{"id":5940,"date":"2021-06-12T18:45:27","date_gmt":"2021-06-12T16:45:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940"},"modified":"2021-06-21T09:40:05","modified_gmt":"2021-06-21T07:40:05","slug":"una-sentinella-della-virilita-lomofobia-maschile-come-baluardo-di-un-ordine-di-genere-tradizionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940","title":{"rendered":"Una sentinella della virilit\u00e0. L&#8217;omofobia maschile come baluardo di un ordine di genere tradizionale"},"content":{"rendered":"\nOgni forma di stigmatizzazione, pregiudizio, persecuzione di un gruppo sociale pu\u00f2 essere analizzata dal punto di vista dei soggetti che subiscono tali manifestazioni identitarie violente, trattando ad esempio dei gravi costi a vari livelli che esse provocano nelle loro vite; ma pu\u00f2 anche essere studiata concentrandosi sui soggetti che le producono, e dunque sulle dinamiche culturali, politiche, psicologiche che a livello collettivo sono alla base di simili fenomeni di ostilit\u00e0. In quest&#8217;ultimo caso, naturalmente, l&#8217;analisi pu\u00f2 rivelare molto non tanto dell&#8217;identit\u00e0 soggetta al pregiudizio, quanto di quella da cui proviene il pregiudizio stesso.<br>\nIn queste pagine si prover\u00e0 a trattare alcuni aspetti storico-culturali dell&#8217;omofobia maschile (ovvero <em>intramaschile<\/em>: da parte di uomini nei confronti di altri uomini), e lo si far\u00e0 precisamente in questa seconda prospettiva: con l&#8217;obiettivo, cio\u00e8, di comprendere cosa l&#8217;omofobia dica dei soggetti che la praticano e la alimentano, e a quali loro urgenze, insicurezze, contraddizioni identitarie essa venga concepita \u2013 consapevolmente o meno \u2015 essere una risposta. L&#8217;impostazione di fondo del discorso implicher\u00e0 qui che l&#8217;omofobia maschile risulti un atteggiamento funzionale pi\u00f9 a integrare o proteggere la propria identit\u00e0 di genere, che a individuare esattamente e delineare razionalmente i tratti di una certa identit\u00e0 omosessuale che si vuole colpire.<br>\nAnche per queste ragioni interpretative, da un punto di vista storiografico l&#8217;omofobia intramaschile (per ragioni di brevit\u00e0 d&#8217;ora in poi, salvo diversa indicazione, indicata semplicemente come omofobia) verr\u00e0 quindi connessa agli elementi principali di una dimensione identitaria di genere dai confini pi\u00f9 ampi: quello della costruzione, a partire da un contesto storico abbastanza specifico, di una rigida ortodossia dell&#8217;identit\u00e0 maschile eterosessuale di cui l&#8217;immagine dell&#8217;omosessuale maschio ha costituito normativamente il &#8220;controtipo&#8221; negativo<span id='easy-footnote-1-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-1-5940' title='Cfr. George L. Mosse, &lt;em&gt;L&amp;#8217;immagine dell&amp;#8217;uomo. Lo stereotipo maschile nell&amp;#8217;epoca moderna&lt;\/em&gt;, Einaudi, Torino, 1997 [1996]. Per una lettura delle dinamiche evolutive dell&amp;#8217;omosessualit\u00e0 nell&amp;#8217;era contemporanea, rimane imprescindibile Marzio Barbagli, Asher Colombo, &lt;em&gt;Omosessuali moderni. Gay e lesbiche in Italia&lt;\/em&gt;, il Mulino, Bologna, 2001. Per un ampio repertorio di espressioni omofobiche dall&amp;#8217;antichit\u00e0 a oggi, cfr. Paolo Pedote, Giuseppe Lo Presti, &lt;em&gt;Omofobia&lt;\/em&gt;, Stampa alternativa, Viterbo, 2003.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span>. Prima di volgere lo sguardo alle dinamiche pi\u00f9 propriamente storiche dell&#8217;omofobia, tuttavia, pu\u00f2 essere utile un inquadramento introduttivo alle profonde connessioni che essa mostra con la sfera identitaria delle mascolinit\u00e0.<br><br>\n\n\n<b>1 La mascolinit\u00e0 tradita<\/b><br><br>\n\n\nIl termine <em>omofobia<\/em> compare sin dai primi anni Settanta del Novecento nel dibattito scientifico, in particolare in ambito psicologico e poi sociologico, e nasce negli Stati Uniti<span id='easy-footnote-2-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-2-5940' title='Fu lo psicologo statunitense George Weinberg il primo a proporlo come categoria analitica in una pubblicazione, nel 1972. Cfr. Luca Trappolin, &lt;em&gt;Raccontare l\u2019omofobia in Italia. &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;Genesi e sviluppi di una parola chiave&lt;\/em&gt;, Rosenberg&amp;amp;Sellier, Torino, 2019, p. 15.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span>. Travasato nello stesso decennio anche nel linguaggio corrente, questo termine \u00e8 stato tuttavia in vario modo discusso, all&#8217;interno degli studi; accanto a esso, in tempi pi\u00f9 recenti si sono proposte nuove categorie quali <em>omonegativit\u00e0, eteronormativit\u00e0, ostilit\u00e0 antiomosessuale<\/em>,<em> eterosessismo <\/em>ecc.<span id='easy-footnote-3-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-3-5940' title='Per una discussione intorno alle varie implicazioni interpretative di questi termini, ma anche per una ricostruzione del dibattito intorno ad essi, cfr. ibidem&lt;em&gt;,&lt;\/em&gt; cap. 1.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span>. Al di l\u00e0 dei suoi possibili limiti interpretativi<span id='easy-footnote-4-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-4-5940' title='L&amp;#8217;espressione &lt;em&gt;omofobia&lt;\/em&gt; conterrebbe originariamente, secondo alcune critiche, uno \u00absbilanciamento clinico\u00bb concentrato su una \u00abpaura\u00bb di natura individuale, mettendo quindi in secondo piano la dimensione sociale e culturale del pregiudizio. Cfr. Simona Falanga, Alessandra Parisi, Carlo Di Chiacchio, &lt;em&gt;Una ricerca empirica italiana&lt;\/em&gt;, in &lt;em&gt;Omosapiens. Studi e ricerche sugli orientamenti sessuali&lt;\/em&gt;, a cura di Domenico Rizzo, Carocci, Roma, 2006, p. 61.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span>, \u00e8 comunque indubbio che <em>omofobia<\/em> sia ormai da tempo il termine pi\u00f9 diffuso, a molti livelli del discorso pubblico (politico, mediatico, culturale in senso lato), per indicare vari fenomeni relativi al pregiudizio e all&#8217;ostilit\u00e0 nei confronti delle persone omosessuali.<br>\nNon c&#8217;\u00e8 dubbio, peraltro, neppure sul fatto che la &#8220;scoperta&#8221; dell&#8217;omofobia (storicamente coincidente, com&#8217;\u00e8 facilmente comprensibile, con la comparsa del termine stesso) abbia segnato l&#8217;inizio del lento passaggio da un&#8217;attenzione sociale esclusivamente concentrata sulla &#8220;devianza&#8221; omosessuale a una prospettiva critica che per la prima volta sottolinea con forza, sulla base di una crescente sensibilit\u00e0 diffusa, l&#8217;inaccettabilit\u00e0 di un atteggiamento ostile verso le persone omosessuali; non a caso, uno dei maggiori studiosi dell&#8217;omofobia ha ricordato come anche il termine <em>eterosessismo <\/em>sia nato praticamente in contemporanea<span id='easy-footnote-5-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-5-5940' title='Gregory M. Herek, &lt;em&gt;Beyond \u201cHomophobia\u201d: Thinking About Sexual Prejudice and Stigma in the Twenty-First Century&lt;\/em&gt;, in &amp;#8220;Sexuality Research &amp;amp; Social Policy&amp;#8221;, vol. I, n. 2, aprile 2004, p. 15.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span>. N\u00e9 bisogna dimenticare, ovviamente, il grande impatto che su tali mutamenti della percezione collettiva ha avuto lo sviluppo inedito \u2013 per estensione e radicalit\u00e0 \u2013 di un vero e proprio movimento omosessuale, la cui &#8220;data di nascita&#8221; si fa risalire convenzionalmente agli scontri di Stonewall, a New York City, nel 1969<span id='easy-footnote-6-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-6-5940' title='Per una sintesi, cfr. Gianni Rossi Barilli, &lt;em&gt;Il movimento gay in Italia&lt;\/em&gt;, Feltrinelli, Milano, 1999.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nEd \u00e8 proprio nella prospettiva di mettere a fuoco analiticamente l&#8217;ostilit\u00e0 contro gli omosessuali da parte degli uomini eterosessuali, appunto, che in queste pagine si prover\u00e0 a trattare dell&#8217;omofobia; di quest&#8217;ultima considerando primariamente, quindi, la funzione che essa \u00e8 chiamata a svolgere nell&#8217;economia identitaria della stessa popolazione maschile eterosessuale. L&#8217;omofobia infatti non opera esclusivamente nell&#8217;ambito delle interazioni tra uomini eterosessuali e omosessuali. In termini generali, il posizionamento omofobico svolge, non secondariamente, una funzione importantissima e tutta interna alla mascolinit\u00e0 ortodossa: esso non produce &#8220;soltanto&#8221; ostilit\u00e0 verso gli omosessuali<span id='easy-footnote-7-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-7-5940' title='Naturalmente questa ostilit\u00e0 ha conseguenze gravissime, beninteso, e non va in alcun modo sottovalutata; di qui, le virgolette doverosamente poste sull&amp;#8217;avverbio &lt;em&gt;soltanto&lt;\/em&gt;.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span>, ma si traduce anche in un atteggiamento che condanna ed emargina quei comportamenti considerati &#8220;devianti&#8221; da un profilo eterosessuale ortodosso, fissando cos\u00ec delle vere e proprie distanze sociali, delle nette gerarchie, all&#8217;interno del genere maschile nel suo complesso.<br>\nA dirla tutta, l&#8217;omofobia non investe nemmeno le sole relazioni tra uomini, ma tende piuttosto a condizionare fortemente, in quanto atteggiamento normativo dell&#8217;identit\u00e0 di genere, finanche le relazioni tra genere maschile e genere femminile. Per quanto a prima vista possa apparire paradossale, essa allunga infatti la propria ombra sulla scena delle relazioni eterosessuali fra uomini e donne, in quanto produce una serie di rilevanti effetti in termini di stereotipi, aspettative, rischi collegati al maggiore o minore tasso di virilit\u00e0 esibito: un irrigidimento sul piano emozionale ed espressivo; una concezione tendenzialmente predatoria della sessualit\u00e0; una percezione esasperatamente meccanica e performativa del proprio corpo, ecc. Tutti atteggiamenti, questi, che hanno la finalit\u00e0 comunicativa di certificare la propria appartenenza alla schiera degli uomini dotati di inequivocabile virilit\u00e0, e quindi di fugare lo spettro sociale dell&#8217;omosessualit\u00e0. In sintesi, l&#8217;omofobia \u00e8 a un tempo: un criterio regolatore dei rapporti patriarcali con le donne, perch\u00e9 esalta una mascolinit\u00e0 ortodossa e aggressiva; un codice di comportamento che mantiene le relazioni con gli altri maschi entro limiti identitari molto precisi, limiti che gli uomini continuamente riaffermano l&#8217;un l&#8217;altro attraverso il culto pubblico della virilit\u00e0. <br>\nUna diffusissima mentalit\u00e0 omofobica, del resto, considera per definizione antitetiche omosessualit\u00e0 e virilit\u00e0; l&#8217;omosessuale quindi sarebbe la sintesi di tutto ci\u00f2 che \u00e8 anti-virile, che \u00e8 opposto alla vera mascolinit\u00e0. All&#8217;interno di un orizzonte identitario perfettamente manicheo, chiuso e polarizzato all&#8217;estremo tra rosa e azzurro, ci\u00f2 che si allontana pericolosamente dal &#8220;vero&#8221; maschile non pu\u00f2 che sconfinare, altrettanto sciaguratamente, nel femminile; il radicato stereotipo dell&#8217;omosessuale che &#8220;copia&#8221; la donna (cio\u00e8, ovviamente, che si conformerebbe a un &#8220;femminile&#8221; ugualmente stereotipato), perno di ogni cosmologia omofobica moderna, rivela con tutta chiarezza quale sia la vera posta in gioco: il &#8220;tradimento&#8221; della virilit\u00e0, almeno quanto \u2015 e forse anche pi\u00f9 di \u2015 una reale attrazione per altri uomini, quindi di un reale orientamento omosessuale. \n<br><br>\n\n<b>2 Il peccato capitale dell&#8217;omosessuale<\/b><br><br>\n\n\nIn questa concezione, che per vari aspetti \u00e8 relativamente recente nella storia culturale dell&#8217;Occidente, il grande peccato dell&#8217;omosessuale non \u00e8 &#8220;solo&#8221; \u2013 e forse nemmeno <em>tanto \u2015 <\/em>la sua sessualit\u00e0 rivolta verso gli uomini, ma la degradazione pubblica della virilit\u00e0 che egli metterebbe in scena impersonando l&#8217;antitesi di quest&#8217;ultima, la femminilit\u00e0. Come scrive Maria Giuseppina Pacilli (sempre in riferimento a una visione maschile tradizionale), \u00abun uomo omosessuale \u2013 o che semplicemente appare come omosessuale \u2013 non solo sta comunicando qualcosa sul proprio orientamento sessuale, ma sta anche dicendo che ha rinunciato, in modo definitivo e irrevocabile, alla definizione di s\u00e9 come uomo\u00bb<span id='easy-footnote-8-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-8-5940' title='Maria Giuseppina Pacilli, &lt;em&gt;Uomini duri. Il lato oscuro della mascolinit\u00e0&lt;\/em&gt;, Il Mulino, Bologna, 2020, p. 97.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span>. Questa funzione di rafforzamento dei rigidi confini dell&#8217;ortodossia virile svolta dall&#8217;omofobia maschile \u00e8 sottolineata da molti studi; come sintetizza Luca Trappolin,<br><br><span class=\"quote\">\n\n\nvi \u00e8 quindi un generale consenso, in letteratura, nel considerare l\u2019omofobia dei giovani maschi, rivolta soprattutto verso i loro pari, come strumento di imposizione di un\u2019identit\u00e0 maschile improntata alla ricerca dei segni della virilit\u00e0 tramite la svalutazione e l\u2019opera di degradazione di tutto ci\u00f2 che vi si oppone simbolicamente<span id='easy-footnote-9-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-9-5940' title='Trappolin, &lt;em&gt;Raccontare l\u2019omofobia in Italia&lt;\/em&gt;, cit., p. 191.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span>.\n\n\n<br><\/span><br>\nL&#8217;\u00abinvertito\u00bb, termine molto diffuso fino almeno a met\u00e0 Novecento, \u00e8 quindi anche \u2013 e forse soprattutto, in una logica virilista \u2013 un uomo che per l&#8217;appunto inverte le ortodossie identitarie di genere, oltre \u2013 e forse prima ancora \u2015 che un uomo che tenda al sesso con altri uomini. Uno degli autori pi\u00f9 importanti dei <em>masculinities studies<\/em>, il sociologo statunitense Michael Kimmel, ricorda che il primo principio della mascolinit\u00e0 \u00e8 identico a prescindere da religione, etnia, gruppo sociale: essere un uomo significa prima di tutto \u00abnon essere una donna\u00bb. La contrapposizione al femminile, quindi, risiede al cuore delle definizioni della \u00abgiusta\u00bb mascolinit\u00e0<span id='easy-footnote-10-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-10-5940' title='Michael S. Kimmel, &lt;em&gt;Maschilit\u00e0 e omofobia. Paura, vergogna e silenzio nella costruzione dell&amp;#8217;identit\u00e0 di genere&lt;\/em&gt;, in &lt;em&gt;Tra i generi. Rileggendo le differenze di genere, di generazione, di orientamento sessuale&lt;\/em&gt;, a cura di Carmen Leccardi, Guerini e associati, Milano, 2002, p. 179.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span>. Come sottolinea Kimmel, tali dinamiche sono ben attive sin dalla seconda infanzia, quando il bambino inizia a identificarsi maggiormente con la figura paterna e ad allontanarsi dalla madre per marcare la propria identit\u00e0 maschile; in sintesi, \n<br><br><span class=\"quote\">\n\nil bambino, respingendo la madre, rinnega anche le caratteristiche di cura, di compassione e tenerezza che essa rappresenta [e] reprime questi tratti in se stesso, perch\u00e9 essi rivelerebbero la sua incompleta separazione da lei. Per tutta la vita, dunque, egli dovr\u00e0 dimostrare di non possedere nessuna delle caratteristiche femminili della madre. L&#8217;identit\u00e0 maschile nasce cos\u00ec, in prima istanza, dalla rinuncia alla femminilit\u00e0, e non tanto dall&#8217;affermazione della maschilit\u00e0, e ci\u00f2 rende l&#8217;identit\u00e0 di genere maschile fragile e inconsistente<span id='easy-footnote-11-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-11-5940' title='Ivi, p. 181.'><sup>11<\/sup><\/a><\/span>.\n\n<br><\/span><br>\nAlla luce di tali considerazioni, non risulter\u00e0 quindi sorprendente la circostanza che per pi\u00f9 aspetti, in una concezione virilista, omofobia e misoginia risultino pi\u00f9 affini di quanto potrebbe sembrare a un primo sguardo. Nel momento in cui l&#8217;omosessuale, in quanto stereotipo, viene stigmatizzato prevalentemente per la sua <em>effeminatezza <\/em>(nelle movenze del corpo, nella voce, nell&#8217;abbigliamento; ma anche perch\u00e9 gli vengono attribuite caratteristiche psicologiche antitetiche alla virilit\u00e0 quali mancanza di forza, coraggio, razionalit\u00e0, volont\u00e0 ecc.), l&#8217;omofobia mostra una parentela non certo accidentale con la denigrazione patriarcale delle donne. L&#8217;omosessuale appare come un uomo che somiglia a una donna, \u00e8 un disertore dai ranghi sacri della virilit\u00e0; se da un lato pu\u00f2 essere addirittura secondario che un uomo \u201caccusato\u201d di omosessualit\u00e0 abbia davvero un tale orientamento sessuale, dall&#8217;altro \u00e8 sempre primaria la questione se egli esibisca tratti identitari tradizionalmente associati al femminile. Ci\u00f2 che soprattutto crea turbamento (perch\u00e9 ogni pregiudizio fondamentalmente origina da un turbamento) \u00e8 che egli incarni la negazione di ci\u00f2 che dev\u2019essere un vero uomo, che insomma metta in scena con la sua sola esistenza una scabrosa degenerazione della virilit\u00e0. <br>\nLa paura dell\u2019omosessualit\u00e0 <em>in quanto opposta alla virilit\u00e0 <\/em>\u00e8 talmente importante che spesso ancora oggi, nelle dinamiche di un qualsiasi gruppo di ragazzi, quello della verifica virile sembra essere uno dei problemi pi\u00f9 preoccupanti. Il gruppo maschile infatti funziona di solito come una specie di \u00abpolizia di genere\u00bb, secondo l&#8217;espressione pregnante di Kimmel, ovvero come uno spazio sociale in cui gli uomini si sorvegliano costantemente l&#8217;un l&#8217;altro circa la dose minima di virilit\u00e0 che \u00e8 doveroso esibire in pubblico. L&#8217;omofobia, allora \u2014prosegue il sociologo \u2014, affonderebbe le radici nella paura che gli altri uomini scoprano il nostro terribile segreto: quello di un timore inconfessabile ma ineliminabile di non essere all&#8217;altezza del ruolo virile, di non essere realmente riconosciuti come veri uomini. Non c&#8217;\u00e8 quindi altra scelta che fingere di essere ci\u00f2 che non si \u00e8, e nella vita di un uomo questa \u00e8 una lezione che si impara molto presto:\n<br><br><span class=\"quote\">\n\nUno dei sistemi pi\u00f9 diffusi, quando ero adolescente, consisteva nel chiedere a un ragazzo di osservare le proprie unghie: se avesse rivolto il palmo verso di s\u00e9, piegando le dita all&#8217;indietro per esaminarle, avrebbe superato la prova, avendo guardato le unghie \u00abda uomo\u00bb. Ma se, al contrario, avesse allontanato il dorso della mano dal volto e avesse osservato le unghie tenendo il braccio teso, sarebbe stato immediatamente considerato un effeminato e preso in giro per questo<span id='easy-footnote-12-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-12-5940' title='Ivi, pp. 186-187.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><\/span><br>\n\nSul piano sociale, in quanto \u00e8 connessa all&#8217;opinabile posizione dominante del presunto &#8220;sesso forte&#8221;, la mascolinit\u00e0 ordodossa \u00e8 inoltre sottoposta a una condizione di precariet\u00e0 costante, e dunque di permanente insicurezza identitaria: lo status sociale del vero uomo \u00e8 sempre revocabile, la virilit\u00e0 \u00e8 ogni giorno soggetta a un ansioso esame pubblico che letteralmente non finisce mai. In una concezione tradizionale, insomma, la mascolinit\u00e0 \u00e8 legata a una vocazione <em>performativa <\/em>dell&#8217;identit\u00e0 di genere che appare storicamente tipica di un soggetto obbligato, praticamente giorno e notte, a dover dare prova di essere senza dubbio all&#8217;altezza della missione cosmica del dominio.<br>\nIndirettamente, il legame fondante fra omofobia e codice identitario virile pu\u00f2 essere confermato, <em>a contrario<\/em>, dal molto minore peso sociale che anche storicamente ha assunto l&#8217;omofobia femminile, la lesbofobia. Sul piano dei linguaggi collettivi, ad esempio, non solo le immagini mediatiche che alludono a un rapporto lesbico sono percepite come decisamente meno perturbanti rispetto alle analoghe immagini maschili, ma la stessa intimit\u00e0 quotidiana fra donne eterosessuali, anche a livello fisico, appare socialmente accettabile in misura impensabile rispetto al suo corrispettivo maschile. Dopo tutto, non occorre essere persone esperte di prossemica per accorgersi di quanto sia diffuso un chiaro interdetto sociale riguardante la violazione, da parte di un uomo eterosessuale, della cosiddetta distanza intima di un altro uomo eterosessuale, quella che conduce potenzialmente al contatto fisico; a meno che, ovviamente, non ci si trovi in situazioni molto particolari in cui tali norme di interdizione dell&#8217;intimit\u00e0 possano essere sospese senza conseguenze negative (sport, parodie di piccola violenza o combattimento, circostanze emotivamente gravissime).<br>\nMolti anni fa, in un celebre studio sperimentale, Stephen Morin e Ellen Garfinkle provarono addirittura a misurare le implicazioni spaziali dell&#8217;omofobia. Quando i partecipanti all&#8217;esperimento venivano introdotti in una stanza per un colloquio con uno psicologo, dovevano posizionare la propria sedia nello spazio rispetto a quest&#8217;ultimo; si registr\u00f2 che quando lo psicologo esibiva in bella vista un distintivo dell&#8217;associazione dei terapeuti omosessuali, i partecipanti spontaneamente collocavano la sedia ben pi\u00f9 lontano di quando si trovavano di fronte un interlocutore senza alcun segno distintivo. Nel primo caso, inoltre, la distanza risult\u00f2 di ben tre volte superiore a quella che le partecipanti allo stesso esperimento mettevano tra s\u00e9 e una psicologa con un distintivo dell&#8217;associazione delle terapeute lesbiche<span id='easy-footnote-13-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-13-5940' title='Stephen F. Morin, Ellen M. Garfinkle, &lt;em&gt;Male Homophobia&lt;\/em&gt;, in &amp;#8220;Journal of Social Issues&amp;#8221;, vol. 34, n. 1, 1978, p. 37, cit. in Elisabeth Badinter,&lt;em&gt; XY. L&amp;#8217;identit\u00e0 maschile, &lt;\/em&gt;Longanesi &amp;amp; C., Milano, 1993 [1992], p. 155.'><sup>13<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nCon questo, ovviamente, non si intende certo dire che la lesbofobia tra donne sia un problema sociale trascurabile; il punto \u00e8 piuttosto che le insicurezze identitarie del genere storicamente dominante sembrano produrre conseguenze incredibilmente drammatiche sulle regole della convivenza umana a ogni livello. Sembra insomma esistere uno specifico e serissimo <em>tab\u00f9<\/em> dell&#8217;intimit\u00e0 che \u00e8 specificamente maschile, e che in tali forme severe ha pochi corrispettivi nel femminile; non c&#8217;\u00e8 forse da stupirsi, in effetti, se consideriamo il legame strettissimo tra identit\u00e0 virile e omofobia. Virile significa dominante, secondo una logica tradizionale, e in questo senso la seriet\u00e0 \u00e8 certamente un connotato indiscutibile della questione: con la cosmica missione maschile del dominio c&#8217;\u00e8 davvero poco da scherzare. Del resto, neppure a livello lessicale esiste un corrispettivo femminile del termine <em>virilit\u00e0<\/em>, con tutto ci\u00f2 che socialmente, storicamente, politicamente esso si porta dietro. E magari qualcosa, una simile circostanza, vorr\u00e0 pur dire.<br><br>\n\n\n<b>3 L&#8217;omofobia contemporanea in prospettiva storica<\/b><br><br>\n\n\nQualcosa vorr\u00e0 dire anche che le normative punitive dell&#8217;omosessualit\u00e0, nella stragrande maggioranza degli Stati che in et\u00e0 contemporanea le adottano, siano storicamente dirette contro le relazioni fra uomini e ignorino \u2013 almeno formalmente: altro ovviamente \u00e8 il discorso sulla prassi repressiva degli apparati istituzionali, per non dire della riprovazione sociale<span id='easy-footnote-14-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-14-5940' title='Naturalmente anche l&amp;#8217;omosessualit\u00e0 femminile viene socialmente osteggiata come un segno di crisi profonda: anzi, accomunando emancipazionismo e donna \u00abmascolinizzata\u00bb (un&amp;#8217;associazione che avr\u00e0 lunga fortuna), gi\u00e0 a fine Ottocento si accusano le femministe \u2013 ad esempio \u2013 di istigare le ragazze a \u00abinsanabili pervertimenti sessuali\u00bb e alla \u00abavversione contro tutto il sesso maschile\u00bb. Citazioni tratte da un articolo di Hans Kurella pubblicato nel 1896 sull&#039;&amp;#8221;Archivio&amp;#8221; di Cesare Lombroso, cit. in Bruno P.F. Wanrooij, &lt;em&gt;Storia del pudore. La questione sessuale in Italia (1860-1940)&lt;\/em&gt;, Marsilio, Venezia, 1990, p. 197.'><sup>14<\/sup><\/a><\/span> \u2013 l&#8217;omosessualit\u00e0 femminile. Quello tedesco \u00e8 forse il caso pi\u00f9 rilevante: il celebre articolo 175 del codice penale del 1871, che condanna gli \u00abatti contronatura\u00bb, \u00e8 rivolto esclusivamente contro gli omosessuali maschi; nemmeno durante il Terzo Reich, quando tali norme repressive vengono decisamente inasprite, \u00e8 presa in considerazione l&#8217;ipotesi di perseguire le lesbiche per vie giuridiche (il che, tuttavia, non impedir\u00e0 una feroce persecuzione dell&#8217;omosessualit\u00e0 femminile, fino allo sterminio nei Lager, realizzata senza necessit\u00e0 di specifici strumenti formali)<span id='easy-footnote-15-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-15-5940' title='Cfr. Robert Beachy, &lt;em&gt;Gay Berlin. L&amp;#8217;invenzione tedesca dell&amp;#8217;omosessualit\u00e0&lt;\/em&gt;, Bompiani, Milano, 2016 [2014]; John C. Fout, &lt;em&gt;Sexual Politics in Wilhelmine Germany: The Male Gender Crisis, Moral Purity, and Homophobia&lt;\/em&gt;, in &amp;#8220;Journal of the History of Sexuality&amp;#8221;, vol. 2, n. 3, 1992. Per la persecuzione dell&amp;#8217;omosessualit\u00e0 femminile durante il Terzo Reich cfr. &lt;em&gt;R\/esistenze lesbiche nell&amp;#8217;Europa nazifascista&lt;\/em&gt;, a cura di Paola Guazzo, Ines Rieder, Vincenza Scuderi, Ombre corte, Verona, 2010.'><sup>15<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nAnalogamente, il cosiddetto emendamento Labouchere che nel 1885 penalizza nel Regno Unito gli atti di \u00abgross indecency\u00bb \u2015 e che dieci anni dopo render\u00e0 possibile il clamoroso processo a Oscar Wilde \u2015 si riferisce soltanto agli uomini. Naturalmente, questi esempi non intendono suggerire che le donne omosessuali, lesbiche o bisessuali, abbiano goduto di maggiore libert\u00e0. Tuttavia, essendo concepita come un insostenibile <em>vulnus <\/em>identitario inferto al genere dominante, \u00e8 primariamente l&#8217;omosessualit\u00e0 maschile che va colpita con la massima solennit\u00e0. Il punto \u00e8 insomma che un simile accanimento punitivo diretto esplicitamente contro il solo genere maschile suggerisce una riflessione storiografica specifica, sul piano del legame fra identit\u00e0 maschile e potere; in quanto &#8220;traditore&#8221; del genere dominante, si pu\u00f2 ipotizzare cio\u00e8 che l&#8217;omosessuale maschio comporti uno scandalo <em>politico<\/em> pi\u00f9 preoccupante \u2013 in una logica virilista \u2013 del suo corrispettivo femminile, proprio in quanto minaccia di aprire <em>dall&#8217;interno<\/em> una pericolosissima crepa nell&#8217;edificio patriarcale.<br>\nAl centro di queste pagine, come si \u00e8 detto, \u00e8 pi\u00f9 che altro la rappresentazione dell&#8217;omosessualit\u00e0; un rapido cenno alla <em>realt\u00e0 <\/em>fattuale delle relazioni omosessuali, tuttavia, pu\u00f2 forse aggiungere un ulteriore tassello allo scenario storico qui sommariamente evocato. Uno degli elementi pi\u00f9 importanti della crisi del \u00abmodello pederastico classico\u00bb, nella definizione di Barbagli e Colombo, \u00e8 l&#8217;affermazione tra Otto e Novecento di un nuovo schema all&#8217;interno della sessualit\u00e0 tra uomini, in cui il soggetto socialmente pi\u00f9 forte \u2013 molto spesso, colui che ha richiesto il rapporto \u2015 svolge ora un ruolo sessualmente passivo; il partner invece, svolgendo un ruolo attivo, solitamente non rappresenta s\u00e9 stesso come omosessuale, invertito, pederasta ecc. L&#8217;omosessuale quindi (secondo la visione corrente, il soggetto dal cui vizio nasce il rapporto) si <em>passivizza<\/em>, cio\u00e8 \u2014 nella percezione sociale \u2014 si <em>femminilizza. <\/em>La polarizzazione attivo\/passivo inizia cos\u00ec lentamente a incorporare quella maschio\/femmina; un processo lungo e per nulla omogeneo nei vari contesti nazionali, ma che tra Settecento (in Europa settentrionale) e Novecento conduce a un nuovo modello di identit\u00e0 omosessuale fondato sull&#8217;\u00abinversione di genere\u00bb<span id='easy-footnote-16-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-16-5940' title='Barbagli, Colombo, &lt;em&gt;Omosessuali moderni&lt;\/em&gt;, cit., p. 249. \u00c8 questa un&amp;#8217;impostazione non del tutto scomparsa nel senso comune fino a tempi recenti, o fino ai giorni nostri: l&amp;#8217;omosessuale &amp;#8220;autentico&amp;#8221; sarebbe colui che si degrada a svolgere un ruolo simile \u2013 in una visione maschile tradizionale della sessualit\u00e0 \u2013 a quello di una donna: essere penetrato da un uomo di indubbia virilit\u00e0. Ampie sopravvivenze di tale concezione, per cui l&amp;#8217;omosessuale \u00e8 &lt;em&gt;sempre &lt;\/em&gt;e &lt;em&gt;soltanto&lt;\/em&gt; il soggetto passivo, mentre quello attivo non perde un solo grammo di orgoglio maschile, si trovano ancora oggi frequentemente nel turpiloquio omofobico, laddove si fa appunto offensivo riferimento, aggressivamente e &lt;em&gt;virilmente&lt;\/em&gt;, a forme violente di sodomia.'><sup>16<\/sup><\/a><\/span>. \u00c8 anche questa una dinamica storica che sembra convergere verso uno scenario in cui, tanto nella percezione comune quanto nella produzione scientifica, omosessualit\u00e0 maschile ed effeminatezza si sovrappongono sempre pi\u00f9.<br>\nPer pi\u00f9 aspetti, quindi, soprattutto a partire dalla <em>Belle \u00c9poque<\/em> omofobia maschile e misoginia procedono parallelamente. Tra gli ultimi decenni dell&#8217;Ottocento e la Grande Guerra monta infatti in tutto l&#8217;Occidente un vero e proprio allarme sociale maschile nei confronti della minaccia storica della &#8220;femminilizzazione&#8221;, come frutto avvelenato del progresso. \u00c8 questo un termine che si adatta perfettamente a descrivere tanto scenari prossimi in cui le donne avrebbero conquistato nuovi spazi sociali, quanto future prospettive (altrettanto apocalittiche) di &#8220;degenerazione&#8221; in senso omosessuale della popolazione maschile; a cominciare, ovviamente, dalla sua parte pi\u00f9 \u00abcivilizzata\u00bb e perbene. Agli occhi dei misogini, peraltro, nella <em>fin de si\u00e8cle <\/em>la prospettiva della &#8220;femminilizzazione&#8221; della societ\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 drammaticamente annunciata dalla crescita dei movimenti femministi, e in generale dalla percezione di un inedito (per quanto ancora molto limitato, nella realt\u00e0) protagonismo delle donne nella sfera pubblica.<br>\nNel bel mezzo di quello che essi percepiscono come un attacco in piena regola condotto dal genere femminile contro l&#8217;assetto tirannicamente patriarcale della societ\u00e0 e delle leggi, dunque, i guardiani della virilit\u00e0 occidentale identificano l&#8217;omosessuale come una specie di &#8220;quinta colonna&#8221; del nemico, un vero e proprio cavallo di Troia all&#8217;interno delle sacre mura eterosessuali, un subdolo vettore di corruzione e fatale indebolimento nelle maschie file delle &#8220;razze&#8221; superiori. Certamente, l&#8217;omosessualit\u00e0 maschile \u00e8 stata ferocemente perseguitata da tempo immemorabile; nella <em>Belle \u00c9poque<\/em>, tuttavia, cio\u00e8 in un periodo in cui la classica riproduzione della supremazia maschile sembra notevolmente complicata dagli incipienti processi di modernizzazione, secolarizzazione ed emancipazione femminile, gli accenti con cui si evoca il suo spettro e gli strumenti concreti per esorcizzarlo conoscono una drastica brutalizzazione<span id='easy-footnote-17-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-17-5940' title='Cfr., su questo scenario complessivo, Laura Schettini, &lt;em&gt;Il gioco delle parti. Travestimenti e paure sociali tra Otto e Novecento&lt;\/em&gt;, Le Monnier, Firenze, 2011.'><sup>17<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nChe in quest&#8217;epoca si assista a un importante mutamento rispetto alle classiche dinamiche omofobiche, lo sottolineava diversi anni fa anche lo storico britannico John Tosh: <br><br><span class=\"quote\">\n\n\nLa stigmatizzazione degli omosessuali come categoria aberrante di uomini separati dai &#8220;normali&#8221; sembra essersi affermata pienamente soltanto alla fine del diciannovesimo secolo [&#8230;] Da allora in poi la figura dell&#8217;omosessuale si costitu\u00ec come capro espiatorio del patriarcato: colui che metteva in pericolo le basi della famiglia, che disprezzava l&#8217;etica del lavoro e che sovvertiva il cameratismo delle associazioni di soli uomini<span id='easy-footnote-18-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-18-5940' title='John Tosh, &lt;em&gt;What Should Historians do with Masculinity?&lt;\/em&gt;, in &amp;#8220;History Workshop Journal&amp;#8221;, n. 38, 1994, p. 191 (tr. it. &lt;em&gt;Come dovrebbero affrontare la mascolinit\u00e0 gli storici?&lt;\/em&gt;, in &lt;em&gt;Genere. La costruzione sociale del femminile e del maschile&lt;\/em&gt;, a cura di Simonetta Piccone Stella, Chiara Saraceno, Il Mulino, Bologna, 1996). '><sup>18<\/sup><\/a><\/span>.\n\n<br><\/span><br>\nLa scienza, nell&#8217;epoca d&#8217;oro del positivismo, svolge un ruolo essenziale nell&#8217;additare alla societ\u00e0 intera i confini del bene e del male, naturalmente esprimendosi nel registro laico del normale e del patologico. Tra gli ultimi decenni dell&#8217;Ottocento e i primi del secolo successivo, l&#8217;omosessualit\u00e0 viene inquadrata prima come una patologia degenerativa, e in seguito comunemente ritenuta una condizione innata. Secondo la classica impostazione di Michel Foucault, se prima era percepita come un comportamento, ora l&#8217;omosessualit\u00e0 diventa una precisa figura sociale: \u00abIl sodomita era un recidivo, l&#8217;omosessuale ormai \u00e8 una specie\u00bb<span id='easy-footnote-19-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-19-5940' title='Michel Foucault, &lt;em&gt;Storia della sessualit\u00e0&lt;\/em&gt;, vol. I, &lt;em&gt;La volont\u00e0 di sapere&lt;\/em&gt;, Feltrinelli, Milano, 1999 [1976], p. 43. Critiche a questa impostazione sono esposte in Barbagli, Colombo, &lt;em&gt;Omosessuali moderni&lt;\/em&gt;, cit., pp. 224-225.'><sup>19<\/sup><\/a><\/span>. Il comportamento di un omosessuale appare insomma come l&#8217;espressione di un&#8217;identit\u00e0 profonda, non come un semplice atto. L&#8217;\u00abinversione\u00bb sessuale non \u00e8 pi\u00f9 una pecca morale, ma una condizione naturale che ogni uomo pu\u00f2 disgraziatamente scoprire in s\u00e9 stesso, a prescindere dalla perfezione morale della propria condotta. Tutto ci\u00f2 spinge gli uomini turbati dall&#8217;insicurezza di genere a distinguersi il pi\u00f9 possibile dallo stereotipo dell&#8217;omosessuale, in modo da provare a s\u00e9 e (soprattutto) agli altri di non possedere nessun carattere che non possa essere considerato indiscutibilmente maschile.<br>\nCos\u00ec come la conosciamo oggi, in breve, l&#8217;omofobia nasce tra Otto e Novecento; in questa forma storica, rappresenta innanzitutto una reazione maschile a fronte di quella che appare come una crisi profonda delle identit\u00e0 di genere, tale da mettere  seriamente in discussione la mascolinit\u00e0 tradizionale e la supremazia del genere maschile sul genere femminile. Questa controffensiva reazionaria disegna un paesaggio identitario presentato come &#8220;naturale&#8221;, e drasticamente ordinato in modo gerarchico, nel quale il vero uomo costituisce l&#8217;esemplare pi\u00f9 perfetto della specie, mentre la donna appartiene a un mondo inferiore e rappresenta necessariamente un soggetto bisognoso del superiore controllo maschile. All&#8217;interno di questo schema manicheo, l&#8217;omosessuale maschio diventa cos\u00ec una specie di errore evolutivo, una cellula impazzita che per la sua natura degenerata \u00e8 fatalmente condannata a sprofondare verso gli Inferi.<br>\nDi questa nuova immagine negativa dell&#8217;omosessuale, il principale tratto distintivo \u00e8 l&#8217;effeminatezza: attributo che rivela chiaramente quanto la vera posta in gioco identitaria sia l&#8217;allontanamento degli uomini da un&#8217;ideale normativo di &#8220;vera&#8221; mascolinit\u00e0 (virile, forte, attiva e dominatrice). L&#8217;effeminatezza dell&#8217;omosessuale, inoltre, appare legata a una sua irriducibile perversione organica, alla sua &#8220;natura&#8221; degenerata confermata dalla moderna scienza; nell&#8217;insieme, una simile definizione fornisce sul piano logico una base clinico-politica per alimentare l&#8217;allarme sociale circa la &#8220;crisi&#8221; moderna delle identit\u00e0 di genere <em>naturalmente<\/em> intese, e quindi per una complessiva offensiva omofobica che coniuga riprovazione sociale, patologizzazione scientifica, discriminazione e persecuzione giuridica.<br>\nSi tratta di una stereotipizzazione omofobica destinata a durare per tutto il Novecento, se non oltre: fino agli anni Sessanta e Settanta, certamente, quando in molti ordinamenti giuridici vengono abolite le norme penali contro l&#8217;omosessualit\u00e0, e quando la scienza medica abbandona la concezione dell&#8217;omosessualit\u00e0 come fenomeno patologico (nel 1973 l&#8217;American psychiatric association depenna l&#8217;omosessualit\u00e0 dal Manuale delle malattie mentali); ma decisamente pi\u00f9 a lungo, in effetti, considerando la persistenza nel senso comune di tali stereotipi \u2013 e dunque la virulenza degli atteggiamenti omofobi socialmente diffusi \u2015 fino in pratica al presente. Uno dei pilastri di questa visione che considera sostanzialmente l&#8217;omosessualit\u00e0 come escrescenza identitaria patologica \u00e8 ancora, oggi come nell&#8217;epoca d&#8217;oro del positivismo ottocentesco, la presunta conformit\u00e0 alla &#8220;natura&#8221; di un assetto esclusivamente binario delle identit\u00e0 di genere e degli orientamenti sessuali, fondamento ideologico primario di un riconoscimento assiomatico dell'&#8221;anormalit\u00e0&#8221; sessuale.<br>\nL&#8217;omofobia istituzionalizzata, d&#8217;altro canto, conosce in epoca contemporanea un picco repressivo sotto i regimi fascista e nazionalsocialista, e non certo per caso: sebbene con alcune differenze importanti, infatti, entrambe le dittature si fanno esplicitamente paladine di una restaurazione dell&#8217;autentica virilit\u00e0 nazionale corrotta dalla modernit\u00e0 liberale, concetto questo che negli anni Venti e Trenta continua certamente a includere l&#8217;aborrita emancipazione delle donne nonch\u00e9 la relativa, e non meno nefasta, &#8220;femminilizzazione&#8221; della societ\u00e0. A differenza che in Germania, nell&#8217;ordinamento italiano sin dal 1889 (dal codice penale Zanardelli) non \u00e8 mai esistita una figura di reato che colpisse l&#8217;omosessualit\u00e0; il che non impedisce al fascismo, che si vuole \u00absuscitatore di virilit\u00e0\u00bb, di perseguitare gli omosessuali ricorrendo a reati in qualche modo considerati affini (quale, ad esempio, l&#8217;offesa al comune pudore o alla stirpe, a seguito del codice Rocco del 1930); ovvero, ancor pi\u00f9 sbrigativamente, ricorrendo in centinaia di casi alla misura amministrativa del confino di polizia<span id='easy-footnote-20-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-20-5940' title='Cfr. Lorenzo Benadusi, &lt;em&gt;Il nemico dell&amp;#8217;uomo nuovo. L&amp;#8217;omosessualit\u00e0 nell&amp;#8217;esperimento totalitario fascista, &lt;\/em&gt;Feltrinelli, Milano, 2005.'><sup>20<\/sup><\/a><\/span>. Ben pi\u00f9 tragico il destino di coloro che in non piccolo numero finiranno per essere i <em>rosa Winkeln<\/em>, i triangoli rosa dei Lager nazisti: inasprito nel 1935, l&#8217;articolo 175 contro gli omosessuali tedeschi serve molto bene gli interessi della <em>razza<\/em> superiore, alla cui riproduzione evidentemente gli omosessuali non danno il doveroso contributo patriottico. Solo nel 1969 la condanna penale dell&#8217;omosessualit\u00e0 verr\u00e0 quasi del tutto abolita nella Repubblica federale tedesca (rimarr\u00e0 fino al 1994 un diverso criterio, fra eterosessuali e omosessuali, per la definizione dell&#8217;et\u00e0 minima per poter avere un rapporto sessuale), mentre nella Germania Est l&#8217;omosessualit\u00e0 verr\u00e0 completamente depenalizzata nel 1968.<br><br>\n\n\n<b>4 L&#8217;omofobia e il declino del virilismo<\/b><br><br>\n\n\nGli anni Sessanta e Settanta rappresentano anche \u2013 e non \u00e8 certo un caso \u2015 il periodo in cui quel pluridecennale irrigidimento ideologico in senso virilista dell&#8217;identit\u00e0 maschile, cui pi\u00f9 sopra si faceva riferimento, e del quale la configurazione contemporanea dell&#8217;omofobia \u00e8 parte non solo integrante ma propriamente <em>integrativa<\/em>, appare perdere seriamente credibilit\u00e0 anche a livello del senso comune diffuso. Agli occhi di molti tradizionalisti, la battaglia iniziata nel secolo precedente appare ormai gravemente compromessa: quasi ovunque, in Occidente, le donne hanno conquistato diritti impensabili solo pochi anni prima, e sul piano mondiale \u00e8 stata acquisita perfino una clamorosa parit\u00e0 formale ai pi\u00f9 alti livelli (come l&#8217;Onu ha sancito con la Dichiarazione universale dei diritti umani nel 1948); i processi di modernizzazione recenti, profondissimi e incredibilmente capillari, hanno prodotto un&#8217;innegabile secolarizzazione dell&#8217;etica, inclusa la morale sessuale; il clima pi\u00f9 liberaleggiante dell&#8217;ambiente urbano, pienamente &#8220;moderno&#8221;, pluralistico sul piano culturale, che \u00e8 ormai lo scenario esistenziale quotidiano per fasce crescenti di popolazione, favorisce relazioni di genere meno squilibrate, in particolare fra le nuove generazioni; una retorica stentoreamente misogina e trionfalmente virilista, quale aveva dominato nel Ventennio, \u00e8 sempre pi\u00f9 considerata un vecchio arnese ormai anacronistico.<br>\nA un simile scenario di trasformazioni profonde \u00e8 in effetti strettamente legata anche sul piano causale la circostanza che l&#8217;omofobia contemporanea, quella forma specifica di stigmatizzazione sociale della quale si \u00e8 collocata l&#8217;origine nel secondo Ottocento, conosca un evidente indebolimento proprio negli anni Sessanta e Settanta. All&#8217;interno di tale contesto in mutamento, non \u00e8 probabilmente necessario insistere troppo sul ruolo fondamentale che svolgono i nascenti movimenti omosessuali, dalla gi\u00e0 citata rivolta di Stonewall in poi. Anche a questa inedita legittimazione sociale \u2013 per quanto molto relativa, ma storicamente importantissima \u2015 di un pluralismo degli orientamenti sessuali, nello stesso decennio Settanta, si deve evidentemente anche la progressiva ma clamorosa erosione dello storico tab\u00f9 omofobico, in quegli anni, nelle interazioni quotidiane tra uomini: mentre tanti giovani uomini eterosessuali provano a mettere in discussione certe tradizionali rigidit\u00e0 nell&#8217;intimit\u00e0 maschile, altri si chiedono pi\u00f9 o meno serenamente se davvero debbano ritenersi soddisfatti all&#8217;interno di una sfera di esperienza sessuale e affettiva esclusivamente eterosessuale<span id='easy-footnote-21-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-21-5940' title='Ho descritto tali dinamiche nel mio &lt;em&gt;L&amp;#8217;invenzione della virilit\u00e0. Politica e immaginario maschile nell&amp;#8217;Italia contemporanea&lt;\/em&gt;, Carocci, Roma, 2011, cap. 5.'><sup>21<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nAnche la cultura di massa, infine, sembra veicolare modelli di successo che rimandano al registro identitario dell&#8217;androginia (David Bowie, per tutti), mentre la stessa moda maschile sdogana colori sgargianti, forme attillate, accessori non troppo differenti da quelli tradizionalmente femminili (si pensi al borsello, ad anelli e collane vistose ecc.) non solo nelle sfilate dei grandi stilisti, ma propriamente per un vasto mercato popolare. All&#8217;inizio del decennio Settanta, sui media italiani si discute gi\u00e0 di un immaginario &#8220;unisex&#8221;, una cifra estetica che dall&#8217;abbigliamento promette di sconfinare nel pi\u00f9 ampio campo della cultura e delle relazioni sociali, rendendo tendenzialmente meno netti \u2013 o addirittura superando \u2013 i connotati esteriori del maschile e del femminile in quanto identit\u00e0 polarizzate<span id='easy-footnote-22-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-22-5940' title='Cfr. Fiammetta Balestracci, &lt;em&gt;La sessualit\u00e0 degli italiani. Politiche, consumi, culture dal 1945 ad oggi&lt;\/em&gt;, Carocci, Roma, 2020, pp. 111ss.'><sup>22<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nA partire da quel tornante storico, qualcosa si \u00e8 indubbiamente rotto nel meccanismo di riproduzione &#8220;automatica&#8221; dell&#8217;omofobia quale \u00e8 stata descritta in queste pagine. Analogamente alla misoginia, in breve, l&#8217;omofobia in quanto tale non \u00e8 certo scomparsa n\u00e9 ha smesso di produrre effetti fortemente tossici sulle vite concrete di persone non &#8220;conformi&#8221; a quel corredo culturale di genere che da esse ci si aspetta pi\u00f9 o meno rigorosamente. Tuttavia, la visibilit\u00e0 sociale degli omosessuali, pur se spesso mediaticamente caricaturizzata, \u00e8 certamente cresciuta negli ultimi quattro-cinque decenni; allo stesso modo, \u00e8 aumentata la consapevolezza diffusa della necessit\u00e0 di una parificazione di <em>alcuni<\/em> diritti, fra le multiple identit\u00e0 di genere. Tutto ci\u00f2 sembra suggerire che l&#8217;omofobia abbia conosciuto un cambiamento epocale, e forse anche che, per quanto tutt&#8217;altro che estinta, essa sia decisamente meno credibile di un tempo. <br>\n<em>Alcuni<\/em> diritti tuttavia non vuol dire <em>tutti<\/em> i diritti, non vuol dire gli stessi diritti a prescindere dalla soggettivit\u00e0 di genere: e questo \u00e8 senz&#8217;altro un segnale inequivocabile del persistere di una situazione di discriminazione, del perpetuarsi di un accesso pi\u00f9 limitato alle libert\u00e0 fondamentali, di una menomazione a tutt&#8217;oggi esistente dei diritti di cittadinanza in senso lato. Circola ancora ampiamente, nel senso comune come sui media e in Parlamento, un principio implicito per cui i diritti valgono non universalmente, ma a seconda dell&#8217;identit\u00e0 di chi li rivendica; cos\u00ec, se per certi gruppi sociali appare tutto sommato accettabile a (quasi) chiunque che debbano esistere norme a contrasto della loro discriminazione o vittimizzazione, per altri soggetti invece \u2013 certamente sottoposti a discriminazioni, violenze e omicidi, come le cronache costantemente evidenziano \u2015 non vale di fatto lo stesso princ\u00ecpio.<br>\nForse in nessun altro caso questa dinamica illiberale appare pi\u00f9 chiara, che a proposito di un disegno di legge di cui molto si discute proprio mentre queste righe vengono scritte, e che peraltro riguarda proprio il contrasto giuridico all&#8217;omofobia. Il ddl Zan, dal molto tormentato iter parlamentare, si propone di estendere le norme che con la cosiddetta legge Mancino gi\u00e0 puniscono chi diffonde l&#8217;odio o incita o commette violenza su base &#8220;razziale&#8221; o &#8220;etnica&#8221;, comprendendo quindi adesso le corrispondenti fattispecie di atti quando riferite al genere e all&#8217;orientamento sessuale. Ma il percorso di questa proposta di legge si \u00e8 rivelato, per l&#8217;appunto, quanto mai accidentato; ci\u00f2 che quindi si accetta, come princ\u00ecpio di diritto, nel caso dell&#8217;odio razzista non si accetta nel caso dell&#8217;odio omofobico. Perch\u00e9, si dice in alcuni interventi contrari al ddl Zan, con la sua approvazione si affermerebbe una sorta di regime dittatoriale in rosa e paillettes, un totalitarismo da Gay pride, un carnevale permanente di ogni aberrazione &#8220;contronatura&#8221;.<br>\nSecondo il cattolico tradizionalista Mario Adinolfi, ad esempio, questa diverrebbe nientemeno che \u00abla prima legge fascistissima approvata dal 1926\u00bb, grazie alla quale \u00able scuole \u201cdi ogni ordine e grado\u201d (articolo 7 ddl Zan) finiscono in prima linea nella costruzione dei nuovi balilla del politicamente corretto, educati a concetti di cui non possono conoscere il senso fin dall\u2019et\u00e0 di tre anni\u00bb<span id='easy-footnote-23-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-23-5940' title='Mario Adinolfi, &lt;a href=&quot;https:\/\/www.ilpopolodellafamiglia.it\/2021\/04\/19\/i-cinque-veri-obiettivi-del-ddl-zan\/&quot; title=&quot;I cinque veri obiettivi del Ddl Zan&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;I cinque veri obiettivi del Ddl Zan&lt;\/a&gt; , visto il 4\/5\/2021.'><sup>23<\/sup><\/a><\/span>; a sentire il deputato leghista Alessandro Pagano, \u00abquesta legge perseguiter\u00e0 proprio gli eterosessuali\u00bb<span id='easy-footnote-24-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-24-5940' title='Cfr. Francesco Lepore, &lt;a href=&quot;https:\/\/www.linkiesta.it\/2020\/07\/la-crociata-nei-confronti-del-disegno-di-legge-contro-lomotransfobia-e-la-misoginia\/&quot; title=&quot;La crociata nei confronti del disegno di legge contro l\u2019omotransfobia e la misoginia&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;La crociata nei confronti del disegno di legge contro l\u2019omotransfobia e la misoginia&lt;\/a&gt;, visto il 4\/5\/2021.'><sup>24<\/sup><\/a><\/span>; per la deputata di Forza Italia Annagrazia Calabria, infine (ma si potrebbe ovviamente proseguire molto a lungo con gli esempi), la legge introdurrebbe \u00abuna sorta di pensiero unico\u00bb, essendo \u00abliberticida e ideologica\u00bb<span id='easy-footnote-25-5940' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5940#easy-footnote-bottom-25-5940' title='Secondo quanto riportato da alcuni organi di stampa, Calabria ha pronunciato queste espressioni nel corso di un intervento alla Camera, il 3 agosto 2020; cfr. tra gli altri Simona Musco, &lt;a href=&quot;https:\/\/www.ildubbio.news\/2020\/08\/03\/leggi-anti-omofobia-anche-forza-italia-dice-no-mira-al-pensiero-unico\/&quot; title=&quot;Leggi anti omofobia, anche Forza Italia dice no: \u00abMira al pensiero unico\u00bb&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;Leggi anti omofobia, anche Forza Italia dice no: \u00abMira al pensiero unico\u00bb&lt;\/a&gt; , visto il 4\/05\/2021.'><sup>25<\/sup><\/a><\/span>. Quest&#8217;ultimo aggettivo non \u00e8 ovviamente casuale: da parte di varie organizzazioni, associazioni, movimenti politici ormai da anni si conduce una vera e propria crociata contro la presunta \u00abideologia gender\u00bb, laddove con questa assurda locuzione si intenda comprendere tutto ci\u00f2 che a livello culturale, politico ed educativo minacci di mettere in discussione un ordine &#8220;naturale&#8221; dei sessi imperiosamente e rigorosamente distinto in maschile e femminile. <br>\nUn ritornello <em>tecnicamente<\/em> reazionario che a questo punto, si pu\u00f2 dire, non risulter\u00e0 forse del tutto nuovo a chi avr\u00e0 avuto la pazienza di leggere fino in fondo queste pagine.\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L&#8217;omofobia maschile si configura, in et\u00e0 contemporanea, come uno degli elementi fondanti dell&#8217;assetto asimmetrico del potere fra i generi. La sua funzione difensiva, soprattutto a partire dall&#8217;epoca storica in cui la tradizionale supremazia maschile inizia a essere messa sistematicamente in discussione (il secondo Ottocento), \u00e8 anche quella di rafforzare i confini dell&#8217;ortodossia identitaria del genere dominante. Nel saggio verranno quindi prese principalmente in considerazione le dinamiche culturali maschili che producono una stigmatizzazione degli uomini omosessuali, in quanto devianti da una configurazione identitaria rigidamente modellata su un ideale di virilit\u00e0 indiscutibile. Dopo una sommaria disamina di alcune fondamentali dinamiche omofobiche, verr\u00e0 quindi ripercorsa l&#8217;evoluzione storica dell&#8217;omofobia fino agli ultimi decenni, quando il declino di un ordine di genere fortemente segnato dal virilismo sembra condurre a una relativa legittimazione sociale e politica di identit\u00e0 e orientamenti sessuali &#8220;plurali&#8221;, non conformisti, eterodossi.","protected":false},"author":176,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[2],"tags":[379,377,345,380],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5940"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/176"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5940"}],"version-history":[{"count":31,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5940\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13273,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5940\/revisions\/13273"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5940"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5940"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5940"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}