{"id":3793,"date":"2020-05-29T09:43:29","date_gmt":"2020-05-29T07:43:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3793"},"modified":"2020-05-29T09:43:31","modified_gmt":"2020-05-29T07:43:31","slug":"etienne-de-la-boetie-discorso-sulla-servitu-volontaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3793","title":{"rendered":"\u00c9tienne de la Bo\u00e9tie, <em>Discorso sulla servit\u00f9 volontaria<\/em>"},"content":{"rendered":"\n<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\nNo, non \u00e8 un bene il comando di molti;<br>\nuno sia il capo, uno il re.\n<\/span>\n<br><br>\nIl Discorso sulla Servit\u00f9 Volontaria di \u00c9tienne de La Bo\u00e8tie (1530-1563) si apre con questa citazione omerica: l&#8217;Autore si riferisce in questo modo direttamente alla Politica di Aristotele, che nelle analisi delle diverse forme di governo utilizza tale verso; tuttavia egli rimanda alla tradizione non tanto al fine di allacciarsene bens\u00ec di discostarsene: il suo interesse, afferma poco sotto, non \u00e8 quello di \u00abdiscutere la questione tanto dibattuta se altre forme di regime politico siano preferibili alla monarchia\u00bb. Vi \u00e8 perci\u00f2 una indiretta presa di distanza anche dal contemporaneo Principe di Machiavelli<span id='easy-footnote-1-3793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3793#easy-footnote-bottom-1-3793' title='\u00abTutti li stati, tutti e&amp;#8217; dominii che hanno avuto e hanno imperio sopra li uomini, sono stati e sono o repubbliche o principati. E&amp;#8217; principati sono o ereditarii&amp;#8230; o e&amp;#8217; sono nuovi\u00bb. [Machiavelli, &lt;em&gt;Il Principe&lt;\/em&gt;, Einaudi, Torino 1961, cap. 1, p. 5]'><sup>1<\/sup><\/a><\/span>.<br>\n Gli obiettivi che si vogliono raggiungere nel corso di questa lettura del Discorso sono, oltre quello di indicarne i temi principali, di mostrare come tale opera non pu\u00f2 a rigore essere considerata antitetica o complementare all&#8217;opera del fiorentino, in quanto si muove su un livello differente, prettamente fondante, ed \u00e8 proprio in virt\u00f9 del suo specifico piano d&#8217;indagine che non pu\u00f2 essere ridotta semplicemente all&#8217;uso storico e alle interpretazioni pi\u00f9 comuni che di essa si sono fatti.\n<br>\nL&#8217;analisi di La Bo\u00e8tie parte da un fatto: la condizione di migliaia di uomini che sopportano<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\ntalvolta un tiranno solo, che ha il potere di danneggiarli unicamente in quanto essi vogliono sopportarlo, che non potrebbe far loro alcun male se essi non preferissero subirlo invece di contrastarlo\n<\/span><span id='easy-footnote-2-3793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3793#easy-footnote-bottom-2-3793' title='&lt;em&gt;Discorso sulla servit\u00f9 volontaria&lt;\/em&gt;, p.4. \u00c8 importante assumere da principio che il tiranno di La Bo\u00e9tie non si riferisce solo a quella forma deteriorata della monarchia che costituisce appunto il significato specifico del termine a partire, per quanto riguarda la trattatistica, dalla Politica di Aristotele; ma simboleggia universalmente ogni forma di potere contrapposto all&amp;#8217;eguaglianza e libert\u00e0 di tutti i popoli e individui. Per l&amp;#8217;autore infatti \u00ab\u00e8 un&amp;#8217;estrema disgrazia essere soggetti a un padrone della cui bont\u00e0 non si pu\u00f2 mai esser sicuri [\u2026] e avere parecchi padroni significa essere parecchie volte vittime di una tale disgrazia\u00bb.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span>.<br><br>\nLo stupore di fronte a questa situazione, seppur tanto comune, \u00e8 grande ed \u00e8 dovuto al fatto che sono gli stessi sudditi che si fanno dominare, perch\u00e9 se solo smettessero di servire, sarebbero liberi.\n<br>\nSiamo dunque in presenza di una servit\u00f9 volontaria ed il compito che si prefigge l&#8217;Autore \u00e8 quello di indagarne le condizioni di possibilit\u00e0, le sue radici profonde nell&#8217;animo umano; il suo \u00e8 dunque un lavoro di metateoria, di critica del potere.\n<br>\nGi\u00e0 tenendo per fermo questo punto si pu\u00f2 capire come la riduzione del Discorso a testo militante o a semplice esercizio retorico \u00e8 tanto illegittima quanto ingiusta. Sar\u00e0 opportuno soffermarsi brevemente su alcune delle vicende storiche ed ermeneutiche che hanno segnato il destino dell&#8217;opera (interpretata ora nel primo modo ora nell&#8217;altro) per circoscrivere meglio il problema.\n<br>\nPoco prima della morte<span id='easy-footnote-3-3793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3793#easy-footnote-bottom-3-3793' title='Avvenuta il 18 agosto del 1563 per pestilenza nei pressi di Bordeaux, dove gli era stato affidato il comando di una divisione per difendere la citt\u00e0, caduta nelle mani dei protestanti della vicina Bergerac. Per ironia della sorte, come vedremo, saranno proprio gli ugonotti ad impossessarsi per primi della nostra opera.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span>, La Bo\u00e9tie affida all&#8217;amico Montaigne<span id='easy-footnote-4-3793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3793#easy-footnote-bottom-4-3793' title='La profonda amicizia tra i due \u00e8 stata resa senz&amp;#8217;altro celebre dal capitolo XXVIII degli &lt;em&gt;Essais&lt;\/em&gt; intitolato &lt;em&gt;Dell&amp;#8217;amicizia&lt;\/em&gt;. Il rapporto tra i due ha inizio in quanto entrambi membri del parlamento di Bordeaux e Montaigne afferma proprio negli &lt;em&gt;Essais&lt;\/em&gt; di aver conosciuto e iniziato a stimare l&amp;#8217;amico proprio a partire dal &lt;em&gt;Discorso&lt;\/em&gt;.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span> tutta la sua opera che verr\u00e0 pubblicata nel 1571, con la sola esclusione del Discorso sulla servit\u00f9 volontaria. Montaigne voleva fare di esso \u00abil quadro ricco, infinito, composto a regola d&#8217;arte a cui tutto il resto fa da contorno\u00bb dei suoi Essais. Ma il Discorso era stato pubblicato, parzialmente e anonimo nel 1574 \u2013 e integralmente e con il nome dell&#8217;autore nel 1576, in pamphlet ugonotti contro la monarchia francese con il titolo Contr&#8217;un e infine condannato ad un pubblico rogo nel 1579. Di fronte a questa situazione Montaigne decide di non collocare pi\u00f9 al centro della sua monumentale opera (pubblicata definitamente nel 1588) il Discorso, e al suo posto collocare invece ventinove sonetti dell&#8217;amico. Non solo: motiva la sua scelta disconoscendo la legittimit\u00e0 dell&#8217;uso politico del libretto, ricordando dell&#8217;amico perduto l&#8217;obbedienza alle leggi e l&#8217;inimicizia verso ogni forma di sovvertimento del potere costituito, riducendone l&#8217;opera a semplice esercitazione retorica \u00absfuggitagli dalla penna\u00bb quand&#8217;ancora era dedito agli studi umanistici<span id='easy-footnote-5-3793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3793#easy-footnote-bottom-5-3793' title='\u00abPoich\u00e9 ho visto che quest&amp;#8217;opera \u00e8 stata poi pubblicata e a cattivo fine da quelli che cercano di turbare e cambiare il nostro regime di governo senza preoccuparsi di sapere se lo miglioreranno, e che l&amp;#8217;hanno mescolata ad altra farina del loro sacco, recedo dal mio proposito di metterla qui. E affinch\u00e9 la memoria dell&amp;#8217;autore non abbia a soffrirne presso quelli che non hanno potuto conoscere da vicino le sue opinioni e le sue azioni, li avverto che questo argomento fu da lui trattato quando era ragazzo, a mo&amp;#8217; di esercitazione soltanto, come argomento volgare, fritto e rifritto mille volte nei libri. Non metto in dubbio che credesse in quello che scriveva, poich\u00e9 era abbastanza coscienzioso da non mentire nemmeno per gioco. E so inoltre che se avesse dovuto scegliere avrebbe preferito esser nato a Venezia anzich\u00e9 a Sarlat; e a ragione. Ma aveva un&amp;#8217;altra massima sovranamente scolpita nella sua anima, cio\u00e8 di obbedire e sottomettersi molto scrupolosamente alle leggi sotto le quali era nato. Non ci fu mai cittadino migliore, n\u00e9 pi\u00f9 attaccato alla tranquillit\u00e0 del suo paese, n\u00e9 pi\u00f9 nemico degli sconvolgimenti e delle innovazioni del suo tempo; egli si sarebbe servito delle proprie capacit\u00e0 piuttosto per estinguerli che per fornir materiale di che maggiormente fomentarli. Aveva lo spirito forgiato sul modello di altri secoli, e non di questo\u00bb. [M. De Montaigne, &lt;em&gt;Essais&lt;\/em&gt; 1, 1, cap. 28; tr. it. &lt;em&gt;Saggi&lt;\/em&gt;, Adelphi, Milano 1966, p. 259; cfr. anche p. 243]'><sup>5<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nIl destino dell&#8217;opera \u00e8 ormai segnato: mentre, alla luce della sua ricomparsa ogni volta che si sente il bisogno di rivoluzione e lotta contro il potere (prendiamo a mo&#8217; di esempio lo scritto di Marat, Cha\u00eenes de l&#8217;esclavage, che colloca in appendice il Contr&#8217;un), alcuni critici mirano a sottolinearne il carattere politico e polemico, accusando Montaigne di aver mascherato le vere intenzioni di La Bo\u00e9tie; altri lo considerano invece \u00abun capolavoro del secondo anno di retorica&#8230; uno di quei mille classici delitti compiuti uscendo dalla tutela di Tito Livio o di Plutarco, prima di conoscere il mondo moderno o di aver approfondito la conoscenza della societ\u00e0 antica\u00bb.<span id='easy-footnote-6-3793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3793#easy-footnote-bottom-6-3793' title='C.A. De Sainte-Beuve, &lt;em&gt;Causeries du Lundi&lt;\/em&gt;, Paris 1857, vol. 9, p. 112'><sup>6<\/sup><\/a><\/span>\n<br>\nSu una cosa si pu\u00f2 dare ragione a Montaigne: La Bo\u00e9tie con questo scritto non propone alcun sovvertimento politico, alcun contro-potere. Infatti considera con disprezzo le\n<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\ncongiure di ambiziosi,che non vanno certo compianti per gl&#8217;inconvenienti che gli son capitati, giacch\u00e9 \u00e8 evidente che non desideravano abolire la corona ma appropriarsene, avendo la pretesa di cacciare il tiranno e perpetuare la tirannia\n<\/span><span id='easy-footnote-7-3793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3793#easy-footnote-bottom-7-3793' title='&lt;em&gt;Discorso&lt;\/em&gt;, p. 32.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span>,\n<br><br>\nd \u00e8 proprio a questa categoria che appartiene il gruppo che per primo fece pubblicare l&#8217;opera (basti pensare che una volta che la fazione ugonotta dei nobili capeggiati da Enrico di Borbone conquist\u00f2 la monarchia, anche i cattolici della Lega Santa usarono il Discorso contro il governo costituitosi).\n<br>\nAppena l&#8217;Autore sembra abbandonarsi ad una esortazione verso tutti i popoli soppressi\n<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\nsiate risoluti a non servire pi\u00f9, ed eccovi liberi; non voglio che vi scontriate con lui o che lo facciate crollare, limitatevi a non sostenerlo pi\u00f9, e lo vedrete come un grande colosso cui sia sottratta la base, cadere d&#8217;un pezzo e rompersi<\/span><span id='easy-footnote-8-3793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3793#easy-footnote-bottom-8-3793' title='Ibidem, p. 14.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><br>\nsubito si corregge, riconoscendo che forse ormai \u00e8 troppo tardi, dal momento che il popolo \u00abda gran tempo sembra non aver pi\u00f9 coscienza del male che l&#8217;affligge, e in ci\u00f2 mostra che la sua malattia \u00e8 mortale\u00bb.\n<br>\n\u00c8 lo stesso Machiavelli semmai, nel momento in cui ricostruisce le dinamiche del principato, a suggerire un contro-potere, come dimostra la lettura che nel Risorgimento fu fatta del Principe, visto come l&#8217;opera che per prima smascher\u00f2 tutti gli stratagemmi del potere<span id='easy-footnote-9-3793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3793#easy-footnote-bottom-9-3793' title='Lo spirito con cui venne accolto &lt;em&gt;Il Principe&lt;\/em&gt; in questo periodo \u00e8 esemplificato ante litteram dai versi de &lt;em&gt;I Sepolcri foscoliani&lt;\/em&gt;:&lt;br&gt;\u00abIo quando il monumento&lt;br&gt;\nvidi ove posa il corpo di quel grande&lt;br&gt;\nche temprando lo scettro a&amp;#8217; regnatori&lt;br&gt;\ngli all\u00f2r ne sfronda, ed alle genti svela&lt;br&gt;\ndi che lagrime grondi e di che sangue\u00bb.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span>, indicando quindi come contrastarlo. La Bo\u00e9tie vuole piuttosto far riflettere sulla misera condizione cui i sudditi sono soggetti; non propone alcuna rivoluzione ma cerca per congettura le modalit\u00e0 con cui si \u00e8 radicata cos\u00ec profondamente nell&#8217;animo umano \u00abquesta testarda volont\u00e0 di servire, tanto che ora lo stesso amore della libert\u00e0 sembra non essere poi cos\u00ec naturale\u00bb.\n<br>\nIl punto di partenza, senz&#8217;altro innovativo, del suo lavoro di metariflessione \u00e8 l&#8217;attivit\u00e0-passivit\u00e0 del popolo sottomesso. Per La Bo\u00e9tie il potere non \u00e8 legittimato n\u00e9 da Dio<span id='easy-footnote-10-3793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3793#easy-footnote-bottom-10-3793' title='A p. 42, parlando dei re di Francia, La Bo\u00e9tie afferma che \u00absembrano scelti prima di nascere da Dio onnipotente in vista del governo e della conservazione di questo regno\u00bb, ma prima sottolinea: \u00abbench\u00e8 siano nati re, non somigliano affatto ai re per natura\u00bb.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span> n\u00e9 dalla legge naturale della supremazia del pi\u00f9 forte (auspicata da molti pensatori fin dall&#8217;antichit\u00e0).<span id='easy-footnote-11-3793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3793#easy-footnote-bottom-11-3793' title='Anzi afferma che molto spesso colui che mantiene asserviti un cos\u00ec numero infinito di uomini \u00e8 \u00abun qualche omuncolo che spesso \u00e8 il pi\u00f9 vigliacco e il pi\u00f9 effeminato della nazione\u00bb. [p. 6]'><sup>11<\/sup><\/a><\/span> Sono gli stessi sudditi che costituiscono la base di tale servit\u00f9, a renderla possibile e ad acconsentirla: \u00e8 sempre il popolo sciocco che si autoinganna e crea le menzogne per poi credervi. Ma una volta che il dominio si \u00e8 affermato, gli asserviti sembrano ormai impotenti nei confronti del loro parto, latore di ogni male, nonostante volere la libert\u00e0 equivalga ad ottenerla, in quanto condizione naturale propria dell&#8217;uomo.\n<br>\nL&#8217;Autore individua nel coustume la prima ragione della servit\u00f9 volontaria: \u00e8 l&#8217;abitudine infatti ad insegnarci la servit\u00f9 e ci plasma sempre a suo modo, malgrado l&#8217;inclinazione naturale alla libert\u00e0. Il tiranno, per mantenere e rafforzare questa disposizione a servire, distrae il popolo minuto e volgare con passatempi ed elargizioni, mantenendolo in uno stato di vilt\u00e0, ottundimento intellettuale e accettazione di ogni ingiuria.\n<br>\nIl concetto di coustume svolge un ruolo centrale anche negli Essais in cui, nel capitolo XXIII del libro I, Montaigne caratterizza l&#8217;abitudine come \u00abpotentissima signora di tutte le cose\u00bb (citando Plinio il Vecchio), che assuef\u00e0 l&#8217;uomo e allo stesso tempo gli fa apparire le abitudini di altre culture come stranezze. Interessante notare come Montaigne giunge a conclusioni analoghe a La Bo\u00e9tie quando scrive:\n<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\nI popoli allevati nella libert\u00e0 e nell&#8217;autogoverno considerano ogni altra forma di governo mostruosa e contro natura. Quelli che sono abituati alla monarchia fanno lo stesso. E qualsiasi possibilit\u00e0 di cambiamento la fortuna offra loro, perfino quando si siano liberati con gran difficolt\u00e0 dal fastidio d&#8217;un padrone, si precipitano a ristabilirne uno nuovo con altrettante difficolt\u00e0, perch\u00e9 non possono risolversi a prendere in odio l&#8217;autorit\u00e0\n<\/span><span id='easy-footnote-12-3793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3793#easy-footnote-bottom-12-3793' title='M. De Montaigne, op. cit.; pp. 150-151; cfr. anche La Bo\u00e9tie pp. 24-28.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><br>\nSi intende quindi come nelle due opere (che hanno entrambe per oggetto la natura dell&#8217;uomo) e negli spiriti dei due autori siano presenti riflessioni affini, che spiegano come Montaigne abbia preferito definire il Discorso una semplice esercitazione retorica per allontanarlo dal piano dei contrasti politici della sua epoca.\n<br>\nRitornando ora al testo, introduciamo ci\u00f2 che l&#8217;autore definisce \u00abla molla e il segreto della dominazione, il sostegno e il fondamento della tirannide\u00bb: una catena di favori e protezioni che lega al tiranno milioni di persone, \u00abanime perse che sono ben liete di sopportare il male per farne a loro volta non gi\u00e0 a chi gliene fa, ma a chi come loro sopporta senza reagire\u00bb<span id='easy-footnote-13-3793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3793#easy-footnote-bottom-13-3793' title='&lt;em&gt;Discorso&lt;\/em&gt;; p. 47.'><sup>13<\/sup><\/a><\/span>. Tra i membri della catena non pu\u00f2 esservi amicizia ma solo complotto: essi infatti non si amano e non si fidano reciprocamente, ma hanno ciascuno paura dell&#8217;altro e sono privi di quella condizione di eguaglianza che per definizione caratterizza l&#8217;amicizia.\n<br>\n\u00c8 questo senz&#8217;altro uno dei punti pi\u00f9 rilevanti dell&#8217;analisi dell&#8217;Autore, che mostra tra l&#8217;altro come l&#8217;accusa che gli \u00e8 stata mossa da alcuni critici, cio\u00e8 di non aver sviluppato un&#8217;acuta osservazione della societ\u00e0 moderna cos\u00ec come di quella antica, \u00e8 certamente falsa<span id='easy-footnote-14-3793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3793#easy-footnote-bottom-14-3793' title='Cfr. nota 5.'><sup>14<\/sup><\/a><\/span>: La Bo\u00e9tie coglie tendenze sociali presenti nelle varie epoche (compresa pure l&#8217;et\u00e0 attuale, il nostro tempo) in svariate forme, riconducendole ad un&#8217;unica molla che rende gli uni sudditi degli altri. Prova quasi pena per coloro che strisciano ai piedi del tiranno, perch\u00e9 pi\u00f9 ad esso si avvicinano, pi\u00f9 si allontanano dalla propria libert\u00e0. Non solo infatti devono sempre obbedirgli ma anche pensare come lui e precederlo nei sui pensieri; adularlo, abbandonare i propri gusti per quelli del tiranno e, al fine di compiacerlo, stare \u00absempre in agguato per spiare i suoi desideri e scoprire i suoi pensieri\u00bb. I favoriti per giunta devono temere pi\u00f9 di ogni altro proprio colui di cui hanno ottenuto dopo tanta fatica i benefici<span id='easy-footnote-15-3793' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3793#easy-footnote-bottom-15-3793' title='Perch\u00e9 \u00abil pi\u00f9 delle volte, arricchitisi delle spoglie altrui grazie alla sua protezione, alla fine essi stessi l&amp;#8217;hanno arricchito delle spoglie proprie\u00bb. [Discorso; p. 50]'><sup>15<\/sup><\/a><\/span>, essere in apparenza amici di tutti e tuttavia sospettosi di ciascuno, leggere nel cuore degli altri e scovare trame e imboscate, addossandosi pure gli insulti e le maledizioni del popolo che del suo male non accusa il tiranno ma solo i propri governanti.\n<br>\nQueste ultime pagine del Discorso, distinte da una pi\u00f9 che attenta analisi psicologica e sociologica, rievocano quasi per magia l&#8217;atmosfera della vita di corte che si respirava ai tempi dell&#8217;autore e anche in epoche successive la sua morte; si consideri a proposito come la descrizione che La Bo\u00e9tie offre dei protetti del tiranno sia molto simile a quella proposta dal barone d&#8217;Holbach nel suo quanto mai delizioso e irriverente Saggio sull&#8217;arte di strisciare (posto in appendice a questa edizione del Discorso):<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\nUn buon cortigiano non deve mai avere un&#8217;opinione propria, ma sempre quella del suo padrone o del suo ministro, e deve avere la sagacia per intuirlo. [\u2026] Il vero cortigiano \u00e8 tenuto a essere amico di tutti come Arlecchino, senza per\u00f2 avere la debolezza di attaccarsi ad alcuno. Costretto a governare perfino l&#8217;amicizia e la sincerit\u00e0 [&#8230;]. \u00c8 indispensabile detestare senza esitazione chiunque abbia fatto torto al signore o al favorito di turno.\n<\/span><br><br>\nMa se, nell&#8217;indagare i segreti meccanismi della servit\u00f9 volontaria, l&#8217;Autore ha senz&#8217;altro preso in considerazione anche il suo tempo, come mai gli esempi che egli utilizza fanno parte del mondo greco-romano? Tali modelli non sono certo dei semplici loci da adottare per sorreggere un qualsivoglia tipo di argomentazione retorica o un semplice sfoggio di eruditio, ma hanno un significato pi\u00f9 profondo e filosofico. Nel Rinascimento l&#8217;et\u00e0 classica ha assunto il ruolo di ideale, di mito, e ci\u00f2 permette a La Bo\u00e8tie (insieme ad altri autori tra cui Montaigne) di conferire al suo discorso quella universalit\u00e0 che non gli sarebbe riuscito di ottenere se avesse inserito l&#8217;opera nella concretezza della sua epoca.\n<br>\nCome un grande classico, il Discorso sulla servit\u00f9 volontaria ha il potere di parlare a tutti attraversando i diversi periodi, \u00e8 un testo che non ha uno spazio e un tempo determinati proprio in quanto ha come oggetto le inclinazioni pi\u00f9 intime e contrastanti dell&#8217;Uomo individuale e sociale. \u00c8 proprio perch\u00e9 ad esso compete questo livello indeterminato e generale, che (come abbiamo gi\u00e0 rilevato) non pu\u00f2 essere definito un testo militante ma pu\u00f2 essere utilizzato allo stesso tempo come tale: ognuno, leggendo il Discorso, non pu\u00f2 fare a meno di pensare come la disamina dell&#8217;Autore si attagli perfettamente alla sua propria et\u00e0, inserendo quindi il testo all&#8217;interno di una precomprensione e rileggendolo alla luce dei propri interessi ed esigenze attuali.<br>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"No, non \u00e8 un bene il comando di molti; uno sia il capo, uno il re. 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