{"id":3563,"date":"2020-05-04T10:37:08","date_gmt":"2020-05-04T08:37:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3563"},"modified":"2020-05-04T10:37:10","modified_gmt":"2020-05-04T08:37:10","slug":"annotazione-inattuale-su-un-libro-recente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3563","title":{"rendered":"Annotazione inattuale su un libro recente"},"content":{"rendered":"\n Se mille voci si fanno parole di un libro, \u00e8 come ridurre sul tavolo di casa, sotto gli occhi o vicino al cuore, un bosco di mille alberi che ci copre intero; che fruscia con tutte le foglie per non lasciarci assopire; che inquieta con inesorabile temperanza la nostra immaginazione, il nostro cauto lento sapere, il nostro desiderio di sonno (il sonno della ragione) o la nostalgia di esso.\n<br>\nQuindi, per me, ho un preoccupato timore mescolato a una curiosit\u00e0 che vibra, nel guardare prima il mucchio ordinato e intero dei fogli, poi nello scorrere con lentezza attenta (partecipata) questo decalogo di sospirata saggezza. Che pu\u00f2 essere sfiorata (mai del tutto raggiunta e conquistata) solo, a mio parere, con una insistenza vorace, con uno scavo fra i pensieri minuto, approfondito, al fine di scioglierli, correggerli, sistemarli, integrarli.\n<br>\nPu\u00f2 essere l\u2019inizio di una cura prolungata (ma necessaria) per gli autentici guasti che ciascuno di noi nasconde nei risvolti pi\u00f9 segreti, spesso neanche disposto a condividerli.\n<br>\nMa sappiamo davvero se questi grani, dall\u2019aspro sapore di una sapienza centellinata, riusciranno a scrostare la nostra intemperanza? Quella supponenza reale mescolata alla falsa umilt\u00e0 di facciata, che \u00e8 la caratteristica della societ\u00e0 contemporanea, dalle nostre parti intanto?\n<br>\nAllora, se l\u2019opera chiede per necessit\u00e0 di essere letta adagio, in profondo, e non di essere solo scorsa \u2013 come dicevo \u2013 con impazienza, il libro che si stampa che la raccoglie e intende disporla, avr\u00e0 una durata di anni sul nostro tavolo, per le ombre del nostro cervello? Disponendoci a vederlo, a volerlo, come un indispensabile Venerd\u00ec robinsoniano, come un compagno non soltanto vivo, non soltanto utile ma indispensabile?\n<br>\nAnch\u2019io, dunque, questa raccolta premurosa, intelligente, minuziosa preparata da Greco e Monda l\u2019ho letta sul serio, ricavandone frutti di riflessione immediata sia per la riconferma di vincolanti princ\u00ecpi, sia per il rinnovato affanno di constatare la scarsa tenuta, al tempo attuale, di alcune convinzioni ritenute resistenti nella tempesta delle revisioni e scancellazioni in atto. Cos\u00ec che, alla prova diretta, si constata di continuo la friabilit\u00e0 delle nostre organizzazioni mentali e culturali, sottoposte da tempo a smantellamenti, ad aggressioni di ogni grado e provenienza.\n<br>\nDovessi, solo per uno scrupolo o interesse privato, segnalare a me stesso quali \u2013 di questa complessa gamma di riflessioni aforistiche o di concitate e dense immersioni dentro problemi universali \u2013 mi sono risultate non solo pi\u00f9 direttamente congeniali ma anche efficacemente sorprendenti nella loro acclarata semplicit\u00e0 e indispensabilit\u00e0 (che riescono ad aprire con mano precisa decisa e altrettanto leggera una finestra in diretta nel mare della riflessione), indicherei per prima una frase-affermazione di Hegel, che risulta totalizzante, definitiva; richiamando a una sostanza di vita, a una completezza operativa che sembrano, al momento, decadute o neglette: \u00abNel mondo nulla di grande \u00e8 stato fatto senza passione\u00bb. Cio\u00e8, senza la costanza di una volont\u00e0 partecipativa conoscitiva che non sopporta soste, indugi, e che viene rinnovata periodicamente ed \u00e8 alimentata dallo stesso spirito vitale. La passione (la passione del fare e nel fare che sembra uscita dal mondo, fuori dal mondo, nei nostri giorni) che non intende consegnarci vinti a questo mondo; e anzi ci sottrae ad ogni vento di sconfitta, riportandoci dentro alla speranza reale.\n<br>\nLa seconda \u00e8 di William Shakespeare, dentro a un\u2019ironia sovrana: \u00abNon ci fu mai un filosofo capace di sopportare pazientemente il mal di denti\u00bb. Che coglie, centrandola, la verit\u00e0 con esattezza assoluta. Centra la saviezza supponente, reclusa fra le quattro mura coperte di libri, sottratta perci\u00f2 alla verifica costante della vita (oppure difesa con lucida acredine dalla vita), ma che tenta o tende a sovrapporsi alla stessa vita, confondendo il grigio rarefatto di un ambiente per la reggia di un re, dove si \u00e8 autorizzati a ritenere che tutte le proprie parole sono d\u2019oro; mentre fuori si distende il mondo da considerare, scrutare, masticare in un delirio di fame mai consumata. Il mondo intero, senza alcuna esclusione di sentimenti d\u2019odio o di amore.\n<br>\nDentro a questa cornice dura come la montagna, si collocano i tasselli delle singole frasi, delle pi\u00f9 complesse e complete affermazioni elargite a perpetua memoria da combattenti strenui, da grandi spiriti irrequieti.\n<br>\nPer questa irrequietudine che, ripeto, ci scuote e deve scuoterci da supposte o reali pigrizie di mente e di cuore, vada a loro la stessa gratitudine che riserviamo ai medici che curano il corpo affranto sottraendoci a un devastante dolore.\n<br>\nA loro, medici dell\u2019anima e della mente, che curano il nostro malessere e tendono a tenerci davanti agli occhi una luce di attiva speranza, perch\u00e9 altrimenti il nostro peregrinare si compirebbe dentro a una caverna del niente. In mezzo al volo di notturni pipistrelli.<br><br>\n(Il testo \u00e8 uscito come prefazione a  G. Greco &#8211; D. Monda, <em>Dizionario del  malincomico<\/em>, Rimini, Rusconi, 2004.)\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Se mille voci si fanno parole di un libro, \u00e8 come ridurre sul tavolo di casa, sotto gli occhi o vicino al cuore, un bosco di mille alberi che ci copre intero; che fruscia con tutte le foglie per non lasciarci assopire; che inquieta con inesorabile temperanza la nostra immaginazione, il nostro cauto lento sapere, [&hellip;]","protected":false},"author":111,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[2],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3563"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/111"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3563"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3563\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3565,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3563\/revisions\/3565"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3563"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3563"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3563"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}