{"id":2996,"date":"2020-04-20T15:49:03","date_gmt":"2020-04-20T13:49:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996"},"modified":"2020-04-20T15:49:04","modified_gmt":"2020-04-20T13:49:04","slug":"virgilio-malvezzi-da-bologna-alleuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996","title":{"rendered":"Virgilio Malvezzi da Bologna all&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"\n<b>1. Una fortuna straordinaria nel Seicento internazionale<\/b>\n<br><br>\nIl successo delle opere di Virgilio Malvezzi fu immediato e prosegu\u00ec per tutto il secolo decimosettimo, in Italia e in Europa. Con il Romulo del 1629 \u2013 in cui egli si legava stilisticamente al neostoicismo lipsiano e teorizzava, sin dall\u2019incipit, i cardini dello stile laconico: \u00abmercenario colui che in molti fogli stringe pochi precetti [\u2026]. Rubba il tempo che non pu\u00f2 restituire [\u2026]. Io scrivo a\u2019 principi perch\u00e9 scrivo di principi. Trattenergli in dicerie \u00e8 un peccare ne\u2019 commodi pubblici. Si medicano i loro malori con le quinte essenze, non si nauseano co\u2019 decotti\u00bb \u2013 il moraliste petroniano incontrava i gusti di un orizzonte d\u2019attesa pronto ad accogliere la sua soluzione stilistica e ideologica.\n<br>\nParticolarmente sensibile alle sue proposte fu la Spagna del Conte Duca d\u2019Olivares. Gi\u00e0 nel 1632 Quevedo, affascinato dal laconismo del Bolognese, traduceva El Romulo e dava alle stampe un \u00abromanzo politico\u00bb di chiara ispirazione malvezziana: il Bruto. Di l\u00ec a breve tutti e quattro i \u00abritratti\u00bb bolognesi sarebbero stati tradotti in castigliano, suscitando l\u2019entusiastica adesione dello stesso Balthasar Graci\u00e1n:\n<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\nSia il Romulo che il Tarquinio del marchese Virgilio Malvezzi \u2013 ebbe a scrivere l\u2019autore dell\u2019Oracolo manual \u2013 vincono in profondit\u00e0, concisione e sentenziosit\u00e0 tanti altri poemi, perch\u00e9 di essi si pu\u00f2 dire veramente che nihil molitur inepte, dal momento che ogni loro parola racchiude un\u2019anima, e che in essi tutto \u00e8 spirito e vivacit\u00e0<\/span><span id='easy-footnote-1-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-1-2996' title='B. Graci\u00e1n, &lt;em&gt;L\u2019acutezza e l\u2019arte dell\u2019ingegno&lt;\/em&gt;, trad. it. G. Poggi, Palermo, Aesthetica, 1986, pp. 365-366.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><br>\nLo stesso, alludendo all\u2019elegante concisione di uno stile sentenzioso inedito per spessore critico, avrebbe definito il marchese \u00abun S\u00e9neca que historia y un Valerio que filosofa\u00bb.\n<br>\nNel 1635, l\u2019anno in cui la Spagna entrava in guerra contro la Francia, uscivano in castigliano i \u201cromanzi\u201d malvezziani nuovamente tradotti e, in contemporanea con l\u2019edizione italiana, il Ritratto del privato politico cristiano, dove il privato Conte Duca, nell\u2019ottica di una politica concepita come mistica dell\u2019amore per il sovrano, \u00e8 vestito dei panni del politico-asceta: \u00abPerci\u00f2 si chiama il favorito privato, perch\u00e9 ha da esser privato della propria volont\u00e0, di tutti i suoi affetti, di tutte le sue passioni e trasformato solamente nel servizio di Dio e in quello del suo signore\u00bb<span id='easy-footnote-2-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-2-2996' title='\u00abIl Malvezzi \u2013 ha osservato Maria Luisa Doglio (&lt;em&gt;L\u2019\u00abIdea perfetta\u00bb del ministro&lt;\/em&gt;, introduzione a Virgilio Malvezzi, &lt;em&gt;Il ritratto del privato politico cristiano&lt;\/em&gt;, a cura di M. L. Doglio, Palermo, Sellerio, 1993, p. 21) \u2013, per la prima volta nella storiografia del Seicento, fissa il tipo dello statista che ha imparato l\u2019arte del governo non da quella specifica \u201ctecnica della politica\u201d determinabile sperimentalmente, ma dalla mistica dell\u2019amore per il sovrano\u00bb.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span>.<br>\n Il Guzman, che servendosi di Lipsio, nella convinzione che lo stile fosse arma politica, aveva dato una svolta tacitista alla corte di Filippo IV, avrebbe fatto del massimo tacistista italiano lo storiografo ufficiale di corte. Il conte de La Roca, ambasciatore a Venezia, a sua volta lettore di Lipsio e gi\u00e0 biografo del Conte Duca, patrocin\u00f2 infatti l\u2019incontro fra il potente privato e il suo apologeta bolognese: Malvezzi a corte sarebbe stato un \u00abordigno esplosivo\u00bb, da usare contro nemici interni ed esterni. Fra questi ultimi, anzitutto, Richelieu<span id='easy-footnote-3-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-3-2996' title='Cfr. E. Belligni, &lt;em&gt;Lo scacco della prudenza&lt;\/em&gt;, cit., p. 18. Ha osservato John H. Elliot, &lt;em&gt;Il miraggio dell\u2019impero. Olivares e la Spagna: dall\u2019apogeo alla decandeza&lt;\/em&gt;, ed. it. a cura di P. Moretti, I, Roma, Salerno, 1991, p. 30: \u00ab[\u2026] era caratteristica del gusto di don Gaspar che egli provasse una istintiva affinit\u00e0 con gli scritti del famoso contemporaneo bolognese [\u2026]. Malvezzi che \u2013 come Lipsius \u2013 traeva la sua ispirazione da Tacito e da Seneca, cerc\u00f2 per mezzo di scintillanti paradossi, di improvvise discontinuit\u00e0 e digressioni, di indurre nei suoi lettori l\u2019impressione di una ispirazione profetica. Accadeva all\u2019incirca la stessa cosa con i discorsi e i documenti ufficiali di don Gaspar\u00bb.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nNon sar\u00e0 un caso, allora, che solo negli anni \u201940 le opere di Malvezzi siano state tradotte in francese, e che francesi siano stati i principali detrattori della sua prosa: Fran\u00e7ois de la Mothe le Vayer e Jean Chapelain<span id='easy-footnote-4-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-4-2996' title='Cfr. R. Br\u00e4ndli, &lt;em&gt;Virgilio Malvezzi&lt;\/em&gt;, cit., pp. 114-115; e si rilegga la lettera di Jean Chapelain a Carrel de Sainte-Garde, 13 settembre 1662: \u00abLes modernes espagnols ont corrompu leur style et sont tomb\u00e9s dans les figures bizarres et forc\u00e9es, justement comme les Italiens moderns ont fait \u00e0 partir de Malvezzi\u00bb (cit. in J. Chapelain, &lt;em&gt;Opuscules critiques&lt;\/em&gt;, Edition Alfred C. Hunter. Introduction, r\u00e9vision des textes et notes par A. Duprat, Paris, Droz, 2007, p. 40).'><sup>4<\/sup><\/a><\/span>, innanzitutto. A fine secolo, poi, il gesuita Bouhours, ben pi\u00f9 noto per la sua polemica coll\u2019Orsi, l\u2019avrebbe additato fra i principali \u00abcorruttori\u00bb dello stile moderno<span id='easy-footnote-5-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-5-2996' title='D. Bouhours, &lt;em&gt;La mani\u00e8re de bien penser dans les ouvrages d&amp;#8217;esprit&lt;\/em&gt; [1687], Lyon, chez Antoine Besson, 1692, pp. 425-426: \u00abIl y a des Malvezzi et de Ceriziers qui sophistiquent leurs pens\u00e9es et qui vous diront que ceux qui ont recours \u00e0 l\u2019\u00e9p\u00e9e que la justice tient d\u2019une main, prennent rarement la balance qu\u2019elle tient d\u2019une main, que la beaut\u00e9 est le plus puissant et le plus foible ennemi de l\u2019homme; qu\u2019il ne lui faut qu\u2019un renard pour vaincre; qu\u2019il ne faut que ne la pas regarder pour triompher d\u2019elle\u00bb. E si veda M. G. Accorsi &amp;#8211; E. Graziosi, &lt;em&gt;Da Bologna all\u2019Europa: la polemica Orsi-Bouhours&lt;\/em&gt;, in \u00abLa Rassegna della Letteratura Italiana\u00bb, s. VIII, 93, 1989, 3, pp. 84-136.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nDietro la polemica \u2013 \u00e8 evidente \u2013 si nascondevano ragioni squisitamente politiche. Nondimeno, se \u00e8 vero quanto scrive Malvezzi all\u2019amico Fabio Chigi (futuro papa Alessandro VII) il 13 settembre 1641 da Courtray, lo stesso \u00abcardinale Rocegli\u00bb avrebbe parlato a lungo \u00abin sua lode\u00bb in modo da \u00abobbligar[lo]\u00bb: tentativo lontano da ogni possibilit\u00e0 reale \u00abcome \u00e8 il cielo dalla terra, perch\u00e9 dinanzi ai miei occhi non vi \u00e8 altro che il Conte duca mio signore, n\u00e9 vi sar\u00e0 mai altro, ancorch\u00e9 mi lasciasse morir di fame\u00bb<span id='easy-footnote-6-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-6-2996' title='Virgilio Malvezzi a Fabio Chigi, Courtray, 13 settembre 1641: \u00abIo condussi le reliquie di Sedan nelle mani di don Francesco de Melo, e poscia venni a Contray donde sta Sua Altezza per assisterle, conforme che mi comand\u00f2. I negozii come siano andati Vostra Signoria Illustrissima lo deve sapere. Per Sua e mia consolazione, Le dir\u00f2 solo che io ho proceduto in essi in maniera che non vi \u00e8 persona che mi dia colpa di niente, e che ho ricevuta loda dagl\u2019istessi inimici, e pi\u00f9 che da sicuro dal cardinale Rocegli, che, in presenza della prima nobilt\u00e0 di Francia e di quel re medesimo, lungamente parl\u00f2 in mia lode, come mi riferiscono molti che vi si trovarono, e fra gl\u2019altri il duca di Buglione. Questo dico a Vostra Signoria Illustrissima in confidenza, e Le aggiungo che, se il cardinale Rocegli pensa con questo modo di obbligarmi, \u00e8 lontano da partito come \u00e8 il cielo dalla terra, perch\u00e9 dinanzi agli miei occhi non vi \u00e8 altro che il Conte duca mio signore, n\u00e9 vi sar\u00e0 mai altro, ancorch\u00e9 mi lasciasse morir di fame\u00bb (in Virgilio Malvezzi, &lt;em&gt;Lettere a Fabio Chigi&lt;\/em&gt;, a cura di M. C. Crisafulli, Fasano, Schena, 1990, pp. 163-164).'><sup>6<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nMa pure in Francia i \u00abromanzi politici\u00bb avevano toccato corde sensibili: padre Nicolas Caussin, gi\u00e0 autore del De eloquentia sacra et humana (1619), avrebbe mostrato la propria ammirazione per il trattatista, spingendosi a imitarne lo stile in un\u2019opera tradotta a Bologna nel 1649: Il politico infelice<span id='easy-footnote-7-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-7-2996' title='Cfr. E. Raimondi, &lt;em&gt;Figure del Seicento&lt;\/em&gt;, ora in Id., &lt;em&gt;Un teatro delle idee. Ragione e immaginazione dal Rinascimento al Romanticismo&lt;\/em&gt;, a cura di D. Monda, Milano, BUR, \u201cAlta fedelt\u00e0\u201d, 2011, p. 173; ed E. Belligni, &lt;em&gt;Lo scacco della prudenza&lt;\/em&gt;, cit., p. 136.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nIl disincanto profondo, la progressiva e quasi sistematica corrosione della societ\u00e0 eroica attuata dai ritratti malvezziani, nonch\u00e9 un pessimismo fermo di matrice agostiniana \u2013 che avvicinerebbe il Malvezzi, come ha osservato Ezio Raimondi, a un rigore quasi \u201cgiansenistico\u201d<span id='easy-footnote-8-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-8-2996' title='A proposito del &lt;em&gt;Tarquinio Superbo&lt;\/em&gt;, Raimondi (&lt;em&gt;Polemica intorno alla prosa barocca&lt;\/em&gt;, in Id., &lt;em&gt;Letteratura barocca&lt;\/em&gt;, Firenze, Olschki, 1961, p. 214) parla di \u00abrigore quasi agostiniano, per non dire, ma sarebbe troppo, giansenistico\u00bb.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span> \u2013 spiegherebbero altres\u00ec la viva attenzione nei suoi confronti in ambienti vicini a Port-Royal: fu Charles de Vion d\u2019Alibray invero, amico di Blaise Pascal, a tradurre il Romulo e il Tarquinio fra il 1644 e il 1645. \n<br><br>\nIn Germania Malvezzi comparve gi\u00e0 nel 1636 in elegante veste latina. Tradotti da Johannes Kruus, il Romulus e in particolare il Tarquinius colsero appieno la sensibilit\u00e0 tedesca dell\u2019epoca. Il dramma barocco tedesco del resto, come ebbe a ricordare in primis Walter Benjamin, ruotava essenzialmente attorno alla figura chiave del tiranno usurpatore \u00abvittima di una disgrazia inerente all\u2019illimitata dignit\u00e0 gerarchica di cui Dio l\u2019ha investito\u00bb<span id='easy-footnote-9-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-9-2996' title='W. Benjamin, &lt;em&gt;Il drama barocco tedesco&lt;\/em&gt;, Torino, Einaudi, 1971, p. 59.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span>. L\u2019idea espressa nel Davide perseguitato (apparso in traduzione tedesca nel 1638) che nella Bibbia siano presenti tutti i precetti e gli esempi necessari alla buona amministrazione dello Stato, sarebbe riapparsa nella Biblische Policey (1653) di Dietrich Theodor Reinkingk e nel Christen-Staat (1685) di Veit Ludwig von Seckendorff<span id='easy-footnote-10-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-10-2996' title='Cfr. D. Aric\u00f2, &lt;em&gt;Introduzione&lt;\/em&gt; a Virgilio Malvezzi\/em&gt;, &lt;em&gt;Davide Perseguitato&lt;\/em&gt;, Roma, Salerno Editrice, 1997, p. 8.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nNel 1679, presentando le opere di Malvezzi ai lettori olandesi, Mathijs Smallegange affermava che l\u2019aristocratico bolognese, meglio di Machiavelli, era riuscito a formare politici \u00abprudenti come serpenti e innocenti come colombe\u00bb<span id='easy-footnote-11-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-11-2996' title='Ivi, p. 11.'><sup>11<\/sup><\/a><\/span>. L\u2019anno seguente lo stesso Smallegange traduceva altres\u00ec i Bedenkinden over Cornelius Tacitus.\n<br>\nI Discorsi erano gi\u00e0 apparsi in Inghilterra tradotti da sir Richard Baker in una maestosa edizione londinese del 1642. Una copia di quest\u2019ultima sarebbe stata di l\u00ec a breve ampiamente postillata da John Milton, che vide in Malvezzi colui \u00abthat can cut Tacitus into silvers and steaks\u00bb<span id='easy-footnote-12-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-12-2996' title='Cfr. J. Milton, &lt;em&gt;Marginalia on Virgilio Malvezzi&lt;\/em&gt;, in &lt;em&gt;The Works of John Milton&lt;\/em&gt;, edited by Th. O Mabbot and J. Milton French, New York, Columbia University Press, 1938, vol. XVIII, pp. 346, 493-500, 574, 640. Si veda altres\u00ec J. Milton French, &lt;em&gt;The life records of John Milton&lt;\/em&gt;, Gordian Press, 1966, vol. II, p. 52.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span>. \n<br>\nNon \u00e8 da escludere, del resto, che Thomas Hobbes fosse a conoscenza dei Discourses e dei \u00abromanzi politici\u00bb malvezziani. Nel 1614 Hobbes aveva accompagnato in Italia il giovane William Cavendish, duca di Devonshire. Nel 1620 appariva a Londra, anonima, una raccolta di saggi di impronta tacitista, dal titolo Horae subsecivae, tre dei quali sono da attribuirsi al futuro autore del Leviathan. Due anni pi\u00f9 tardi, a Venezia, uscivano i malvezziani Discorsi sopra Cornelio Tacito. Malvezzi era all\u2019epoca tra i corrispondenti del senatore veneziano Domenico Molin, amico di Paolo Sarpi e Fulgenzio Micanzio, il quale ultimo potrebbe aver fatto da tramite fra il commento malvezziano e Hobbes, particolarmente interessato alla cultura veneziana. E non \u00e8 solo questa l\u2019occasione di un possibile incontro intellettuale fra i due trattatisti. Nel 1637 Henry Carey conte di Monmouth, il futuro traduttore dei Ragguagli di Parnaso di Traiano Boccalini, pubblicava in inglese il Romulo e il Tarquinio superbo. Nel 1640, subito prima del suo esilio parigino, Hobbes iniziava la sua polemica contro la trattatistica prudenziale, senza tuttavia negare l\u2019importanza delle \u00abistorie\u00bb. Lo stesso anno il Bolognese, che aveva ormai perso ogni fiducia verso ogni sistema politico basato sulle arti prudenziali, si recava in Inghilterra in missione diplomatica. Due anni dopo usciva la ricordata traduzione dei Discorsi e, di l\u00ec al 1650, sarebbero usciti tutti i ritratti politici del Malvezzi tradotti da Robert Ashley, Thomas Powell e Robert Gentilis<span id='easy-footnote-13-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-13-2996' title='Sulla fortuna di Malvezzi in Inghilterra si veda E. Belligni, &lt;em&gt;&lt;Lo scacco della prudenza&lt;\/em&gt;, cit., pp. 293-290.'><sup>13<\/sup><\/a><\/span>. \n<br>\nGi\u00e0 il Borrelli ha osservato che \u00ablo stretto legame proposto da Malvezzi tra saviezza e [\u2026] le capacit\u00e0 individuali di realizzare ricchezza risulta di fatto vicinissimo agli sviluppi delle argomentazioni etico-politiche di Thomas Hobbes\u00bb e costituirebbe \u00abun elemento di revisione e di ampliamento, sul versante della modernit\u00e0, delle posizioni dello stoicismo\u00bb<span id='easy-footnote-14-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-14-2996' title='G. Borrelli, &lt;em&gt;La segnalazione delle anomalie paradigmatiche&lt;\/em&gt;, cit., pp. 213-214.'><sup>14<\/sup><\/a><\/span>. Malvezzi, peraltro, aveva rovesciato il dissidio machiavelliano tra politica e morale ritornando alle pi\u00f9 alte verit\u00e0 religiose; il suo realismo attivistico \u2013 ha notato Ezio Raimondi \u2013 trova fondamento proprio \u00abin una persuasione d\u2019ordine religioso, in un\u2019antitesi [\u2026] tra mondo umano, che \u00e8 il \u201cluogo del merito e del demerito\u201d, [\u2026] e un mondo divino, che per essere \u201cluogo del premio e del gastigo\u201d trascende l\u2019orizzonte degli uomini e opera secondo un disegno imperscrutabile, non \u201cin ordine al loro gusto\u201d, ma \u201calla sua gloria\u201d\u00bb<span id='easy-footnote-15-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-15-2996' title='E. Raimondi, &lt;em&gt;Polemica intorno alla prosa barocca&lt;\/em&gt;, cit., pp. 216-217.'><sup>15<\/sup><\/a><\/span>. Hobbes, che pure avrebbe esasperato la percezione della componente demoniaca implicita nel potere, dal suo canto non permise mai alla \u00abverit\u00e0 rivelata\u00bb di introdursi nel discorso politico.\n<br><br>\n<b>2. Sopra una singolare <em>Wirkungsgeschichte<\/em> iconografica<\/b><br><br> \nLa pittura ebbe un ruolo fondamentale nella vita e nelle opere di Virgilio Malvezzi. Se il padre Piriteo era gi\u00e0 stato in rapporti coi Carracci (come risulta dall\u2019epistolario dei due artisti), Virgilio fu egli stesso pittore di stile classicista e le sue opere strapparono affettuosi consensi nella cerchia degli amici: \u00abnon meno fe\u2019 ammirarci gli eleganti parti del suo dotto pennello, che i spiritosi concetti della morale sua penna\u00bb, avrebbe ricordato Carlo Cesare Malvasia nella sua Felsina pittrice<span id='easy-footnote-16-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-16-2996' title='C.C. Malvasia, &lt;em&gt;Felsina pittrice. Vite de\u2019 pittori bolognesi&lt;\/em&gt;, Bologna, Barbieri, 1678, II, parte quarta, p. 210.'><sup>16<\/sup><\/a><\/span>; lo scrittore inoltre, sin dagli anni giovanili, frequent\u00f2 con assiduit\u00e0 le botteghe degli artisti bolognesi, stringendo viva amicizia con Angelo Michele Colonna, Agostino Mitelli, Guido Reni e Alessandro Tiarini. Ad essi, se non un vero e proprio mecenatismo finanziario, impossibile per chi versava in tutt\u2019altro che floride condizioni economiche, Virgilio offr\u00ec sempre un sostegno morale spesso ricambiato. \u00c8 ancora il Malvasia a ricordare il legame dello scrittore con il solidale Tiarini: \u00abDipinto al primo e pi\u00f9 nobile illustratore a\u2019 nostri tempi dell\u2019italiana favella e scriver volgare, dico il gran Virgilio Malvezzi [\u2026] entro un soffitto lasciato in sua elezione un Angelo che aprendo le nubi scuopre il chiaro sole, allora appunto ch\u2019ebbe tanti contrasti a Roma per lo feudo di Castel Guelfo, e interrogandolo, perch\u00e9 la cosa: \u201cPerch\u00e9 \u2013 rispose \u2013 se post nubila Phoebus, cos\u00ec dopo tante persecuzioni che a torto patisce, trionfer\u00e0 Vostra Eccellenza\u201d; ci\u00f2 esprimendo con tanta tenerezza e affetto, che strettoselo al seno il Marchese: \u201cVoi m\u2019esaltate e mi consolate nello stesso tempo\u201d risposegli \u201ccol pennello e con la voce\u201d\u00bb<span id='easy-footnote-17-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-17-2996' title='\tIbid.'><sup>17<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nDi gran lunga pi\u00f9 interessante l\u2019amicizia con Guido Reni<span id='easy-footnote-18-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-18-2996' title='Vale la pena ricordare che il Marchese ebbe un solo screzio col pittore, quando scopr\u00ec che la sua lettera di apprezzamento per il &lt;em&gt;Ratto d\u2019Elena&lt;\/em&gt; era stata pubblicata a sua insaputa ne &lt;em&gt;Il trionfo del pennello. Raccolta d\u2019alcune composizioni de\u2019 signori Giacomo Gaufrido, Giovan Battista Manzini, don Luigi Manzini, monsignor Furietti, Claudio Achillini, Virgilio Malvezzi a gloria d\u2019un ratto d\u2019Elena di Guido&lt;\/em&gt;, a cura dello stesso Giovan Battista Manzini, uscita a Venezia per i tipi del Tomasini nel 1633 (alle pagine 16-17 il testo di Malvezzi).'><sup>18<\/sup><\/a><\/span>, che pot\u00e9 apprezzare di Malvezzi, pi\u00f9 che lo stile senecano, \u00abla spiritualit\u00e0 misticheggiante di cui esso era l\u2019espressione letteraria\u00bb<span id='easy-footnote-19-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-19-2996' title='M. Fumarol\u00ec, &lt;em&gt;La scuola del silenzio. Il senso delle immagini nel XVII secolo&lt;\/em&gt;, Milano, Adelphi, 1995, p. 338: \u00ab[\u2026] \u00e8 evidente che ad avvicinare il \u201cGelato\u201d di alto rango e il pittore delle Cleopatre e delle Lucrezie non era tanto lo stile senechiano del Malvezzi [\u2026] quanto la spiritualit\u00e0 misticheggiante di cui esso era l\u2019espressione letteraria. Il laconismo di Giusto Lipsio, di Quevedo e di Malvezzi risparmia le parole e moltiplica le litoti per far meglio intendere, dietro al discorso e nelle pause di silenzio, la profondit\u00e0 ineffabile di una visione che \u00e8 il segreto tra l\u2019anima devota e il suo Dio. Una tale scelta stilistica presuppone, in questi scrittori, una superiorit\u00e0 dell\u2019immagine, che mostra, rispetto al linguaggio, che si limita a indirizzare sulla via della visione interiore\u00bb.'><sup>19<\/sup><\/a><\/span>. Reni infatti, ricorda ancora Malvasia, avrebbe realizzato per il Marchese \u00abtutti li frontespicii per le sue opre famose, intagliati similmente da uno de\u2019 [\u2026] Coriolani\u00bb. Il pittore, \u00abfattosi ben presto recare carta turchina (era questo il suo modo pi\u00f9 frequente di disegnare)\u00bb, schizz\u00f2 dunque \u00abin duoi, o tre modi\u00bb le idee suggeritegli dallo scrittore<span id='easy-footnote-20-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-20-2996' title='C.C. Malvasia, &lt;em&gt;Felsina pittrice&lt;\/em&gt;, cit., p. 71.'><sup>20<\/sup><\/a><\/span>. Le illustrazioni dei quattro \u201cromanzi politici\u201d bolognesi, secondo questa preziosa testimonianza, sono dunque il frutto di una collaborazione a tre: Malvezzi esponeva la sua idea, Reni le dava forma su carta turchina, la bottega del Coriolano realizzava la xilografia.\n<br>\nInvero il frontespizio del Romulo, che illustra una sententia dell\u2019autore (\u00abI difetti del sole, che si additano con sicurezza riflessati nell\u2019acque, non si mostrano a diritto nel cielo senza pregiudizio degl\u2019occhi\u00bb), torna a suggerire che l\u2019idea dell\u2019illustrazione sia dello stesso Marchese. E pure il frontespizio del Tarquinio Superbo richiama i contenuti dell\u2019opera; ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9: in questo caso \u00e8 la scelta dell\u2019immagine che determina lo stesso incipit del romanzo: \u00abEccovi un serpente\u00bb. \u00abHo mosso il principio \u2013 scriveva l\u2019autore a Chigi l\u201911 gennaio del 1632 \u2013 perch\u00e9 ho pensiero di mettere nel frontipicio una vipera morta\u00bb<span id='easy-footnote-21-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-21-2996' title='V. Malvezzi, &lt;em&gt;Lettere a Fabio Chigi&lt;\/em&gt;, cit., p. 110.'><sup>21<\/sup><\/a><\/span>. Un serpente dunque (il serpente del peccato originale e lo stesso Tarquinio) campeggia al centro dell\u2019illustrazione all\u2019interno di una cornice ai cui lati i panneggi che la delimitano circoscrivono una sorta di palcoscenico teatrale, ulteriore allusione scoperta alle riflessioni sulla tragedia nell\u2019incipit dell\u2019opera: \u00abIo scrivo una tragedia utile, la vita d\u2019un principe tiranno che, irragionevolmente regnando, ragionevolmente congiunse, ad un cattivo principio e peggior mezo, un pessimo fine\u00bb.\n<br>\nL\u2019illustrazione del Davide perseguitato conferma il ruolo di Malvezzi nella realizzazione dei frontespizi delle sue opere. Consigliato di mutare il titolo della sua terza \u201cbiografia\u201d (La caduta di Saulle poteva risultare allusivo alle difficolt\u00e0 della corona spagnola), l\u2019autore non volle rinunciare almeno all\u2019idea concordata col Reni per il frontespizio: la Religione raffigurata con uno scudo in mano \u00abnel quale \u2013 scriveva al Chigi il 13 novembre 1633 \u2013 fosse l\u2019arma del re di Spagna che \u00e8 composta di tutti i suoi regni e con una freccia che avesse percosso in quelli d\u2019Olanda\u00bb<span id='easy-footnote-22-2996' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2996#easy-footnote-bottom-22-2996' title='V. Malvezzi, &lt;em&gt;Lettere a Fabio Chigi&lt;\/em&gt;, cit., p. 129.'><sup>22<\/sup><\/a><\/span>, con evidente allusione alle guerre contro i protestanti nelle Fiandre.\n<br>\nDi particolare interesse \u00e8 infine il frontespizio del Ritratto: l\u2019arca nel secondo piano allude al diluvio biblico; in primo piano, in una dimensione affatto tragica, sono distesi i corpi senza vita dei membri dell\u2019umanit\u00e0 corrotta, punita dalla giusta ira divina. Il corvo e la colomba col ramo d\u2019ulivo richiamano inoltre i due uccelli che No\u00e8 lascia volare dall\u2019arca in Genesi 8, 7-9. Nello stesso tempo, per\u00f2, l\u2019illustrazione rimanda a un preciso luogo del testo, laddove appunto Malvezzi avanza la distinzione fra il privato \u00abprudente\u00bb che, \u00aba guisa di colomba porta il ramo dell\u2019olivo\u00bb e \u00abnon procura la guerra\u00bb, e i privati \u00abdesiderosi di guerra\u00bb che, \u00aba guisa di corvi stanno sempre tra\u2019 cadaveri\u00bb.\n<br>\nMa la pittura \u00e8 anche e soprattutto, per Virgilio Malvezzi, fonte di riflessioni, massime, metafore. Di rara eloquenza le parole rivolte dall\u2019autore Al lettore nell\u2019Introduzione al racconto de\u2019 principali successi accaduti sotto il comando del potentissimo re Filippo Quarto (c. 4v dell\u2019edizione romana del 1651, \u00abper gli Heredi del Corbelletti\u00bb), ove l\u2019antidemocratico Marchese rivela il suo pari amore per Reni e Caravaggio: \u00abGuido Reni da Bologna e Michele Angiolo Caravaggio, quando la nostra ignoranza publicava gi\u00e0 stracca la natura, uscirono alla luce del mondo con un modo nell\u2019eseguire nuovo avvantaggiandosi agl\u2019antichi, l\u2019uno con la forza del dipingere, l\u2019altro con la nobilt\u00e0 dell\u2019aria [\u2026]\u00bb. E in effetti, come gi\u00e0 notava Raimondi con la consueta lucida pertinenza, il Bolognese non poteva non trovare forti corrispondenze tra la forza e il vigore scorti nella pittura del Merisi e la propria ricerca di uno stile altrettanto vigoroso, che coinvolgesse, in un contrasto tutto caravaggesco fra tenebra e luce, l\u2019intelletto assieme al senso.\n<br><br>\nAnche Oltralpe traduttori e stampatori mostrarono particolare sensibilit\u00e0 per frontespizi e illustrazioni delle loro edizioni malvezziane. Si pensi a Matthijs Smallegange che, per i suoi Historisch-polityke Werken stampati ad Amsterdam nel 1679 per i tipi di Joannes Janssonius, si sarebbe rivolto al noto atelier di Romain de Hooghe; e soprattutto agli editori inglesi del David persecuted, tradotto da Robert Ashley e pubblicato nel 1647 a Londra per Humphrey Mosely, dove il noto illustratore William Marshall volle ritrarre Carlo I Stuart nell\u2019atto di suonare l\u2019arpa. La seconda edizione inglese \u00e8 del 1650 e riproduce la stessa incisione: l\u2019anno precedente, accusato di alto tradimento, Carlo I era stato processato e, il 30 gennaio, condotto fuori da Whitehall e portato su una piattaforma costruita appositamente per la sua decapitazione.\n<br>\nLa critica ha giustamente rivolto particolare attenzione ai rapporti fra le opere malvezziane e la pittura. Oltre al Raimondi della Polemica intorno alla prosa barocca, cit., e del Colore eloquente. Letteratura e arte barocca, Bologna, Il Mulino, 1995, restano preziosi i contributi di Jos\u00e9 Luis Colomer: Un Tableau \u201clitteraire\u201d et acad\u00e9mique au XVIIe si\u00e8cle: \u201cL\u2019enlevement d\u2019H\u00e9l\u00e8ne\u201d de Guido Reni, in \u00abRevue de l\u2019art\u00bb, 1992, pp. 74-87; \u201cDar a Su Magestad algo bueno\u201d: Four letters from Vel\u00e1squez to Virgilio Malvezzi, in \u00abThe Burlington Magazine\u00bb, CXXXV, 1993, pp. 67-72; Peinture, histoire antique et scienza nuova entre Rome et Bologne: Virgilio Malvezzi e Guido Reni, in Poussin et Rome, actes du colloque \u00e0 l\u2019Acad\u00e9mie de France \u00e0 Rome et \u00e0 la Bibliotheca Hertziana, 16-18 novembre 1994, sous la direction d\u2019Olivier Bonfait, Christophe Luitpold Frommel, Paris, Editions de la R\u00e9union, 1996, pp. 201-214. Si vedano altres\u00ec le suggestive riflessioni di Eleonora Belligni, Lo scacco della prudenza, cit., pp. 25-26 e 162-178, passim. \n<br><br>\nCronologia essenziale\n<span class=\"sec-quotation\">\n<br><br>\n1595. Virgilio nasce a Bologna l\u20198 settembre da Piriteo e Beatrice Orsini. Trascorre l\u2019infanzia presso la tenuta di Castelguelfo.\n<br><br>\n1613. Il 2 ottobre consegue il dottorato in utroque iure (diritto canonico e diritto civile).\n<br><br>\n1614. Piriteo viene nominato dal Granducato mediceo governatore di Siena. Virgilio lo segue in citt\u00e0, dove intreccia amicizia con Fabio Chigi, futuro papa Alessandro VII, e ha contatti con l\u2019Accademia dei Filomati. Sono anni dedicati agli studi, sotto la guida di intellettuali di formazione umanistica quali Volumnio Bandinelli, Ettore Nini e Agnolo Cardi. Lorenzo Crasso, negli Elogii d\u2019uomini letterati (Venezia, Combi e La No\u00f9, 1666, vol. I, pp. 364-370) ci ritrae Malvezzi \u00abdilettante di musica, di astrologia, di fortificazione, di pittura, di medicina, di teologia e di lettere amene\u00bb.\n<br><br>\n1622. Pubblica i Discorsi sopra Cornelio Tacito, Venezia, Marco Ginami.\n<br><br>\n1623. Torna a Bologna. Il governo spagnolo gli concede uno stipendio in segno di riconoscenza per i meriti di famiglia.\n<br><br>\n1624. Pronuncia all\u2019Accademia dei Desiosi di Roma, dinanzi al cardinale principe Maurizio di Savoia, il discorso Ragioni per le quali i letterati credono non potere avvantaggiarsi nella corte, poi pubblicato in Saggi accademici dati in Roma nell\u2019Accademia del ser. principe cardinal di Savoia, raccolti e pubblicati da monsignor Agostino Mascardi, Venezia, Bartolomeo Fontana, 1630, pp. 13-34. Conosce, almeno indirettamente, Galileo Galilei. \u00abSento da ogni parte crescere il romore nella battaglia che vi minaccia il Sarsi con le sue risposte, tanto che mi induco quasi a credere che l\u2019abbia fatte; ma dall\u2019altro canto non so vedere dove abbia da attaccare, avendomi il signor conte Verginio Malvezzi quasi certificato che in su quell\u2019opinione del caldo e de\u2019 sapori, odori etc. non abbia a fare fondamento nessuno, poich\u00e9, dice egli, si vede manifestamente che Vostra Signoria ve l\u2019ha poste per ingaggiare nuova lite, alla quale debbe essere apparecchiato e armato molto bene; ed il detto signor conte e un signor marchese Pallavicino dissuadono il Sarsi dall\u2019intromettersi in questa controversia\u00bb (Mario Guiducci a Galileo Galilei, Roma, 21 giugno 1624, in Le opere di Galileo Galilei, Edizione Nazionale, XIII, Firenze 1935, p. 186).\n<br><br>\n1625. Si arruola nell\u2019esercito del duca di Feria, governatore di Milano, che guida l\u2019assedio di Verrua. Gravemente malato, torna presto in Italia.\n<br><br>\n1626. Riceve l\u2019incarico di accompagnare Claudia de\u2019 Medici dal marito Leopoldo, arciduca di Toscana. Col fratello di lei, Lorenzo, si reca in Germania, ove \u00e8 accolto dall\u2019imperatore Federico II d\u2019Asburgo.\n<br><br>\n1627. A luglio viene fatto senatore in seguito alla rinuncia del padre, che morir\u00e0 di l\u00ec a pochi mesi.\n<br><br>\n1629. Viene eletto Gonfaloniere di giustizia. Nonostante le dignit\u00e0 politiche, deve affrontare sempre maggiori difficolt\u00e0 economiche e chiedere prestiti e aiuti. Stringe amicizia con Guido Reni e con il letterato Giovan Battista Manzini. Quest\u2019ultimo gli procurer\u00e0 problemi \u00abco\u2019 birri\u00bb. \u00abIl signor Giovan Battista Manzini ed il sergente mio uomo fecero alle archibugiate co\u2019 birri, senza rimaner offesi altri che il sergente nel cappello e nel feraiolo; sicch\u00e9 sono fuori: bench\u00e9 non sieno stati nominati n\u00e9 dalla corte, la qual disse non gl\u2019aver conosciuti, n\u00e9 da un servitore di Manzini, che incantandosi si lasci\u00f2 pigliare senza pur moversi. Fu liberato costui dalla forca ad intercessione di dame, e se ne presero i padroni poco gusto meco come orditore di questa trama, e non manc\u00f2 chi vi sugger\u00ec materia per aggrandire un delitto d\u2019amicizia\u00bb (Virgilio Malvezzi a Fabio Chigi, Bologna, gennaio 1629, in Lettere, cit., p. 89). La sua devozione alla Spagna, nonch\u00e9 il suo carattere litigioso e ribelle, lo rendono sospetto alla Santa Sede. Pubblica il Romulo.\n<br><br>\n1630. La sera del 15 febbraio schiaffeggia il giovane abate Francesco Piccolomini, reo d\u2019avergli ostacolato la vista di un elefante esposto nella Sala del Podest\u00e0.\n<br><br>\n1631. Scoppia una faida tra le famiglie Malvezzi e Malvasia. Da Roma giunge l\u2019ordine di confisca del feudo di Castelguelfo. I Malvezzi dovranno trascorrere un periodo di esilio a Cascina della Volpe. Il duca di Feria dimostra a Virgilio la sua solidariet\u00e0.\n<br><br>\n1632. Pubblica Il Tarquinio Superbo. I nobili cittadini, guidati dagli studenti dell\u2019Ateneo, si sollevano contro la polizia pontificia, che aveva ferito uno di loro, ed eleggono nuovo rettore dell\u2019Universit\u00e0 il rettore del Collegio di Spagna. Malvezzi \u00e8 sospettato dal legato pontificio come uno dei massimi sostenitori del rettore spagnolo.\n<br><br>\n1634. Pubblica il Davide perseguitato.\n<br><br>\n1635. Pubblica Il ritratto del privato politico cristiano.\n<br><br>\n1636. Parte per la Spagna, chiamato a Corte in qualit\u00e0 di storiografo dal Conte Duca d\u2019Olivares.\n<br><br>\n1639. Pubblica la Libra con lo pseudonimo anagrammatico Grivilio Vezzalmi: La libra di Grivilio Vezzalmi traducida de italiano en lengua castellana. Pesanse las ganancias y la perdidas de la monarquia de Espa\u00f1a en el felicissimo reynado de Felipe IV el Grande, Pamplona.\n<br><br>\n1640. Vengono stampati, ma non pubblicati, i primi due libri della Historia del marqu\u00e9s Virgilio Malvezzi, editi in Italia nel 1651 col titolo Introduzione al racconto de\u2019 principali successi accaduti sotto il comando del potentissimo Filippo IV. Libro primo, Roma, Eredi del Corbelletti. Compaiono i Sucesos principales de la monarquia de Espa\u00f1a en el a\u00f1o de mil i seiscientos i treinta i nueue, Madrid, Enprenta Real. Il Marchese, frattanto, \u00e8 in missione diplomatica in Inghilterra. \u00abLo studio di importanti documenti per la sua storia del regno gli aveva procurato una buona conoscenza di fondo delle relazioni anglo-spagnole; l\u2019essere membro del Consiglio della Guerra gli aveva dato l\u2019esperienza pratica necessaria; ed egli era, secondo il Conte Duca, un caballero cristianissimo. L\u2019unico problema consisteva nella sua grande debolezza fisica: mangiava cos\u00ec poco e soffriva tanto il mal di mare da far sembrare poco ragionevole rischiare la perdita di una vita cos\u00ec dedita al servizio di Sua Maest\u00e0. Malvezzi, tuttavia, era desideroso di dimostrare la propria dedizione, e il 7 marzo il Protonotario aveva terminato la bozza d\u2019istruzioni per la sua missione\u00bb (John H. Helliott, Il miraggio dell\u2019impero, cit., p. 688). \u00abPer ora, stringendomi il tempo, scrivo solo a Vostra Signoria Illustrissima due righe con le quali Le do parte del mio arrivo a Londres, donde m\u2019ha inviato il re mio signore ambasciatore straordinario\u00bb (Virgilio Malvezzi a Fabio Chigi, Londra, 21 aprile 1640, in Lettere, cit., p. 140). Scopo vero della missione \u00e8 cercare di costituire con l\u2019Inghilterra un\u2019alleanza antiolandese. Il tentativo fallisce ma, grazie alla sua fama, il Nostro \u00e8 accolto con grandi onori anche dalla Regina Madre.\n<br><br>\n1641. Conclusasi l\u2019ambasciata viene inviato nelle Fiandre come consigliere del governatore, il cardinale infante Ferdinando, fratello di Filippo IV. Suo compito \u00e8 saldare i rapporti coi principi francesi filospagnoli, ostili a Richelieu. \u00abLe occupazioni in questo Paese e gli tempi ne\u2019 quali siamo, non mi danno luogo di mirare un libro, nonch\u00e9 di comporre. Sto supplicando il Signor Iddio di dar la pace al mondo cristiano, sperando, dopo di quella, di ritrovar la mia, che sar\u00e0 retirarmi a Castel Guelfo, non a vivere, a morir s\u00ec, fuori della tormenta, soddisfatto bastantemente del mondo\u00bb (Virgilio Malvezzi a Fabio Chigi, Bruxelles, 21 maggio 1641, in Lettere, cit., p. 161). La piazzaforte di Aire cade in mano francese. Virgilio Malvezzi guida la ritirata delle truppe spagnole. Escono in italiano i Successi principali della monarchia di Spagna nel 1639, Anversa, Officina Plantiniana. Nel 1647 ne sarebbe uscita un\u2019edizione inglese: The chiefe events of the Monarchie of Spain in the yeare 1639, translated out of th\u2019Italian copy by Robert Gentilis, London, Printed by T.W. for Humphrey Moseley, 1647. Saranno ripubblicati nel 1651 a Bologna, per i tipi di Gaetano Monti.\n<br><br>\n1643. A gennaio l\u2019Olivares, caduto in disgrazia, viene esiliato. Malvezzi chiede di poterlo seguire, ma Filippo IV lo rinvia a Bruxelles.\n<br><br>\n1645. A giugno ritorna a Bologna, ove si riappropria del feudo di Castel Guelfo. Nonostante le cattive condizioni di salute, ricopre di nuovo la carica di Gonfaloniere. Entra pure a far parte dell\u2019Accademia de\u2019 Gelati col nome di Esposto. Nel biennio 1646-1647 sar\u00e0 principe dell\u2019Accademia: si tratter\u00e0 di una carica puramente onorifica. \u00abHo goduto intorno a due anni l\u2019onore di principe di questa nobilissima accademia, e perch\u00e9 non posso dire di averne mai esercitato l\u2019officio, rester\u00e0 dubbio qual si sia stata maggiore nelle signorie loro, la benignit\u00e0 in eleggermi o la pazienza in sopportarmi\u00bb (BL., Add. 20028, f. 53r).\n<br><br>\n1648. Escono le Considerazioni con occasione d\u2019alcuni luoghi delle vite d\u2019Alcibiade e di Coriolano, Bologna, Eredi del Dozza. \u00abIo non sono da porre fra il numero dei vivi. Non ho la vita per altro che per patire continui tormenti di dolori artetici, colici e di stomaco. Il mio corpo, a ragione di carne, \u00e8 cadavero; la mia anima, sempre aggravata da questi affetti, non pu\u00f2 alzarsi a contemplare. Sono privo di moto e sono stato tutto l\u2019autunno, e tuttavia vo seguitando, sempre in lutto o a sedere dal fuoco. La chiragra, fra gli altri mali, mi ha tenuto per lo pi\u00f9 impedita la mano destra. Duro fatica ad avere tanto spirito da poter parlare, e non posso scrivere. Gli anni passati alla primavera soglio riavermi un poco; non so quello sar\u00e0 quest\u2019anno, avendo patito molti accidenti che m\u2019hanno posto in pericolo di vita [\u2026]. Sappia che, da quel tempo in fuori in cui attualmente mi crucciano i dolori (che veramente sono estremi), non credo che nel mondo vi sia il pi\u00f9 contento uomo di me, perch\u00e9, quando mi ricordo d\u2019esser uscito (e forse con riputazione) del mare burrascoso della corte, e mi vedo arrivato nella quiete, n\u00e9 il travaglio del letto, n\u00e9 la carcere della stanza possono diminuire la tranquillit\u00e0 del mio animo\u00bb (Virgilio Malvezzi a Fabio Chigi, Castel Guelfo, 31 gennaio 1650; in Lettere, cit., p. 185).\n<br><br>\n1654.   Muore a Bologna l\u201911 agosto. \u00abIo non saprei chiamar morto chi vive con l\u2019anima in cielo, con la dottrina ne\u2019 libri e con la memoria ne\u2019 pi\u00f9 nobili cuori che siano in terra\u00bb (Sforza Pallavicino a Gianluca Durazzi, Roma, 5 novembre 1654, in Id., Lettere, Venezia, Baseggio, 1701, p. 310).\n<\/span>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"1. Una fortuna straordinaria nel Seicento internazionale Il successo delle opere di Virgilio Malvezzi fu immediato e prosegu\u00ec per tutto il secolo decimosettimo, in Italia e in Europa. Con il Romulo del 1629 \u2013 in cui egli si legava stilisticamente al neostoicismo lipsiano e teorizzava, sin dall\u2019incipit, i cardini dello stile laconico: \u00abmercenario colui che [&hellip;]","protected":false},"author":113,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[2],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2996"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/113"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2996"}],"version-history":[{"count":29,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2996\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3025,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2996\/revisions\/3025"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2996"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2996"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2996"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}