{"id":6058,"date":"2021-06-15T20:51:39","date_gmt":"2021-06-15T18:51:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058"},"modified":"2021-06-17T12:13:08","modified_gmt":"2021-06-17T10:13:08","slug":"un-quartetto-per-baudelaire-da-strowski-a-de-lollis-quattro-saggi-dautore-nel-secondo-centenario-dalla-nascita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058","title":{"rendered":"Un quartetto per Baudelaire. Da Strowski a De Lollis: quattro saggi d&#8217;autore  nel secondo centenario dalla nascita"},"content":{"rendered":"\n<b>I. Gli indipendenti<br>\nFortunat Strowski<\/b><span id='easy-footnote-1-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-1-6058' title='Fortunat Joseph Strowski de Robkowa (1866-1952) \u00e8 stato un eminente e fecondo storico delle letterature e delle idee moderne e contemporanee di Francia. Nato a Carcassonne da una famiglia ebrea originaria della Galizia (Europa orientale), brillante allievo di Bruneti\u00e8re e poi di Lanson, dopo vari incarichi liceali e accademici, nel 1910 succede al celebre Faguet sulla prestigiosa cattedra di Letteratura nella Facolt\u00e0 di Lettere parigina (Sorbonne). Fra i suoi allievi spicca \u2013 non certo solo per noi italiani \u2013 Giuseppe Ungaretti, che discute con lui (1913) un elaborato su Maurice de Gu\u00e9rin. Strowski sar\u00e0 poi eletto, &lt;em&gt;inter alia&lt;\/em&gt;, membro ordinario della prestigiosa Acad\u00e9mie des sciences morales et politiques nel 1926, e ne diverr\u00e0 presidente nel 1938. D&amp;#8217;allora in avanti, anche per ragioni legate alle leggi razziali e all&amp;#8217;et\u00e0 avanzata, svolge per anni un vero e proprio ruolo di ambasciatore delle patrie lettere in parecchi paesi del mondo: Brasile, Belgio, Norvegia, Italia, Portogallo, Ungheria e Polonia; d&amp;#8217;altro canto, gi\u00e0 negli anni venti ha tenuto significative &amp;#8220;lezioni americane&amp;#8221;, fra cui conviene rammentare quelle sui grandi &lt;em&gt;moralistes&lt;\/em&gt; francesi del Cinque e del Seicento presso la Columbia University. Oltre che per i volumi e saggi, insieme solidi e ricchi di spunti ancor vitali,  dedicati a classici di respiro europeo quali Fran\u00e7ois de Sales, La Rochefoucauld, Pascal, La Fontaine, Bossuet, La Bruy\u00e8re e Montesquieu, \u00e8 apprezzato in special modo per un\u2019edizione degli &lt;em&gt;Essais&lt;\/em&gt; di Montaigne, che segue la versione del 1588, annotata \u2013 come si sa \u2013 dall\u2019insigne &lt;em&gt;ma\u00eetre \u00e0 penser &lt;\/em&gt;bordolese. Il tomo doviziosamente illustrato donde \u00e8 tolto il paragrafo che qui si offre, per la prima volta, in traduzione italiana (F. Strowski, &lt;em&gt;Histoire des lettres. II: De Ronsard \u00e0 nos jours&lt;\/em&gt;, Paris, Plon-Nourrit et Cie, 1923, dato alle stampe nell&amp;#8217;ambito della prestigiosa &lt;em&gt;Histoire de la Nation fran\u00e7aise&lt;\/em&gt;, coordinata dal potente, eruditissimo Gabriel Hanotaux), costituisce, con ogni probabilit\u00e0, il suo sforzo di alta divulgazione storico-critica pi\u00f9 completo, rilevante e ponderato. '><sup>1<\/sup><\/a><\/span>\n<br><br>\n\nPer completare questo viaggio nel mondo della poesia [del secondo Ottocento francese], occorre trattare gli indipendenti. Brizeux, il tenero poeta bretone che, se avesse avuto uno stile francese meno aspro, avrebbe fatto un capolavoro del poema <em>Marie<\/em>, e Victor de Laprade, il poeta lionese tanto famoso per i suoi guai con l&#8217;Impero quanto per il poema <em>Pernette<\/em>, entrambi creatori di quella poesia regionale che doveva diffondersi ben pi\u00f9 nella Provenza e in lingua provenzale; Marceline Desbordes-Valmore che, per la musicalit\u00e0 delicata dei versi, sembra essere pi\u00f9 vicina a noi che al Parnasse, Auguste Barbier, il celebre autore dei <em>Giambi<\/em> e di una raccolta di pura e toccante bellezza sull&#8217;Italia, <em>Il pianto<\/em>, dopo il quale non scrisse pi\u00f9 nulla di valido. C&#8217;erano poi Ch\u00e2tillon, Cros, il povero e grande Tristan Corbi\u00e8re e, infine, Th\u00e9odore de Banville, pi\u00f9 parnassiano, pi\u00f9 liberamente e naturalmente parnassiano dello stesso Leconte de Lisle o di L\u00e9on Dierx. Ma Banville si dilettava troppo con i giochi di rime, gli spostamenti e persino con i <em>calembours<\/em>, di cui Hugo, suo maestro, gli aveva dato il gusto, per accettare la verit\u00e0 del Parnasse. Era cos\u00ec impassibile e impersonale che le sue affascinanti poesie finiscono per stancarci, in quanto prive di un significato profondo. <em>Les Cariatides<\/em>, le <em>Stalactites<\/em> e le <em>Odes funambulesques<\/em> si ripetono, e questo sforzo intenso e prolungato, perpetuo e vano, affatica. Fortunatamente per la sua gloria, Banville ha scritto opere teatrali di un&#8217;invenzione comica e talora sentimentale che rivela tutto l&#8217;incanto meraviglioso della sua musica verbale: <em>Le Beau L\u00e9andre<\/em>, <em>Le Baiser<\/em>, <em>Gringoire<\/em>, <em>\u00e9<\/em><em>sope<\/em>. La sua prosa ci diletta quanto i suoi versi. Nell&#8217;ambito della conversazione in prosa, appare almeno al livello del suo compagno e maestro Th\u00e9ophile Gautier: qui ci rapisce e ci commuove con l&#8217;ardente fervore, la fede nel valore sovrano della bellezza, e si avverte altres\u00ec l&#8217;eco di una bont\u00e0 insieme delicata e generosa, piena dell&#8217;indulgenza pi\u00f9 sorridente verso gli uomini e le cose.<br> \n\tSopra di lui, lontano da tali indipendenti, \u00e8 Charles Baudelaire, il solo poeta di questa generazione che nulla deve a Hugo. Nato a Parigi il 9 aprile 1821, \u00e8 affidato ben presto a se stesso dal secondo matrimonio della madre; ha sempre condotto una vita piuttosto miserabile. Il suo cuore era assai puro e caldo, ma una mania peraltro inoffensiva di mistificazione ha portato a fraintendere il suo vero carattere. La sua vita \u00e8 stata inoltre guastata dalla relazione con una ragazza dei bassifondi, la Venere nera. Verso il 1864, gi\u00e0 tormentato dalla malattia che l&#8217;avrebbe presto ucciso, aveva scelto temerariamente d&#8217;emigrare in Belgio. Colpito da paralisi a Namur verso la fine del marzo 1866, ha dovuto attendere fino al 31 agosto dell&#8217;anno seguente la morte, che l&#8217;avrebbe liberato dalle sue torture. Aveva perso la memoria delle parole e, incapace d&#8217;esprimere il proprio pensiero, ripeteva indefinitamente: <em>Non, cr\u00e9 non, cr\u00e9 non!<\/em> <br>\n\tBaudelaire \u00e8 un grandissimo prosatore. Critico d&#8217;arte, ha espresso nei <em>Salons<\/em> idee di una giustezza che l&#8217;avvenire ha confermato. I suoi principi d&#8217;estetica comprendono al contempo il realismo e l&#8217;idealismo, in una sintesi che coincide col buon senso. Ha scritto prose che, col <em>Gaspard de la nuit<\/em> d&#8217;Aloysius Bertrand, conservano nel ritmo della prosa la variet\u00e0 e la flessibilit\u00e0, la grazia melodiosa e la penetrazione espressiva che, di solito, sono privilegi del verso. Infine, ha tradotto in uno stile di straordinaria purezza i racconti e i romanzi di Edgard Poe. L&#8217;opera in prosa baudelairiana, a mio parere, fra qualche anno sar\u00e0 preferita persino ai suoi versi, ma oggi si vogliono conoscere soltanto quelli! <br>\n\tLa sua unica raccolta, <em>Les Fleurs du Mal<\/em>, \u00e8 uscita nel 1857 e gli \u00e8 costata azioni giudiziarie di eccessivo rigore. Il libro, diceva a giusto titolo Victor Hugo, ha introdotto un brivido nuovo. E avevano parimenti ragione coloro che definivano l&#8217;autore un Boileau isterico, tanto \u00e8 presente una sobriet\u00e0 classica nella sua riflessione e nella sua lingua, entrambe mille miglia lontane dalla retorica del Romanticismo. Cos\u00ec, da pi\u00f9 punti di vista, Baudelaire \u00e8 stato un reazionario e, al tempo stesso, un precursore e un innovatore. Da lui discendono sia il movimento simbolista sia la rinascita classica dei nostri ultimi anni.<br>\n\tAnche se la sua natura profonda fosse stata morbosa e perversa, non gli avrebbe impedito di creare opere di una vita superiore. Ma egli sorvegliava la propria arte con un&#8217;intelligenza oltremodo sottile, che ha sempre contenuto il libero sfogo dell&#8217;emozione. Mente fra le pi\u00f9 vaste e penetranti d&#8217;ogni tempo, pronta a sentire e comprendere meravigliosamente gli aspetti pi\u00f9 diversi della bellezza artistica, quest&#8217;uomo mirabile non ha peraltro inteso abbastanza bene la necessit\u00e0 di eliminare dalla sua produzione poetica tutto quanto rischiava di fermare la nostra attenzione a danno del nostro piacere, e di sostituire al godimento poetico le attrattive inferiori della curiosit\u00e0 e della sorpresa. Tutta la potenza espressiva delle <em>Fleurs du Mal<\/em>, la ricchezza prodigiosa delle sue immagini e l&#8217;intensit\u00e0 tragica dei sentimenti che esse traducono, una forma cesellata con pazienza e sapienza e, ancor pi\u00f9 di tutto questo, una musica verbale singolarmente nuova e penetrante, ebbene tutto questo insieme di attributi incomparabili non basta tuttavia a impedire che questa famosa raccolta ci deluda per un certo stile prosaico, quasi che l&#8217;autore vi avesse adattato in un secondo momento pagine che prima aveva concepito e redatto in prosa. Nel complesso, Baudelaire \u00e8 comunque un grande poeta, che prende ben poco dal suo tempo e che, viceversa, apre le porte all&#8217;avvenire. <br><br>\n\n\n\n<b>II. Baudelaire cone un Dante del mondo moderno<br>\n\nAlbert Thibaudet<\/b><span id='easy-footnote-2-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-2-6058' title='Questo capitolo, breve quanto denso, di Albert Thibaudet (1874-1936), che non \u00e8 certo il caso d&amp;#8217;introdurre didascalicamente in tale contesto, \u00e8 compreso nella sua fortunatissima &lt;em&gt;Histoire de la litt\u00e9rature fran\u00e7aise. De 1789 ai nostri giorni &lt;\/em&gt;(postumo, 1936, e quindi ininterrottamente ristampato fino a oggi), un autentico e, per pi\u00f9 motivi di vario ordine, insuperato capolavoro in storia letteraria sapientemente costruito &amp;#8220;per generazioni&amp;#8221;. Vi emergono, fra il resto, i tratti determinanti di quella metodologia tanto persuasiva quanto aperta che ha fondato, senza ombra di dubbio, una Scuola di Ginevra ancor viva e attiva, a prescindere dalla graduale scomparsa dei suoi pi\u00f9 noti maestri (oltre a Thibaudet, conviene almeno ricordare Raymond, Richard, B\u00e9guin, Rousset e Starobinski). Come mostrano eloquentemente, anzitutto, le molte sue fatiche, questo singolare allievo di Bergson \u00e8 stato davvero uno dei  maggiori critici europei vissuti a cavallo dei due secoli. Circa poi il suo lungo, ponderato e, per certi aspetti, rivoluzionario lavoro su Baudelaire, fermo restando ch&amp;#8217;egli ha steso il suo saggio pi\u00f9 impegnativo per il centenario dalla nascita del poeta e l&amp;#8217;ha quindi raccolto nel volume &lt;em&gt;Int\u00e9rieurs. Baudelaire, Fromentin, Amiel&lt;\/em&gt;, Paris, Plon, 1924 (la prima versione italiana del testo \u00e8 contenuta in Ch. Baudelaire, &lt;em&gt;I fiori del male&lt;\/em&gt;, a cura di D. Monda, Milano, RusconiLibri, 2018), va tuttavia precisato che, nelle poche pagine di sintesi qui offerte, sono limpidamente illustrate tutte le sue conclusioni pi\u00f9 solide, mature e convincenti circa la poetica e la poesia dell&amp;#8217;autore delle &lt;em&gt;Fleurs du Mal&lt;\/em&gt;.    '><sup>2<\/sup><\/a><\/span>\n\n <br><br>\n<em>Poesia eroica e poesia interiore.<\/em> La poesia romantica \u00e8 una poesia eroica e il poeta romantico coltiva gli atteggiamenti eroici, l&#8217;atmosfera eroica: vive, se non in perpetua soddisfazione e nella continua presentazione nobile di se stesso, perlomeno nelle condizioni, nelle responsabilit\u00e0 e nelle esigenze della sua gloria. Lamartine e Victor Hugo assumono abbastanza spesso l&#8217;atteggiamento del proprio monumento funebre, e sono, come il &#8220;padre&#8221; Chateaubriand, artisti destinati, pienamente immersi nel proprio destino. Lo stesso accade, in fondo, a Vigny e Musset, che necessitano di amori illustri, ed esprimono le pene e i disgusti con proclamazioni oratorie come <em>Rolla<\/em> o <em>Chatterton<\/em>. Le loro miserie, quando non son quelle di re spodestati, sono quelle di oratori ridotti al silenzio. Quando Chateaubriand dichiarava di esser stanco di tutto, e chiedeva soltanto una cella per finire i suoi giorni, un amico mormor\u00f2: \u201cS\u00ec, una cella in un teatro\u201d. Dopotutto, tale \u00e8 il carattere della cella romantica, anche quando si chiamava la <em>Maison<\/em> <em>du Berger.<\/em> <br>\n\tMa all&#8217;effondersi del poeta verso l&#8217;esterno si opporr\u00e0, in altre nature poetiche, una conversione del poeta verso l&#8217;interiorit\u00e0; al sentimento della grandezza, la coscienza della miseria; all&#8217;illusionismo di magnificenza, un realismo del vizio e del peccato; allo strumento eclatante su cui \u00e8 ben tesa una pelle sonora, il cuore tenebroso dell&#8217;uomo, che, secondo l&#8217;espressione di Pascal, \u00e8 fondo e pieno di sozzure; alla cella su un teatro, un confessionale nelle tenebre. A una funzione analoga il genio delle oscillazioni e dei contrasti, che vive entro una letteratura sana, delega, nel 1829, le <em>Po\u00e9sies de Joseph Delorme <\/em>di Sainte-Beuve e, nel 1857, le <em>Fleurs<\/em> <em>du Mal <\/em>di Baudelaire. <br>\n\n<em>Sainte-Beuve precursore. <\/em>Quando uscirono le<em> Fleurs du Mal, <\/em>disse Sainte-Beuve: \u201c<em>Joseph Delorme <\/em>\u00e8 <em>Les<\/em><em> Fleurs du Mal <\/em>del<em> <\/em>giorno<em> <\/em>prima<em>\u201d.<\/em> Al che un fiorista, che vende a met\u00e0 prezzo i fiori del giorno prima, potrebbe rispondere che Sainte-Beuve si rende giustizia. Ma lui intendeva solo porre l&#8217;accento sul suo ruolo di precursore, e cos\u00ec, insomma, finiva anche lui per farsi giustizia da solo.<br>\n\tLa sua originalit\u00e0, nel 1829, era incontestabile quanto misconosciuta. Era un poeta lungimirante e triste, che trovava la sua poesia solo nella lungimiranza e nella tristezza, e non la proiettava intorno a s\u00e9 con illusioni sfarzose. Egli stesso contrapponeva, con una malinconia che sarebbe rapidamente divenuta acredine, il suo posto di poeta sacrificato, inquieto e poco amato, allo splendore olimpico di Victor Hugo, la propria abitudine alle tenebre alla familiarit\u00e0 con la luce. Baudelaire ammirer\u00e0 molto \u2013 e a giusto titolo \u2013 la <em>Veill\u00e9e<\/em>, scritta il 22 ottobre 1828 e dedicata a Victor Hugo, ove si chiarisce il vistoso contrasto dei due destini.<br>\n\tMa se \u00e8 davvero ingiusto affermare che questo poeta triste (Sainte-Beuve, beninteso) \u00e8 un poeta tristo, si potr\u00e0 almeno ammettere che questo poeta lungimirante non \u00e8 un grandissimo poeta. Cos\u00ec la <em>Veill\u00e9e<\/em> inizia con trentaquattro bei versi che ne rivelano il versante soleggiato, riscaldato peraltro dai raggi vittorughiani, mentre gli ultimi diciotto, un nord freddo e basso, la chiudono in una desolante piattezza. E proprio tale piattezza, cos\u00ec frequente in Sainte-Beuve, ha disgustato tanti lettori e, fin dalle <em>Pens\u00e9es d&#8217;Ao\u00fbt<\/em>, ha scoraggiato e fatto sparire nell&#8217;indifferenza generale una poesia che era pur sempre originale, respingendola, di fatto, allo stato di fiore del giorno prima.<br>\n\n<em>La poesia di Baudelaire<\/em>. Il fiore fresco \u00e8 un fiore del giorno prima, cui per\u00f2 si aggiunge la sua fioritura. La poesia di Baudelaire \u00e8 la poesia di Sainte-Beuve, cui per\u00f2 si aggiunge la poesia: in altri termini, la materia di quella poesia cui si aggiunge il bagliore e il genio della poesia pura, alimento di luce riservato agli dei, che Sainte-Beuve non riusc\u00ec mai ad assaporare. Nelle<em> Fleurs du Mal <\/em>troveremo quella materia e quel bagliore. <br>\n\tLa materia comune alla poesia di Sainte-Beuve e di Baudelaire comprende quattro elementi: un Cristianesimo interiore, un&#8217;intelligenza critica, la vita segreta di una grande capitale, Parigi, e infine  un legame profondo con la prosa.<br>\n\t1. Un Cristianesimo interiore, contrario al Cristianesimo trasmesso ai poeti romantici da Chateaubriand e dallo spirito del <em>G\u00e9nie<\/em> del 1802. Contrario perch\u00e9 il Cristianesimo dei romantici \u00e8 privo della coscienza del peccato originale, ossia \u00e8 un Cristianesimo svuotato della sua sostanza e ridotto alla scorza. Ora, sul peccato originale, su questo male della volont\u00e0, Sainte-Beuve abbozza un poema, <em>Joseph Delorme<\/em>, scrive un romanzo d&#8217;analisi, <em>Volupt\u00e9<\/em>, ma non gli basta: \u00e8 grande critico e grande storico della storia naturale degli spiriti; cercher\u00e0 cos\u00ec, in <em>Port-Royal,<\/em> il peccato originale nella dottrina e fra le personalit\u00e0 gianseniste che ne costruirono, in Francia, quasi la casa madre o il laboratorio. Va peraltro sottolineato che il portorealismo di Sainte-Beuve non sopravvive, di fatto, alla sua poesia morta giovane e che, dopo il secondo volume di <em>Port-Royal<\/em>, lo spirito settecentesco, di cui Baudelaire avr\u00e0 invece sempre orrore, guadagner\u00e0 nel critico sempre pi\u00f9 terreno. Ma, in Baudelaire, il sentimento dell&#8217;uomo peccatore \u2013 originariamente, naturalmente, orribilmente peccatore \u2013 e \u201clo spettacolo noioso dell&#8217;immortale peccato\u201d restano immutabili. Il peccato ha segnato la natura, e Baudelaire detesta la natura. \u201cLa natura pu\u00f2 consigliare soltanto il crimine\u201d. L&#8217;uomo naturalmente buono \u00e8 un sogno assurdo del Settecento, aggravato dagli Hugo e dalle Sand. \u201cLa donna \u00e8 naturale, vale a dire abominevole\u201d. Ogni vera civilt\u00e0 \u00e8 una reazione contro la natura, una limitazione del peccato originale. E \u201ctutte le attuali eresie sono la mera conseguenza della grande eresia moderna: la soppressione dell&#8217;idea di peccato originale\u201d. Per la prima volta dopo Racine, ritorna, autenticamente e pienamente, una poesia del peccatore e del peccato.<br>\n\t2. Un&#8217;intelligenza critica. Abbiamo due volumi di saggi critici di Baudelaire. Tutti concordano nel riconoscere che la sua critica \u00e8, insieme con quella di Sainte-Beuve, una delle pi\u00f9 intelligenti e penetranti dell&#8217;Ottocento: si rivela insieme acuta e chiaroveggente sia quando giudica <em>Madame<\/em> <em>Bovary<\/em>, sia quando presenta Wagner o Delacroix. Ma tale intelligenza critica, egli l&#8217;applica, come poeta, soprattutto a se stesso. <em>Un <\/em><em>Voyage \u00e0<\/em> <em>Cyth\u00e8re<\/em> rimane esemplare per l&#8217;atroce chiaroveggenza. L&#8217;<em>Examen de Minuit <\/em>\u00e8 un vero e proprio esame di coscienza della vita parigina. Baudelaire ha pronunciato l&#8217;espressione \u201cconfessionale del cuore\u201d, un&#8217;espressione che per lui ben corrisponde a una realt\u00e0. La sua lucidit\u00e0 sull&#8217;uomo \u00e8 analoga a quella di Pascal, che considerava il poeta come il pi\u00f9 intelligente dei reprobi. Nulla \u00e8 pi\u00f9 lontano, a ogni modo, dal possente illusionismo e dalle nozze d&#8217;oro romantiche. <br>\n\t3. Un sentimento acuto di Parigi. Se Victor Hugo \u00e8 stato il poeta dello scenario parigino, delle sue commemorazioni, delle grandi correnti vissute dai suoi cittadini e decisive nel divenire della sua storia, se Sainte-Beuve ne ha scoperto i paesaggi delle periferie povere e dei bassifondi, Baudelaire ne ha estratto l&#8217;anima, un&#8217;anima raffinata e perversa, l&#8217;anima delle sue notti, l&#8217;anima del suo <em>spleen<\/em>. Lo <em>Spleen<\/em> <em>de Paris,<\/em> del resto, non era forse il primo titolo dei <em>Po\u00e8mes<\/em> <em>en Prose<\/em>? In un mezzo secolo, Parigi ha decretato lentamente la gloria di Baudelaire, attraverso scoperte graduali, attraverso la coscienza che la grande citt\u00e0 prendeva, a mano a mano, del suo segreto, del suo veleno, del suo poeta.<br>\n4. Un legame profondo, infine, con la prosa, che \u00e8 tuttavia originale e che non va considerato un&#8217;involuzione. La sconfitta poetica di Sainte-Beuve, proprio nell&#8217;epoca in cui il verso francese raggiungeva vertici di musica e di cielo, non venne dal prosaismo, o piuttosto dai prosaismi che vi mescolava e che noi, in un certo qual modo, abbiamo imparato a gustare, ma che ferivano le orecchie dei contemporanei con le loro asprezze, offendevano gli amici, allora intrisi di poesia forte e pura? Similmente, c&#8217;\u00e8 un prosaismo di Baudelaire, o piuttosto c&#8217;\u00e8 il problema del prosaismo di Baudelaire: quello che alcuni chiamano, nei suoi versi, piattezza o scorrettezza, e che altri ritengono una nudit\u00e0 volontaria, destinata a produrre un effetto, cos\u00ec come le parti non scolpite che Rodin lascia nei suoi marmi. Si notino, per esempio, i prosaismi di cui \u00e8 disseminata una mirabile poesia come il <em>Cygne<\/em>. Alcuni si sono scandalizzati nel vederla terminare in maniera tanto piatta:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\nAinsi dans la for\u00eat o\u00f9 mon esprit s&#8217;exile<br>\nUn vieux Souvenir sonne \u00e0 plein souffle du cor!<br>\nJe pense aux matelots oubli\u00e9s dans une \u00eele,<br>\nAux captifs, aux vaincus!&#8230; \u00e0 bien d&#8217;autres encor.\n<br><\/span><br>\n\tAltri ammirano proprio l&#8217;incompiutezza della poesia, e che gli ultimi versi siano sogni appena abbozzati, in un linguaggio e in immagini anch&#8217;essi appena abbozzati, mentre l&#8217;ultimo verso sembra loro musicalmente immenso. Pensano che taluni parnassiani avrebbero posto, secondo le loro ricette e abitudini di scuola, questa strofa opulenta alla fine:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\nAndromaque, des bras d&#8217;un grand \u00e9poux tomb\u00e9e,<br>\nVil b\u00e9tail, sous la main du superbe Pyrrhus<br>\nAupr\u00e8s d&#8217;un tombeau vide en extase courb\u00e9e,<br>\nVeuve d&#8217;Hector, h\u00e9las! Et femme d&#8217;H\u00e9l\u00e9nus!\n<br><\/span><br>\n\tE stimano che, poich\u00e9 era passato nella poesia e nella sonorit\u00e0 per poi cadere nella prosa e nel balbett\u00eco di una voce malinconica che si spegne, la poesia sia pi\u00f9 adatta al quadro o al mito del cigno che si \u00e8 smarrito sul selciato asciutto e nella polvere di Parigi. Tutti i prosaismi di Baudelaire potrebbero offrire lo spunto per discussioni del genere.<br>\n\tLa verit\u00e0 \u00e8 che esiste un rapporto baudelairiano tra prosa nuda e poesia pura, entrambe incorporate nel verso \u2013 e che entrambe hanno a lungo inquietato e ferito orecchie conformiste, abituate a consonanze tradizionali. Ma, come sovente accade, non solo ci si \u00e8 abituati a una simile dissonanza, ma vi si \u00e8 riconosciuta un&#8217;arte pi\u00f9 sottile e delicata rispetto all&#8217;arte della consonanza, che \u00e8, per esempio, quella di Gautier.  Se poi una mancanza pu\u00f2 diventare bellezza, e se mancanza e dissonanza sono qui inestricabilmente unite, resta comunque che Baudelaire, poeta di gran lunga superiore a Gautier, non conosceva la sua lingua \u2013 e la grammatica della sua lingua \u2013 come lui: Baudelaire, d&#8217;altronde, non avrebbe scritto la dedica lapidaria delle <em>Fleurs<\/em> <em>du Mal<\/em> se non si fosse reso conto di questa sua inferiorit\u00e0. <br>\n\n<em>\tLes Limbes<\/em> divenuti <em>Fleurs du Mal<\/em>. Taluni baudelairiani fanatici non vogliono riconoscere la minima fragilit\u00e0 nella bellezza di Baudelaire, la minima paglia nel suo metallo. Ma io credo che neanche uno di questi oser\u00e0 difendere il titolo ridicolo e rococ\u00f2 di <em>Fleurs du Mal. <\/em>Sembra che i librai glielo avessero consigliato perch\u00e9 pi\u00f9 \u201ccommerciale\u201d, ed \u00e8 proprio un peccato che il poeta non abbia cacciato quei mercanti dal tempio, mantenendo il titolo scelto in precedenza (i <em>Limbes<\/em>), che avrebbe designato assai meglio il carattere cattolico del poema.<br>\n\tSecondo una tradizione teologica che aveva gi\u00e0 fornito a Casimir Delavigne l&#8217;argomento di una poesia (la sola buona poesia che abbia mai scritto), i limbi sarebbero una sorta di quarto stato nella topografia dell&#8217;aldil\u00e0: non il paradiso, n\u00e9 il purgatorio, n\u00e9 l&#8217;inferno, bens\u00ec un luogo senza gioia n\u00e9 pena, riservato ai fanciulli morti senza battesimo, ai pagani infedeli, agli eretici in buona fede e di buona condotta, tradizione che d&#8217;altronde la Chiesa cattolica non ha affatto consacrato, che il catechismo ignora e che non ha mai preso una forma precisa. Il cattolicesimo di Baudelaire, pi\u00f9 filosofico e letterario che non religioso, necessitava di un \u201cluogo intermedio\u201d, particolare e originale ove collocarsi tra Dio e il diavolo. Il titolo <em>Limbes<\/em> segnava tale collocazione geografica delle poesie di Baudelaire, consentendo di meglio comprendere l&#8217;ordine che Baudelaire ha voluto stabilire fra loro, che \u00e8 l&#8217;ordine di un viaggio, e precisamente di un quarto viaggio, il quarto dopo i tre viaggi danteschi: <em>Inferno<\/em>, <em>Purgatorio<\/em> e <em>Paradiso<\/em>. Il poeta di Firenze rivive nel poeta di Parigi.<br>\n\t<em>Les Limbes<\/em> (restituiamo loro provvisoriamente questo titolo) del 1857, ai quali le edizioni successive delle <em>Fleurs du Mal<\/em> non hanno aggiunto nulla d&#8217;essenziale, sono suddivisi in sei parti, in ognuna delle quali Baudelaire ha ordinato con cura le poesie scritte disordinatamente nel corso di quindici anni, affinch\u00e9 rappresentassero i sei momenti di una \u201calchimia poetica\u201d del destino, o piuttosto le sei tappe di un viaggio dalla vita alla morte, attraverso un paese e un paesaggio cattolico, designati e circoscritti dalla poesia iniziale <em>Au lecteur<\/em>.<br>\n\tLa prima parte, <em>Spleen et Id\u00e9al<\/em>, contiene oltre la met\u00e0 della raccolta. Rappresenta infatti la condizione reale, la condizione umana di Baudelaire. E anche la sua condizione professionale, quella del poeta. La condizione del poeta! Sappiamo quale aspetto monumentale abbiano conferito al problema il Romanticismo, Lamartine, Hugo, Vigny, Musset, attraverso il lirismo, il teatro, la politica. Naturale e necessario \u00e8 che la prima poesia di <em>Spleen et Id\u00e9al<\/em> sia <em>B\u00e9n\u00e9diction<\/em>, quel <em>Chatterton<\/em> alla terza potenza di cui l&#8217;<em>Albatros<\/em> era un abbozzo, che qui per\u00f2 vien posto dopo il quadro. Le quattordici poesie che seguono, fino a <em>Ch\u00e2timent de l&#8217;Orgueil<\/em>, potrebbero di conseguenza essere intitolate la <em>Commedia poetica<\/em>, nel senso della <em>Divina<\/em> <em>Commedia<\/em>. Poi viene il poeta in rapporto alle forme, alla <em>Bellezza<\/em> e, dalla <em>Chevelure<\/em> in poi, il poeta accanto alle donne, il poeta di fronte alla donna, ossia, per rammentare dei precedenti (Vigny, infatti, rappresenta una specie di <em>Antico Testamento<\/em> rispetto a Baudelaire), dopo <em>Chatterton<\/em> e <em>La Maison du Berger, <\/em>la<em> Col\u00e8re de Samson. <\/em>Collere<em>, <\/em>adorazioni, umiliazioni<em>, <\/em>lussurie<em>, <\/em>sensualit\u00e0 delle pellicce e dei profumi che aggiungono le loro armonie alla nota terribile della Venere nera o della Venere pubblica \u2013 poi l&#8217;altra, l&#8217;angelo custode, la musa e la madonna, la pi\u00f9 buona e la pi\u00f9 cara, quella di <em>Confession<\/em>, di <em>Chant d&#8217;Automne<\/em> e della <em>Invitation au Voyage<\/em>; i versi d&#8217;amore, che occupano quasi met\u00e0 di <em>Spleen<\/em> <em>et Id\u00e9al<\/em>, si concludono nella stagione del <em>Sonnet d&#8217;Automne<\/em>, cui fa seguito il primo poemetto di <em>Spleen<\/em>, <em>Tristesse de la Lune<\/em>; poi, con alcune dissonanze dovute alla necessit\u00e0 di trovare la collocazione adatta a tutte le poesie scritte nell&#8217;arco di quindici anni, le ultime venti appartengono allo <em>Spleen<\/em>, per terminare con il <em>Go\u00fbt du N\u00e9ant<\/em>, l&#8217;<em>Alchimie<\/em> <em>de la Douleur<\/em>, l&#8217;<em>H\u00e9autontimoroum\u00e9nos<\/em>, l&#8217;<em>Horloge<\/em>, la poesia finale che \u00e8 poesia della disperazione assoluta, costituendo cos\u00ec il puntuale contrappeso della prima, <em>B\u00e9n\u00e9diction<\/em>. <br>\n\tIl primo ciclo basterebbe da solo a formare un tutto. Ma inizia subito un secondo cerchio, alla maniera dei gironi, delle bolge dantesche: sono i diciotto <em>Tableaux<\/em> <em>parisiens<\/em>. Il poeta ha cos\u00ec una sua <em>Commedia poetica<\/em>. E anche l&#8217;uomo, abituato alle \u201cpieghe sinuose delle vecchie capitali\u201d, ha una sua commedia parigina, che non va presa in senso comico, ma tragico. La vecchia capitale del grande poeta di Parigi vive per lui, vive in lui come una donna, come le donne mature, cariche di ricordi, di passato e di peccato, le sole che ha amato. I <em>Sept Viellards<\/em>, le <em>Petites<\/em> <em>Vieilles<\/em>, il <em>Cr\u00e9puscule<\/em> <em>du Matin<\/em> sono a torto chiamati <em>Tableaux<\/em> <em>parisiens<\/em>: sono il cuore di Parigi, il suo segreto, la sua mistica. Baudelaire ha odiato la natura, ma qui ricrea una capitale quasi fosse un&#8217;altra natura.<br>\n\tUna capitale, una folla permettono la fuga, la fuga nell&#8217;anonimato, in mezzo agli uomini e alle donne, come fossero alberi della foresta, ove si dimenticano quell&#8217;uomo e quella donna. Ma tale fuga e tale perdita si trovano altrettanto bene fuori dagli uomini e senza gli uomini. A Baudelaire, poeta di Parigi, il terzo ciclo fa seguire un Baudelaire poeta dei paradisi artificiali, che altrove, con l&#8217;aiuto di Thomas de Quincey, egli ha lungamente descritto. Qui ne conserva uno solo, il vino, l&#8217;unico che possieda i titoli di una nobilt\u00e0 poetica. Dei cinque poemetti sul vino, Baudelaire ha voluto fare un ciclo, una sezione autonoma del libro, allo stesso livello delle cento poesie di <em>Spleen<\/em> <em>et Id\u00e9al<\/em>.<br>\n<em>\t<\/em>Il viaggio diventa sempre pi\u00f9 pericoloso, attira sempre pi\u00f9 la riprovazione, d&#8217;altronde sollecitata, dell&#8217;\u201cipocrita lettore, mio simile, mio fratello\u201d. Alla vita normale del poeta romantico, alla vita di Parigi, al peccato dell&#8217;ebbrezza, succede, per formare il quarto ciclo, il Male. Il titolo di <em>Fleurs du Mal<\/em> \u00e8 riservato soprattutto a dodici poesie, i dodici apostoli del diavolo, le pi\u00f9 audaci del libro, le stesse che Baudelaire fu costretto a sopprimere dai tribunali: <em>Une Martyre<\/em>, <em>Lesbos<\/em>, <em>Femmes<\/em> <em>damn\u00e9es<\/em>. E il <em>Voyage \u00e0 Cyth\u00e8re<\/em>, che \u00e8 l&#8217;undicesima, ci sembra la forma pi\u00f9 audace e pi\u00f9 forte che un grande poeta abbia mai dato a una confessione, a una veste da profeta che viene lacerata da cima a fondo. Dopo il cerchio del vino, quello del vizio, del vizio chiaroveggente, del vizio disperato, del vizio punito.<br>\n\tSiccome il poeta rifiuta l&#8217;illusionismo romantico, la dissimulazione vile, l&#8217;ignoranza e le maschere, tutto quanto \u00e8 vizio nel vizio, siccome ha scelto la \u201ccoscienza nel male\u201d, quale cerchio mai si scaver\u00e0 dunque sotto il cerchio del male? Quello della rivolta. Dopo avere scelto il male, il poeta sceglier\u00e0 il capo del Male, il diavolo. Baudelaire ha voluto che le tre sole poesie di <em>R\u00e9volte<\/em> (il <em>Reniement de Saint Pierre<\/em>, <em>Abel<\/em> <em>et Ca\u00efn<\/em> e le <em>Litanies de Satan<\/em>) formassero anch&#8217;esse un girone, un ciclo. Sono le frontiere dei limbi e dell&#8217;inferno, cos\u00ec come i paradisi artificiali guardavano verso il paradiso. E basta leggere quelle tre poesie e guardare negli occhi la maschera di Baudelaire per convincersi della sua terribile sincerit\u00e0, e quando Bruneti\u00e8re definisce Baudelaire un Belzeb\u00f9 da tavolo d&#8217;osteria, c&#8217;\u00e8 solo Bruneti\u00e8re seduto a quel tavolo, ove recita la parte di funambolesco capotavola.<br>\n\tRimane ormai soltanto la possibilit\u00e0 di un sesto ciclo: quello della Morte. \u00e8 il titolo delle sei poesie che formano l&#8217;ultima parte, e che legittimano il titolo originario della raccolta. La morte baudelairiana non \u00e8 una speranza di paradiso, n\u00e9 un&#8217;emendazione attraverso prove, n\u00e9 una caduta nell&#8217;inferno: \u00e8 un passaggio nei limbi che meritano gli <em>Amants<\/em>, i <em>Pauvres<\/em>, gli <em>Artistes<\/em>; \u00e8 la <em>Fin de la Journ\u00e9e, <\/em>il<em> R\u00eave d&#8217;un Curieux <\/em>ed<em> <\/em>\u00e8 infine il<em> Voyage. <\/em>Questo componimento<em> <\/em>mette il punto finale a quelle poesie di viaggio attraverso il mondo umano, sulle frontiere del mondo umano, fuori dal mondo umano. La condizione umana \u00e8 terribile, ma non \u00e8 la sola ad esserlo. Sui frantumi della vita e lontano dall&#8217;umanit\u00e0, avanti!<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\nO Mort, vieux capitaine, il est temps! Levons l&#8217;ancre!<br>\nCe pays nous ennuie, \u00f4 Mort! Appareillons!<br>\nSi le ciel et la mer sont noirs comme de l&#8217;encre<br>\nNos coeurs que tu connais sont remplis de rayons!\n<br><\/span><br>\n\tIl <em>Voyage<\/em> raggiunge, in tal modo, la <em>B\u00e9n\u00e9diction<\/em>, l&#8217;ultimo cerchio ritorna al primo, come, nella poesia di Nerval, la tredicesima ora ritorna nella stessa forma della prima. Il viaggio dei <em>Limbes<\/em>, condotto su una cresta tra l&#8217;inferno e il cielo, \u00e8 compiuto. Tale era il messaggio affidato a Baudelaire. Come poeta non aveva nient&#8217;altro da dire, nessun altro libro da offrire, se non i <em>Limbes<\/em>. Fosse vissuto pi\u00f9 a lungo, avrebbe semplicemente aggiunto altre poesie al suo unico libro, al quale le sue carte, i suoi diari intimi, fanno da commento, e nel quale Parigi, da trent&#8217;anni a questa parte, ha riconosciuto la propria <em>Divina Commedia.<\/em><br><br>\n\n\n\n<b>III. Baudelaire<span id='easy-footnote-3-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-3-6058' title='Questo saggio apparve per la prima volta sulla \u201cNouvelle Revue Fran\u00e7aise\u201d del 1\u00b0 dicembre 1910. Il mese precedente, sul n\u00b0 23, Andr\u00e9 Gide aveva scritto un articolo, &lt;em&gt;Baudelaire et Monsieur Faguet&lt;\/em&gt;, per rispondere a un altro articolo dell&amp;#8217;insigne accademico \u00e9mile Faguet, ove quest\u2019ultimo liquidava il poeta come \u00abuno scrittore di second\u2019ordine\u00bb, nonch\u00e9 \u00abun mistificatore\u00bb. Gide allora invit\u00f2 Jacques Rivi\u00e8re (1886-1925) \u2013 intelligenza critica egregia e tuttora universalmente stimata che non abbisogna, in questa sede, di presentazioni \u2013 a scrivere \u00abuna sorta di supplemento\u00bb che fosse al tempo stesso uno studio su Baudelaire. Cogliendo prontamente l\u2019invito, Rivi\u00e8re stese in pochi giorni un articolo ancor oggi pressoch\u00e9 imprescindibile, ove manifestava una predilezione incondizionata per questo &amp;#8220;poeta maledetto&amp;#8221;. Sul medesimo argomento scrisse altres\u00ec a Paul Claudel, che condivideva con lui una sincera ammirazione per l\u2019autore delle &lt;em&gt;Fleurs du mal&lt;\/em&gt;, tanto da considerarlo \u00abl\u2019unico scrittore che, insieme con Chateaubriand, Fromentin e Maurice de Gu\u00e9rin, rimanga del XIX secolo\u00bb. La traduzione si basa sulla seguente edizione critica: J. Rivi\u00e8re, &lt;em&gt;\u00c9tudes: l&amp;#8217;oeuvre critique de Jacques Rivi\u00e8re \u00e0 &amp;#8220;La nouvelle Revue Fran\u00e7aise&amp;#8221; (1909-1924)&lt;\/em&gt;. Textes r\u00e9unis et annot\u00e9s par A. Rivi\u00e8re; pr\u00e9face par A. Tubman-Mary, Paris, Gallimard, 1999. Doveroso infine ricordare questa vecchia ma raffinata e ben introdotta traduzione che oggi, come ben intuibile, \u00e8 pressoch\u00e9 introvabile: J. Rivi\u00e8re, &lt;em&gt;Studi&lt;\/em&gt;, a cura di G. Lanza, Milano, Bompiani, 1945.  '><sup>3<\/sup><\/a><\/span><br>\n\u200b \n\u200b Jacques Rivi\u00e8re<\/b><br><br>\n\n\t\n<span class=\"quote\">\nO vous, soyez t\u00e9moin que j&#8217;ai fait mon devoir<br>\nComme un parfait chimiste et comme une \u00e2me sainte.<br>\n\nBaudelaire\n<br><\/span><br>\n\n\n\t\u00e8 in mezzo a noi. Non si rifugia in luoghi solitari per ritornarne poeta e profeta. Non va a chiedere alla natura di renderlo divino. Ma \u00e8 con noi. Lo scorgo nella strada: \u00e8 preoccupato per i debiti, cammina facendo i conti. Ripone speranze su articoli il cui compenso lo aiuter\u00e0 a liberarsene, o forse medita qualche battuta sull\u2019amico che va a visitare, oppure, ancora, lavora nella mente a una poesia, combina parole che non stanno bene insieme. Forse, frequentandolo, di lui non avrei mai conosciuto altro che le fantasie e i capricci. Ma aveva un\u2019anima e la portava nella sua vita: essa era presente quando sopraggiungeva una sofferenza o un piacere. Era pronta a sentire tutto; non in maniera dilettantesca, ma come una povera, autentica anima fatta per la pena e la fatica. L\u2019anima, questa cosa ignota in noi, che ci spia in tutte le nostre vicende! Tornato a casa, la lasciava in libert\u00e0. Essa parlava saggiamente, raccontava le sue esperienze senza tempeste, senza fragore. Faceva il proprio esame di coscienza. Ecco che non \u00e8 pi\u00f9 lei soltanto ad accusarsi, ma anche la mia anima e la vostra, che peraltro abbiamo contenute con tanta cura da non comprendere tutte quelle passioni.\n<br>\n\u200b I\n\nPoesia vigilata,<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\nTu fais l\u2019effet d\u2019un beau vaisseau qui prend le large<span id='easy-footnote-4-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-4-6058' title='&lt;em&gt;Le Beau Navire&lt;\/em&gt;, Les fleurs du mal [N.d.A.].'><sup>4<\/sup><\/a><\/span>. \n<br><\/span><br>\nE par sempre alla barra del timone nell\u2019atto di tracciare una curva ardita. Docile e piena, voga obbediente, con la sua fantasia ripiegata. Non si trovano mai quei versi che s\u2019affrettano su un\u2019interminabile via diritta, che s\u2019aggiungono gli uni agli altri, che si moltiplicano spontaneamente. Ma ogni lirica \u00e8 la semplice svolta di una corrente, la fedelt\u00e0 dell\u2019acqua fra rive che girano.<br>\n\tQuesta poesia guidata trascina nel suo ritmo tutte le parole. Le pi\u00f9 rare abitano insieme con le pi\u00f9 familiari, le pi\u00f9 umili con le pi\u00f9 ardite. Ma, immerse nel movimento sicuro e squisito dell\u2019insieme, nessuna sorprende. Strano flusso di parole! Ora come una fatica della voce, come un\u2019improvvisa modestia che prende il cuore, come un\u2019andatura arrendevole, una parola fragilissima:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\tEt qui sait si les fleurs nouvelles que je r\u00eave<br>\n\tTrouveront dans ce sol lav\u00e9 comme une gr\u00e8ve<br>\n\tLe mystique aliment qui <em>ferait<\/em> leur vigueur<span id='easy-footnote-5-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-5-6058' title='&lt;em&gt;L\u2019Ennemi&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>5<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><\/span><br>\n\tOppure:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\nCyb\u00e8le, qui les aime, <em>augmente ses verdures<\/em><span id='easy-footnote-6-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-6-6058' title='&lt;em&gt;Boh\u00e9miens en voyage &lt;\/em&gt;[N.d.A.].'><sup>6<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><\/span><br>\t\nUna sottile restrizione che viene ad attenuare la densit\u00e0 del verso. Scelta del piccolo. Compromesso col silenzio.<br>\n\tOra, al contrario, le parole pi\u00f9 forti si dibattono impetuose, soffocate. Rotolano senza grida. Sono state strappate dalle rive e si perdono nella potenza muta e contenuta della corrente poetica:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\t\nCheveux bleus, pavillon de t\u00e9n\u00e8bres tendues,<br>\n\tVous me rendez l\u2019azur du ciel immense et rond;<br>\n\tSur les bords duvet\u00e9s de vos m\u00e8ches tordues<br>\n\tJe m\u2019enivre ardemment des senteurs confondues<br>\n\tDe l\u2019huile de coco, du musc et du goudron<span id='easy-footnote-7-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-7-6058' title='&lt;em&gt;La Chevelure&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>7<\/sup><\/a><\/span>.\n. <br><\/span><br>\t\n\tSu tali componimenti il poeta non cessa di esercitare il proprio dominio. Le guida, lente e ininterrotte. Piega a suo piacere la loro intenzione. Le indirizza secondo il suo gusto. Gli piace chiamare al proprio servizio parole impreviste \u2013 si potrebbe quasi dire strampalate. Ma lo fa per ridurre subito la loro stranezza, per far fluire su di esse un\u2019armonia, per moderare lo scarto ch\u2019egli apr\u00ec per capriccio<span id='easy-footnote-8-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-8-6058' title='Claudel diceva dello stile di Baudelaire: \u00abSi tratta di un miscuglio straordinario di stile raciniano e di stile giornalistico del suo tempo\u00bb [N.d.A.].'><sup>8<\/sup><\/a><\/span>. Come quelli che si sentono totalmente padroni di ci\u00f2 che vogliono dire, cerca dapprima i termini pi\u00f9 lontani, e poi li riunisce, li placa, infondendo loro una propriet\u00e0 prima ignota.\n\t<em>Poeta<\/em>, <em>forgia<\/em> versi compiendo un lavoro audace, utile e ben calcolato.<br><br>\n\n\n\tUna poesia cos\u00ec non pu\u00f2 essere d\u2019ispirazione. Ha indubbiamente degli slanci, ma sono soltanto la liberazione della facolt\u00e0 poetica in travaglio. Baudelaire stesso si descrive disposto a errare e<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\tHeurtant parfois des vers depuis longtemps r\u00eav\u00e9s<span id='easy-footnote-9-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-9-6058' title='&lt;em&gt;Le Soleil&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>9<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><\/span><br>\n \tLo zampillio delle frasi che sembrano le pi\u00f9 spontanee \u00e8 quasi sempre una soluzione improvvisa, un lampo preparato. E, come il pensiero che s\u2019innalza, finalmente sciolto, si strappa senza fretta dall\u2019oscurit\u00e0, cos\u00ec il germoglio poetico conserva una certa qual lentezza della sua lunga virtualit\u00e0:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\tJ\u2019aime de vos longs yeux la lumi\u00e8re verd\u00e2tre\u2026<span id='easy-footnote-10-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-10-6058' title='&lt;em&gt;Le Soleil&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>10<\/sup><\/a><\/span>\n<br><\/span><br>\n\tSolitario come un gran fiore. Mai in Baudelaire le immagini si moltiplicano l\u00ec per l\u00ec come negli ispirati. Il poeta ha orrore delle situazioni poetiche, delle idee la cui semplice enunciazione fa scaturire intorno le metafore come fiamme. Non ama esser circondato e rinchiuso dallo splendore della sua fantasia. Non si concede nulla cominciando, ma le immagini nascono intorno alla sua parola; si levano risvegliate da lei; le restano unite e le compongono un corteo disciplinato. Salgono lungo un semplice vocativo, lo sostengono, lo illuminano di una luce densa e cupa:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\tJe t\u2019adore \u00e0 l\u2019\u00e9gal de la vo\u00fbte nocturne,<br>\n\tO vase de tristesse, \u00f4 grande taciturne<span id='easy-footnote-11-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-11-6058' title='&lt;em&gt;Le Soleil&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>11<\/sup><\/a><\/span>&#8230;\n<br><\/span><br>\n\tSono la forma stessa dell\u2019elocuzione, seguono il movimento della frase, sono prese nella sua curva:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\tQuand vers toi mes d\u00e9sirs partent en caravane,<br>\n\tTes yeux sont la citerne o\u00f9 boivent mes ennuis<span id='easy-footnote-12-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-12-6058' title='&lt;em&gt;Sed non satiata&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>12<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><\/span><br>\n\tS\u2019insinuano nel dialogo; sono nella domanda e nella risposta:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\tD\u2019o\u00f9 vous vient, disiez-vous, cette tristesse \u00e9trange,<br>\n\tMontant comme la mer sur le roc noir et nu?<span id='easy-footnote-13-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-13-6058' title='&lt;em&gt;Semper eadem&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>13<\/sup><\/a><\/span>\n<br><\/span><br>\n\tE nella <em>Chevelure<\/em>:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\nN\u2019est-tu pas l\u2019oasis o\u00f9 je r\u00eave, et la gourde<br>\n\tO\u00f9 je hume \u00e0 longs traits le vin du souvenir?\n<br><\/span><br>\nOgni poesia di Baudelaire \u00e8 un movimento; non ristagna, non \u00e8 una descrizione immobile, che esalti con riprese e potenziamenti un tema prescelto: \u00e8 una certa frase, domanda, richiamo, invocazione o dedica che ha un senso; \u00e8 una proposizione brevissima, ma sostenuta da immagini che ad essa si afferrano, piegate verso la medesima intenzione:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\nA la tr\u00e8s ch\u00e8re, \u00e0 la tr\u00e8s belle,<br>\nQui remplit mon coeur de clart\u00e9,<br>\nA l\u2019ange, \u00e0 l\u2019idole immortelle,<br>\nSalut en immortalit\u00e9!<br>\n\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.<br>\nSachet toujours frais qui parfume<br>\nL\u2019atmosph\u00e8re d\u2019un cher r\u00e9duit,<br>\nEncensoir oubli\u00e9 qui fume<br>\nEn secret \u00e0 travers la nuit<span id='easy-footnote-14-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-14-6058' title='&lt;em&gt;Hymne&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>14<\/sup><\/a><\/span>.\n\t<br><\/span><br>\nQueste immagini, ben lungi dall\u2019allontanarci dalla parola che accompagnano, ci riconducono ad essa innumerevoli volte. Anzich\u00e9 svilupparla e illustrarla, l\u2019approfondiscono, la ripiegano, la fanno risuonare interiormente. Non hanno alcuna destinazione <em>poetica<\/em>, non cercano di accarezzare la nostra immaginazione: sono lontane e studiate come le modulazioni della voce quando insiste<span id='easy-footnote-15-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-15-6058' title='\u00abIl soprannaturale comprende il colore generale e l\u2019accento, cio\u00e8 intensit\u00e0, sonorit\u00e0, limpidezza, vibratilit\u00e0, profondit\u00e0 e risonanza generale nello spazio e nel tempo\u00bb (&lt;em&gt;OEuvres posthumes&lt;\/em&gt;, Librairie du Mercure de France, p. 86) [N.d.A.].'><sup>15<\/sup><\/a><\/span>. Parola che forse sarebbe passata senza che io la riconoscessi. Ma le immagini che la circondano sono per me un avvertimento: me la rendono intima, personale; la fanno rivolta a me stesso; mi obbligano a subirla con tutta la sua intenzione. La loro sensualit\u00e0 non \u00e8 mai effusa. Esse la conservano condensata come un liquore fatto per sedurre il ricordo. Vengono cos\u00ec a tentare la nostra memoria, a esplorare il cuore con l\u2019insistenza delle onde; forzano dolcemente i nostri ignoti segreti; risvegliano il nostro passato inconfessato; evocano con il loro incantesimo tutta la vita che non abbiamo vissuto; chiedono la resurrezione a ci\u00f2 che non \u00e8 mai stato<span id='easy-footnote-16-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-16-6058' title='\u00abDella lingua e della scrittura, considerate come operazioni magiche, malia evocatoria\u00bb (&lt;em&gt;Oeuvres posthumes&lt;\/em&gt;). \u00abIl mistero, il rimpianto sono anche caratteri del Bello\u00bb (&lt;em&gt;Ibid&lt;\/em&gt;.). \u00ab\u2026Suonare a stormo dei ricordi amorosi, tenebrosi, degli anni lontani\u00bb (&lt;em&gt;Ibid&lt;\/em&gt;.). \u00abEvocazione dell\u2019ispirazione, Arte magica\u00bb (&lt;em&gt;Ibid&lt;\/em&gt;.) [N.d.A.].'><sup>16<\/sup><\/a><\/span>. Come una parola detta all\u2019orecchio quando meno ce l\u2019aspettiamo, il poeta, d&#8217;improvviso vicinissimo a noi: \u00abRicordi? Ricordi quel che dico? Dove lo vedemmo insieme, noi che non ci conosciamo? Ti sei dunque avvicinato a quelle rive; fino ad esse il viaggio, dunque, ha sviato anche te\u00bb. E questa voce:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\t\n\u2026chantait comme le vent des gr\u00e8ves,<br>\n\tFant\u00f4me vagissant, on ne sait d\u2019o\u00f9 venu,<br>\n\tQui caresse l\u2019oreille et cependant l\u2019effraie<span id='easy-footnote-17-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-17-6058' title='&lt;em&gt;La Voix&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>17<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><\/span><br>\n\tCanta, questa voce, e rinascono tutti gli adorabili sorrisi del rimpianto:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\tMais le vert paradis des amours enfantines,<br>\n\tLes courses, les chansons, les baisers, les bouquets,<br>\n\tLes violons vibrant derri\u00e8re les collines,<br>\nAvec les brocs de vin, le soir, dans les bosquets,<br>\n\u2013 Mais le vert paradis des amours enfantines,<br><br>\n\n \tL\u2019innocent paradis, plein de plaisirs furtifs,<br>\n\tEst-il d\u00e9j\u00e0 plus loin que l\u2019Inde ou que la Chine?<br>\n\tPeut-on le rappeler avec des cris plaintifs,<br>\n\tEt l\u2019animer encor d\u2019une voix argentine,<br>\n\tL\u2019innocent paradis plein de plaisirs furtifs?<span id='easy-footnote-18-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-18-6058' title='&lt;em&gt;Moesta et errabunda&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>18<\/sup><\/a><\/span>\n\t\n<br><\/span><br>\n\u200b <b>II<\/b><br><br>\n\n\t\n\tTale poesia non cerca soltanto la confessione. Baudelaire, mentre la compone, pensa solo a confidare i suoi pensieri pi\u00f9 opprimenti, a trasmetterli, a darli agli altri come un peso segreto e insopportabile; questa sottile costrizione, questa moderazione del capriccio poetico con cui mantiene sempre la frase a disposizione della sua anima e, infine, quelle lunghe immagini che tormentano il ricordo come rimproveri: tutto \u00e8 calcolato per esprimere i sentimenti di un cuore che non pu\u00f2 sopportare la propria solitudine.<br>\n\tMa non sono effusioni, non \u00e8 una sincerit\u00e0 ciarliera: \u00e8 molteplice, severa e sorridente. Ogni poesia \u00e8 il dolce corpo esatto di un sentimento unico. I versi si posano su di esso come un abito che lo fa vivere. Lo stimolano all\u2019unica esistenza che potrebbe mai avere. E appena palpita, essi l\u2019abbandonano<span id='easy-footnote-19-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-19-6058' title='Vedere &lt;em&gt;Semper eadem&lt;\/em&gt; e &lt;em&gt;Recueillement&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>19<\/sup><\/a><\/span>.<br>\n\tCos\u00ec il poeta risveglia tutto il mondo meraviglioso delle sue passioni: ci sono tutte. Hanno volti diversi, e forse alcuni non si armonizzano. Ma esse guardano insieme verso di me. Le riconosco tutte. Su tutte trascorre, come una luce, la moderazione dell\u2019ironia. Baudelaire conosceva quella chiaroveggenza del cuore che non ammette interamente quanto prova, che non sa sentire senza secondi fini. La sua sincerit\u00e0 \u00e8 cos\u00ec vigile che esprime persino l\u2019intelligenza che la turba: \u00e8 una sospensione, un\u2019esitazione dell\u2019anima, uno sguardo di modestia. Il poeta compatisce un poco la sua credulit\u00e0, mette dolcemente in dubbio il suo sentimento. Sorride.<br>\n\tEgli, tuttavia, non \u00e8 guidato da un\u2019arida curiosit\u00e0 egoistica, n\u00e9 dal desiderio di un\u2019analisi imparziale. Si descrive soltanto per farsi dei complici. Si d\u00e0 a noi perch\u00e9 noi ci diamo a lui. Non ci consente di non assomigliargli. Le sue passioni sono cos\u00ec vere, aderiscono cos\u00ec fortemente al suo cuore che conquistano anche il nostro, e dobbiamo riconoscerle in noi.<br>\n\tTanti desideri, tanti rimorsi che si nascondevano in me. Perch\u00e9 confessarmeli, dato che sapevo di non poterli placare? E d\u2019improvviso, calpestando tutta la mia discrezione, facendo svanire la mia ipocrisia, si slancia un verso cos\u00ec nudo, cos\u00ec puro, cos\u00ec fuori luogo, che mi colpisce come un\u2019offesa: \u00e8 la verit\u00e0 che scaturisce dall\u2019anima<span id='easy-footnote-20-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-20-6058' title='\u00abLa caratteristica della Confessione, dice P\u00e9guy, \u2026 \u00e8 di mostrare di preferenza i vani invisibili, e di dire soprattutto quel che bisognerebbe tacere\u00bb (&lt;em&gt;Victor-Marie&lt;\/em&gt;, &lt;em&gt;comte Hugo&lt;\/em&gt;) [N.d.A.].'><sup>20<\/sup><\/a><\/span>; \u00e8 una specie di terrificante liberazione; \u00e8 una confessione cos\u00ec severa da accusare e lasciare feriti. Dovr\u00f2 conservarla disperatamente nei miei momenti segreti:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\t\u2013 Voil\u00e0 que j\u2019ai touch\u00e9 l\u2019automne des id\u00e9es\u2026<span id='easy-footnote-21-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-21-6058' title='&lt;em&gt;L\u2019Ennemi&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>21<\/sup><\/a><\/span><br>\n\n\t\u2013 J\u2019ai plus de souvenirs que si j\u2019avais mille ans\u2026<span id='easy-footnote-22-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-22-6058' title='&lt;em&gt;Spleen&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>22<\/sup><\/a><\/span>\n<br><br>\n\u2013 Bient\u00f4t nous plongerons dans les froides t\u00e9n\u00e8bres :<br>\nAdieu, vive clart\u00e9 de nos \u00e9t\u00e9s trop courts !\u2026<span id='easy-footnote-23-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-23-6058' title='&lt;em&gt;Chant d\u2019automne&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>23<\/sup><\/a><\/span>\n<br><\/span><br>\n\tE questo verso carico di tutti i rimorsi del mondo:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\tLe Printemps adorable a perdu son odeur !<span id='easy-footnote-24-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-24-6058' title='&lt;em&gt;Le Go\u00fbt du n\u00e9ant&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>24<\/sup><\/a><\/span>\n<br><\/span><br>\n\tVersi cos\u00ec perfetti, cos\u00ec controllati che, in un primo momento, esitiamo a dar loro tutto il senso; una speranza vigila qualche istante, un dubbio sulla loro profondit\u00e0. Ma bisogna solo attendere. Nel ricordo li ritrovo poco dopo ancor vibranti come frecce.<br>\n\tE in questa sincerit\u00e0, di cui vorrei davvero sbarazzarmi al pi\u00f9 presto, circola l\u2019ironia che mormora: \u00abConosco tutte le risposte, so bene tutte le giustificazioni. Non sono vittima di alcun inganno. Eppure si deve subire questa amarezza. Non c\u2019\u00e8 nulla che possa liberare il tuo cuore da tanta verit\u00e0\u00bb.<br><br>\n\n\t\nCos\u00ec accolgo, senza potermelo impedire, tutti i sentimenti che a questa grande anima piace riversare in me. Quali sono? Sono cos\u00ec vivi che dapprima rimangono confusi. Li riconosco solo molto tempo dopo averli sofferti. Soltanto allora mi accorgo che sono tanto differenti da contraddirsi.<br>\n\tDapprima un rimpianto immenso, un ricordo informe e violento, il male dell\u2019esilio.<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n \t         \u2026 Ame aux songes obscurs,<br>\n\tQue le r\u00e9el \u00e9touffe entre ses quatre murs<span id='easy-footnote-25-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-25-6058' title='Su &lt;em&gt;Le Tasse en prison&lt;\/em&gt;. Cfr. &lt;em&gt;L\u2019Irr\u00e9parable&lt;\/em&gt;: \u00abPouvons-nou \u00e9touffer le vieux, le long Remords,\/ Qui vit, s\u2019agite et se tortille,\/ Et se nourrit de nous comme les vers des morts,\/ Comme du ch\u00eane la chenille?\/ Pouvons-nous \u00e9touffer l\u2019implacable Remords?\u00bb [N.d.A.].'><sup>25<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><\/span><br>\n\tCi sono cieli che ravvivano all\u2019improvviso, in fondo al cuore, l\u2019immagine delle belle patrie perdute:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\tTu rappelles ces jours blancs, ti\u00e8des et voil\u00e9s,<br>\n\tQui font se fondre en pleurs les coeurs ensorcel\u00e9s<span id='easy-footnote-26-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-26-6058' title='&lt;em&gt;Ciel brouill\u00e9&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>26<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><\/span><br>\n\tLo \u00abspleen\u00bb o la \u00abnoia\u00bb, questa passione sorda e disperata che la temperatura scaccia o riporta, non \u00e8 una semplice malinconia poetica, una tristezza comune. Ma l\u2019anima d\u2019improvviso si ribella: non pu\u00f2 vivere in questa periferia terrestre col peso della propria imperfezione:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\tAh! Seigneur: donnez-moi la force et le courage<br>\n\tDe contempler mon coeur et mon corps sans d\u00e9go\u00fbt!<span id='easy-footnote-27-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-27-6058' title='&lt;em&gt;Un voyage \u00e0 Cyth\u00e8re&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>27<\/sup><\/a><\/span>\n\n<br><\/span><br>\n\tImpossibilit\u00e0 di stare qui: un ricordo tormenta l\u2019anima decaduta<span id='easy-footnote-28-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-28-6058' title='\u00abEgli ha cantato, diceva Claudel, la sola passione che il secolo XIX potesse sentire sinceramente: il rimorso\u00bb [N.d.A.].'><sup>28<\/sup><\/a><\/span>. Questa soffre al pensiero della dignit\u00e0 donde vede esser discesa:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\tUne Id\u00e9e, une Forme, un Etre<br>\n\tParti de l\u2019azur et tomb\u00e9<br>\nDans un Styx bourbeux et plomb\u00e9<br>\nO\u00f9 nul oeil du Ciel ne p\u00e9n\u00e8tre;<br><br>\n\nUn Ange, imprudent voyageur<br>\n\tQu\u2019a tent\u00e9 l\u2019amour du difforme,<br>\nAu fond d\u2019un cauchemar \u00e9norme<br>\nSe d\u00e9battant comme un nageur<span id='easy-footnote-29-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-29-6058' title='&lt;em&gt;L\u2019Irr\u00e9m\u00e9diable&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>29<\/sup><\/a><\/span>.\n\n\t<br><\/span><br>\nA poco a poco, il poeta sente il proprio dolore farsi pi\u00f9 grande; il dolore non \u00e8 pi\u00f9 un fatto personale. Tutto il pianto del mondo entra nel suo cuore. Egli \u00e8 tormentato dal rimorso del paradiso perduto ed \u00e8 in preda alla reminiscenza<span id='easy-footnote-30-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-30-6058' title='\u00abVolutt\u00e0 satura di dolore e di rimorso\u00bb (&lt;em&gt;Oeuvres posthumes&lt;\/em&gt;) [N.d.A.].'><sup>30<\/sup><\/a><\/span>. Rivede confusamente la forma perfetta di cui l\u2019universo si \u00e8 spogliato per sempre e ch\u2019egli tuttavia si sforza di riafferrare. A lungo andare il ricordo, che viene a visitarlo nel suo abisso, diventa pi\u00f9 preciso. Come al naufrago la consolazione dei lunghi miraggi, il paradiso terrestre si stende nel fondo della sua memoria<span id='easy-footnote-31-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-31-6058' title='Per esempio: \u00abDerri\u00e8re les d\u00e9cors \/ De l\u2019existence immense, au plus noir de l\u2019ab\u00eeme \/ Je vois distinctement des mondes singuliers\u00bb&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;(&lt;em&gt;La Voix&lt;\/em&gt;). Cfr.: \u00abMais les t\u00e9n\u00e8bres sont elles-m\u00eames des toiles \/ O\u00f9 vivent, jaillissant de mon oeil par milliers, \/ Des \u00eatres disparus aux regards familiers!\u00bb (&lt;em&gt;Obsession&lt;\/em&gt;). E: \u00abPromenant sur le ciel des yeux appesantis \/ Par le morne regret des chim\u00e8res absentes\u00bb (&lt;em&gt;Boh\u00e9miens en voyage&lt;\/em&gt;). Nelle &lt;em&gt;Posthumes&lt;\/em&gt; si legge: \u00abCi sono momenti nell\u2019esistenza in cui il tempo e lo spazio sono pi\u00f9 profondi, e il sentimento dell\u2019esistenza immensamente aumentato\u00bb [N.d.A.].'><sup>31<\/sup><\/a><\/span>: \u00e8  schietto e nudo come gli alberi chiari delle Isole; \u00e8 simile al mare tiepido e calmo dei climi pi\u00f9 miti, ove le navi circolano, voluttuosamente appoggiate al fianco delle onde:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\tJ\u2019irai l\u00e0-bas, o\u00f9 l\u2019arbre et l\u2019homme pleins de s\u00e8ve\n\tSe p\u00e2ment longuement sous l\u2019ardeur des climats;\n\tFortes tresses, soyez la houle qui m\u2019enl\u00e8ve!\n\tTu contiens, mer d\u2019\u00e9b\u00e8ne, un \u00e9blouissant r\u00eave\n\tDe voiles, de rameurs, de flammes et de m\u00e2ts<span id='easy-footnote-32-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-32-6058' title='&lt;em&gt;La Chevelure&lt;\/em&gt;. Cfr.: &lt;em&gt;Parfum exotique&lt;\/em&gt;: \u00abUne \u00eele paresseuse o\u00f9 la nature donne, etc.\u00bb [N.d.A.].'><sup>32<\/sup><\/a><\/span>. \n<br><\/span><br>\n\tTalvolta, sedotto da una speranza meno viva, \u00e8 con voce pi\u00f9 bassa, con una sorta di rimpianto senza ribellione, che il poeta invoca la sua felicit\u00e0:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\tDis-moi, ton coeur, parfois, s\u2019envole-t-il, Agathe,<br>\n\tLoin du noir Oc\u00e9an de l\u2019immonde cit\u00e9,<br>\n\tVers un autre oc\u00e9an o\u00f9 la splendeur \u00e9clate,<br>\n\tBleu, clair, profond, ainsi que la virginit\u00e9?<br>\n\tDis-moi, ton coeur, parfois, s\u2019invole-t-il, Agathe?<br>\n\t\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.<br>\n\tComme vous \u00eates loin, paradis parfum\u00e9,<br>\n\tO\u00f9 tout ce que l\u2019on aime est digne d\u2019\u00eatre aim\u00e9!<br>\n\tO\u00f9 sous un clair azur tout n\u2019est qu\u2019amour et joie,<br>\n\tO\u00f9 dans la volupt\u00e8 pure le coeur se noie!<br>\n\tComme vous \u00eates loin, paradis parfum\u00e9!<span id='easy-footnote-33-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-33-6058' title='&lt;em&gt;Moesta et errabunda&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>33<\/sup><\/a><\/span>\n\n\t<br><\/span><br>\nCi\u00f2 nondimeno, se lo raggiungesse il nostro amore,<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\t   Tout y parlerait<br>\n\t   A l\u2019\u00e2me en secret<br>\n\tSa douce langue natale.<br><br>\n\n\tL\u00e0, tout n\u2019est qu\u2019ordre et beaut\u00e9,<br>\n\t   Luxe, calme et volupt\u00e9<span id='easy-footnote-34-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-34-6058' title='&lt;em&gt;L\u2019Invitation au voyage&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>34<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><\/span><br>\n\tCos\u00ec il poeta \u00e8 tormentato dal desiderio immenso di perfezione: si sovviene delle origini. Ora, portato da qualche lieto stato d\u2019animo sino ai confini del paradiso, lo contempla da vicino, lo anima con gli occhi, obbliga tutte le sue meraviglie a fiorire. Ora poi lo perde di vista e l\u2019invoca, dolente, nell\u2019oscurit\u00e0 dell\u2019universo. Ma non lo dimentica mai, n\u00e9 mai l\u2019abbandona il pensiero di ci\u00f2 che \u00e8 completo, soddisfacente, eterno!<span id='easy-footnote-35-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-35-6058' title='Rivolgendosi alla sua &lt;em&gt;Muse malade&lt;\/em&gt; dice: \u00abJe voudrais qu\u2019exhalant l\u2019odeur de la sant\u00e9 \/ Ton sein de pensers forts f\u00fbt toujours fr\u00e9quent\u00e9, \/ Et que ton sang chr\u00e9tien coul\u00e2t \u00e0 flots rythmiques \/ Comme les sons nombreux des syllabes antiques, \/ O\u00f9 r\u00e8gnent tour \u00e0 tour le p\u00e8re des chansons, \/ Phoebus, et le grand Pan, le seigneur des moissons\u00bb [N.d.A.].'><sup>35<\/sup><\/a><\/span>\n<br><br>\n\nEppure, quanto egli predilige la realt\u00e0 sfuggente, incerta, peritura! Forte come l\u2019amore del perfetto \u00e8 l\u2019amore di ci\u00f2 che non lo \u00e8<span id='easy-footnote-36-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-36-6058' title='Penso, dice: \u00abA quiconque a perdu ce qui ne se retrouve \/ Jamais! Jamais! \u00c0 ceux qui s\u2019abreuvent de pleurs\u2026\u00bb (&lt;em&gt;Le&lt;\/em&gt; &lt;em&gt;Cygne&lt;\/em&gt;). Cfr.: \u00abPauvre grande beaut\u00e9! Le magnifique fleuve \/ De tes pleurs aboutit dans mon coeur soucieux\u00bb (&lt;em&gt;Le&lt;\/em&gt; &lt;em&gt;Masque&lt;\/em&gt;) [N.d.A.].'><sup>36<\/sup><\/a><\/span>: con la contemplazione dell\u2019immutabile, il pensiero del mortale, un infinito rispetto per tutte le cose imperfette, un\u2019ammirazione senza parole, un silenzio dinanzi ad esse, sofferenti, mutilate, estenuate. Non \u00e8 semplice piet\u00e0, n\u00e9 l\u2019invocazione per esse della misericordia divina, bens\u00ec una considerazione piena d\u2019amore, la devozione di un cuore riempito d\u2019estasi dalla propria debolezza.<br>\n\tIl poeta parla con tenerezza commossa delle pi\u00f9 umili esistenze, e persino degli oggetti. Sembra che non osi toccarli. Li solleva col massimo riguardo e li avvolge con stupore nei suoi versi. Sente tutto il prodigio che soltanto essi possiedono. Si compiace nel descrivere appartamenti, nel dire il colore delle tappezzerie, l\u2019odore esalato dai mobili. Con reverenza evoca il disordine che il passato accumula lentamente sul fondo degli armadi:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\tUn gros meuble \u00e0 tiroirs encombr\u00e9 de bilans,<br>\n\tDe vers, de billets doux, de proc\u00e8s, de romances,<br>\n\tAvec de lourds cheveux roul\u00e9s dans de quittances<span id='easy-footnote-37-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-37-6058' title='&lt;em&gt;Spleen&lt;\/em&gt;. Cfr. con la lirica: \u00abJe n\u2019ai pas oubli\u00e9, voisine de la ville, etc.\u00bb [N.d.A.].'><sup>37<\/sup><\/a><\/span>.\n\t<br><\/span><br>\n\tParler\u00e0 delle cose pi\u00f9 orribili e la forza del suo rispetto gli dar\u00e0 una sottile discrezione. Con un\u2019immagine calda e funerea, ma delicata come l\u2019omaggio di un amore che la morte non abbatte, egli mostra dolcemente, in una camera ignota, la testa mozzata di <em>Une martyre<\/em>:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\tSemblable aux vision p\u00e2les qu\u2019enfante l\u2019ombre<br>\n\t\tEt qui nous encha\u00eenent les yeux,<br>\n\tLa t\u00eate, avec l\u2019amas de sa crini\u00e8re sombre<br>\n\t\tEt de ses bijoux pr\u00e9cieux,<br><br>\n\n\tSur la table de nui, comme une renoncule, <br>\nRepose\u2026<span id='easy-footnote-38-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-38-6058' title='&lt;em&gt;Une martyre&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>38<\/sup><\/a><\/span>\n<br><\/span><br>\n\tA tutto ci\u00f2 che \u00e8, a tutto ci\u00f2 che vive, per quanto privo di perfezione, il poeta estende la sua ammirazione muta e triste. Sposa ogni miseria, \u00e8 pronto ad accogliere ogni sentimento. Nell\u2019infinit\u00e0 delle sofferenze non ce n\u2019\u00e8 una che lo trovi distratto: egli \u00e8 qui per amarle! Troppo rispetto in lui perch\u00e9 possa indignarsi. Conserva quella terribile imparzialit\u00e0 che d\u00e0 un immenso amore per la vita:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\tLoin du monde railleur, loin de la foule impure,<br>\n\t\tLoin des magistrats curieux,<br>\n\tDors en paix, dors en paix, \u00e9trange cr\u00e9ature,<br>\n\t\tDans ton tombeau mysterieux ;<br><br>\n\n\tTon \u00e9poux court le monde, et ta forme immortelle<br>\n\t\tVeille pr\u00e8s de lui quand il dort ;<br>\n\tAutant que toi sans doute il te sera fid\u00e8le,<br>\n\t\tEt constant jusques \u00e0 la mort<span id='easy-footnote-39-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-39-6058' title='&lt;em&gt;Une martyre&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>39<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><\/span><br>\n\tOgni verso del <em>Cr\u00e9puscule du matin<\/em>, senza grido, con devozione, risveglia una sventura:<br><br><span class=\"quote\">\n\tLes maisons \u00e7a et l\u00e0 commen\u00e7aient \u00e0 fumer.<br>\n\tLes femmes de plaisir, la paupi\u00e8re livide,<br>\n\tBouche ouverte, dormaient de leur sommeil stupide;<br>\n\tLes pauvresses, tra\u00eenant leurs seins maigres et froids, <br>\n\tSoufflaient sur leurs tisons et soufflaient sur leurs doigts.<br>\n\tC\u2019\u00e9tait l\u2019heure o\u00f9 parmi le froid et la l\u00e9sine<br>\n\tS\u2019aggravent les douleurs des femmes en g\u00e9sine.<br>\n\tComme un sanglot coup\u00e9 par un sang \u00e9cumeux<br>\nLe chant du coq au loin d\u00e9chirait l\u2019air brumeux;<br>\nUne mer de brouillards baignait les \u00e9difices,<br>\nEt les agonisants dans le fond des hospices<br>\nPoussaient leur dernier r\u00e2le en hoquets in\u00e9gaux.<br>\nLes d\u00e9bauch\u00e9s rentraient, bris\u00e9s par leurs travaux<span id='easy-footnote-40-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-40-6058' title='&lt;em&gt;Cr\u00e9puscule du matin&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>40<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><\/span><br>\nPoesia piena d\u2019amore, che partecipa di tutte le sventure, e accompagna ciascuno nella sua mansarda. Lo scopre, vicino o lontano, attraverso i muri. Assiste tutta la citt\u00e0 che soffre e si affatica,\n<br><br><span class=\"quote\">\n\t\t\u2026refait le lit des gens pauvres et nus<span id='easy-footnote-41-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-41-6058' title='&lt;em&gt;La Mort des pauvres&lt;\/em&gt; [N.d.A.].'><sup>41<\/sup><\/a><\/span>.\n\n\t<br><\/span><br>\nMa la piet\u00e0 che la prende \u00e8 cos\u00ec terribile da spingerla a tacere<span id='easy-footnote-42-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-42-6058' title='Indubbiamente \u00e8 impossibile non tener conto di un numero abbastanza grande di liriche ribelli; la ribellione \u00e8 il soggetto stesso di alcune. \u2013 Baudelaire s\u2019impegna cos\u00ec fortemente dalla parte dell\u2019imperfetto che finisce per rivoltarsi contro la perfezione. Respinge l\u2019immagine di ci\u00f2 che \u00e8 puro, immoto, inflessibile. Lo vediamo preferire l\u2019ardore accasciato che ci divora alla durezza impassibile dell\u2019ideale: \u00abCar j\u2019eusse avec ferveur bais\u00e9 ton noble corps, \/ Et depuis tes pieds frais jusqu\u2019\u00e0 tes noires tresses \/ D\u00e9roul\u00e9 le tr\u00e9sor des profondes caresses, \/ Si, quelque soir, d\u2019un pleur obtenu sans effort \/ Tu pouvais seulement, \u00f4 reine des cruelles! \/ Obscurcir la splendeur de tes froides prunelles\u00bb (&lt;em&gt;Une nuit que&lt;\/em&gt; &lt;em&gt;j\u2019\u00e9tais pr\u00e8s d\u2019une affreuse juive&lt;\/em&gt;) [N.d.A.].'><sup>42<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><br>\n\n\tPotevamo mai immaginare che l&#8217;attenzione prestata a questi versi cos\u00ec misurati, che parevano opera di un\u2019anima tranquilla e raffinatissima, ci avrebbe resi complici di sentimenti cos\u00ec estremi? Ma \u00e8 troppo tardi per scappare: le pi\u00f9 grandi passioni si sono ormai insinuate in noi, cos\u00ec grandi, cos\u00ec vaste e cos\u00ec complete da divenire contraddittorie. C&#8217;\u00e8 tutta quanta la nostra anima, con la violenza insospettata dei suoi diversi amori, che Baudelaire ha rivelato a noi stessi: il dono pu\u00f2 apparire pesante e pu\u00f2 venir meno il coraggio di sopportarlo. Questa poesia non rassicura, non diffonde illusioni, ma si rivolge a coloro per cui non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 bello che conoscere il proprio cuore, sentendone il peso dentro di s\u00e9. Riascolter\u00f2 spesso la voce di quest\u2019angelo sapiente e disperato. \t<br><br>\n\n\n\n\n\n<b>Baudelaire<br>\n\nCesare De Lollis<\/b><span id='easy-footnote-43-6058' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=6058#easy-footnote-bottom-43-6058' title='Cesare de Lollis (1863-1928), nato presso Chieti (a Casalincontrada), studia dapprima a Firenze e a Napoli, indi si perfeziona in filologia romanza presso l\u2019Ateneo romano sotto la guida di quell&amp;#8217;Ernesto Monaci (1844-1918) che \u00e8 stato, fra l&amp;#8217;altro, mentore virtuoso di D&amp;#8217;Annunzio e Pirandello. Nel 1891 inizia la carriera universitaria a Genova come filologo romanzo (lingue e letterature neolatine), per poi insegnare letteratura francese e spagnola moderne prima a Genova e poi a Roma (1906); dopo la guerra (1919), succede al maestro Monaci sulla cattedra di storia comparata delle lingue e letterature neolatine: gli anni Venti saranno per lui, indubitabilmente, i pi\u00f9 fruttuosi sia dal punto di vista didattico sia da quello scientifico. Antinterventista (al primo conflitto mondiale, peraltro, prende parte come volontario ultracinquantenne, comportandosi a pi\u00f9 riprese in maniera quasi eroica) ed antifascista della prim&amp;#8217;ora (sottoscrive subito, fra il resto, il &lt;em&gt;Manifesto degli intellettuali antifascisti&lt;\/em&gt; dell&amp;#8217;amico Croce), alterner\u00e0 costantemente e, talvolta, arditamente \u2013 specie considerando i rigidi e pressoch\u00e9 inflessibili steccati imposti dallo specialismo dell&amp;#8217;epoca \u2013 gli studi &lt;em&gt;sctricto sensu&lt;\/em&gt; filologici a un&amp;#8217;attivit\u00e0 storico-critica consacrata ai moderni e ai contemporanei d&amp;#8217;Europa, che si segnala anzitutto per l&amp;#8217;impostazione squisitamente saggistica e letteraria, per l&amp;#8217;intelligenza psicologica sopraffina e per la rara perspicacia metodologica. Oltre al diletto Manzoni, del quale non cessa di sottolineare l&amp;#8217;indubbia dimensione europea, De Lollis concentra i propri interessi di &amp;#8220;modernista&amp;#8221; specialmente sulla letteratura francese del Cinque e dell\u2019Ottocento (indagata nei suoi rapporti con la letteratura italiana coeva), a cui dedica numerosi saggi (si muove abilmente da Chateaubriand a Lamartine, da Musset a Hugo, da Baudelaire a Flaubert); quanto alla letteratura italiana, anche l&amp;#8217;ultima opera, non priva d&amp;#8217;intuizioni inedite e ancor oggi comunque utilissima (&lt;em&gt;Alessandro Manzoni e gli storici liberali francesi della Restaurazione&lt;\/em&gt;, Bari, Laterza, 1926), testimonia la sua lunga fedelt\u00e0 al &amp;#8220;gran lombardo&amp;#8221;. Formatosi nell\u2019ambito di un comparativismo di stampo positivista, egli accoglie poi diversi elementi propri del metodo crociano \u2013 fra cui spicca l\u2019affermazione dell\u2019autonomia della storia letteraria \u2013 e si allontana cos\u00ec non poco da taluni orientamenti angusti e riduzionistici dei suoi maestri: si pensi, &lt;em&gt;in primis&lt;\/em&gt;, al pur sapiente e illuminato positivismo di Monaci (cfr., per tutti, l&amp;#8217;ottima voce &lt;em&gt;Cesare de Lollis&lt;\/em&gt; redatta, per il DBI [vol. 38,1990], da Leandro Angeletti). Questo infaticabile &lt;em&gt;homme de lettres&lt;\/em&gt; \u00e8 stato altres\u00ec attivissimo direttore de &lt;em&gt;La cultura&lt;\/em&gt; \u2013 rivista tuttora imprescindibile per ogni filologo degno di questo nome \u2013 dal 1921 al 1928, l\u2019anno della morte. Il presente studio, vergato in occasione del primo centenario dalla morte del poeta ma \u2013 come non si tarder\u00e0 a notare \u2013 tutt&amp;#8217;altro che occasionale, \u00e8 tratto da Id., &lt;em&gt;Scrittori francesi dell\u2019Ottocento&lt;\/em&gt;, con un saggio biografico di V. Santoli, Torino, Einaudi, 1938. Non per caso, introducendo tale preziosa e talora fondativa raccolta, un germanista &lt;em&gt;de race&lt;\/em&gt; come Santoli scrive: \u00abCome non si riassume un&amp;#8217;opera poetica, cos\u00ec non si riassume un&amp;#8217;opera critica, tanto meno [&amp;#8230;] quella del De Lollis. La quale fu tutta intesa a cogliere di ogni opera e scrittore ci\u00f2 in cui essi proseguono o innovano entro la tradizione letteraria nella quale rientrano, e ci\u00f2 che costituisce la loro individualit\u00e0 inconfondibile. Ma con quale variet\u00e0 di modi affront\u00f2 il De Lollis questo che \u00e8 il compito unico della critica letteraria!\u00bb (p. XXIV).'><sup>43<\/sup><\/a><\/span>\n<br><br>\n\n\nBaudelaire \u00e8 uno dei pi\u00f9 grandi poeti della Francia e, anche, uno dei pi\u00f9 difficili a caratterizzare.<br>\n\tGrande sprezzatore del \u201cprogresso\u201d lo definiva gi\u00e0 Gautier in quel suo bel saggio biografico che va in testa alle <em>Fleurs du Mal<\/em> e principalmente come un avversario del \u201cbourgeois\u201d, l\u2019adoratore e sfruttatore della chimera settecentesca del progresso, lo presenta il Cassagne nel suo libro pieno di eleganti sottigliezze francesi sulla <em>Th\u00e9orie de l\u2019art pour l\u2019art<\/em>. Di l\u00ec \u00e8 breve il passo alla interpretazione del canzoniere baudelairiano per una reazione a oltranza a tutto l\u2019ottimismo latte e miele del Settecento e per una conseguente esaltazione della perversit\u00e0 e miserie umane.<br>\n\tMa l\u2019odio, foderato di disprezzo, pel \u201cbourgeois\u201d che liquida gli immortali principi dell\u2019\u201989 nella pratica spicciola di tutti i giorni, oltre a esser comune a tutti i Parnassiani, era gi\u00e0 stata nota fondamentale del romanticismo del \u201930, del quale i Parnassiani \u2013 lo hanno ben dimostrato e il Cassagne e il Canat \u2013 sono, sotto tanti rispetti, i continuatori.<br>\n\tLa famosa <em>premi\u00e8re<\/em> dell\u2019<em>Hernani<\/em> fu il trionfo su ogni forma di filisteismo e conservatorismo, e di essa e della fortunata rappresentazione dello <em>Chatterton<\/em> di Vigny \u2013 il dramma del genio alle prese coll\u2019utilitarismo borghese \u2013 sopravvisse, indelebilmente luminoso, il ricordo negli attori principali e secondari della rivoluzione romantica.<br>\n\tChe pi\u00f9? Th\u00e9ophile Gautier, che \u00e8 come il mediatore dell\u2019intesa tra il primo e il secondo romanticismo (il Parnaso), nei suoi due romanzi rispettivamente del 1835 e del 1838, <em>Mademoiselle de Maupin<\/em> e <em>Fortunio<\/em>, mette anche allo scoperto il proposito di sconcertare il \u201cbourgeois\u201d utilitario colla proclamazione d\u2019un principio che \u00e8 la conseguenza necessaria della reazione all\u2019utilitarismo: l\u2019autonomia dell\u2019arte, forte soprattutto della sua indifferenza per qualsiasi scopo pratico di umanitarismo, socialismo, patriottismo e via dicendo. Ma a questa conseguenza dell\u2019<em>art pour l\u2019art<\/em>, ridotta a formula e applicata nella pratica, era, anche prima di Gautier, arrivato il Victor Hugo delle <em>Orientales<\/em> (1829) ed essa \u00e8, di qua dal Gautier, la nota pi\u00f9 squillante e insistente dell\u2019estetica del Flaubert, quale si lascia ricostruire sull\u2019epistolario, per non parlare di Leconte de Lisle, di Banville, di Bouilhet, dei Goncourt. <br>\n\tDunque: e un Baudelaire che colla mano tremante del futuro paralitico addita agli eredi dei sogni d\u2019oro del Rousseau il baratro delle miserie e abiezioni umane, e un Baudelaire dal viso imperturbabile di sacerdote dell\u2019arte per l\u2019arte non ci danno ancora la caratteristica delle <em>Fleurs du<\/em> <em>Mal<\/em>, tra le quali il gran padre Hugo sorprendeva al passaggio un brivido nuovo. <br>\n\tCh\u00e9 se poi si metta il Baudelaire in riga con quei suoi fratelli d\u2019arte cos\u00ec simpatici, cos\u00ec altamente rispettabili per l\u2019amor loro all\u2019arte, incontaminato di qualsiasi principio di tendenziosit\u00e0 in un paese dove la letteratura (vedi specialmente Voltaire) era da un pezzo l\u2019ancella della vita pratica, se lo si metta in riga cogli altri Parnassiani da Leconte de Lisle a H\u00e9r\u00e9dia, non si pu\u00f2 non esser tentati di accontentarsi di definirlo con tratti che offrono, s\u00ec, una sicura presa alla critica e alla storia letteraria, ma son tutti comuni a lui e agli altri.\n\tIl suo pessimismo \u00e8 bene il pessimismo dei Parnassiani in genere che, per quanto ravvisato dall\u2019antitesi coll\u2019ottimismo settecentesco, ha pure le sue radici nella solitudine morale dell\u2019anima romantica, inasprita dalle delusioni del \u201948 e non consolabile dalla gelida mano della scienza, la Dea \u2013 vera <em>dea ex machina<\/em> \u2013 che il positivismo della seconda met\u00e0 del secolo decimonono levava sugli altari.<br>\n\tL\u2019evoluzionismo hegeliano, incrociantesi colla dottrina spinoziana della sostanza unica ed infinita, che spreme da s\u00e9, immobile e immenomabile, il perpetuo gioco di apparenze della vita universale, interveniva a dare una consistenza dottrinale agli scoramenti romantici e ammanniva un buon manipolo di formule comuni al pessimismo di tutti i Parnassiani. Ma, anche ammanniva una consolazione d\u2019ordine estetico: poich\u00e9 tutto al mondo, che altri pens\u00f2 stabile, sicuro e preordinato dominio dell\u2019uomo, passa e dilegua come una fuga d\u2019ombre sullo sfondo d\u2019un telone immobile; solo rifugio delle anime elette \u2013 tutte elette le anime romantiche! \u2013 l\u2019Arte, che tali apparenze ferma al passaggio ed eterna. \u00abL\u2019effimero, abbagliato, vola verso te, o vero luminoso, crepita, va in fiamme e dice: benediciamo questa face!\u00bb \u2013 esclama Baudelaire nell\u2019<em>Hymne \u00e0 la Beaut\u00e9<\/em>. <br>\n\tDi l\u00ec l\u2019esotismo orgiastico di tutti questi scrittori in prosa e in verso, poich\u00e9 l\u2019esotismo significa evidente disdegno d\u2019attualit\u00e0 circostante; di l\u00ec l\u2019alternativa di Leconte de Lisle tra l\u2019amara constatazione della caducit\u00e0 di tutte le civilt\u00e0 e di tutte le religioni e la gioiosa particolareggiata descrizione delle loro caratteristiche; di l\u00ec la tormentosa aspirazione di Flaubert verso la \u201cgrandeur\u201d in quelle due fantasmagorie (oggi si potrebbe dir \u201ccinematografie\u201d) che sono <em>Salammb\u00f4<\/em> e la <em>Tentation de Saint-Antoine<\/em>, dello stesso Flaubert che chiuder\u00e0 la propria carriera col libro desolato e desolante di <em>Bouvard et P\u00e9cuchet<\/em>, nel quale tutte le illusioni umane sono adunate per ridursi in cocci a vicenda, come stoviglie mal caricate su un carretto tirato da un asino per una strada malagevole; di l\u00ec i mal frenati spunti di esotismo della poesia baudelairiana: <em>Parfum exotique<\/em>, il sonetto di cui pi\u00f9 che qualche cosa si ritrova in <em>Fantasia<\/em> del Carducci; il sonetto <em>A une dame<\/em> <em>cr\u00e9ole<\/em>; <em>Le calumet de paix<\/em>, imitato da Longfellow, dove ammiccano, veri fiori purpurei, nomi di luogo peregrini: <br><br>\n<span class=\"quote\">\n\nDes plus lointains sommets des Montagnes Rocheuses,<br>\nDepuis les lacs du Nord aux ondes tapageuses,<br>\nDepuis Tawasentha, le vallon sans pareil,<br>\nJusqu\u2019\u00e0 Tuscaloosa, la for\u00eat parfum\u00e9e\u2026 \n<br><\/span><br>\n\nMa di l\u00ec anche la singolare variet\u00e0 d\u2019esotismo baudelairiano che non muova a peregrine esplorazioni nel tempo e nello spazio, bens\u00ec nella vita circostante cerca ci\u00f2 che l\u2019educazione sociale ha eliminato o tentato di eliminare; ha dimenticato o cerca di dimenticare; ha a schifo e non pu\u00f2 distruggere; ha voluto bandire e pur si vede risorgere davanti nei momenti fatali dei deliqui della volont\u00e0. Esotismo che nei meandri del realismo ad oltranza sbocca per la grande <em>all\u00e9e<\/em> delle peregrinit\u00e0.<br>\n\tMa \u00e8 proprio vero che, per quanto si dica e volentieri si credesse il contrario, non c\u2019\u00e8 novit\u00e0 in arte che, sia pure per un filo tenuissimo, non si lasci ricondurre a qualche precedente.<br>\n\tE in questo caso quale precedente?<br>\n\tMme de Sta\u00ebl in <em>De l\u2019Allemagne<\/em> aveva scritto: \u00abIl volgare, nella natura, si mescola sovente al sublime e qualche volta ne rileva l\u2019effetto\u00bb. V. Hugo, nella <em>Pr\u00e9face<\/em> al <em>Cromwell<\/em> avea ripetuto: \u00abIl volgare e perfino il triviale deve avere un accento\u00bb e sui trampoli dell\u2019ardita formula, egli, <em>totus in<\/em> <em>antithesi<\/em>, non meno che <em>in hyperbole<\/em>, s\u2019era levato alla concezione e alla pratica del \u201cgrottesco\u201d, il sublime del brutto da mettere in gara col sublime del bello.<br>\n\tConveniente il secondo termine non meno del primo al programma victorhughiano, cio\u00e8 romantico, poich\u00e9 l\u2019iperbole del bello (<em>Le feu du ciel<\/em> p. es. delle <em>Orientales<\/em>) veniva a confluire con quella del brutto (<em>Quasimodo<\/em>) in seno al mostruoso che \u00e8 la dismisura e l\u2019eccezione contrapposte, in nome della realt\u00e0, al bello classico commisurato sulla ragione; la dinamica del movimento scomposto in contrasto con la statica dell\u2019ordine classico; il barbaglio sensuale dell\u2019espressione in contrasto coll\u2019espressione timidamente riservata; il trionfo del pennello briaco di colore sul compasso che regola la nudit\u00e0 e correttezza della linea; la prepotenza del rilievo sulla \u201crectitude\u201d classica che poteva e soleva esser \u201cplatitude\u201d.<br>\n\tChapelain, l\u00e0 sulla soglia della letteratura classica francese, aveva reclamato il sacrificio del \u201cparticolare\u201d, di cui la storia \u00e8 predestinata vittima, all\u2019\u201cuniversale\u201d su cui la poesia ritaglia il proprio paludamento. E Hugo, deciso a farla finita col classicismo, coll\u2019indeterminato e coll\u2019incolore, aveva, per la via del \u201ccaratteristico\u201d, riscoperta la dignit\u00e0 del \u201cparticolare\u201d. Precisamente in nome del caratteristico, che vien cos\u00ec a costituirsi garante del realismo, tendenza fondamentale del romanticismo, degni degli onori dell\u2019arte, con parit\u00e0 di diritti e il brutto e il bello che per la sua peregrinit\u00e0 urta contro la ragione non meno che contro la tradizione. Sicch\u00e9 l\u2019esotico venisse per Victor Hugo a significare quasi un\u2019affermazione ad oltranza del color locale, ritrovato al fine, sia pur sulle tracce di Chateaubriand e Walter Scott, con un grido di trionfo.<br>\n\tUna \u201crivolta di retori\u201d defin\u00ec lo Zola il romanticismo francese, e tale fu perch\u00e9 specialmente rivoluzione letteraria, per quanto avesse dietro a s\u00e9 la deformazione dell\u2019ideale classico della fine del secolo XVIII, che investiva profondamente tutta la vita; ma non era lo Zola il pi\u00f9 autorizzato a lanciare una tale definizione, poich\u00e9, se \u00e8 vero che il romanticismo francese, affamato di colore, il pasto principale dei sensi, si perdette troppo spesso a briglia sciolta nelle sterminate lande dell\u2019esotico e del fantastico, in nome del caratteristico, identificato col nuovo sorprendente; per la stessa ragione, se non per la stessa via, cre\u00f2 la dignit\u00e0 estetica del particolare triviale della quale esso Zola si costituir\u00e0 pi\u00f9 tardi, con una mentalit\u00e0 quasi settaria, intransigente campione e custode.<br>\n\tIl Flaubert, ben pi\u00f9 intelligente di lui e di lui pi\u00f9 vicino alla prima fase del romanticismo francese, implicitamente riconobbe tutta la ricettivit\u00e0 del particolare triviale quando parafras\u00f2 e inquadr\u00f2 nella sua estetica la formula di Mme de Sta\u00ebl e di Hugo, riappaiando \u00able sublime d\u2019en bas\u00bb (<em>Madame Bovary<\/em>, esemplificheremo noi per suo conto) e \u00able subline d\u2019en haut\u00bb (<em>Salammb\u00f4<\/em>). Salvo che, quanto al \u00absublime d\u2019en bas\u00bb, cio\u00e8 \u00abl\u2019ignoble\u00bb, che, \u00abquand il est vrai, est aussi difficile \u00e0 trouver que celui d\u2019en haut\u00bb, il Flaubert non volle andar troppo oltre e lasci\u00f2 ai Goncourt il meglio delle rarit\u00e0 della psicologia d\u2019eccezione (erotomania, alcoolismo, isterismo, sadismo).<br>\n\tE un dei due, Edmondo, rivelava, parlando di s\u00e9 stesso, il fondo prezioso comune a tutti questi cesellatori del triviale \u2013 de\u2019 quali Baudelaire fu il pi\u00f9 raffinato: \u00abio sono un <em>litt\u00e9rateur<\/em> ben nato, e il popolo, la canaglia, se voi volete, ha per me il fascino delle popolazioni sconosciute e non scoperte, qualche cosa dell\u2019esotico, che i viaggiatori vanno a cercare a traverso mille sofferenze in paesi lontani\u00bb. E\u2019 un parlare alquanto mondano, da interpretare un po\u2019 liberamente, perch\u00e9 il contrasto non \u00e8 tra il \u201clitt\u00e9rateur\u201d ben nato e la canaglia, ma tra il fine artista e la materia ripugnante, della quale egli \u00e8 fiero di trionfare per virt\u00f9 d\u2019arte che riassorbe in s\u00e9 qualsiasi principio di sadismo. Flaubert, rispondendo alla critica di Sainte-Beuve su <em>Salammb\u00f4<\/em>, gli faceva osservare che la materia splendida lo aveva dispensato dagli sforzi di stile che gli era costata <em>Madame Bovary<\/em>, il romanzo dei \u00abcostumi di provincia\u00bb. La materia vile, in altri termini, levata al livello di quella nobile, per virt\u00f9 d\u2019arte. E in questo senso son tutti gli sforzi di Baudelaire, la cui poesia \u00e8 continuamente alle prese colla materia vile, sia osservata nei greggi blocchi che il flusso della vita quotidiana carreggia, sia spiata nelle sue pi\u00f9 minute e recondite venature. Far con un tal materiale l\u2019opera d\u2019arte, il cui contenuto sia cos\u00ec quintessenziato, che quasi, per dirla ancora col Flaubert, essa rimanga sospesa per virt\u00f9 esclusiva della forma, ecco l\u2019ideale del baudelairismo. Un ideale dov\u2019era precisamente in gioco l\u2019esotismo a rovescio del quale parla il Goncourt.<br>\n\tE tant\u2019\u00e8 che precisamente nell\u2019attitudine d\u2019un esploratore il quale ardisce pi\u00f9 che gli altri il Baudelaire ci si presenta nella <em>Pr\u00e9face<\/em> alle <em>Fleurs du Mal<\/em>:\n<br><br><span class=\"quote\">\n\nSi le viol, le poison,le poignard, l\u2019incendie,<br>\nN\u2019ont pas encor brod\u00e9 de leurs plaisants dessins<br>\nLe canevas banal de nos piteux destins,<br>\nC\u2019est que notre \u00e2me, h\u00e9las! n\u2019est pas assez hardie.\n<br><\/span><br>\nNon pauroso dei risultati dell\u2019introspezione, ma fiero di sapersi profondare fino nelle intime latebre di un tale abisso, dove stagna sempre il fango, egli va a ricercare in fondo al proprio essere le affinit\u00e0 con quella fredda costruttrice di male, che fu Lady Macbeth \u2013 cos\u00ec risolutamente appartata dalla abusata coorte delle creature femminili sacre alla tisi:<br><br><span class=\"quote\">\n\nCe qu\u2019il faut \u00e0 ce coeur profond comme un ab\u00eeme,<br>\nC\u2019est vous, Lady Macbeth, \u00e2me puissante au crime,<br>\nR\u00eave d\u2019Eschyle \u00e9clos au climat des autans.<br>\n                                                                     (<em>L\u2019ideal<\/em>) \n<br><\/span><br>\n\tQuesto suo cuore si slarga in aree sotterranee, dove tra una luce perennemente crepuscolare si svolge tutta una vita e tutta un\u2019azione che ricorda quella di uomini e cavalli addetti ai lavori delle miniere:\n<br><br><span class=\"quote\">\n\tJe veux b\u00e2tir pour toi, Madone, ma ma\u00eetresse,<br>\n\tUn autel souterrain au fond de ma d\u00eatresse,<br>\n\tEt creuser dans le coin le plus noir de mon coeur,<br>\n\tLoin du d\u00e9sir mondain et du regard moqueur,<br>\n\tUne niche, d\u2019azur et d\u2019or toute \u00e9maill\u00e9e,<br>\nO\u00f9 tu te dresseras, Statue \u00e9merveill\u00e9e.<br>\n                                                            (<em>A une Madone<\/em>) \n<br><\/span><br>\n\tNessuno pi\u00f9 convinto del Baudelaire che all\u2019originalit\u00e0 non si arriva se non per un lavoro di trapanazione attraverso gl\u2019innumerevoli strati sotto i quali il viver sociale soffoca la nostra personalit\u00e0, e specialmente quella parte di essa che grida e appetisce il male.<br>\n\tNelle sensazioni nuove, pi\u00f9 preziose appunto perch\u00e9 emerse dalle profondit\u00e0 inesplorate del mondo circostante e di tutti i giorni, il Baudelaire si ravvolge voluttuosamente come in una pelliccia che rechi in s\u00e9 i profumi e i tesori delle regioni tropicali.<br>\n\tBaudelaire che pedina le vecchierelle trotterellanti sui fangosi marciapiedi parigini, incoscienti ricettacoli di passioni, vizi e virt\u00f9 tutti egualmente ammuffiti, questo Baudelaire che le segue con passo cauto e incantato lo sguardo nei gesti delle loro persone sconnesse, o perch\u00e9 s\u2019impone questa fatica da <em>detective<\/em> se non per la volutt\u00e0 di scoprire ed accertar realt\u00e0 dissimulate, sinora, all\u2019occhio della folla dal frastaglio delle impressioni classificate, oltre il quale non va l\u2019ordinaria potenza visiva?<br>\n\tQua le \u201cpetites vieilles\u201d, l\u00e0 le lesbiche (<em>Femmes damn\u00e9es<\/em>) adunate in una variet\u00e0 di gesti altamente poetica per la sua indeterminatezza; altrove i ciechi, i cui atteggiamenti attraverso l\u2019orribile, l\u2019\u201caffreux\u201d, danno addirittura nel ridicolo. Collettivit\u00e0 d\u2019eccezione che interessano ben pi\u00f9 Baudelaire artista che non Baudelaire uomo, spinozianamente pietoso e sprezzante a un tempo delle miserie umane.<br>\n\tScoprire realt\u00e0 sfuggite agli altri perch\u00e9 d\u2019incalcolabile tenuit\u00e0 o dagli altri evitate perch\u00e9 ripugnanti (vedi <em>Une charogne<\/em>) e su questa materia vergine esercitare industriosamente il bulino dell\u2019arte \u2013 ecco la suprema volutt\u00e0 di Baudelaire artista. Realismo e originalit\u00e0 combinati con reciproco vantaggio. Conciliazione \u2013 in fondo \u2013 dell\u2019io romantico, che vede a suo modo in una esasperata autonomia che legittima l\u2019allucinazione, coll\u2019osservazione obiettiva quale lo spirito positivo della seconda met\u00e0 del secolo decimonono consiglia.<br>\n\tHo detto realt\u00e0 d\u2019incalcolabile tenuit\u00e0, e intendo non solo le nascoste e peregrine, ma anche quelle vaganti alla superficie della vita di tutti i momenti. La poesia di Baudelaire ne abbonda e le riveste di espressioni affettatamente andanti. Egli \u00e8 che in una concezione pessimistica dell\u2019universo, dove il principio della finalit\u00e0 \u00e8 scalzato da quello di un brutale determinismo, anche i minimi particolari reclamano il diritto d\u2019intervento al primo piano della rappresentazione in attiguit\u00e0 immediata ai tratti largamente comprensivi:\n<br><br><span class=\"quote\">\n\t\u2026 ainsi qu\u2019une m\u00e9daille neuve<br>\n\t\tLa pleine lune s\u2019\u00e9talait,<br>\n\tEt la solennit\u00e9 de la nuit, comme un fleuve,<br>\n\t\tSur Paris dormant ruisselait;<br><br>\n\n\tEt le long des maisons, <em>sous les portes coch\u00e8res<\/em>,<br>\n\t\t<em>Des chats passaient<\/em> furtivement<br>\n                                                                             (<em>Confession<\/em>) \n<br><\/span><br>\n\tTali particolari derivano il loro accento dalla loro inopinata apparizione e avvivano, invece che attenuare, la <em>outrance<\/em> di questa poesia d\u2019eccezione. Ne sent\u00ec l\u2019incantevole efficacia anche il Flaubert descrittore; e da lui ne deriv\u00f2, affinandola ancora, la tecnica Guy de Maupassant, nella cui mirabile prosa \u00e8 addirittura ossessionante il senso di trasalimento allo scoccar del gracid\u00eco d\u2019una rana o al frusc\u00eco repentino d\u2019un ramo scosso dal vento nel cuor della notte.<br>\n\tDecadentismo, certo, la rivalutazione di tutto ci\u00f2 che la tradizione, forte dell\u2019esperienza e della ragione, valut\u00f2 in un senso non disinteressato, o elimin\u00f2 o sdegn\u00f2 d\u2019accertare; ma non si va cos\u00ec affatto fuori del buon realismo, il quale, anzi, \u00e8 portato, in nome dell\u2019obiettivit\u00e0, a diffidar dei valori stabiliti, ovvero ad esaltar quelli trascurati o svisati dalla convenzion sociale.<br>\n\tLeconte de Lisle, che col volo dell\u2019ispirazione fatto un po\u2019 pesante dall\u2019erudizione sfiora le pi\u00f9 rare storie del mondo per documentare il suo pessimismo distruttivo e si attacca a riprodurre colla massima esattezza i gesti delle belve della giungla; Th\u00e9odore de Banville che celebra come in una novena le donne perverse dell\u2019antichit\u00e0; Bouilhet, che nella storia romana \u2013 gi\u00e0 <em>magistra vitae<\/em> per eccellenza \u2013 va a ricercar gli amori dell\u2019inclita figlia d\u2019un edile per un avventuriero, figlio di una megera della Suburra; Flaubert, che riserva tutta la sua ammirazione per Nerone e tra esso e Eliogabalo istituisce un saporito parallelo, e con famelico sadismo aggredisce gli orrori e gli splendori della guerra tra Cartagine e i mercenari, un angolo tenebroso e ammuffito di quella storia antica, della quale la tradizione classica non aveva perlustrato che la spianata feconda di valori positivi; tutti costoro, pi\u00f9 che da quell\u2019odor di <em>faisand\u00e9<\/em>, al quale son cos\u00ec sensibili jene e sciacalli, erano stati attirati verso i rifiuti della grande storia da un senso bene affilato del realismo che altrove, p. es. presso il Manzoni, produsse l\u2019interesse per le minuscole, sia pur moralmente significative, figure dell\u2019umanit\u00e0 inferiore.<br>\n\tReagire all\u2019ottimismo rivoluzionario fatto di generalit\u00e0, schiavo dell\u2019esperienza e pi\u00f9 che mai dei fatti minuti o nascosti in fondo al sacco della storia, significava, in letteratura, realismo ad oltranza. Questi Parnassiani, le figure indubbiamente pi\u00f9 pure della letteratura francese, quando reagivano alla tendenziosit\u00e0 che alla letteratura serviva, come in un piatto parigino di <em>hors-d\u2019oeuvre<\/em> a scompartimenti, umanitarismo, uguaglianza, patriottardume parolaio, e via dicendo, si rendevano certo interpreti delle delusioni loro procurate dagli immortali principii. E anche obbedivano alla loro orientazione etica, determinata dalla ventata positivistica, la quale valorizzava il dovere quotidiano e ben circoscritto di ciascun individuo di contro alla pretesa che le astrazioni, miracolosamente operanti di per s\u00e9, aboliscano la necessit\u00e0 dello sforzo individuale. Ma, cos\u00ec atteggiandosi, essi non facevano che del <em>realismo<\/em>, di quel realismo che li interessava sopra tutto come artisti, poich\u00e9, quali che siano le vedute filosofiche o sociali o politiche di un artista, esse presuppongono il beneplacito del loro ideale estetico. Quando Renan, che fu sopra tutto un artista, rimontando aggressivamente fino a Descartes la gran corrente delle generalit\u00e0, addita come assolutamente indispensabile per la scienza dell\u2019umanit\u00e0 la conoscenza precisa dei poemi epici della civilt\u00e0 dei Radjputi, e delle dottrine dei Giaini di Guzurate e dei Nasoreani, egli indulge a un senso cos\u00ec acuito della realt\u00e0 obiettiva da credere e voler far credere che il valore della realt\u00e0 aumenti in ragion diretta della sua peregrinit\u00e0. Precisamente come accade al Baudelaire, che, rifuggendo dalle realt\u00e0 troppo largamente circolanti, quasi che l\u2019universale consenso ne intaccasse la tempra, si d\u00e0 alla caccia dei d\u00e8moni impercettibili che come milioni d\u2019elminti si accalcano a gozzovigliare nei nostri poveri cervelli.<br>\n\tOra, \u00e8 vero che il baccanale del realismo lo aveva gi\u00e0 consumato per suo conto Victor Hugo, che ne men\u00f2 sonoro vanto in quella sua famosa <em>R\u00e9ponse \u00e0 un acte d\u2019accusation<\/em>. Ma la sensualit\u00e0 di Victor Hugo \u00e8 quella d\u2019un barbaro; egli corre la distesa infinita della natura, falciando largamente e alla cieca davanti a s\u00e9; quando riesce a penetrare nelle solenni gallerie della storia, egli le traversa con passo e gesto da invasore vandalico, anzich\u00e9 da curioso; nella storia, come nella natura, egli cerca pasto adeguato alle sue fauci di felino enorme e nulla \u00e8 pi\u00f9 istruttivo a tal riguardo che il paragone tra la <em>L\u00e9gende des Si\u00e8cles<\/em>, dove il dizionario d\u2019erudizione del Moreri, ricco di particolari curiosi e di bei nomi sonori, \u00e8 utilizzato, mi si permetta il paragone, come un truogolo, e i <em>Po\u00e8mes<\/em> di Leconte de Lisle, dove ogni particolare, ogni nome proprio ha la sua <em>toilette<\/em> squisitamente curata.<br>\n\tE senza Victor Hugo non si pu\u00f2 concepire l\u2019avvento di Baudelaire. La instancabile dissoluzione victorhughiana delle forme, il suo prodigioso animismo, la sua cos\u00ec spesso sconcertante potenza d\u2019associazion d\u2019idee, che non ha riscontro, anche per quel che vi pu\u00f2 parere ingegnoso, se non nei poeti inglesi, cos\u00ec impulsivi e cos\u00ec concettosi ad un tempo, da Shakespeare a Shelley, tutto codesto si ritrova in Baudelaire.<br>\n\tMa come mutato, cio\u00e8, come affinato! Egli sta a Victor Hugo come Callot sta a Rubens, salva, s\u2019intende, l\u2019indipendenza storica di questi due artisti. Esempio, <em>Spleen<\/em> (LXXX delle <em>Fleurs<\/em>): \u00abQuando il ciel basso e plumbeo pesa come un coverchio sullo spirito gemente in preda alle lunghe noie, e che dell\u2019orizzonte cingendo tutto il cerchio una luce ci versa pi\u00f9 nera che le notti; quando la terra \u00e8 fatta una umida segreta, dove la speranza, come un pipistrello, va coll\u2019ala sua timida i muri percotendo e d\u00e0 della testa contro i marciti soffitti; quando la pioggia, spiegando le sue innumerevoli strisce, alle sbarre somiglia d\u2019una vasta prigione, e che di ragni infami un popol muto viene a tender le sue tele in fondo ai nostri cervelli; delle campane tutt\u2019a un tratto s\u2019avventano con furia a lanciar verso il cielo un orrendo ululato, quasi spiriti erranti e senza patria che si mettono a gemere ostinatamente; e un corteo di carri funebri, senza tamburi n\u00e9 musica, sfila lentamente nell\u2019anima mia; la Speranza, vinta, piange, e l\u2019Angoscia, atroce, dispotica, sul mio cranio inclinato pianta il vessillo nero\u00bb.<br>\n\tChe fuga victorhughiana di ardimentose immagini; ma come tutte ben coordinate all\u2019effetto finale, e al tempo stesso come autonome ognuna nella sua propria limpidit\u00e0! Che strapotente associazione d\u2019idee! Victorhughiana quella prolungata similitudine del pipistrello che urta, svolazzando, contro i muri e percote del capo i marciti soffitti; ma ogni particolare sta l\u00ec a ribadire il motivo fondamentale, indefinibile e inconcretabile fuor della cerchia di quelle immagini. Victorhughiana anche l\u2019anafora, <em>quand<\/em>\u2026<em>quand<\/em>\u2026<em>quand<\/em>\u2026, ma parcamente dosata e simmetricamente distribuita in testa alle tre quartine; e, tirata la somma, in tutto cinque quartine, pari a venti alessandrini. Victor Hugo, preso l\u2019aire, si sarebbe lasciato certamente andare a parecchie decine di alessandrini carreggianti nella loro furia di torrente montano divine bellezze e sciatte volgarit\u00e0, meravigliose concretezze e stucchevoli superfluit\u00e0.<br>\n\tBaudelaire non amava molto Victor Hugo, che Flaubert venerava come il \u00abgrand crocodile\u00bb o il \u00abgrand alligator\u00bb finch\u00e9 esso Hugo non si fu lasciato andare alla gran <em>gaffe<\/em> umanitaria dei <em>Mis\u00e9rables<\/em>. Ma Flaubert, lui, l\u2019ammiratore di Apulejo, di Rabelais, di Cervantes, di Perrault, campioni eccellenti di ineguaglianze ed esuberanze; lui, l\u2019autore di <em>Salammb\u00f4<\/em>, gonfia, sino a scoppiarne, di <em>grandeur<\/em>, non poteva non sentirsi pi\u00f9 vicino assai a V. Hugo che Baudelaire non si sentisse. Questi, che a fermare il \u00abbrivido nuovo\u00bb era arrivato attraverso la grande libert\u00e0 di visione e d\u2019espressione che V. Hugo aveva proclamata e praticata, e che, in fondo, si trov\u00f2 a realizzare il compito di dar l\u2019ultima mano al realismo diffuso e vagante di V. Hugo, rappigliandolo e concentrandolo, non poteva ravvisare in Hugo nulla di s\u00e9, per la ragione stessa che una fontana di verziere finitamente costrutta e orgogliosa del suo unico e ben regolato getto non pu\u00f2 far pensare alla cascata alpina di cui \u00e8 una derivazione.<br>\n\tIn sostanza, questo cercatore di pagliuzze d\u2019oro e fili capillari d\u2019acqua sperduti nelle viscere della terra, non fece che portar sino all\u2019estreme conseguenze la preoccupazione victorhughiana del \u00abcaratteristico\u00bb. Nello sforzo di sorprenderlo allo stato d\u2019embrione \u2013 sforzo nel quale la sua privilegiata sensibilit\u00e0 poteva illudersi e vantarsi di <em>inventare<\/em> piuttosto che di <em>scoprire<\/em> \u2013 egli giunse alla rivolta contro la natura che rimaneva pur sempre la depositaria legittima anche di cos\u00ec tenui realt\u00e0. La donna \u00e8 troppo vicina alla natura: perci\u00f2 spregevole. L\u2019ispirazione ci vien dalla natura; ma la vera ispirazione \u00abc\u2019est de travailler tous les jours\u00bb. Cosa ha a che fare il bello colla natura? \u00abLe beau est toujours bizarre\u00bb. V. Hugo aveva amato rappresentarsi come l\u2019eco sonora di tutte le innumerevoli voci della natura: Baudelaire avrebbe potuto rappresentarsi coll\u2019orecchio a terra, teso esclusivamente verso rumori lontani o profondi mai da nessun altro sorpresi o spiati. La megalopia di V. Hugo s\u2019era piaciuta a intensificare il frastaglio enorme di <em>tutta<\/em> la natura; Baudelaire, commisurando il concetto di realt\u00e0 a quello di precisione anzich\u00e9 a quello di molteplicit\u00e0, fin\u00ec per costituirsi, in nome della sua irritata sensibilit\u00e0, creditore verso la natura, in seno alla quale lo squisito ha a dolersi della sopraffazione del banale. La natura \u00e8 movimento infinito e perpetuo, e Baudelaire raggiunge qualche volta, per la via della semplificazione, l\u2019ideale winckelmanniano della nobile semplicit\u00e0 e quieta grandezza:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\tJe hais le mouvement qui d\u00e9place les lignes;<br>\n\tEt jamais je ne pleure et jamais je ne ris.\n<br><\/span><br>\n\ndice la Bellezza nel sonetto ad essa intitolato.<br>\n\tDi l\u00ec il suo disprezzo, che si precisa in tratto da decadente, per la natura; di l\u00ec piuttosto che da una giansenistica svalutazione di essa. E non per nulla egli scriveva nel <em>Salon<\/em> del 1846, a proposito della scultura: \u00abbrutale e positiva come la natura, essa \u00e8 allo stesso tempo vaga e inafferrabile, perch\u00e9 troppe facce essa mostra contemporaneamente\u00bb. La bella cornice di un quadro \u00e8 una barriera di pi\u00f9 tra la natura e quel che l\u2019artista ha saputo sottrarre al seno incosciente della grossolanamente pletorica natura:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\tComme un beau cadre ajoute \u00e0 la peinture,<br>\n\tBien qu\u2019elle soit d\u2019un pinceau tr\u00e8s-vant\u00e9,<br>\n\tJe ne sais quoi d\u2019\u00e9trange et d\u2019enchant\u00e9,<br>\n\tEn l\u2019isolant de l\u2019immense nature\u2026\n<br><\/span><br>\n\tConseguente necessit\u00e0 della diffidenza verso le grossolanit\u00e0 e frondosit\u00e0 della natura, suggeritrice solo di sensazioni elementari, la ricerca di sensazioni composite e perverse. Il germe n\u2019era nell\u2019aria, carica di ipersensibilit\u00e0 atavicamente romantica; e Luigi Maigron, riesumando in un suo ghiotto e istruttivo libro sul <em>Romanticismo e i costumi<\/em>, le aberrazioni erotico-mistiche degli epistolieri e poetastri del tempo, segnala, sotto il 1845 \u2013 dodici anni prima delle <em>Fleurs du Mal<\/em> \u2013 un giovanotto il quale, dopo aver nelle sue <em>Notes<\/em> scartati come insipidi Lamartine, Hugo, Musset, anticipa col desiderio un tipo di poeta nuovo, \u00abun po\u00e8te sensuel, d\u00e9licat, raffin\u00e9, inqui\u00e9tant aux bonnes \u00e2mes, blas\u00e9 et un peu corrompu\u00bb. Qui non manca che il nome: Baudelaire. Quanto al titolo \u2013 <em>Fleurs du Mal<\/em> \u2013, anch\u2019esso \u00e8 anticipato, in un\u2019altra nota: \u00abQuelle chose bizarre que le coeur humain! Bizarre et admirable! Les jardiniers excellent, dit-on, dans l\u2019art de transformer les plantes et les fleurs; ils les torturent, intervertissant les formes et les couleurs, et arrivent \u00e0 cr\u00e9er des v\u00e9ritables monstres botaniques. Chacun de nous peut \u00eatre le jardinier de son \u00e2me, et il peut faire pousser dans son coeur des fleurs rares, des fleurs tourment\u00e9es, des fleurs inqui\u00e9tantes. C\u2019est une volupt\u00e9 \u00e0 laquelle je n\u2019en connais pas de comparable\u00bb. Del resto, le stanze finali di <em>Une charogne<\/em>: <br><br>\n<span class=\"quote\">\n\t\nEt pourtant vous serez semblable \u00e0 cette ordure,\n<br><\/span><br>\n\nrispondono a puntino al linguaggio con cui i <em>vespillons<\/em> incappucciati di qualche vecchio <em>cabaret<\/em> parigino, dove si beve la birra su casse da morto e al cospetto di scheletri ritti nei cantoni, investono le belle, o sotto il velo supposte belle, visitatrici notturne. Che pi\u00f9? Addirittura ossessionante doveva essere la contaminazione delle formule sacerdotali, che accompagnano i gesti dell\u2019estrema unzione, colle carezze che l\u2019occhio sensuale distribuisce sulle varie parti del corpo femminile, una volta che si trovarono a utilizzarle Flaubert in una delle pi\u00f9 tremende pagine di <em>Madame Bovary<\/em> e Baudelaire in quel sonetto <em>Remords posthume<\/em>, che Stecchetti spogli\u00f2, parafrasandolo, del suo misterioso incanto.<br>\n\tIl che tutto converge a provare che quando si sia riusciti ad accertar la genesi dell\u2019opera d\u2019arte, rintracciando tutti i rivoli confluitivi, non si \u00e8 fatto nulla, e conviene da quel che par l\u2019essenziale, tornare alla periferia, verso lo stile, cio\u00e8 verso i particolari, che soli ne spiegano la bellezza.<br>\n\tDilatar sempre pi\u00f9, a forza d\u2019eliminazione, fino all\u2019estremo limite della realt\u00e0 i confini del sensibile doveva necessariamente portar Baudelaire sulla soglia dell\u2019ultrasensibile e dell\u2019infinito. Ed ecco il Baudelaire gi\u00e0 simbolista d\u2019un sonetto come <em>Correspondances<\/em>, dove tutte le apparenze della vita si confondono<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\u200b Dans une t\u00e9n\u00e9breuse et profonde unit\u00e9\n<br><\/span><br>\nche si direbbe proprio quella di Spinoza. Ecco il Baudelaire di <em>Harmonie du soir<\/em>, dove suoni, colori e profumi tornano a volteggiare intorno al poeta come simboli intorno a un simbolo. <br>\n\tMa la lotta coll\u2019inesprimibile danner\u00e0 all\u2019impotenza Mallarm\u00e9 e consiglier\u00e0 a Verlaine di dissolvere la corpulenza della parola in evanescenze musicali.<br>\n\tLui, Baudelaire, discendente in diretta linea da V. Hugo, ma anche contemporaneo del metodo sperimentale, del determinismo, e della critica storica, porter\u00e0 al suo grado estremo la virt\u00f9 della parola, non soltanto affascinante sonorit\u00e0, ma accanita a concentrare in s\u00e9 quanto pi\u00f9 possibile di realt\u00e0; <em>tout enti\u00e8re \u00e0 sa proie attach\u00e9e<\/em>, direbbe il divino Racine; concisa, quindi, calzante, sconfinatamente ardita, pur di aderire alla realt\u00e0 come la pelle alla carne.<br>\n\tE cos\u00ec Baudelaire, questo Ermes trismegisto della sensualit\u00e0 quintessenziata, raggiunge per la via dell\u2019arte industriosa, che col trapano della parola arriva agli strati dell\u2019anima, inesplorati o paurosi d\u2019affiorare, quella snellezza e chiarezza formale colla quale Malherbe \u2013 il poeta della ragione universale \u2013 inaugurava la poesia classica francese.<br>\n\tProprio cos\u00ec: le quartine di Baudelaire, custodi di sensazioni nuove e d\u2019immagini inopinate, volutamente cozzanti colle pi\u00f9 laceranti espressioni dirette (Ah! que n\u2019ai-je <em>mis bas<\/em> tout un noeud de vip\u00e8res? \u2013 grida la madre del Poeta in <em>B\u00e9n\u00e9diction<\/em>) han la medesima prodigiosa trasparenza che quelle di Malherbe, le quali racchiudono, espresse in una forma universale e quindi in un certo senso definitiva, le verit\u00e0 generali, cio\u00e8 banali. Gli ardimenti victorhughiani troppo spesso han l\u2019aria di volersi dissimulare, paurosi del proprio isolamento, tra le volgarit\u00e0 e superfluit\u00e0 circostanti. Le maggiori crudezze baudelairiane fanno piena e luminosa mostra di s\u00e9 in un isolamento che si fa forte, non dei diritti della natura, ma di quelli dell\u2019arte, capace di ritagliare e eternare anche l\u2019effimero ributtante. Nelle nove prime quartine di <em>Une charogne<\/em>, tutti i succhi infami d\u2019un corpo in putrefazione sono con cura infinita raccolti come in una coppa squisitamente cesellata. Certo, la lotta \u00e8 tra la realt\u00e0, che, sgradevole fino all\u2019orribile, protesta la sua onnipotenza in faccia al poeta, e l\u2019ideale, che, tuttavia, per esser circoscritto alla \u201cbellezza\u201d, non riesce a perder di vista il mondo delle sensazioni. E <em>Une charogne<\/em> termina appunto con uno scatto d\u2019ali verso il mondo dove la bellezza si volatilizza in eterna idea. Ma \u00e8 pur vero che il proposito di rilevar coll\u2019antitesi della materia, <em>\u00e9tal\u00e9e<\/em> nella sua vilt\u00e0 e caducit\u00e0, l\u2019intaccabilit\u00e0 dell\u2019idea sorpresa dall\u2019arte finisce per essere assorbito nel trionfo cosciente dell\u2019arte sull\u2019insueta materia. <br>\n\tDunque, virtuosit\u00e0? Ecco: l\u2019arte, nipote a Dio per i dati di una malsicura genealogia, \u00e8 sempre una sfida cosciente alla natura, e quando Baudelaire si piace \u2013 il che \u00e8 quasi sempre \u2013 nell\u2019attiguit\u00e0 di rudezze realistiche e evanescenze di sogno, questo \u00e8 perfettamente cosciente; ma non gi\u00e0 <em>pour \u00e9pater le bourgeois<\/em>, l\u2019aborrito <em>bourgeois<\/em>, bens\u00ec per far la debita parte al \u00absublime d\u2019en bas\u00bb e al \u00absublime d\u2019en haut\u00bb e fargliela in modo che l\u2019una per virt\u00f9 di contrasto si avvantaggi dell\u2019attiguit\u00e0 dell\u2019altra. E per tal via ancora viene egli ad essere un insigne epigono dell\u2019\u00ab\u00e9meute de rh\u00e9toriciens\u00bb.<br>\n\tIgnota, fu osservato, tale commistione al Poe, a lui cos\u00ec caro e congeniale, che s\u2019ostin\u00f2 ad angelicar la donna come un poeta dello <em>stil novo<\/em>.<br>\n\tMa, in verit\u00e0, la poesia del Baudelaire, proprio perch\u00e9 frutto d\u2019un individualismo esasperato e quindi d\u2019una sensibilit\u00e0 continuamente contratta, \u00e8 meravigliosa nei particolari, i quali hanno quasi paura di rimettere qualcosa della propria individualit\u00e0 nella composizione dell\u2019insieme. Qualcuno (il Canat) ha fatto una piccola raccolta di bei singoli versi, che hanno una melodia stranamente carezzevole e non hanno eguali nella poesia francese; ma sono innumerevoli ed essi fan pompa di s\u00e9 tra quella lingua poetica, rigurgitante, in nome della perfetta obiettivit\u00e0, di neologismi, idiotismi, espressioni risolutamente tecniche, come pavoni in un pollaio. Qualche rara volta riescono a combinarsi in quartine; p. es. queste due, perfette, del sonetto <em>Tristesse de la lune<\/em>, a cui seguono le terzine che danno nel pi\u00f9 puro concettismo:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\t Ce soir, la lune r\u00eave avec plus de paresse;<br>\n\t Ainsi qu\u2019une beaut\u00e9, sur de nombreux coussins,<br>\n\t Qui, d\u2019une main distraite e l\u00e9g\u00e8re, caresse<br>\n\t Avant de s\u2019endormir le contour de ses seins.<br><br>\n\n\t Sur le dos satin\u00e9 del molles avalanches,\t<br>\n\t Mourante, elle se livre aux longues p\u00e2moisons,<br>\n\t Et prom\u00e8ne ses yeux sur les visions blanches\n\t Qui montent dans l\u2019azur comme des floraisons.\n<br><\/span><br>\n\n\tIn <em>Harmonie du soir<\/em> i bei versi, che si direbbero preesistenti alla concezione della poesia, non sanno cedere il posto a nuovi venuti e la ingombrano tutta di s\u00e9, ripetendosi in un\u2019artificiosa rotazione, che si chiude con un verso meraviglioso e rilegato alle quartine precedenti dalla sola rima:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\tTon souvenir en moi luit comme un ostensoir.\n<br><\/span><br>\n \tUna tal specie di artificio riposa esclusivamente sulla sensualit\u00e0, la sola vera musa del Baudelaire, e la composizione che ne risulta \u00e8 puramente esteriore. N\u00e9, certo, la punta madrigalesca alla quale spesso sembrano preordinate le brevi poesie baudelairiane riesce a disciplinare in continuit\u00e0 logica le belle individualit\u00e0 dei singoli versi. I versi baudelairiani, e a volte gli emistichi, valgon troppo ciascun di per s\u00e9 per potersi adattare a tali remissivit\u00e0; hanno troppo peso specifico per poter essere ordinati lungo un pi\u00f9 o men tenue filo logico. Sicch\u00e9 ebbe ragione il Bourget di scrivere proprio a proposito del Baudelaire: \u00abUno stile di decadenza \u00e8 quello dove l\u2019unit\u00e0 del libro si decompone per lasciare il posto all\u2019indipendenza della pagina, dove la pagina si decompone per lasciare il posto all\u2019indipendenza della frase, e la frase per lasciare il posto all\u2019indipendenza della parola\u00bb.<br>\n\tD\u2019altra parte, se la composizione \u00e8 su per gi\u00f9 quella che il Carducci chiamava \u00abdiscorso poetico\u00bb, ecco una cosa alquanto diversa dalla vera poesia; sicch\u00e9 non del tutto a torto dir\u00e0 poi il Verlaine, che si ritrova, pi\u00f9 in l\u00e0, nella direzione del Baudelaire:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\tPrends l\u2019\u00e9loquence e tords-lui son cou.\n<br><\/span><br>\n\n<em>Amen<\/em>.<br>\n[1921]\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"I. Gli indipendenti Fortunat Strowski Per completare questo viaggio nel mondo della poesia [del secondo Ottocento francese], occorre trattare gli indipendenti. 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