bb, il  \u00absole <em>debole <\/em>e <em>giallastro<\/em>\u00bb<span id='easy-footnote-19-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-19-9789' title='V. Linares, &lt;em&gt;Maria e Giorgio o il cholera in Palermo, &lt;\/em&gt;2 voll. Palermo 1938, II,  p. 45.'><sup>19<\/sup><\/a><\/span> i  \u00abventi di sud-est\u00bb,  gli  \u00absbilanci elettrici\u00bb e  le \u00abfrequenti e prolungate scariche elettriche\u00bb,<span id='easy-footnote-20-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-20-9789' title='G.Montanari, &lt;em&gt;Sul cholera morbus che ha dominato in Ravenna negli anni  1854 e 1855, &lt;\/em&gt;Bologna, 1856, p. 4.'><sup>20<\/sup><\/a><\/span> colpevoli di un\n\u00abrilassamento universale in tutte le membra, di una  difficolt\u00e0 di respiro, di un  mal essere in tutta la persona, di nausea al cibo e gravezza del capo\u00bb.<span id='easy-footnote-21-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-21-9789' title='Borioni. &lt;em&gt;L\u2019autunno de 1836, &lt;\/em&gt;cit., p. 112.'><sup>21<\/sup><\/a><\/span> E che dire infine di quelli che dedicavano tutte le loro attenzioni al volo degli uccelli e alla presenza di insetti, con l\u2019intento d\u2019interpretare l\u2019andamento del colera?  S\u00ec, perch\u00e9 se a Roma una \u00abmoltitudine di rondini\u00bb era il segnale che si poteva stare tranquilli, \u00abil male non vi sar\u00e0\u00bb,<span id='easy-footnote-22-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-22-9789' title='SASF-FM, b. 2, &lt;em&gt;Lettera di G.B. Paolucci&lt;\/em&gt;, Roma. 1\/7\/1855.'><sup>22<\/sup><\/a><\/span> ad Ancona, al contrario, il fatto che  \u00able rondini si volano tutte, abbandonandoci interamente, a formar nuovi nidi lungo le spiagge e dietro le rondini, se ne vanno i passeri e tutti gli altri augelli, in guisa che l\u2019aria diviene deserta di abitatori\u00bb,<span id='easy-footnote-23-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-23-9789' title='Borioni, &lt;em&gt;L\u2019autunno de 1836, &lt;\/em&gt;cit., pp. 113-114.'><sup>23<\/sup><\/a><\/span> non lasciava spazio a dubbi:  il colera stava arrivando. Si favoleggiava persino di nuvole, a volte <em>nere, <\/em>a volte<em> sanguigne, <\/em>che poi, a guardare bene,  <em> <\/em>non erano neanche  nuvole,  ma nugoli  di \u00abinsetti, concreati dalla putrefazione dei cadaveri\u00bb<span id='easy-footnote-24-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-24-9789' title='G.E.Bidera, &lt;em&gt;I 120 giorni del 1837, &lt;\/em&gt;Napoli, 1837,  p. 17.'><sup>24<\/sup><\/a><\/span> ed essi stessi apportatori del colera. <br>\nIn questo caso tutto era nato dalle osservazioni del medico romano Viale, inviato nel 1836 ad Ancona per studiare e tenere sotto controllo l\u2019epidemia. Cos\u00ec, un giorno, mentre \u00abil dottore, circa le due prima del mezzod\u00ec, si portava alla solita visita degli infermi, a un raggio di sole, ei vide volteggiare per l\u2019aria un numero sterminato d\u2019insetti\u00bb e con le mani, \u00abcome suol fare l\u2019uomo quando applaudisce, gli venne fatto d\u2019incoglierne uno\u00bb.<span id='easy-footnote-25-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-25-9789' title='Borioni, &lt;em&gt;L\u2019autunno de 1836, &lt;\/em&gt;cit., pp. 143-144.'><sup>25<\/sup><\/a><\/span> Il dottor Viale aveva catturato il \u00abdrago cholerico\u00bb che, studiato al microscopio e riprodotto sui giornali romani, agitarono le fantasie di molti, ma anche l\u2019incredulit\u00e0 del solito Belli:<br><br><span class=\"quote\">\n\nNun zapete che lui cor cannocchiale<br> \nvedde er coll\u00e8ra in forma di dragone,<br> \ne gnisun antro medico cojone<br>\naveva mai scuperto st\u2019animale?<br>\nChe brutta bestia! ha un par de corna armate<br>\ncom\u2019er demonio: porta l\u2019ale: \u00e8 ppiena<br>\nd\u2019artiji, e nera poi com\u2019un abbate.<br>\nFigurete che sorte de sfraggello<br>\nha da f\u00e0 in corpo a un pover\u2019omo, appena<br>\nje s\u2019arriva a cacci\u00e0 drent\u2019ar budello!<span id='easy-footnote-26-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-26-9789' title='G.G. Belli, &lt;em&gt;Tutti i sonetti romaneschi, &lt;\/em&gt;Roma, 1965, p. 540 (sonetto datato 29 settembre 1836).'><sup>26<\/sup><\/a><\/span>\n<br><br><\/span>\nDrago o non drago, in ogni caso, a scanso di equivoci, era preferibile uscire in strada soltanto quando il sole era \u00abgi\u00e0 alto in tutto il suo potere e a ritirarsi in casa in sulla sera, prima che si nascondesse fra quella nebbia tremenda\u00bb.<span id='easy-footnote-27-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-27-9789' title='Borioni, &lt;em&gt;L\u2019autunno del 1836, &lt;\/em&gt;cit., p. 115.'><sup>27<\/sup><\/a><\/span> Anche se, a dire il vero, neppure le giornate assolate erano sufficienti a tranquillizzare gli animi perch\u00e9 in realt\u00e0 \u201cl\u2019immaginazione esaltata\u00bb<span id='easy-footnote-28-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-28-9789' title='Bidera, &lt;em&gt;I 120 giorni del 1837&lt;\/em&gt;, cit., p. 17.'><sup>28<\/sup><\/a><\/span> e la \u00abprofonda malinconia\u00bb<span id='easy-footnote-29-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-29-9789' title='Borioni, &lt;em&gt;L\u2019autunno del 1836, &lt;\/em&gt;cit., p. 113.'><sup>29<\/sup><\/a><\/span> facevano  apparire il sole  \u00abpallido e tutto circondato di vapore\u00bb, mentre la terra emanava \u00abun puzzo, un tanfo\u00bb e al tramonto, quando scompariva dietro una \u00abfolta nebbia di vapori\u00bb, lasciava intravvedere  un \u00abaspetto minaccioso e tremendo\u00bb.<span id='easy-footnote-30-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-30-9789' title='&lt;em&gt;Ivi&lt;\/em&gt;, pp. 111-112.'><sup>30<\/sup><\/a><\/span> Chiari segnali di sventura, di fronte ai quali \u2013 diceva la gente &#8211;  bisognava \u00abpurgare\u00bb l\u2019aria, mettere in atto \u00abquei mezzi usati a Tolone, a Marsiglia, ed in altre colte citt\u00e0\u00bb, ma allora perch\u00e9 le autorit\u00e0 non intervenivano?  Cosa aspettavano ad incendiare le \u00abbotti di pece e di bitume e a far sentire i cannoni che rarefanno l\u2019aria e uccidono gli insetti\u00bb?<span id='easy-footnote-31-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-31-9789' title='&lt;em&gt;Ivi&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;p.116.'><sup>31<\/sup><\/a><\/span>\nSe il fuoco \u00e8 sempre stato nella cultura popolare l\u2019elemento purificatore per eccellenza e da sempre si sono accesi fuochi per scacciare i geni malvagi o pi\u00f9 prosaicamente per \u00abscongiurare i danni arrecati dagli insetti\u00bb,<span id='easy-footnote-32-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-32-9789' title='J. Delumeau, &lt;em&gt;La paura in Occidente (secoli XIV-XVIII)&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;Einaudi, Torino, 1979, p. 95.'><sup>32<\/sup><\/a><\/span> anche nelle emergenze coleriche il senso comune invocava il fuoco nell\u2019illusione che le fiamme avessero  il potere e la forza di \u00abtogliere qualunque sospetto epidemico che potesse essere nell\u2019atmosfera\u00bb.<span id='easy-footnote-33-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-33-9789' title='Archivio Comunale di Sant\u2019Ippolito (ACS), b. 79, cat. IV, &lt;em&gt;Epidemie di colera&lt;\/em&gt;.'><sup>33<\/sup><\/a><\/span> Cos\u00ec mentre si illuminavano le strade per scoraggiare vandalismi e saccheggi, nei dintorni dei centri abitati, \u00abin sulle prime ore della sera\u00bb si accendevano grandi fal\u00f2, meglio se con \u00abfrasche di pino\u00bb profumato,<span id='easy-footnote-34-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-34-9789' title='M.Barattini, &lt;em&gt;Memoria sul cholera asiatico a Massa Carrara e Lunigiana nel 1854, &lt;\/em&gt;in \u201cAtti e Memorie della Deputazione di storia patria per le antiche  provincie modenesi\u201d,  serie X,   vol. IX, Modena, 1974, p. 36.'><sup>34<\/sup><\/a><\/span> che altro non era se un espediente per venire incontro alle pressioni della piazza e \u00abper contenere una parte della popolazione che vedeva in ci\u00f2 un mezzo per purificare l\u2019atmosfera\u00bb.<span id='easy-footnote-35-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-35-9789' title='Andreucci, &lt;em&gt;Cenni storici,&lt;\/em&gt; cit., pp. 119. 136-138.'><sup>35<\/sup><\/a><\/span> A differenza dei cordoni sanitari, dell\u2019isolamento dei malati, delle quarantene coatte e dei suffumigi, a volte ritenuti \u00abpeggiori del colera stesso\u00bb,<span id='easy-footnote-36-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-36-9789' title='G. Riccardi, &lt;em&gt;Istruzioni sanitarie per garantirsi dal mrbo colera&lt;\/em&gt;, Pesar, 1855, p. 26.'><sup>36<\/sup><\/a><\/span> i fuochi e i colpi di cannone non allarmavano nessuno, anzi, producevano un effetto psicologico positivo perch\u00e9 si \u00abcontentava la numerosa plebe\u00bb e infondeva un \u00abmorale sussidio alla turba dei pavidi\u00bb.<span id='easy-footnote-37-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-37-9789' title='Forti Messina, &lt;em&gt;l medici condotti&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;cit., p. 144.'><sup>37<\/sup><\/a><\/span> E comunque fosse, avevano il pregio di non aggiungere paura alla paura e la loro presenza non  provocava lacerazioni nei delicati rapporti fra le istituzioni e il sentire popolare. Non diversamente pu\u00f2 essere letto un episodio, riportato da un giornale pesarese nel 1911: \u00abCon questi casi di paura colerica, non ci sembra indovinato il veder passare per le vie della citt\u00e0 un carrozzino con sovrastante cassone portante tanto di scritta: <em>Disinfezione. <\/em>Non tutti sanno che quel disinfettante \u00e8 destinato per i cessi delle scuole. E siccome spesso \u00e8 pi\u00f9 che altro la paura che esagita, cos\u00ec sarebbe bene che quella scritta venisse soppressa\u00bb.<span id='easy-footnote-38-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-38-9789' title='\u00abLa sveglia democratica\u00bb, Pesaro 31 \/7\/1911: &lt;em&gt;Cose di &amp;#8230; colera&lt;\/em&gt;.'><sup>38<\/sup><\/a><\/span><br>\nDel resto che le disinfestazioni (o i suffumigi o suffumigazioni che dir si voglia) non godessero di molte simpatie era un fatto assodato da secoli: nella migliore delle ipotesi, erano considerate adatte \u00absoltanto a ingannare il naso\u00bb e invece di \u00ab<em>purgare <\/em>l\u2019aria, la corrompevan ancora di pi\u00f9\u00bb,<span id='easy-footnote-39-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-39-9789' title='J.Moleschott, &lt;em&gt;Consigli e conforti in tempo di colera&lt;\/em&gt;, Torino, 1866, p. 5.'><sup>39<\/sup><\/a><\/span> oppure, peggio ancora, erano percepite come una trovata delle autorit\u00e0 e dei medici per debilitare l\u2019organismo e renderlo pi\u00f9 vulnerabile al contagio<span id='easy-footnote-40-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-40-9789' title='Galaverna, &lt;em&gt;Saturnein, &lt;\/em&gt;cit.&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;Parma, 1857, p. 81.'><sup>40<\/sup><\/a><\/span>. Quando il 17 ottobre 1836, ad Ancona venne ordinata una disinfestazione generale in tutte le case interessate dal colera, per evitare accoglienze ostili al grido di \u00abfumo avvelenato in casa non ne vogliamo\u00bb,<span id='easy-footnote-41-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-41-9789' title='Barattini, &lt;em&gt;Memoria sul cholera asiatico&lt;\/em&gt;, cit., p. 36.'><sup>41<\/sup><\/a><\/span> \u00abi deputati sanitari si mettevano le mani in tasca, regalavano gl\u2019inquilini di una qualche moneta e quinci li pregavano di allontanarsi finch\u00e9 la disinfezione fosse eseguita\u00bb. Ma se cos\u00ec si evitavano le rimostranze e le ostilit\u00e0 del <em>prima<\/em>, non era possibile evitare quelle del <em>dopo, <\/em>perch\u00e9, quando \u00abi fuoriusciti tornavano a casa, nell\u2019udire quel puzzo stomacoso s\u2019inquietavano e imprecavano male addosso a coloro che lo avevano sviluppato\u00bb.<span id='easy-footnote-42-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-42-9789' title='Borioni, &lt;em&gt;L\u2019autunno de 1836, &lt;\/em&gt;cit&lt;em&gt;.&lt;\/em&gt;, pp. 184-185; G. Nigrisoli, &lt;em&gt;Sui mezzi pi\u00f9 facili e sicuri apprestati dalla chimica per la disinfezione dell\u2019aria e delle masserizie durante l\u2019invasione del cholera morbus e dopo la sua scomparsa,  &lt;\/em&gt;Ferrara, 1855. pp. 9-10. '><sup>42<\/sup><\/a><\/span><br> \nSe in questo clima di esasperazione era opportuno che i cittadini mantenessero tutta la loro calma interiore, alle  autorit\u00e0 spettava il compito di mettere in campo   quei \u00absavi provvedimenti\u00bb che tenevano lontano \u00abdagli occhi del popolo tutti gli obbietti di tristezza che scuotono fortemente e cagionano paura\u00bb. Di colera ci si poteva ammalare, ma si poteva anche guarire, a patto che non si avesse paura perch\u00e9 \u00abnei giorni infelici che il morbo signoreggia, pu\u00f2 dirsi tanto quegli \u00e8 morto di cholera per indisposizione fisica, quanto quegli \u00e8 morto di cholera perch\u00e9 colto dalla paura. Rade volte potrebbesi dare il caso che alcuno morisse di cholera senza paura o di paura senza cholera\u00bb.<span id='easy-footnote-43-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-43-9789' title='Borioni, &lt;em&gt;L\u2019autunno de 1836, &lt;\/em&gt;cit., pp. 122-123.'><sup>43<\/sup><\/a><\/span><br>\nInsomma, quello della paura era un grosso problema che ognuno cercava di  risolvere a modo suo, chi controllando ossessivamente le pulsazioni, chi analizzando una volta al giorno la forma, l\u2019aspetto e la consistenza delle evacuazioni di tutti i membri della famiglia e chi, invece, \u00abavenno inteso a di\u0300 ppiu\u0300 d\u2019un dottore \/ che il rimedio e\u0300 lo sta\u0300 de bon umore\u00bb, su  suggerimento del Belli,  continu\u00f2 a <em>maggnare<\/em>,  a <em>inggrufare<\/em>,  a <em>spasseggiare <\/em>e a <em>imbriacarsi<\/em>, come se niente fosse,  alla faccia del colera! Che poi alla fine fu la strada adottata anche dalle autorit\u00e0  che a un certo punto decisero di far  passare in secondo piano tutti i provvedimenti adottati in un primo momento (le case imbiancate di calce, le strade prontamente ripulite, gli ammalati costretti al ricovero ospedaliero, le guardie attorno alla citt\u00e0) nel tentativo di dare il minor risalto possibile a tutto ci\u00f2 che richiamava in un modo o nell\u2019altro l\u2019epidemia e non faceva nient\u2019altro che accrescere ancora di pi\u00f9 l\u2019angoscia e  il turbamento della popolazione. <br>\nA questo proposito una particolare attenzione fu riservata all\u2019apparato scenografico che normalmente veniva riservato ai riti funebri, improvvisamente spogliati di ogni orpello che potesse alterare la calma morale. Dunque, \u00abnon pi\u00f9 carrettone pei morti; non pi\u00f9 astante se non chiamato; non pi\u00f9 casotti appartati pegl\u2019infermieri\u00bb,<span id='easy-footnote-44-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-44-9789' title='I. Salvatori, &lt;em&gt; Sul cholera sviluppatosi fra gli abitanti  del porto della citt\u00e0 di Pesaro, &lt;\/em&gt;Forl\u00ec, 1855,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;p. 8.'><sup>44<\/sup><\/a><\/span> mentre il trasporto delle salme doveva rispettare orari, percorsi e modalit\u00e0 ben precisi, sempre dopo la mezzanotte, nel pi\u00f9 assoluto silenzio, alla luce di un solo lume e  \u00absenza seguito veruno onde non mettere spavento\u00bb.<span id='easy-footnote-45-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-45-9789' title='L. Bosi, F. Jacchelli, L. Poletti, &lt;em&gt;Relazione sul cholera morbus che domin\u00f2 nella citt\u00e0 e nella provincia di Ferrara  nel 1849, &lt;\/em&gt; Ferrara, 1851, pp. 110, 130.'><sup>45<\/sup><\/a><\/span><br>\nMa che modo di congedarsi dalla vita poteva mai essere un funerale di questo tipo? \u00c8 quanto si chiese nel 1855, in un componimento in versi, l\u2019ormai ultrasettantenne professor Guido Leoni, gi\u00e0 cattedratico di letteratura italiana all\u2019universit\u00e0 di Parma:\n<br><br><span class=\"quote\">\n\nNon congiunto, n\u00e9 amico, il moribondo <br>\nanelito a raccor dell\u2019infelice<br>\nallor riman. Non un addio, n\u00e9 un mesto <br>\nbacio concesso al supremo passo<br>\n\u00e8 a chi ben ama. Armata guardia lungi <br>\ncaccia lo addolorato a cui sin l\u2019ora<br>\n\u00e8 della morte dei suoi cari ascosa.<br>\nCh\u00e9 non pi\u00f9 suon di sacra squilla avvisa <br>\nde\u2019 funerei trapassi, e non de\u2019 morti<br>\nper le squallide vie s\u2019intona il salmo. <br>\nMa tacita il cammin la bara imbruna<span id='easy-footnote-46-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-46-9789' title='Guerini, &lt;em&gt;Un poeta del colera, &lt;\/em&gt;cit., p. 7. '><sup>46<\/sup><\/a><\/span>.<br>\n    <\/span> <br><br>\nIl pericolo in agguato, impalpabile e imprevedibile, accelerava in questi frangenti anche la decisione di testare, di fronte a un notaio, o a chi per lui, non solo le questioni ereditarie di natura economica, ma gli stessi contorni della cerimonia funebre, nel tentativo, spesso vano, di cautelarsi da un accompagno  solitario e da una sepoltura anonima.  <br>\n\u00abConsiderando io Raffaele Pagliarini del morto Atanasio \u2013 si legge in un testamento redatto il 25 agosto 1855 per conto di un capitano di marina \u2013 che quanto \u00e8 certa la morte, altrettanto \u00e8 dubbio il punto in cui posso essere da quella sorpreso e temendo che mi possa sopraggiungere forse in quest\u2019anno per il morbo colera che ci sovrasta, quindi desideroso come sono di non decedere <em>ab intestato<\/em>, ho stabilito di fare il mio ultimo testamento\u00bb.<span id='easy-footnote-47-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-47-9789' title='Archivio di Stato di Pesaro- Archivio notarile mandamentale (ASP- AMN), &lt;em&gt;Notaio Celso Celli&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;n. di rep. 474, &lt;em&gt;Testamenti 1854-1857&lt;\/em&gt;, Atto n. 232.'><sup>47<\/sup><\/a><\/span> Quindici giorni pi\u00f9 tardi sar\u00e0 la pesarese Beatrice Terenzi vedova Coli a ricorrere allo stesso notaio per consegnare un testamento in cui dettava il <em>come <\/em>e il <em>dove <\/em>voleva essere  sepolta: \u00abIl mio corpo reso cadavere voglio che sia esposto nella Chiesa Priorale di S. Cassiano, mia parrocchia, e quindi tumulato al Campo Santo, e sulla mia fossa voglio che sia posta una lapide in pietra portante inscrizione del mio nome, cognome e della casa di mio marito predefunto\u00bb.<span id='easy-footnote-48-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-48-9789' title='&lt;em&gt; Ivi&lt;\/em&gt;, Atto n. 235.'><sup>48<\/sup><\/a><\/span><br>\nIn questo senso gli atti testamentari hanno un ruolo essenziale per delineare mentalit\u00e0 e comportamenti durante le fasi epidemiche; in essi infatti \u00e8 possibile leggere, tra l\u2019altro, l\u2019emergenza del momento, i suoi riflessi sulla psicologia individuale e lo sfilacciamento di gesti consolidati e sedimentati nelle relazioni interpersonali e negli atteggiamenti di fronte alla malattia e alla morte.  In caso di colera infatti le probabilit\u00e0 di ammalarsi e di morire sfuggivano ad ogni calcolo umano legato all\u2019et\u00e0, alle condizioni di salute e alle disponibilit\u00e0 economiche, il contagio poteva sopraggiungere e portare alla tomba in qualunque momento. Il che rendeva tutti pi\u00f9 fragili e insicuri fino a sollecitare un testamento affrettato, che per\u00f2, alla fin fine, a posteriori, ad una lettura in chiave storica, avrebbe avuto il merito di porre il lettore di fronte ad un documento d\u2019archivio meno formale e  pi\u00f9 intimo e  quindi in grado  di fornire una serie di elementi sulla psicologia del testatore che altrimenti non sarebbero mai venuti a galla. <br>\nMa in un contesto del genere anche stendere le ultime volont\u00e0 del genere non sempre si rivel\u00f2 agevole, in quanto la paura del contagio induceva i notai ad eclissarsi e a rendersi irreperibili, tanto che  in certi casi,  per assicurare la continuit\u00e0 degli atti e la presenza di una figura istituzionale che  contenesse e scoraggiasse \u00abogni maniera di furti e di violenze\u00bb,<span id='easy-footnote-49-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-49-9789' title='E. De Amicis, &lt;em&gt;La vita militare&lt;\/em&gt;&lt;em&gt;, &lt;\/em&gt;Napoli, 1911, p. 198.'><sup>49<\/sup><\/a><\/span> si dovette delegare le loro funzioni a un giusdicente, al parroco, al  cappellano o a un \u2018ufficiale\u2019 del comune.<span id='easy-footnote-50-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-50-9789' title='Barattini, &lt;em&gt;Memoria sul cholera asiatico&lt;\/em&gt;, cit.,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;p. 41.'><sup>50<\/sup><\/a><\/span><br> \n\u00abArrivato a Porretta dopo il mezzogiorno \u2013 scrisse il rappresentante della Legazione in un giorno d\u2019estate del 1855 &#8211;  trovai curia e comune deserti e il paese in quella prostrazione morale che \u00e8 prodotta dal vedersi la popolazione decimata alla lettera, e gli interessi materiali rovinati\u00bb. A quel punto non restava che individuare al pi\u00f9 presto qualcuno che rappresentasse l\u2019autorit\u00e0 e anche se nella fattispecie  non c\u2019era molto da scegliere, il malcapitato funzionario decise di optare su  \u00abun uomo di limitata intelligenza, ma di ottima volont\u00e0 e lo investii delle facolt\u00e0 di Priore sino a che, rifatti i tempi normali, rimpatrieranno le autorit\u00e0 comunali disertate\u00bb.<span id='easy-footnote-51-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-51-9789' title='Archivio di Stato di Bologna, (ASB), Archivio di Legazione, tit. XXV, &lt;em&gt;Sanit\u00e0&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;1855, fasc. &lt;em&gt;Ministeri&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;f. n. 7464.'><sup>51<\/sup><\/a><\/span><br>\n\u00abPer le difficolt\u00e0 di avere in questo luttuoso tempo e notai e anche testimoni\u00bb, il pesarese Sebastiano Rossi, nello stesso anno, quattro ore prima di passare \u00aba miglior vita\u00bb, non pot\u00e9 fare altro che affidare le sue ultime volont\u00e0 al confessore.<span id='easy-footnote-52-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-52-9789' title='ASP- ANM, &lt;em&gt;Notaio L. Perotti&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;vol. I, Atto del 15-9-1855, n. 1038. '><sup>52<\/sup><\/a><\/span> Il 24 settembre sar\u00e0 la volta  di don Riccardo Cavalieri a raccogliere le disposizioni testamentarie di Penelope Bartolini Baldelli  in quanto i \u00abvari notarj\u00bb chiamati dalla contessa si erano \u00abcostantemente rifiutati di presentarsi al loro ufficio\u00bb.<span id='easy-footnote-53-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-53-9789' title='&lt;em&gt;Ivi&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;Atti nn. 1039, 1040.'><sup>53<\/sup><\/a><\/span> In casi del genere per\u00f2 non sempre si poteva essere sicuri che gli atti fossero esenti da raggiri truffaldini o da pressioni di vario tipo che nell\u2019urgenza del colera e nell\u2019et\u00e0 avanzata dei moribondi trovavano il terreno propizio per concretizzarsi. <br>\nCome dimostra il caso di Maria Alegi, un\u2019anziana signora di Mondolfo che aveva avuto la sventura di ammalarsi nell\u2019agosto del 1855 e che possedeva una casa e altri beni che facevano  gola agli agostiniani del locale convento, all\u2019arciprete e  al canonico del paese e naturalmente anche ai nipoti,  suoi eredi naturali.  Cos\u00ec, quando l\u2019arciprete e il canonico la convinsero a stendere un <em>istromento <\/em>che prevedeva il lascito di tutte le sostanze alla parrocchia, \u00abin suffragio dell\u2019anima propria\u00bb, i nipoti Antonio e Pietro, spalleggiati da padre Gattarelli, priore degli Agostiniani e confessore dell\u2019Alegi, pensarono bene che fosse un loro diritto passare al contrattacco. In parole povere strapparono all\u2019inferma un altro atto con una diversa distribuzione dei beni: la casa alla parrocchia e il restante del capitale ai nipoti. Ma la diatriba non poteva finire qui, perch\u00e9, dopo qualche giorno, il canonico Polidori, \u00abtornato presso l\u2019inferma con modi certamente non confacenti al suo carattere sacerdotale, e approfittando dello stato di gravissima infermit\u00e0 in cui si trovava la ridetta Maria, incapace di comprendere ci\u00f2 che si operasse, le fece nascostamente cambiare testamento che poi consegn\u00f2 ad un notaro\u00bb. A quel punto il priore agostiniano richiese l\u2019intervento del notaio e di due testimoni, di fronte ai quali la  signora Maria ribad\u00ec \u00abche la sua ultima volont\u00e0 manifestata avevala al padre Nicola Gattarelli\u00bb, che nella fattispecie era lo stesso priore agostiniano.  La cosa naturalmente non piacque n\u00e9 all\u2019arciprete, n\u00e9 al canonico pronti ad accusare i parenti e padre Nicola di aver \u00abclandestinamente carpito questa volont\u00e0 ad una povera agonizzante che non aveva pi\u00f9 <em>campus sui<\/em>\u00bb.<span id='easy-footnote-54-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-54-9789' title='Archivio Cancelleria Vescovile di Senigallia (ACVS),  tit. XXX, 1847-1855, fasc. &lt;em&gt;Reclami diversi, Ricorso di Antonio e Pietro Alegi, villici di Mondolfo&lt;\/em&gt;.&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;Sui rapporti fra epidemia e pratica notarile, A. Pastore, &lt;em&gt;Testamenti in tempo di peste: la pratica notarile a Bologna nel 1630&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;in \u00abSociet\u00e0 e Storia\u00bb. 16, 1982.'><sup>54<\/sup><\/a><\/span><br>\nAl di l\u00e0 dei risvolti tragicomici della vicenda, di sicuro la storia di Maria Alegi non ebbe i contorni che erano soliti caratterizzare gli ultimi giorni di chi si ammalava e moriva in tempo di contagio. A cominciare dal fatto che il suo non fu il solito trapasso solitario di una vecchia colerosa, anzi fu un morire denso di visite e di colpi di scena, di personaggi, di parole e di testimoni che senza alcun timore, a turno, si avvicinavano al suo letto,  accostavano l\u2019orecchio alla bocca dell\u2019ammalata per comprenderne meglio le parole e ricevevano dalle sue mani le carte in cui aveva  apposto la croce. Comprensibile dunque lo stato d\u2019animo dell\u2019anziana donna che alternativamente si era trovata di fronte delle figure che si guardavano in cagnesco e nello stesso tempo l\u2019assistevano premurosamente.  I nipoti consolandola, il frate confessandola, l\u2019arciprete e il parroco  impartendole la comunione e l\u2019estrema unzione e nello stesso tempo \u2013 da buoni religiosi &#8211;  solleciti a recitarle preghiere e litanie in latino, a parlarle di vita eterna, di premi e di castighi ultraterreni,  con modi e toni  che giocoforza  finirono per  instaurare una sorta di soggezione e di dipendenza psicologica tra l\u2019ammalata e i rappresentanti e intermediari della divinit\u00e0. Cos\u00ec, Maria, poco interessata ormai ai suoi beni materiali e tutta presa dall\u2019acquisizione della salvezza eterna, per non scontentare nessuno e per non rischiare le pene dell\u2019inferno favorendo gli uni a scapito degli altri, aveva preferito giocare su due tavoli, fino alla fine!   <br>\nMariano Scipioni, un agiato pesarese, scapolo e senza figli, nel 1855, ai primi segnali di colera, riusc\u00ec invece a stilare senza troppi problemi un testamento confezionato su misura per assicurare ai posteri una traccia della sua esistenza. Cos\u00ec, senza lasciare nulla al caso, nomin\u00f2 erede universale il figlio di una sua sorella, a patto per\u00f2 che assumesse il suo cognome e si attenesse a una serie di adempimenti ben precisi. A cominciare dal fatto che il suo cadavere fosse \u00absotterrato al Campo Santo e fosse rimarcato bene il sito del sotterramento\u00bb e che successivamente, \u00abin tempi opportuni\u00bb, si fosse provveduto ad una regolare inumazione in una chiesa cittadina in cui lo Scipioni aveva gi\u00e0 approntato il sepolcro e la lapide<span id='easy-footnote-55-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-55-9789' title='ASP-ANM&lt;em&gt;, Notaio L. Bertucciali&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;vol. 44, &lt;em&gt;Testamento di Mariano Scipioni&lt;\/em&gt;.'><sup>55<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nNaturalmente non tutti avevano   simili preoccupazioni, ma durante un\u2019epidemia di colera di sicuro il problema del <em>come <\/em>e del <em>dove <\/em>si poteva morire ed essere sepolti \u00abapport\u00f2 una grandissima pena e non di rado aggrav\u00f2 il male ai moribondi e angusti\u00f2 le famiglie di loro\u00bb.<span id='easy-footnote-56-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-56-9789' title='Antico archivio comunale di Senigallia (ASCS) , &lt;em&gt;Sanit\u00e0 continentale&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;b. 573, fasc. III, f. del 22-8-1855.'><sup>56<\/sup><\/a><\/span> Non fosse altro per i tentativi di aggirare le rigide misure che imponevano (ne ho gi\u00e0 fatto cenno) cerimonie funebri senza parenti, amici e conoscenti e prive del consueto scenario di preghiere e di pianti. Come ad esempio successe in occasione della morte e del funerale di Hegel, nella prima invasione europea del morbo nel 1831, quando la famiglia e gli amici riuscirono, \u00abin considerazione della personalit\u00e0 del defunto [e] grazie alle insistenze e alla mediazione di amici e dopo indicibili lotte e colloqui ad alto livello\u00bb, ad ottenere il permesso per esporre per ben due giorni  la salma del filosofo nel salotto della sua abitazione e ricevere cos\u00ec l\u2019estremo saluto di colleghi e studenti. E non fu l\u2019unico strappo alla regola perch\u00e9 anche il funerale  si svolse alle tre del pomeriggio (e non di notte!),  senza ricorrere al \u00abcarro riservato ai colpiti dal colera\u00bb  e la salma non fu   tumulata, come era giocoforza fare in tempo di colera,  in una fossa comune,   ma \u00abnel luogo che lui stesso aveva scelto, accanto alla tomba di Ficthe\u00bb. <br>\nUna cerimonia, dunque, nel solco della normalit\u00e0, consentita dalle autorit\u00e0 di Berlino per rispetto all\u2019illustre vittima e con un occhio rivolto a non esasperare ulteriormente lo sbigottimento, lo sconforto, i timori suscitati dall\u2019epidemia che, in questo caso, trattandosi di un personaggio cos\u00ec in vista, aveva scosso profondamente l\u2019intera comunit\u00e0. La citt\u00e0 infatti era \u00abstordita dal colpo\u00bb, gli ambienti accademici erano \u00abin preda alla disperazione\u00bb e l\u2019allievo (e biografo) di Hegel, Karl Rosenkranz, aveva subito l\u2019evento in maniera talmente traumatica da piombare  \u00abin uno stato di permanente agitazione, tanto che mi sento  addosso \u2013 cos\u00ec scrisse lui stesso &#8211; come una malattia\u00bb.<span id='easy-footnote-57-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-57-9789' title='K. Rosenkranz, &lt;em&gt;Vita di Hegel, &lt;\/em&gt;Milano, 1974,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;pp. 440-443.'><sup>57<\/sup><\/a><\/span><br>\nAl di fuori di qualunque parvenza di legalit\u00e0, fu un alto caso ambientato questa volta a Napoli durante l\u2019epidemia del 1837, quando \u00abfu merito di Antonio Ranieri se Giacomo Leopardi, venuto a morte a cagione di tutt\u2019altro male il 14 di aprile, ebbe risparmiata la fossa comune decretata dalle autorit\u00e0 per una pi\u00f9 degna sepoltura in S. Vitale a Fuorigrotta\u00bb.<span id='easy-footnote-58-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-58-9789' title='G. Guerini, &lt;em&gt;Notizie storiche e statistiche sul colera&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;in \u00abLa medicina italiana\u00bb, 1. 1924, pp. 6-7 dell\u2019estratto.'><sup>58<\/sup><\/a><\/span> Come fu possibile lo racconta Luigi Settembrini nelle <em>Ricordanze<\/em>: \u00abFra le tante dolorose novelle di mali pubblici, e di parenti e di amici tolti dalla peste, me ne venne una dolorosissima, che Giacomo Leopardi era morto in Napoli, non di colera, ma di quel fiero morbo che gli fece troppo amara ed angosciosa la vita. Alcuni anni dopo andai a visitarne la tomba nel villaggio di Fuorigrotta, accanto alla porta della chiesetta di S. Vitale. Il suo amico Antonio Ranieri, nella cui casa egli stette e mor\u00ec, mi raccontava quanto egli ebbe a penare per trovare quel luogo dove riporre le reliquie di tanto uomo e per non farlo andare confuso fra i tanti che in quei giorni morivano ed erano insaccati nel Camposanto. Nessun prete voleva riceverlo in chiesa; il Ranieri parl\u00f2 a parecchi parrochi, e tutti no, poi gli fu indicato quello di. San Vitale come uomo di manica larga e ghiotto di pesci. Ei tosto corse a la Pietra del pesce, comper\u00f2 triglie e calamai, e ne mand\u00f2 un bel regalo al parroco, il quale si lasci\u00f2 persuadere, e fece allogare il cadavere nel muro esteriore accanto alla porta della chiesa. Cos\u00ec per pochi pesci Giacomo Leopardi ebbe sepoltura\u00bb.<span id='easy-footnote-59-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-59-9789' title='L. Settembrini, &lt;em&gt;Ricordanze&lt;\/em&gt;, cit, p. 77.'><sup>59<\/sup><\/a><\/span><br>\n Ma a Napoli, fra il 1836 e il 1837, scappatoie  di questo genere,  vere e proprie \u00abviolazioni alla legge, sfacciate e gravi\u00bb, furono all\u2019ordine del giorno, sia con la complicit\u00e0 di medici pronti a certificare  false cause di morte, sia con la compiacenza di parroci allettati da generose offerte in natura e soprattutto in denaro.<span id='easy-footnote-60-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-60-9789' title='Forti Messina, &lt;em&gt;Societ\u00e0 ed epidemia&lt;\/em&gt;, cit., pp. 101-102.'><sup>60<\/sup><\/a><\/span><br>\nDi colera si torn\u00f2 a parlare nel 1849 e in maniera ancora pi\u00f9 esasperata nel 1855, quando fin dall\u2019inizio dell\u2019anno cominciarono a circolare notizie di diversi focolai qua e l\u00e0 per l\u2019Europa e anche nello Stato Pontificio. Tutto cominci\u00f2 con avvisaglie di poco conto, ma sufficienti per mettere in apprensione il sessantanovenne canonico della \u00abinsigne chiesa metropolitana\u00bb di Urbino, don Luigi Fortini, che, \u00abconsiderando essere indubitabile la morte, dubbio per\u00f2 ed incerto il giorno e l\u2019ora\u00bb, il 19 gennaio sal\u00ec le scale del palazzo in cui risiedeva il notaio Tommasoli \u00abrisoluto a fare il suo ultimo numerativo testamento\u00bb. <br>\nConservato nel volume 4161, l\u2019atto n. 864, oltre a questioni economiche riguardanti i \u00abpochi beni o affetti che la Divina Provvidenza si \u00e8 degnata accordarmi qui in terra\u00bb, prendeva in considerazione anche l\u2019eventualit\u00e0 di un suo improvviso decesso, ma soprattutto la \u00abpossibilit\u00e0 di essere sepolto vivo\u00bb, una di \u00abquelle terribili umane calamit\u00e0, le pi\u00f9 torpide che lo spirito delle menti spaventano ed opprimono\u00bb. E proprio per cautelarsi da una simile evenienza, don Fortini aveva pensato bene di articolare delle disposizioni  testamentarie che alla sua morte  non prestassero il fianco a nessun fraintendimento:  \u00abIl mio corpo, divenuto che sia cadavere, non dovr\u00e0 muoversi affatto dal letto nel quale sar\u00e0 spirato, se non dopo lo spazio di undici ore consecutive. Voglio che in ciascuna delle prime tre ore sia sul medesimo praticato un salasso dalla vena del braccio destro; durante poi le otto ore consecutive, che rimarranno al compimento delle undici, come sopra ordinato, voglio che il medesimo mio corpo, rimanendo sempre nello stesso luogo in cui spir\u00f2 (a meno che non desse un qualche segno di vita)<em> <\/em>sia guardato come appresso: cio\u00e8 si inviteranno e pagheranno a tal uopo due religiosi sacerdoti de\u2019 Ministri Riformati di questo convento di San Bernardino per le prime quattro ore e per le altre quattro ore due religiosi Cappuccini di questo convento ugualmente sacerdoti\u00bb.<br>\nNulla venne lasciato al caso, per cui, in caso di rifiuto di qualcuno di questi, don Fortini contemplava anche la possibilit\u00e0 per l\u2019esecutore testamentario di scegliere \u00abaltri quattro sacerdoti secolari\u00bb, o \u00abaltrettanti laici timorati di Dio, ovvero chierici probi e saggi che non sieno per\u00f2, n\u00e9 questi, n\u00e9 quelli, di et\u00e0 inferiore agli anni ventuno\u00bb. Solo dopo le prime undici ore, \u00absenza che il cadavere abbia dato alcun segno di vita\u00bb, i <em>vespilloni <\/em>avrebbero potuto  \u00abcurarlo e rivestirlo, giusta il costume\u00bb. Quaranta giorni dopo decise di apportare qualche modifica a queste disposizioni con un codicillo: \u00abHo riflettuto che la veglia di otto ore consecutive sul mio corpo reso cadavere, essendo cosa insolita e straordinaria in questa citt\u00e0, darebbe facilmente causa a delle blaterazioni e pettegolezzi e che forse non mancherebbero motteggi e sarcasmi per parte di persone deboli o sfaccendate\u00bb. Ecco allora il ridimensionamento della veglia funebre e dell\u2019intervallo fra un salasso e l\u2019altro: \u00abUn\u2019ora e mezza dopo effettuati i detti tre salassi, riuscendo infruttuosi, il<em> <\/em>mio corpo verr\u00e0 consegnato ai vespilloni e verr\u00e0 trasportato subito all\u2019 Oratorio della Visitazione e sorvegliato nelle ore notturne in cui rimarr\u00e0 sopra terra, da due di essi vespilloni a porte chiuse\u00bb. Tutto il resto rimaneva inalterato, a cominciare dal cadavere che doveva restare \u00absopra terra, scoperto bens\u00ec e non incassato\u00bb per un lasso di tempo di trentacinque ore complessive \u00abdall\u2019ultimo respiro\u00bb.<span id='easy-footnote-61-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-61-9789' title='Sezione archivio Stato di Urbino (SASU), Atti notarili, &lt;em&gt;Notaio S. Tommasoli&lt;\/em&gt;, vol. 4161, gen. 1855-dic. 1856, Atto n. 864 del 19 gennaio 1855 e Codicillo n. 872 del 28 febbraio 1855.'><sup>61<\/sup><\/a><\/span><br>\nMa perch\u00e9 tutto questo? E\u2019 chiaro che il canonico voleva garantirsi un margine di sicurezza nel caso in cui il suo fosse soltanto uno stato di morte apparente, una paura che durante l\u2019Ottocento, e soprattutto in occasione delle epidemie di colera, percorse un po\u2019 tutti gli strati sociali. \u00abIo non voglio spaventare con tetri e paurosi racconti di sepolti vivi &#8211;  scriveva nel 1884 il dottore Cesare Musatti &#8211;  ma posso accertarvi che tali avvenimenti, per quanto rari, possono parimenti succedere pur oggi e che il timore di incapparvi preoccupa non pochi dei viventi, e che tra queste persone ho conosciuto dei medici distintissimi\u00bb.<span id='easy-footnote-62-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-62-9789' title='C. Musatti, &lt;em&gt;L\u2019accertamento dei decessi a Venezia e tra i medici del circondario&lt;\/em&gt;, Venezia, 1884, p. 7.'><sup>62<\/sup><\/a><\/span><br>\nFra le pagine di un volume del 1807 di Agostino Olmi, conservato nella biblioteca Federiciana di Fano, ho trovato a suo tempo alcuni foglietti volanti in cui  un ignoto lettore, suggestionato dalla lettura del libro il cui titolo dice gi\u00e0 tutto, <em>Sulla possibilit\u00e0 d\u2019essere sepolti vivi, <\/em>aveva preso nota (probabilmente alla fine dell\u2019ottocento) di diversi casi di morte apparente: di un giovane prete nel 1826, di un bracciante napoletano nel colera del 1873, di una donna torinese nel 1875, di un dottore genovese nel 1884 e di un coleroso catanese nel 1885.<span id='easy-footnote-63-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-63-9789' title='Si tratta di due fogli semplici e di un foglio doppio conservati all\u2019interno del volume di A. Olmi, &lt;em&gt;Sulla possibilit\u00e0 d\u2019essere sepolti vivi e sulla maniera di prevenirla. Ragionamento, &lt;\/em&gt;Firenze, 1807, esemplare conservato presso la Biblioteca Federiciana di Fano che mi \u00e8 stato segnalato da Beppe Olmi. Gli appunti vergati a mano iniziano rispettivamente: &lt;em&gt;Al senato francese venne presentata una petizione; Colera di Napoli 1873; Torino-mercoled\u00ec 14 luglio 1875 &lt;\/em&gt;(tutti nel foglio doppio); &lt;em&gt;La morte apparente; I funerali di un vivo&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;nei due fogli semplici. Nella terza di copertina sono incollati tre ritagli di giornale sullo stesso argomento e in uno di questi \u00e8 possibile leggere la provenienza e la data: \u00abIl Messaggero\u00bb, 29-8-1891.'><sup>63<\/sup><\/a><\/span> L\u2019anonimo estensore di questi appunti mostra dal tratto calligrafico un\u2019et\u00e0 piuttosto avanzata e una buona conoscenza della letteratura riguardante il problema della morte apparente. Fa infatti riferimento ad una discussione sull\u2019argomento del senato francese e al fatto che \u00abinsigni medici avvertirono doversi avere grandi precauzioni avanti di dichiarare morto un choleroso\u00bb, forse con l\u2019assillo che egli stesso avrebbe potuto incorrere in un errore del genere, un rischio da cui non andavano esenti  neppure i medici, come si legge in uno  di questi  fogli. <br>\n \u00abErasi nunziata la morte del dottor Canepa. Il creduto cadavere era stato lasciato nella camera coperto d\u2019un lenzuolo. I parenti erano riuniti in un\u2019altra camera per provvedere ai funerali quando videro presentarsi sulla porta il dottor Canepa, creduto morto, venuto a lamentarsi di essere stato lasciato in abbandono. Impossibile descrivere lo spavento della famiglia che da sei ore lo piangeva morto. Il dottore fu rimesso a letto, ma, fors\u2019anche per le emozioni sofferte, poche ore dopo il povero dottore mor\u00ec davvero\u00bb.<span id='easy-footnote-64-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-64-9789' title='Foglio ms: &lt;em&gt;La morte apparente&lt;\/em&gt;, cit. nella nota precedente.'><sup>64<\/sup><\/a><\/span><br>\nCerto, un\u2019eventualit\u00e0 del genere non si verificava spesso, ma il solo pensiero che dei casi c\u2019erano stati e che quindi altri ce ne sarebbero potuti essere, era sufficiente per \u00abfar raccapricciare il pi\u00f9 coraggioso, il pi\u00f9 forte\u00bb<span id='easy-footnote-65-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-65-9789' title='Olmi&lt;em&gt;, Sulla possibilit\u00e0 d\u2019 esser sepolti vivi, &lt;\/em&gt;cit., p. 11.'><sup>65<\/sup><\/a><\/span> degli uomini.  A questo proposito, nel 1897, \u2018La Jereiatria\u2019, un mensile rivolto al clero, pens\u00f2 bene di chiamare in causa i parroci che, in quanto deputati a somministrare ai moribondi l\u2019estrema unzione, erano quelli che meglio di tutti avrebbero potuto \u00abaccertarsi della morte di un individuo con  scrupolosa attenzione\u00bb e evitare \u00abi casi di decessi apparenti pi\u00f9 frequenti di quel che comunemente si e portati a pensare\u00bb.<span id='easy-footnote-66-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-66-9789' title='\u00abLa Jereiatria\u00bb, cit., n. 3: &lt;em&gt;Morte apparente e morte reale&lt;\/em&gt;.'><sup>66<\/sup><\/a><\/span> Un abbaglio che in certe situazioni era abbastanza facile perch\u00e9, \u00abnell\u2019ultimo stadio del colera asiatico i colerosi restano immersi per delle ore nel sonno sincopale ed asfittico della morte\u00bb dando l\u2019impressione che fossero morti.<span id='easy-footnote-67-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-67-9789' title='F.Pacini, &lt;em&gt;Sopra il caso particolare di morte apparente dell\u2019ultimo stadio del colera asiatico. Appendice alla memoria sulla respirazione artificiale del prof. Filippo Pacini, con un post-scriptum sugli impedimenti al sapere del Sillabo Bufaliniano&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;Firenze, 1876, p. 3 (estratto da \u00abL\u2019Imparziale-Giornale medico\u00bb, marzo 1876).'><sup>67<\/sup><\/a><\/span> Invece erano vivi e lo testimoniavano i numerosi riferimenti di medici, religiosi e becchini pronti a giurare  di essersi trovati di fronte a cadaveri che muovevano gli occhi, contraevano  i muscoli, piegavano le braccia, sollevavano le gambe e  a episodi ancora pi\u00f9 raccapriccianti. <br>\nCome quello di una giovane donna incinta, morta di colera e \u00absottoposta a operazione cesarea\u00bb, che improvvisamente aveva cominciato a muovere \u00able dita in diversi sensi, mentre il ventre faceva tali movimenti da far credere che si muovesse il diaframma\u00bb.<span id='easy-footnote-68-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-68-9789' title='P. Betti, &lt;em&gt;Seconda appendice alle considerazioni sul colera asiatico che rattrist\u00f2 la Toscana negli anni 1835-36-37-49 comprendente l\u2019ivasione colerica del 1855&lt;\/em&gt;, Firenze, 1855, p. 336.'><sup>68<\/sup><\/a><\/span> Talvolta queste contrazioni muscolari furono interpretate alla stregua di \u00abun meraviglioso movimento delle braccia, che si sollevavano ad angolo retto col tronco come se fossero state mosse dalla volont\u00e0, le mani avanzando l\u2019una verso l\u2019altra in modo che le dita di una venivano ad incrociare quelle dell\u2019altra come usano fare i cattolici nella preghiera\u00bb. Un segnale di disperazione, una richiesta d\u2019aiuto di un corpo ancora vivo che \u00abpregava che non si affrettassero a sotterrarlo\u00bb?<span id='easy-footnote-69-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-69-9789' title='Pacini, &lt;em&gt;Sopra il caso particolare di morte apparente&lt;\/em&gt;, cit., p. 5.'><sup>69<\/sup><\/a><\/span><br>\nCos\u00ec lasciava intendere, neppure tanto velatamente, Filippo Pacini (l\u2019anatomo-patologo fiorentino che nel 1854 \u2013 trent\u2019anni prima di Robert Kock &#8211; aveva intuito la relazione fra il vibrione <em>bacillo virgola <\/em>e l\u2019infezione colerica) quando  nel 1871 e nel 1876 dedic\u00f2 alla questione della  \u201cmorte apparente\u201d due riflessioni che  riportavano  alla ribalta le  argomentazioni sollevate agli inizi del secolo, nel 1807, dal gi\u00e0 citato Agostino Olmi e nel 1837 da Melchiorrre Missirini. Ma il filone non  era destinato a esaurirsi con Pacini, perch\u00e9 nel 1897 fu  la volta di  Francesco Dall\u2019Acqua con  <em>La morte vera e la morte apparente\u0001<\/em> a riproporre terribili dilemmi e angoscianti interrogativi a proposito di   \u00ablapidi marmoree di sacri sepolcri spesse volte rovesciate\u00bb,  di \u00ablamenti di infelici sepolti vivi\u00bb, di ritrovamenti di cadaveri   \u00abcon le mani sbranate e divorate, per eccesso di disperazione o di fame\u00bb<span id='easy-footnote-70-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-70-9789' title='Olmi, &lt;em&gt;Sulla possibilit\u00e0 d\u2019essere sepolti vivi&lt;\/em&gt;, cit., p. 15.'><sup>70<\/sup><\/a><\/span>  e di persone,  \u00abcredute morte e con troppa fretta portate al camposanto\u00bb,  che improvvisamente erano  tornate in vita.<span id='easy-footnote-71-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-71-9789' title='Linares, &lt;em&gt;Maria e Giorgio&lt;\/em&gt;, cit&lt;em&gt;.&lt;\/em&gt;, vol. II, p. 77.'><sup>71<\/sup><\/a><\/span> Malgrado fosse noto che il cadavere di un coleroso non perdeva nel giro di pochi minuti il \u00abcalore della vita\u00bb e che \u00abin non pochi casi i cadaveri presentavano il colore ordinario\u00bb anche a distanza di parecchie ore dal decesso,<span id='easy-footnote-72-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-72-9789' title='F. Verardini, &lt;em&gt;Breve cenno intorno l\u2019invasione colerica nella citt\u00e0 e provincia di Bologna nell\u2019anno 1855, &lt;\/em&gt;Bologna, 1856, p.17. '><sup>72<\/sup><\/a><\/span> poteva ancora succedere \u00abche anche i medici pi\u00f9 illuminati\u201d fossero ingannati \u00abdai classici segni della morte\u00bb. Cos\u00ec non era infrequente che, scambiando \u00abquei cadaveri per cadaveri morti, non pochi di essi fossero sotterrati vivi\u00bb e che soltanto i pi\u00f9 fortunati \u00abrisorgessero in tempo utile sull\u2019orlo del sepolcro\u00bb.<span id='easy-footnote-73-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-73-9789' title='Pacini, &lt;em&gt;Sopra &lt;\/em&gt;il &lt;em&gt;caso particolare di morte apparente&lt;\/em&gt;, cit., p. 6.'><sup>73<\/sup><\/a><\/span><br>\nCasi del genere, documentati con dovizia di particolari anche da Cesare De Sterlich<span id='easy-footnote-74-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-74-9789' title='C.D. De Sterlich, &lt;em&gt;Quadri storici del cholera di Napoli&lt;\/em&gt;, Napoli, 1837,  pp. 274-276.'><sup>74<\/sup><\/a><\/span> in <em>Quadri storici del colera di Napoli del 1837<\/em><em>, <\/em>non furono una prerogativa soltanto napoletana perch\u00e9  anche<em> La Gazzetta di Bologna <\/em>riport\u00f2 nel 1855  il caso di una bambina ferrarese di due anni che, creduta morta accanto ai cadaveri della madre e del nonno, riusc\u00ec a  scampare al tragico equivoco solo per la curiosit\u00e0 e la prontezza di spirito di un passante.<span id='easy-footnote-75-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-75-9789' title='\u00abLa Gazzetta di Bologna\u00bb, del 18 settembre 1855.'><sup>75<\/sup><\/a><\/span> Nel parmense un episodio simile fu addirittura messo in versi dal poeta vernacolare, nonch\u00e9 segretario comunale di Collecchio, Domenico Galaverna:<br><br>\n<span class=\"quote\">\nCh\u2019\u00e8 mal d\u2019 materj, el mort erva la bocca, <br>\nel drizza su la testa e \u2019l moeuva il man,<br>\nel slonga i brazz, e acs\u00ec a taston el tocca <br>\ne \u2019l dmanda cos\u2019\u00e8 tut col gran bacan,<br>\npo l\u2019arva j\u2019 occ\u2019 e \u2019l guarda indova l\u2019\u00e8 <br>\n[\u2026]<br>\nE con \u2019na voeusa fonda grossa grossa <br>\ncm\u00e9 sl\u00e0 fuss gnuda foeura da un carrar, <br>\nmovend una boccazza sflossa sflossa<br>\nel cmenza in st\u00e0 manera acs\u00ec a parlar,<br>\n\u2013 Andova sonja mai! povra mi!<br>\nel gran dolour ragazz, ch\u2019j ho mai soffr\u00ec!<span id='easy-footnote-76-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-76-9789' title='Galaverna,&lt;em&gt; Saturnein&lt;\/em&gt;, cit.,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;pp. 68-69.'><sup>76<\/sup><\/a><\/span>\n<\/span><br><br>\nNessuna meraviglia dunque se don Fortini a Urbino a un certo punto aveva preso la decisione di affidare a un atto testamentario le sue paure e di tutelarsi fino al punto che, soltanto se il suo cadavere avesse emanato un \u00ablezzo insopportabile\u00bb, solo in questo caso, cio\u00e8 di fronte a una  prova inoppugnabile, l\u2019esecutore testamentario, consultatosi con un medico di fiducia, avrebbe potuto abbreviare i tempi del rituale scrupolosamente previsto.<span id='easy-footnote-77-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-77-9789' title='SASU, Atti notarili, &lt;em&gt;Notaio S. Tommasoli&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;cit., &lt;em&gt;Codicillo&lt;\/em&gt;, cit.'><sup>77<\/sup><\/a><\/span> E chi ci dice che don Fortini non si fosse imbattuto negli anni del suo ministero in qualche raccapricciante caso di sepolto vivo o non fosse  rimasto fortemente scosso da una qualche lettura sull\u2019argomento?  <br>\nSta di fatto che sia il canonico urbinate che Angelo Ranuzzi, dell\u2019omonima nobile casata bolognese, che nelle sue ultime volont\u00e0 aveva prescritto di non essere trasportato in chiesa se non dopo trenta ore dal decesso e di attendere ancora un giorno prima della sepoltura,<span id='easy-footnote-78-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-78-9789' title='ASB, Archivio notarile, &lt;em&gt;Atti dei notai, 1801-1807, Notaio Vincenzo Paliotti&lt;\/em&gt;.'><sup>78<\/sup><\/a><\/span> avevano bene in mente che non c\u2019era \u00abdi fatto sopra la terra, tortura, o supplizio, che potesse paragonarsi a quello di essere sepolto <em>vivo\u00bb  <\/em>e di risvegliarsi dentro una cassa. Pur essendo consapevoli \u00abche fra centomila estinti, uno solo\u00bb poteva  essere vittima di questo equivoco, come potevano,  i vari Fortini e Ranuzzi,  essere sicuri che  \u00abtal barbara sorte\u00bb avrebbe risparmiato proprio loro?<span id='easy-footnote-79-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-79-9789' title='Olmi, &lt;em&gt;Sulla possibilit\u00e0 d\u2019essere sepolti vivi&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;cit., pp. 20-21.'><sup>79<\/sup><\/a><\/span> Non restava che confidare nella fortuna oppure adottare le dovute cautele incaricando qualcuno di fare le  verifiche del caso. <br>\nDel resto durante le fasi epidemiche era sotto gli occhi di tutti la superficialit\u00e0 con cui venivano espletate le constatazioni di \u2018avvenuto decesso\u2019 da parte di medici troppo indaffarati o troppo preoccupati dal timore di essere contagiati. Cos\u00ec, gli accertamenti, quando c\u2019erano, si risolvevano spesso in una pura formalit\u00e0: \u00abEntr\u00f2 il medico, anzi non entr\u00f2, \u2013 scrisse il canonico Borioni, testimone oculare dell\u2019indagine sul corpo della madre &#8211; restossi avanti la porta a dieci palmi (misura legale!) dal cadavere, fiss\u00f2 gli occhi spalancati sul letto di morte, guard\u00f2 meglio con la lente per due minuti, fece una contorsione di labbra, gitt\u00f2 un largo fiato dal naso, si pose un fazzoletto alla bocca e via\u00bb.<span id='easy-footnote-80-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-80-9789' title='Linares, &lt;em&gt;Maria e Giorgio, &lt;\/em&gt;cit.,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;vol. I, p. 16.'><sup>80<\/sup><\/a><\/span>  Le stesse disposizioni in vigore circa i tempi e i modi della sepoltura erano approssimative e variavano a seconda dei casi, come confermano due circolari emanate entrambe il 28 novembre 1854 dalla Sacra Consulta della Sanit\u00e0 e degli Ospedali dello Stato Pontificio. La prima, indirizzata al Delegato Apostolico di Urbino, imponeva che \u00abpassato di vita un choleroso, il cadavere sar\u00e0 <em>pi\u00f9 o meno sollecitamente<\/em> collocato nella cassa, il cui coperchio sar\u00e0 posto da un lato, e cos\u00ec scoperto verr\u00e0 trasportato in una camera mortuaria dove rimarr\u00e0 almeno per dodici ore, passate le quali si getter\u00e0 su di esso cloruro di calce impastato con acqua\u00bb.<span id='easy-footnote-81-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-81-9789' title='ASP, &lt;em&gt;Sanit\u00e0&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;b. 104, &lt;em&gt;Circolare n. 15296 del 28-11-1854&lt;\/em&gt;.'><sup>81<\/sup><\/a><\/span> La seconda, rivolta ai direttori degli ospedali, accennava a un intervallo, tra la morte e la sepoltura, di dieci ore.<span id='easy-footnote-82-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-82-9789' title='&lt;em&gt;Ivi&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; Circolare ai Signori Direttori degli Ospedali&lt;\/em&gt;,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;Roma, 28 novembre 1854.'><sup>82<\/sup><\/a><\/span> Comunque sia, ancora nel 1871, Pacini si sentiva in dovere di sollecitare  criteri pi\u00f9 stringenti    e, <em> <\/em>in caso di dubbio, \u00abdi praticare senza indugio una injezione nella vena cefalica del braccio, o nella vena giugulare esterna di  acqua\u00bb o, meglio ancora,   \u00abdi una soluzione purissima di dieci grammi di cloruro di sodio in un chilogrammo d\u2019acqua, iniettandola lentamente a circa 200 grammi per volta ed alla temperatura di 40\u00b0C.\u00bb.<span id='easy-footnote-83-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-83-9789' title='Pacini, &lt;em&gt;Sull\u2019ultimo stadio del colera, &lt;\/em&gt;cit, pp.15-16.'><sup>83<\/sup><\/a><\/span> Ci sarebbe voluta per\u00f2 un\u2019altra epidemia di colera perch\u00e9 il Consiglio Superiore di Sanit\u00e0 del Regno, nel 1884, quasi dopo cinque lustri dalla sua costituzione, sancisse ufficialmente per tutto il territorio italiano che fosse \u00abassicurata indubitamente la morte\u00bb da parte dei medici.<span id='easy-footnote-84-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-84-9789' title='Archivio della Provincia di Pesaro-Urbino (APPU), &lt;em&gt;Foglio periodico della prefettura di Pesaro-Urbino&lt;\/em&gt;, a.1884, Pesaro, 1885, p. 1574.Analogo riscontro in G. Montanari, &lt;em&gt;Sul cholera morbus, &lt;\/em&gt;ci&lt;em&gt;t,&lt;\/em&gt;, p.16.&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;'><sup>84<\/sup><\/a><\/span><br>\nMa <em>indubitamente <\/em>era un termine altrettanto vago di quel <em>pi\u00f9 o meno sollecitamente <\/em>di trenta anni prima, al punto che, sempre nel 1884, dalle pagine della \u2018Nuova Antologia\u2019 il dottor Mosso caldegger\u00e0 l\u2019allestimento di apposite strutture (beninteso  \u00aba distanza dall\u2019abitato\u00bb)   in cui tenere in osservazione per almeno ventiquattro ore i colerosi defunti. Una presa di posizione che peraltro si riallacciava al pensiero dello stesso Pacini che, come si \u00e8 visto, qualche anno prima, aveva messo in guardia la comunit\u00e0 medica a non trattare le vittime del colera \u00abcome veri cadaveri\u00bb fino a quando non avessero \u00abprincipiato a dare qualche indizio non equivoco di putrefazione: unico segno certo della morte\u00bb.<span id='easy-footnote-85-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-85-9789' title='A. Mosso, &lt;em&gt;Le precauzioni contro il colera e le quarantene, &lt;\/em&gt;in \u201cNuova Antologia\u201d. Vol. XVIII, fasc. XVII,15 settembre 1884.'><sup>85<\/sup><\/a><\/span><br>\nNella realt\u00e0 i <em>parcheggi <\/em>di cadaveri auspicati da Mosso, al pari delle raccomandazioni di Pacini, non trovarono alcuna attuazione pratica e d\u2019altro canto la \u00abcura dei viventi\u00bb reclamava di \u00abnon lasciare il corpo molto tempo in casa\u00bb.<span id='easy-footnote-86-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-86-9789' title='Pacini, &lt;em&gt;Sull\u2019ultimo stadio, &lt;\/em&gt;cit., p.16.'><sup>86<\/sup><\/a><\/span> Cos\u00ec, proprio come era successo durante le epidemie di peste e come succeder\u00e0 pi\u00f9 tardi durante la spagnola, per \u00abevitare ulteriori conseguenze e pericoli\u00bb e per salvaguardare i vivi, si continu\u00f2 a seppellire i cadaveri dei colerosi  in fretta e furia, a disinfestare i locali  in cui gli estinti avevano trascorso le ultime ore e a gettare nelle fiamme tutto quello che gli era appartenuto<span id='easy-footnote-87-9789' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=9789#easy-footnote-bottom-87-9789' title='&lt;em&gt;Avvertimento per preservarsi dal colera tratto da un\u2019operetta del dottor Pfeufer, professore all\u2019Universit\u00e0 di Monaco e tradotta dal Erhardt in Roma, &lt;\/em&gt;Firenze, 1854, p. 22. '><sup>87<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nIn tempi di contagio, non era il caso di piangere i morti in casa, meglio piangerli dopo: la vita doveva andare avanti.\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019idea di flagello divino e lo stravolgimento del concetto di  vita e di morte hanno segnato  le fasi epidemiche di ogni tempo con un lungo corteo di paure. Paura dei medici e degli ospedali, dei governanti e dei forestieri, dei cibi e dei veleni, fino alla stessa paura di essere sepolti in una condizione di morte apparente, ma comunque ancora vivi. Un fenomeno forse pi\u00f9 diffuso di quanto si possa credere, soprattutto nelle fasi coleriche che attraversano l\u2019Ottocento,  quando il corpo di chi muore \u00e8 visto dai superstiti soltanto come un fardello ingombrante e pericoloso di cui sbarazzarsi al pi\u00f9 presto. ","protected":false},"author":350,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[2],"tags":[636,631,635,632,633,634],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9789"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/350"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9789"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9789\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13322,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9789\/revisions\/13322"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9789"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9789"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9789"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}