{"id":950,"date":"2019-10-02T16:35:30","date_gmt":"2019-10-02T14:35:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=950"},"modified":"2019-10-02T16:36:56","modified_gmt":"2019-10-02T14:36:56","slug":"rilettura-pensosa-di-due-classici-europei-boll-e-yourcenar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=950","title":{"rendered":"Rilettura pensosa di due classici europei: B\u00f6ll e Yourcenar"},"content":{"rendered":"\nQuando usc\u00ec <em>Opinioni di un clown<\/em> (<em>Ansichten eines Clowns<\/em>), nel 1963, il mondo sembrava non essere pronto a recepirlo correttamente, e men che meno pareva esserlo la Repubblica Federale Tedesca, la quale fiduciosamente ancora si affidava al carisma del proprio cancelliere, Konrad Adenauer, e ai valori propagandati dal partito di cui egli era stato fondatore, l\u2019Unione cristiano-democratica (CDU). Per le sue accuse dirette, il romanzo dest\u00f2 accese polemiche e dure reazioni soprattutto nell\u2019ambiente cattolico di governo e, ben presto, da caso letterario divenne anche un caso politico. La sentenza di condanna di B\u00f6ll non ammetteva attenuanti e colpiva al cuore una societ\u00e0 che rischiava di sacrificare al demone del benessere la propria coscienza civile e, forse, il proprio senso dell\u2019esistenza. La denuncia di fariseismo che egli rivers\u00f2 sul clericalismo politico del proprio paese present\u00ec l\u2019imminenza di una vera e propria rivoluzione sociale: l\u2019avvento della socialdemocrazia di Willy Brandt (1964) \u2013 cos\u00ec come la nascita di numerosi movimenti di rottura (Femminismo, Ambientalismo, Anti-nazionalismo) \u2013 rappresent\u00f2 un nuovo atteggiamento verso il recente passato, per il quale l\u2019unica possibilit\u00e0 concessa al futuro della Germania era affrontare con onest\u00e0 la pesante eredit\u00e0 del nazismo e non nasconderla dietro un facile moralismo di facciata.<br>\nArbitrario ridurre un libro come questo al suo precipitato contenutistico; se tuttavia dovessi tentare l\u2019operazione, direi che il suo tema preponderante \u00e8 l\u2019ipocrisia: l\u2019ipocrisia di chi sacrifica la propria autenticit\u00e0 di essere umano, nonch\u00e9 la solidariet\u00e0 che naturalmente dovrebbe legarlo agli altri rappresentanti della stessa specie, per aderire consapevolmente agli interessi corporativi di gruppi di potere sociale. In questo senso assume importanza l\u2019immagine del clown, che poi \u00e8 l\u2019effettivo mestiere del protagonista, Hans Schnier, e che, nell\u2019intersezione solo apparentemente paradossale con la storia del nazismo, avvicina questo ad un romanzo ben pi\u00f9 recente, <em>I crudeli giardini della vita<\/em> di Michel Quint. Hans Schnier indossa una maschera visibile e, verrebbe da dire, ne porta personalmente il fardello, ma attraverso le sue pantomime denuncia il pericolo insito in quella sorta di mascherata collettiva che \u00e8 la societ\u00e0 tedesca postbellica, opulenta e perbenista, e in quella posa auto-assolutoria collettivamente assunta e dimentica, per convenzione e per convenienza, della propria essenza di copertura mistificatrice.<br>\nLa storia \u00e8 segnata da vertenze drammatiche, durante le quali \u00e8 pi\u00f9 facile accettare il rischio dell\u2019impegno personale e schierarsi di conseguenza; ma poi il fuoco dell\u2019eccesso viene spento dal sangue degli uomini e la naturale pigrizia dei sopravvissuti, alimentata dal complesso pi\u00f9 o meno accentuato di correit\u00e0, si trasforma nella rimozione e nella sublimazione sempre meno consapevole delle colpe; e ci si avvia verso una nuova tragedia. \u00c8 in questi momenti di calma apparente, nei quali il dissenso non \u00e8 che il controcanto di un coro spiegato, che il mestiere di uomo si fa difficile e la pratica della memoria rischiosa, entrambi conducendo a quella forma di esclusione che pu\u00f2 sempre trasformarsi nell\u2019eliminazione del diverso. In questi momenti il comico diviene l\u2019oasi di sopravvivenza del senso e la sola speranza di non smarrire completamente la dimensione della compatibilit\u00e0. Viene da pensare al Charlie Chaplin de <em>Il grande dittatore<\/em>; nondimeno il ridicolo di Schnier non partecipa all\u2019aerea leggerezza dell\u2019ironia dell\u2019attore statunitense, anzi \u00e8 intorbidito dal sarcasmo e da pulsioni masochistiche.<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">Tutti sanno [\u2026] che un clown dev\u2019essere malinconico per essere un buon clown, ma che per lui la malinconia sia una faccenda maledettamente seria, fin l\u00ec non ci arrivano.<\/span><br><br>\nLa sua critica \u00e8 sostanziata da una ferocia che, soprattutto dopo la perdita dell\u2019amata Maria, non risparmia nemmeno lui stesso, ma che individua come bersagli imprescindibili il cattolicesimo progressista e l\u2019antifascismo di comodo sfruttato come strumento di riciclaggio sociale, di legittimazione di un benessere costruito sulla sbrigativa liquidazione delle proprie responsabilit\u00e0 storiche e morali. La figura di Schnier \u00e8 quella di un ribelle che paga per gli altri, di un inorganico che con furore autolesionistico difende l\u2019integrit\u00e0 della propria coscienza, caricandosi sulle spalle il peso degli eventi storici e reagendo agli opportunismi degli elementi reazionari e dogmatici. \u00abProprio in tale atteggiamento \u201canticarrieristico\u201d, B\u00f6ll scorge la prova della vera umanit\u00e0\u00bb (V. \u017dmega\u010d, Z. \u0160kreb, L. Sekuli\u0107).<br>\nA narrarci la storia \u00e8 il protagonista stesso; si pu\u00f2 anzi affermare che l\u2019intero romanzo sia una specie di autopsia (nel senso etimologico e nel senso moderno), psicologica e sociologica, operata da questo sulla propria esistenza. La dimensione fisica o, meglio, fisiologica di Hans Schnier non si emancipa mai del tutto da quella intima e spirituale, e comunque non ne conosciamo che le peculiarit\u00e0 pi\u00f9 strettamente connesse al suo carattere: \u00abio non soffro soltanto di malinconia, mal di testa, indolenza e della misteriosa capacit\u00e0 di sentire gli odori per telefono. Il pi\u00f9 terribile dei miei mali \u00e8 la predisposizione alla monogamia\u00bb. Ma l\u2019aspetto pi\u00f9 interessante del testo \u00e8 probabilmente la sua sperimentazione sul tempo, la quale eredita i risultati della grande ricerca del romanzo novecentesco. Alludo a ci\u00f2 che \u00e8 stato definito durata, ovvero al rapporto (nel nostro caso straniante) tra il tempo dell\u2019enunciazione \u2013 poche ore \u2013 e il tempo diegetico \u2013 all\u2019incirca una ventina d\u2019anni \u2013 delegato a una vera e propria elefantiasi della tecnica del <em>flashback<\/em>. Ci\u00f2 che ne scaturisce \u00e8 un poderoso effetto di rallentamento, un adagio nel quale il tempo si espande e si frantuma, muta costantemente il proprio statuto (da esterno a interno e viceversa) e il proprio ordine naturale. \u00abLe strutture della narrazione [\u2026] si volgono alla resa del tempo psicologico, soggettivo, pulviscolare, relativistico [\u2026]; il tempo fisico, oggettivo, spaziale o storico \u00e8 rifiutato a vantaggio del tempo fluttuante, simultaneo, associativo della coscienza\u00bb (A. Marchese).<br>\nLa catabasi privata di Hans Schnier ha inizio la notte di marzo in cui, al punto pi\u00f9 basso della sua carriera professionale e della sua condizione economica, torna nel suo appartamento di Bonn dopo essersi procurato un trauma al ginocchio, forse in maniera meno accidentale di quanto si potrebbe supporre all\u2019inizio. Da non molto la sua storia d\u2019amore \u00e8 finita: la coscienza di Maria non ha retto alla pressione del \u00abterrore metafisico\u00bb che la travagliava ed ella \u00e8 scappata per sposarsi con il cattolico Z\u00fcpfner, sicuramente pi\u00f9 attendibile di lui nel garantirle i \u00abprincipi dell\u2019ordine\u00bb e, probabilmente, l\u2019affidabilit\u00e0 di una sicura sistemazione borghese. Schnier ha ventisette anni, un solo marco in tasca e la prospettiva di non guadagnarne altri per lungo tempo. \u00c8 la notte ideale per la resa dei conti; per fortuna il telefono funziona ancora, e cos\u00ec la memoria. La tecnologia moderna e la pratica del ricordo si trasformano cos\u00ec in strumentazione da negromante e, ad una ad una, da un tempo e da uno spazio che sembravano irrimediabilmente perduti risorgono le voci (e gli odori) delle persone che hanno popolato il passato di Schnier. La madre, presidentessa del Comitato Centrale della Societ\u00e0 per la conciliazione dei contrasti razziali; Herbert Kalik; il maestro Br\u00fchl, un uomo dal \u00abcoraggioso passato politico\u00bb; il fratello Leo; il padre (che proprio si materializza) e la sua amante, Bela Brosen; i membri del \u201ccircolo di cattolici progressisti\u201d di Bonn: il prelato Sommerwild, Fredebeul, Blothert, Kinkel e Z\u00fcpfner. Nel loro perbenismo c\u2019\u00e8 qualcosa di disumano, di spietato, ovvero il disincanto con cui hanno fatto di un\u2019ideologia un guscio protettivo contro le recrudescenze delle ferite inferte all\u2019anima dalla vita e dalla storia. Non c\u2019\u00e8 alcuna dignit\u00e0 nel loro rifiuto di compromettersi, assieme agli umili, con il grado zero dell\u2019esistenza. Del resto, non mancano i puri, ma sono stati sacrificati loro malgrado al genio del progresso, e le loro voci stentano a ritornare: il vecchio Derkum, padre di Maria, il piccolo Georg, saltato in aria assieme a un <em>Panzerfaust<\/em> nel giardino di casa Schnier, e la sorella Henriette, naturalmente. E poi c\u2019\u00e8 Maria.<br>\nCostretto all\u2019inazione, estromesso dal circolo protettivo della sua arte, Hans Schnier non rinuncia comunque ad esprimere le sue opinioni, le quali sono in realt\u00e0 denunce implacabili contro una societ\u00e0 che si \u00e8 consegnata alla vilt\u00e0 e che, incapace di sintetizzarne di propri, si affida a valori inautentici ma capaci di mietere largo consenso. Questa inidoneit\u00e0 a ibridarsi con il mondo degli \u201cinseriti\u201d prepara per Schnier un destino di emarginazione, spingendolo infine a mendicare \u00absui gradini della stazione\u00bb della sua citt\u00e0 il giorno di carnevale: unico uomo autentico fra tante maschere.<br>\nSi \u00e8 affermato che, mentre il paradigma scientifico \u00e8 un paradigma sostitutivo, quello letterario, o pi\u00f9 genericamente umanistico, \u00e8 un paradigma cumulativo: le opere di Shakespeare non sostituiscono quelle di Marlowe, n\u00e9 la <em>Divina Commedia<\/em> sostituisce l\u2019<em>Eneide<\/em>. L\u2019analisi artistica della coscienza umana, della sua aspirazione alla bellezza, delle sue esaltazioni come dei suoi abissali abbattimenti, compone un mosaico di tessere, nessuna delle quali sacrificabile. Ci\u00f2 premesso, cercher\u00f2 di evitare l\u2019arbitrio di una gerarchizzazione impropria, affermando che <em>Opinioni di un clown<\/em> \u00e8 il pi\u00f9 grande romanzo del secondo Novecento, nonch\u00e9 uno dei pi\u00f9 grandi di tutti i tempi. Ma la tentazione \u00e8 davvero forte. C\u2019\u00e8 un reagente formidabile a cui sottoporre un\u2019opera d\u2019arte, per verificarne l\u2019efficacia: l\u2019incidenza pi\u00f9 o meno profonda del suo magistero sull\u2019idea che abbiamo di noi stessi e della nostra vita, interiore e sociale. Se e quanto, insomma, essa influisca sulla nostra capacit\u00e0 di orientamento esistenziale. Ora, la lezione fornita dal romanzo di B\u00f6ll individua un prototipo d\u2019uomo, una possibilit\u00e0 d\u2019essere di straordinaria coerenza, forse difficilmente praticabile ma sempre disponibile per chiunque accetti che l\u2019incomunicabilit\u00e0 non \u00e8 un dato inevitabile dell\u2019ontologia umana, bens\u00ec una costruzione sociale cui ci si affida pi\u00f9 per opportunismo che per necessit\u00e0:<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\n\u00abVoglio dire\u00bb proseguii \u00abche c\u2019\u00e8 un punto in cui gli individui, anche se per motivi ideologici, diventano umani\u00bb.\n<\/span><br><br>\n<b>II<\/b><br>\nNella produzione della grande scrittrice belga, comunque incline ad un lavorio indefesso sulla forma delle proprie opere, <em>Memorie di Adriano<\/em> rappresent\u00f2 la prova pi\u00f9 ardua a compiersi. Il romanzo venne ideato e realizzato in prima stesura (poi completamente distrutta) dal 1924 al 1929; quindi fu \u00abripreso e abbandonato pi\u00f9 volte tra il 1934 e il 1937\u00bb: anche di questa stesura si salv\u00f2 una sola frase (<em>Incomincio a scorgere il profilo della mia morte<\/em>).<br>\nNel biennio parigino 1937-39 la Yourcenar sospese quasi del tutto il lavoro, quindi, trasferendosi negli Stati Uniti, ne lasci\u00f2 i manoscritti in Europa. \u00abAbbandonato il progetto dal 1939 al 1948; ci pensavo a volte, ma con scoraggiamento, quasi con indifferenza, come all\u2019impossibile; e provavo un poco di vergogna, per aver potuto tentare un\u2019impresa simile\u00bb. \u00abNel dicembre del 1948, ricevetti dalla Svizzera \u2013 dove l\u2019avevo depositata durante la guerra \u2013 una valigia piena di carte di famiglia e lettere di dieci anni prima. Sedetti accanto al fuoco per venire a capo di quella sorta di orribile inventario post mortem. Trascorsi cos\u00ec tutta sola parecchie sere. Aprivo pacchi di lettere prima di distruggerle [\u2026]. Gettavo macchinalmente nel fuoco quello scambio di pensieri morti con delle Marie, dei Franceschi, dei Paoli scomparsi. Aprii quattro o cinque fogli dattiloscritti; la carta era ingiallita. Lessi l\u2019intestazione: \u201cMio caro Marco\u2026\u201d Di quale amico, di quale amante, di quale lontano parente si trattava? Non ricordavo quel nome. Mi ci volle qualche momento perch\u00e9 mi tornasse alla mente che Marco stava per Marco Aurelio e che avevo sotto gli occhi un frammento del manoscritto perduto. Da quel momento, per me non si tratt\u00f2 che di scrivere questo libro, a qualunque costo\u00bb. Quando nel 1951 la Yourcenar torn\u00f2 in Francia, il libro era pronto per la pubblicazione.<br>\nPer ammissione dell\u2019autrice, la scaturigine del romanzo \u00e8 ravvisabile in una riflessione tratta dalla corrispondenza di Gustave Flaubert (<em>Quando gli dei non c\u2019erano pi\u00f9 e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c\u2019\u00e8 stato un momento unico in cui \u00e8 esistito l\u2019uomo, solo<\/em>): \u00abavrei trascorso una gran parte della mia vita a cercar di definire, e poi descrivere, quest\u2019uomo solo e, d\u2019altro canto, legato a tutto\u00bb. Ci\u00f2 che la Yourcenar cos\u00ec realizza, attraverso Memorie di Adriano, \u00e8 una specie di archeologia della psiche, alla quale concorrono congiuntamente la strumentazione lirica del poeta e quella scientifica del saggista: la prima per sondare i paradossi dell\u2019anima, la seconda per restituirli al loro specifico contesto storico. Nondimeno, tra le pagine del libro, la figura dell\u2019imperatore Adriano diviene un emblema universale dell\u2019uomo, il quale, indipendentemente dal tempo in cui nei fatti si trova a vivere, \u00e8 da sempre chiamato ad affrontare i problemi precipui della propria specie. L\u2019esame di coscienza di Adriano \u00e8 uno specchio impietoso davanti al quale soprattutto l\u2019uomo moderno, superficiale e disorientato, \u00e8 chiamato a rimirarsi.<br>\nIl testo, si sa, \u00e8 immaginato come una lunga lettera dello stesso Adriano indirizzata al nipote Marco Aurelio, ove l\u2019imperatore spagnolo tenta un bilancio complessivo della propria esistenza e nella quale il piano filogenetico \u2013 il destino di Roma \u2013 e il piano ontogenetico \u2013 il destino personale del narratore \u2013 si fondono nel presentimento di una fine sopravveniente. In bilico tra la confessione e l\u2019ammonimento (come a dire fra la lettera II, 2 di Orazio a Giulio Floro e le <em>Epistulae morales ad Lucilium<\/em> di Seneca, fra i Ricordi di Marco Aurelio e le <em>Confessioni<\/em> di Agostino), Adriano ripercorre gli eventi principali della propria vita, senza mai indulgere al sentimento cristiano del pentimento n\u00e9 ad alcuna tentazione apologetica: il senso dell\u2019esserci deriva dai fallimenti non meno che dai trionfi, dalla debolezze non meno che dai talenti.<br>\nIl materiale biografico trattato origina un densissimo volume di pensiero, privo di finalit\u00e0 meramente speculative ma sempre coniugato verso l\u2019adempimento delle pi\u00f9 radicate esigenze umane. Cos\u00ec il giudizio sulla condotta della propria esistenza non scaturisce dalla comparazione tra questa e un astratto schema morale, al contrario esso si innerva su di un\u2019<em>infirma sapientia<\/em>, nella quale sono compresenti moti di spirito contraddittori (autocompatimento, nostalgia, indulgenza, rassegnazione, amara ironia) e comunque stemperati in una superiore accettazione della parziale imprevedibilit\u00e0 delle cose.<br>\nLa Yourcenar, attraverso il suo personaggio, sembra volerci suggerire che il vero saggio non \u00e8 colui che meglio sa adeguarsi ad un modello comportamentale precostituito, ma l\u2019uomo in grado di capire come l\u2019arte di vivere sia esercizio, ricerca inesausta di un metodo che si attua nel reale accadimento degli eventi e il cui fine \u00e8 la consapevolezza che, rispetto a questi, nessuna strategia di approccio \u00e8 scevra di inconvenienti. Tornano alla mente le parole di Pierre Hadot sulla <em>filosofia come maniera di vivere<\/em>: \u00abLa vita filosofica consiste dunque solo nell\u2019applicare ogni istante teoremi che si possiedono, per risolvere i problemi della vita? Di fatto, quando si riflette su ci\u00f2 che implica la vita filosofica, si avverte come ci sia un abisso tra la teoria filosofica e il filosofare come azione vivente. [\u2026] Vivere realmente da filosofo corrisponde a un ordine di realt\u00e0 totalmente differente da quello del discorso filosofico. [\u2026] Le opere filosofiche dell\u2019antichit\u00e0 non erano composte per esporre un sistema, ma per produrre un effetto formativo: il filosofo voleva far lavorare lo spirito dei suoi lettori [\u2026] perch\u00e9 si ponessero in una certa disposizione\u00bb (<em>Esercizi spirituali e filosofia antica<\/em>).<br>\n<em>Memorie di Adriano<\/em> si articola in sei parti, la prima (<em>Animula vagula blandula<\/em>) e l\u2019ultima delle quali realizzano \u201ctempi brevi\u201d rispetto all\u2019estensione dei capitoli centrali, acquistando tuttavia in profondit\u00e0 ci\u00f2 che perdono in ampiezza.<br>\nIl primo tempo di questo spartito dello spirito \u00e8 dedicato ad analizzare retrospettivamente le rinunce a cui la vecchiaia e la malattia costringono, individuandole nella loro relativit\u00e0 ma anche in tutta la loro struggente attrattiva. Il tempo passato \u00e8 irrecuperabile, nondimeno lascia nella memoria un\u2019eco di bellezza; similmente i dolori di ieri costruiscono la <em>patientia<\/em> di oggi. Adriano confessa, ad esempio, ci\u00f2 che non pu\u00f2 pi\u00f9 praticare. La caccia e il suo terribile magistero, in quanto \u00abesperienza della morte, del coraggio, della piet\u00e0 per le creature, e del piacere tragico di vederle soffrire\u00bb; in quanto sperimentazione misurata del pericolo. L\u2019uso del cavallo, come momento in cui, esercitandosi completamente l\u2019autorit\u00e0, essa intuisce le proprie potenzialit\u00e0; come rapporto immediato e autentico fra due creature, poich\u00e9 non filtrato dagli infingimenti del pregiudizio. Gli esercizi atletici, il nuoto e la corsa, nei quali il superamento della resistenza fisica diventa una nuova forma della conoscenza di s\u00e9 e del mondo, una violazione dei confini razionali dell\u2019identit\u00e0 (<em>Ho avuto momenti in cui questa comprensione ha tentato di oltrepassare la sfera dell\u2019umano, si \u00e8 rivolta dal nuotatore all\u2019onda<\/em>). L\u2019amore, naturalmente, e la sua essenza ambivalente: allo stesso tempo formativa e distruttiva; l\u2019amore come massimo avvicinamento all\u2019altro ma anche come possibile trionfo dell\u2019egoismo, come dedizione e come calcolo (<em>Questo gioco misterioso che va dall\u2019amore di un corpo all\u2019amore di un essere umano, m\u2019\u00e8 sembrato tanto bello da consacrarvi tutta una parte della mia vita. [\u2026] La piccola frase oscena di Poseidonio [\u2026] a proposito dell\u2019attrito di due piccole parti di carne, non definisce il fenomeno dell\u2019amore, cos\u00ec come la corda toccata dal dito non rende conto del miracolo infinito dei suoni. Pi\u00f9 ancora che alla volutt\u00e0, essa reca ingiuria alla carne, a questo strumento di muscoli, di sangue, di epidermide, a questa rossa nube di cui l\u2019anima \u00e8 la folgore<\/em>). Un sonno regolare, infine: ristoro dalle fatiche, modalit\u00e0 alternativa d\u2019essere e possibilit\u00e0 ulteriore di conoscenza.<br>\n\u00c8 per\u00f2 nei capitoli centrali del romanzo che prende corpo la rievocazione vera e propria della vita di Adriano (<em>Poco a poco, questa lettera cominciata per informarti dei progressi del mio male \u00e8 diventata [\u2026] la meditazione scritta d\u2019un malato che d\u00e0 udienza ai ricordi. Ora, mi propongo ancor pi\u00f9: ho concepito il progetto di raccontarti la mia vita<\/em>), non come resoconto ufficiale delle sue res gestae, sottoposte alle ragioni dell\u2019interesse pubblico e del decoro, ma come racconto onesto di fatti e riflessioni, \u00abscevro di preconcetti e di astrazioni\u00bb, tale da educare, magari urtandolo, il giovane nipote, destinato al difficile esercizio del potere. Attraverso i governi di Domiziano, Nerva e del cugino Traiano, la giovent\u00f9 del futuro imperatore si realizza sotto lo stigma della multiformit\u00e0 (<em>Varius multiplex multiformis<\/em>), di un eclettismo in parte scelto, in parte imposto dal destino: la rusticitas delle origini provinciali e la scabra asciuttezza degli antenati ispanici sembrerebbero incompatibili con la raffinatezza ellenistica degli studi ad Atene, con la passione incoercibile per l\u2019arte (e soprattutto per la poesia); l\u2019ambizione, la \u00absete di potenza, di danaro e di gloria\u00bb che trovano in Roma una formidabile cassa di risonanza altrettanto lo sembrerebbero con l\u2019abnegazione e le privazioni della vita militare, spesa nella desolazione delle pianure della Dacia, affrontata con la sacra esaltazione di quando l\u2019incertezza del futuro potenzia le sensazioni del presente. Ma il disordine non \u00e8 che una figura dell\u2019ordine, e in questo l\u2019animo umano partecipa della natura degli astri: gran parte del senso dell\u2019esistenza risiede in orbite pi\u00f9 lunghe a compiersi della esigua durata di una vita umana.<br>\nNon meno ambivalente si rivela il tempo del potere, durante il quale s\u2019affacciano prepotentemente le contraddizioni della politica romana: la guerra appare come unico viatico verso la pace e la pace risulta costantemente minacciata dalla guerra; le leggi devono essere applicate e rese cogenti attraverso la deterrenza della pena, proprio quando se ne avverte tutta l\u2019inefficacia; \u00aba ogni sforzo per migliorare la condizione umana si oppone una obbiezione: forse, gli uomini non ne sono degni\u00bb. Nemmeno nel tempo della maturit\u00e0, del resto, Nemesi cessa di pretendere i propri tributi, e proprio quando sembra pi\u00f9 salda la disciplina, pi\u00f9 affidabile l\u2019autocontrollo, la tranquillit\u00e0 dell\u2019anima viene sconvolta dall\u2019amore per il giovane Antinoo e dal dolore inconsolabile della sua perdita. La vita \u00e8 un destriero imbizzarrito, alle cui intemperanze l\u2019uomo, come un cavaliere, tenta di adattarsi ma dal quale ci si deve sempre aspettare uno scarto imprevisto.<br>\nAdriano, memore del metodo insegnatogli ad Atene dal vecchio Leotichide (<em>m\u2019insegn\u00f2 a preferire le cose alle parole, a diffidare delle formule, a osservare piuttosto che a giudicare<\/em>), non somiglia a quei teorici che tolgono autonomamente dignit\u00e0 alle proprie riflessioni per la presunzione di ridurre la complessit\u00e0 della vita in angusti schemi astratti. Al contrario, la sua intelligenza si costruisce sulla reazione all\u2019inatteso e sull\u2019umilt\u00e0 del tentativo di razionalizzare l\u2019arbitrio dell\u2019esistenza; la saggezza di Adriano \u00e8 il luogo della <em>coincidentia oppositorum<\/em>, la capacit\u00e0 di far convivere un \u201cpensiero debole\u201d e un ruolo forte. Dietro i pensieri del narratore romano si intravedono quelli dell\u2019autrice novecentesca e la sua meditazione sulla lezione dei filosofi della vita (Simmel, Natorp) e sulla posizione anti-idealistica della fenomenologia.<br>\nLa sensibilit\u00e0 della Yourcenar, non di rado, si estrinseca attraverso lo strumento della profezia <em>ex eventu<\/em>, illuminando non meno il nostro tempo che quello del suo personaggio: \u00abNon credo che alcun sistema filosofico riuscir\u00e0 mai a sopprimere la schiavit\u00f9: tutt\u2019al pi\u00f9, ne muter\u00e0 il nome. Si possono immaginare forme di schiavit\u00f9 peggiori delle nostre, perch\u00e9 pi\u00f9 insidiose: sia che si riesca a trasformare gli uomini in macchine stupide e appagate, che si credono libere mentre sono asservite, sia che si imprima in loro una passione forsennata per il lavoro, divorante quanto quella della guerra presso le razze barbare, tale da escludere gli svaghi, i piaceri umani\u00bb.<br>\n<em>Patientia<\/em> s\u2019intitola l\u2019ultimo capitolo del libro. Termine ingannevole per i lettori europei, visto che i suoi esiti moderni (<em>pazienza<\/em>, <em>patience<\/em>), indicando per lo pi\u00f9 la sopportazione distaccata delle avversit\u00e0, hanno perduto l\u2019originaria pregnanza di significato, collegata a <em>patior<\/em> (patire, soffrire) e <em>passio<\/em>. <em>Patientia<\/em> \u00e8 s\u00ec la superiorit\u00e0 \u201cfilosofica\u201d di chi sostiene con dignit\u00e0 e decoro i colpi della vita, ma \u00e8 anche la sofferenza virile, il patimento inevitabile che la vita comunque comporta, mai cessando di essere il pi\u00f9 straordinario dei cimenti:<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\nLa vita \u00e8 atroce; lo sappiamo. Ma proprio perch\u00e9 aspetto tanto poco dalla condizione umana, i periodi di felicit\u00e0, i progressi parziali, gli sforzi di ripresa e di continuit\u00e0 mi sembrano altrettanti prodigi che compensano quasi la massa immensa dei mali, degli insuccessi, dell\u2019incuria e dell\u2019errore. Sopravverranno le catastrofi e le rovine; trionfer\u00e0 il caos, ma di tanto in tanto verr\u00e0 anche l\u2019ordine. La pace s\u2019instaurer\u00e0 di nuovo tra le guerre; le parole umanit\u00e0, libert\u00e0, giustizia ritroveranno qua e l\u00e0 il senso che noi abbiamo tentato di infondervi. Non tutti i nostri libri periranno; si restaureranno le nostre statue infrante; altre cupole, altri frontoni sorgeranno dai nostri frontoni, dalle nostre cupole; vi saranno uomini che penseranno, lavoreranno e sentiranno come noi: oso contare su questi continuatori che seguiranno, a intervalli irregolari, lungo i secoli, su questa immortalit\u00e0 intermittente.<\/span>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quando usc\u00ec Opinioni di un clown (Ansichten eines Clowns), nel 1963, il mondo sembrava non essere pronto a recepirlo correttamente, e men che meno pareva esserlo la Repubblica Federale Tedesca, la quale fiduciosamente ancora si affidava al carisma del proprio cancelliere, Konrad Adenauer, e ai valori propagandati dal partito di cui egli era stato fondatore, [&hellip;]","protected":false},"author":55,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[3],"tags":[167,166],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/950"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/55"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=950"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/950\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":956,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/950\/revisions\/956"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=950"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=950"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=950"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}