{"id":5958,"date":"2021-06-15T23:34:42","date_gmt":"2021-06-15T21:34:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958"},"modified":"2021-06-21T10:19:49","modified_gmt":"2021-06-21T08:19:49","slug":"grid-gay-related-immune-deficiency","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958","title":{"rendered":"GRID: Gay Related Immune Deficiency"},"content":{"rendered":"\nFin dalla sua scoperta, il fenomeno dell\u2019Aids \u00e8 stato accompagnato da significati metaforici, ideologici e politici. L\u2019Aids, come sostiene Paula Treichler<span id='easy-footnote-1-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-1-5958' title='Paula Treichler, &lt;em&gt;How to have theory in an epidemic. Cultural chronicles of AIDS&lt;\/em&gt;, London, Duke University Press, 1999.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span>, si innesta in un punto d\u2019intersezione tra molteplici narrative \u2013 trovando cos\u00ec posizione in una rete gi\u00e0 dotata di senso. La \u201ccarriera discorsiva\u201d del fenomeno si rivela, ad un\u2019attenta lettura, molto consistente: non solo il senso circolante nei vari contesti sociali si rivela molto diversificato (con competenze variabili sull\u2019argomento da parte dei diversi <em>attori sociali<\/em>) ma, ben pi\u00f9 profondamente, sono proprio i discorsi specialistici delle discipline interessate ad adottare, nei riguardi del tema, diversi approcci e chiavi di lettura.<br>\nIl silenzio accademico nel contesto italiano denunciato da Luigi Lombardi Satriani<span id='easy-footnote-2-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-2-5958' title='Luigi Lombardi Satriani, &lt;em&gt;Aids, alterit\u00e0, silenzi,&lt;\/em&gt; in Boggio M., Lombardi Satriani L. M., Mele F., &lt;em&gt;Il volto dell\u2019altro. Aids e immaginario, &lt;\/em&gt;Roma, Meltemi.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span> nel 1995 pu\u00f2 in effetti dirsi di gran lunga superato: a partire dagli anni novanta, l\u2019Aids \u00e8 stato oggetto di studio privilegiato in numerosi campi del sapere, tanto da condurre Eileen Moyer \u2013  in un saggio che si propone di offrire una cornice teorica degli studi in merito \u2013 a definire il compito di offrire una ricostruzione di tali studi come \u00abun\u2019impresa di Sisifo.<span id='easy-footnote-3-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-3-5958' title='Eileen Moyer, &lt;em&gt;The Anthropology of Life After AIDS: Epistemological Continuities in the Age of Antiretroviral Treatment&lt;\/em&gt;, in The annual review of Anthropology&lt;em&gt;,&lt;\/em&gt; 2015, n. 44, pp. 259-275.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Tale campo di studi si sviluppa soprattutto nella fine degli anni novanta, quando l\u2019effettiva efficacia dei farmaci anti-retrovirali dona una nuova visione dell\u2019immagine della malattia. Moyer mette cos\u00ec in luce come sia possibile riscontrare, negli studi da parte delle scienze sociali sul tema, un cambiamento di prospettiva: l\u2019attenzione viene cos\u00ec spostata sul significato attribuibile, nell\u2019era dei trattamenti, al <em>vivere con<\/em> l\u2019Hiv. <br>\n\u00c8 tuttavia possibile rintracciare, quantomeno in ambito sociologico, simili tentavi di concettualizzazione teorica gi\u00e0 dai primi anni dell\u2019epidemia. Molto interessante, in questa sede, appare il contributo di Josh Gamson nel suo studio sul gruppo di attivisti americano Act Up. Il sociologo americano mette in luce le aporie riscontrabili all\u2019interno delle azioni dimostrative degli attivisti: \u00abAids activists find themselves simultaneously attempting to dispel the notion that Aids is a gay disease (which is not) while, through their activity and leadership, treating Aids as a gay problem (which, among other things, it is).<span id='easy-footnote-4-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-4-5958' title='Josh Gamson, &lt;em&gt;Silence, Death and the Invisible Enemy: AIDS Activism and Social Movement \u201cNewness\u201d&lt;\/em&gt;, in Social Problems, 1989, vol. 36, n.4, pp. 351-367.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Tale dinamica \u00e8, secondo Gamson, riconducibile al processo di lotta che Act Up porta avanti contro le procedure di normalizzazione, da parte della societ\u00e0, che conducono ad una inevitabile inseparabilit\u00e0 tra \u201cattivismo Aids\u201d e \u201cattivismo omosessuale\u201d;  in tal modo, le forme di repressione combattute dal primo vengono fondate \u2013 in una radicale continuit\u00e0 epistemologica \u2013 sulle forme di repressione e dominio combattute dal secondo. <br>\nAlcuni tentavi, seppur guidati da differenti domande di ricerca, vengono compiuti anche nel panorama sociologico italiano. A fronte della confusa e troppo tecnica comunicazione medica, Renato Stella si propone, nel 1992, di redigere \u00abun esercizio di traduzione dalla lingua degli esperti a quella dell\u2019esperienza concreta.<span id='easy-footnote-5-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-5-5958' title='Renato Stella, Laura Corradi, &lt;em&gt;Il rischio dell\u2019amore. Tecniche di sopravvivenza sessuale in tempi di Aids, &lt;\/em&gt;Milano, Franco Angeli, 1992, p. 13.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Quello che viene realizzato a partire da quest\u2019esercizio \u00e8 un vero e proprio manuale sulle <em>tecniche di sopravvivenza sessuale in tempi di Aids<\/em>: spogliando la realt\u00e0 dell\u2019Aids dalla sua veste da laboratorio, il lavoro di Stella vuole andare in una direzione di \u201cnaturalizzazione\u201d delle componenti sessuali inevitabilmente implicate nella trasmissione del virus affinch\u00e9, chi si ritrova a convivere con questo particolare inquilino, non debba esser sottoposto al \u00abcriterio dello spionaggio e del pettegolezzo, invece che della trasparenza.<span id='easy-footnote-6-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-6-5958' title='Ivi, p. 117.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Nutrito da un diverso impianto metodologico \u00e8 invece il lavoro condotto da Fabio Ferrucci<span id='easy-footnote-7-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-7-5958' title='Fabio Ferrucci, &lt;em&gt;Vivere con l\u2019Aids. Introduzione all\u2019analisi sociologica, &lt;\/em&gt;Milano, Franco Angeli, 1996.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span>, un vero e proprio tentativo di \u201cmettere alla prova\u201d l\u2019applicabilit\u00e0 degli strumenti sociologici alla \u00abfenomenologia dell\u2019Aids.<span id='easy-footnote-8-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-8-5958' title='Ivi, p. 11.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Molto interessante \u00e8 il suo invito a riconsiderare la coppia salute\/malattia (quali sono i confini tra una persona sana e una persona malata?) alla luce delle difficolt\u00e0 incontrate dagli approcci di matrice biomedica nel tentativo di offrire una categorizzazione degli individui sieropositivi asintomatici<span id='easy-footnote-9-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-9-5958' title='Ivi, p. 14.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span>\u2013 sollecitazione questa ancora rilevante nel dibattito contemporaneo<span id='easy-footnote-10-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-10-5958' title='Per un approfondimento si veda Caterina Di Chio, Angela Fedi, Katiuscia Greganti (a cura di), &lt;em&gt;Vivere la sieropositivit\u00e0. I giovani, la comunit\u00e0, l\u2019AIDS,&lt;\/em&gt; Napoli, Liguori, 2013.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nIn un momento che, nella particolare \u201ccronostoria\u201d della malattia, si pone come tutt\u2019altro che contemporaneo, l\u2019analisi di Ferrucci sembra anticipare le direzioni di ricerca adottate dalle scienze sociali in seguito. Ponendo fin da subito il fenomeno dell\u2019Aids nei termini di una <em>relazione sociale<\/em>, il sociologo cerca di scorgere, nell\u2019esperienza del dialogo con le soggettivit\u00e0 affette dal virus, la possibilit\u00e0 di una \u00abpositivit\u00e0 ultima.<span id='easy-footnote-11-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-11-5958' title='Fabio Ferrucci, &lt;em&gt;Vivere con l\u2019Aids. Introduzione all\u2019analisi sociologica&lt;\/em&gt;, cit. p. 239.'><sup>11<\/sup><\/a><\/span>\u00bb <br>\nSebbene si ritiene sia questo il terreno su cui occorre continuare interrogarsi, fare qualche \u201cpasso indietro\u201d nella ricerca potrebbe risultare vantaggioso. A quarant\u2019anni dalla scoperta del \u00abbarbaro invasore,<span id='easy-footnote-12-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-12-5958' title='Susan Sontag, &lt;em&gt;AIDS and Its metaphors&lt;\/em&gt;, New York, Picador, 1988.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span>\u00bb tornare a riflettere sui meccanismi che hanno portato a privilegiare determinati significati e non altri potrebbe rivelarsi utile al fine di una maggiore comprensione dei vissuti delle soggettivit\u00e0 sieropositive <em>oggi<\/em>.<br>\nQuesto contributo si propone di indagare il possibile apporto che uno sguardo semiotico pu\u00f2 dare al tema in questione: attraverso l\u2019analisi testuale di alcune delle pi\u00f9 importanti campagne sociali italiane a tema Aids\/Hiv, si cercher\u00e0 di evidenziare, in maniera puntuale e precisa, alcune delle principali logiche che hanno portato alla stabilizzazione di alcuni significati associati al virus che trovano particolare spazio di diffusione ancora oggi.  <br><br>\n\n<b>1. Dare un volto all\u2019Aids<\/b><br><br>\n\n\u00abI am not happy that I am sick. I am not happy that I have Aids, but if that is helping others, I can at least know that my own misfortune has had some positive worth.<span id='easy-footnote-13-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-13-5958' title='Karen Ocamb, &lt;a href=&quot;https:\/\/www.losangelesblade.com\/2019\/07\/18\/there-was-an-uglier-time-in-america-than-now\/&quot; title=&quot;There was an uglier time in America than now&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;&lt;em&gt;There was an uglier time in America than now&lt;\/em&gt;&lt;\/a&gt; , visto il 30 marzo 2021.'><sup>13<\/sup><\/a><\/span>\u00bb<br>\nCon queste parole, circa quarant\u2019anni fa, Rock Hudson \u2013 volto ben noto dell\u2019industria hollywoodiana \u2013 prendeva posizione sulla questione Aids, rendendo la sua personale esperienza strumento per la sollecitazione dell\u2019opinione pubblica. Quando si pensa all\u2019Aids (e, in particolare, agli anni della sua prima apparizione) si \u00e8 soliti immaginare una sensibilizzazione generale sull\u2019argomento e un forte stato di allerta da parte della collettivit\u00e0. \u201cNon ci si preoccupa pi\u00f9 come una volta\u201d, \u00e8 il commento che ingenuamente potremmo lasciarci scappare confrontando la situazione di allora con quella attuale. E sarebbe in parte anche corretto, se non fosse che, dal momento della sua prima comparsa e per i primi anni ad essa seguenti, l\u2019Aids ha avuto la possibilit\u00e0 di crescere in modo pressoch\u00e9 inosservato, in una generale indifferenza della popolazione. La malattia si \u00e8 in effetti \u201cpresentata\u201d fin da subito come un problema dell\u2019altro<em>,<\/em> qualcosa che non attraversava la frontiera dei nostri domini culturali. Uno dei primi articoli a riguardo, pubblicato dal \u201cNew York Times\u201d nel 1982, informava i lettori di una \u00abnuova malattia che colpiva giovani omosessuali.<span id='easy-footnote-14-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-14-5958' title='Lawrence K. Altman, &lt;a href=&quot;https:\/\/www.nytimes.com\/1982\/05\/11\/science\/new-homosexual-disorder-worries-health-officials.html&quot; title=&quot;New homosexual disorder worries health officials&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;&lt;em&gt;New homosexual disorder worries health officials&lt;\/em&gt;&lt;\/a&gt;, visto il 30 marzo 2021.'><sup>14<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Sebbene il termine Aid (<em>acquired immunodeficiency disease) <\/em>fosse gi\u00e0 in uso (e veniva tra l\u2019altro citato nello stesso articolo), il nome con cui nel corso dell\u2019intero testo vi si faceva riferimento, era Grid (<em>gay-related immune deficiency<\/em>). In tal modo, come ha potuto sostenere Ferrucci, \u00abil \u201cluogo sociale\u201d del contagio era assunto come criterio definitorio della malattia.<span id='easy-footnote-15-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-15-5958' title='Fabio Ferrucci, &lt;em&gt;Vivere con l\u2019Aids. Introduzione all\u2019analisi sociologica&lt;\/em&gt;, cit., p. 47.'><sup>15<\/sup><\/a><\/span>\u00bb<br>\nFu solo con l\u2019annuncio di una celebrit\u00e0 del calibro di Rock Hudson \u2013 vero e proprio momento d\u2019esplosione \u2013 che il tema acquis\u00ec maggiore spessore agli occhi dell\u2019opinione pubblica: la malattia, che era ormai propriamente definita come Aids<span id='easy-footnote-16-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-16-5958' title='Sulla denominazione, e, in particolar modo sul cambio del nome, si veda Juri Lotman, &lt;em&gt;La cultura e l\u2019esplosione. Prevedibilit\u00e0 e imprevedibilit\u00e0, &lt;\/em&gt;Milano, Feltrinelli, 1993, pp. 166-171.'><sup>16<\/sup><\/a><\/span>, non era pi\u00f9 un problema relegabile alle periferie culturali, non riguardava pi\u00f9 soltanto una ristretta cerchia di persone ma un bacino pi\u00f9 ampio, operando cos\u00ec la sua transizione dallo spazio dei nomi comuni al mondo dei nomi propri.<br>\nCon l\u2019intrusione dell\u2019AIDS dallo spazio periferico nelle sfere centrali dell\u2019attivit\u00e0 culturale, la sensibilizzazione intorno al tema crebbe notevolmente. Allo stesso modo, tuttavia, ebbe modo di crescere anche la paura, che invest\u00ec globalmente tutti comprendendo sia \u00abrischi circa pericoli oggettivi che quelli concernenti paure soggettive ma non per questo meno reali.<span id='easy-footnote-17-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-17-5958' title='Luigi Lombardi Satriani, &lt;em&gt;Aids, alterit\u00e0, silenzi,&lt;\/em&gt; in Boggio M., Lombardi Satriani L. M., Mele F., &lt;em&gt;Il volto dell\u2019altro. Aids e immaginario, &lt;\/em&gt;Roma, Meltemi, 1995, p.18.'><sup>17<\/sup><\/a><\/span>\u00bb<br>\nBen presto, la paura della malattia si trasform\u00f2 in paura del malato; l\u2019irruzione dell\u2019AIDS nel sistema cre\u00f2 in effetti un vero e proprio momento di crisi: crisi del potere medico di fronte all\u2019irrefrenabilit\u00e0 del nemico che, agevolata anche dalla sostanziale natura della malattia e dalle sue modalit\u00e0 di contagio a carattere \u00abcomportamentale\u00bb, mut\u00f2 in \u00abcrisi del culturale stesso.<span id='easy-footnote-18-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-18-5958' title='Ren\u00e9 Girard, &lt;em&gt;Il caprio espiatorio, &lt;\/em&gt;Milano, Adelphi, 2018, p. 30 [ed. or. Le Bouc \u00e9missaire, Paris, Grasset, 1982].'><sup>18<\/sup><\/a><\/span>\u00bb La malattia ha preteso con drammatica forza di <em>essere interpretata<\/em> fin da subito, finendo cos\u00ec per agevolare l\u2019enorme proliferazione di diversi significati \u201cnormativi\u201d ad essa associati. <br>\n\u00c8 in tal proposito che Paula Treichler ha potuto definire la malattia come \u00abun\u2019epidemia di significazione;<span id='easy-footnote-19-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-19-5958' title='Paula Treichler, &lt;em&gt;How to have theory in an epidemic. Cultural chronicles of AIDS&lt;\/em&gt;.'><sup>19<\/sup><\/a><\/span>\u00bb non \u00e8 possibile, secondo Treichler, seguire il pensiero di Susan Sontag e dichiararci <em>against interpretation, <\/em>resistere alla metaforizzazione dell\u2019AIDS<span id='easy-footnote-20-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-20-5958' title='Susan Sontag, &lt;em&gt;AIDS and Its metaphors&lt;\/em&gt;.'><sup>20<\/sup><\/a><\/span>. La malattia <em>\u00e8<\/em> una metafora e, in quanto tale, bisogna comprenderla (e combatterla) nella sua origine: il linguaggio.<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abLa storia dell\u2019AIDS, in altre parole, non \u00e8 semplicemente la storia familiare dell\u2019eroico discorso scientifico. E finch\u00e9 non comprendiamo la duplice vita dell\u2019AIDS sia come realt\u00e0 materiale sia come realt\u00e0 linguistica (<em>semiotica?)<\/em> \u2013 una dualit\u00e0 inerente a tutte le entit\u00e0 linguistiche (<em>o semiotiche<\/em>) ma straordinariamente enfatizzata e potenzialmente letale nel caso dell\u2019AIDS \u2013 non potremmo iniziare a leggere la storia di questa malattia in maniera accurata o formulare interventi acuti in proposito.<span id='easy-footnote-21-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-21-5958' title='Paula Treichler, &lt;em&gt;How to have theory in an epidemic. Cultural chronicles of AIDS&lt;\/em&gt;, cit., p. 66.'><sup>21<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<br><\/span><br>\nL\u2019Aids non \u00e8 una realt\u00e0 autonoma alla quale si pu\u00f2 accedere senza passare per \u201cqualcos\u2019altro\u201d prima. Il punto \u00e8 che le concezioni che si hanno sull\u2019Aids non si basano su una presunta \u201crealt\u00e0\u201d ma sull\u2019informazione che i discorsi su di essa producono. Con la sua comparsa come fenomeno sociale, l\u2019Aids ha messo a dura prova il potere di categorizzazione dell\u2019essere umano sfidando le istituzioni e la comunit\u00e0 medica ad elaborare nuove dimensioni linguistiche; \u00e8 questo un compito che continua tuttora ad essere una delle principali sfide poste da questa malattia sociale in quanto \u00abi termini linguistici definiscono i confini sociali del \u201cmale\u201d e delle sue cause.<span id='easy-footnote-22-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-22-5958' title='Ginevra La Rocca, &lt;em&gt;Dall\u2019allarmismo alla prevenzione. Una riflessione sulle campagne di comunicazione sociale contro la diffusione dell\u2019HIV\/AIDS degli ultimi trent\u2019anni,&lt;\/em&gt; in \u201cMediascapes Journal\u201d, n.8, 2017, pp. 219-250.'><sup>22<\/sup><\/a><\/span>\u00bb<br>\n\u00c8 <em>nei linguaggi e attraverso i linguaggi<\/em> che l\u2019Aids ha avuto (e ha ancora) modo di crescere ed esercitare la sua forza stigmatizzante nella vita delle persone sieropositive. Nondimeno, \u00e8 nell\u2019intreccio tra diverse narrative (medica, religiosa ecc.) che ha avuto modo di innestarsi uno dei \u201cracconti\u201d pi\u00f9 longevi ed efficaci: quello del \u00abcorpo del maschio omosessuale\u00bb<span id='easy-footnote-23-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-23-5958' title='Paula Treichler, &lt;em&gt;How to have theory in an epidemic. Cultural chronicles of AIDS&lt;\/em&gt;, cit., p 69.'><sup>23<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nL\u2019associazione tra sieropositivit\u00e0 e \u201cstile di vita gay\u201d sembra, ancora oggi, agire quasi come una \u201cdisposizione naturale\u201d, acquisendo cos\u00ec la natura di un<em> abito<\/em> che, sebbene renda poco plausibili enunciati come i) tutti i sieropositivi sono omosessuali, continua a consentirne altri come ii) tutti gli omosessuali saranno, a un certo punto della loro vita, sieropositivi. <br>\nOra, tutt\u2019altro che naturali, tali associazioni sono in realt\u00e0 il frutto di diverse stratificazioni discorsive. \u00c8 possibile, attraverso gli strumenti che la semiotica mette a disposizione, cercare di ricostruire la genealogia di tali forme di sapere? Cercando di rispondere a tali interrogativi, ci\u00f2 che questo contribuito si propone \u00e8 un\u2019analisi del modo in cui il fenomeno AIDS \u00e8 stato messo in discorso, volgendo lo sguardo a quel particolare discorso sociale che \u00e8 forse \u00abuno dei luoghi privilegiati in vista della <em>figurazione<\/em>, nel senso pi\u00f9 concreto del termine, di taluni rapporti sociali.<span id='easy-footnote-24-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-24-5958' title='Eric Landowski, &lt;em&gt;La societ\u00e0 riflessa, &lt;\/em&gt;Roma, Meltemi, 1999, p. 137 [op. or. &lt;em&gt;La societ\u00e9 r\u00e9fl\u00e9chie, &lt;\/em&gt;Paris, Seul, 1989].'><sup>24<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Per questioni di spazio, l\u2019analisi che qui si tenter\u00e0 di proporre verter\u00e0 sul solo contesto italiano con particolare riferimento ad alcune campagne sociali che al suo interno hanno trovato fertile spazio d\u2019azione. Per lo sguardo semiotico che qui si vorrebbe adottare, le campagne sociali rappresentano un privilegiato strumento d\u2019analisi: proponendo una visione di come un determinato mondo <em>dovrebbe essere<\/em>, esse finiscono col parlarci di come effettivamente <em>\u00e8<\/em>. Non solo. In quanto commissionate dallo Stato, sottendono inevitabilmente una particolare visione che la cultura d\u00e0 di s\u00e9 (o che vorrebbe per s\u00e9) funzionando in tal senso come degli ideali regolativi, degli automodelli. Si tenter\u00e0, in seconda battuta, un confronto di tali comunicazioni con quelle afferenti invece dalle associazioni del Terzo Settore per cercare di far emergere le principali differenze tra temi e valori proposti. <br><br>\n\n<b>2. Se <em>lo<\/em> conosci <em>lo<\/em> eviti<\/b><br><br>\n\n\nLa prima trasmissione televisiva italiana a presentare il problema Aids parla di una malattia d\u2019oltreoceano<em> infiltrata<\/em> drammaticamente anche nei paesi europei, una malattia che colpisce prevalentemente omosessuali e tossicodipendenti. Dei primi pazienti accertati in Italia, nel 1984, i media italiani sottolineano l\u2019orientamento sessuale e i viaggi all\u2019estero da poco compiuti. Il problema sociale Aids viene tuttavia affrontato dalle istituzioni con netto ritardo rispetto alla reale incombenza del problema. La prima campagna propriamente ministeriale viene infatti commissionata solo nel 1988 dal ministro della Sanit\u00e0 Carlo Donat-Cattin \u2013  operante sotto l\u2019allora governo De Mita \u2013 e portata poi a termine dal successivo esecutivo tra il 1989 e il 1990. La progettazione della campagna <em>AIDS Se lo conosci lo eviti Se lo conosci non ti uccide<\/em> prevedeva diverse fasi e un programma di diffusione che si serviva di molteplici strumenti mediali (reti televisive, cartellonistica, stampa quotidiana).<br>\nSebbene la diffusione di messaggi tramite trasmissione televisiva rappresentasse gi\u00e0 allora un potente mezzo mediale per raggiugere gli spettatori, il Ministro Donat-Cattin decise di avvalersi di un ben pi\u00f9 tradizionale mezzo di comunicazione per entrare maggiormente in contatto con i cittadini italiani: pochi mesi dopo il lancio del primo spot, 20 milioni di famiglie italiane ricevettero presso la propria abitazione una lettera con la quale il Ministro della Sanit\u00e0 esortava la popolazione a mantenere \u00abun\u2019esistenza normale\u00bb nei rapporti affettivi e sessuali<span id='easy-footnote-25-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-25-5958' title='&lt;a href=&quot;https:\/\/marteau7927.wordpress.com\/2011\/12\/01\/lettera-sullaids-di-carlo-donat-cattin-1-dicembre-1988\/&quot; title=&quot;Lettera sull\u2019AIDS di Carlo Donat Cattin&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;Lettera sull\u2019AIDS di Carlo Donat Cattin&lt;\/a&gt;, visto il 30 marzo 2021. All\u2019interno della lettera (che suscit\u00f2 non poco clamore mediatico) veniva esplicitamente dichiarato che la malattia aveva dei destinatari privilegiati: \u00abesistono comportamenti, categorie a rischio\u00bb. Tuttavia, ad essere poi riportate come esempio erano solo le \u201ccategorie\u201d (emofiliaci, omosessuali e tossicodipendenti). L\u2019intero documento pare essere intriso di un discorso fortemente moralistico atto a delineare un genere di condotta &lt;em&gt;standard&lt;\/em&gt; da adottare per potersi sentire parte della comunit\u00e0 contribuendo cos\u00ec a rendere tab\u00f9 qualsiasi argomento legato alla sessualit\u00e0 che non coincida con quelli di &lt;em&gt;\/amore\/&lt;\/em&gt; e &lt;em&gt;\/famiglia\/ &lt;\/em&gt;(indicata come \u00abla sede pi\u00f9 idonea\u00bb per combattere la malattia). Proprio su questi temi \u2013 rivolgendosi alla \u201cpopolazione generale\u201d \u2013 il Ministro sembra chiedere, qualora non si fosse in grado di avere una relazione stabile, di attenersi alla castit\u00e0. In definitiva, tutti i temi messi in risalto all\u2019interno del documento come strategia di difesa a fronte della malattia pongono l\u2019accento sulla sfera della sessualit\u00e0: declinando temi come quello della famiglia e della moralit\u00e0 religiosa, il ministro sembra voler mettere in primo piano la diffusione (omo)sessuale della malattia. '><sup>25<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nNon sembrano discostarsi da tali modalit\u00e0 di comunicazione gli spot appartenenti alla prima campagna pubblicitaria; si tratter\u00e0 adesso di riscontrare, attraverso la loro analisi testuale, quanto di vero e quanto di opinabile ci sia dietro tale pensiero.<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abAIDS, oggi non esiste ancora una cura efficace. Ma per fortuna non \u00e8 facile ammalarsi di AIDS: dipende dai nostri comportamenti. L\u2019AIDS non si trasmette con un bacio, o con una stretta di mano. Scambiandosi un bicchiere o usando le stesse posate. L\u2019AIDS non si trasmette conducendo una normale vita di coppia, ma si trasmette attraverso rapporti sessuali con persone gi\u00e0 infette. Per questo \u00e8 meglio evitare rapporti sessuali occasionali con persone sconosciute, e comunque in quei casi cercare almeno di proteggersi col profilattico. L\u2019AIDS si trasmette attraverso sangue infetto. Per questo mai pi\u00f9 siringhe usate. AIDS: se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide.<span id='easy-footnote-26-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-26-5958' title='&lt;a href=&quot;https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=9EbzSFjJoRc&amp;amp;list=PLFDED8E38B0950908&amp;amp;index=2,&quot; title=&quot;Hiv\/Aids spot Ministero Salute (1988)&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;Hiv\/Aids spot Ministero Salute (1988)&lt;\/a&gt;, visto il 30 marzo 2021.'><sup>26<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<br><\/span><br>\nCon un accento disforico sulla temporalit\u00e0, la prima informazione trasmessa dal testo riguarda l\u2019inaggirabilit\u00e0 della malattia. Il tempo presente della narrazione viene infatti avvertito come una sorta di luogo in cui non ci sono armi efficaci per combattere il nemico. Fin da subito, tuttavia, viene posta un\u2019importante premessa: <em>non \u00e8 facile ammalarsi di AIDS, dipende dai nostri comportamenti. <\/em>\u00c8 possibile individuare in queste battute iniziali un\u2019opposizione semantica riducibile a <em>eludibile VS ineludibile<\/em>, la quale a sua volta conduce a un primo tema dominante: quello della <em>responsabilit\u00e0.<\/em> Come sottolinea Violi, responsabilit\u00e0 e libert\u00e0 \u2013 almeno nella nostra cultura \u2013 sono strettamente legate: \u00aba partire da un soggetto \u201clibero\u201d, cio\u00e8 modalizzato secondo il poter fare e il poter non fare, si potr\u00e0 attribuire la \u201cresponsabilit\u00e0\u201d dell\u2019azione, che a sua volta si articola nell\u2019opposizione \u201cinnocenza\u201d VS \u201ccolpevolezza\u201d.<span id='easy-footnote-27-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-27-5958' title='Patrizia Violi, &lt;em&gt;Cach\u00e9, o il senso nascosto, &lt;\/em&gt;in \u201cVersus\u201d, 2007, n. 103-105, Milano, Bompiani, p. 30.'><sup>27<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Il soggetto per cui questo testo \u00e8 pensato sembra far cos\u00ec parte di un <em>socium<\/em> in cui, a partire da una consuetudine stabilita, si \u00e8 liberi di agire allineandosi o meno al collettivo dominante (pena l\u2019assunzione delle conseguenze annesse alla propria condotta). A partire da queste premesse, viene indicata una serie di comportamenti ritenuti \u201cnon a rischio\u201d (evidenti testimoni dei luoghi comuni e delle paure fondate sulla scarsa conoscenza circa la malattia circolanti in quella cultura); indicativa \u00e8 la segnalazione, tra questi, del condurre <em>una normale vita di coppia.<\/em> D\u2019accordo con Eco nel non riconoscere al linguaggio una presunta ingenuit\u00e0, si tratter\u00e0 ora di decifrare il senso prettamente culturale nascosto dietro tale \u201cingenua\u201d asserzione. All\u2019interno del cotesto, un primo interpretante utile a disambiguare il lessema <em>normale<\/em> \u00e8 rappresentato dal visivo: nelle immagini (che svolgono una funzione perlopi\u00f9 didascalica) sono un uomo e una donna a simulare i comportamenti suggeriti dalla voce off. Ma \u00e8 anche l\u2019opposizione che segue subito dopo a dirci qualcosa di pi\u00f9. Nella contrapposizione con i <em>rapporti sessuali con persone sconosciute<\/em>, con le \u00absessualit\u00e0 periferiche,<span id='easy-footnote-28-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-28-5958' title='Michel Foucault, &lt;em&gt;La volont\u00e0 di sapere,&lt;\/em&gt; Milano, Feltrinelli, 2017, p. 38 [op. or. &lt;em&gt;La volont\u00e9 de savoir, &lt;\/em&gt;Paris, Gallimard, 1976].'><sup>28<\/sup><\/a><\/span>\u00bb l\u2019universo di discorso sembra meglio delinearsi. La <em>normale vita di<\/em> <em>coppia<\/em> rimanderebbe, in questo specifico caso, al rapporto matrimoniale (o comunque monogamo) tra un uomo e una donna<span id='easy-footnote-29-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-29-5958' title='Non sfugge tuttavia che, per la piena disambiguazione del termine, si renda necessario innanzitutto un meccanismo di traduzione tra due differenti culture. Il lessema nello specifico assume infatti il significato di \u201cconformit\u00e0 alla consuetudine\u201d; va da s\u00e9 che le connotazioni assunte dal termine varierebbero da cultura a cultura. Bisogna insomma, per restituire alla parola la reale efficacia che aveva per chi l\u2019ha pensata, \u00abricostruire in noi la situazione di verginit\u00e0 in cui si trovava chi per primo l\u2019ha avvicinata\u00bb Umberto Eco, &lt;em&gt;La struttura assente, &lt;\/em&gt;Milano, La nave di Teseo, 2016 [1^ ed. Milano, Bompiani, 1968]'><sup>29<\/sup><\/a><\/span>. \u00c8 in questa stessa contrapposizione che viene ad emergere un ulteriore tema (comune, come adesso si vedr\u00e0, anche al secondo spot): il rapporto con l\u2019altro, l\u2019esterno al sistema. <br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abL\u2019AIDS non si vede ma sta crescendo. Perch\u00e9 si trasmette non solo attraverso sangue infetto \u2013 per esempio scambiandosi la stessa siringa. Ma l\u2019AIDS si trasmette anche attraverso rapporti sessuali con persone gi\u00e0 infette. Ecco perch\u00e9 pi\u00f9 partner si cambiano, pi\u00f9 rischi si corrono. Ed \u00e8 cos\u00ec che l\u2019AIDS pu\u00f2 crescere e colpire chiunque. L\u2019AIDS \u00e8 pi\u00f9 vicino di quanto pensi. Pensiamoci prima di avere rapporti sessuali occasionali con persone sconosciute, e comunque in quei casi usiamo sempre il preservativo per ridurre il rischio. AIDS: se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide.<span id='easy-footnote-30-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-30-5958' title='&lt;a href=&quot;https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=gTTx8UE6WDc&amp;amp;list=PLFDED8E38B0950908&amp;amp;index=3&quot; title=&quot;Hiv\/Aids spot Ministero Salute (1989)&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;Hiv\/Aids spot Ministero Salute (1989)&lt;\/a&gt;, visto il 30 marzo 2021.'><sup>30<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<br><\/span><br>\nSe la prima campagna assolve una funzione perlopi\u00f9 pedagogica (usufruendo di un discorso di tipo scientifico-informativo) e suggerisce, tra le altre cose, una qualsivoglia possibilit\u00e0 di salvezza per coloro che perseguono una condotta sana, la seconda \u2013 realizzata appena l\u2019anno seguente \u2013 sembra mutare paradigma comunicativo. Ci\u00f2 che essa comunica in effetti \u00e8 che i membri della cultura (quelli che ne abitano il centro) non sono pi\u00f9 al sicuro di quelli che occupano lo spazio periferico, bens\u00ec da questi ultimi sono persino minacciati. <br>\nUna sequenza di immagini in bianco e nero mostra il \u201ctipico\u201d percorso del virus: due ragazzi tossicodipendenti si scambiano una siringa infetta, uno dei due ha poi un rapporto sessuale con una donna, a sua volta questa avr\u00e0 un ulteriore rapporto con un uomo sposato che, in tal modo, porter\u00e0 il virus all\u2019interno della sua famiglia. Sfruttando al meglio la scelta stilistica del bianco e nero, attraverso un contrasto cromatico \u201cgli altri\u201d vengono marcati da una linea viola corrispondente (simbolicamente) allo stato di sieropositivit\u00e0. Se, attraverso le immagini, riusciamo chiaramente a distinguere chi \u00e8 contagiato da chi non lo \u00e8, ci\u00f2 non \u00e8 altrettanto facile o quantomeno immediato nella vita reale, aspetto sul quale sembrerebbe far leva la parte verbale del documento audiovisivo. L\u2019AIDS \u00e8 un nemico invisibile, e questa sua invisibilit\u00e0 \u00e8 la causa maggiore della sua crescita. Dopo aver comunicato le principali modalit\u00e0 di contagio (scambio di siringhe, rapporti sessuali con persone infette), si attribuisce nuovamente una valorizzazione negativa ai rapporti non monogami, \u201cnon normali\u201d, aggiungendo subito dopo un nuovo elemento: <em>\u00e8 cos\u00ec che l\u2019AIDS pu\u00f2 crescere e colpire chiunque<\/em>. <br>\n\n\u00abA dispetto della sua insignificanza personale, quindi, la strega si dedica ad attivit\u00e0 suscettibili di intaccare il corpo sociale nel suo insieme<span id='easy-footnote-31-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-31-5958' title='Ren\u00e9 Girard, &lt;em&gt;Il caprio espiatorio, &lt;\/em&gt;cit. p. 36.'><sup>31<\/sup><\/a><\/span>\u00bb o, per dirla con Lotman, il singolo \u00abizgoj\u00bb, relegato ai margini della societ\u00e0, mette a repentaglio l\u2019intero collettivo dominante (indicativa \u00e8 in tal senso la donna che viene mostrata nelle ultime sequenze, alla quale l\u2019unica colpa attribuibile \u00e8 quella di avere un marito adultero). Viene quindi rinnovato l\u2019invito ad evitare rapporti sessuali con <em>persone diverse<\/em>, e, qualora se ne presentasse l\u2019occasione, ad adoperare il preservativo. Il generale tono disforico del documento e la forte presentificazione del \u201cnemico\u201d, sia a livello visivo che a livello verbale (<em>l\u2019AIDS \u00e8 pi\u00f9 vicino di quanto pensi<\/em>), evidenziano la pericolosit\u00e0 dell\u2019altro, pensato come un vettore di morte.<br>\nEntrambi gli spot condividono il claim: <em>AIDS: se lo conosci lo eviti.<\/em> In base a una regola di coreferenza, il pronome personale <em>lo<\/em> sembrerebbe riferirsi all\u2019AIDS (grazie anche alla posizione che assume in sintagma). Sembra per\u00f2 che gli autori abbiano fatto uso di un \u00abgioco verbale intenzionalmente plurisignificante.<span id='easy-footnote-32-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-32-5958' title='Juri Lotman, &lt;em&gt;La semiosfera. L\u2019asimmetria e il dialogo nelle strutture pensanti&lt;\/em&gt;, Venezia, Marsilio, 1985, p. 103.'><sup>32<\/sup><\/a><\/span>\u00bb In entrambi i testi analizzati il tema dell\u2019<em>alterit\u00e0 <\/em>assume un ruolo preponderante<em>: <\/em>se nel primo questo impegna il livello verbale (<em>EVITARE rapporti occasionali con persone SCONOSCIUTE), <\/em>nel secondo \u00e8 la componente visiva a farsene carico (l\u2019evidenziazione attraverso la linea viola dei cosiddetti \u201cuntori\u201d). La domanda che sorge spontanea \u00e8 dunque la seguente: <em>chi <\/em>o <em>che cosa<\/em> \u00e8 da evitare? Non si vuole con questo sostenere che i testi suggeriscano esclusivamente la marginalizzazione dell\u2019altro<em> <\/em>(l\u2019individuo sieropositivo), ma, semplicemente sottolineare come l\u2019intentio operis stessa, per dirla con Eco, non sfugga a questa lettura ambivalente.<br>\nNella loro originaria collocazione, i documenti qui sommariamente analizzati erano chiamati ad assolvere una duplice funzione. Da un lato, loro obiettivo era fornire agli attori di quella cultura conoscenze basilari sulla malattia. Dall\u2019altro, un\u2019esigenza ben pi\u00f9 complessa andava a imporsi: in un clima di generale allerta e sovraeccitazione della popolazione, di primario interesse era trovare un modo per placare gli stati d\u2019animo ed esorcizzare la paura di quella che da molti veniva sentita \u2013 in linea con il gusto occidentale per gli scenari apocalittici \u2013 come la peste del nuovo millennio. La reale incombenza dell\u2019AIDS venne aggirata in favore di una pi\u00f9 accessibile causa sociale. Lo stile comunicativo adottato non ricorse unicamente a un discorso scientifico-informativo (anzi, una macchia oscura viene gettata anche sull\u2019uso del profilattico, il cui uso veniva consigliato solo nei rapporti con \u201cl\u2019altro\u201d<span id='easy-footnote-33-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-33-5958' title='A conferma di ci\u00f2, la &lt;a href=&quot;https:\/\/marteau7927.wordpress.com\/2011\/12\/01\/lettera-sullaids-di-carlo-donat-cattin-1-dicembre-1988\/&quot; title=&quot;Lettera sull\u2019AIDS di Carlo Donat Cattin&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;gi\u00e0 citata lettera che Carlo Donat-Cattin invi\u00f2 ai cittadini italiani&lt;\/a&gt;. \u00abIl ministro della Sanit\u00e0 \u00e8 tenuto a dare indicazioni utili e il pi\u00f9 possibile complete per far conoscere e combattere la malattia a chi si attiene alla morale di radice religiosa (&lt;em&gt;di matrice protestante, ci verrebbe da dire&lt;\/em&gt;) e anche laica e a chi ne vuol essere estraneo. Con i primi il problema \u00e8 pi\u00f9 semplice. Con i secondi \u00e8 pi\u00f9 complesso: campagne di ogni tipo vorrebbero persuadere della perfetta possibilit\u00e0 di prevenire la malattia e, insieme, di praticare stili di vita rischiosi. Le cose non stanno cos\u00ec. Chi afferma, ad esempio, l\u2019assoluta sicurezza offerta dal preservativo, \u00e8 smentito da quasi tutti gli esperti\u00bb (corsivo nostro).'><sup>33<\/sup><\/a><\/span>) ma si fece soprattutto promotore di un discorso comportamentale, morale e normativo. <br>\nIl pedante ricorso alla sessualit\u00e0 usato nei testi<span id='easy-footnote-34-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-34-5958' title='Nonostante si riconosca l\u2019effettivo bisogno di farvi ricorso, ci\u00f2 che appare ridondante \u00e8 l\u2019uso eccessivo \u2013 e non del tutto giustificato \u2013 che ne \u00e8 stato fatto: che bisogno c\u2019era di ricorrere a delle figure nude per mostrare dei \nbanali comportamenti appartenenti alla quotidianit\u00e0 (la stretta di mano, la condivisione delle posate ecc.)?'><sup>34<\/sup><\/a><\/span>, sembra rispondere a un\u2019esigenza di tipo regolativo-comportamentale: mostrando la giusta prassi da adottare in tale universo di senso, i testi preconizzano i comportamenti accettabili da parte del \u201cnoi\u201d, instaurando vere e proprie grammatiche di comportamento all\u2019interno della collettivit\u00e0. Se la logica della vergogna si presenta come arma fondamentale per limitare il contagio, i rapporti dei membri della comunit\u00e0 con l\u2019altro sembrano essere fondamentalmente regolati dalla logica della paura. <br>\nCostui, che con i crimini \u201cindifferenziatori\u201d di cui si macchiava metteva a repentaglio l\u2019intero corpo sociale, port\u00f2 la cultura a rafforzare la propria frontiera, in quanto \u00abla differenza fuori dal sistema \u00e8 terrificante perch\u00e9 fa intravedere la verit\u00e0 del sistema, la sua relativit\u00e0, la sua fragilit\u00e0, la sua mortalit\u00e0;<span id='easy-footnote-35-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-35-5958' title='Ren\u00e9 Girard, &lt;em&gt;Il caprio espiatorio, &lt;\/em&gt;cit., p. 42.'><sup>35<\/sup><\/a><\/span>\u00bb il ruolo dell\u2019altro si rivel\u00f2, in questo caso, funzionale alla descrizione che la cultura stessa dava di s\u00e9: \u00abnon \u00e8 la minaccia che suscita la paura, ma la paura che crea la minaccia.<span id='easy-footnote-36-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-36-5958' title='Juri Lotman, &lt;em&gt;La caccia alle streghe. Semiotica della paura&lt;\/em&gt;, in \u201cE\/C. Rivista on line dell\u2019Associazione Italiana di Studi Semiotici\u201d, 1998, p. 2.'><sup>36<\/sup><\/a><\/span>\u00bb<br>\nPosta di fronte all\u2019intrusione dell\u2019AIDS nelle zone centrali dell\u2019attivit\u00e0 culturale, la cultura dominante ha reagito costruendo un \u201csoggetto collettivo a rischio\u201d che la affrancasse dal senso di pericolo rappresentato dalla pervasivit\u00e0 della malattia. L\u2019ispessimento della categoria del \u201cnoi\u201d rispetto al \u201cloro\u201d ha portato all\u2019emersione di fenomeni stigmatizzanti in un sistema culturale dove \u00abl\u2019intero dominio dei non conformi risultava punibile.<span id='easy-footnote-37-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-37-5958' title='Michel Foucault, &lt;em&gt;Sorvegliare e punire. Nascita della prigione,&lt;\/em&gt; Torino, Einaudi, 2018, p. 178 [op. or. &lt;em&gt;Surveiller et punir. Naissance de la prison, &lt;\/em&gt;Paris, Gallimard, 1975].'><sup>37<\/sup><\/a><\/span>\u00bb<br><br>\n\n\n<b>3. Alcune riflessioni su iniziative non ministeriali<\/b><br><br>\n\nTuttavia, fin dalle prime notizie circolanti in Italia sulla malattia \u2013 e ben prima di qualsivoglia attivit\u00e0 ministeriale \u2013 diverse organizzazioni afferenti al Terzo Settore hanno iniziato a prendere vita per farsi carico del problema Aids e offrire una diversa cornice di senso nel quale inserirlo. Nel 1985 nascono <em>Anlaids <\/em>(Associazione Nazionale per la Lotta all\u2019AIDS) e <em>Asa<\/em> (Associazione Solidariet\u00e0 AIDS) seguite poi, nel 1987, dalla <em>Lila<\/em> (Lega Italiana per la Lotta contro l\u2019AIDS); inevitabile anche l\u2019impegno sociale di <em>Arcigay<\/em>, nata ufficialmente nel 1981 a difesa dei diritti degli omosessuali e tra le voci pi\u00f9 significative a schierarsi nella lotta contro l\u2019AIDS. L\u2019attivit\u00e0 di Anlaids si \u00e8 distinta nel corso degli anni per l\u2019interesse agli aspetti economici del problema: numerose sono state le iniziative con cui si sollecitava la popolazione a destinare denaro per i fondi di ricerca della malattia. Gli approcci comunicativi dell\u2019associazione sono infatti perlopi\u00f9 incentrati sul tema delle donazioni; una delle recenti campagne stampa invitava infatti la popolazione a fare come i protagonisti delle affissioni: \u201cPrendi un bonsai. Condanna a morte l\u2019AIDS\u201d. Il linguaggio della prevenzione di <em>Arcigay <\/em>si pone invece su un livello provocatorio: pensato per <em>\u00e9pater le bourgeois<\/em><span id='easy-footnote-38-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-38-5958' title='Emanuele Gabardi, &lt;em&gt;Stop AIDS. I linguaggi della pubblicit\u00e0 contro l\u2019AIDS in Italia e nel mondo, &lt;\/em&gt;Milano, Franco Angeli, 2017, p. 47.'><sup>38<\/sup><\/a><\/span>, lo stile comunicativo dell\u2019associazione \u00e8 volto a scuotere la comunit\u00e0 dei \u201cnormali\u201d.<br>\nMolto importante \u00e8 stata anche l\u2019attivit\u00e0 della fondazione italiana per la comunicazione sociale Pubblicit\u00e0 Progresso che, nel 1987, \u00e8 stata la prima associazione europea a realizzare un\u2019efficace campagna a tema AIDS proponendosi come obiettivo l\u2019eliminazione di alcuni fenomeni stigmatizzanti che allora stavano gi\u00e0 emergendo. <br>\nLa campagna sociale in questione sembra essere testimone di una possibile prospettiva altra sul tema, una differente messa in discorso rispetto a quella che era la narrazione mediale dominante di \u201cquella cultura\u201d, e proprio per questo motivo viene a rappresentare, in questa sede, un prezioso strumento per meglio discernere il rapporto dialogico all\u2019interno del quale si inser\u00ec. <br>\nIl documento audiovisivo si apre con la macchina da presa che avanza lentamente su un uomo nudo raccolto in posizione fetale fino ad arrivare a un primo piano di questi, mentre un narratore extradiegetico recita:   <br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abChi \u00e8 colpito dal virus dell\u2019AIDS lotta con un nemico che \u00e8 dentro di s\u00e9 e con un nemico che \u00e8 fuori di s\u00e9: la tua paura. Ma il virus si trasmette con rapporti sessuali non con rapporti umani, quindi usa delle precauzioni, ma non essere prevenuto. La solidariet\u00e0 non \u00e8 un rischio. AIDS: i rapporti umani non trasmettono il virus.<span id='easy-footnote-39-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-39-5958' title='&lt;a href=&quot;https:\/\/www.pubblicitaprogresso.org\/it\/campagne\/campagne\/corretta-informazione-sull-aids&quot; title=&quot;Pubblicit\u00e0 Progresso - Corretta informazione sull\u2019AIDS&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;Pubblicit\u00e0 Progresso &amp;#8211; Corretta informazione sull\u2019AIDS&lt;\/a&gt;, visto il 30 marzo 2021.'><sup>39<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<br><\/span><br>\nLa narrativa del testo sembra essere abbastanza chiara: le persone affette da AIDS devono non solo affrontare la malattia, ma combattere anche contro le discriminazioni cui sono soggetti (eloquente \u00e8 a tal proposito la nudit\u00e0 che, quasi icasticamente, va a rafforzare l\u2019esposizione all\u2019ambiente esterno e la fragilit\u00e0 delle persone sieropositive). Senza alternative lascia allora l\u2019interpellazione, con la quale il protagonista contrasta \u00abl\u2019oggettit\u00e0\u00bb<span id='easy-footnote-40-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-40-5958' title='Jean-Paul Sartre&lt;em&gt;,&lt;\/em&gt;&lt;em&gt; L\u2019essere e il nulla,&lt;\/em&gt; Milano, il Saggiatore, 2014, pp. 305-358 [op. or.&lt;em&gt; L\u2019\u00eatre et le n\u00e9ant. Essai d\u2019ontologie ph\u00e9nom\u00e9nologique,&lt;\/em&gt; Paris, Gallimard, 1943].'><sup>40<\/sup><\/a><\/span> a cui lo si vorrebbe ridurre, ed impone per se stesso il diritto ad un\u2019individualit\u00e0: reclama un suo ruolo attanziale. \nTuttavia, ci\u00f2 che qui interessa non \u00e8 solo l\u2019analisi testuale in s\u00e9 ma anche il lavoro di contestualizzazione compiuto sul documento audiovisivo nell\u2019archivio online della fondazione. Sulla pagina web in cui il video viene trasposto, sono infatti presenti informazioni che vanno a restituire al documento la sua originaria collocazione, il contesto<em> <\/em>nel quale \u00e8 stato generato. <br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abIn un momento in cui i grandi mezzi di comunicazione affrontavano il tema AIDS con un\u2019informazione \u201cterroristica\u201d che parlava di \u201cnuova epidemia\u201d [..] Pubblicit\u00e0 Progresso concentra i propri sforzi contro l\u2019acuirsi dei fenomeni di ghettizzazione e di reazioni isteriche da parte della popolazione nei confronti dei sieropositivi.<span id='easy-footnote-41-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-41-5958' title='&lt;a href=&quot;https:\/\/www.pubblicitaprogresso.org\/it\/campagne\/campagne\/corretta-informazione-sull-aids&quot; title=&quot;Pubblicit\u00e0 Progresso - Corretta informazione sull\u2019AIDS&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;Pubblicit\u00e0 Progresso &amp;#8211; Corretta informazione sull\u2019AIDS&lt;\/a&gt;, visto il 30 marzo 2021.'><sup>41<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<br><\/span><br>\nNel tentativo di superare il \u00abgap culturale\u00bb<span id='easy-footnote-42-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-42-5958' title='Edoardo Lucatti, Matteo Treleani, &lt;em&gt;Fare presente. Per una semiotica dell\u2019archivio, &lt;\/em&gt;in \u201cVersus\u201d, 2013, n. 116, Bologna, il Mulino.'><sup>42<\/sup><\/a><\/span> che ci separa dalla piena interpretazione del testo, vengono quindi fornite chiavi di lettura utili alla sua comprensione. \u00c8 solo nella traduzione<em> <\/em>tra il testo e il suo contesto (e in particolare tra il testo e gli <em>altri testi<\/em> di quella cultura) che il senso viene propriamente attivato.<br>\nPreso singolarmente e staccato dal suo dominio di circolazione il testo perde la sua reale efficacia comunicativa. \u00c8 solo il contesto originario a dirci qualcosa in pi\u00f9 sui suoi meccanismi di generazione: questo testo non ci parla insomma di una cultura altra rispetto a quella generatrice dei testi sopra analizzati, ma, molto pi\u00f9 semplicemente, \u00e8 testimone dell\u2019eterogeneit\u00e0 interna alla stessa. Non si pu\u00f2 tuttavia non riconoscere come dominante una tendenza anzich\u00e9 l\u2019altra, non foss\u2019altro che per il lavoro di contestualizzazione cui il documento \u00e8 stato sottoposto, con cui si sottolinea come la campagna sia nata proprio per contrastare la tendenza opposta e come \u2013 ancora oggi \u2013 sia questo il tipo di comunicazione al quale \u00e8 riservato il titolo di <em>corretta informazione sull\u2019AIDS<\/em> quasi marcando l\u2019esistenza di informazioni stereotipate e scorrette circolanti nella cultura in cui siamo ancora oggi immersi.<br>\nUn ulteriore discorso a parte va condotto anche per le iniziative proposte dalla <em>Lila<\/em>. L\u2019associazione si \u00e8 negli anni distinta non solo per la qualit\u00e0 dei messaggi di volta in volta veicolati, ma anche e soprattutto per uno stile comunicativo che ha fatto dell\u2019ironia uno dei principali strumenti nella lotta alle narrazioni dominanti che circondavano l\u2019AIDS. <br>\n\nTra le prime campagne realizzate dall\u2019associazione (e sicuramente tra le pi\u00f9 ricordate) c\u2019\u00e8 quella condotta nel 1997: una serie di poster con delle immagini sarcastiche in rilievo su uno sfondo giallo. <br>\nIl primo soggetto qui presentato ritrae in primo piano \u201czio Gino\u201d, un uomo anziano dall\u2019espressione beffarda con lo sguardo volto direttamente allo spettatore. Il testo che accompagna l\u2019immagine lo presenta come un uomo sulla settantina che ha avuto, nel corso della sua vita, pi\u00f9 di ottomila rapporti sessuali senza contrarre alcuna infezione sessualmente trasmissibile. La strategia adottata \u00e8 chiaramente volta a porre un accento euforico sui rapporti sessuali occasionali in un tentativo di procedere ad una loro <em>normalizzazione<\/em>: non \u00e8 pi\u00f9 la famiglia, quindi, ad essere la sede pi\u00f9 \u00abidonea per un equilibrio interpersonale efficace nella lotta contro l\u2019AIDS\u00bb, ma l\u2019utilizzo di precauzioni nei rapporti sessuali a candidarsi come strumento efficace di prevenzione. <br>\nCi\u00f2 che preme sottolineare, fin dall\u2019analisi di questo primo documento, \u00e8 la diversa modalit\u00e0 con cui si \u00e8 declinato uno stesso problema (quale, in questo caso, quello della prevenzione AIDS). Pur volendo escludere dalla comparazione il tono allarmistico che ha caratterizzato le prime campagne ministeriali qui prese in esame per volgersi invece verso quelle pi\u00f9 recenti, ci si rende conto di come il linguaggio che si \u00e8 continuato ad adottare, nonch\u00e9 il complessivo messaggio veicolato, differisca nettamente da quello proposto dall\u2019associazione. Sebbene il tono delle comunicazioni ministeriali si sia nel corso del tempo ammorbidito, i valori su cui tali campagne si incentrano fanno tutti perno su tematiche come la famiglia, l\u2019amore, il rispetto per la vita. Difatti, una delle principali critiche rivolte alle campagne ministeriali da parte di esperti di comunicazione \u00e8 il mancato riferimento esplicito al preservativo come strumento di prevenzione nella lotta all\u2019AIDS; dopo le campagne degli anni novanta, \u00e8 stato solo con la campagna del 2012<span id='easy-footnote-43-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-43-5958' title='&lt;a href=&quot;https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=xZxcjK8HwTE&quot; title=&quot;Spot Campagna Lotta AIDS 2012\/2013&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;Spot Campagna Lotta AIDS 2012\/2013&lt;\/a&gt;, visto il 30 marzo 2021.'><sup>43<\/sup><\/a><\/span> che si \u00e8 tornato a parlare esplicitamente di preservativo. <br>\nCi\u00f2 che l\u2019associazione ha allora cercato di fare \u00e8 stato farsi carico di un problema esistente (la trasmissione sessuale della malattia) e parlarne con un lessico appropriato. \u00c8 possibile avere rapporti sessuali senza amore, \u00e8 possibile godere del sesso senza caricarlo di significati morali. Ci\u00f2 che la Lila sembra voler comunicare \u00e8 che \u00e8 possibile condurre una vita sessuale \u201cpromiscua\u201d e vivere a pieno la propria sessualit\u00e0<em> <\/em>senza per questo dover essere considerati come categoria a rischio: <em>fai come zio Gino. Usa il preservativo e vivi a lungo<\/em>. <br>\nAnche il secondo soggetto si avvale dell\u2019ironia per cercare di combattere i codici enciclopedici sedimentati nella cultura dell\u2019epoca. L\u2019<em>headline <\/em>del manifesto, <em>Ecco la peste del duemila, <\/em>ci introduce infatti alla figura che occupa lo spazio centrale del manifesto: un bambino con le gambe divaricate ritratto nell\u2019atto di utilizzare una fionda. Il manifesto, realizzato per celebrare \u00abi dieci anni contro i luoghi comuni\u00bb spesi dalla Lila nella lotta all\u2019AIDS, si pone in diretta polemica (sebbene lo faccia in maniera sarcastica) con quel carico di significati che intorno alla malattia si sono sviluppati e che ne hanno definito la natura sociale: l\u2019obiettivo \u00e8 della campagna \u00e8 beffarsi, in maniera intelligente, dei luoghi comuni circolanti all\u2019interno delle sfere culturali che identificavano la malattia come la \u201cnuova peste\u201d. Attraverso un abile lavoro di <em>disseminazione semica<\/em> all\u2019interno del testo, la Lila ci invita ad interpretare il contenuto semantico del lessema <em>\/peste\/ <\/em>attivandolo nel suo pi\u00f9 appropriato piano enciclopedico (e non senza far riferimento a quello apocalittico da evitare). <br>\n\nUna breve parentesi va dedicata anche al lavoro compiuto da parte dell\u2019associazione negli ultimi anni. Oltre ad essere stata la prima (e per il momento l\u2019unica) ad aver realizzato una campagna d\u2019informazione incentrata sulle nuove scoperte medico-scientifiche che garantiscono la non trasmissibilit\u00e0 del virus in pazienti con carica virale non rilevabile, la Lila ha negli ultimi anni incentrato i suoi sforzi sulla <em>normalizzazione<\/em> della condizione di sieropositivit\u00e0, considerabile come una semplice caratteristica al pari degli altri tratti di un individuo.<br><br>\n\n<b>4. <em>Carrier<\/em> e <em>Pubblic<\/em>: identificazioni paradossali<\/b><br><br>\n\nQuali riflessioni possono allora prendere vita dall\u2019analisi testuale qui condotta? Appare abbastanza evidente come <em>l\u2019oggetto culturale<\/em> creato da questi <em>claim maker<\/em> si distingua nettamente da quelli prodotti dagli organi istituzionali: laddove i <em>testi<\/em> prodotti dall\u2019alto si occupano di tematiche inerenti la gestione del contagio e la consapevolezza del problema, le comunicazioni afferenti alle libere associazioni sono volte ad affrontare tematiche che realmente si manifestano nella vita quotidiana (dal sesso occasionale, alle concrete discriminazioni cui i sieropositivi sono soggetti nella cultura in cui, di fatto, circolano).<br>\nNon ci si inoltrer\u00e0 allora in un territorio lontano dal vero affermando che tali associazioni siano pi\u00f9 sensibili e pi\u00f9 vicine alle comunit\u00e0 <em>LGBTQ+. <\/em>Ci\u00f2 viene affermato principalmente per i <em>problemi sociali<\/em> che tali associazioni si apprestano a trasformare in <em>oggetti culturali<\/em>, per il particolare pubblico di riferimento che i testi stessi, in netta contrapposizione con le comunicazioni ministeriali, costruiscono.<br>\nWalt Odets, psicoterapeuta e attivista per i diritti della comunit\u00e0 omosessuale, avanza ad esempio la necessit\u00e0, <em>da parte della comunit\u00e0 omosessuale,<\/em> di un ripensamento dei discorsi sulla Salute Pubblica <em>sulla comunit\u00e0 omosessuale<\/em>. In un saggio fondamentale che si colloca in quell\u2019area di studi conosciuta oggi sotto il nome di <em>Queer Studies<\/em>, Odets mette in luce il modo in cui i discorsi istituzionali sull\u2019Aids abbiano portato \u201cil giovane maschio gay\u201d alla paradossale identificazione di se stesso <em>e<\/em> come vettore della malattia (<em>carrier<\/em>) <em>e<\/em> come facente parte della popolazione generale da proteggere dall\u2019infezione (<em>public<\/em>)<span id='easy-footnote-44-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-44-5958' title='Walt Odets, &lt;em&gt;On the Need for a Gay Reconstruction of Public Health, &lt;\/em&gt;in Martin Duberman (a cura di), &lt;em&gt;A Queer World. The center for Lesbian and Gay Studies Reader, &lt;\/em&gt;New York-London, New York University Press, 1997.'><sup>44<\/sup><\/a><\/span>. \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abThe gay community\u2019s identification with the <em>public<\/em> in public health\u2019s paradigm is relatively understandable. Our public-to-be-protected is after all, gay men who still are uninfected. But our complex identifications with each other as gay men [\u2026] and our identifications with culpability and shame for simply being and living as homosexuals have created an indiscriminate identification with the paradigm\u2019s carrier among a majority of gay men, whether infected or not\u00bb<span id='easy-footnote-45-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-45-5958' title='Ivi, p. 671.'><sup>45<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><\/span><br>\nE in effetti, le campagne ministeriali qui analizzate sembrano prestare poca attenzione a quella parte di popolazione gi\u00e0 infetta, mostrandosi pi\u00f9 attente a preservare la \u201cpopolazione generale\u201d dal contagio, popolazione che coincide, in definitiva, con la coppia eterosessuale. Il maschio gay <em>sieronegativo<\/em> si sente alieno all\u2019interno di quei documenti audiovisivi: impossibilitato ad identificarsi pienamente con quella parte di popolazione da proteggere dal virus e, allo stesso tempo, non identificabile nemmeno con \u201cl\u2019untore\u201d. Volgendo rapidamente lo sguardo alle comunicazioni che di l\u00ec sono seguite, non si pu\u00f2 certo affermare che le cose siano migliorate. Sebbene i toni allarmistici siano stati abbandonati gi\u00e0 a partire dal 1995, messaggi e lessico rimangono in qualche modo in un\u2019<em>impasse<\/em>, incapaci di fare riferimento esplicitamente alle dinamiche concrete legate a quella che tutt\u2019oggi si presenta come una malattia a trasmissione principalmente sessuale. I pur solidali messaggi ministeriali che si sono dati negli ultimi anni fanno, per l\u2019appunto, perno sul concetto di solidariet\u00e0: una concessione che gli appartenenti della comunit\u00e0 del \u201cnoi\u201d rivolge alle figure che incarnano quell\u2019irrimediabile alterit\u00e0 (la comunit\u00e0 dei devianti)<span id='easy-footnote-46-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-46-5958' title='Resterebbe comunque da chiedersi perch\u00e9, alla luce di tutte le informazioni che si posseggono (o che si dovrebbero possedere) oggi circa il virus, si rendano ancora necessarie campagne volte a contrastare pregiudizi e fenomeni di stigmatizzazione.'><sup>46<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nD\u2019altronde, scrive Odets, al \u00abresponsabile maschio gay\u00bb che oggigiorno controlla regolarmente la sua condizione sierologica e che, altrettanto regolarmente, scopre di essere sieronegativo, viene detto di \u00absentirsi grato, magari immeritevole di tale condizione, ma comunque fortunato.<span id='easy-footnote-47-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-47-5958' title='Walt Odets, &lt;em&gt;On the Need for a Gay Reconstruction of Public Health.&lt;\/em&gt;'><sup>47<\/sup><\/a><\/span>\u00bb Secondo lo studioso si richiede in definitiva, da parte della comunit\u00e0 omosessuale, una riappropriazione della narrativa costruita dalla Salute Pubblica che continua a farli identificare contemporaneamente sia come <em>carrier <\/em>sia come <em>public<\/em>.<br>\nTali identificazioni sono, a suo avviso, riscontrabili nell\u2019enorme numero di uomini gay che non hanno contratto il virus ma che continuano a testarsi senza motivo convinti dell\u2019inevitabilit\u00e0 dell\u2019infezione che, prima o poi, sopraggiunger\u00e0<span id='easy-footnote-48-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-48-5958' title='Su questo si veda anche Walt Odets, &lt;em&gt;Out of the Shadows. Reimagining gay men\u2019s lives, &lt;\/em&gt;New York, Farrar, Strauss and Giroux, 2019.'><sup>48<\/sup><\/a><\/span>. C\u2019\u00e8, secondo lo studioso, un profondo sentimento inconscio che porta gli uomini omosessuali a vedere come incompossibili tra loro l\u2019essere omosessuale e il <em>non<\/em> essere infetti da Hiv. <br><br>\n\n<b>4.1 Fenomeni di traduzione<\/b><br><br> \n\nTali affermazioni potrebbero allora essere corroborate, anche in Italia, dalle statistiche sull\u2019incidenza della sieropositivit\u00e0 tra omosessuali ed eterosessuali: negli ultimi anni, nei dati trasmessi dall\u2019<em>Istituto Superiore della Sanit\u00e0 <\/em>si pu\u00f2 leggere una diminuzione di contagi tra omosessuali maschi e, per contro, un significativo aumento di contagi causati da rapporti sessuali non protetti tra eterosessuali. Costretta a confrontarsi con le narrative dominanti che la considerano come categoria a rischio, tale comunit\u00e0 \u00e8 corsa ai ripari considerandosi effettivamente essa stessa come <em>soggetto ospitante privilegiato<\/em> dal virus e risultando oggi come quella parte della popolazione che risulta essere la pi\u00f9 informata in merito al tema AIDS. Effetto inverso si registra invece tra la popolazione eterosessuale che, avvertendo se stessa come esente dal rischio del contagio, appare disinteressata al problema e totalmente sprovvista finanche delle informazioni basilari circa i mezzi di trasmissione del virus. <br>\nQuesto fenomeno apre allora un importante spazio di riflessione per la semiotica della cultura, offrendo la possibilit\u00e0 di tornare a interrogarsi sui meccanismi<em> traduttivi<\/em> messi in atto dalle strutture culturali chiamate a confrontarsi con elementi ad esse estranei, cos\u00ec come li aveva teorizzati Lotman:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abL\u2019 introduzione di strutture culturali estranee nel mondo interno di una cultura comporta la creazione di una lingua comune e questo, a sua volta, richiede l\u2019interiorizzazione di queste strutture. La cultura deve cio\u00e8 interiorizzare la cultura esterna al suo mondo. Questo processo \u00e8 sempre contraddittorio [\u2026ed \u00e8] legato alla perdita di certe propriet\u00e0 dell\u2019oggetto esterno riprodotto, e spesso quelle che sono pi\u00f9 valide come stimolatori. Facciamo un esempio. Il fenomeno poetico di Puskin era considerato dalla letteratura e dai lettori del secondo decennio dell\u2019800 straordinario e innovatore. L\u2019assimilazione di questo fenomeno rese necessaria la creazione [\u2026] dell\u2019\u201cimmagine di Puskin\u201d. [\u2026] Questa immagine ha interpretato e tradotto il mondo di Puskin facilitandone la comprensione e nello stesso tempo lo ha semplificato, eliminando tutto ci\u00f2 che era nuovo, dinamico e che non rientrava nei suoi schemi, generando cos\u00ec l\u2019incomprensione. [\u2026] nello stesso tempo, questa immagine ha influito sul comportamento e sull\u2019attivit\u00e0 creativa del vero Puskin, spingendolo a comportarsi \u201ccome Puskin\u201d.<span id='easy-footnote-49-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-49-5958' title='Juri Lotman, &lt;em&gt;La semiosfera&lt;\/em&gt;, pp. 124-125. '><sup>49<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<br><\/span><br>\nCon la sua irruzione nelle sfere dell\u2019attivit\u00e0 culturale, l\u2019AIDS ha costretto ad assimilare \u2013 a <em>tradurre<\/em> \u2013 non solo se stesso, ma l\u2019intera comunit\u00e0 degli omosessuali. Allora ancora \u201csconosciuta\u201d, costretta a vivere nell\u2019ombra e non pienamente legittimata a vivere un\u2019esistenza \u201cnormale\u201d come oggi apparirebbe scontato aspettarsi grazie agli <em>abiti <\/em>acquisiti, tale elemento di <em>alterit\u00e0<\/em> \u00e8 esploso all\u2019interno delle sfere culturali dominanti esigendo di essere assimilato. Ma, esattamente come accaduto con Puskin, ci\u00f2 non \u00e8 avvenuto senza semplificazioni, tagli, distorsioni: l\u2019assimilazione di tali comunit\u00e0 ha inevitabilmente richiesto la creazione di un\u2019immagine \u2013 da parte della cultura dominante \u2013 di queste stesse comunit\u00e0, un\u2019immagine che fosse leggibile e maneggiabile e che, come Odets ha dimostrato, ha influito sul reale comportamento della comunit\u00e0 assimilata. Nel ritrovare un\u2019esistenza forzata in un sistema culturale che non la implicava e che le ha assegnato poi un ruolo di <em>irrimediabile alterit\u00e0<\/em>, tale comunit\u00e0 ha assunto su di s\u00e9 quella stessa immagine forgiata dalla cultura dominante.<br>\nIn anni in cui la semiotica sembra riaprirsi al dialogo con le altre discipline \u2013 andando cos\u00ec a recuperare quella vocazione politica che ha visto caratterizzare la sua stessa nascita \u2013 potrebbe risultare molto interessante uscire dalla fissit\u00e0 delle rappresentazioni testuali <em>gi\u00e0<\/em> date per dedicarsi invece all\u2019analisi delle pratiche, delle interazioni in atto e delle dinamiche che, <em>di fatto<\/em>, i sieropositivi affrontano nella loro vita quotidiana. Vedere, attraverso le narrazioni del s\u00e9 offerte da queste particolari forme di vita, quanto l\u2019attuale \u201cmappa della semiosi\u201d dica loro chi sono e cosa (o come) pensano<span id='easy-footnote-50-5958' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5958#easy-footnote-bottom-50-5958' title='Umberto Eco, &lt;em&gt;Semiotica e Filosofia del Linguaggio&lt;\/em&gt;, Torino, Einaudi, 1984, cit. p. 54.'><sup>50<\/sup><\/a><\/span>.<br>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Fin dalla sua scoperta, il fenomeno dell\u2019Aids \u00e8 stato accompagnato da significati metaforici, ideologici e politici. L\u2019Aids, come sostiene Paula Treichler, si innesta in un punto d\u2019intersezione tra molteplici narrative \u2013 trovando cos\u00ec posizione in una rete gi\u00e0 dotata di senso. 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