{"id":3115,"date":"2020-04-22T01:59:40","date_gmt":"2020-04-21T23:59:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3115"},"modified":"2020-04-22T01:59:42","modified_gmt":"2020-04-21T23:59:42","slug":"il-quinto-di-scarlino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3115","title":{"rendered":"Il quinto di Scarlino"},"content":{"rendered":"\n<br><br><span class=\"sec-quotation\">Maggio, 8. Primi simulacri di esercizi militari sulla piazza di Talamone\u2026 Concorso di maremmani intorno al Generale; si arruolano parecchi volontari, altri se ne annunciano da Piombino.<br>\n(dal \u201cDiario della spedizione dei Mille\u201d, di Ippolito Nievo)<\/span>\n<br><br>\n<em>2 settembre 1849<span id='easy-footnote-1-3115' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=3115#easy-footnote-bottom-1-3115' title='Parzialmente e liberamente ispirato a \u201cDal molino di Cerbaia a Cala Martina\u201d (Firenze, 1889) di Guelfo Guelfi.   '><sup>1<\/sup><\/a><\/span>.<\/em>\n<br>\nUn fischio lungo, poi uno pi\u00f9 breve. Matteo scrut\u00f2 a destra e sinistra, fin dove l\u2019occhio poteva penetrare il buio della notte sul lungo rettilineo che, flebilmente imbiancato dal chiarore lunare, tagliava netta  la pineta in due. Poi, salt\u00f2 fuori dai cespugli in cui si era seppellito. Stir\u00f2 le membra aggranchiate per troppa immobilit\u00e0, e attravers\u00f2 la strada con la sua corsa dinoccolata da quindicenne.\n<br>\n&#8211; O Matteo, son qui ! \u2013\n<br>\nSi indirizz\u00f2 veloce verso il cespuglio da cui veniva la voce di Tommaso. Nel buio riusc\u00ec a malapena ad indovinarne la curva lenta della guancia allargata ancor pi\u00f9 del solito da un sogghigno da cospiratore consumato.\n<br>\n&#8211;   Allora ? Hai visto qualcuno? \u2013\n<br>\n&#8211;   Cinque minuti fa \u00e8 passata una pattuglia di cavalleggeri.  \u2013\n<br>\n&#8211;   Quanti erano ? &#8211;\n<br>\n&#8211;    Due.  &#8211;\n<br>\n&#8211;   Da che parte sono andati ? &#8211;\n<br>\n&#8211;   Di l\u00e0. Verso Castiglione. &#8211;\n<br>\nSi affacciarono entrambi sulla strada. La notte era ancora tiepida, l&#8217;estate declinava molto lentamente. La giornata era stata calda: i vapori delle gore morte e dei paduli stretti tra la pineta lungo il mare e le colline boscose solo al tramonto si erano posati sulle acque stagnanti.\n<br>\n&#8211;   E loro, quando arrivano ? \u2013 bisbigli\u00f2 Matteo.\n<br>\n&#8211;  Sono gi\u00e0 arrivati. Guarda. \u2013\n<br>\nNel folto della pineta, dove accennava Tommaso, non si vedeva nulla. Poi, ad un suo verso stridulo, sei ombre, correndo cautelosamente curve, attraversarono la strada allo scoperto e si affiancarono ai due ragazzi. Tre erano loro paesani di Scarlino, in odore di contrabbandieri: ogni tanto sparivano dalla circolazione anche per lunghi periodi. Ceffi torvi ed inquieti, sguardi acuminati, portavano ad armacollo due vecchi tromboni da caccia.\n<br>\n&#8211; Questi sono i ragazzi che vi dicevo, generale. Nessuno meglio di  loro conosce i sentieri della pineta, che da qui vanno al mare. &#8211;\n<br>\nRiconobbe alla voce il dottor L., medico condotto di Follonica. L\u2019altro uomo annu\u00ec e li salut\u00f2 uno ad uno, con gesto largo della mano. Matteo ne intu\u00ec nell\u2019oscurit\u00e0 lo sguardo azzurro, i capelli biondi alla nazarena raccolti sotto un vecchio cappello alla calabrese, in singolare contrasto con il resto del vestiario, che pareva indicare piuttosto un uomo di mare. Il sesto uomo, che il generale present\u00f2 come capitano Leggero, era un po\u2019 pi\u00f9 giovane, alto e scuro di barba e di capelli, anche lui vestito alla cacciatora, ma apparentemente disarmato. \n<br>\nPer questo, dunque, il dottore, due sere prima, aveva avvicinato Tommaso, su all\u2019osteria nella piazzetta di Scarlino. Davanti ad un Morellino color di pece, trattandolo da uomo fatto, senza por tempo in mezzo gli aveva chiesto di fare da guida ad un gruppo di fuggiaschi. Solo pochi tra i giovanotti del paese sarebbero stati capaci di attraversare la pineta, nel buio della notte, evitando i sentieri segnati, dove potevano arrivare anche i cavalleggeri del granduca. Occorreva il loro sapere di ragazzi, coltivato con solerzia nelle scorribande estive, quando, scendendo dalle colline, tagliavano diritto per i boschi, per arrivare pi\u00f9 in fretta al mare, gi\u00f9 fino alle acque trasparenti di Cala Violina o di Cala Martina. Si sussurrava in paese che il dottore fosse affiliato a qualche misteriosa societ\u00e0 segreta. Di certo non metteva piede in chiesa, una volta all\u2019osteria lo sentirono parlare di repubblica e di unit\u00e0: Tommaso non ci aveva messo un attimo ad accettare. Altrettanto poco ci aveva messo il giorno dopo, al torrente, a convincere Matteo ad essere della partita. \n<br>\nPoche altre parole, e s\u2019incamminarono.\n<br><br>\n**********\n<br><br>\nMarciavano in silenzio. Matteo sogguardava di tanto in tanto il generale. Una volta, al trapelare pi\u00f9 intenso del chiarore lunare tra le fronde, ne incroci\u00f2 lo sguardo: distolse subito gli occhi, imbarazzato per il fugace mezzo ammiccamento che gli parve di intravedere.\n<br>\nNel buio del bosco filtrava incerto tra i rami il brillio emanato da una sottile falce di luna crescente. I raggi tremolanti bastavano a Matteo e Tommaso per orientarsi nella pineta, trovare varchi tra rovi, districarsi tra tronchi e ramaglie, indicando ai compagni di marcia dove posare il passo.\n<br>\nA mano a mano che s\u2019inoltravano nel fitto della notte, a Matteo, nell\u2019ingigantirsi delle ombre, nel loro variato accavallarsi e compattarsi, pareva di compiere un viaggio verso il cuore stesso dell\u2019oscurit\u00e0. Chiss\u00e0 quale segreto nascondeva il respiro largo della notte d\u2019estate. Nel buio, gli parve di avvertire l\u2019indefinito futuro dei suoi quindici anni pulsargli alle tempie, di intravedere la fuga senza limiti dei giorni a venire: tutto divenne in un lampo  possibile, dall\u2019indomani in poi. Si sentiva crescere dentro un&#8217;eccitazione fredda: questa era l\u2019avventura? L\u2019avventura vera? Non il loro estivo andar per allodole, non il tuffo dallo scoglio pi\u00f9 alto, l\u00e0 vicino a Rocchette, non la vogata contro corrente su dall\u2019Ombrone. Nemmeno le scorrerie nelle bandite con i bracconieri di Tirli e Vetulonia erano pi\u00f9 avventura, ormai. Ci doveva essere dell\u2019altro, oltre al battito in petto, per fare vera un\u2019avventura. Qualcosa di nascosto, avvolto nel mistero di quella notte, nei motivi sconosciuti di quella fuga (scoprirli, magari, sarebbe stato di nuovo avventura), che solo intuiva potesse dare un senso alle cose da fare, valesse un sacrificio e si facesse ricordare.\n<br><br>\n**********\n<br><br>\nD\u2019improvviso, un fruscio alla loro destra si mut\u00f2 in trepestio convulso. Il dottore cacci\u00f2 fuori una pistola che fino ad allora aveva tenuto nascosta nella cintola, i due muniti di fucili si gettarono in ginocchio, brandendo alla cieca i loro catenacci a destra e sinistra. Tommaso si addoss\u00f2 ad un tronco, e Matteo cos\u00ec si trov\u00f2 solo al centro di una minuscola radura a pochi passi dal generale. Sbirciandolo, ne sorprese lo sguardo calmo, come confitto nel buio del bosco. Si stup\u00ec notandone l\u2019immobilit\u00e0 assoluta, vigile ma non rigida. Il rumore si tramut\u00f2 in un grugnito. Dal nero di un cespuglio saettarono alcune ombre. Solcarono rapidissime il sottobosco per poi sparire. Un\u2019ombra molto pi\u00f9 grossa attravers\u00f2 di sbieco la loro traccia e subito disparve dietro le altre. Il dottore imprec\u00f2.\n<br>\n&#8211;  Una famiglia di cinghiali &#8211; \n<br>\nTutti si ricomposero in un attimo, tirando silenziosi sospiri di sollievo. Al generale sfugg\u00ec un breve sorriso. Si rimisero in marcia.\n<br><br>\n**********\n<br><br>\nScollinarono in silenzio, rimontando su una lieve increspatura del terreno. Di l\u00ec in poi, la duna boscosa digradava verso il mare: tra lo stormire dei rami se ne intuiva lo sciacquio in lontananza. Non pi\u00f9 pensieri, ora, sormontati tutti dal rumore crescente delle onde che faceva presagire una conclusione, qualunque fosse, della notte d\u2019avventura. Un odore di salmastro nel vento si mescolava al profumo aspro di terra e di pino che pervadeva il bosco.                     \n<br><br>\n**********\n<br><br>\nLa spiaggia di Cala Martina era un arco sottile, un riflesso rilucente di algida luce lunare. Si fermarono sul limite della pineta, in attesa. Il dottore dispose gli uomini in vedetta, rivolti verso il folto del bosco.\n<br>\nIl generale sedeva in faccia al mare, fissando la massa liquida, misteriosa nella penombra. D\u2019improvviso, scalzatosi di furia, attravers\u00f2 di corsa la sabbia umida della notte e, sollevando larghi spruzzi, si perse in una lunga corsa sul bagnasciuga. Poi, torn\u00f2 indietro, ridendo silenziosamente. Gli altri uomini lo guardarono divertiti, godendo anche loro della sua gioia infantile e feroce.\n<br><br>\n**********\n<br><br>\nNon aspettarono a lungo, sospesi in una semioscurit\u00e0 piena di silenzi e dello sciabordio del mare. A tratti, qualche bisbiglio, mozziconi di dialoghi tra il generale e il dottore.\n<br>\nMatteo, seduto appoggiato di schiena ad un tronco, puntava lo sguardo nel folto della pineta, ma con la coda dell\u2019occhio sbirciava il mare. D&#8217;un tratto, tra le increspature lentamente cominci\u00f2 ad emergere dal buio la luce di una torcia. Una piccola lancia accostava rapida, spinta dal remigare ingobbito di due marinai. Un uomo in piedi a bordo lanci\u00f2 un grido di saluto. I due ai remi manovravano alacremente per mantenere la barca sul filo della rottura dell\u2019onda.\n<br>\nIl gruppo di scorta si radun\u00f2 intorno ai due che stavano partendo. Il generale si pass\u00f2 una mano sulla guancia, guard\u00f2 verso la barca che beccheggiava in attesa e poi si volt\u00f2 verso i compagni di quella notte. Li abbracci\u00f2 ad uno ad uno, dicendo:\n<br>\n&#8211; Non vi \u00e8 nulla che possa ricompensare quello che ho ricevuto da voi, ma spero di ritrovarvi a tempi migliori -.\n<br>\nPoi, il generale e il suo accompagnatore si addentrarono tra le onde, l\u2019acqua alle ginocchia, e saltarono a bordo.\n<br>\nMatteo si perse in quella voce, in quell\u2019abbraccio, in quell\u2019occhiata azzurra che penetrava ma non feriva. Segu\u00ec con gli occhi la lancia fin dove poteva, la vide allontanarsi rapida, fendendo i flutti diretta verso la nave in attesa. Il mare rinforzava, le onde si sbriciolavano sferzate dal vento. Il generale parlava con i due rematori, poi lo vide girarsi verso terra ed alzare il braccio per salutare. Ne intu\u00ec lo sguardo fermo, che pareva abbracciare tutto, per poi ogni volta, fosse anche solo per un attimo, concentrarsi solamente su chi aveva di fronte, e farlo sentire unico.\n<br><br>\n**********\n<br><br>\nRitornarono che gi\u00e0 albeggiava. Prima di separarsi, al bivio per Scarlino, il dottore li fece giurare che non avrebbero raccontato a nessuno che cos\u2019era successo quella notte.\n<br>\nMa Matteo non rinunci\u00f2 a rimuginare.\n<br>\nTante volte, negli anni a venire, era tornato a quella notte. Cercava di capire. Una volta, compit\u00f2 a fatica una gazzetta vecchia di qualche mese, in cui si parlava della fuga del bandito Garibaldi da un punto imprecisato della costa maremmana.\n<br>\nPoi, un giorno, si trov\u00f2 a sfalciare il prato davanti alla casa del dottore. Quando and\u00f2 per la paga della giornata, tanto insist\u00e9 che riusc\u00ec a farsi raccontare di quel generale accorso a Roma, insieme a tanti da tutta Italia, a difendere la repubblica, dove tutti si era uguali, e quasi si perse nell&#8217;immensit\u00e0 di quell&#8217;idea.\n<br><br>\n**********\n<br><br>\n<em>8 maggio 1860.<\/em>\n<br>\nDa due giorni, la gente di Talamone era in subbuglio: centinaia di camice rosse gremivano le strette strade del borgo e davanti al porto dondolavano lente alla fonda il Piemonte e il Lombardo. Nell\u2019aria frizzava un senso di festa. Quelli non erano soldati come gli altri: ridevano, schiamazzavano da un cortile all\u2019altro, da un\u2019osteria all\u2019altra. Intorno a una chitarra si improvvisavano canti d\u2019amore, e s&#8217;alzavano in piazza cori ed inni guerreschi. Difficile il compito delle trombe d\u2019ordinanza per riportarli al campo o a bordo.\n<br>\nQuando Matteo giunse in paese, si ritrov\u00f2 dentro il brulichio dei volontari che stavano lentamente defluendo verso il porticciolo. Non  caracollava pi\u00f9 come undici anni prima, semmai ondeggiava leggermente sul suo passo arcuato da buttero. Portava con s\u00e9 una sacca con un cambio di abiti, e un vecchio fucile da caccia: una compagnia buona per certe notti illuni passate a trasportar merci oltre il confine del Papa, per sentieri che pochi conoscevano.\n<br>\nArriv\u00f2 in fondo alla discesa che dava direttamente sulla banchina, fendendo una calca di soldati e di paesani incuriositi dalle manovre delle lance che riportavano i volontari a bordo dei vapori.\n<br><br>\n**********                                                                                                                                                             \n<br><br>\nGiusto in tempo. Il generale era l\u00e0, sul bordo estremo della banchina, al centro di un crocchio di ufficiali. Vestiva una divisa blu dell\u2019armata sarda. Ciocche di capelli biondo bianchi gli uscivano da sotto il berretto. Nel calarsi nella scialuppa dette uno sguardo indietro, incontrando per un attimo in lontananza gli occhi di Matteo. Chinandosi per saltare a bordo, agit\u00f2 il braccio in un vago semicerchio. A Matteo parve un cenno indirizzato a lui, e lo ricambi\u00f2.\n<br>\nGuard\u00f2 la barca allontanarsi rapida dal molo, fendendo i flutti diretta verso la due navi alla fonda. Il mare rinforzava, le onde si sbriciolavano sferzate dal vento. Il generale parlava con gli uomini che aveva accanto, poi lo vide girarsi verso il molo ed alzare il braccio per salutare. Nitido come mai gli era parso prima, custodendolo nella memoria, gli riapparve quello sguardo fermo, che pareva comprendere tutto, per poi ogni volta, fosse anche solo per un attimo, concentrarsi solamente su chi aveva di fronte, e farlo sentire unico.\n<br><br>\n**********\n<br><br>\nMatteo sapeva da pi\u00f9 di dieci anni che cosa fare.\n<br>\nPresa una breve rincorsa, salt\u00f2 sull\u2019ultima lancia che si staccava dalla banchina e atterr\u00f2 con un tonfo sordo sul pagliolo di legno. La squadra di uomini in camicia rossa a bordo lo sogguard\u00f2 sorpresa. Accenn\u00f2 un saluto, troncato a met\u00e0 dal ghigno ironico del graduato che stava al timone:\n<br>\n&#8211; Un altro da immatricolare a bordo. Via, alla voga ! \u2013\n<br>\nMatteo fu investito da uno spruzzo d\u2019acqua, ne respir\u00f2 a fondo l\u2019odore salmastro, il vento di mare gli inond\u00f2 i polmoni, gli occhi gli si persero liquefacendosi nella linea infinita tra l\u2019azzurro del cielo e il cobalto del mare. Si sent\u00ec felice.\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Maggio, 8. Primi simulacri di esercizi militari sulla piazza di Talamone\u2026 Concorso di maremmani intorno al Generale; si arruolano parecchi volontari, altri se ne annunciano da Piombino. (dal \u201cDiario della spedizione dei Mille\u201d, di Ippolito Nievo) 2 settembre 1849. Un fischio lungo, poi uno pi\u00f9 breve. 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