{"id":4117,"date":"2020-06-14T02:13:21","date_gmt":"2020-06-14T00:13:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=4117"},"modified":"2020-06-15T19:21:03","modified_gmt":"2020-06-15T17:21:03","slug":"un-erudito-sulle-tracce-dei-prima-nomina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=4117","title":{"rendered":"Un erudito sulle tracce dei <em>Prima nomina<\/em>"},"content":{"rendered":"\n<em>Sui nomi divini<\/em> \u00e8 un libro desueto e potenzialmente prezioso: un\u2019edizione commentata (i criteri ermeneutici sono dettagliati nella <em>Nota<\/em> al testo), una antologia, si dice in quarta, <em>essenziale<\/em>, volta a diradare un silenzio postumo troppo a lungo protrattosi, quasi una conseguenza inestinguibile, come una pena indelebile da scontare in s\u00e9guito alla condanna che la censura ecclesiastica pronunci\u00f2 sulla persona e sull\u2019opera dell\u2019autore, Arduino Suzzi. Appartato, fuori del dominio alienante del tempo e dell\u2019opinione mondana, misconosciuto erudito vissuto tra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo, emblematico rappresentante, quindi, di quella <em>early modernity<\/em>, protomodernit\u00e0 ancora al crocevia \u2013 ancora per molti tratti sorprendentemente legata a forme medioevali e teologiche \u2013 verso cui oggi si avverte un qualche risveglio d\u2019interesse.<br>\nIl libro: Arduino Suzzi, <em>Sui nomi divini. Passi scelti dalle<\/em> Origini Hebraiche delle tre lingue <em>e Dagli scritti esoterici. Preambolo<\/em> di Andrea Vacchi Suzzi, <em>Introduzione<\/em>, cura e note di Matteo Veronesi, Edizioni Clori, Firenze 2020<span id='easy-footnote-1-4117' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=4117#easy-footnote-bottom-1-4117' title='Il libro \u00e8 &lt;a href=&quot;http:\/\/edizioniclori.wdfiles.com\/local--files\/collane\/Suzzi_Sui_nomi_divini.pdf&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Sui nomi divini&quot; rel=&quot;noopener noreferrer&quot;&gt;gratuitamente scaricabile&lt;\/a&gt;.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nMatteo Veronesi, il curatore \u2013 ermeneuta di una ermeneutica \u2013, qui seleziona e dispone, ricomponendoli, i <em>disiecta membra<\/em> dell\u2019opera di Suzzi dopo averlo strappato all\u2019oblio: dal suo <em>opus magnum<\/em> (che comport\u00f2 almeno un trentennio di lavoro, che si immagina strenuo, vanificato dal veto dell\u2019Inquisizione), vale a dire le vastissime <em>Origini Hebraiche delle tre lingue<\/em>, manoscritto inedito di oltre trecento pagine fittissime e ardue, ai brevi scritti esoterici, i soli editi in vita, dedicati a due enigmatici manufatti, la Patena argentea di San Pier Grisologo e la Pietra di Bologna, quella recante l\u2019iscrizione <em>Aelia Laelia Crispis<\/em> che sedusse molti spiriti eminenti, da G\u00e9rard de Nerval a Carl Gustav Jung.<br>\nE secondo Jung, in <em>Mysterium coniunctionis<\/em>, l\u2019iscrizione&nbsp;<em>Aelia Laelia Crispis<\/em> \u2013 forse un gioco erudito e, nel suo carattere di enigma, consapevolmente vuoto, un enigma vuoto che accoglie e implica un sepolcro esso stesso vuoto, come in una&nbsp;<em>mise en ab\u00eeme<\/em> \u2013 rappresentava l\u2019enigma per eccellenza, l\u2019irrazionale stesso, il non-interpretabile e come tale l\u2019oggetto ideale, assoluto e inesauribile della volont\u00e0 di interpretazione, da ispirare tutte le interpretazioni possibili \u2013 come poi avvenne. Il <em>sepolcro vuoto<\/em> di cui parla l\u2019iscrizione pu\u00f2 assimilarsi al&nbsp;<em>Vide<\/em>, al&nbsp;<em>N\u00e9ant<\/em>&nbsp;di Mallarm\u00e9, cio\u00e8 ai depositari della pregnanza impenetrabile e insieme dell\u2019assenza e della volatilit\u00e0 caratteristiche del messaggio poetico. Cos\u00ec come pu\u00f2 alludere al mistero da cui nascono la ricerca cristiana del senso della vita e dell\u2019oltrevita, il cordoglio della morte e la fede nella resurrezione. Sono questioni che si fanno particolarmente visibili nell\u2019opuscolo esoterico che Suzzi dedic\u00f2 all\u2019iscrizione arcana, un tipico esempio di un cristianesimo iniziatico e gnostico che, malgrado ci\u00f2, riesce a non violare la tradizione canonica della teologia ebraico-cristiana.&nbsp;In entrambi i manufatti Suzzi vedeva \u2013 allo stesso modo in cui vedeva nelle profondit\u00e0 ancora insondate delle origini delle lingue \u2013 un coacervo di segni, una <em>for\u00eats des symboles<\/em>, il cui deciframento, in questo esempio di linguistica comparata, rappresentava esso stesso, in quanto avventura intellettuale, un passaggio iniziatico, un itinerario di alchemica, arcana catarsi.<br>\nIl curatore dell\u2019antologia pone in rilievo la singolare coesistenza di un\u2019ottica paradossalmente moderna, o si direbbe <em>novantiqua<\/em>: prossima, per alcuni versi, per questa volont\u00e0 di rinvenire e ridefinire i nuclei primitivi ed essenziali del linguaggio, e dunque dell\u2019essere e del pensiero, a Bacone, Vico, Leibniz, in un contesto di interdipendenza tra ragione e mistica. Coesistenza di una prospettiva moderna, quindi, con una ingente assimilazione degli autori di un passato anche remotissimo, dal Platone del <em>Timeo<\/em> e del <em>Cratilo<\/em> fino allo Pseudo-Areopagita e a Marsilio Ficino, nel contestuale insinuarsi di un platonismo e di un neoplatonismo di cui l\u2019autore aveva una cognizione capillare che contribu\u00ec ad allarmare l\u2019Inquisizione, per certe tonalit\u00e0 che apparivano \u2013 a torto o a ragione \u2013 emanatistiche, se non panteistiche. Espressioni \u2013 lontane da Dio \u2013 dell\u2019idea di <em>Anima mundi<\/em>.<br>\nembrerebbe superfluo sottolineare l\u2019inevitabile rilevanza della dimensione etimologica, come in ogni percorso di ricerca che coinvolga i nomi, e in particolare i quintessenziali <em>prima nomina<\/em>, quelli della divinit\u00e0 e dell\u2019essere. I teonimi e Dio, naturalmente. La sua sede, empireo cielo Olimpo, il suo \u00e0mbito precipuo, l\u2019eternit\u00e0, i suoi spiriti officianti, gli angeli, e le determinazioni degli angeli caduti, il dio della natura, Pan, le Lamie\u2026 Una indagine siffatta non pu\u00f2 prescindere da uno sguardo, storico e insieme metafisico, in grado di scandagliare le stratificazioni in cui si sedimentano i segni e le tracce da cui traspaiono \u2013 avendo lasciato in essi le proprie impronte sovrapposte, la propria memoria molteplice \u2013 l\u2019origine e l\u2019evoluzione del nome, sia dal profilo fonetico che da quello dei significati.<br>\nUn lavoro di mera erudizione filologica, allora, quello svolto da Arduino Suzzi? Forse. Ma solo finch\u00e9 Veronesi non \u00e8 intervenuto a focalizzare lo scandaglio critico e analitico a cui Suzzi sottopose il suo vasto materiale. Anche se l\u2019analisi non viene ancora condotta in senso pienamente moderno, cio\u00e8 non secondo i canoni della linguistica e della filologia che si professano \u2013 cos\u00ec spesso aridamente \u2013 <em>scientifiche<\/em>. Un <em>corpus<\/em> quasi sempre, e lodevolmente, di prima mano, bench\u00e9 a volte all\u2019apparenza farraginoso, quasi un fertile caos ancora in attesa dell\u2019emergenza delle forme, una immensa e indistinta babele fonosemantica che vide il profilarsi e il costituirsi della facolt\u00e0 verbale. \u00c8 il disegno di una forma di modernit\u00e0, in definitiva, senza tempo, ravvivata \u2013 nota il curatore \u2013 dall\u2019odierno recupero delle teorie sulla monogenesi del linguaggio, del tutto analoga alla monogenesi dell\u2019umano. Una modernit\u00e0 dalle antichissime radici ma dalla vitalit\u00e0 perenne, come le lingue semitiche e quelle indoeuropee (due \u00e0mbiti esteriormente lontani, i cui mutui legami vengono tuttora ipotizzati e indagati), \u00e8 quella che emerge e che connota sia la ricerca di Arduino Suzzi che lo stesso oggetto di questa ricerca.<br>\n\u00c8 allora auspicabile, anche in s\u00e9guito al lavoro esegetico di Veronesi, che un posto nella storia della linguistica, e in generale del pensiero, possa essere riconosciuto a questo lontano erudito, che, lambendo la fusione di neoplatonismo e averroismo e quindi facendo di anima e mente delle emanazioni di una unit\u00e0 superiore che scorta l\u2019umano fino al ricongiungimento, <em>post mortem<\/em>, con l\u2019essenza di se stesso, finiva per toccare il destino ultimo, e fare dell\u2019indagine linguistica una modalit\u00e0 di discorso, in senso lato, filosofico. E in particolare sorprende come questo letterato dalla mentalit\u00e0, dal metodo e dalla biblioteca ancora per lo pi\u00f9 medioevali e rinascimentali riesca malgrado ci\u00f2 a respirare, o addirittura a divinare qualcosa di un protoromanticismo e di un preromanticismo che erano gi\u00e0 nell\u2019aria.<br>\n\u00abFingitur hoc anigmate Nox defuncta, et a Sole tumulata\u00bb. \u00abNox non habet sexum, nec aetatem, nec morum conditionem\u00bb. \u00abNox, quatenus est incorporea, nullum habet locum, in quo iaceat\u00bb. \u00ab\u00c8 rappresentata in questo enigma la Notte defunta, e tumulata dal Sole. La Notte non ha sesso, n\u00e9 et\u00e0, n\u00e9 condizione di costumi. La Notte, dato che \u00e8 incorporea, non ha alcun luogo in cui possa giacere\u00bb. Cos\u00ec si legge negli scritti esoterici. Questa notte \u2013 essenzialmente, <em>Grund der Seele<\/em> \u2013 incorporea eppure perturbante e avvolgente, propriamente n\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altro eppure entrambi, negazione degli opposti e di essi amalgama, perenne vuoto e assoluta pienezza, \u00e8 la stessa di Novalis. La stessa perpetua notte in cui si dibattono suoni e segni alla ricerca del proprio \u2013 ormai imprendibile \u2013 senso originario.\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sui nomi divini \u00e8 un libro desueto e potenzialmente prezioso: un\u2019edizione commentata (i criteri ermeneutici sono dettagliati nella Nota al testo), una antologia, si dice in quarta, essenziale, volta a diradare un silenzio postumo troppo a lungo protrattosi, quasi una conseguenza inestinguibile, come una pena indelebile da scontare in s\u00e9guito alla condanna che la censura [&hellip;]","protected":false},"author":23,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[4],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4117"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4117"}],"version-history":[{"count":23,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4117\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4449,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4117\/revisions\/4449"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4117"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4117"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4117"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}