{"id":5375,"date":"2020-12-19T02:46:28","date_gmt":"2020-12-19T01:46:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375"},"modified":"2021-01-19T12:09:54","modified_gmt":"2021-01-19T11:09:54","slug":"da-skianto-a-schiavo-il-controcanto-civile-del-punk-bolognese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375","title":{"rendered":"Da skianto a schiavo:  il controcanto civile del punk bolognese"},"content":{"rendered":"\nSe Bologna celebra oggi le <em>stars<\/em> internazionali del jazz che l\u2019hanno frequentata nelle centralissime via Orefici e via Caprarie (con tanto di stelle di marmo incassate nel selciato, a mo\u2019 di una felsinea <em>walk of fame<\/em>), oppure i suoi cantautori (Lucio Dalla <em>in primis<\/em>, le cui note risuonano in Via d\u2019Azeglio, la cui sagoma si affaccia su Piazza dei Celestini), \u00e8 doveroso ricordare che, a cavallo tra gli anni 1970 e 1980, il capoluogo emiliano \u00e8 stato la citt\u00e0 pi\u00f9 punk d\u2019Italia. In inglese, <em>punk<\/em> pu\u00f2 significare \u00abrifiuto\u00bb, \u00abscarto\u00bb, \u00abdelinquente\u00bb, \u00abprostituta\u00bb, varie accezioni che rimandando comunque sempre alla trivialit\u00e0 e alla marginalit\u00e0. Il movimento punk stesso \u00e8 polisemico: trattasi innanzitutto di una corrente musicale che esaspera l\u2019urgenza del rock\u2019n\u2019roll, aumentando i battiti per minuti, saturando ancora di pi\u00f9 il suono delle chitarre. Le canzoni sono brevi, i testi essenziali esprimono disagio sociale, rabbia politica, distacco ironico. Il punk \u00e8 anche una <em>subculture<\/em>, come la definisce lo studioso Dick Hebdige che dedica uno dei primi studi al movimento nascente; una sottocultura con un\u2019estetica propria e una filosofia, quella del \u00ab<em>do it yourself<\/em>\u00bb: chiunque pu\u00f2 suonare, scrivere, creare una <em>fanzine<\/em>, contano di pi\u00f9 la sfrontatezza e la cocciutaggine che non la preparazione tecnica. \u00c8 quanto simboleggia anche la moda punk, fatta di elementi disparati tenuti assieme con le spille da balia. Il punk, infine, \u00e8 anche una sorta di etica, uno stile di vita intriso di pessimismo racchiuso nel motto \u00ab<em>no future<\/em>\u00bb.<br>\nDel panorama bolognese, si ricordano soprattutto gli Skiantos e i Gaznevada, i due gruppi di punta del Movimento del \u201877 che ebbero successo sui palchi nazionali: tuttavia, il sottobosco del punk cittadino \u00e8 particolarmente intricato e non pu\u00f2 essere riassunto alla parabola di questi due complessi capostipiti. L\u2019evoluzione della scena punk, suddivisa in due ondate ben distinte, in due \u00abanti-scuole\u00bb apparentate ma antagoniste, rispecchia l\u2019evoluzione politica e la storia travagliata dell\u2019intera citt\u00e0: le vicende attinenti al campo della \u00abmusica leggera\u00bb, durante gli anni plumbei della \u00abstrategia della tensione\u00bb, sono parte integrante della storia comunale. Va precisato che il presente saggio breve si soffermer\u00e0 soltanto su alcune peculiarit\u00e0 dello scenario bolognese: per un\u2019analisi pi\u00f9 approfondita del panorama della cultura musicale italiana, rimandiamo a Contro canto di Antonio Fanelli (Donzelli, 2017) e <em>Storia culturale della canzone italiana<\/em> di Jacopo Tomatis (Il Saggiatore, 2019).<br><br>\n\n<b>I. \u00abLargo all\u2019avanguardia, pubblico di merda\u00bb: il punk-rock demenziale<\/b><br><br>\n\n\u00c8 impossibile parlare del Movimento del \u201977 senza menzionare gli Skiantos, gruppo simbolo della controcultura bolognese: capitanati dall\u2019imprevedibile Roberto \u00abFreak\u00bb Antoni, essi catturano lo <em>zeitgeist<\/em> di una citt\u00e0 in preda ai fermenti politici e poetici. L\u2019avventura degli Skiantos incrocia spesso quella del piccolo gruppo di agitatori culturali della rivista <em>A\/traverso<\/em> e di <em>Radio Alice<\/em> (capitanati da Franco \u00ab&nbsp;Bifo&nbsp;\u00bb Berardi, <em>leader<\/em> del <em>Settantasette<\/em> bolognese), la radio libera che emette da una soffitta in via del Pratello e d\u00e0 voce alle rivendicazioni plurali del movimento cos\u00ec come alla \u00abimmaginazione al potere\u00bb degli Indiani metropolitani. Gli Skiantos frequentano pure un altro appartamento centrale nella genesi del Movimento del \u201877, la cos\u00ec battezzata Traumfabrik (\u00abfabbrica dei sogni\u00bb) del fumettista Filippo Sc\u00f2zzari, una sorta di <em>Factory<\/em>, appunto, in cui artisti di ogni risma si incontrano e scambiano idee, pratiche e droghe. La miscela tra musica e fumetto \u00e8 l\u2019aspetto pi\u00f9 saliente della casa occupata: ospiti e gente di passaggio partecipano ad un rito creativo collettivo e quotidiano, colorando coralmente fogli sparsi e pareti, sulle note acide del rock anglosassone e dei primi album punk importati a Bologna dai rari fortunati che possono permettersi un viaggio oltremanica. Questa pratica emula quella della <em>Beat Generation<\/em> e dei suoi scrittori che battevano sulle macchine da scrivere seguendo il rimo sincopato delle improvvisazioni <em>bebop<\/em>: le pagine di Andrea Pazienza sono intrise di riferimenti musicali e riproducono, in un certo senso, con i loro <em>collage<\/em> di stili eterogenei, le armonie distorte del punk-rock. Nella Traumfabrik vede cos\u00ec luce il Centro d\u2019Urlo Metropolitano, i cui membri confluiranno in seguito nel gruppo Gaznevada. La droga ha un ruolo centrale nella casa: \u00ab<em>Mamma dammi la benza<\/em>\u00bb, <em>hit<\/em> del Centro d\u2019Urlo\/Gaznevada e vero e proprio inno del movimento, evoca gli stati alterati di chi sente la \u00abmancanza\u00bb di \u00abbenza\u00bb (la benzedrina), di chi non pu\u00f2 \u00abfarne senza\u00bb&nbsp;e sa di essere in preda alla \u00abdipendenza\u00bb&#8230; I riff di chitarra, avvolti in un lisergico effetto <em>phaser<\/em>, seguono la tradizionale struttura metrico-armonica del rock\u2019n\u2019roll ma con un piglio sfrenato che traduce forse l\u2019accelerassi del ritmo cardiaco di chi \u00e8 in preda allo sballo oppure all\u2019adrenalina dello scontro politico: \u00abnon resta che la violenza\/per romper la sorveglianza\u00bb, \u00abnoi siamo la delinquenza\/noi non portiamo pazienza\u00bb. Parole che, nel 1977, risuonano fortemente, rimandando alle vicissitudini dei \u00abnon garantiti\u00bb e all\u2019inasprirsi delle piazze italiane. <br>\n\n\tIl Movimento del \u201977 bolognese, fedele agli insegnamenti delle avanguardie storiche del futurismo, del dadaismo o del situazionismo, mette in atto una rigorosa iconoclastia generalizzata ricorrendo ad un uso massiccio dell\u2019ironia; un\u2019ironia avvolgente e totalizzante, <em>carnevalesca<\/em>, che prende di mira le figure del potere, le ovviet\u00e0 e le tradizioni, rovescia la quotidianit\u00e0 e d\u00e0 luogo ad un tempo sospeso in cui s\u2019insinua la possibilit\u00e0 di cambiamenti repentini. Gli Skiantos adoperano il <em>modus operandi<\/em> dell\u2019approccio degradante: nel loro manifesto artistico, <em>Inascoltable<\/em>, album d\u2019esordio per gran parte improvvisato e registrato in un\u2019unica notte, Freak Antoni e colleghi rivendicano la loro natura di musicisti \u00abnegati\u00bb, dediti al rumore (\u00abschianto\u00bb, appunto) pi\u00f9 che all\u2019orecchiabilit\u00e0. L\u2019ironia del gruppo \u00e8 racchiusa nella dicitura \u00abrock demenziale\u00bb, presunto genere musicale: se il concetto \u00e8 altamente labile e cambia a seconda delle dichiarazioni<span id='easy-footnote-1-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-1-5375' title='Una fra le tante definizioni: \u00ab&lt;em&gt;\u201cMaestro\u2019\u2019, molti mi importunano, \u201cqual \u00e8 il vero significato dell\u2019aggettivo demenziale? Qual \u00e8 il senso che gli dobbiamo attribuire, cio\u00e8 l\u2019accezione pi\u00f9 precisa del termine?\u2019\u2019 La moltitudine chiede chiarimenti, pretende spiegazioni, esige dettagli&amp;#8230; E poich\u00e9 essa incalza, chiarir\u00f2: tutto ci\u00f2 che \u00e8 assurdo &amp;amp; bizzarro insieme, non eroico, non retorico, non modaiolo, non istituzionale, pu\u00f2 essere demenziale. Meglio ancora: il demenziale, inteso come genere comico artistico (ma anche in quanto \u00abrock demenziale\u00bb), \u00e8 un cocktail di pseudofuturismo, dada, goliardia, improvvisazione, animazione pirotecnica, provocazione con ironia, d\u2019avanspettacolo, poesia surreale e soprattutto cretina. Poi incidenti a caso, paradossi e colpi di genio, contraddizioni, sciocchezze e gazzarra. \u00c8 un esperimento di brutalit\u00e0 intellettuale, come uno sberleffo prolungato. Il demenziale non deve convincere nessuno: non \u00e8 un partito politico, non \u00e8 un\u2019avanguardia da passare al vaglio di valutazioni critiche, non \u00e8 un\u2019ideologia, e nemmeno una fede o una religione. Per scelta si tiene estraneo all\u2019intellettualismo del kitsch pi\u00f9 pretenzioso e raffinato. Non c\u2019\u00e8 arte n\u00e9 artista, in senso tradizionale: tutti possono praticarlo con risultati incoraggianti. Basta volerlo (con convinzione).&lt;\/em&gt;\u00bb, in ANTONI Roberto \u00abFreak\u00bb, &lt;em&gt;Non c\u2019\u00e8 gusto in Italia a essere Freak. Antologia fantastica di scritti rock&lt;\/em&gt;, Feltrinelli, Milano, 2015, p. 315.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span>, il demenziale potrebbe definirsi come uno <em>sfasamento<\/em> e uno <em>scollamento<\/em> rispetto alla logica, alla norma e alla salute mentale. Questa <em>parodia<\/em>, questo \u00abcontrocanto\u00bb in senso etimologico, presenta delle caratteristiche che formano una vera e propria anti-arte poetica, tra cui:\n<br><br>\n&#8211; L\u2019uso della lettera \u00abk\u00bb nel nome del gruppo e nei titoli delle canzoni: \u00abMakaroni\u00bb, \u00abKakkole\u00bb, \u00abSesso e Karnazza\u00bb\u2026 Questa contaminazione alfabetica straniera, che rimanda ad un uso politico della storpiatura dei cognomi e delle parole (\u00ab&nbsp;Kossiga&nbsp;\u00bb, \u00ab&nbsp;l\u2019imperialismo amerikano&nbsp;\u00bb), ma anche in un certo modo alla parola <em>punk<\/em>, \u00e8 associata al recupero di un registro basso e carnevalesco, dal cibo al sesso passando dalle secrezioni. \n<br><br>\n&#8211; L\u2019uso di giochi di parole, lapsus, difetti di pronuncia che corrompono il senso originale di un\u2019espressione, aprendo cos\u00ec nuove prospettive di interpretazioni deliranti. Sul palco, gli Skiantos indossano magliette e portano cartelli che recano scritte demenziali: \u00abS\u00ec, ero positivo\u00bb, \u00abLardo ai giovani\u00bb. Freak Antoni si specializza nel <em>d\u00e9tournement<\/em> e nella creazione di detti: \u00abLa fortuna \u00e8 cieca ma la sfiga ci vede benissimo e spesso prende la mira anche al buio\u00bb<span id='easy-footnote-2-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-2-5375' title='&lt;em&gt;Ivi&lt;\/em&gt;, p. 318. '><sup>2<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><br>\n&#8211; Il recupero del dialetto e dello <em>slang<\/em>, il dialogo tra termini bolognesi e gli stilemi linguistici della musica anglosassone: il blues si suona \u00ab<em>a bal\u00f9s<\/em>\u00bb, ossia tanto e con piacere. L\u2019introduzione di \u00abEptadone\u00bb, pietra miliare degli Skiantos che figura nel loro secondo album <em>Mono TONO<\/em> (il cui titolo insiste, ancora una volta, sull\u2019anti-musicalit\u00e0), consiste in un memorabile siparietto in uno <em>slang<\/em> bolognese contaminato dal gergo dello droga. Le voci, filtrate e rese acutissime da un <em>pitch shift<\/em>, estremizzano l\u2019effetto straniante e spassoso dello <em>sketch<\/em>:<br><br><span class=\"quote\">\n\n&#8211; Ma che cazzo me ne frega?!?<br>\n&#8211; Genere ragazzi, genere!<br>\n&#8211; Ehi sbarbo, smolla la biga che slumiamo la tele&#8230;<br>\n&#8211; Sei fatto duro, sei fatto come un copertone!<br>\n&#8211; Ci facciamo?<br>\n&#8211; Sbarbi, sono in para dura!<br>\n&#8211; Ok, ok nessun problema ragazzi, nessun problema!<br>\n&#8211; Sbarbi, sono in para dura!<br>\n&#8211; Schiodiamoci! Schiodiamoci!<br>\n&#8211; C\u2019hai della merda?<br>\n&#8211; Ma che viaggio ti fai?<br>\n&#8211; C\u2019hai una banana gigantesca!<br>\n&#8211; Oh c&#8217;hai della merda o no?<br>\n&#8211; Un caccolo!<br>\n&#8211; Ma che viaggio ti fai?<br>\n&#8211; Intrippato!<br>\n&#8211; Brutta storia ragazzi, brutta storia&#8230;<br>\n&#8211; C\u2019ho delle storie ragazzi, c&#8217;ho delle storie pese!<br>\n&#8211; C\u2019hai delle sbarbe a mano?<br>\n&#8211; No, c&#8217;ho delle storie!<br>\n&#8211; Fatti questo slego: \u00abUno due sei nove<span id='easy-footnote-3-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-3-5375' title='SKIANTOS, \u00abEptadone\u00bb, &lt;em&gt;MONO tono&lt;\/em&gt; (album), Cramps Records, 1978.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span>!\u00bb<br><\/span><br>\n\nQuesti valori fondativi dell\u2019anti-arte poetica degli Skiantos sono scelte consapevoli e dissacranti: l\u2019effetto esasperante delle rime banali, la disarmante pochezza delle tematiche affrontate, le spiazzanti libere associazioni (\u00absesso e gianduia\u00bb<span id='easy-footnote-4-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-4-5375' title='SKIANTOS, \u00abIo ti amo da matti (Sesso e karnazza)\u00bb, &lt;em&gt;ibid&lt;\/em&gt;.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span>) mirano in realt\u00e0 a ritrovare la forza onomatopeica e catartica del rock anglo-sassone. La follia demenziale rimanda, per certi riguardi, all\u2019arte dei pagliacci: il demente indossa una maschera che, nella sua esagerazione, riesce a svelare significati reconditi e creare effetti nel pubblico. Il frontman del primo punk-rock non \u00e8 pi\u00f9 il divo dionisiaco alla Jim Morrison o alla Robert Plant, non evoca pi\u00f9 la figura del poeta maledetto; nonostante la loro apparente scarsit\u00e0, i testi di Antoni sono pregni di un <em>nonsense<\/em> piuttosto raffinato, da riallacciare alla tradizione britannica e soprattutto a Lewis Caroll. Alice, cui Celati dedica un corso universitario<span id='easy-footnote-5-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-5-5375' title='Corso dal quale nascer\u00e0 poi il libro collettivo &lt;em&gt;Alice disambientata. Materiali collettivi (su Alice) per un manuale di sopravvivenza&lt;\/em&gt; (L\u2019Erba Voglio, 1977) alla cui stesura partecipano Antoni e lo scrittore Palandri.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span>, \u00e8 un riferimento letterario e simbolico imprescindibile, una vera e propria patrona per l\u2019intero movimento bolognese. Nella sua tesi di laurea dedicata ai Beatles (sempre sotto la direzione di Celati), Antoni teorizza gi\u00e0 la sua anti-arte poetica, soffermandosi sulle difficolt\u00e0 dell\u2019importare il fenomeno rock in Italia: la musica vi \u00e8 troppo legata ai canoni del bel canto e della canzone napoletana e non riesce a trasmettere la forza dirompete dell\u2019inglese. La lingua italiana, accentata e scarseggiante di parole tronche, richiede un maggiore sforzo per essere piegata al ritmo e alle sonorit\u00e0 di derivazione rock\u2019n\u2019roll. <br>\nCome i Gaznevada, gli Skiantos rimangono fortemente legati alle radici rock-blues della musica anglosassone (basti pensare a \u00abPesto duro (<em>I kunt get no satisfaction<\/em>)\u00bb, quasi <em>cover<\/em> del brano dei Rolling Stones): nonostante questa evidente filiazione, le esperienze musicali non sono soltanto un mero fenomeno di importazione. Se il <em>rock<\/em> rimane nelle coordinate dei gruppi musicali legati al Movimento del \u201977, si scorgono gi\u00e0 alcune peculiarit\u00e0 meramente punk, prima di tutto la tendenza al <em>do it yourself<\/em>: non-musicisti si affidano a non-fonici e a non-produttori per dare sfogo alla loro urgenza espressiva. L\u2019avventura dei primi gruppi \u00e8 cos\u00ec anche un\u2019avventura \u00abproto-imprenditoriale\u00bb, con l\u2019etichetta indipendente Harpo\u2019s Bazaar di Oderso Rubini<span id='easy-footnote-6-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-6-5375' title='RUBINI Oderso, TINTI Andrea (a cura di), &lt;em&gt;Non disperdetevi. 1977-1982 San Francisco, New York, Bologna. Le citt\u00e0 libere del mondo&lt;\/em&gt;, Shake Edizioni, Milano, 2009.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span> che muove in primi passi nel mondo della produzione. La propensione alla provocazione, ampiamente illustrata dai concerti degli Skiantos, in cui i musicisti prendono di mira il pubblico, insultandolo (\u00abPubblico di merda!\u00bb) e lanciandogli frutta e verdura, rovesciando cos\u00ec spudoratamente la dinamica usuale, annuncia gi\u00e0 gli atteggiamenti punk il cui intento \u00e8 di <em>\u00e9pater le bourgeois<\/em>. La vena polemica, la propensione alla violenza (del tutto simbolica, nel caso degli Skiantos) e l\u2019abbattimento della \u00abquarta parete\u00bb rimandano al futurismo e al situazionismo, le cui pratiche hanno un ruolo decisivo nel plasmare il movimento punk: <br><br><span class=\"quote\">\n\nLa performance della verdura [&#8230;] consisteva nell\u2019investire il pubblico, a met\u00e0 concerto, con verdura di scarto, innocua e non contundente, ma decisamente provocatoria. Volevamo ribaltare i ruoli: x la prima volta era l\u2019artista che tirava pomodori al pubblico e non viceversa, com\u2019\u00e8 sempre accaduto. Inoltre ci interessava coinvolgere lo spettatore, renderlo attivo, partecipe. Schiodarlo dalla poltrona e dalla sua immobilit\u00e0 storica. Coinvolgerlo in un grande happening; spiegargli con l\u2019esempio che lo spettacolo potevamo e dovevamo costruirlo assieme. Tutto questo x spezzare la separazione classica e monotona tra artista e pubblico<span id='easy-footnote-7-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-7-5375' title='ANTONI Roberto \u00abFreak\u00bb, &lt;em&gt;Non c\u2019\u00e8 gusto in Italia a essere Freak&lt;\/em&gt;, op. cit., p. 274. '><sup>7<\/sup><\/a><\/span>.<br><\/span><br>\n\n\n<b>II. Cantine, asfalto e spaghetti <\/b><br><br>\n\n\tNel 1979, i musicisti del sottobosco bolognesi si radunano, dietro iniziativa della Harpo\u2019s Bazaar, nel Palazzetto dello Sport in occasione del \u00abBologna Rock\u00bb<span id='easy-footnote-8-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-8-5375' title='RUBINI Oderso, TINTI Andrea (a cura di), &lt;em&gt;Non disperdetevi&lt;\/em&gt;, op. cit. '><sup>8<\/sup><\/a><\/span>. L\u2019evento, sottotitolato \u00abdalle cantine all\u2019asfalto\u00bb, vuole portare alla luce la ricchezza del <em>milieu<\/em> musicale, far emergere l\u2019<em>underground<\/em> cittadino. La locandina del festival, nel pi\u00f9 puro stile <em>do it yourself<\/em>, rappresenta una specie di invasione aliena di Bologna (la cui sagoma \u00abturrita\u00bb \u00e8 stata verosimilmente ritagliata in un\u2019incisione antica): due dischi volanti folgorano il centro della citt\u00e0 mentre la smisurata R maiuscola a forma di lampo della parola \u00abRock\u00bb trafigge e taglia a met\u00e0 la torre degli Asinelli. Sul palco del Palazzetto dello Sport, quindi, si esibiscono i seguenti artisti: Skiantos, Windopen, Luti Chroma, Gaznevada, Bieki, Rusk und Brusk (noti per il tormentone \u00ab<em>Merda a mezza gamba<\/em>\u00bb), Naphta, Confusional Quartet (tutti rigorosamente vestiti di bianco come i drughi di <em>Arancia meccanica<\/em>), l\u2019armonicista americano Andy J. Forest (&amp; the Stumblers), Frigos, Cheaters (il cui cantante sembra un sosia di David Bowie). Il grande successo del Festival rappresenta un momento simbolico molto forte che annuncia una certa rinascita dello spirito degli Indiani metropolitani o comunque una continuazione della creativit\u00e0, proprio nel luogo in cui si era consumato il drammatico divorzio delle forze politiche del movimento in occasione del Convegno contro la repressione (settembre 1977). I concerti iniziano alle ore 19.00 con il gruppo Bieki (nel cui nome ritroviamo l\u2019uso della lettera \u00abk\u00bb). Il chitarrista Stefano Mazzanti ricorda un momento storico e particolarmente punk, in cui l\u2019energia primeggia sulla precisione tecnica e la preparazione: <br><br><span class=\"quote\">\n\nIl ricordo pi\u00f9 particolare \u00e8 che, salito sul palco, visto che noi Bieki aprivamo il concerto, chiesi al tecnico mixer di aspettare perch\u00e9 dovevo accordare la chitarra e lui mi rispose \u00abche cazzo te ne frega, suona!\u00bb. L\u00ec per l\u00ec, ci rimasi male ma poi ripensandoci credo che non era importante fare un buon concerto ma quello che noi tutti potevamo esprimere profondamente, al di l\u00e0 dei tecnicismi, era la nostra voglia di esserci con le nostre idee e la nostra visione della vita che permeava trasversalmente la Bologna di allora<span id='easy-footnote-9-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-9-5375' title='Intervista a Stefano Mazzanti, 8 luglio 2020.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span>. <br><\/span><br>\n\nGli Skiantos sono l\u2019attrazione principale del Bologna Rock: fedeli alla loro indole provocatrice, trasformano per\u00f2 la loro esibizione in un <em>happening<\/em> non-musicale. Il gruppo si presenta sul palco con un frigorifero, un televisore, un tavolo, un forno e un piano cottura sul quale bolle una pentola d\u2019acqua: anzich\u00e9 suonare le loro canzoni, i musicisti mettono in scena una spaghettata. La beffa \u00e8 situazionista e carnevalesca: tra l\u2019altro, gli Skiantos indossano imbuti e scolapasta a mo\u2019 di cappelli, come nelle rappresentazioni medievali dei pazzi e dei buffoni. Nel Palazzetto, luogo per eccellenza dell\u2019agonismo sportivo e politico, il non-concerto degli Skiantos scatena reazioni di violenza simbolica come testimoniano gli scatti di Enrico Scuro: il palco \u00e8 coperto dai detriti lanciati dal pubblico. La tavola di mixaggio viene sommersa da un gavettone, il che impedisce la ripresa di un\u2019esibizione gi\u00e0 altamente compromessa. Un montaggio video della serata<span id='easy-footnote-10-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-10-5375' title='&lt;a href=&quot;https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=AHb0dmNbVNs&quot; title=&quot;Bologna Rock&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;Bologna Rock&lt;\/a&gt;.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span> lascia intravedere alcuni estratti della follia degli Skiantos: Stefano \u00abSbarbo\u00bb Cavedoni dichiara \u00abera tempo che desideravo prendere per il culo tutti voi, sono felice oggi!\u00bb; Roberto Freak Antoni cerca invece di placare gli animi&#8230; gettando olio sul fuoco: \u00abPerch\u00e9 non vi offendiate troppo, qualcuno di voi pu\u00f2 venire sul palco a mangiare qualcosa&#8230; Ci sono gli spaghetti!\u00bb; al che risponde Cavedoni, con immutata verve demenziale: \u00abSoltanto qualcuno, per\u00f2!\u00bb.<br><br>\n\n<b>III. Stragi e disgregazione nell\u2019\u00abisola felice\u00bb<\/b><br><br>\n\n\tLa spaghettata degli Skiantos, pur essendo un <em>tour de force<\/em> demenziale, non piace a tutti e segna un momento di svolta: <br><br><span class=\"quote\">\n\nIl 2 aprile 1979 alla kermesse di Bologna Rock gli Skiantos decisero di chiudere definitivamente con quel gioco. Fu un momento molto drammatico. Dal giorno successivo a quella spaghettata sul palco molte persone, ritenute amiche, ci tolsero il saluto. La provocazione era stata troppo forte e inaccettabile per tanti. Non capimmo che il pubblico, che ritenevamo nostro complice, non fosse preparato a quell\u2019affronto. Fu la fine del gioco. Ci rendemmo conto che ogni bel divertimento dura poco. La nostra provocazione aveva toccato, a secondo dei punti di vista, il fondo e l\u2019apice nello stesso momento<span id='easy-footnote-11-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-11-5375' title='RUBINI Oderso, TINTI Andrea (a cura di), &lt;em&gt;Non disperdetevi. 1977-1982 San Francisco, New York, Bologna. Le citt\u00e0 libere del mondo&lt;\/em&gt;, Shake Edizioni, Milano, 2009, p. 12-13.'><sup>11<\/sup><\/a><\/span>.<br><\/span><br>\n\nLa provocazione degli Skiantos assume cos\u00ec i connotati di un evento spartiacque che annuncia diatribe e cambiamenti profondi sulla scena musicale bolognese. La citt\u00e0 stessa \u00e8 un microcosmo fazioso agitato da una violenza politica sempre pi\u00f9 endemica: gi\u00e0 nel 1977, dopo l\u2019uccisione dello studente e militante Francesco Lorusso, la citt\u00e0 aveva subito un intensificarsi dell\u2019eversione. Il 4 e 5 aprile 1977, gli esponenti del nucleo storico delle Brigate Rosse Renato Curcio e Alberto Franceschini vengono processati nel capoluogo emiliano: la macchina del presidente del tribunale \u00e8 incendiata prima del processo. Sarebbe qui troppo lungo addentrarsi nell\u2019analisi dello stillicidio di violenze, rappresaglie e minacce che agitano la citt\u00e0: nelle parole di Mirco Dondi, alla fine degli anni Settanta, \u00absi stava mettendo in moto una spirale di attentati e irruzioni armate destinata a condurre il capoluogo felsineo a livelli d\u2019allarme impensabili solo qualche mese addietro, paragonabili a realt\u00e0 pi\u00f9 grandi e con una lunga tradizione di conflittualit\u00e0 alle spalle<span id='easy-footnote-12-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-12-5375' title='DONDI Mirco, &lt;em&gt;\u00abL\u2019eversione rossa nel contesto nazionale e l\u2019attacco ai giornalisti\u00bb&lt;\/em&gt; (introduzione), in PASTORE Luca, &lt;em&gt;La vetrina infranta. La violenza politica a Bologna negli anni del terrorismo rosso, 1974-1979&lt;\/em&gt;, Edizioni Pendragon, Bologna, 2013, p. 240.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Le piazze bolognesi, un tempo luoghi di aggregazione e creativit\u00e0 spontanea celebrati da Enrico Palandri nel suo <em>Boccalone<\/em><span id='easy-footnote-13-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-13-5375' title='\u00abQuando \u00e8 bella la piazza sembra il falansterio: luogo dei corteggiamenti amorosi, dei brevi incontri, degli sguardi o del lungo bighellonare, starci dentro \u00e8 facile e divertente [&amp;#8230;] indugio come un gatto assonnato tra i gruppi di persone, un bacio ogni tanto, essere sorpreso di incontrare qualcuno che non vedo da un po\u2019, indovinare chi posa le sue mani sui miei occhi, pensare a nulla [&amp;#8230;] la piazza era la centrale dei desideri, beata la mia superficialit\u00e0! Una stupenda vista sull\u2019umanit\u00e0 e su tutto il mondo, deve ancora capitarmi di nuovo.\u00bb, PALANDRI Enrico, &lt;em&gt;Boccalone. Storia vera piena di bugie&lt;\/em&gt;, Bompiani, Milano, 2011 [1979], p. 23-24. '><sup>13<\/sup><\/a><\/span>, si svuotano: Piazza Verdi, in mano ai \u00abteppisti\u00bb, non \u00e8 pi\u00f9 un luogo sicuro; gli Indiani metropolitani non si ritrovano pi\u00f9 sotto i \u00abtotem\u00bb di Arnaldo Pomodoro. Oltre alla violenza endemica e intestina, Bologna \u00e8 al centro delle trame di ampia portata della \u00abstrategia della tensione\u00bb: dopo la strage del treno Italicus (4 agosto 1974) e quella di Ustica (17 giugno 1980), la strage alla stazione (2 agosto 1980) rappresenta l\u2019ennesimo tentativo di destabilizzazione della citt\u00e0 rossa e dell\u2019intero Paese. La reazione esemplare dei Bolognesi, che si organizzano spontaneamente per soccorrere le vittime tra le macerie, riporta in auge l\u2019impegno civile caratteristico della citt\u00e0 Medaglia d\u2019Oro al Valore Militare e permette alla popolazione e alle istituzioni di rimanere in piedi. Il presidente della Repubblica Sandro Pertini, in occasione dei funerali delle vittime il 6 agosto 1980 in Piazza Maggiore, rimane silenzioso al fianco del sindaco Renato Zangheri poggiando la mano destra sul leggio, un gesto pudico che racchiude compassione e fermezza. Nonostante la resistenza, rimangono la paura e l\u2019esasperazione, cos\u00ec come la fredda consapevolezza che Bologna \u00e8 diventata un bersaglio del terrorismo nero. <br>\n\n\tLa disgregazione degli anni post-Settantasette \u00e8 anche segnata dall\u2019arrivo massiccio dell\u2019eroina a Bologna. Il microcosmo della Traumfabrik viene travolto da questa nuova epidemia, da questa \u00abstrage\u00bb silenziosa e quotidiana, come ricorda Filippo Sc\u00f2zzari: <br><br><span class=\"quote\">\n\nE con Patrizia alla Traumfabrik fece il suo ingresso, pompa e circostanza, l\u2019eroina. Tah ta tataan. Gi\u00f9 tutti, cani. Fate la riverenza. Gi\u00f9, alla pecora. E guai chi si alza. I miei ragazzi non \u00e8 che fossero proprio alieni dalla tentazione ma, insomma, fino a quel momento avevano marciato ad afgano, quando lo trovavano, e sull\u2019asse del water avevano vomitato solo oppio, se erano riusciti a rimpinzarsene. Patrizia faccia elegante cominci\u00f2 a farsi di fronte a quelle anime studiose e indifese. Il primo a cadere ipnotizzato fu Gianluca. Bruci\u00f2 le tappe cos\u00ec alla svelta che gi\u00e0 due settimane dopo lo chiamavo \u00ab&nbsp;Steringa&nbsp;\u00bb, come le siringhine da insulina di cui era diventato ghiotto<span id='easy-footnote-14-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-14-5375' title='SC\u00d2ZZARI Filippo, &lt;em&gt;Prima pagare poi ricordare. Fanciulli pazzi. Tutta La Storia&lt;\/em&gt;, Fandango Libri, Roma, 2017, p. 198. '><sup>14<\/sup><\/a><\/span>.<br><\/span><br>\n\nTra i creativi ammaliati dall\u2019eroina c\u2019\u00e8 anche Andrea Pazienza<span id='easy-footnote-15-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-15-5375' title='\u00ab&lt;em&gt;Davanti ai miei occhi orripilati il buon Tino gli svergin\u00f2 il gomito, impartendogli in seduta unica una lezione magistrale su filtri, aghi, limoni, accendini, cucchiaini, lacci emostatici e sull\u2019accorta manualit\u00e0 che deve soprassedere a fuori vena, risucchi e richiamini. Miele alle orecchie di Paz [&amp;#8230;].&lt;\/em&gt;\u00bb, &lt;em&gt;ibid&lt;\/em&gt;.'><sup>15<\/sup><\/a><\/span> che morir\u00e0 tragicamente di <em>overdose<\/em> nel 1988, lasciando un\u2019opera fumettistica in cui si aggira sempre il fantasma della droga, da <em>Le straordinarie avventure di Pentothal<\/em> a <em>Gli ultimi giorni Pompeo<\/em>. I frequentatori della Traumfabrik, seguendo gli insegnamenti delle controculture americane, sono usi allo sperimentare sostanze per \u00abaprire le porte della percezione\u00bb; ma l\u2019eroina \u00e8 una droga diversa che crea una grave dipendenza, una droga disgregante e alienante che contribuisce anche alla diffusione dell\u2019epatite e dell\u2019AIDS:<br><br><span class=\"quote\">\n\nLa prima di Clavature ad andarsene fu una delle Sandre. Faccino strano, carino. Un atteggiamento nei miei confronti un po\u2019 affettuoso e un po\u2019 falso. Un\u2019eleganza irreprensibile, si vedeva che i suoi ci tenevano. Epatite fulminante. [&#8230;] L\u2019altra Sandra [&#8230;]&nbsp;la trovarono nei gabinetti di un bar del centro. L\u2019epatite li becc\u00f2 a uno a uno. Tino Rusco, ricoverato per AIDS, scapp\u00f2 dal reparto ma visse poco lo stesso. Qualcuno ribusc\u00f2 l\u2019epatite<span id='easy-footnote-16-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-16-5375' title='&lt;em&gt;Ivi&lt;\/em&gt;., p. 221. '><sup>16<\/sup><\/a><\/span>.<br><\/span><br>\n\nAi drammi civili rispondono quindi i drammi personali: sono i famigerati \u00abanni del riflusso\u00bb, gli anni del ritorno nel privato dopo lo smacco dell\u2019utopia politica delle piazze: Bologna non \u00e8 decisamente pi\u00f9 un\u2019\u00abisola felice\u00bb.<br><br>\n\n<b>IV. La citt\u00e0 pi\u00f9 libera del mondo? <\/b><br><br>\n\n\tBologna non \u00e8 neanche pi\u00f9 \u00abla vetrina del partito comunista\u00bb, esso essendo fortemente contestato dalla sinistra extraparlamentare e dai simpatizzanti del movimento: nel periodo che va dalla morte di Lorusso al Convegno contro la repressione, si innesca un dibattito di alto livello tra <em>L\u2019Unit\u00e0<\/em>, <em>Rinascita<\/em> da una parte (e <em>Il Resto del Carlino<\/em>, per quanto riguarda la stampa locale), e la nuova rivista felsinea <em>Il cerchio di gesso<\/em> (in riferimento ai segni che evidenziano le tracce dei proiettili dell\u2019uccisione dello studente sul muro di via Mascarella), un dibattito tra due sinistre che non si riconoscono pi\u00f9. Nel primo numero della neo-rivista, il poeta bolognese Roberto Roversi, fondatore della nostra Bibliomanie, partecipa alla disputa con una poesia civile, il Liber paradisus. Il titolo del componimento rimanda al cosiddetto \u00ablibro paradiso\u00bb, un testo di legge che abol\u00ec la schiavit\u00f9 a Bologna nel 1256. I versi roversiani inscenano una prosopopea che, nonostante la sua acronicit\u00e0, risulta molto polemica e in cui democristiani diventano Visigoti e Unni: \u00ab<em>I democristiani non governano l\u2019Italia \/ ma la gestiscono \/ In trent\u2019anni l\u2019hanno succhiata leccata masticata \/ peggio dei Visigoti \/ e di Attila che correva a cavallo<\/em>\u00bb. Nel componimento si intersecano gli immaginari storici, le radici antiche e telluriche della citt\u00e0 felsinea (\u00ab<em>1. La creta, la selenite e l\u2019arenaria. \/ Di qui nasce il colore di Bologna. \/ Nei tramonti brucia torri e aria<\/em>\u00bb), il remoto Medioevo e l\u2019epoca contemporanea: <br><br><span class=\"quote\">\n\n    75. A che punto \u00e8 la citt\u00e0?<br>\nLa citt\u00e0 in un angolo singhiozza.<br>\nImprovvisamente da via Saragozza <br>\nle autoblindo entrano a Bologna. <br>\nC\u2019\u00e8 un ragazzo sul marmo, giustiziato. <br>\n<br>\n76. A che punto \u00e8 la citt\u00e0?<br>\nLa citt\u00e0 si ferisce<br>\ncamminando<br>\nsopra i cristalli di cento vetrine<span id='easy-footnote-17-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-17-5375' title='ROVERSI Roberto, \u00abIl Libro Paradiso\u00bb, &lt;em&gt;Il cerchio di gesso&lt;\/em&gt;, n. 1, giugno 1977, p. 30.'><sup>17<\/sup><\/a><\/span>.<br><\/span><br>\n\n\tLa citt\u00e0 \u00e8 ancora ferita quando, il primo giugno 1980, l\u2019amministrazione comunista decide di organizzare il concerto di The Clash nell\u2019ambito della rassegna \u00abRitmicitt\u00e0\u00bb ; e lo fa proprio per cercare di rimarginare la piaga che separa i giovani e le istituzioni cittadine. Il concerto \u00e8 un evento eccezionale: l\u2019Italia, evitata per molti anni dai promotori musicali per via della violenza del suo pubblico<span id='easy-footnote-18-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-18-5375' title='Basti pensare al concerto dei Led Zeppelin al Vigorelli di Milano nel 1971: dopo un principio di incendio del palcoscenico, avvengono un fuggi fuggi generale e scontri tra forze dell\u2019ordine e pubblico per una buona parte della notte nei pressi del velodromo.'><sup>18<\/sup><\/a><\/span>, torna ad ospitare i grandi nomi della musica rock (poco prima del gruppo londinese, lo stadio Comunale di Bologna ospita Patti Smith il 9 settembre 1979). Il concerto dei Clash raduna gli amanti del punk di tutta Italia; Saverio Pasotti, chitarrista del gruppo Windopen, lo ricorda cos\u00ec: <br><br><span class=\"quote\">\n\nIl concerto dei Clash in Piazza Maggiore \u00e8 stato l\u2019inizio per tanti musicisti e per tanti giovani, che si sono avvicinati per la prima volta ad un genere musicale. La piazza era piena e tra il pubblico c\u2019erano tantissimi adolescenti. Quel live colp\u00ec pure noi, che eravamo gi\u00e0 un po\u2019 smaliziati, figuriamoci che impatto ebbe sui giovanissimi. Segn\u00f2 la vita di tanti<span id='easy-footnote-19-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-19-5375' title='RUBINI Oderso, TINTI Andrea (a cura di), &lt;em&gt;Non disperdetevi&lt;\/em&gt;, &lt;em&gt;op. cit.&lt;\/em&gt;, p. 149.'><sup>19<\/sup><\/a><\/span>.<br><\/span><br>\n\nTuttavia, alcune frange dei punk bolognesi hanno un\u2019interpretazione decisamente avversa: l\u2019evento \u00e8 una macchinazione dei comunisti che cercano di guadagnare il consenso dei giovani cittadini facendo cos\u00ec dimenticare i propri misfatti. In testa alla protesta, le nuove leve del sottobosco felsineo: Gianpaolo Giampy Giorgetti (oggi nota come Helena Velena dopo la transizione), fondatore del gruppo RAF Punk e dell\u2019etichetta indipendente Attack Punk Records e Steno (cantante del gruppo nichilista Nabat) sabotano il concerto e ne ritardano l\u2019inizio, rovesciando la prospettiva; i Clash, ben lungi dall\u2019essere punk, sono in realt\u00e0 un gruppo venduto alle <em>majors<\/em> e al <em>business<\/em>: <br><br><span class=\"quote\">\n\nAd un certo punto il Comune ci diede i Clash, \u00abaggratisse\u00bb, in Piazza Maggiore. Un maestrale colpo \u00abZangheropolese\u00bb. Dove altro \u00abil governo della citt\u00e0\u00bb ti passa la rivoluzione, la punta di diamante della ribellione punk, a portar la street credibility a mille??? A parte Joe Strummer e la t-shirt \u00abBrigade Rosse\u00bb (l\u2019ho gi\u00e0 detto che gli inglesi sono sintatticamente ignoranti verso le altre lingue), noi sapevamo che i Clash non erano affatto la rivoluzione, ma un meraviglioso business in casa CBS [&#8230;], oltre che il perfetto esempio della moderazione compromissoria PCIsta per cui&#8230; Per cui sabotammo il concerto, quasi spaccammo in due la scena nascente confliggendo con i punks meno politicizzati che arrivavano da ogni parte d\u2019Italia, [&#8230;] e quindi si diffuse la notizia che a Bologna la scena punk non era calci sputi e spille da balia ma, apriti cielo, \u00abanarchia politicizzata\u00bb<span id='easy-footnote-20-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-20-5375' title='&lt;em&gt;Ivi&lt;\/em&gt;., p. 58. '><sup>20<\/sup><\/a><\/span>!!!<br><\/span><br>\n\nIn uno spezzone video di quel giorno, il ghigno sardonico di Steno racchiude il distacco ironico del \u00abno future\u00bb che segna la nuova ondata dei punk bolognesi, un distacco tuttavia pregno di <em>politica<\/em>: <br><br><span class=\"quote\">\n\nIo parlo a nome dei nichilisti&#8230; In ogni caso, noi ci poniamo solidali con gli altri, noi siamo per la linea dura, per l\u2019opposizione totale al Comune perch\u00e9 pensiamo che il Comune sia una grossa macchina d\u2019integrazione giovanile visto che il PC vuol dire Comune in ogni caso, anche se ci sono legati dei partiti, \u00e8 un partito finito, un partito marcio che probabilmente un domani non avr\u00e0 pi\u00f9 niente da dire<span id='easy-footnote-21-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-21-5375' title='RASTELLI Angelo, &lt;em&gt;Mamma dammi la benza&lt;\/em&gt; (documentario), 2005. '><sup>21<\/sup><\/a><\/span>&#8230;<br><\/span><br>\n\n<b>V.  Nuovo corso e \u00ab<em>no future<\/em>\u00bb<\/b><br><br>\n\n\tNel gennaio del 1982, la rivista <em>Frigidaire<\/em> (tra i cui membri fondatori ritroviamo gli agitatori della Traumfabrik Sc\u00f2zzari e Pazienza) dedica un <em>reportage<\/em> a \u00abBologna la punk\u00bb, lasciando la parola ai giovani esponenti del movimento <em>underground<\/em> bolognese. Le foto in bianco e nero, scattate davanti al negozio Disco d\u2019oro di via Marconi, nella zona meno caratteristica della citt\u00e0, cozzano con l\u2019immagine tradizionale di \u00ab<em>Bologna la dotta, la grassa, la rossa<\/em>\u00bb e cercano di tradurre il disagio urbano proprio del movimento punk. Gli scatti rivelano anche la novit\u00e0 del panorama sartoriale della sottocultura giovanile: spille, toppe, vestiti neri e rammendati, borchie e cuoio&#8230; \u00c8 manifesta la derivazione anglosassone di questi attributi cos\u00ec come lo sono i rimandi al gruppo anarco-punk Crass (celebrato sulle scritte che ornano i vestiti), capostipite di una corrente radicale che potremmo definire \u00abanti-Clash\u00bb. I versi d\u2019apertura del loro cavallo di battaglia <em>White punks on hope<\/em> recitano: \u00ab<em>They said that we were trash, \/ well the name is Crass, not Clash. \/ They can stuff their punk credentials \/ cause it\u2019s them that take the cash<\/em>\u00bb<span id='easy-footnote-22-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-22-5375' title='\u00ab&lt;em&gt;Dicono di noi che facciamo schifo \/ beh, noi siamo i Crass mica i Clash. \/ Questi possono infilarsi la loro reputazione punk \/ perch\u00e9 sono loro a prendersi i soldi&lt;\/em&gt;\u00bb. CRASS, \u00abWhite punks on hope\u00bb, Stations of the Crass (album), Crass records, 1979. '><sup>22<\/sup><\/a><\/span>. I giovanissimi punk bolognesi (gli intervistati hanno tra i diciassette e i vent\u2019anni) non riconoscono pi\u00f9 le piazze come cuore pulsante dell\u2019aggregazione cittadina e prediligono la dimensione confidenziale e periferica dei nascenti centri sociali: <br><br><span class=\"quote\">\n\n[&#8230;] non intendiamo perderci in grandi battaglie per il conseguimento di grandi ideali che mobilitino grandi masse, o meglio, non solo: ritengo che sia importante conquistare degli spazi propri, autogestirli e all\u2019interno di questi muoverci con delle azioni, e viverci il meglio possibile anche a livello individuale<span id='easy-footnote-23-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-23-5375' title='Parla \u00ab&lt;em&gt;Bounty Scarponacci, 20 anni&lt;\/em&gt;\u00bb in \u00abBologna la punk\u00bb, &lt;em&gt;art. cit.&lt;\/em&gt;, p. 61.'><sup>23<\/sup><\/a><\/span>.<br><\/span><br>\n\nLa marginalit\u00e0 urbana diventa cos\u00ec il nuovo valore portante dell\u2019edificio simbolico della sottocultura: cemento, luoghi abbandonati e grigiore traducono la potenza <em>ctonia<\/em> del nuovo punk<span id='easy-footnote-24-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-24-5375' title='\u00abIl rapporto del punk con la citt\u00e0 \u00e8 talmente profondo da chiedersi se e in quale misura sia davvero necessario sottolinearlo ulteriormente. [&amp;#8230;] La retorica del punk controculturale vedeva se stessa come un virus, una disfunzione patologica che si estende attraverso le vene e le arterie o, meglio, il sistema nervoso dell\u2019organismo-citt\u00e0 fino a raggiungere i gangli pi\u00f9 importanti, fino a toccare il centro del cervello, proprio l\u00e0 ove risiedeva (e risiede) una precisa volont\u00e0 di contraffazione del vero e di oppressione. E, da un altro punto di vista, il punk vedeva se stesso come un ordigno ben confezionato, una bomba a tempo pronta a esplodere e a far crollare dalle fondamenta la &lt;em&gt;machina machinarum&lt;\/em&gt; dell\u2019esistente. D\u2019altra parte il legame con la citt\u00e0 aveva risvolti che potremmo chiamare, in senso lato, affettivi. I muri, il vetro, il ferro, l\u2019asfalto costituivano in senso stretto l\u2019ambiente del punk. Nulla d\u2019interessante, per definizione, poteva accadere al di fuori e al di l\u00e0 della cerchia urbana. E il punk, propriamente, costituiva la porta d\u2019accesso a una citt\u00e0 altra, a un mondo ctonio, sotterraneo, il mondo della &lt;em&gt;cospirazione&lt;\/em&gt; vera o presunta, il mondo del possibile contro il mondo frustrante del necessario. Gli itinerari su cui si svolgevano le giornate erano percorsi che solo apparentemente intersecavano quelli della &lt;em&gt;Bologna di superficie&lt;\/em&gt;, in tutta la loro ufficialit\u00e0 greve ed evidente. E pure esisteva, a fianco di questa dislocazione spaziale, una dislocazione temporale, una cronicit\u00e0 parallela per cui e in cui le cose &lt;em&gt;accadevano&lt;\/em&gt; e gli eventi si &lt;em&gt;svolgevano&lt;\/em&gt;. Di contro, le uniche cose che accadevano nella Bologna ufficiale erano i fatti di cronaca dell\u2019ordinaria e quotidiana oppressione. L\u2019intera vicenda del punk bolognese pu\u00f2 essere letta dunque come un tentativo di riempire le mura e l\u2019asfalto delle strade di una sostanza diversa, di una materia che non fosse cibo da supermercato svilito e insapore o merce pressata, smerciata e subita &amp;#8211; contraffatta o meno che fosse. [\u2026] Secondo Certeau esiste del resto una retorica propria del camminare, una retorica che al senso proprio dei luoghi (posto che sia davvero determinato univocamente e &lt;em&gt;una volta per tutte&lt;\/em&gt;) sostituisce un senso figurato legato ai modi specifici in cui ci si appropria di quegli stessi luoghi &amp;#8211; nello specifico del punk, una retorica che viveva della figura della negazione, dell\u2019interdizione, dell\u2019appropriazione dello spazio e degli spazi impedita e trattenuta. Un camminare soggetto a blocchi motori, alla preoccupazione paralizzante e castrante del &lt;em&gt;dove si mettono i piedi&lt;\/em&gt;, un incedere problematico e sghembo che del punk \u00e8 tratto del tutto tipico. Ma la volont\u00e0 di muoversi prevarr\u00e0 su questo incedere patologico, ed \u00e8 proprio per questo che ora il punk bolognese \u00e8 un pezzo di fottuta storia e un coacervo di reperti culturali che delineano i contorni di qualcosa pronto ad aggiungersi, cos\u00ec come \u00e8, a un &lt;em&gt;patrimonio culturale&lt;\/em&gt; del cazzo.\u00bb, PEDRINI Riccardo, &lt;em&gt;Ordigni. Storia del punk a Bologna&lt;\/em&gt;, Castelvecchi, Roma, 1998, p. 24-25'><sup>24<\/sup><\/a><\/span>. Il punk \u00e8 una musica granitica, sotterranea in senso stretto: quando non si riuniscono nella discoteca Tilt di Casalecchio di Reno, i punk bolognesi occupano le cantine del Punkreas (in via de\u2019 Griffoni) o dell\u2019Osteria dell\u2019Orsa (in via Mentana). Non mancano tuttavia gli screzi e la violenza rituale tra le varie suddivisioni del movimento (le \u00abtrib\u00f9\u00bb della \u00abfauna d\u2019arte\u00bb, come le chiama Pier Vittorio Tondelli nelle sue riflessioni compilate in <em>Un weekend postmoderno<\/em>): <em>mods<\/em>, <em>skin<\/em>, <em>ska<\/em>, <em>new romantics<\/em>, <em>teddy boys<\/em>&#8230; Un\u2019accozzaglia di denominazioni, di appartenenze cangevoli con i loro segni di riconoscimento; per parafrasare Deleuze e Guattari, il movimento punk si divide (e si disfa?) in modo sempre pi\u00f9 <em>rizomatico<\/em><span id='easy-footnote-25-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-25-5375' title='\u00abIl modo di vestire, come la musica, cio\u00e8 l\u2019aggregazione attorno ai gruppi \u00e8 importantissimo per noi. Vestire punk \u00e8 dimostrare la propria diversit\u00e0, il rifiuto di adeguarsi alla cosiddetta norma, una forma di ribellione che parte dalla persona. Inoltre, \u00e8 un modo per riconoscerci, diciamo una forma di dialogo senza parole. I punks non sono tutti uguali. Abbiamo modi di vita e idee diverse, gusti diversi, e i nostri segni di riconoscimento sono sui giubotti, nei distintivi, nel taglio dei capelli. Per esempio se vedo un punk di qualsiasi citt\u00e0 italiana, o inglese, svizzero, tedesco, attraverso i suoi simboli posso capire di che tendenza \u00e8, come la pensa, come vive.\u00bb Steno in \u00abBologna la punk\u00bb, &lt;em&gt;art. cit.&lt;\/em&gt;, p. 62. '><sup>25<\/sup><\/a><\/span>. Ci\u00f2 che tuttavia accomuna le nuove leve punk \u00e8 l\u2019alto tasso di antagonismo, soprattutto nei confronti del primo punk-rock bolognese. Nell\u2019articolo di <em>Frigidaire<\/em>, viene severamente criticata l\u2019infarinatura politica e la tendenza alla mercificazione della musica dei primi complessi cittadini; cos\u00ec Alfredo, 18 anni: <br><br><span class=\"quote\">\n\nGaz Nevada? Non abbiamo rapporti con loro. Sono dei cazzoni, non ci interessano, come non abbiamo nessun contatto con l\u2019Italian Record, n\u00e9 ci interessa averlo. L\u2019Italian Record ha contribuito alla rovina di molti gruppi della prima ondata punk ; esempio tipico i Luti Chroma. <br>\n\u2013 In che senso?<br>\nPerch\u00e9 ha cercato di spostare i gruppi verso altri generi, pi\u00f9 commerciali, per lanciarli sul mercato e vendere dischi. Con questa politica noi non c\u2019entriamo, le case discografiche non ci interessano<span id='easy-footnote-26-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-26-5375' title='&lt;em&gt;Ivi&lt;\/em&gt;, p. 62. '><sup>26<\/sup><\/a><\/span>.<br><\/span><br>\n\nL\u2019Italian Records non \u00e8 che la prosecuzione pi\u00f9 professionalizzata della Harpo\u2019s Bazaar; alle aborrite velleit\u00e0 commerciali, la seconda ondata punk risponde con una filosofia <em>do it yourself<\/em> ancora pi\u00f9 radicale: nel 1982, esce la prima <em>compilation<\/em> siglata Attack Punk Records, <em>Schiavi nella citt\u00e0 pi\u00f9 libera del mondo<\/em>. L\u2019antitesi del titolo non \u00e8 che un rovesciamento di una dichiarazione del sindaco Zangheri che riteneva Bologna&nbsp;la \u00abcitt\u00e0 pi\u00f9 libera del mondo\u00bb poco prima del Convegno contro la repressione. Tutt\u2019al contrario, l\u2019Attack Punk Records denuncia l\u2019inganno e afferma che la schiavit\u00f9 \u00e8 tornata nella citt\u00e0 del <em>Liber paradisus<\/em>. La copertina dell\u2019EP, in un\u2019estetica perfettamente punk, \u00e8 un <em>collage<\/em> che fa vedere sullo sfondo le rovine della stazione sventrata dalla strage; in secondo piano, una formazione di forze dell\u2019ordine in ranghi serrati; in primo piano, infine, le lettere del titolo distribuite su una serie di arroganti natiche. Helena Velena ricorda cos\u00ec l\u2019EP d\u2019esordio della Attack Punk Records: <br><br><span class=\"quote\">\n\nE pi\u00f9 netta ancora, fu poco dopo, la risposta data dalla copertina del nostro primo vinile, il primo vero disco punk italiano della storia, quello Schiavi nella citt\u00e0 pi\u00f9 libera nel mondo (dice niente il titolo ???) che sovrapponeva una grande quantit\u00e0 di culi nudi beffardi alla foto della stazione di Bologna, quel 2 Agosto. Perch\u00e9 pure quella cristallizzazione di Bologna Citt\u00e0 Martire ci pesava, dato che all\u2019antifascismo punk militante noi cercavamo di unire pure un antiborghesismo anti-bottegaio che ci faceva gi\u00e0 identificare, 20 anni prima, il Pci nel partito trasversale interclassista e NON di sinistra che gi\u00e0 era governo locale in tutti i sensi negativi. E lo sarebbe stato quindi prima o poi anche a livello nazionale, con lo stesso carico di mediocrit\u00e0 riformista e sotto sotto giaccacravattamente pre-pro-global, pure nell\u2019apparenza contraria<span id='easy-footnote-27-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-27-5375' title='RUBINI Oderso, TINTI Andrea (dir.), &lt;em&gt;Non disperdetevi&lt;\/em&gt;, &lt;em&gt;op. cit.&lt;\/em&gt;, p. 56-57.'><sup>27<\/sup><\/a><\/span>.<br><\/span><br>\n\nSulla <em>compilation<\/em> sono presenti quattro gruppi (Anna Falkss, Bacteria, RAF Punk, Stalag 17) e otto brani, per una durata di soli quindici minuti. La qualit\u00e0 delle registrazioni \u00e8 a dir poco apocalittica: il brusio costante delle frequenze basse e l\u2019acidit\u00e0 delle frequenze acute delle chitarre producono una sorta di lava in fusione che divora tutto e sembra anche precipitare l\u2019esecuzione frenetica dei (non-) musicisti. Come per rispondere mimeticamente alla bruttezza della quotidianit\u00e0, l\u2019armonia musicale si rompe: gli arrangiamenti diventano minimalisti, i suoni sono grezzi, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 cura del prodotto. Proprio perch\u00e9 il punk non deve essere un prodotto, un bene di consumo: se gli Skiantos rivendicavano una \u00abinascoltabilit\u00e0\u00bb e una \u00abmonotonia\u00bb di facciata, i gruppi della seconda ondata si scagliano contro tutto e contro la musica. A proposito dei RAF Punk, Riccardo Pedrini (Wu Ming 5, gi\u00e0 chitarrista dei Nabat) ricorda: <br><br><span class=\"quote\">\n\nLa band pareva intenta a suonare contro se stessa, in modo caotico, viscerale e affascinante. I musicisti sembravano, ed erano effettivamente, in lotta contro se stessi, contro gli altri musicisti, contro gli strumenti, contro l\u2019amplificazione, oltre ovviamente che contro il sistema. Questo conferiva alla musica una qualit\u00e0 agonistica, una tensione e un\u2019urgenza incredibili<span id='easy-footnote-28-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-28-5375' title='PEDRINI Riccardo, &lt;em&gt;Ordigni&lt;\/em&gt;, &lt;em&gt;op. cit.&lt;\/em&gt;, p. 50. '><sup>28<\/sup><\/a><\/span>.<br><\/span><br>\n\nIn <em>Schiavi nella citt\u00e0 pi\u00f9 libera del mondo<\/em>, quindi, i testi dei brani sono incomprensibili (e irreperibili), divorati dal magma sonoro e dal fraseggio impetuoso dei cantanti; si riesce ad indovinarne qualche stralcio, qua e l\u00e0, soprattutto i titoli ripetuti talvolta <em>ad libitum<\/em>: \u00abCentro sociale occupato!\u00bb (Anna Falkss), \u00ab&nbsp;Non vogliamo pi\u00f9 pagare!&nbsp;\u00bb (Bacteria). Uno dei due brani dei RAF Punk (\u00abW la resistenza\u00bb), si apre con un urlo a cappella alquanto sorprendente: \u00abPertini \u00e8 un partigiano! Viva la resistenza!\u00bb, i punk bolognesi, pur criticando l\u2019immagine della citt\u00e0 martire, tentano di riappropriarsi l\u2019eredit\u00e0 politica della resistenza dei Partigiani. I Nabat criticano anche loro aspramente la loro Bologna nel 1984, denunciando il \u00abpotere salumiere\u00bb di una citt\u00e0 bottegaia e borghese i cui interessi sono difesi dal sindaco Imbeni e dalla \u00abgiunta sinistrese\u00bb : \u00abMerda per me, caro assessore, merda per me primo cittadino! Imbenino!\u00bb<span id='easy-footnote-29-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-29-5375' title='NABAT, \u00abLaida Bologna\u00bb, &lt;em&gt;Laida Bologna&lt;\/em&gt; (EP), C.A.S. Records, 1984.'><sup>29<\/sup><\/a><\/span>. Gi\u00e0 nel 1982, il primo EP del gruppo attaccava senza freni la giunta bolognese e invitava i suoi ascoltatori a \u00abscendere nelle strade\u00bb e dare \u00abFuoco alla corte del sindaco di questa sporca citt\u00e0!\u00bb<span id='easy-footnote-30-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-30-5375' title='NABAT, \u00abScenderemo nelle strade\u00bb, &lt;em&gt;Scenderemo nelle strade&lt;\/em&gt; (EP), C.A.S. Records, 1982.'><sup>30<\/sup><\/a><\/span>. Il furore distruttore sembra l\u2019unica risposta adatta alla disperazione che impregna la vita quotidiana, <em>Bononia delenda est<\/em>: \u00abLaida, laida gran Bologna, contro di te voglio la tua fine&#8230;\u00bb. La copertina dell\u2019EP \u00abLaida Bologna\u00bb raffigura questa volont\u00e0 nichilista: lo stemma della citt\u00e0 (con il motto \u00abBologna libertas\u00bb) viene trafitto da una chiave a rullino (simbolo del gruppo), mentre il leone araldico assiste impotente allo scempio. <br><br>\n\n<b>Conclusione<\/b><br><br>\n\n\tIronia, nichilismo, antagonismo: la negativit\u00e0 diffusa della seconda ondata del punk bolognese potrebbe sembrare un\u2019operazione distruttrice fine a se stessa. In realt\u00e0, la <em>tabula rasa<\/em> \u00e8 anche un atto di rinnovamento, una dinamica di filiazione e superamento dei retaggi del <em>Movimento del \u201977<\/em>; i cosiddetti \u00abanni di piombo\u00bb sono stati in realt\u00e0 \u00abanni di pongo\u00bb, per riprendere un\u2019espressione coniata Freak Antoni<span id='easy-footnote-31-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-31-5375' title='\u00abPi\u00f9 che \u201canni di piombo\u2019\u2019, io le definirei \u201canni di pongo\u2019\u2019 perch\u00e9 la creativit\u00e0 era il grande sovrano della contestazione&amp;#8230;\u00bb, in GALARDINI Michele, &lt;em&gt;Laida Bologna&lt;\/em&gt; (cortometraggio documentario), Corso di Laurea Magistrale in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale, Universit\u00e0 di Bologna, 2013. '><sup>31<\/sup><\/a><\/span>, anni in cui la creativit\u00e0 ha saputo rimodellarsi e proporre nuove forme e direzioni. Nelle parole di Helena Velena: <br><br><span class=\"quote\">\n\n[&#8230;] anni di piombo non erano, anzi&#8230; [&#8230;] dopo il Convegno di settembre solo il punk cominci\u00f2 a ricostruire sulla morte sociocerebrale del Riflusso. E altro che Era Rampante Craxiana, quelli per noi furono anni davvero ruggenti. Con ingenuit\u00e0 e pionierismo il sabato pomeriggio davanti al Disco d\u2019Oro in via Marconi, ma tutta la settimana a produrre aggratis per militanza materiale antagonista al Cassero della Fai di Porta Santo Stefano [&#8230;] e poi in giro per l\u2019Europa a suonare, pi\u00f9 o meno circa aggratis, continuamente, anche se non c\u2019era un palco, a momenti neppure un impianto.<br><\/span><br>\n\nSe si associano spesso disimpegno e disincanto al punk, il <em>milieu<\/em> bolognese rimane invece altamente politicizzato, raccogliendo il testimone del Movimento del \u201977 e facendo politica altrimenti, in modo \u00abmolecolare\u00bb e \u00abminore\u00bb (per citare nuovamente Deleuze e Guattari), nelle zone d\u2019ombre e ai margini della societ\u00e0 capitalistica. Continua quindi il controcanto civile del punk bolognese, l\u2019urlo ora demenziale, ora nichilista che racconta le disarmonie di una citt\u00e0 in preda alla disgregazione. Nonostante le provocazioni e le divisioni, il punk degli anni Ottanta recepisce gli insegnamenti del primo punk-rock felsineo, celebrando a sua volta la peculiarit\u00e0 endemica della (pur \u00ablaida\u00bb) Bologna. Una peculiarit\u00e0 che, in parte per motivi culturali e linguistici (l\u2019italiano essendo meno \u00abesportabile\u00bb dell\u2019inglese), non \u00e8 mai stata riconosciuta al suo giusto valore e rappresenta, oltre all\u2019esempio britannico, un fenomeno contro-culturale di spicco nel panorama europeo:<br><br><span class=\"quote\">\n\n [&#8230;]&nbsp;Ma a noi era lo spirito di Bologna che ci mandava avanti. Niente soldi ma molte idee, poche paranoie e molta voglia di sperimentare, conoscere, capire. Fosse il Dams, la citt\u00e0 studentesca, fosse la reazione alla giunta Pcista e ai suoi celati esperimenti di trasformismo, con appariscenti spruzzi di demagogico populismo, [&#8230;] fosse anche l\u2019alchemica fusione tra la razionalit\u00e0 padana (hihi) e il sangue caldo, anarchico e avvinazzato della Romagna, fatto sta che fu un periodo unico, che non poteva, e non pot\u00e9, succedere altrove<span id='easy-footnote-32-5375' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=5375#easy-footnote-bottom-32-5375' title='RUBINI Oderso, TINTI Andrea (dir.), &lt;em&gt;Non disperdetevi&lt;\/em&gt;, &lt;em&gt;op. cit.&lt;\/em&gt;, p. 60.'><sup>32<\/sup><\/a><\/span>.<\/span>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il contributo indaga la parabola del punk bolognese dalla fine degli anni Settanta alla met\u00e0 degli anni Ottanta. Nato nel contesto movimentistico del <em>Settantasette<\/em>, il primo punk rock felsineo, capitanato dagli Skiantos, sfoggia un\u2019ironia dissacrante e una bolognesit\u00e0 carnevalesca. Nonostante la sconfitta politica del <em>Movimento del \u201977<\/em>, la creativit\u00e0 del sottobosco felsineo non demorde : nel 1979, il Festival Bologna Rock ne segna sia l\u2019apice che un momento di transizione. \n\t<br>\n\tLa fine del decennio segna un inasprimento dell\u2019eversione e delle divisioni politiche ; Bologna \u00e8 gravemente colpita dagli attentati. Il punk bolognese risente del clima plumbeo e si scinde anch\u2019esso in molteplici rivoli. Nonostante l\u2019emergenza di una declinazione felsinea del \u00abno future\u00bb, il punk bolognese rimane tuttavia fedele ad una certa indole (post-)politica : se la Bologna riserva degli Indiani metropolitani e citt\u00e0 del \u00abLiber Paradisus\u00bb roversiano \u00e8 diventata una prigione, il controcanto civile del punk bolognese continua a tesserne l\u2019elogio paradossale. ","protected":false},"author":66,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[2],"tags":[144,301,317],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5375"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/66"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5375"}],"version-history":[{"count":45,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5375\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13258,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5375\/revisions\/13258"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5375"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5375"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5375"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}